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Civiltà Preistoriche del Sahara e dell'Alto Nilo


Disponibile in copia unica
€ 16,00
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pp. 52, 19 tavv. b/n f. t., Roma
data stampa: 1976
codice isbn: 5778

L'occasione per un incontro su un tema insieme così allettante e controverso come le "civiltà preistoriche del Sahara e dell'alto Nilo" considerate in un quadro organico, ci è stata offerta dalla circostanza forse irripetibile che gran parte del materiale degli scavi più recenti, condotti dalla Missione Paletnologica italiana nel Sahara libico e dalla Missione per ricerche preistoriche in Egitto e Sudan, sono stati posti a disposizione dei ricercatori per lo studio e temporaneamente esportati in Italia. Un particolare ringraziamento va pertanto rivolto al Dipartimento delle Antichità della Libia ed a quello del Sudan i quali, autorizzando l'allontanamento dai loro Paesi di importanti reperti, hanno consentito l'allestimento di una Mostra esemplificativa originale nella sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il C.N.R. ed il Ministero degli Affari Esteri sono i promotori e i finanziatori delle esplorazioni e degli scavi preistorici che l'Università di Roma svolge nel deserto libico e nella Valle del Nilo. Per quanto riguarda il Tadrart Acacus, sono ampiamente note le scoperte che Fabrizio Mori, dal 1955 al 1969, ha continuamente offerto agli studiosi illustrando tutta una serie sorprendente di figurazioni rupestri, di cui la Mostra fornisce una sintetica testimonianza, tentando di darne una interpretazione e una collocazione cronologica.

Per ciò che concerne la Valle del Nilo, dopo una fortunata serie di campagne nel deserto del Fayum dal 1966 al 1969, a seguito delle difficoltà insorte in Egitto a causa dello stato di belligeranza, l'attività della Missione fu spostata nell'Alto Nilo, a Geili, in territorio sudanese. Il problema del coordinamento delle attività nel Sahara Libico e in Sudan insorse immediatamente, imponendo una ristrutturazione della Missione libica e dei suoi metodi di lavoro per finalizzare le ricerche verso un'ampia prospettiva unitaria. Si ebbe infatti l'opportunità di indagare, attraverso due Missioni indipendenti sul terreno operativo ma insieme collegate in sede di studio, sulla natura e sull'estensione di un fenomeno culturale, insorto in tempi post-pleistocenici, già individuato con valutazioni diverse da studiosi francesi e da altri riconosciuto: un notevole grado di omogeneità costituitasi su un fondo a caratteri pressoché comuni paleoclimatici, morfologici, faunistici, paleobotanici in un'immensa distesa di territorio che va dall'Atlante al Nilo, in quello che oggi costituisce il Sahara meridionale e parte del Sahel, all'incirca dal VII al III millennio, prima dell'inizio del processo più definito di desertizzazione.

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