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Tao Te Ching


Luni
€ 15,00
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introduzione e traduzione dal Francese di Pietro Nutrizio.
pp. 160, Milano
data stampa: 2006
codice isbn: 978887984310

Secondo i criteri storici moderni, pressoché nulla di certo si sa riguardo Lao-tzu (il «Vecchio Maestro»), se pure esistette un uomo solo a cui fosse attribuito questo soprannome. Situando nel secolo VI a. C. l'origine contemporanea delle dottrine taoista e confuciana, riadattamenti di una dottrina unica precedente, la storia tradizionale è di maggior aiuto nell'individuazione del periodo in cui vissero i loro fondatori, Lao-tzu e Confucio. Molto celebre è il racconto dell'incontro di quest'ultimo con Lao-tzu, riferito dallo storico cinese Sima Qian nel suo Shi Ji (Memorie storiche) e riecheggiante le acri sortite di Lieh-tzu e di Chuang-tzu nei confronti del meschino esclusivismo dei più tardi discepoli di Confucio. Quando Confucio si recò alla corte dei Ce, presso cui si dice che Lao-tzu fosse conservatore degli archivi, gli si presentò per informarsi sui riti. Ne ebbe questa risposta: «Quelli di cui tu parli, anche le loro ossa sono già  andate in polvere; di loro non restano che le parole. Inoltre, quando l'uomo onesto vive in un'epoca propizia, si affretta verso la corte in carro; quando vive in un'epoca sfavorevole, erra alla ventura. Ho inteso dire che il mercante capace nasconde le sue ricchezze e ha l'aria di un poveraccio; se possiede la pienezza della virtù interiore, l'uomo superiore ha l'apparenza esteriore di uno sciocco. Perdi la tua arroganza, e tutti quei desideri che hai, e quell'aria di sufficienza e quello zelo petulante: sono cose da cui la tua persona non trae nessun profitto. È tutto quello che ho da dirti». Del colloquio, Confucio riferì così ai suoi discepoli: «(…) Gli animali che corrono si possono prendere con la rete; quelli che nuotano si possono prendere con la nassa; quelli che volano si possono abbattere con le frecce; ma il drago non so come fare ad afferrarlo: si innalza nel cielo sui vapori e sul vento. Oggi ho visto Lao-tzu, è simile al drago!» La risposta di Lao-tzu e la conseguente reazione di Confucio delineano chiaramente i rapporti tra le due dottrine, entrambe legittime dal punto di vista tradizionale, e la differenza dei campi in cui essi si collocano.

Del Tao Te Ching, che è l'unica opera scritta di Lao-tzu, una delle definizioni più concise e aderenti alla realtà  che siano state date in Occidente, è quella di Granet: «Il Lao-tzu (ovvero il Tao Te Ching, l'opera di Lao-tzu) sembra essere una sorta di prontuario destinato a iniziati», giudizio che specifica: «le brevi sentenze che lo compongono erano, a quel che pare, destinate a servire come temi di meditazione».
Quanto al Taoismo, di cui tante cose aberranti sono state dette in Occidente negli ultimi decenni, qualcosa della sua vera natura si può dedurre da questi versi di Lao-tzu nella traduzione di Léon Wieger:

Quando un letterato di classe superiore
sente parlare del ritorno al Principio (Tao),
vi si applica con ardore.
Se è un letterato di classe media,
vi si applica con indecisione.
Se è un letterato di classe inferiore,
ne ride.
Ed è un segno della verità  di tale dottrina,
che questa specie di gente ne rida.
Il fatto che non la comprendano,
prova la sua trascendenza.

Indice:

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