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Roma la Fine dell'Arte Antica

L'arte dell'impero romano da Settimio Severo a Teodosio I

Bur
Libro d'occasione, recante eventuali tracce d'uso
Disponibile in copia unica
€ 18,00
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pp. X-472, ill. b.n. 465, Milano
data stampa: 1976
codice isbn: 900000004540

Benché intere generazioni di storici abbiano limitato il contributo di Roma in campo artistico alla diffusione universale delle forme ellenistiche, privilegiando, in coerenza con tale orientamento, i documenti e i reperti che meglio testimoniavano la sopravvivenza della tradizione greca, è vero, per contro, che la cultura figurativa romana non assimilò mai come proprie le strutture dell'arte greca e le accantonò ogni volta che le erano di intralcio per esprimere simbolicamente ciò che i romani consideravano funzione preminente del messaggio artistico: l'esaltazione dei valori civili e politici. L'estinguersi della forma ellenistica, verificatosi soprattutto a partire dal III secolo, non va visto pertanto come un evento di segno negativo, ma come un fenomeno storico del tutto naturale se consideriamo l'arte, nelle sue manifestazioni più spontanee, l'espressione più immediata e diretta di una società. Tale fenomeno viene indagato e descritto, in questo volume, non solo a Roma e a Costantinopoli, ma in ogni provincia soggetta ai dominio di Roma, e lungo un arco di tempo (dalla fine del principato di Commodo, 192 d.C., alla fine del regno di Teodosio il Grande, 395 d.C.) in cui a profondi rivolgimenti culturali e politici, spirituali e sociali, fa riscontro una trasformazione radicale delle arti figurative, che da ellenistiche diventano medioevali, da mediterranee europee. Il panorama che ne consegue contribuisce a chiarire, come mai prima d'ora, le fasi in gran parte tuttora poco note, del trapasso dall'Antichità al Medioevo.
RanuccioBianchi Bandinelli è nato a Siena nel 1900 e morto a Roma nel 1975. Archeologo di fama internazionale, è stato professore di storia dell'arte greca e romana presso le università di Cagliari, Groningen, Pisa, Firenze e Roma. Direttore generale delle Antichità e Belle Arti dal 1945 al 1948, riorganizzò i musei italiani e curò il restauro dei monumenti danneggiati dalla guerra. Insigne studioso dell'arte etrusca, greca, romana e proto-bizantina, si è interessato soprattutto ai caratteri delle forme plastiche, toccando anche taluni aspetti. dell'arte contemporanea. Dal 1958 al 1967 è stato redattore capo dell'Enciclopedia dell'arte classica e orientale.

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