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Vocabolario Arabo-Italiano

Vocabolario Arabo-Italiano

2015
Autore/i: Traini Renato
Editore: Ipocan
ristampa fotomeccanica, prefazione dell’autore. pp. XV-1763, Roma

Lo scontro militare e politico con l’Occidente, incominciato con la spedizione napoleonica in Egitto del 1799, e l’incontro con la cultura e la tecnica occidentali posero agli Arabi, almeno fin dagli inizi del secolo XIX, tra gli altri problemi anche quello dell’adeguamento della propria lingua a innumerevoli, nuove necessità di espressione. Il problema peraltro non era nuovo, tanto è vero che – ha scritto un eminente studioso contemporaneo – «ogni epoca della storia araba ha avuto il suo peculiare vocabolario», ma allora per la prima volta esso si pose in termini di rivoluzione piuttosto che di evoluzione, sia per l’urgenza di tale ammodernamento, condizione tra le più determinanti della nahdah o «risorgimento», sia per le oggettive difficoltà di attuazione. Il solo precedente che possa, fino ad un certo punto, suggerire un confronto con la situazione del mondo arabo e della sua lingua di fronte a quello occidentale nell’Ottocento era stato, ancora agli inizi dell’Islam, il brusco contatto, conseguente alle conquiste militari, con le civiltà bizantina e iranica; con la fondamentale differenza però che allora gli Arabi, forti per le armi e ancor più per il messaggio religioso di cui erano portatori consapevoli, sentirono di dover preservare l’integrità della loro lingua, la lingua del Corano, come condizione per conservare quella loro stessa posizione di forza.

L’atteggiamento di gelosa salvaguardia dell’arabo classico, possibile nonché necessario nel secolo VII, quando si trattava di difendere in esso il veicolo della rivoluzione islamica, e per mezzo di esso i suoi frutti, non poteva evidentemente ripetersi nel secolo XIX di fronte ad una nuova rivoluzione, quella industriale, che veniva investendo il mondo intero. Problema di non facile soluzione, pertanto, quello che gli Arabi si trovarono d’un tratto a dover affrontare per piegare la loro lingua a esprimere idee nuove, a indicare cose nuove; poiché, se anche le lingue europee si erano dovute adattare e rinnovare, tale processo era stato preparato durante un periodo di elaborazione sufficientemente lungo, quello stesso in cui erano maturati, a partire dal secolo XVI, i prodotti del pensiero occidentale e della ricerca scientifica.

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