Fino a quelle conquiste che inondarono di colpo mezzo mondo, gli arabi mancarono di una propria tradizione in architettura. Eppure dalla metà del settimo secolo, per un periodo di circa ottocento anni, il mondo musulmano sviluppò un suo stile inconfondibile, che alle forme occidentali si legava solo tangenzialmente, attraverso gli stili tardo-romano ed ellenistico, modificatisi secondo le concezioni protobizantine e del vicino Oriente.
Malgrado ciò l'architettura islamica è imperniata su Dio come le strutture vertiginose dell'Europa gotica. Il suo sforzo inventivo si è concentrato su due programmi edilizi principali, la moschea ed il palazzo: che pur mutuando forme l'uno dall'altro esprimono concezioni fondamentalmente opposte. La moschea glorifica la varietà infinita e l'unicità di Dio: il palazzo glorifica l'individuo umano. Nel caso dei palazzi, peraltro, l'architettura vuole anche interpretare e esaltare l'autorità del signore, intermediario tra l'uomo e Dio. E i giardini del palazzo diventano figurazioni simboliche del paradiso, esprimono una forte implicazione religiosa, che influenza pure l'architettura residenziale minore.
Parallelamente alla turbolenta storia politica ed alle vastissime conquiste, il mondo islamico adottò una certa gamma di stili architettonici nei quali le forme nuove o le modificazioni delle antiche dipendevano dal grado di isolamento di ciascuna area islamica rispetto alle altre. Nella Spagna e nell'Africa Settentrionale l'ornamentazione intricata ed eterea condusse alla creazione di fabbriche illusionistiche e fantastiche; a Granada persino la struttura divenne ornamento e l'edificio sembrò farsi aerea sostanza, levitante sul suolo anziché su di esso gravante. Le forme chiare, concise e quasi severe dell'Egitto svilupparono un'architettura apertamente logica, estroversa e virile. In Turchia le magnifiche moschee ottomane, influenzate dall'antico stile selgiuchide e, insieme, reagenti ad esso, produssero una monumentalità integrata, in una misura neppure sfiorata dalle altre varianti stilistiche islamiche.
Presentando i principali monumenti del mondo arabo in Occidente, J. D. Hoag ne sottolinea le mutue relazioni, e delinea il clima politico e sociale che ha prodotto e maturato una delle architetture più splendide della storia della civiltà.
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Fino a quelle conquiste che inondarono di colpo mezzo mondo, gli arabi mancarono di una propria tradizione in architettura. Eppure dalla metà del settimo secolo, per un periodo di circa ottocento anni, il mondo musulmano sviluppò un suo stile inconfondibile, che alle forme occidentali si legava solo tangenzialmente, attraverso gli stili tardo-romano ed ellenistico, modificatisi secondo le concezioni protobizantine e del vicino Oriente.
Malgrado ciò l'architettura islamica è imperniata su Dio come le strutture vertiginose dell'Europa gotica. Il suo sforzo inventivo si è concentrato su due programmi edilizi principali, la moschea ed il palazzo: che pur mutuando forme l'uno dall'altro esprimono concezioni fondamentalmente opposte. La