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Dolmen

Architetture Preistoriche in Europa

De Luca
Libro d'occasione, recante eventuali tracce d'uso
Disponibile in copia unica
€ 30,00
Quantità

premessa dell'autrice.
pp. 176, interamente e riccamente illustrato a colori, Roma
data stampa: 1990
codice isbn: 100000001329

Dolmen, pietre senza un nome. Eppure queste tracce di un passato lontano e dimenticato hanno risvegliato da sempre quell'interesse per le nostre radici umane e culturali che è presente in ciascuno di noi.
Il fascino magico di questi monumenti spiega il legame col mondo fiabesco creato dalla fantasia popolare: la Casa Encantada, la Grotte des Fées, letti dei giganti, tombe dei giganti, case dei folletti, delle fate, degli spiriti. Nomi che da soli tradiscono un tentativo di capire, di interpretare, magari attraverso l'assimilazione ad episodi culturali di momenti storici ben diversi da quelli in cui i monumenti furono creati: cabanes de César, épée de Roland, tavola dei Paladini, la Cabana de los Moros.
Nell'antico dialetto brettone dolmen significa semplicemente tavola di pietra. Un termine simile, tolven, in Cornovaglia indica qualcosa di non costruito artificialmente ma molto simile ad un dolmen, un masso erratico poggiato naturalmente su un cumulo di pietre.
La parola dolmen è stata forse la più usata nella letteratura archeologica da chi si occupa dell' architettura megalitica, ma il suo significato è divenuto col tempo sempre più generico, sostituito da una gran quantità di denominazioni particolari.
Il termine è entrato in uso a partire dalla fine del XVIII secolo come descrittivo in generale dei monumenti in pietra sormontati da una grande lastra di copertura. Oggi nelle tradizioni dei vari paesi europei questa denominazione è stata spesso sostituita da altre terminologie, più specifiche per la descrizione di un determinato tipo architettonico, con la conseguenza però che quasi ogni nazione ha adottato una propria nomenclatura.
Il dolmen à galerie déi francesi è la Passage Grave degli inglesi. Il dolmen in Francia e in Italia diventa Chamber Tomb in Gran Bretagna. Ci sono poi forme particolari come Steinkisten in Germania, Hunebedden in Olanda, Dyssen in Danimarca, Anta in Portogallo, ecc.
In Italia il termine dolmen è sempre rimasto in uso nel linguaggio tecnico, affiancato semmai da ulteriori specificazioni utili per meglio definire la morfologia del monumento.
I dolmen sono le più antiche architetture in pietra d'Europa, monumenti costruiti per durare nel tempo, essi meritano quindi la nostra attenzione e un tentativo di capire e ritrovare significati perduti.
Quanto tempo passa in un mondo che si basa sulla rapidità delle comunicazioni e sulla diffusione dell'informazione, da quando talune conoscenze diventano patrimonio di pochi a quando entrano nella coscienza di molti? Dipende dai settori dell'informazione e della scienza e l'archeologia è una di quelle discipline in cui il divario esiste e spesso è grande.
Quando si parla di archeologia si oscilla tra una visione di antiquariato da élite, l'immagine avventurosa del Dottor Indiana Jones, o quella di studiosi tutti presi da polemiche accesissime su fatti avvenuti centinaia o migliaia di anni fa - ai quali la maggior parte della gente benpensante non presterebbe più attenzione - o alle prese con spazzolini e setacci mentre portano alla luce dal terreno le tracce più svariate, relitti di azioni e fatti avvenuti in un lontano passato, successivamente studiate e catalogate con ostinata minuzia.
In tutte queste diverse immagini oggi c'è molto poco di vero ma resta il fatto che tra scoperte e risultati delle ricerche, che nel migliore dei casi sono notizie da scoop o da telegiornale, e tessuto culturale più ampio, che diventa conoscenza diffusa e consapevolezza storica, continua a mancare un collegamento. La storia del nostro passato più remoto resta un campo del sapere spesso confinato agli specialisti.
Per i dolmen, come per tutti i monumenti della preistoria, manca naturalmente ogni notizia scritta ed essendosi perduta ogni memoria essi sono stati per così dire riscoperti e a poco a poco ricollocati nella loro realtà storica solo attraverso il paziente lavoro di ricerca di generazioni di archeologi.

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