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Che Cos'è l'Intelligenza?

(Ma'iyyat-ul-'aqli)

Luni
€ 11,00
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Traduzione dall'arabo di Giuditta Sassi
pp. 52, Milano
data stampa: 1998
codice isbn: 978887984399

«Ogni cosa ha un'essenza; l'essenza dell'uomo è la sua intelligenza e l'essenza dell'intelligenza è l'accordo con il Principio». La presente breve «epistola» di Muhasibi - da uno dei cui scritti è tratto questo passo - fu scritta per rispondere a una domanda sulla natura dell'intelletto umano posta al suo autore dal grande Siifi Junaid. La risposta è qui data fondandosi sia sui dati delle «scienze della natura», sia - soprattutto - su quelli contenuti nel Libro sacro dei musulmani e sugli ahadith, o detti del Profeta degli Arabi. Si indovina, leggendo queste pagine, che, di questi ultimi, quello che fa premio per Muhasibi nell'argomento che gli sta a cuore è a giusta ragione questo, in cui si sintetizza tutta l' «epistola»: «Allah non accetta la salat, il digiuno, il pellegrinaggio, la visita alla Ka'ba, l'elemosina, la guerra santa e nessuna altra cosa del servo che si ritiene pio, se egli non comprende. Ci è pervenuto che Allah, Potente e Magnifico, quando ha creato l'intelligenza, le ha detto: «Stai ferma», ed essa è stata ferma; "Voltati", e si è voltata; poi le ha detto "Prendi", ed essa ha preso; poi le ha detto: "Guarda", ed essa ha guardato; poi le ha detto: "Parla", ed essa ha parlato; poi le ha detto: "Comprendi", ed essa ha compreso; poi le ha detto: "Per la Mia potenza, per la Mia magnificenza, per la Mia immensità, per il Mio potere, per la Mia determinazione sulla creazione; non ho creato nulla che per Me sia più nobile e che ami più di te; nulla per Me ha un grado superiore al tuo. Per mezzo tuo Mi faccio conoscere, Mi faccio adorare, Mi faccio lodare, Mi faccio obbedire, assegno il castigo ed elargisco la ricompensa". Ma se l'intelligenza ha in sé tutte queste alte virtù, la sua «operazione» corretta non manca, «discendendo» nel comportamento umano, di avere effetti altrettanto benefici, e pure di essi, alla fine tratta Muhasibi. Chi è veramente intelligente non è mai convinto di saper molto e di essere superiore agli altri; non fa mostra di orgoglio e non si sente «pieno di sé». Più si è intelligenti più si è consci dei propri limiti e delle proprie carenze nei confronti dell'Essere supremo, e più si è disposti ad ammettere i propri errori e a non radicarsi nelle proprie convinzioni individuali. Solo con un atteggiamento simile si può affrontare il lavoro interiore di ricerca di una conoscenza superiore, la Conoscenza per eccellenza; in termini islamici, la conoscenza di Allah. Harith ben Asad Muhasibi, in Italia finora poco studiato, per non dire totalmente sconosciuto, nacque probabilmente nel 165 (787 d.C.) dell'Egira in Iraq, a Basra (o a HawaIi). Studiò le scienze linguistiche e canoniche. Frequentò due dei grandi Sufi dell'epoca, Hasan Basri e Ibrahim ben Adham. Esaminò approfonditamente tutte le correnti ideologiche dell'epoca e scrisse numerosi libri con lo scopo di confutarne gli errori. Morì nel 241 dell'Egira (863). Scrisse più di 200 libri, di cui però molti sono solo brevi epistole in risposta a domande che gli erano state poste, e di cui tutta la prima produzione è andata perduta.

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