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Racconti dell’Antico Giappone

Racconti dell’Antico Giappone

Autore/i: Mitford A. B.
Editore: Luni
prefazione dell’editore, prefazione dell’autore, traduzione di Anna Pensante. pp. 400, nn. ill. b/n, Milano Prezzo: € 22,00

Racconti dell’antico Giappone, di A.B. Mitford, è un’antologia di narrativa popolare e di folklore giapponese, un classico conosciuto in tutto il mon­do e fonte inesauribile di informazioni per tutti gli Occidentali che hanno scritto di cose giapponesi, attingendovi a piene mani.
Anche se, negli anni in cui Mitford scriveva la sua antologia – al tramonto dell’epoca Tokugawa –, il sistema feudale era ormai alla fine, egli aveva però fatto in tempo a conoscere la società giapponese tradizionale (era arrivato in Giappone nel 1866), e gliene era rimasta un’impressione indelebile, tanto che ebbe a dichiarare, al termine della sua vita, che i fantasmi di quel tempo passato conti­nuavano sempre a presentarsi alla sua mente, in­sieme a suggestive immagini di guerrieri in armi. Da questa fascinazione, e da una lunga e difficol­tosa ricerca condotta tra le genti di campagne e paesi, è scaturita un’opera – qui per la prima volta tradotta in italiano – che ha contribuito potente­mente a delineare i contorni dell’immagine che l’Occidente ha del Giappone, come Paese la cui lontananza ha connotati non soltanto spaziali, ma anche temporali.
Questa ricchissima raccolta di racconti e fiabe popolari si apre con la celeberrima Storia dei 47 Ronin (in una versione che discosta in parte da quella tradizionale), per proseguire con storie di eroismo, di cavalleria e sacrificio estremo, che co­stituiscono l’essenza dello Yamato Damashi (lo Spirito dell’antico Giappone); e poi sconfina nel fantastico, con racconti di superstizioni, incantesi­mi, fantasmi, vampiri e animali che possono assu­mere sembianze umane.
L’opera si conclude con il primo resoconto di un seppuku (il suicidio rituale di un samurai), di cui Mitford fu testimone oculare: quello, notissimo, cui fu condannato dalle autorità giapponesi Taki Zenzaburo, un ufficiale del Principe di Bizen che aveva dato ordine di aprire il fuoco contro l’inse­diamento straniero di Hiogo nel febbraio 1868. In queste pagine si può dunque ritrovare il profumo di quello spirito che ancora sopravvive in fondo all’anima del popolo giapponese, benché i samurai siano stati cancellati dalla storia proprio nell’epoca attorno alla quale Mitford scriveva queste pagine.

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