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Vuoto/Pieno

Vuoto/Pieno

Il bue e il suo pastore: una storia zen dall’antica Cina
Autore/i: Anonimo
Editore: Laterza
commento del maestro Daizohkutsu R. Ohtsu, edizione italiana a cura di Vittorio Tamaro, con uno scritto di Shizuteru Ueda, postfazione di Hartmut Buchner, illustrazioni giapponesi del XV secolo. pp. XXXVIII-122, ill. b/n, Bari Prezzo: € 16,00

«In tutte le cose che vediamo è nascosto un fiore; in qualunque cosa su cui riflettiamo è celata la luna. […] Bisogna abbandonare la barbarie […] e assecondare il ritmo del cosmo».

La distanza abissale che ci separa da tale assecondare ci induce a seguire l’itinerario del bue e del pastore, l’itinerario della pienezza nella spoliazione, in una meditazione non distratta né solo edificante. Può essere d’altronde che proprio tale distanza sia l’occasione propizia perché quel che lì si mostra ci raggiunga in un vero concernimento. Quelle tradizioni ripetono che solo nell’erramento c’è risveglio. (Vittorio Tamaro)

Un pastore è «alla ricerca del bue (cioè del proprio cuore e della natura originaria di ogni uomo) e arriva così a un’imponente montagna. Per prima cosa, scopre le tracce del bue, quindi lo scorge da dietro. Lo cattura, lo doma e infine lo riporta a casa. Il pastore poi dimentica il suo bue e anche il suo proprio sé. Quando tutto è obliato, egli irrompe di colpo nella dimensione dell’assenza di sé. Nell’ultima stazione il pastore ritorna di nuovo nel mondo e vive attivamente per la strada in mezzo alla moltitudine umana, egli cioè, con cuore aperto, fa regnare attraverso la sua vita la verità del Buddha, nel mondo e dinanzi al mondo, in modo reale e vivo.
Nella prima stazione viene dunque mostrata la determinazione iniziale dello studente. Le stazioni successive fino alla sesta illustrano lo stato in cui si trova l’animo dello studente, il modo come questi si esercita e tempra con assoluta diligenza. Ma nella settima e ottava stazione, quando si deve entrare nell’autentica esperienza religiosa, lo studente deve congedarsi interamente da ogni parola, da ogni linguaggio e dal pensiero. Lì accade una consacrazione in cui l’uomo si appropria del suo proprio cuore, della sua natura originaria. Mai riuscirà l’uomo ad entrare in questa dimensione attraverso semplici teorie.
Gli studenti che si sono risolutamente aperti allo Zen devono avere un’unica meta. Le dieci figure del bue indicano questa meta in modo plastico, chiaro e nel giusto ordine. Esse sono un buon filo conduttore. Ma, per quanto lo Zen possa essere abilmente spiegato, nessuna spiegazione tuttavia potrà mai diventare lo Zen. Lo Zen è sempre e interamente un mondo di testimonianza reale». (Daizohkutsu R. Ohtsu)

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Introduzione all’edizione italiana.
Fiorire del silenzio
di Vittorio Tamaro
il bue e il suo pastore
Antica prefazione cinese di Tsi-yüan, p. 2
I. La ricerca del bue, p. 4 – II. La scoperta delle tracce del bue, p. 6 – III.
La scoperta del bue, p. 8 – IV. La cattura del bue, p. 10 – V. La domazione del bue, p. 12 – VI
Il ritorno a casa sul dorso del bue, p. 14 – VII. Il
bue è dimenticato, resta solo il pastore, p. 16 – VIII. Il perfetto oblio di
bue e pastore, p. 18 – IX. Ritornato al fondamento e all’origine, p. 20 – X.
L’ingresso nel mercato a mani aperte, p. 22
Chiarimenti e osservazioni di Daizohkutsu R. Ohtsu
Introduzione, p. 26 – Sulla prefazione di Tsi-yüan, p. 29 – Sulle dieci
stazioni, p. 34 – Conclusione, p. 77
Postfazione all’edizione tedesca di Hartmut Buchner
Appendice.
Vuoto e pieno. «Shûnyatâ» nel buddhismo mahâyâna di Shizuteru Ueda

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