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Etruria


Il Saggiatore
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Prima edizione, introduzione dell'autore.
pp. 304, 57 tavv. a colori, 15 ill. in b/n, 72 disegni, 1 carta geografica, Milano
data stampa: 1963
codice isbn: 5379

Che cosa c'è di vero nella famosa, quasi leggendaria, « originalità » dell'arte etrusca? Se ne è discusso per decenni: ora il Mansuelli, con una ricostruzione matura e spregiudicata, arriva a riconoscere nel « geometrico villanoviano » la prima forma assunta dall'arte nei territori dove poi ebbe a fiorire la civiltà etrusca. Ma rimane vero che, nei suoi aspetti artistici, essa si sviluppò tipicamente nell'ambito di quelle diffuse forme orientaleggianti, a cui fece da tramite la Grecia, in seguito all'irradiazione coloniale e al sorgere di organismi cittadini sulle rive mediterranee del centro e dell'Ovest. In seguito, sarà ancora la Grecia a spiegare le manifestazioni estetiche dell'Etruria, a patto però che non si cerchino rapporti troppo stretti, e si guardi invece a un influsso di forme e di motivi. via via accolto in maniera diversa, a seconda delle epoche e dei luoghi, e sempre con quell'accentuazione degli effetti più vistosi, quella tendenza all'energia espressiva così nella forma come nel colore, quella tendenza asistematica, che sono i connotati specifici della tradizione etrusca. Le città in cui apparvero quelle opere e monumenti dovevano la loro nascita a particolari condizioni dell'entroterra e ai traffici marittimi: i programmi urbanistici erano grandiosi. quasi completo il disinteresse per qualsiasi architettura che non fosse l'edificio funerario. (E' nota la fidente idea religiosa dell'oltretomba che pervade tutto il mondo etrusco e incide su ogni manifestazione di quella società tendenzialmente conservatrice.) Nonostante il loro riconosciuto debito culturale verso l'Etruria, i Romani cercarono altrove le principali ispirazioni della loro arte, soprattutto nel periodo repubblicano: sicché il ritorno, con una sicura guida come quella del Mansuelli, ad antiche forme rimaste senza seguito è come un approdo a un'isola perduta e misteriosa nel cuore stesso dei nostri orizzonti familiari.

Guido Achille Mansuelli è Soprintendente alle Antichità dell'Emilia e Romagna, insegna nelle Università di Bologna e di Pavia. Ha compiuto scavi assai fruttuosi in varie zone preistoriche etrusche e romane dell'Emilia e della Romagna (Bologna, Misa, Rimini, Lugo) utilizzandone i reperti per risolvere problemi di topografia antica e di demografia, nonché questioni sull'insediamento umano in epoche pre e protostoriche. Importanti risultati di questi lavori sono raccolti nel volume L'Emilia prima dei Romani, scritto in collaborazione con Renato Scarani (coli. « Uomo e Mito li, vol. 21, Casa editrice Il Saggiatore, 1961). Da anni il Mansuelli si dedica più specialmente alla città etrusca di Marzabotto e alle ricerche sull'Etruria settentrionale. Ha potuto così allestire, nel 1960, la Mostra dell'Etruria padana e di Spina; ha poi contribuito a ordinare la Mostra internazionale dell'arte delle situle. Oltre l'opera già menzionata, gli si devono studi assai autorevoli e precisi sugli specchi figurati etruschi e sulla città etrusca. Ma la sfera dei suoi interessi si estende anche all'arte provinciale e all'architettura romana. Suo è il catalogo delle sculture antiche alla Galleria degli Uffizi. Collabora a numerose riviste scientifiche italiane e straniere, è socio ordinario nazionale e consigliere dell'Istituto di studi etruschi e italici.

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