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Selezione di volumi Aseq Editrice

La Tavola di Diamante

La Tavola di Diamante

La Spiritualità delle Sephirot e i 72 Nomi Divini
Autore/i: Di Veroli Massimiliano
Editore: XPublishing
prefazione di Adriano Forgione. pp. 120, Roma

Un testo semplice ma ricco. L’autore, cabalista di religione ebraica, ma studioso di tutte le dottrine spirituali, ha voluto creare un libro che è un mezzo di riflessione, un “maestro” portatile, per penetrare nei Segreti di chi siamo realmente e cosa dobbiamo divenire. L’analisi esoterica e segreta dell’Albero della Vita della Cabala, si accompagnerà a insegnamenti che stimoleranno la riflessione su come divenire realmente Noi Stessi. Inoltre, fatto unico nel panorama librario, vengono analizzati i 72 nomi angelici della Cabala in relazione alle singole Sephirot, cosa finora ristretta a un numero di iniziati.

«I tuoi pensieri, i tuoi stati d’animo, tutto ciò che fa parte di te, potrà essere trasformato da te, solo da te. Tu sei l’Alchimista, maestro di te stesso, da sempre, libero di affrontare il cammino che l’Albero della Vita ti indica. Seguendo la Spiritualità delle Sephirot, le qualità divine dell’Albero della Vita, potrai scoprire di essere molto di più di quanto hai creduto sinora. Se seguirai il cammino indicato dalle Sephirot capirai la natura del tuo Sè vero e delle potenze dei 72 Angeli che custodiscono i segreti della natura divina. Tu hai in te una Tavola di Diamante e lo scoprirai in questo libro».

Sono felicissimo di poter presentare il nuovo lavoro di Massimiliano Di Veroli.
Il suo primo libro Il Segreto dei Segreti, pubblicato nel 2013, è stato ben accolto da molti dei suoi lettori e sono della speranza che questo avvenga anche per questa sua seconda fatica, stavolta specificamente incentrata sulla Kabbalah, l’Albero della Vita e i nomi dei 72 Angeli.
Il modo attraverso cui Di Veroli affronta questa tematica, così arcana per mol­ti, è mediato da una caratteristica fondamentale tipicamente sua: la semplicità.
Vedrete che durante la lettura delle diverse Sephirot, i concetti di questa “rivelazione” antica, si apriranno svelando nozio­ni semplici e che sono, fondamentalmente parte della nostra stessa essenza.
Di Veroli ci rende la vita facile, mostrando attraverso uno scritto anche molto intimo, la natura interiore di questa rivelazione, che è in grado di portare l’uomo a contatto con la sua essenza più profonda.
La scienza afferma che siamo fatti di Carbonio, mentre la metafisica ci dice che siamo luce divina decaduta.
Sono verità entrambe le affermazioni.
Se quella scientifica non è contestabile, quella metafisica può essere provata proprio partendo da quella scientifica.
Il mondo materiale è l’opposto del mondo spirituale, e se il mondo materiale è basato sul carbonio, qual è l’opposto del carbonio?
La risposta è il “Diamante”, pietra preziosa frutto della trasmutazione atomica del Carbonio, che ne rappresenta la sua sublimazione.
In pratica la scienza conferma una verità ermetica: la materia può sublimare in elementi più puri e preziosi.
La metafora della Tavola di Diamante non è altro che la possibilità che ha l’essere emano di cambiare se stesso in qualcosa di sottile e puro, ma allo stesso tempo, indistruttibile ed eterno, perchè quello stato potente, che è Corpo di Luce (ecco la Luce divina di cui parlavamo) non è altro che l’immagine dell’essere “Uomo” al suo massimo stadio di coscienza.
La parola “Diamante”, non solo può essere letta come “Amante di Dio”, ma soprattutto va letto nella sua varante di “adamantino” (che è fatto di Diamante), non solo in quanto “puro”, a soprattutto in quanto referente al termine “Adamo”, cioè l’uomo Primevo, perchè è di questo che parlano la Kabbalah e l’Albero della Vita, della restaurazione della figura dell’Adam Kadmon, l’Uomo Primordiale, il vero primogenito, costituito di pu­ra Luce ineffabile, partendo dalla condizione limitata dell’adamo materiale, cioè noi.
Per questo ringrazio ancora una volta Massimiliano Di Veroli, per essere riuscito a portare in un linguaggio per tutti, concetti così profondi e preziosi.
(Adriano Forgione)

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Prefazione di Adriano Forgione
Questa è una Pagina Bianca
La Kabbalah
Gli Aspetti Della Kabbalah
Creazione dell’universo
I Quattro Mondi
I 32 Scalini
Le Sephirot
L’Hanukkah
L’aspetto Lunare
Malkuth
Yesod
Hod
Netzach
Tipheret
Geburah
Chesed
Binah e Hokmah
Daath
Kether
La Tavola di Diamante
I 72 Angeli delle Sephirot o i 72 Nomi Divini.
I 72 Angeli – Caratteristiche e Reggenze

Surya Vijnan – La Scienza Solare

Surya Vijnan – La Scienza Solare

Secondo Vishuddhananda Paramahansa
Autore/i: Vishuddhananda Paramahansa
Editore: Libreria Editrice Aseq
a cura di Alessandro Boella e Antonella Galli. pp. 60, 1 foto b/n f.t., Roma

Surya Vijnan è l’antica scienza solare indiana che permette il cambiamento di stato della materia mediante l’energia solare e l’uso di particolari lenti. Il processo di “creazione” e trasformazione operante in Surya Vijnan, sul quale sono qui fornite per la prima volta in Occidente informazioni dettagliate, necessita di una perfetta conoscenza dei raggi solari, delle loro qualità e sfumature cromatiche, della loro permutazione e combinazione, e determina cambiamenti reali nella struttura atomica della materia.
Tale scienza solare fu resa nota in epoca moderna dal siddha yogi bengalese Vishuddhananda Paramahansa (1853-1937) e dallo stimato pandit Gopinath Kaviraj (1887-1976), suo discepolo.
La sua conoscenza, ricevuta durante un soggiorno di dodici anni in un misterioso ashram chiamato Gyanganj, sito nella regione occidentale del Tibet, permise a Vishuddhananda di operare prodigiose trasformazioni di cui furono testimoni personaggi illustri, quali Paul Brunton e Paramahansa Yogananda.

Alessandro Boella e Antonella Galli sono una coppia di liberi ricercatori italiani che hanno dedicato la loro vita allo studio dell’esoterismo in quanto “aspetto spirituale del mondo”.
Dopo tre decenni di viaggi (di cui un soggiorno di più di dieci anni a Parigi) e di studi, concentrati soprattutto sulla genesi della Tradizione occidentale e sulla ricerca delle sue eventuali sopravvivenze, hanno cominciato a pubblicare i frutti delle loro ricerche, che fanno parte di un vasto progetto editoriale italo-francese tuttora in corso.Sono autori e/o curatori di diverse opere in lingua italiana.Per le Edizioni Mediterranee: Operazione filosofica del Cosmopolita (2016); L’alchimia della Confraternita dell’Aurea Rosacroce (2013); Il Libro del Cavalier Borri (2012); Divo Sole: la teurgia solare dell’alchimia (2011); Philosophia Hermetica di Federico Gualdi (2008); Insegnamenti e scritti inediti (2009) e Adamo l’uomo rosso (2006) di René A. Schwaller de Lubicz.Per La Lepre Edizioni: L’ascesa all’Olimpo. Cagliostro e la tradizione ermetica nella massoneria (2015); L’Artificio supremo. Alchimia e palingenesi nei tre regni della natura (2013); Il Libro delle meraviglie dell’abate Giovanni Tritemio (2012).Hanno curato inoltre alcune opere per L’Ottava e l’Editrice Psiche.Con il “nome di penna” di Alexandre de Danann (www.alexandrededanann.net) sono, infine, autori di numerose opere in lingua francese per la casa editrice Archè Edidit di Milano-Parigi: La Magie de la Rose-Croix d’Or (2009); Un Occultiste rabelaisien: S. U. Zanne (2008); Le Télescope de Zoroastre ou Clef de la grande cabale divinatoire des Mages (2008); Un Rose-Croix méconnu entre le XVIIe et le XVIIIe siècles: Federico Gualdi ou Auguste Melech Hultazob (2006); Baphometica (2005); Un Envoyé de la Loge Blanche: Bo Yin Ra (2004); Les Secrets de la Tara blanche (2003); Mémoire du sang (1990).

Masanobu Fukuoka: L’Agricoltura del Non Fare

Masanobu Fukuoka: L’Agricoltura del Non Fare

Autore/i: Korn Larry
Editore: Aam Terra Nuova
introduzione dell’autore, traduzione di Claudia Benatti. pp. 288, Firenze

«Non c’è grande o piccolo sulla terra, né veloce o lento nel cielo blu» (Masanobu Fukuoka)

Un’opera indispensabile a chi conosce M. Fukuoka, ma anche a chi si avvicina per la prima volta al suo lavoro e filosofia.
È il primo libro tradotto in italiano che racconta la filosofia e l’opera di Masanobu Fukuoka (1913-2008), il fondatore del movimento internazionale dell’agricoltura naturale.
Il volume documenta le radici del pensiero di Fukuoka (l’agricoltura giapponese e indigena, la permacultura, il biologico) e le sue prime applicazioni teoriche e pratiche.
Ricco di aneddoti personali, di riferimenti storici e di proposte concrete, questo libro è anche una guida per scelte più sostenibili non solo in agricoltura ma nella quotidianità di ciascuno di noi.
Grazie alla lunga frequentazione e alla diretta partecipazione ai lavori agricoli nell’azienda di Masanobu Fukuoka, nessuno meglio di Larry Korn ha conosciuto così da vicino la filosofia e il metodo di lavoro del pioniere dell’agricoltura naturale.
Oltre a narrare il lungo percorso che ha portato l’autore de La rivoluzione dei filo di paglia ad abbandonare la sua carriera di fitopatologo per dedicarsi all’agricoltura del non fare, in queste pagine Korn illustra, attraverso le parole di Fukuoka, le basi scientifiche e pratiche di un metodo agricolo rivoluzionario in grado di assicurare rese abbondanti limitando al minimo gli interventi in campo, evitando le lavorazioni del terreno e l’impiego di concimi e pesticidi di qualunque tipo.
Con un linguaggio semplice ed esperienziale l’autore ci fa comprendere e amare la profondità del messaggio di Fukuoka, insieme metodo di coltivazione a impatto zero e filosofia di vita, con al centro un profondo amore per la natura.

In viaggio con Fukuoka negli Stati Uniti
Non AVEVO IDEA DA DOVE INIZIARE. Non sapevo nulla di editoria o di come cercare un editore. E sapevo che il manoscritto, malgrado tutto il nostro lavoro, era ancora abbastanza grezzo e amatoriale.
Decisi di mostrarlo al mio amico John che all’epoca era caporedattore alla University of California Press. La sua risposta mi aprì gli occhi. Disse: «Wow, Larry. È fantastico! Non penso che tu abbia idea di cosa hai per le mani. C’è bisogno di lavorarci un po’, ma sono sicuro che potrei farlo pubblicare dalla UC Press. Penso che tu possa fare di meglio con questo testo». E realizzai per la prima volta che il libro aveva trovato da sé il giusto editore. Io avevo deciso di spargere qualche seme e di stare a vedere cosa sarebbe successo, come Sensei faceva con le piante della fattoria.
La persona cui mostrai subito dopo il manoscritto fu Gary Snyder, un poeta e attivista ambientale che viveva ai piedi della Sierra Nevada. Era tornato di recente dopo aver trascorso parecchi anni in Giappone, dove aveva studiato buddismo zen ed era stato determinante per la costituzione dell’ashram nell’isola di Suwanose. Lo fermai una sera, dopo una lettura di poesie che aveva fatto a Berkeley, e gli chiesi di dare un’occhiata al testo. Aveva sentito parlare di Fukuoka-Sensei ed era contento che uno dei suoi libri fosse stato tradotto, ma disse anche che non era la persona più appropriata per valutarlo. Si riteneva più un montanaro che un agricoltore e mi disse: «Perché non lo mandi al mio amico Wendell?: ecco il suo indirizzo in Kentucky. Digli che ti ho suggerito io di inviargli il manoscritto».
Devo ammettere che all’epoca non sapevo chi fosse Wendell Berry, ma siccome Gary mi aveva suggerito di mandargli il libro, lo feci. Wendell mi chiamò al telefono una settimana dopo. Chiacchierammo per alcuni minuti, poi mi chiese se avevo già trovato un editore. Gli dissi di no e lui rispose: «Se me lo permetti, penso di poterti aiutare». Accettai di buon grado la sua offerta e da allora questo cortese gentiluomo del sud ha preso il libro sotto la sua ala e si è assicurato che tutto andasse per il verso giusto.
Wendell era rimasto impressionato dal contenuto
Malgrado la qualità non professionale della bozza, Wendell era rimasto impressionato dal contenuto, soprattutto perché Fukuoka era un agricoltore che aveva verificato le proprie idee nei suoi campi prima di dare consigli agli altri. Mi suggerì di contattare la Rodale Press, anche perché non voleva che il libro fosse etichettato come un’opera new age. Voleva assicurarsi che andasse a finire nelle mani degli agricoltori veri.
La Rodale Press pubblicava la rivista Organic gardening, che era molto diffusa, e anche una nutrito catalogo di libri che raggiungeva centinaia di migliaia di contadini nel cuore degli Stati Uniti. Insieme a The Mother Earth news, era la principale fonte di ispirazione e informazioni pratiche per il sempre più diffuso movimento ambientalista e di ritorno alla terra.
Il contratto venne firmato e Wendell divenne il revisore della Rodale. Nell’anno successivo lavorammo insieme per posta per rendere il libro più chiaro e pratico possibile per i lettori americani. Oltre a ripulire il linguaggio, avevamo molte questioni di cui discutere e su cui decidere. Avremmo dovuto usare il sistema metrico
O le unità di misura inglesi? «Fukuoka sembra contraddirsi quando dice questo a pagina 14 e quest’altro a pagina 31». «Quando gli agricoltori in tante zone degli Stati Uniti leggeranno come coltiva gli ortaggi, penseranno che è impossibile, perché il loro clima è molto diverso. Dobbiamo mettere una nota a fondo pagina per spiegarlo». Quando Wendell introduceva modifiche stilistiche spiegava sempre perché lo faceva e, agendo in questo modo, mi insegnò a scrivere in maniera efficace. Sottolineava anche l’importanza della relazione tra scrittura, revisione e chiarezza di pensiero e per questo gli sarò per sempre grato.
Era insolito per la Rodale Press pubblicare un libro come La rivoluzione del filo di paglia, perché si trattava di un’opera che era allo stesso tempo un manuale pratico, ma anche un saggio filosofico e spirituale. Era anche scritto con uno stile letterario elegante. Per valorizzare tutto ciò, Wendell e io pensavamo che avesse bisogno di una grafica originale. Malgrado le sue possibilità, la Rodale Press non risultava eccellere in questo. Ed era comprensibile, poiché la maggior parte delle sue pubblicazioni era lineare, si trattava di manuali che davano consigli pratici e informazioni. Wendell fece pressione per avere il permesso affinché progettassimo noi la grafica del libro, anziché gli addetti interni come di solito si faceva.
Jack Shoemaker, un amico di lunga data di Wendell
Jack Shoemaker, un amico di lunga data di Wendell e agente letterario, aveva una libreria e una piccola casa editrice chiamata Sand Dollar Books su Solano Avenue, appena a nord di Berkeley.
I loro libri di poesia e racconti brevi erano per lo più di ottima fattura artigianale, composti a mano e in edizione limitata. All’epoca c’era un certo numero di piccole case editrici di poesia come quella nell’area della baia. Jack mise insieme un team scelto tra quelle case editrici, con a capo George Mattingly. Fu una grande opportunità per me, perché partecipai, passo dopo passo, a tutto il processo che porta un manoscritto a diventare un libro.
Mi incontrai con l’illustratore Chuck Miller a casa sua, nei dintorni di Albany. Sapevamo che ogni capitolo aveva bisogno di un disegno a tutta pagina, così gli prestai alcune foto della campagna giapponese e della fattoria di Sensei per trarne ispirazione. Creò anche piccole decorazioni originali che sono poi state inserite qua e là nel libro. Dovevamo usare una carta speciale che non fosse troppo porosa in modo da valorizzare le linee fini di quegli intricati disegni a penna e inchiostro. Quando stavo per congedarmi dalla mia prima visita, chiesi a Chuck se poteva disegnare un airone. Disse che sarebbe stato lieto di farlo e mi disse che aveva iniziato la sua carriera come disegnatore di soggetti naturali. L’airone che disegnò appare a pagina nove dell’edizione in inglese di La rivoluzione del filo di paglia.
Howard Harrison si recò in Giappone per scattare foto in bianco e nero di Sensei e della sua fattoria, per integrare quelle che avevamo già. Poi esaminammo i provini e selezionammo le foto migliori. Scambiai qualche idea con David Bullen che progettava i lay out dal suo studio di casa a Berkeley e feci visita al tipografo Bob Sibley a San Francisco. Era la prima volta che vedevo quella nuova miracolosa invenzione chiamata videoscrittura. Mi vennero alla mente le ore infinite impiegate a ribattere a macchina il manoscritto ogni volta che le note apposte a mano diventavano troppe per andare avanti con chiarezza. Ci vollero meno di tre giorni per ribattere tutto con tre di noi che facevano turni da due o tre ore.
Alla fine, dopo circa due anni, il libro uscì dalla stamperia di Chicago. L’attesa fu straziante, ma finalmente un bel giorno trovai il libro nella cassetta delle lettere della casa dei miei genitori a Los Angeles. Qualche giorno dopo, La rivoluzione del filo di paglia arrivo nelle librerie e le recensioni si susseguirono numerose. Il libro si avviava a diventare un successo.
Subito dopo la pubblicazione del libro, feci visita a Wendell alla sua fattoria in Kentucky. Lui e la moglie, Tanya, si erano mostrati così gentili da ospitarmi presso di loro per un po’. Poi mi spostai in una fattoria vicina e aiutai a preparare le balle di fieno, a piantare tabacco, mi presi cura del bestiame e lavorai nell’orto. Un giorno, con i temporali che rendevano l’erba troppo umida per lavorarla, andammo in auto a Louisville e passammo la giornata alle corse dei cavalli a Churchill Downs.
Mentre ero là, Wendell mi parlò dei problemi che i piccoli agricoltori stavano affrontando nella comunità locale e negli Stati Uniti più in generale, cose di cui non sapevo nulla poiché la mia esperienza agricola era limitata al Giappone. Quanto mi descriveva, però, era simile alle sfide affrontate dai piccoli agricoltori e dalle comunità rurali in Giappone e nel resto del mondo. Parlammo anche della filosofia di Sensei, delle sue tecniche agricole e delle analogie e differenze con la sua esperienza in Kentucky. Oltre a occuparsi di attività agricole e di cavalli, all’epoca Wendell insegnava anche inglese all’università del Kentucky. Appena prima che partissi mi disse: «Sai Larry, tu sei il sogno degli insegnanti di inglese. Molti dei miei studenti vogliono diventare scrittori ma per loro è una questione di stile, non hanno molto di cui scrivere. Tu hai qualcosa di importante da dire, solo che non sai come fare a dirlo».

Larry Korn ha conosciuto Masanobu Fukuoka negli anni ‘70 in Giappone, diventando prima suo studente e poi stretto collaboratore. Ha tradotto in inglese i libri del maestro giapponese. Vive negli Stati Uniti dove si occupa di agricoltura naturale, permacultura e km 0.

La Nuova Scienza a Napoli tra ’700 e ’800

La Nuova Scienza a Napoli tra ’700 e ’800

Autore/i: De Sanctis Riccardo
Editore: Laterza
prefazione di Lucio Villari. pp. 312, nn. tavv e ill. a colori e b/n, Bari

Il presente lavoro di Riccardo De Sanctis offre la prima ricostruzione storica della ricerca scientifica a Napoli tra ’700 e ’800 e illustra la sua diffusione nella circolazione delle idee: dalla riforma universitaria alla Stazione Zoologica, dal Museo Mineralogico alla nascita della vulcanologia, dalle fabbriche di seta e di cotone alla prima ferrovia in Italia.

Totò Massone

Totò Massone

Il Principe Antonio De Curtis e la Massoneria del Suo Tempo
Autore/i: Di Castiglione Ruggiero
Editore: Atanòr
prefazione di Angelo Ruggiero. pp. 96, VIII tavv. b/n f.t., Roma

Il “principe della risata” iniziato alla Massoneria? Per quanto la domanda suoni strana alle orecchie dei più, la risposta – a cinquant’anni esatti dalla scomparsa del grande Totò, avvenuta il 15 aprile 1967 a Roma – non può che essere, carte alla mano, apoditticamente affermativa. E desterà forse una qualche sorpresa nei lettori lo scoprire – guidati per mano passo passo dalla sapiente penna di Ruggiero di Castiglione – che le prime, timide voci circa l’appartenenza del principe Antonio De Curtis alla libera muratoria circolavano, negli ambienti della “Napoli bene”, già all’inizio degli anni ’60. Gli intellettuali e i mass-media dell’epoca, imbevuti di pregiudizi, emettevano in materia sbrigative sentenze di esplicita condanna. E la notizia della partecipazione di un divo cinematografico come Totò a un sodalizio muratorio, dava un certo fastidio ai benpensanti di turno, timorosi che, con il personaggio, si rivalutasse positivamente anche l’istituzione esoterica alla quale egli s’era associato nel secondo dopoguerra. Il saggio di Ruggiero di Castiglione, massimo specialista della massoneria napoletana, ricostruisce, previa una sistematica analisi delle fonti e della documentazione disponibili, l’operosa militanza latomistica dell’indimenticabile Attore, che – grazie alla costituzione della loggia Fulgor Artis, i cui membri erano tutti legati al mondo dello spettacolo – si segnalò come uno dei più sensibili e sinceri interpreti dello spirito filantropico e di solidarietà umana proprio dell’Ordine. Sentimenti nobili e intimamente vissuti, quelli di Totò, da lui stupendamente esternati nei versi della famosissima poesia ’A livella, inno all’eguaglianza di tutti gli uomini davanti alla morte, o nella meno nota – ma non per questo meno struggente – Preghiera del Clown, una supplica innalzata al Grande Architetto dell’Universo affinché protegga dall’alto gli Artisti e il loro mestiere.

Castelli Medievali

Castelli Medievali

Autore/i: Settia Aldo A.
Editore: Il Mulino
premessa dell’autore. pp. 184, Bologna

Il romanticismo ci ha lasciato in eredità un Medioevo pieno di castelli popolati di dame e cavalieri. Ma in effetti i castelli, insieme alle chiese, sono di fatto quanto è possibile ancora oggi osservare di quei secoli remoti. Opera del maggiore specialista della storia delle fortificazioni e della guerra medievale, questa mirabile sintesi racconta come a partire dal terzo secolo, quando l’impero diventa teatro di scorrerie dei barbari, prenda piede la necessità di difendere fortificandoli i confini e poi le città e le comunità minori, prima con terrapieni e palizzate e via via con strutture murate. Dal X secolo, sviluppo economico e insicurezza esterna e interna generano un vasto fenomeno di incastellamento. Il castello, struttura difensiva, sarà quindi per secoli l’organizzatore del territorio e il perno del modo di combattere, fino a che nel Quattrocento l’evoluzione della guerra con le nuove armi da sparo ne decreterà la trasformazione e il declino.

Aldo A. Settia ha insegnato Storia medievale all’Università di Pavia. Tra i suoi libri segnaliamo «Castelli e villaggi nell’Italia padana: popolamento, potere e sicurezza fra IX e XIII secolo» (Liguori, 1984), «Proteggere e dominare: fortificazioni e popolamento nell’Italia medievale» (Viella, 1999), «Rapine, assedi, battaglie. La guerra nel Medioevo» (Laterza, nuova ed. 2014) e «Tecniche e spazi della guerra medievale» (Viella, 2016).

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    Premessa
    I. Castrum e castellum
    II. Prime generazioni
    III. L’età dell’incastellamento
    IV. Fondatori, detentori e signori
    V. Sulla roccia e tra le acque
    VI. Tempo di fossati e palizzate
    VII. «Sono pietra, non legno»
    VIII. Castelli e torri
    IX. Abitare nel castello
    X. Le innovazioni del secolo XII
    XI. Il «dongione»
    XII. Palatium castri: un modello regio?
    XIII. «Turris magna ac fortissima»
    XIV. «Castelli deposito» e fortificazioni di rifugio
    XV. Pro e contro la città
    XVI. Caseforti urbane e di campagna
    XVII. Adeguamento e tramonto del castello
    Letture consigliate
    Indice dei nomi
    Indice dei luoghi

Santi e Culti dell’Anno Mille

Santi e Culti dell’Anno Mille

Storia e leggende tra cultura dotta e religiosità popolare
Autore/i: Golinelli Paolo
Editore: Mursia
introduzione dell’autore. pp. 238, nn. tavv. a colori f.t., Milano

«Quella dei santi era una contestazione silenziosa, ma che non sfuggiva però a chi aveva tutt’altra condotta di vita e ai potenti. Cercavano di ucciderli o di rapirli.»
Di fronte alla crisi della Chiesa feudale, con il papato in balia delle nobili famiglie romane e un clero sempre più secolarizzato, intorno al Mille si ebbe una forte reazione spirituale, con figure ascetiche che si affermarono come santi, introducendo diversi e radicali modi di vivere il rapporto col sacro.
Attraverso una nuova lettura di questi personaggi e dei loro rapporti, Paolo Golinelli ricostruisce, con un linguaggio vivace e accattivante, un mondo aperto al soprannaturale e al meraviglioso, dove ogni piccolo avvenimento induceva a pensare al miracolo, soprattutto per chi aveva bisogno di protezione.
Il discorso si allarga quindi alla religione popolare, in narrazioni che, seppur spiegate razionalmente, possono ancora affascinare i lettori di oggi.

Paolo Golinelli, docente di Storia Medievale nell’Università degli Studi di Verona, si occupa principalmente del rapporto tra religione e società nel Medioevo, percorso attraverso le fonti agiografiche e alcuni tra i personaggi più emblematici del tempo. Tra i suoi ultimi libri, L’ancella di san Pietro. Matilde di Canossa e la Chiesa (2015), e pubblicati con Mursia: Celestino V. Il papa contadino (2007), Matilde e i Canossa (2007), Il Medioevo degli increduli (2009), Medioevo Romantico (2011), Terremoti in Val Padana (2012), Un millennio fa (2015), Breve storia di Matilde di Canossa (2015).

Tarot – A. E. Waite

Tarot – A. E. Waite

Autore/i: Waite Arthur Edward
Editore: AGMüller
78 cartes de Tarot et un livre de instructions détaillé pp. 96, Allemagne

Les fameuses cartes de Tarot de Arthur Edward Waite et Pamela Colman Smith.

Il Sè e i Suoi Strumenti di Espressione

Il Sè e i Suoi Strumenti di Espressione

Autore/i: La Sala Batà Angela Maria
Editore: Armonia E Sintesi
pp. 136, Roma

In questo libro è presentata la complessa costituzione interiore dell’uomo, secondo la visione delle antiche dottrine esoteriche. È molto importante, per chi voglia realmente percorrere il sentiero dell’autorealizzazione spirituale, conoscere questa costituzione interiore che presenta l’uomo come “un’unità nella molteplicità”, e cioè come un essere di origine divina, chiamato il Sé, che si riveste di vari involucri o “corpi” per potersi esprimere nei vari piani della manifestazione.
In maniera chiara e semplice, l’Autrice descrive la natura e le funzioni di questi “corpi” mettendo in risalto il fatto che attraverso di essi il Sé può esprimersi e “individualizzarsi”, producendo nello stesso tempo una trasformazione e una sublimazione della materia di cui essi sono composti. In tal modo si realizza il vero scopo dell’uomo, che è quello di riunire in se stesso Spirito e Materia e produrre gradualmente il passaggio dal quarto al quinto regno, quello degli Uomini Realizzati, capaci di collaborare con il Piano Divino.

Angela Maria La Sala Batà,laureata in Lettere e Filosofia, è stata allieva e collaboratrice di Roberto Assagioli. Ha seguito gli insegnamenti della scuola di sviluppo interiore fondata da Alice A. Bailey ed ha in seguito approfondito i suoi studi e le sue ricerche attingendo alla saggezza di vari Maestri occidentali ed orientali ed in particolar modo da Sri Aurobindo. Dedica la sua vita da oltre cinquant’anni alla diffusione dei risultati di queste sue ricerche ed esperienze interiori, scrivendo libri, e tenendo gruppi corsi e seminari.

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Capitolo I
Scopo dell’incarnazione del Sé
Capitolo II
Personalità e individualità
Capitolo III
Gli strumenti di espressione del Sé
Capitolo IV
II corpo fisico-eterico (1° parte)
Capitolo V
Il corpo fisico-eterico (2° parte)
Capitolo VI
Il corpo astrale o emotivo
Capitolo VII
Il corpo astrale nel sonno e dopo la morte
Capitolo VIII
Il corpo mentale
Capitolo IX
I livelli superiori del mentale
Capitolo X
Purificazione e perfezionamento degli strumenti di espressione del Sé
Capitolo XI
La via dell’azione consacrata (o Karma yoga)
Capitolo XII
La via della sublimazione delle emozioni (o Bhakti yoga)
Capitolo XIII
La via della conoscenza (o Jnana Yoga”)
Capitolo XIV
La via della sintesi (o Yoga integrale)
Capitolo XV
Dal’ IV al V Regno
Bibliografia

Tibet

Tibet

Storia della tradizione, della letteratura e dell’arte
Autore/i: Richardson Hugh; Snellgrove David
Editore: Luni
prefazione degli autori, traduzione di Giuditta Sassi. pp. 448, nn. tavv. b/n, Milano

Sulla sua montagna di Yarlung discese un Re divino, per mezzo di una corda celeste, unì sotto il suo comando il Tibet e ne fece un regno potente e agguerrito, temuto persino dal grande e solido Impero cinese, a tal punto che per scongiurarne il pericolo una graziosa e nobile principessa cinese venne offerta in moglie a uno dei suoi successori. È da quel momento che il Buddhismo cominciò a penetrare in Tibet e ad affermarsi sempre più ampiamente, conquistando il cuore del suo popolo estremamente determinato, abile e laborioso, disposto a compiere pericolosi e ardui viaggi e a sostenere secoli di studio e approfondimento per possederne a fondo la dottrina. Dopo la caduta della monarchia, il Buddhismo si estese a macchia d’olio sull’intero paese, ramificandosi in diverse Scuole e Ordini, e amalgamando in sé la tradizione tibetana originaria, in modo da divenire qualcosa di assolutamente unico e originale, dotato di forza tenace e di principi profondi, sentito da tutto il popolo come la propria ragione di vita, a un punto tale che persino le dominazioni straniere da parte dei mongoli e dei cinesi della dinastia Manciù lo lasciarono quasi indifferente. Le costruzioni, le opere d’arte, le sculture, i dipinti, le produzioni letterarie, erano tutte permeate dall’ideologia buddhistica, e anche in campo politico erano le autorità dei grandi monasteri che dirigevano lo Stato. Questo non impedirà tuttavia ai tibetani essere un popolo aperto e disponibile verso i visitatori stranieri e le tradizioni diverse dalla loro. Solo i contatti con il mondo moderno li spinsero a chiudersi in se stessi e respingere qualsiasi interferenza straniera; nell’isolamento in cui si vennero a trovare furono accolti completamente alla sprovvista dall’invasione della Cina rossa e nessuno Stato intervenne il loro difesa, cosicché questo paese si trova ora sul punto di perdere tutto ciò che resta della sua civiltà, con il pretesto dell’introduzione del benessere moderno.
Questo libro vuole essere una testimonianza della ricchezza della tradizione tibetana e un appello perché essa non sprofondi e non svanisca inghiottita dalla marcia vorticosa del cosiddetto «progresso». Può caratterizzare abbastanza bene lo spirito di questo scritto ciò che dicono gli autori nel loro testo: «I cambiamenti che hanno avuto luogo in Tibet nel corso degli ultimi anni sono decisamente irrilevanti di fronte alla materia di questo libro».

Scritto a quattro mani da Richardson e Snellgrove (quest’ultimo allievo di quell’onnisciente tibetologo che fu Giuseppe Tucci), questo libro ha la fondata ambizione di essere una testimonianza della ricchezza e dell’intellettualità profonda della tradizione tibetana. Esso è stato scritto per essere un appello lanciato all’«esterno», affinché non svanisca una civiltà che rischia di essere travolta dalla marcia vorticosa di quello che l’Occidente chiama «progresso».

Ich Tig’Pa Ka Né San Zon’G

Ich Tig’Pa Ka Né San Zon’G

I sincretismi medico-religiosi afro-americani
Autore/i: Ruggero Massimo
Editore: Prometheus
introduzione di Francesco Surdich pp. 114, Milano

Nella particolare congiuntura storico-culturale che stiamo vivendo, contrassegnata da sempre più diffuse, quanto preoccupanti ed incontrollabili, forme di intolleranza alimentate da un arrogante e strumentale rifiuto ad accettare le diversità, deve essere accolto con particolare attenzione tutto ciò che può richiamare in qualche modo l’importanza dei fenomeni di sincretismo, punto di arrivo e di partenza al tempo stesso di complessi intrecci e di reciproci scambi fra culture di diversa provenienza.

Uno dei casi già ricchi di significato da questo punto di vista si può considerare l’incontro, realizzatosi nell’area dei Caraibi, in seguito alla conquista ed alla colonizzazione europea di questi territori, fra la tradizione culturale africana diffusa dalle centinaia di migliaia di negri che furono trasportati come schiavi in quelle isole nei secoli della tratta, e le preesistenti culture indigene. Tutto ciò si manifestò ed espresse soprattutto nell’ambito della realtà medico-religiosa che, in questo fecondo rapporto di interscambio culturale, favorì lo sviluppo di sistemi magico-medico-religiosi che vanno dal vodu haitiano alla quimbois della Martinica e delle Guadalupe, per poi assumere valenze di carattere strettamente sociale e religiose nel caso della cultura Rasta e del Myalismo della Giamaica. L’analisi antropologica della realtà storica sviluppata da Massimo Ruggero riporta le cause di un problema etico sociale al significato proprio di cultura, dove appare ancor più evidente sempre più il sostanziale fallimento di una colonizzazione forzata che non poté certo venire assorbita e sincretizzata, senza gravi traumi, nell’assetto culturale delle etnie locali indie. Encomienda, evangelizzazione o colonizzazione, il vero problema delle società caraibiche era comunque la debolezza “costituzionale” dei popoli indiani. I primitivi Tainos di Hispaniola rappresentavano infatti un popolo fragile, sprovvisto di vigore, perché sottoalimentato e in condizioni costanti di stentata sopravvivenza, per cui per il loro scarso rendimento lavorativo sarebbero stati progressivamente rimpiazzati nei lavori duri dagli schiavi africani.

Appare quindi pienamente giustificabile il versante dal quale l’autore affronta il problema storico, legandolo anche alla questione razziale e all’instaurazione delle nuove istituzioni socio-economiche introdotte dagli Europei. Si è trattato dI un processo che ha visto come attori protagonisti del palcoscenico storico Indiani caribi ed aruachi, conquistadores spagnoli e schiavi africani, e che presupponeva l’avvicinamento culturale in terra d’America delle realtà afro-americane al mondo europeo. I più puri interessi di natura economica si sono intrecciati indissolubilmente alle realtà etniche locali, gettando in breve tempo i presupposti del genocidio perpetrato ai danni dei Caraibi. Da qui l’esigenza di un’ampia analisi antropologica che l’autore dedica alle popolazioni indio-africane, quasi a voler rimarcare quell’iter storico e sociologico che ha permesso l’instaurarsi del sistema di encomienda nelle colonie americane.

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Introduzione di Francesco Surdich

Cap. I – MITI E STORIA DELLE ORIGINI AFRO-AMERICANE. DUE ESPRESSIONI CULTURALI A CONFRONTO NEI CULTI VODU

1.1 Origini e storia dei culti vodu, 9 – 1.2 Chi sono i vodu, 12 – 1.3 Le concezioni del mondo sovrannaturale vodu dall’area guineiana, 24 1.4 Il Vodu Americano: un grido comune di libertà, 31 – 1.5 La cultura del marronaggio nelle generazioni in America, prima e dopo il servilismo coloniale. Continuità con la tradizione africana o nuove creazioni sincretistiche?, 42 – Note al capitolo I, 46

Cap. II – PRATICHE MEDICHE, MAGIA E STREGONERIA APPLICATA. LE FIGURE DEGLI HUNGAN, BOKOR, QUIMBOISEUERS E MÉDECIN FEUILLES

Introduzione al concetto di malattia e medicina nella tradizione afroamericana, 48 – 2.1 Gli aspetti terapeutici della medicina teologica: l’effetto placebo, 49 – 2.2 La medicina psico-somatica: psichiatria e aspetto terapeutico dei riti vodu, 55 2.3 La fitoterapia, 62 – Note al capitolo II, 69

Cap. III – I SINCRETISMI RELIGIOSI E MAGICI

3.1 Tra presente e tradizione: un modello religioso che funziona., 71 3.2 Vodu e Cristianesimo tra miti e storia: loa e santi, 83 – 3.3 Cattolicesimo e Protestantesimo: il vodu e le religioni nere protestanti caraibiche tra deformazioni e sincretismi tradizionali come strumenti di lotta, 88 – 3.4 Tradizioni e folclore, tra realtà ed immaginario collettivo: la magia e la stregoneria caraibica., 97 – Note al capitolo III, 107

Bibliografia Generale

I Letterati e lo Sciamano

I Letterati e lo Sciamano

L’Indiano nella letteratura americana dalle origini al 1988
Autore/i: Zolla Elémire
Editore: Marsilio
introduzione e cura di Grazia Marchianò, prefazione dell’autore. pp. 448, Venezia

Una morfologia delle civiltà indiane d’America è assai più di una mera registrazione storica della conquista coloniale di quel continente negli ultimi cinque secoli, del tentativo sistematico da parte bianca di ripulsa e oblio dei forzieri di una sapienza atavica, che nessuna indagine etnologica aveva mai colto nel profondo né voluto immettere nei repertori della cultura dominante. Nel lontano 1969 Elémire Zolla ricostruiva ne I letterati e lo sciamano la tregenda subìta dagli Indiani ma anche la sfaccettata ricchezza simbolica e metafisica di una vita tradizionale inscritta sciamanicamente tra la terra e il cielo. Lo fece esumando per la prima volta testimonianze e scritti, talvolta eccelsi, degli stessi Indiani, che negli ultimi cento anni si sono conquistati un posto di assoluta eminenza nella letteratura americana. Questa ristampa dell’opera, salutata al tempo in Nord-America come una rivelazione, è arricchita da una congerie di scritti zolliani del ventennio 1968-1988 dove spicca la trascinante vicenda del narratore antropologo Carlos Castaneda alle prese con il maestro yaqui che lo inizia al potere magico nei deserti del Nuovo Messico.

Elémire Zolla (Torino 1926 – Montepulciano 2002) è autore di un’opera saggistica monumentale e poliedrica che Marsilio, per la cura di Grazia Marchianò, inizia a ripubblicare sistematicamente a partire dall’anno in cui ricorre il primo decennale della morte. Esploratore degli orienti del pensiero nei luoghi più disparati del pianeta, acuto interprete e sintetizzatore di saperi, ha tracciato nei suoi libri una via alla conoscenza e alla comprensione di sé. Ordinario di Letteratura americana all’Università La Sapienza di Roma, il suo insegnamento è oggi tesoreggiato dal Gruppo di giovani studiosi affiliato all’a.i.r.e.z., l’ Associazione di ricerca intitolata a Zolla.

Grazia Marchianò Estetologa e orientalista di origine arbëresh, dottore honoris causa presso la Open University, Edimburgo, iniziata in Giappone al buddhismo esoterico shingon.

Le Avventure Dell’Alessandrino

Le Avventure Dell’Alessandrino

Autore/i: al-Hamadani Badi al-Zaman
Editore: Marietti
presentazione di Francesco Gabrieli, testo arabo, traduzione, introduzione e note di Valentina Colombo pp. X-240, Genova

Nel X secolo, periodo storico contraddistinto dalla decadenza politica, si assiste al fiorire di grandi opere letterarie, tra le quali spicca il capolavoro di Hamadani, formato da una serie di brevi componimenti in prosa rimata e ritmata, la cui stesura iniziò verso il 990 e probabilmente si protrasse per molti anni.

Attraverso il doppio racconto del narratore all’autore, e di quest’ultimo ai lettori, l’opera riporta le traversie, le macchinazioni e i discorsi di Abu al-Fath l’Alessandrino, inframmezzati da digressioni su questioni sociali e di critica letteraria. Le avventure dell’Alessandrino costituiscono uno dei generi più fecondi della letteratura araba, che ha influenzato la narrativa picaresca spagnola e la letteratura araba moderna.

Hamadani (Hamadan 968 – Herat 1008), nato e vissuto in Persia, fu noto per la sua profonda conoscenza dell’arabo e del persiano.
Deve senza dubbio il successo maggiore al genere letterario da lui avviato, le maqamat, cui diede il nome e la forma definitiva. Divenne assai celebre presso i contemporanei anche come poeta, tanto da meritare l’attributo di “meraviglia del secolo”. 

I Canti Popolari Palestinesi: Fonti e Tipologie

I Canti Popolari Palestinesi: Fonti e Tipologie

Autore/i: Vardaro Paola
Editore: Università La Sapienza
introduzione dell’autrice. pp. 96, Roma

Il canto popolare palestinese è un fenomeno relativamente poco studiato. Soprattutto in ambito occidentale la quantità di studi dedicati all’argomento è sorprendentemente inferiore alla sua portata. Questo aspetto del patrimonio popolare, infatti, nonostante le complicate vicende storiche vissute dai Palestinesi, ha mantenuto una posizione considerevole nella cultura e nella vita delle genti che lo hanno generato. Si direbbe che negli studiosi arabi l’interesse verso le forme della propria cultura popolare, ed in particolare verso il canto, sia stato piuttosto limitato o che questo interesse raramente si sia tradotto in studi sistematici di ampio respiro e reale valore scientifico. Ancora più limitato, come si diceva, si presenta il quadro degli studi in materia da parte dagli autori occidentali, forse scoraggiati dall’esiguità del materiale esistente e dalle difficoltà per reperirlo, o forse perché essi hanno preferito dedicare maggiore attenzione allo studio di altri aspetti culturali ritenuti più degni di tale denominazione, data la scarsa considerazione in qualche caso riservata agli studi demologici. Un altro elemento che caratterizza il materiale sul canto popolare palestinese è la quasi totale assenza di raccolte di testi, di antologie di canti, come avviene in questo filone di studi in altre parti del mondo. Ne consegue che il materiale reperibile è costituito da monografie sul canto nelle quali i testi sono inseriti in una cornice d’insieme che li divide in base ad alcune caratteristiche, per lo più di tipo strutturale, ovvero da opere di carattere più generale riguardanti le tradizioni e le arti popolari in Palestina, dove ai canti si dedica una sezione determinata, limitandosi di solito ad indicazioni abbastanza generiche. Temi più specifici sono invece affrontati da articoli che hanno preso in considerazione singoli aspetti del canto. In questo contributo si presenteranno dunque le fonti esistenti, divise in fonti arabe e fonti occidentali e, ove possibile, distinguendo gli studi dalle raccolte di canti in forma antologica… (Paola Vardaro, dall’Introduzione)

Lavorare ai Tempi di Vitruvio

Lavorare ai Tempi di Vitruvio

Aspetti economici, giuridici e culturali in Roma antica
Autore/i: Frunzio Marina
Editore: Carocci
prefazione e premessa dell’autrice. pp. 104, Roma

Il tema del lavoro in Roma antica da sempre ha suscitato l’attenzione degli storici ed è stato sovente affrontato attraverso l’analisi di singoli aspetti che lo compongono. Così, studi squisitamente giuridici hanno palesato la loro insufficienza a cogliere la molteplicità delle problematiche coinvolte: sociali, culturali, politiche, economiche. Scopo del volume è quello di approntare una panoramica d’insieme, didatticamente efficace, capace di dare voce alle diverse componenti, restituendo un quadro il più possibile esauriente della complessità dell’argomento, all’interno del quale l’analisi delle fonti letterarie assume singolare rilievo. In particolare, viene esaminata criticamente la testimonianza dell’architetto Vitruvio, vissuto al crocevia delle grandi trasformazioni dell’epoca augustea, quando il contrasto tra la cultura dei ceti dominanti (riluttante a riconoscere dignità al “lavoro”) e l’operosità di un popolo laborioso e spesso geniale diventa drammaticamente evidente.

Lessico Etimologico-Pratico della Lingua Greca

Lessico Etimologico-Pratico della Lingua Greca

Basato sui maggiori scrittori e principalmente su Senofonte
Autore/i: Cammelli Giuseppe
Editore: Felice Le Monnier
prefazione dell’autore. pp. XIV-212, Firenze

La Legge nel Pensiero Greco

La Legge nel Pensiero Greco

Dalle origini ad Aristotele
Autore/i: De Romilly Jacqueline
Editore: Garzanti
traduzione dal francese di Emanuele Lana. pp. 248, Milano

Il rapporto fra legge convenzionale e legge naturale, forza e giustizia, politica e morale.

Le origini di un dibattito ancora attuale su diritto positivo e diritto naturale, legge scritta e legge non scritta.

«I greci, così gelosi della loro indipendenza, sono sempre stati fieri di proclamare la propria obbedienza alle leggi». Con questa affermazione Jacqueline de Romilly illumina con chiarezza l’oggetto del suo saggio: la dicotomia tra legge convenzionale e legge naturale, tra politica e morale. Nella Grecia antica l’obbedienza si traduce nel rispetto della volontà del popolo, poiché la legge è frutto di un patto tra gli uomini, di consuetudini e convenzioni. Proprio per questa sua specifica natura la legge greca è stata oggetto di una ininterrotta riflessione, che ha preso le mosse dal pensiero presocratico, si è affinata sotto l’influenza aristotelica per culminare nel V secolo a.C., quando furono radicalmente messi in discussione i valori e le nozioni tradizionali. Il punctum dolens risiede proprio nell’essenza stessa della legge: poiché trae la propria forza da un consenso iniziale e non si fonda sulla natura, non ha alcun garante a cui potersi appoggiare. A differenza della legge ebraica, quella greca non è rivelata: non si fonda su un ordine trascendente, non è assoluta ma relativa e quindi non ha alcun valore normativo.
Proprio a partire dalla crisi del pensiero giuridico e politico nella Grecia classica – un momento fondamentale per la storia della civiltà greca come per quella delle dottrine politiche in generale – Jacqueline de Romilly offre una ricostruzione di ampio respiro e indaga la genesi di idee che sono il cardine del pensiero moderno.

Astrologia Esoterica

Astrologia Esoterica

Trattato dei Sette Raggi Volume Terzo
Autore/i: Bailey Alice A.
Editore: Il Libraio Delle Stelle
pp. 544, Velletri (RM)

L’astrologia è descritta in questo libro come la scienza delle relazioni, cioè dei rapporti esistenti tra tutti gli organismi viventi dell’universo. Questi centri di coscienza sono influenzati non solo dalle energie di raggio, ma anche dalla qualità e dall’energia sia dei pianeti più significativi che dei segni zodiacali.
Vista dal mondo esteriore, l’astrologia è un argomento vasto, molto coinvolgente e complesso. Nell’ottica del mondo interiore, pur essendo l’astrologia sempre vasta, onnicomprensiva e complessa, è anche possibile percepire il filo che unisce ed il disegno che prevale in tutto il sistema. Perciò nel grande disegno emerge una semplicità basilare che può servire per interpretare il tutto.
I titoli dei principali capitoli di questo libro costituiscono la sequenza dello studio offerto: I, Lo Zodiaco e i Raggi; Il, Natura dell’astrologia esoterica; III, Scienza dei Triangoli; IV, Pianeti sacri e non sacri; V, Tre grandi costellazioni; VI, Le tre croci; VII, Raggi, costellazioni e pianeti. Infine un’appendice che riassume e schematizza molti dei fattori di fondamentale importanza per lo studio dell’astrologia esoterica. Un indice analitico completa il volume.

Vita di un Derviscio

Vita di un Derviscio

Dottrina e rituali del sufismo nel XVII secolo
Autore/i: Ambrosio Alberto Fabio
Editore: Carocci
introduzione dell’autore, traduzione dal francese di Alessandra Marchi. pp. 242, ill. b/n, Roma

Chi è un derviscio? Come vive? Quale è la sua formazione? Queste sono le domande a cui risponde magistralmente il libro. I dervisci hanno da sempre affascinato i viaggiatori europei, ma senza svelarne realmente l’essenza. I dervisci danzanti o rotanti, o più precisamente i mevlevî, fondati da Rumi nel XIII secolo, si stagliano nella storia della spiritualità musulmana come i più rappresentativi della mistica dell’ebbrezza. Eppure ancora così poco si conosce dell’essenza, della pratica e dei rituali che scandiscono la vita quotidiana di un derviscio. Con questo volume si colma un vuoto ingiustificato. Riferendosi alla figura e alle opere del più grande maestro mevlevî quale Ismail Ankaravî (m. 1631), Ambrosio analizza il sufismo in un’epoca in cui i sultani attribuivano la decadenza dell’Impero ottomano alle pretese deviazioni religiose sufi. Maestro spirituale del celebre convento di Galata, ad Istanbul, Ankaravî lascia alla posterità un’opera essenziale per addentrarsi nella vita dei mevlevî. Il suo “manuale per i dervisci”, di cui si offrono in queste pagine numerosi testi tradotti dall’ottomano, rimane insuperato per la formazione del sufi. Il lettore ha la possibilità, per la prima volta in italiano, di penetrare in una vera e propria iniziazione alla storia e al simbolismo dei dervisci.

Studi sull’Europa Antica

Studi sull’Europa Antica

Autore/i: AA. VV.
Editore: Edizioni Dell’Orso
volume 1, a cura di Marta Sordi pp. 140, Alessandria

La conoscenza geografica che dell’Europa come continente si aveva nell’antichità all’esterno e all’interno del mondo classico, la conoscenza che gli autori greci e latini avevano delle regioni extra-europee e della loro esplorazione, lo sviluppo in chiave propagandistica del mito di Europa, la contrapposizione politica e di costume fra Europa e Asia, lo spostamento del concetto politico di Europa dalla Grecia e dalle regioni balcaniche all’Occidente sono oggetto della ricerca di alcune Università italiane sull’Europa antica.

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Premessa

Ilaria Ramelli

La concezione dell’Europa nell’Antico Testamento: alcune note

Cristiano Dognini

La concezione di Europa nelle iscrizioni achemenidi

Emma Luppino-Manes

Il dualismo Europa-Asia nella tradizione dei tragici di V sec. a. C.: da Eschilo ad Euripide

Marta Sordi

L’Europa di Filisto

Ilaria Ramelli

Platone, Gorgia, 523c-524a: giudici ultraterreni di Asia e di Europa

Gabriella Amiotti

Asia ed Europa in Licofrone

Cristiano Dognini

Il mito di Europa nelle “Argonautiche” di Apollonio Rodio come strumento di propaganda filotolemaica

Giuliana Besso Mussino

Il “miraggio indiano” tra Oriente e Occidente: prospettive su Megastene

Gianpaolo Urso

Europa e Britannia

De Immortalitate Animorum

De Immortalitate Animorum

Autore/i: Cardano Girolamo
Editore: Franco Angeli
Edición crítica de Josè Maria Garcìa Valverde. pp. 432, Milano

El De immortalitate animorum de Girolamo Cardano, publicado en 1545, representa una de las miradas más interesantes de su tiempo a un tema de enorme repercusión en la filosofía renacentista. Desde una vasta erudición y con el estilo variado y ameno que le caracteriza, el autor analiza la cuestión de la inmortalidad ofreciéndole al lector, por un lado, una discusión crítica de la visión que sobre ella tuvieron eximios aristotélicos como Alejandro de Afrodisias, Averroes, Tomás de Aquino o Pomponazzi, y, por otro lado, una exégesis directa y muy personal de los propios textos de Aristóteles. El resultado es una obra que guarda en sí misma una verdadera historia de la cuestión que trata, con contenidos tan destacables como un elenco de argumentos contra la inmortalidad del alma cuya extensión y riqueza lo hacen ciertamente único.
Pero también podemos encontrar en ella una teoria de los procesos psíquicos internos que explica, por ejemplo, el funcionamiento de la memoria, del sueño y el ensueño, o de las pasiones, con amplias disquisiciones sobre la constitución interna del organismo humano que demuestran los conocimientos anatómicos de Cardano. Esta edición pretende situar el texto tanto en el contexto de la obra de su autor como en el de la filosofía de su tiempo, recogiendo y aclarando el gran caudal de fuentes y citas eruditas que contiene.

José Manuel García Valverde es un joven investigador formado en la Unversidad de Sevilla en donde ha cursado estudios de Filosofía y Filología Clásica. Recientemente ha logrado el grado de Doctor con una Tesis basada precisamente en el De immortalitate animoram de Cardano.

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Nota inicial
Introducción
Estudio preliminar
(Estructura y organización de la obra; La noética de Cardano en el De immortalitate animorum; Del De immortalitate animorum a los libros III y V del Theonoston: la evolución del pensamiento de Cardano sobre la immortalidad del alma)
Características de la edición del texto
Texto
Dedicatoria
Cap. I
Cap. II: Argumenta pro animi immortalitate
Cap. III: Rationes Platonis pro animi immortalitate
Cap. IV: Sententiae antiquorum de anima
Cap. V: Aristotelis de animi immortalitate sententia
Cap. VI: Rationes Aristotelis pro animi immortalitate
Cap. VII: Rationes reliquae pro animi immortalitate
Cap. VIII: Responsiones ad argumenta praecedentia
Cap. IX: Opinio unitatis intellectus cum suis fundamentis
Cap. X: Declaratio quorundam praemissiorum ad demonstrationem intellectus humani
Cap. XI: Aristotelis de animorum immortalitate opinio
Cap. XII: Solutio argomentorum contra animi immortalitatem
Cap. XIII: Digressio de animi immortalitate secondum naturaliter loquentes
Cap. XIV: Argumentum pro supradictorum fundamento
Cap. XV: Solutio quorundam problematum in hac philosophorum via
Index rerum insignium huius operis
Bibliografia
Indice de nombres propios y obras.

San Longino nella Tradizione Greca e Latina di Età Tardoantica

San Longino nella Tradizione Greca e Latina di Età Tardoantica

Analisi, commento delle fonti e contesto agiografico
Autore/i: Orsola Gianluca
Editore: Graphe.It
prefazione di Enrico Dal Covolo pp. 148, Perugia

Secondo la tradizione Longino è il santo della lancia, quel centurione, cioè, che trafisse il costato di Gesù in croce.

L’Autore ha condotto un itinerario di ricerca assai accurato su un argomento finora ben poco approfondito, vagliando ogni aspetto letterario, storico, agiografico, filosofico.

Nel complesso la traduzione delle omelie, e della passio in lingua italiana, e l’analisi della figura di Longino attraverso le principali scienze umanistiche costituiscono senza dubbio uno degli aspetti più originali di questa ricerca.

Il presente studio è un tassello finemente intarsiato, che contribuisce efficacemente allo sviluppo della disciplina agiologica, in un tempo nel quale essa rivendica a buon diritto la propria autonomia scientifica a livello di metodo e di contenuti; Gianluca Orsola ha il merito di aver elaborato un paradigma convincente di tale ricerca agiologica, che va ripreso e imitato.

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ENRICO DAL COVOLO, Prefazione

Introduzione

Capitolo I

Testimonianze nei Vangeli

Capitolo II

Altri riferimenti

Capitolo III

Allusioni, riferimenti e studi su Longino 

Capitolo IV

Santo, sanctus, άγιοϛ: note storiche ed etimologiche 

Capitolo V

Compito dell’ agiografia

Capitolo VI

La metodologia degli agiografi

Capitolo VII

Il culto dei martiri

Capitolo VIII

La religiosità popolare nelle omelie dello Pseudo Esichio 

Capitolo IX

La numerologia e l’agiografia 

Capitolo X

Sant’Esichio di Gerusalemme e lo Pseudo Esichio, prete di Gerusalemme

Capitolo XI

La XIX omelia dello Pseudo Esichio

Capitolo XII

La XX omelia dello Pseudo Esichio

Capitolo XIII

Passio di san Longino in lingua latina edita negli Acta Sanctorum

Conclusioni 

Appendice

Abbreviazioni

Bibliografia

Indice

Non Più Confusione

Non Più Confusione

Come vivere senza stress la ricerca spirituale
Autore/i: Balsekar Ramesh S.
Editore: Laris
traduzione di Madeleine Bertrand e Sandra Heber Percy pp. 279, ill. b/n, Poggibonsi (SI)

“Il ricercatore sta salendo una scala, ma non sa se ci sono trenta o trecento scalini da salire. La sola cosa che sa, è che non può smettere di salire. Non ha cominciato a salire per volontà sua; è semplicemente avvenuto e ora non è neppure in grado di arrestare la salita. In certi casi la salita potrebbe finire al trentesimo gradino. Il passo tra il ventinovesimo e il trentesimo gradino avviene sempre di colpo. È un processo che non avete iniziato e, di conseguenza, non c’è un “voi” capace di arrivare al trentesimo gradino. Il passaggio si fa di colpo. Ecco perchè si dice che il risveglio avviene in un attimo”.

Le parole di Ramesh sono come un rasoio che taglia via tutta la confusione della ricerca spirituale, smontando pezzo per pezzo ogni concetto dell’ego, della mente che vuole cercare di ottenere qualcosa; persino di ottenere l’illuminazione. Ramesh parla di “ipnosi divina”, ma mette in guardia sull’idea che chi è ipnotizzato si possa svegliare dall’ipnosi o possa sapere come procedere per svegliarsi. Il grande saggio – dal salotto del suo piccolo appartamento a Mumbai dove ogni giorno incontra da anni e anni visitatori e curiosi interessati a conoscere se stessi – tuona contro gli inutili sforzi dell’ego spirituale e invita all’accettazione, all’osservazione di sè. Non indica un metodo, che sarebbe solo un altro tentativo dell’ego spirituale, ma punta il dito in modo inequivocabile e diretto verso quel Sè che vive attraverso ogni forma.

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INDICE

Prefazione

Introduzione

Confusione nella ricerca spirituale

Peccato e sensi di colpa

L’ego infame

A “chi” importa?

Conclusione

Più nessuna confusione

Appendice

Anche il Saggio ha un ego

Nominibus Lusi

Nominibus Lusi

Autore/i: Consolato Sandro
Editore: Book Editore
postfazione di Alberto Bertoni pp. 70, Castel Maggiore (BO)

Paradossalmente, la poesia di Sandro Consolato non avrebbe necessità alcuna di note al testo, per introdurre il lettore alla miriade di riferimenti cabalistici, magici, letterari di cui è intessuta; né tantomeno per “tradurre” (e in ciò l’autore è giustamente assai parco) nella media di una prosa italiana odierna gli altrettanto frequenti scarti di ordine linguistico che la contraddistinguono, dall’arabo ai termini di nuovo conio, dalle più diffuse lingue europee al prediletto latino e con questo all’italiano desueto o prezioso che ne costituiscono una sorta di ininterrotto controcanto. Tale paradosso può venire innanzi tutto motivato dalla promozione a sistema del gioco anagrammatico e paragrammatico che anima le sequenze verbali (al livello della macrostruttura non meno che a quello delle singole componenti testuali); e, in secondo luogo, dall’atteggiamento ora parodico ora sarcastico ora malinconico (alla Caproni più che alla Laforgue, per intendersi, dunque con un sovrappiù di rischio “incalcolato” nella sfida del dire la Morte attraverso la leggerezza e il tuffo acrobatico nel calembour e nel wit) che la voce d’autore assume quando modula con calibrata sapienza metrica e finezza d’intonazione la polifonia delle associazioni letterali: associazioni che quasi mai rimangono fini a se stesse, risultando piuttosto funzionali a un progetto di senso il più delle volte responsabile anche da un punto di vista assiologico.

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I. Le belle Muse

II. Astropatia

III. Εĩδα τήν Άννα κάπoτε

IV. Paralipomeni dei Paralipomeni leopardiani

V. Sulla Rózsadomba

VI. Et in Arcadia ego

VII. Mercuriales viri

VIII. Campania felix

IX. Leggendo il Trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo de’ Medici

X. Il poeta e la señorita

XI. Tapis roulant

XII. Sub Angelo Melancholiae

XIII. Sentirmi obsoleto

XIV. Morendo il conte Carlo Gozzi a Venezia

XV. Torti, aure e baci d’eroe

XVI. Le Serate di San Pietroburgo

XVII. Non mi faranno il nodo Salamone

XVIII. Trobar clus

XIX. Cecco Ascolano, abbruciato e bello

XX. De nuptiis infelicibus

XXI. Voyage mystique

XXII. Carmen pythagoreum

XXIII. Epos minimo

XXIV. Versi gnostici

XXV. In margine a Rutilio Namaziano II, 41-60

XXVI. Hora nona

XXVII. ’Âshiq tarâ!

XXVIII. Transitando Plutone

XXIX. Sailor’s dream

XXX. L’arnica

XXXI. Un gioco di Giano

XXXII. Mariluna

XXXIII. Meglio di Nostradamo

XXXIV. Eterno ritorno

XXXV. Pensamiento de Bartolomé de Las Casas

XXXVI. Di nuovo le rondini arcana

XXXVII. Leggendo i Tarocchi con Pound e Villon

XXXVIII. Fumata bianca

XXXIX. Aegritudo

XL. Sbarbaro tra erbe ed astri

XLI. Au maître à jouer

XLII. Te intueor

XLIII. Non sum

XLIV. Il principe stanco

XLV. Ridon gli anni, cara

XLVI. Parenesi

XLVII. Supplenti

XLVIII. Carmina non dant panem

XLIX. Lo specchio di Dee

L. Balcani in fiamme

LI. Ad inferos

LII. Spes orphica

LIII. Figli di fogli

LIV. Bella anarca, non ridi

LV. Il calavrese poeta non pare

LVI. Vinalia

LVII. Un discepolo di Solov’ëv

LVIII. Pianeti

LIX. Fiera di Genova

LX. Arcano XVIII

LXI. Carmentalia

LXII. Barba di notte

LXIII. Temurah

LXIV. Un passo con Ariosto e un passo con Nostradamus

LXV. Clavicula Salomonis

LXVI. Eufrosine

LXVII. A Mercurio Alipede

LXVIII. Novantatré

LXIX. Ora che il destino mi ha tolto

LXX. Per l’amico Tristano

LXXI. Moratoria

LXXII. Il Cirano riassunto

LXXIII. Vent’ anni dopo

LXXIV. Le meneur de lune

LXXV. Meteore

LXXVI. Come il cercide siliquastro

LXXVII. La Gaia Scienza

LXXVIII. Regine di Spade

LXXIX. Cagliostro

LXXX. Ad una stella cadente

LXXXI. Mysterium Temporis

LXXXII. Dionisios Solomos a Solone

LXXXIII. Sciamani

LXXXIV. Astralia

LXXXV. L’oracolo nuovo

LXXXVI. Anagrammore

LXXXVII. Due anni dopo

LXXXVIII. La notte dei desideri

LXXXIX. Redde rationem

XC. Pensando in ogham a due donne come se fossero una sola a Dun Aengus

XCI. Nominibus lusi

Note

Trecartelle di Alberto Bertoni

Notizia

Pietas Loci

Pietas Loci

Riflessioni sulla religiosità antica e altri saggi di storia romana
Autore/i: Bernardi Aurelio
Editore: Edizioni New Press
pp. 224, Como

I saggi che sono riuniti in questo volume riguardano in primo luogo aspetti della religiosità antica. Il carattere talora occasionale nulla toglie alla validità di un ripensamento attento ai valori spirituali dell’esperienza umana. Inoltre vengono pure ripubblicati alcuni scritti, che sono generalmente riconosciuti fra quelli più significativi dello studio che il Bernardi dedicò costantemente alla storia politico-istituzionale dell’Italia romana. Infine viene ristampata la commemorazione bassanese di Plinio Fraccaro, poco conosciuta e veramente mirabile, perché l’Allievo, che era stato il più vicino al Maestro, ne ha saputo cogliere i ricchi e vari aspetti umani con una acutezza così singolare da rappresentare essa stessa (se non si va errati) un elemento prezioso per la biografia del Bernardi stesso.

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Premessa

E. Gabba, Aurelio Bernardi storico

L’evoluzione storica nel sentimento della montagna

Il divino e il sacro nella montagna dell’Italia antica

Homo ritualis

I fiori: da nutrimento a ornamento e fonte di spiritualità

Deorum Manium Iura Sancta Sunto

Pietas loci

La divinizzazione nel mondo antico

Il pasto sacrificale

Preghiera antica

Patrizi e Peblei nella costituzione della primitiva repubblica romana

Dallo stato-città allo stato municipale in Roma antica

Incremento demografico di Roma e colonizzazione Latina dal 338 a.C. all’età dei Gracchi

Ius Ariminensium

Usi e diritti locali nel possesso e nella proprietà al formarsi dello stato municipale romano

Plinio Fraccaro. Commemorazione

Bibliografia di Aurelio Bernardi

Hõbevalge

Hõbevalge

Sulla rotta del vento, del fuoco e dell’Ultima Thule
Autore/i: Meri Lennart
Editore: Gangemi
nota, traduzione e adattamento di Daniele Monticelli, prefazione di Antonello Folco Biagini. pp. 272, ill. b/n, Roma

«Nel libro “Hõbevalge” (1976) ho presentato l’ipotesi secondo la quale il viaggio di Pitea fu provocato dalla caduta del meteorite di Kaali, sull’isola di Saaremaa. L’evento aveva avuto luogo un paio di centinaia di anni prima del viaggio di esplorazione di Pitea. Ma già allora Saaremaa era densamente popolata e sul Mar Baltico fioriva l’intenso traffico navale della prima epoca vichinga. Supponevo che la potenza catastrofica dell’impatto del meteorite potesse aver profondamente influenzato psicologia, lingua e usanze delle popolazioni delle coste del Baltico, dando vita a un’interpretazione mitologica locale. Ho presentato a sostegno di quest’ipotesi materiale linguistico, etnografico e legato al culto. Ma gli esempi non hanno lo stesso peso di una dimostrazione. Nel migliore dei casi conferiscono a un’ipotesi il diritto di esistere… Se non siete turisti, ma piuttosto viaggiatori, lasciatevi tranquillamente alle spalle il castello costruito cinquecento anni fa e fermatevi davanti a un campo che è stato coltivato ininterrottamente da duemila anni. Fategli una bella fotografia. Contiene una storia più grande, perché in esso vivono sia il passato che il futuro. La storia comincia laddove finisce la poesia. A volte si sfiorano…»

Return to the Brain of Eden

Return to the Brain of Eden

Restoring the Connection between Neurochemistry and Consciousness
Autore/i: Wright Tony; Gynn Graham
Editore: Inner Traditions
foreword by Dennis J. McKenna. pp. 290, Rochester

An exploration of our fall from the pinnacle of human evolution 200,000 years ago and how we can begin our return

  • Explores recent neurological and psychological research on the brain and the role of plant biochemistry in human brain expansion
  • Explains how humanity’s prehistoric diet change led to a neurodegenerative condition characterized by aggression and a fearful perception of the world
  • Outlines a strategy of raw foods, tantric sexuality, shamanic practices, and entheogens to reverse our mental degeneration and restore our advanced abilities

Over a period of a million years the human brain expanded at an increasingly rapid rate, and then, 200,000 years ago, the expansion abruptly stopped. Modern science has overlooked this in order to maintain that we are at the pinnacle of our evolution. However, the halt in brain expansion explains not only recently uncovered anomalies within the human brain but also the global traditions of an earthly paradise lost and of humanity’s degeneration from our original state of perpetual wonder and joy.
Drawing on more than 20 years of research, authors Tony Wright and Graham Gynn explore how our modern brains are performing far below their potential and how we can unlock our higher abilities and return to the euphoria of Eden. They explain how for millions of years early forest-dwelling humans were primarily consuming the hormone-rich sex organs of plants–fruit–each containing a highly complex biochemical cocktail evolved to influence DNA transcription, rapid brain development, and elevated neural and pineal gland activity. Citing recent neurological and psychological studies, the authors explain how the loss of our symbiotic fruit-based diet led to a progressive neurodegenerative condition characterized by aggressive behaviors, a fearful perception of the world, and the suppression of higher artistic, mathematical, and spiritual abilities.
The authors show how many shamanic and spiritual traditions were developed to counteract our decline. They outline a strategy of raw foods, tantric sexuality, shamanic practices, and entheogen use to reverse our degeneration, restore our connection with the plant world, and regain the bliss and peace of the brain of Eden.

“Return to the Brain of Eden presents a totally new way of looking at the evolution of the human brain. It is fresh and unexpected; it will make an impact and must be taken seriously in discussions of human origins.” (Colin Groves, professor of biological anthropology at Australian National University and coauthor of Bones, Stones and Molecules)

“Graham Gynn and Tony Wright follow the implications of modern brain research to an astounding conclusion: that our culturally acquired left-brain dominance has cost us our sanity, but if we have alienated ourselves from nature and our original state of wholeness, there may be a way back. This is a startling book that makes us rethink the most fundamental issues of religion, psychology, and philosophy.” (Richard Heinberg, author and lecturer at the New College of California)

“Return to the Brain of Eden is a bold experimental journey into the largely uncharted frontier of Integral Science. This alternative thought-experiment sheds light on the great challenges faced by humanity in the twenty-first century and opens possibilities for us to rise together in conscious evolution. This courageous book deserves careful, critical attention.” (Ashok Gangadean, author of The Awakening of the Global Mind, professor and chair of philosophy at Haverford College, and founder-director of the Global Dialogue Institute)

Tony Wright is a consciousness researcher who studied horticulture and plant biochemistry at the Royal Botanic Garden in Edinburgh.

Graham Gynn is an agricultural zoologist, educator, and researcher who has appeared on the BBC. Both authors live in Cornwall, England.

L’Arte della Guerra

L’Arte della Guerra

Autore/i: Sun Tzu
Editore: Einaudi
introduzione, traduzione e cura diu Attilio Andreini e Micol Biondi, con un saggio di Fabio Mini. pp. XXXI-118, Torino

Composto in Cina nel IV secolo a.C., L’arte della guerra è il piú antico trattato di strategia militare, che ha influenzato le tecniche di guerra cinesi per oltre due millenni, per essere poi adottato dagli eserciti di tutto il mondo. Ma non solo. Negli ultimi decenni, la politica e l’economia hanno prestato sempre maggiore attenzione ai principî dell’Arte della guerra. Perché Sun Tzu non si limita a fornirci indicazioni su come sconfiggere i nemici sul campo di battaglia. Sun Tzu ci insegna anche e soprattutto la lucida razionalità con cui esaminare i mezzi e i fini della strategia; la lungimiranza con cui adottare le decisioni; la gestione dei conflitti in modo profondo e non distruttivo, perché «la cosa migliore è costringere alla resa senza combattere». La presente traduzione, condotta con rigore filologico sulle principali edizioni cinesi, è corredata da un ricco apparato di note, e un’introduzione che ricostruisce la figura di Sun Tzu e il significato della sua opera.

Sun Tzu (Sunzi) è l’appellativo onorifico di Sun Wu, personaggio dai contorni biografici incerti, originario dello stato di Qi e attivo nel sud della Cina verso la fine del periodo delle Primavere e Autunni. Einaudi ha pubblicato L’arte della guerra (2011 e 2013).

Testi Sumerici e Accadici

Testi Sumerici e Accadici

Autore/i: AA. VV.
Editore: Utet
premessa e cura di Giorgio R. Castellino. pp. 768, 10 tavv. b/n f.t., Torino

Nota di possesso.

Medio Oriente

Medio Oriente

Autore/i: Woolley Leonard
Editore: Il Saggiatore
prefazione dell’autore, traduzione di Grazia Dore. pp. 270, 60 tavv. a colori, 73 disegni e una carta, Milano

“Quando l’Editore mi fece l’onore di invitarmi a scrivere questo libro, la cosa che mi indusse ad accettare fu che esso sarebbe stato interamente e riccamente illustrato a colori. Ora, dopo aver scritto il testo, sono purtroppo persuaso che anche il pubblico verrà attirato soltanto dalle illustrazioni.
Gran parte di esse saranno familiari a molti lettori. Ciò era inevitabile perché gli oggetti che meglio rappresentano il loro periodo sono già, necessariamente, comparsi in altri libri. Ma la riproduzione a colori dovrebbe riscattarli dal pericolo di apparire ovvii. Qualche lettore potrebbe restare sgradevolmente sorpreso dalla omissione dei capolavori che predilige, ma era pur necessario far posto ai monumenti che illustrano l’arte di epoche o regioni meno conosciute. Nel vasto campo che il nostro libro tenta di abbracciare, alcune parti ci sono ben note, mentre di altre siamo più o meno ignoranti. In quelle di cui ci rimangono testimonianze numerose e ricche di valore artistico si è tentati di smarrirsi nei particolari, col rischio di perdere di vista il bosco per guardare gli alberi. Dove, invece, gli oggetti superstiti sono pochi e di minor valore intrinseco, è anche troppo facile trascurare l’importanza che potrebbero rivestire nella storia dell’arte: in quella, forse, di un’altra epoca e di altri paesi. Ho tentato di scegliere la documentazione che meglio possa illuminare il mio testo, anche a costo di tralasciarne molta in se stessa attraente.
Di alcune fotografie sono debitore alla generosità del mio amico, Sir Julian Huxley. Per molte devo esser grato alla capacità tecnica del signor J. Skeel e del signor M. Lavaud. Ringrazio infine, ma non per ultimi, i direttori dei Musei che hanno concesso di far fotografare per me gli oggetti loro affidati: i direttori del British Museum, del Louvre, del Museo di Damasco, di Beirut, di Ankara, di Istanbul, di Villa Giulia di Bagdad, di Chicago e di Filadelfia.
Vorrei finalmente esprimere la mia gratitudine all’editore per la fatica da lui spesa intorno a un volume che, almeno come prodotto editoriale, è un modello di ciò che un libro dovrebbe essere.” (Leonard Woolley)

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