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  • Seminario Teorico Esperienziale di Iniziazione al Mantra Madre
  • Selezione di volumi Aseq Editrice

    I Domenicani

    I Domenicani

    Autore/i: Giannini Massimo C.
    Editore: Il Mulino
    introduzione dell’autore. pp. 240, Bologna

    Fondato dal castigliano Domingo de Guzmán nel contesto dei conflitti religiosi e dottrinali dei primi decenni del XIII secolo, l’ordine dei frati predicatori aveva come scopo la predicazione e l’evangelizzazione. Nel corso del Medioevo e dell’età moderna i domenicani furono protagonisti degli studi teologici e fecero parte dei tribunali dell’Inquisizione, anche se non mancarono posizioni critiche verso il potere papale, come mostra la parabola di Savonarola. Si dedicarono inoltre alle missioni in Asia, Africa e America. Fra Otto e Novecento, i domenicani hanno lentamente lasciato il ruolo di rigidi custodi della fede per l’attività missionaria ed educativa, senza rinunciare ai dibattiti teologici.

    Massimo Carlo Giannini insegna Storia e società dell’età moderna all’Università di Teramo. Fra i suoi libri: «L’oro e la tiara. La costruzione dello spazio fiscale italiano della Santa Sede, 1560-1620» (Il Mulino, 2003) e «Papacy, Religious Orders and International Politics in Sixteenth and Seventeenth Centuries» (Viella, 2013).

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        Introduzione
        I. San Domenico e la nascita dell’ordine
        1. Da Osma alla Linguadoca
        2. Da sodalizio di predicatori a ordine religioso
        3. I primi passi dell’ordine domenicano
        II. La costruzione e la diffusione dell’ordine (XIII secolo)
        1. La nascita e l’elaborazione delle istituzioni e delle norme di governo
        2. La diffusione europea
        3. Le ragioni del successo e dei conflitti
        4. La questione dei monasteri femminili
        III. Lo studio e la lotta all’eresia (XIII-XIV)
        1. Il difficile rapporto con le università
        2. La contesa con il clero secolare e il ruolo della teologia domenicana
        3. Ai confini dell’eresia: gli albori dell’Inquisizione
        4. Nel segno dell’Inquisizione
        IV. Dalla crescita alla crisi (XIII-XIV secolo)
        1. Ai confini della fede cristiana: le missioni
        2. I domenicani e la Santa Sede
        3. Il Trecento, secolo di divisioni
        4. I predicatori in una cristianità divisa
        V. L’età dell’osservanza e delle profezie (XV-XVI secolo)
        1. La nascita dell’osservanza e i primi contrasti interni
        2. La difficile diffusione dell’osservanza
        3. Le congregazioni osservanti
        4. Dalla riforma alla profezia: la vicenda di Girolamo Savonarola
        5. Savonarola e non solo
        VI. L’età dei conflitti (XVI-XVII secolo)
        1. Il tempo delle Inquisizioni
        2. I domenicani e l’Inquisizione romana
        3. Obbedire al papa o ai sovrani?
        4. L’affare Ridolfi
        VII. Dall’attività missionaria al tramonto dell’antico regime (XVI-XVIII secolo)
        1. Verso Occidente
        2. Verso Oriente
        3. I domenica tra «riti cinesi» e persecuzioni
        4. L’altro Oriente
        5. Polemiche dottrinali e interventi dei sovrani
        6. La crisi dell’antico regime
        7. Nella bufera dell’età rivoluzionaria e napoleonica
        VIII. Alla prova della modernità (XIX-XX secolo)
        1. Restaurazione e mutamento
        2. I domenicani nell’età degli Stati nazionali
        3. Rinascite, nuovi conflitti dottrinari e altre soppressioni
        4. Gli anni della prova
        5. I custodi dell’ortodossia da Pio XI al Concilio Vaticano II
        6. Dopo e oltre il Concilio Vaticano II
        Letture consigliate
        Indice dei nomi

    Meditazione Buddhista

    Meditazione Buddhista

    Per una fenomenologia del corpo e della mente
    Autore/i: Terrin Aldo Natale
    Editore: Morcelliana
    pp. 208, Brescia

    L’autore mette in risalto la specificità della meditazione buddhista, basata su una modalità essenziale: la consapevolezza come presenza a se stessi e, nello stesso tempo, presa di distanza dal mondo. Questo genere di meditazione – qui indagata seguendo i testi antichi del Canone Pali (i sec. a.C.) – ha una valenza spirituale che permette di afferrare il significato anche esistenziale del buddhismo: essa è un valido antidoto contro le situazioni di disagio e ansia tipiche della nostra cultura. È però soprattutto il suo valore conoscitivo a essere qui indagato: il metodo proposto per prendere coscienza di sé – e la sua forza mistica di possibile via al nirvana – costituisce un fertile terreno di dialogo tra scienze cognitive e fenomenologia, che sono invitate a riconoscersi reciprocamente integrandosi per giungere a un’autentica concezione dell’io nel suo rapporto con la trascendenza.

    Aldo Natale Terrin professore emerito dell’Istituto di Liturgia Pastorale di S. Giustina a Padova, ha pubblicato per l’editrice Morcelliana: Il rito (1999), Mistiche dell’Occidente (2001), Religione e neuroscienze (2004), L’Oriente e noi (2007), La religione (2008), Religione visibile (2011), Il mito delle acque in Oriente (2012), Liturgia come gioco (2014) e ha curato, di R. Otto, Il sacro (2011).

    Marx

    Marx

    e la tradizione del pensiero politico occidentale
    Autore/i: Arendt Hannah
    Editore: Raffaello Cortina Editore
    a cura di Simona Forti, con un saggio critico di Adriana Cavarero. pp. 168, Milano

    Quali sono le ragioni del fallimento della tradizione di pensiero che non ha saputo impedire la tragedia totalitaria? Il nesso tra totalitarismo, marxismo e tradizione filosofica è uno dei nodi teorici cruciali dell’opera di Hannah Arendt. L’autrice spiega qui i motivi che l’hanno spinta a occuparsi del pensiero marxiano, delle sue idee sul lavoro, sulla violenza e sul cambiamento del mondo, e afferma che Marx consente di chiarire quali tratti della filosofia politica occidentale mostrano un’aria di famiglia con la “mentalità totalitaria”.
    Con le sue ambivalenze, Marx risulta una figura chiave, di rottura e di continuità assieme, nel suo rapporto con la tradizione che va da Platone e Aristotele a Hegel, per la comprensione della catastrofe politica del xx secolo e il ripensamento critico del pensiero occidentale.
     
    Hannah Arendt (1906-1975), figura eminente della cultura contemporanea, è autrice di opere che hanno scandito il tempo storico e filosofico del secolo scorso: Le origini del totalitarismo (1951), La banalità del male (1963), La vita della mente (1978). Nelle nostre edizioni sono stati pubblicati, nel 2006, L’umanità in tempi bui e, nel 2015, Socrate.

    Citrasutra

    Citrasutra

    Trattato sulla Pittura nell’India Antica
    Autore/i: AA. VV.
    Editore: Luni
    traduzione di Annamaria Dallaporta e Lucio Marcato. pp. 208, Milano

    Questo volume sui princìpi della pittura dell’India antica è composto da tre testi: Citrasutra, Pratimalakshana (compresi entrambi nel Vishnudharmottara Purana; IV-VII sec.) e il breve Talamana (V-VI sec.).
    Annamaria Dallaporta e Lucio Marcato, curatori del libro, propongono del Citrasutra e del Pratimalakshana una versione basata sulle traduzioni in inglese delle copie del testo sanscrito ritrovate dagli inizi del XX secolo, mentre per il Talamana si sono serviti della traduzione di P.N. Bose del 1926.
    La pittura di cui si parla in questo volume è quella tradizionale hindu, praticata con poche varianti fino al sopravvento della cultura musulmana. Nonostante nel Citrasutra sia proclamata una sorta di superiorità della pittura sulle altre arti, la consistenza del testo e la sua collocazione all’interno di un Purana suggeriscono che la cultura tradizionale, evidentemente affetta da una residua aniconicità originatasi forse nel Periodo Vedico, abbia riservato alla pittura (e alla scultura) una certa diffidenza limitando così la sua diffusione.
    Dai miti sull’origine della pittura riportati nel Citrasutra emergono importanti considerazioni: la bellezza, ossia l’efficacia della realtà possibile, immaginata e dipinta, poteva (doveva?) essere superiore a qualsiasi bellezza esistente e il pittore, producendola, avrebbe agito per il bene dell’umanità.
    Come per la scultura, l’immagine si doveva formare nella mente del pittore prima di essere espressa nei modi e con la forma adatti a stimolare una ben precisa reazione emotiva in chi la guardava. Se sacra, la pittura doveva promuovere la visione del divino, se profana il coinvolgimento totale.
    Non poteva che essere così dal momento che Vishnu, divinità massima, era considerato il primo pittore e Vishvakarman, figura semidivina, il suo primo allievo.
    Le minuziose indicazioni dei testi prevedevano ricadute pesantemente negative su chi le avesse applicate con poco scrupolo: l’insistenza con cui venivano manifestate tali ripercussioni fa presumere che le tre opere avessero avuto uno scopo essenzialmente didattico.
    La traduzione e curatela di questi importantissimi testi presentati per la prima volta in lingua italiana fornisce al lettore e allo studioso un importante strumento per poter comprendere a fondo la pittura dell’India antica fornendo i testi e gli esempi per poter confrontare due culture assai lontane l’una dall’altra per quanto riguarda la pittura: quella dell’India antica e quella Occidentale.

    Annamaria Dallaporta è laureata in Scienze Geologiche e in Lingue e Letterature orientali (lingua hindi).

    Lucio Marcato è laureato in Architettura.
    Da circa trent’anni si dedicano allo studio dell’India antica con particolare riguardo all’archeologia dell’Età del Ferro dell’antico regno del Panchala, partecipando a ricognizioni e scavi.
    Oltre a numerosi articoli su riviste italiane, indiane e inglesi, hanno pubblicato: Argomenti di archeologia indiana, Padova, 2004; Archaeological Sites of South Panchala, Delhi, 2005; Kampil – Archaeological Study of a Site in the Ancient Kingdom of Panchala, Delhi, 2011; Vastusñtra Upanishad. Fondamenti della Scultura Sacra nell’India antica, Luni editrice, 2015.

    Budo – Manuale dell’Insegnante

    Budo – Manuale dell’Insegnante

    Autore/i: Rigolio Luigi
    Editore: Luni
    prefazione di Daniela Borra. pp. 112, nn. ill. b/n, Milano

    Questo importante manuale è rivolto in primis agli insegnanti di arti marziali, ma nella sostanza è un testo che potrà servire a tutti i praticanti delle discipline orientali per potersi districare nel nebuloso mondo dell’insegnamento.
    “Insegnare” è estremamente difficile: i grandi pedagoghi hanno determinato le strutture portanti della nostra civiltà, dettando le modalità e le finalità per poter arrivare a educare sia i ragazzi, sia i bambini sia, cosa assai più complicata, gli adulti. Per questo motivo l’Insegnante di arti marziali ha necessità di avere degli aiuti per la sua attività: troppo spesso si confonde l’essere tecnicamente esperti con il riuscire a trasmettere qualche cosa che non sia la pura tecnica. Insegnare, per il mondo del “Budo”, è estremamente difficile e complicato: si deve trasmettere un sapere tecnico, uno agonistico, ma molto spesso colui che frequenta un dojo cerca anche un punto di riferimento nella figura del “maestro”, e l’insegnante diventa un “guru”, una guida che va al di là del suo ruolo. È un errore comune confondere tutte queste attitudini e credersi capaci di “tutto” soltanto perché si è raggiunto un alto grado come cintura nera. Con questo testo, l’Istruttore di arti marziali ha finalmente a disposizione un “metodo” per insegnare con successo. Per la prima volta si chiarisce come sviluppare un gruppo facendo crescere gli allievi nelle discipline del Budo. Il sapere giapponese viene spiegato e schematizzato, grazie a racconti, esempi, dimostrazioni.
    Luigi Rigolio spiega come si può passare da un allenamento “normale” a un allenamento fatto in modo appropriato per affrontare gli errori degli allievi, superando anche i propri errori di Insegnante, illustrando il “cosa” e il “come”, per fare il salto da “Istruttore” a “Sensei”.

    Luigi Rigolio, laureato in Storia della Filosofia Antica presso l’Università degli Studi di Milano, come Consulente direzionale e Formatore lavora per lo sviluppo delle persone e delle organizzazioni. È autore di articoli e testi sulla gestione d’impresa. Pratica la Via delle arti marziali fin dall’adolescenza, insegna Kendo da più di trent’anni e si occupa di progetti di formazione di base e di specializzazione per gli Insegnanti della Confederazione Italiana Kendo.

    Il Lago Errante

    Il Lago Errante

    Autore/i: Sven Hedin
    Editore: Luni
    nota dell’editore, traduzione dallo svedese di Carlo Diano. pp. 304, nn. ill. b/n, Milano

    Questo libro è il supremo coronamento di una vita di avventure, di spedizioni in territori inesplorati dove mai piede d’uomo aveva toccato il suolo, di fatiche, di freddo pungente nelle ossa e tempeste, sempre a sfidare la natura in zone dove quest’ultima vince sempre.
    Leggere questo libro ci riporta a un mondo che ci stiamo lasciando scappare senza accorgercene: quando Sven Hedin attraversava solitario il Tibet, in Europa ci si organizzava per la prima Guerra Mondiale; quando attraversò il Lop-Nor, il lago errante, si era tra due guerre, una da poco finita l’altra in procinto di nascere, in zone dove gli Occidentali erano considerati sempre delle spie al servizio di questo o quel regno o governo, con pericoli veramente reali e concreti (prigione e morte).
    Sven Hedin con questo straordinario viaggio tradusse in realtà una sua intuizione scientifica: esisteva un lago che era scomparso e che era di recente ricomparso, un lago di grandissime dimensioni, su quella che era stata la più importante strada conosciuta al mondo, la Via della seta.
    Il dottor Hedin, come tutti lo chiamavano, cercò anche di individuare una pista per poter tentare la riapertura di una Nuova Via della seta, ma fu fermato dagli strumenti inadeguati e dai governanti che lo volevano sotto controllo stretto,
    non intuendo che le visioni di certi uomini sono, per nostra fortuna, le fondamenta su cui si costruiscono le comodità a cui siamo abituati.
    A noi semplici lettori “da salotto” resta soltanto la possibilità di emozionarci e sbigottirci di fronte a queste pagine, ricordando che sono state scritte nel 1934 e che allora Sven Hedin scoprì un lago enorme e, se ci si riflette, l’incredulità aumenta.
    Lasciamo alle parole di questo libro la possibilità di fare sognare ancora oggi tutti quanti pensano che essere un esploratore sia ancora uno dei “lavori” più straordinari che esistano.

    Sven Hedin (Stoccolma 1865 – Stoccolma 1952) è stato un esploratore, geografo e scienziato svedese. Studiò geologia, zoologia, mineralogia e latino, e fu allievo del grande esploratore Ferdinand von Richtofen. Viaggiò per l’Asia, il Tibet, la Cina, la via della seta, il Pamir, il deserto di Taklamakan, per le vette dell’Himalaya. È considerato il più grande esploratore del XX secolo. Il primo occidentale a essere giunto nella regione detta Transhimalaya (un’imponente catena montuosa dell’Asia Centrale) fu proprio Sven Hedin, e in suo onore, questa catena montuosa di 1600 chilometri, è anche conosciuta come monti Hedin.

    La Chiave

    La Chiave

    Autore/i: Tanizaki Junichiro
    Editore: Bompiani
    prefazione di Geno Pampaloni, nota biografica di Adriana Boscaro, traduzione di Satoko Toguchi. pp. 144, Milano

    La chiave di un cassetto, lasciata cadere apparentemente per caso da un marito ansioso di esplorare nuovi orizzonti sessuali insieme alla moglie, dalla quale è irresistibilmente attratto, conduce la donna su una strada di lussuria e perdizione da cui non riuscirà più ad allontanarsi. La donna scopre infatti, leggendo il diario del marito, i suoi segreti, la sua inarrestabile passione, la necessità di fomentare i suoi istinti sessuali con un gioco ingegnoso ma rischiosissimo, alimentato dalla gelosia. Si fa invischiare in questa rete, in una crescente tensione fatta di amore-odio che coinvolge a poco a poco anche altre persone, come l’amante e la figlia e condurrà infine il protagonista all’autodistruzione. Il significato di questo piccolo gioiello però non sta tanto nella descrizione del folle crescendo erotico che irretiscei personaggi del romanzo quanto, come dice Geno Pampaloni nella prefazione “nel fitto di un labirinto stupefacente che sembra costruito nel corso di accumulazioni secolari entro la psicologia umana, ad avviluppare passioni, errori, proibite delizie, infingimenti.”

    Junichiro Tanizaki nacque a Tokyo nel 1886 e morì nel 1965. Divenne ben presto popolare con la pubblicazione di numerosi drammi, racconti e romanzi, alcuni dei quali fecero scandalo per l’accentuata componente sadica e sensuale. Bompiani ha pubblicato, oltre alle Opere nei Classici Bompiani, L’amore di uno sciocco, Diario di un vecchio pazzo, La gatta, Libro d’ombra, Il ponte dei sogni e altri racconti, Vita segreta del Signore di Bushu.

    Manuale di Autodifesa dall’Inquinamento Elettromagnetico

    Manuale di Autodifesa dall’Inquinamento Elettromagnetico libroVenerdì 2 dicembre 2016, alle 20:30
    presso la Libreria Aseq in via dei sediari 10.

    Relatrice: Francesca Pulcini

    Manuale di Autodifesa dall’Inquinamento Elettromagnetico
    Consigli pratici ed utili nell’uso quotidiano delle tecnologie
    di Francesca Pulcini
    Andromeda Edizioni

    Noi esseri umani, ci siamo evoluti attraverso i campi elettromagnetici naturali: campi elettrici e magnetici terrestri, la luce del sole, le radioemissioni delle galassie, la pioggia e i fulmini, ma negli ultimi 50 anni con lo sviluppo delle tecnologie elettromagnetiche, si sono creati dei campi elettromagnetici artificiali fino a milioni di volte superiori a quelli naturali, ai quali ci stiamo ancora adattando, e ne siamo talmente immersi che agiscono su di noi come degli agenti stressanti. Per questo è opportuno adottare quel principio che gli anglosassoni definiscono della Prudent Avoidance (il criterio di evitare per prudenza). Le tecnologie fanno ormai parte della nostra vita quotidiana, e nessuno di noi ne può più fare a meno: cellulari, pc, tablet, internet, elettrodomestici. L’importante è saperli usare in modo appropriato, e per farlo è un nostro diritto essere informati sui rischi connessi al loro utilizzo. Di questo dovrebbero occuparsene i media, che purtroppo non solo non lo fanno, ma quelle rare volte che se ne parla, tendono a minimizzare o negare l’esistenza di pericoli per la salute umana. Ed è questo il mio ruolo come divulgatrice scientifica, quello di fare una corretta informazione. In questo manuale spiegherò come difendersi dall’inquinamento elettromagnetico in modo semplice ma efficace al fine di preservare la vostra salute e quella della vostra famiglia e continuare ad utilizzare in modo “sano” quelle che sono diventate per noi le indispensabili compagne di viaggio: le tecnologie.

    Francesca Pulcini, diplomata nel 1997 come privatista in “Teoria e solfeggio” al conservatorio “Francesco Morlacchi” di Perugia. Attualmente lavora in “UnipolSai assicurazioni.
    Amministratore Unico e coordinatore generale della “Casa Editrice Edizioni Andromeda s.r.l.”, Roma.
    Opera all’interno del CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo sostenibile), nella sezione tematica BEM – Bioelettomagnetismo, coordinata dal prof. Massimo Scalia.
    Al Premio Internazionale San Francesco 2015 ha ricevuto il riconoscimento di “Operatore di Pace” per l’Impegno profuso in favore dei Valori Universali della Salvaguardia e del Rispetto dell’Ambiente nella prospettiva dello Sviluppo Tecnologico e Umano.
    La sua passione per la musica, che si estrinseca nello studio del pianoforte, chitarra e canto, la porta ad interessarsi di quest’arte in tutte le sue sfaccettature: da quelle più classiche a quelle più misteriose. Oltre alla musica si interessa del pensiero di quegli studiosi che la cultura ufficiale considera come i “moderni eretici” e che vengono relegati in un settore di nicchia: primo passo per poi essere dimenticati.
    Musicista, scrittrice, esperta in divulgazione scientifica, si occupa in particolare di campi elettromagnetici, ambiente e salute.

    Ingresso libero fino ad esaurimento posti (60).

    Per qualsiasi ulteriore informazione, è possibile contattarci direttamente allo 06 6868400 oppure, via email, all’indirizzo info@aseq.it

    Ba Ji Quan

    Ba Ji Quan

    I segreti degli otto poli
    Autore/i: Pernatsch Stefano; Wu Zu Y.
    Editore: Luni
    pp. 256, ill. b/n, Milano

    Il Ba Ji Quan è uno dei metodi di kung fu più efficaci, tanto che si dice sia stato scelto dagli antichi Imperatori cinesi per addestrare le loro guardie del corpo dopo che si rivelò un sistema di combattimento migliore tra più di duecento stili. Si tratta di un metodo che tende a sviluppare e a conseguire in combattimento il massimo dell’efficacia, con attacchi feroci ed esplosivi, lanciati contro il corpo dell’avversario con una velocità di esecuzione e una continuità tali da impedirgli ogni iniziativa e ridurlo alla resa.
    Questo testo, ricco di illustrazioni, tratta in maniera esaustiva e articolata il vasto contenuto – storico, strategico e tecnico – del Ba Ji Quan originale, quello della famiglia Wu, rimasto nascosto per secoli. Il trattato si struttura attorno a una novità assoluta: per la prima volta viene tradotto in una lingua occidentale un vecchio manuale segreto di arti marziali cinesi, il Quan Pu, fino a ora tramandato gelosamente da maestro a discepolo; in esso si trovano insegnamenti che risulteranno assai preziosi per tutti i praticanti di arti marziali, contemplando aspetti profondi come i concetti filosofici sottostanti la pratica, lo sviluppo delle energie psicofisiche e gli stratagemmi per gestire con sicurezza le fasi dinamiche del combattimento.
    Grazie alla sua potenza, il Ba Ji Quan è destinato a diventare un sistema di arti marziali sempre più famoso, e questo libro si pone come il testo fondamentale per penetrarne i misteri, e con essi i princìpi di ogni forma di kung fu.

    Il Metodo e l’Antropologia

    Il Metodo e l’Antropologia

    Il contributo di una scienza inquieta
    Autore/i: Malighetti Roberto; Molinari Angela
    Editore: Raffaello Cortina Editore
    prefazione di Silvana Borutti. pp. 300, Milano

    Il lavoro sul campo è un’esperienza intensa che interroga il ruolo del ricercatore e lo statuto scientifico del sapere. Ciò che altre scienze possono dare per scontato per l’antropologia diviene problematico in ragione del maggior coinvolgimento esistenziale dell’etnografo. L’iniziale utilizzo dei modelli delle scienze naturali, l’impiego dei metodi quantitativi, la pratica dell’osservazione partecipante non sono riusciti a risolvere l’incompatibilità originaria fra metodo e soggettività. Mossa da ciò che Foucault definisce un “perpetuo principio di inquietudine”, l’antropologia dell’ultimo quarto del XX secolo ha utilizzato i contributi del pensiero filosofico e scientifico per ripensare i propri fondamenti e trasformare la soggettività in una risorsa. Ricostruendo i paradigmi metodologici attraverso i quali l’antropologia ha modellato il proprio sapere, il testo analizza criticamente la pratica etnografica, dagli esordi evoluzionistici e dalla rivoluzione etnografica di Malinowski fino alla svolta interpretativa e ai modelli dell’esperienza e dell’incorporazione. Gli autori discutono i contributi dell’etnografia al dialogo metodologico interdisciplinare, superando le contrapposizioni tra scienze “dure” e scienze “morbide” e configurando un’inedita unificazione dei saperi.

    Roberto Malighetti è professore ordinario di Antropologia culturale presso l’Università di Milano-Bicocca. Si interessa di epistemologia e metodologia della ricerca, antropologia dello sviluppo e antropologia medica. In questa collana ha pubblicato Il Quilombo di Frechal (2004).

    Angela Molinari è dottoranda in Antropologia culturale presso il dipartimento di Scienze umane per la formazione dell’Università di Milano-Bicocca. Si interessa di epistemologia delle scienze umane e delle intersezioni fra antropologia, medicina e psicoanalisi.

    Frammenti dell’Aldilà

    Frammenti dell’Aldilà

    Miniature trecentesche della Divina Commedia
    Autore/i: Ponchia Chiara
    Editore: Il Poligrafo
    prefazione di Federica Toniolo. pp. 288, nn. tavv. a colori e b/n f.t., Padova

    Una veste visiva per un poema nuovo e del tutto privo di una tradizione iconografica precedente: questo l’esito cui giunsero i miniatori dell’Italia del Nord nell’elaborare l’illustrazione miniata della Divina Commedia, trasformando i codici in manufatti di gran pregio e spiccata originalità, qui indagati nella loro componente figurata. La lettura delle immagini si articola in una molteplicità di ambiti: l’analisi dello stile, la riflessione sul rapporto con il testo, l’attenta investigazione delle fonti, lo studio comparato delle soluzioni illustrative proposte e delle varie tipologie di narrazione, al fine di evidenziarne relazioni, analogie, differenze. In bilico tra le suggestioni tardoantiche e le tendenze dell’epoca, l’apparato iconografico si fa esegesi e, in alcuni casi, giunge ad assumere connotazioni filologiche. Attraverso molteplici percorsi di indagine e un approccio diversificato allo studio delle immagini, l’autrice tratteggia un quadro approfondito di come il capolavoro dantesco venne recepito e raffigurato all’epoca della sua prima diffusione.

    Pharmageddon

    Pharmageddon

    Eclissi della cura e marketing della medicina
    Autore/i: Healy David
    Editore: Mimesis
    prefazione e cura di Tullio Giraldi, traduzione di Tullio Giraldi e Maša Jović integralmente rivista da Alessandro Catalano. pp. 376, Milano

    Malattie, vaccini, psicofarmaci, pubblicità e denaro. L’intreccio da cui può risultare o meno la nostra salute è molto complesso. Professore di psichiatria presso l’Università di Bangor del Galles nel Regno Unito, David Healy è un protagonista e testimone della rivoluzione avvenuta in psichiatria con la scoperta e l’introduzione nella pratica clinica degli psicofarmaci, che hanno cambiato il destino dei malati mentali, la medicina e la società stessa. Si è inoltrato con coraggio nella variegata architettura della sanità occidentale tra case farmaceutiche, agenzie pubbliche di controllo come i ministeri della sanità e campagne mediatiche. In questo volume, l’autore passa in rassegna i numerosi problemi posti dal controllo che l’industria farmaceutica esercita sulla medicina moderna, mettendo in luce un sistema a incastro, che a volte diventa una ragnatela di errori pagati dai pazienti. Con il coraggio della sua competenza, Healy suggerisce alcune vie d’uscita a partire da una lettura diversa dell’efficacia dei farmaci. In un momento storico in cui l’abuso di farmaci viene scambiato per cura, la riflessione culturale suscitata da questo inedito restituisce dei fondamentali interrogativi sulla funzione sociale della medicina.

    David Healy è professore di psichiatria, psichiatra e psicofarmacologo di notevole riconosciuta esperienza e reputazione. È un ricercatore clinico, e storico della psicofarmacologia, autore di un gran numero di articoli pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche di medicina, e di venti libri riguardanti gli psicofarmaci e il loro impiego per il trattamento dei disturbi mentali.

    L’Accademia dell’Arcadia e il Bosco Parrasio

    L’Accademia dell’Arcadia e il Bosco Parrasio

    Autore/i: Alhaique Pettinelli Rosanna
    Editore: Artemide
    pp. 48, nn. ill. a colori, Roma

    «Il 23 dicembre del 1655 da Porta del Popolo entrava in Roma, accompagnata da una solenne cavalcata che era partita da Villa Giulia, Cristina di Svezia, che si era convertita al cattolicesimo intorno al 1652 e aveva abdicato a favore del cugino Carlo Gustavo nel 1654. La sua prima dimora romana fu Palazzo Farnese e poi la regina si stabilì, dal 1662 sino alla sua morte, nel Palazzo Riario, poi Corsini, alla Lungara. Cristina, donna di notevole cultura, aveva avuto rapporti con i maggiori intellettuali del suo tempo. Era stata amica e discepola dei filosofi allora più noti in Europa, come Cartesio, Grozio, Pasca!, Gassendi. A Roma mostrò una grande passione per fastosi spettacoli teatrali contrassegnati da importanti e complessi apparati scenici e da significativi accompagnamenti musicali, così come per i ricchi eventi del Carnevale romano, e in questo ella trovò la comprensione di Clemente IX (Giulio Rospigliosi), che condivideva con lei la passione per le lettere, le rappresentazioni teatrali, la musica. A Roma la regina svolse nelle sue case una vasta attività culturale, accogliendovi intellettuali, scienziati e letterati. Il 24 gennaio 1656 tenne a Palazzo Farnese la prima adunanza di una Accademia Reale da lei già fondata a Stoccolma nel 1653. Questa Accademia anticipa, in alcune norme, le regole che da lì a pochi anni saranno dell’Accademia dell’Arcadia. Lo Statuto dell’Accademia Reale ebbe, anche di pugno di Cristina, numerose stesure di cui qui si riporta quella del 1680[…]»

    La Regina delle Nevi e Altri Racconti

    La Regina delle Nevi e Altri Racconti

    Autore/i: Andersen Hans Christian
    Editore: Bompiani
    illustrazioni di Edmund Dulac. pp. 192, nn. ill. a colori, Milano

    Un reame di ghiaccio dove non esiste la tristezza ma nemmeno la gioia, governato da una regina a cui una delusione d’amore ha spezzato il cuore. Un imperatore della lontana Cina che si allontana dalla natura perché preferisce inquietanti oggetti artificiali. Una sirena che per amore è disposta a rinunciare a tutto, e il bambino che insegna agli adulti ad ammettere che il re è nudo. C’è qualcosa di ancestrale e allo stesso tempo sempre moderno nelle fiabe di Andersen, che uniscono elementi del folklore nordico a fini rappresentazioni dei moti d’animo universali.

    Hans Christian Andersen è uno scrittore danese. È uno dei grandi autori di fiabe dell’Ottocento, riutilizzò in modo originale il grande patrimonio delle fiabe nordiche, infondendo in esso un caratteristico spirito ottimista. Un profondo sentimento idillico-religioso e un’amara conoscenza della vita si fondono, nelle migliori fiabe, a creare quella duplicità e simultaneità di visione fantastico-realistica, che gli consente i più arditi cambiamenti di registro, i più audaci impasti di tinte. Figlio di un povero calzolaio, trascorse l’infanzia nel suo chiuso mondo di sensitivo e fantasioso perdigiorno. Nel 1819 andò, in cerca di fortuna, a Copenaghen e si cimentò nel canto, nella recitazione e nella danza, ma senza successo. I suoi primi tentativi letterarî nello stile romantico-ironico di Hoffmann, di Heine e di Waiblinger: Fodrejse fra Holmens kanal til Østpynten af Amager (“Viaggio a piedi dal canale di Holmen alla punta orientale di Amager”, 1829), Skyggebilleder af en rejse til Harz og det sachsiske Schweiz (“Schizzi d’un viaggio nel Harz e nella Svizzera sassone”, 1831), Digte (“Poesie”, 1830), sono cose molto modeste; superficiali e sconnessi, ma non privi di colore, sono invece i romanzi Improvisatoren (“L’improvvisatore”, 1834-35) e Kun en spillemand (“Un semplice violinista”, 1837).
    Pur continuando a coltivare il romanzo (De to baronesser, “Le due baronesse”; trad. inglese e ed. danese 1848) e la sua infelice passione per il teatro (Den ny barselstue, “La nuova camera della puerpera”, 1845), già nel 1835 A. aveva cominciato a scrivere le prime Eventyr portalte for børn (“Fiabe narrate ai bambini”), cimentandosi in quel “genere minore” che, per semplicità di struttura e duttilità di materia, meglio s’adattava al suo estro fantastico. Tra il 1835 e il 1872 ne uscirono, in fascicoli quasi annuali, circa centocinquanta. La materia tradizionale tenue e umile, fiabesca, mitica, leggendaria, è qui sollevata a dignità d’arte da una lingua viva parlata antiletteraria, vibrante d’immediatezza e d’intimità. Intimamente legati al mondo delle fiabe, per tono e prospettiva, sono il Billedbog uden billeder (“Libro figurato senza figure”, 1840) e singole parti dei molti libri di viaggio scritti tra il 1840 e 1857 in Italia e in Grecia, in Turchia, in Svezia e in Spagna. Importante per la ricostruzione biografica, ma di scarso valore artistico la prolissa autobiografia Levnedsbogen (“Il libro della vita”, scritto 1832-33: dall’infanzia alla prima affermazione letteraria intorno al 1830; trad. ted. Das Märchen meines Lebens premessa alla prima ed. dei suoi scritti completi, 1847), poi rielaborata e condotta fino al 1855 in Mit livs eventyr (“La fiaba della mia vita”); una continuazione che giunge fino agli ultimi anni è stata pubblicata nel 1877. Muore a Copenaghen nel 1875.

    Favole

    Favole

    Autore/i: Esopo
    Editore: Bompiani
    introduzione di Giorgio Manganelli, traduzione di Elena Cela Valla, illustrazioni di Edward J. Detmold. pp. 256, nn. ill. a colori, Milano

    La cicala e la formica, la volpe e il serpente, il lupo e l’agnello, la gallina dalle uova d’oro: i personaggi e le situazioni delle favole di Esopo fanno parte da millenni della cultura popolare e non solo, al punto da essere ormai depositati nel profondo del nostro immaginario. E se i protagonisti delle storie sono quasi sempre animali, le doti, i difetti e le virtù che essi incarnano sono intensamente umani: invidiosi o saggi, avidi o coraggiosi, ipocriti o astuti, con i loro stratagemmi, i loro errori ingenui e le loro battute fulminanti compongono davanti ai nostri occhi un mondo semplice ma profondamente autentico, in cui ognuno di noi può riconoscere tratti di se stesso e delle persone che ci circondano. In questa edizione di pregio, le raffinate illustrazioni di Edward Detmold restituiscono alla perfezione – con la loro vitalità naturalistica e la loro vivacità decorativa – l’eterna attualità delle favole di Esopo, facendoci sorridere, e insieme riflettere, davanti all’immutabilità della natura umana.

     

    Senza Misericordia

    Senza Misericordia

    Il Trionfo della Morte e e la Danza macabra a Clusone
    Autore/i: Frugoni Chiara; Facchinetti Simone
    Editore: Einaudi
    pp. 214, riccamente illustrato a colori, Torino

    Un volume che – partendo da una nuova campagna fotografica dedicata agli affreschi della Chiesa dei Disciplini di Clusone – offre al lettore uno studio innovativo su questo straordinario complesso iconografico.

    Perché, verso la fine del Trecento, la Chiesa accolse in affreschi e miniature i temi macabri? Svolgono argomenti che in sé non hanno nulla di cristiano, dato che al fedele dovrebbe interessare la sorte dell’anima e non quella del corpo. La spiegazione offerta in Senza misericordia collega tale novità, sorprendentemente, alla nascita, all’incirca verso l’inizio del Duecento, del purgatorio. A Clusone, sulla facciata dell’Oratorio dei Disciplini, si dispiega una vera e propria antologia di temi macabri, rara per la sua completezza e di immediata comunicazione visiva: l’Incontro dei tre vivi e dei tre morti, il Trionfo della Morte, la Danza macabra, dipinti nel 1485 da Giacomo Busca. Il libro, partendo da una nuova campagna fotografica dei coloratissimi affreschi, individua sia personaggi fino ad oggi rimasti senza nome, sia personaggi la cui esatta tipizzazione era sfuggita. Senza misericordia gli scheletri che, ben aggiornati, adoperano anche la polvere da sparo, senza misericordia i chiusi e laboriosi componenti della società che si rappresenta nel dipinto: assenti le donne, non c’è posto per i vecchi, per i poveri, per i malati, per i bambini. Il nome del pittore dello straordinario manifesto è finalmente individuato in modo piú sicuro, ricostruito con serrati confronti nella sua personalità artistica. Infine una sorridente e puntuale ricerca documenta la fortuna degli affreschi, con le incomprensioni e i fraintendimenti dei primi «scopritori» ottocenteschi. Chiara Frugoni e Simone Facchinetti si sono divisi le pagine secondo le differenti competenze, augurandosi che i lettori vogliano accogliere la loro visita guidata, ricca di sorprese.

    Chiara Frugoni ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pisa, Roma e Parigi. Ha pubblicato numerosi saggi sulle figure di san Francesco e santa Chiara, tra cui: Francesco e l’invenzione delle stimmate, Vita di un uomo: Francesco d’Assisi, Una solitudine abitata: Chiara d’Assisi (Laterza 2006) e Francesco e le terre dei non cristiani (Edizioni Biblioteca Francescana 2012). Presso Einaudi ha inoltre pubblicato: La Cappella degli Scrovegni di Giotto, La cattedrale e il battistero di Parma, L’affare migliore di Enrico. Giotto e la cappella Scrovegni, La voce delle immagini. Pillole iconografiche dal Medioevo, Le storie di San Francesco. Guida agli affreschi della Basilica superiore di Assisi, Quale Francesco? e, con Simone Facchinetti, Senza misericordia. I suoi libri sono tradotti nelle principali lingue europee, oltre che in giapponese e in coreano.

    Simone Facchinetti ha pubblicato diversi saggi sulla pittura in Italia settentrionale, compresa tra il XV e il XVIII secolo, e ha curato l¿edizione critica del Carlo Braccesco di Roberto Longhi (Guanda 2008). Per Einaudi ha pubblicato, con Chiara Frugoni, Senza misericordia (2016).

    Riflessioni XII-XV

    Riflessioni XII-XV

    (Quaderni neri 1939-1941)
    Autore/i: Heidegger Martin
    Editore: Bompiani
    a cura di Peter Trawny, avvertenza e traduzione di Alessandra Iadicicco. pp. 372, Milano

    I Quaderni neri presentano una forma che, secondo le sue caratteristiche, risulta oltremodo singolare non solo per Heidegger, bensì in generale per la filosofia del XX secolo. Tra i generi testuali di cui solitamente si fa uso i Quaderni sarebbero anzitutto da paragonare a quello del “diario filosofico”. In essi gli eventi del tempo vengono sottoposti a considerazioni critiche e messi continuamente in relazione con la “storia dell’Essere”.Il presente testo è il terzo dei tre volumi in cui sono pubblicate le Riflessioni. Il primo quaderno di questo volume incomincia nella tarda estate del 1939, l’ultimo, con le Riflessioni XV, si conclude negli ultimi mesi del 1941.Le Riflessioni non corrispondono ad “aforismi” da intendersi come “massime di saggezza”. Ciò che è “decisivo non è”, “che cosa si rappresenti e che cosa venga riunito a formare una costruzione rappresentativa”, “bensì solo come si ponga la domanda e assolutamente il fatto che si domandi dell’essere”.Dal “tentativo” di Heidegger di riconoscere la “storia dell’Essere” nei suoi segni quotidiani nasce un manoscritto che, dall’inizio degli anni trenta fino all’inizio degli anni settanta, interpreta anche i due decenni più oscuri della storia tedesca e l’eco che ne seguì.

    Martin Heidegger (1889-1976) è il più importante pensatore tedesco del Novecento e uno dei filosofi più influenti dell’età contemporanea. Di famiglia cattolica studia teologia a Friburgo. Più tardi abbandona il cattolicesimo e nel ’19 diventa assistente di Edmund Husserl, al quale succede nel ’28. Le sue opere più importanti sono Essere e tempo (1927), L’origine dell’opera d’arte (1929), Lettera sull’umanismo (1947), Sentieri erranti (1950), Introduzione alla metafisica (1953), Saggi e discorsi (1954), Che cosa significa pensare? (1954), In cammino verso il linguaggio (1959), Nietzsche (1961), Segnavia (1967).

    Atlante di Anatomia

    Atlante di Anatomia

    Autore/i: Rigutti Adriana
    Editore: Giunti Editore
    pp. 240, nn. ill. a colori, Firenze

    Un viaggio affascinante nel mondo sconosciuto e nascosto del corpo umano attraverso pagine ricche di informazioni funzionali e strutturali per conoscere come siamo fatti e trovare una risposta alle nostre domande. Alle pagine introduttive di carattere storico e generale, seguono 62 schede anatomiche modulari dedicate agli elementi strutturali del nostro corpo. Delle oltre 600 immagini a colori, 380 sono tavole che riassumono le principali caratteristiche anatomiche e funzionali di ciascun organo e sistema fisiologico. Nei 48 box di approfondimento, 21 dei quali a carattere medico, vengono descritti il funzionamento dell’organo o dell’apparato anatomico a cui la scheda si riferisce, o vengono date informazioni generali su problemi medici o sulle domande più frequenti. Il glossario e l’indice analitico consentono sia di chiarire velocemente eventuali problemi legati alla terminologia disciplinare, sia di reperire facilmente qualsiasi argomento voluto.

    Adriana Rigutti, naturalista e biologa con un’ampia attività di ricerca in genetica umana alle spalle, è autrice di volumi di divulgazione scientifica per adulti e per ragazzi di grande successo. Tradotti in varie lingue, ricordiamo i suoi grandi atlanti illustrati Anatomia, Fisiologia umana, l’Atlante del cielo, La guida del cielo; e gli Atlanti scientifici Giunti dedicati a: Anatomia, Botanica, Dinosauri, Fisiologia umana, Geografia generale e cartografia, Geologia e mineralogia, Ginnastica, Gravidanza, Immunologia, Meteorologia, Puericultura, Zoologia.

    Medicina Vibrazionale

    Medicina Vibrazionale

    Guida alle terapie energetiche
    Autore/i: Gerber Richard
    Editore: Venexia
    nota e prefazione dell’autore, traduzione di Roberta Arrigoni. pp. 352, ill. b/n, Roma

    Un best-seller che ha rivoluzionato la medicina moderna creando un ponte tra scienza occidentale e guarigione esoterica.

    Best-seller di fama mondiale e pietra miliare della medicina alternativa, questo capolavoro enciclopedico sintetizza l’antica saggezza della guarigione orientale con le più recenti scoperte nell’ambito della ricerca scientifica occidentale, producendo un approccio completamente nuovo al trattamento e alla diagnosi delle malattie.
    Basandosi sull’idea che il corpo umano è un complesso sistema di energie pulsanti che hanno bisogno di essere armonizzate ed equilibrate, Gerber colma il divario tra scienza e guarigione esoterica e propone un modello terapeutico fondato sull’energia indagando ambiti come l’agopuntura, l’omeopatia, la radionica, l’elettroterapia, la guarigione psichica e molti altri ancora. Inoltre, spiegando le teorie moderne riguardo al funzionamento delle terapie energetiche, offre al lettore nuove prospettive fisiche e spirituali di salute e malattia.
    L’intento dell’autore è quello di farci comprendere che non vi sarà mai completa guarigione in un paziente fino a quando il medico-guaritore non opererà su tutti i suoi aspetti energetici (e responsabilizzerà il paziente stesso a farlo).

    “La cura delle malattie nel ventunesimo secolo sarà basata su principi ed interventi che opereranno su dimensioni fisiche, mentali, ambientali e spirituali, cosi efficacemente documentate nel libro Medicina Vibrazionale.” (Dr. Kenneth Pellettier, Scuola di Medicina, Università della California, USA.)

    Il Dr. Richard Gerber esercita medicina interna vicino alla sua casa a Livonia, Michigan ed è un popolare conferenziere internazionale.

    Angoli di Roma

    Angoli di Roma

    Guida inconsueta alla città antica
    Autore/i: Carandini Andrea
    Editore: Laterza
    illustrazioni a cura di Maria Cristina Capanna e Mattia Ippoliti. pp. XVI-254, nn. ill. b/n, Bari

    Tra i luoghi che scopriremo con Andrea Carandini:
    Le case del re dei sacrifici e di Tarquinio Prisco; Grandissime corti porticate; Banchine sul Tevere; Il maggiore tempio di Roma e dell’Impero; Saloni da pranzo della domus Aurea; Il Pantheon di Augusto ricostruito da Adriano; Giardini in forma di teatro e d’ippodromo; Suites di sale; Due templa del divo Augusto, a due angoli del Palatino; Dove dormivano le vestali; Il luogo della Velia; La tomba di un fornaio; Dove la plebe riceveva il grano; La nave di Enea e il suo ricovero.

    Andrea Carandini (Roma, 1937) è professore emerito di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Allievo di Ranuccio Bianchi Bandinelli, ha condotto importanti scavi tra il Palatino e il Foro, scoprendo la prima Roma dell’VIII secolo a.C. e la Roma prima di Roma del IX e del X secolo. Nel 2009 è stato nominato Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, carica che ha ricoperto fino al 2012. Dal febbraio 2013 è Presidente del FAI, Fondo dell’Ambiente Italiano. È autore di numerosi libri, tra cui: Archeologia del mito (2002), La nascita di Roma (2003), Remo e Romolo (2006) e Archeologia classica (2008) per Einaudi; Re Tarquinio e il divino bastardo (2010) e Res publica. Come Bruto cacciò l’ultimo re di Roma (2011) per Rizzoli; La Roma di Augusto in 100 monumenti (2014) e Giove custode di Roma. Il dio che difende la città (2016) per Utet; Passaggio di idee. Tre anni con Isaiah Berlin (2015) per Rubbettino. Ha inoltre curato La leggenda di Roma (2006-2014) per Mondadori e il monumentale Atlante di Roma antica (2012) per Electa.

    Storia Naturale della Morale Umana

    Storia Naturale della Morale Umana

    Autore/i: Tomasello Michael
    Editore: Raffaello Cortina Editore
    prefazione dell’autore, traduzione di Sara Parmigiani. pp. XII-260, ill. b/n, Milano

    Siamo esseri straordinariamente cooperativi e forse gli unici dotati di morale. Michael Tomasello, studioso noto in tutto il mondo per le ricerche sullo sviluppo cognitivo dei primati non umani e dei bambini umani, ci spiega qui come le cose siano strettamente collegate.
    Due sono stati i momenti chiave nell’evoluzione che hanno indotto la specie umana a passare dalla cooperazione strategica alla morale genuina. Nel primo, le sfide dell’ambiente hanno spinto i nostri antenati a collaborare tra loro nella ricerca del cibo, sviluppando forme di intenzionalità congiunta che hanno dato origine a una prima forma di morale, basata sulla seconda persona. In seguito, la pressione demografica ha determinato la frammentazione delle popolazioni umane in gruppi culturalmente definiti, le cui attività hanno richiesto la formazione di un “noi” in grado di esercitare un’intenzionalità collettiva, creando convenzioni e norme che definissero cosa fosse giusto e cosa sbagliato. Il risultato è che gli esseri umani contemporanei possiedono una morale che li obbliga nei confronti non solo degli altri individui ma anche della comunità nella sua interezza.

    Michael Tomasello è codirettore del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia. In questa collana ha pubblicato Le origini della comunicazione umana (2009).

    La Maschera di Sekhmet

    La Maschera di Sekhmet

    Un viaggio nell’oscurità che esplora gli aspetti più cupi dell’animo umano…
    Autore/i: Hesse Claudio
    Editore: Aradia
    prefazione e introduzione dell’autore. pp. 112, ill. b/n, Puegnago d/G (BS)

    Una setta di adolescenti, succubi del fascino morboso esercitato dal vampirismo, celebra riti di sangue volti all’adorazione dell’antica Dea egizia Sekhmet nella sua manifestazione più sinistra: quella di Dea Vampira.
    Un racconto horror dalle tinte forti e fosche…
    Ispirato, in parte, a fatti realmente accaduti…

    Geotettonica delle Zone Orogeniche del Kashmir Himalaya Karakorum – Hindu Kush – Pamir

    Geotettonica delle Zone Orogeniche del Kashmir Himalaya Karakorum – Hindu Kush – Pamir

    (Roma, 25 – 27 giugno 1974)
    Autore/i: AA. VV.
    Editore: Accademia Naz. Dei Lincei
    pp. 320, Roma

    COMITATO ORDINATORE
    A. DESIO – Parole di apertura
    A. DESIO – Introductory Report on the Geotectonics of the Kashmir Himalaya – Karakorum – Hindu Kush – Pamir Orogenic Belts
    A. MARUSSI – Introductory Report on Geophysics
    TOPIC A – GENERAL REVIEW OF THE PRESENT KNOWLEDGE ON THE TECTONIC STRUCTURE OF THE KASHMIR HIMALAYA – KARAKORUM – HINDU KUSH – PAMIR OROGENIC BELTS
    N. A. BELYAEVSKY – Tectonics of the Northern Part of the Pamirs–Himalayan Syntaxis
    H. K. GUPTA – Seismological Investigations and the Tectonics of the Kashmir – Hindu Kush – Pamir Region
    B. S. VOLVOVSKY – Methods of Deep Seismic Studies in the Pamirs and Tien-Shan
    I. H. HAMRABAEV, V. A. PACK and H. lo YUSUPHODJAEV – The Peculiarities of Geo-physical Fields and Deep Structure of the Pamir and Tien-Shan
    A. Kho KAFARSKIY and J. ABDULLAH – Tectonics of North-East Afghanistan (Badakhshan, Wakhan, Nurestan) and Relationship with the Adjacent Territories
    A. DESIO – Some Geotectonic Problems of the Kashmir Himalaya – Karakorum – Hindu Kush and Pamir Area
    A. MARUSSI – Gravity in the Karakorum
    Po BALDI – Magnetism of Karakorum and Surrounding Regions
    TOPIC B – AITEMPT OF A GENERAL SYNTHESIS OF THE EXISTING GEOLOGICAL AND GEOPHYSICAL EVIDENCE IN THE KASHMIR HIMALAYA – KARAKORUM – HINDU KUSH AND PAMIR OROGENIC BELTS
    A. FARAH and S. H. A. SHAH – Reflections on Regional Geological and Geophysical Data of the Karakorum Belt and of the Buried Shield in the Punjab Plain
    D. K. RAY – Recent Advances in the Studies on Geotectonics of Kashmir-Himalaya
    TOPIC C – DISCUSSION OF HYPOTHESIS ON THE TECTONIC EVOLUTION OF THE KASHMIR HIMALAYA – KARAKORUM – HINDU KUSH – PAMIR OROGENIC BELTS
    V. V. BELOUSSOV – Mountain Formation in the History of the Earth’s Tectonosphere
    FREE PRESENTATIONS
    N. Ao BELYAEVSKY – The Structure of the Earth’s Crust and Upper Mantle in the Pamirs and Adjacent Areas
    J. BOULIN et E. BOUYX – L’évolution orogénique de l’Hindou Kouch Occidental, en Afghanistan
    P. LE FORT – A Thermal Model of Intracontinental Subductiono Explanation of the Himalayan Inverted Metamorphism
    Po K. MEHTA – Structural and Metamorphic History of the Crystalline Rocks of Kulu Valley, Himachal Pradesh, in Relation to the Tectonics of the North-Western Himalaya
    E. NORIN – The .’ Black Slates” Formations in the Pamirs, Karakoram and Western Tibet
    A. A. NOWROOZI – Seismicity of Afghanistan and the Hindu-Kush Seismic Zones
    D. K. RAY – Geotectonics of Hindukush – Pamir – Karakorum – Kashmir Himalaya
    D. Ko RAY – Report on the Compilation of the Tectonic Map of India
    D. K. RAY – Tectonic Stages of India
    M. N. SAXENA – Orogenic and Epeirogenic Episodes in the North-Western (Kashmir) Himalayas
    RESOLUTION ADOPTED BY THE COLLOQUIUM
    RESOLUTION ADOPTED BY THE INTERUNION GEODYNAMIC COMMISSION
    PARTECIPANTI AL COLLOQUIO

    Il Tempio Perenne di Santo Stefano

    Il Tempio Perenne di Santo Stefano

    L’Insuperabile Creazione del Passato, Presente e Futuro – La Nuova Gerusalemme dell’Apocalisse
    Autore/i: Ritz Sándor S.J.
    Editore: Libreria Editrice Aseq
    introduzione dell’autore. pp. 162, riccamente illustrato in b/n, Roma

    A Roma sul Monte Celio, la città celeste nella forma originaria della Basilica di Santo Stefano Rotondo, che riproduceva la nuova Gerusalemme dell’Apocalisse.

    Dall’introduzione dell’autore:
    «Il titolo di questo studio non è una esagerazione, perché tutte le chiese costruite in onore di Dio, pur rivelando la massima perfezione iniziale, non potranno superarla nemmeno a distanza di migliaia di anni, perché il tempio è opera e dono di Dio, come leggiamo nella profezia di Isaia: “11 cielo è il mio trono e la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi costruirete?” (66,1).
    L’origine, la destinazione, la pianta, la pietra angolare, la chiave di volta, le misure, la forma e l’esecuzione di questi templi perenni, sono stabilite nella Sacra Scrittura come parola di Dio, e sono state tradotte in pietra dal popolo eletto: Israele e i cristiani. Invece il “tempio” del paradiso originario dove i nostri progenitori, secondo la Scrittura: “udirono il rumore dei passi di Jahwe Dio che passeggiava nel giardino…” (Gen. 3,8), è andato perduto proprio a causa della disobbedienza.
    Più tardi Mosè, conducendo Israele a Dio, conferma con canto di gratitudine: “Con la tua bontà guidasti questo popolo che hai redento, con la tua forza lo conducesti alla tua santa dimora… Tu lo introdurrai e lo pianterai sul monte della tua eredità, luogo che hai preparato come tua abitazione o Jahwe, santuario, o Signore, che le tue mani han fondato” (Es. 15,13: 17-18). Riassumendo, la dimora di Dio secondo la Sacra Scrittura si trova sul monte, nel santuario da lui stesso costruito, come i Profeti confermano ripetutamente.
    Prima però che questa dimora si realizzasse in forma di tempio a Gerusalemme, sul Monte Sion, Dio ordinò a Mosè: “Fammi un santuario affinché io possa dimorare in mezzo a loro. Farete esattamente secondo il modello della Dimora e il modello delle sue suppellettili che io sto per mostrarti” (Es. 25, 8-9). Mosè credette ed eseguì l’ordine di Dio, così questa tenda dell’Alleanza nel deserto, diventò, per mezzo delle mani degli uomini, opera perenne e imperitura.
    Secondo S. Paolo, il modello fu il santuario celeste (Heb. 9-24). Il peso delle parole è che Dio abita di nuovo tra noi, e questa dimora di DiQ nella tenda divenne l’immagine originale dell’archetipo di ogni tempio, come si legge in Salomone: “Mi hai ordinato di edificare un tempio sul tuo santo monte … copia della santa tenda, che disponesti fin da principio” (Sap. 9,8).
    Salomone, per ordine di Dio, aveva edificato il tempio. – La presenza di Dio fra gli uomini divenne realtà viva per i fedeli d’Israele, essa è confermata dai Profeti reiteratamente e lo stesso Cristo chiamò il tempio o casa di Dio o casa di preghiera dicendo loro: “Sta scritto: e sarà la mia casa una casa di preghiera. ” (Lc 19,46). Lo scritto si trova in Isaia, 56,7: “purché si guardino dal profanare il sabato e restino fermi nell’alleanza io li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera”.
    E’ ben conosciuta la tragica fine del Tempio degli Israelitici, mentre la tenda dell’Alleanza si ritrova, di nuovo, nel cielo (Apoc. 15,5). Ma quasi in cambio, l’Autore dell’Apocalisse, l’Apostolo S. Giovanni la riconduce in terra tra gli uomini e “vidi la città santa, Gerusalemme nuova, che scende dal cielo, da presso Dio”, e sente anche la voce dal trono di Dio: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini” (Apoc.21,2-3), che è come la Saggezza di Dio ridotta in pietra, identificata definitivamente nelle chiese cristiane.
    Una di queste si trova a Roma sul Monte Celio ed è la basilica di Santo Stefano Rotondo, che comprende, oltre il Tabernacolo ed il tempio di Salomone, qualsiasi forma di chiesa cristiana, martirium e battistero. Risale – come dimostra l’ultimo scavo – all’epoca di Costantino Magno, quando le chiese si chiamavano: il cielo, Gerusalemme celeste, Resurrezione, Sion, Monte Sion, Paradiso, Aula celeste, dimora di Dio eia santa città della Nuova Gerusalemme, ecc. I nomi titolari delle chiese sono di origine più recente. Il significato di questi nomi, corrispondendo con diversi numeri sacri, si esprime come comune denominatore in forma ottagonale, croce, stella e quadrata. Inoltre, il profondo mistero nascosto sotto simili nomi, sta nel fatto che secoli prima ’della loro edificazione esistevano già nelle profezie, ed i Profeti furono anche “architetti” e insuperabili, perché il valore supremo perenne dei loro scritti ispirati è difeso e custodito da Dio per i secoli.
    Dobbiamo tener conto della importante circostanza che la chiesa è stata misurata secondo la totalità dei valori numerari e letterari dei nomi. E così si legge la Sacra Scrittura in base al tempio. P.e. il valore numerario delle lettere greche della “Sacra Gerusalemme” è di 144, lo stesso del diametro della chiesa in cubiti, esattamente quanto si legge nell’Apocalisse: “E misurò le sue mura, 144 cubiti … “. Lo stesso secondo il testo greco il valore numerico delle lettere della “Nuova Gerusalemme” è di 170, esattamente quanto misura di diametro esterno della nostra chiesa, il cosiddetto circolo basico in cubiti, quindi è quasi “scritto” che la chiesa è la Sacra città della N uova Gerusalemme, descritta ne II’ Apocalisse.
    Non si tratta di circostanza eccezionale in quanto l’abitudine dell’epoca si legge anche in un testo di scrittura cuneiforme inciso in un muro antico: Re Sargons Il (723-705 a.C.) fece erigere le mura di Khorsabad in 16280 cubiti, solo perché il numero potesse eternare il suo nome.
    Con questo breve proemio raccomandiamo questa città santa, la Nuova Gerusalemme, cioè la basilica di Santo Stefano Rotondo a chi ne abbia interesse, scevri da ogni considerazione personale, presentando schematicamente la situazione di fatto che vi si trova, controllabile da tutti.
    Si deve notare che l’ultima parte della S. Scrittura, l’Apocalisse, con il nome di Nuova Gerusalemme designa il tutto di tutto. Supera e realizza tutte le Alleanze, l’Elezione, Promessa, Eredità; ristabilisce il Paradiso, dà la vittoria, le nozze divine, l’abitazione celeste, vita e felicità eterna. Tutto questo è sotto il nome di Nuova Gerusalemme, dichiarato e dimostrato dallo stesso Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Giov. 2,19). Sono tre giorni fra la sua morte e la sua resurrezione e con la resurrezione Cristo fonda e realizza dall’antica Gerusalemme – città, trono e luogo di presenza di Dio -, la nuova, eterna Gerusalemme che è la cristianità. Da questo evento in poi, qualunque parte della terra dove esiste la Chiesa ed è edificato il tempio, non è chiamata la nuova Roma o nuova Parigi o nuova Londra, ma Gerusalemme la Nuova. Resurrezione, Verbo Sommo! Resurrezione atto definitivo, potente, incancellabile; del quale danno testimonianza questo e tutti gli altri templi.
    Non esiste ancora una bibliografia di questa nuova Gerusalemme, le cui orme si perdono nei tempi e dove misure, valori numerari ed identità secondo la Scrittura esistono. Quest’opera ~ il frutto di 24 anni, pubblicata in italiano, tedesco, inglese ed ungherese a varie riprese. Gli studi utilizzati oltre alla Patristica, ed alla letteratura apocrifa in greco e latino: P. E. Testa, O.F.M. Il simbolismo dei Giudeo-cristiani, 1961. – Peter Friesenhahn: Hellenistische Wortzahlenmystik im neuen Testament, 1935. – Hans Sedlmayr: Die Entstehung der Kathedrale, 1950. – Kittel: Theol. Worterbuch zum Neuen Testament, 1949-1973.»

    La Disfatta del Medio Oriente

    La Disfatta del Medio Oriente

    Due secoli di interventi occidentali nei paesi islamici
    Autore/i: Salt Jeremy
    Editore: Castelvecchi
    introduzione dell’autore, traduzione di Clara Nubile. pp. 528, Roma

    Il 2 luglio 1798 Napoleone entrò ad Alessandria d’Egitto a capo di una trionfante armata francese. Per la prima volta dopo le Crociate, un esercito europeo invadeva una terra islamica segnando l’inizio di un nuovo conflitto tra civiltà che da oltre due secoli tiene in ostaggio l’area ormai nota come Medio Oriente. L’invasione dell’Iraq nel 2003 a opera degli Stati Uniti è l’ennesimo episodio drammatico che ha inasprito le relazioni tra paesi occidentali e paesi islamici, lasciando sul campo migliaia di morti, dolore, tensioni e un forte desiderio di vendetta. Ma quali sono le radici di quest’odio? Qual è la verità che si nasconde dietro le reciproche accuse che da anni scandiscono le relazioni internazionali? Per capire bisogna ripercorrere dall’inizio gli eventi, analizzare la campagna prolungata delle forze occidentali nei paesi islamici, ristabilire la giusta prospettiva e interrogarsi sul senso della contrapposizione tra “noi” e “loro”, tra Occidente e Islam, una divisione che è ormai degenerata secondo l’autore in una vera e propria patologia culturale”. Dopo l’11 settembre, in molti si sono chiesti: “Perché ci odiano?”. Forse l’unico modo per rispondere a questa domanda è ponendone un’altra: per quanto tempo ancora l’Occidente continuerà a imporre come “decreto dittatoriale” la civilizzazione e la democrazia?

    Da Stonehenge alle Piramidi

    Da Stonehenge alle Piramidi

    Le meraviglie dell’archeoastronomia
    Autore/i: Magli Giulio
    Editore: Francesco Brioschi Editore
    pp. 208, riccamente illustrato a colori, Milano

    Architettura e astronomia non sono mai state cosi’ vicine! Ecco finalmente spiegati i misteri che per anni hanno avvolto tanti monumenti megalitici del passato. Un viaggio che parte dalla nostra storia e approda a una nuova disciplina, l’archeoastronomia.

    Grandi pietre, il sole e le altre stelle: l’unione tra astronomia e architettura ha caratterizzato tutta la storia dell’umanità e moltissime delle grandi opere che l’uomo ha saputo realizzare. Esistono legami profondi e imprescindibili con i cicli celesti nei grandi monumenti megalitici, come Stonehenge e Newgrange, le piramidi e i templi dell’antico Egitto, le costruzioni dei Maya e il Pantheon di Roma.
    Questo libro va dunque alla scoperta della giovane scienza che ha scelto di porre le stelle e le pietre al centro della propria attenzione: l’archeoastronomia. Un viaggio in dodici capolavori dell’architettura di ogni tempo ci introduce alle meraviglie, alle scoperte e anche ai misteri ancora irrisolti di questa affascinante disciplina.

    Giulio Magli è un fisico, professore ordinario di Meccanica Razionale al Politecnico di Milano, dove dirige il Laboratorio di Formazione, Didattica e Sperimentazione del Dipartimento di Matematica. Attualmente insegna l’unico corso mai istituito in Italia di Archeoastronomia. Ha svolto attività di ricerca in Astrofisica per vari anni, per poi occuparsi del rapporto tra culture antiche, architettura e astronomia. Affermato divulgatore scientifico in televisione e sui giornali, è stato ospite di varie istituzioni di ricerca straniere ed è co-autore del documento UNESCO Astronomy and Cultural Heritage. Tra i suoi libri ci sono Architecture, astronomy and sacred landscape in ancient Egypt (Cambridge University Press), Archeoastronomia (Pitagora, Bologna), Archaeoastronomy: Introduction to the science of stars and stones (Springer, New York).

    Le Antiche Chiese Cristiane d’Oriente

    Le Antiche Chiese Cristiane d’Oriente

    Un cammino millenario
    Autore/i: Siniscalco Paolo
    Editore: Città Nuova
    introduzione e premessa dell’autore. pp. 288, Roma

    Per conoscere la storia delle comunità cristiane orientali. Un grande patrimonio di vita e di spiritualità.
    La storia del cristianesimo nel Vicino e nel Medio Oriente è poco nota. Un panorama vasto e complesso che il volume ricostruisce con l’intento di offrire uno strumento per la conoscenza di comunità cristiane che hanno espresso in poco meno di due millenni testimonianze religiose e culturali di grande valore, generalmente ignorate. Comunità che, in maggioranza, stanno vivendo giorni tragici di dolore e di immani distruzioni, con il pericolo reale di scomparire proprio là dove, oltre mezzo millennio prima delle conquiste islamiche, hanno cominciato a vivere.

    La Resurrezione della Carne

    La Resurrezione della Carne

    Autore/i: Tertulliano
    Editore: Morcelliana
    a cura di Pietro Podolak. pp. 288, Brescia

    Nato a Cartagine in una data incerta, intorno alla metà del II secolo, Quinto Settimio Fiorente Tertulliano è il primo fra gli autori latini cristiani a noi pervenuti, e di certo va collocato fra i più grandi. Dopo un’accurata educazione letteraria, giuridica e retorica si convertì al cristianesimo ed impiegò tutte le proprie capacità per difendere la nuova religione, con un vigore inesauribile, una retorica infiammata ed un temperamento irascibile e polemico. Quasi tutte le sue opere sono dirette contro gli avversari della fede: pagani, filosofi, increduli, eretici.
    Fra le opere dottrinali, composte contro questi ultimi, il de carnis resurrectione spicca per la ricchezza dell’informazione relativa alle dottrine gnostiche che vi sono combattute ed alle opere dottrinali ecclesiastiche che vi sono utilizzate; la retorica, da sempre strumento privilegiato del nostro autore, vi è messa pienamente a frutto nella realizzazione di uno stile ora potente e conciso, ora prezioso e ampolloso, ma sempre di grande riuscita; il ricorso alle argomentazioni e alle dottrine della filosofia pagana e del nascente sapere cristiano apre uno squarcio sulla cultura e sulla spiritualità dell’età dei Severi. Lo scritto, finalizzato, in polemica antignostica, a rivendicare la partecipazione della carne all’evento salvifico, si configura quindi come una breve summa antieretica delle concezioni tertullianee.
    Dalle opere dottrinali di Tertulliano il cristianesimo occidentale, non solo africano, riceverà una svolta decisiva, destinata a restare come punto di riferimento obbligato almeno fino ad Agostino, e ad influire poi in maniera non dichiarata per parecchi secoli.

    Pietro Podolak (Arezzo 1979) ha studiato all’Università di Pisa, presso la quale sta svolgendo il dottorato di ricerca in Filologia e Letterature Greca e Latina. Ha tradotto i Trattati contro gli Ariani di Atanasio d’Alessandria (Città Nuova, Roma 2003).

    Confutazione di Tutte le Eresie

    Confutazione di Tutte le Eresie

    Autore/i: Ippolito
    Editore: Morcelliana
    a cura di Aldo Magris, con un saggio introduttivo di Emanuele Castelli. pp. 416, Brescia

    La Confutazione di tutte le eresie, di incerta attribuzione, è un’opera eresiologica antica fra le principali a noi pervenute. Costituisce sia una fonte di notevole rilievo per la conoscenza della filosofia greca, delle dottrine e delle pratiche esoteriche tardo-antiche, sia un repertorio sulle diverse sette gnostiche, molte delle quali altrimenti ignote. È un documento unico nel suo genere, dove sono descritte con grande vivacità le controversie teologiche e i conflitti personali entro la Chiesa di Roma agli inizi del III secolo. L’opera, qui tradotta con commento, ha un’introduzione di Emanuele Castelli e un saggio in appendice del curatore Aldo Magris, che ne mostra l’importanza per capire il paradigma gnostico.

    Aldo Magris è professore di Filosofia della religione all’Università di Trieste. Autore di numerosi studi di argomento sia antico e tardo antico sia contemporaneo, principalmente nel campo della filosofia della religione, ha pubblicato di recente presso la Morcelliana: Il manicheismo. Antologia dei testi (2000), La filosofia ellenistica. Scuole, dottrine e interazioni col mondo giudaico (2001), Nietzsche (2003), Destino, provvidenza, predestinazione. Dal mondo antico al cristianesimo (2008), Il mito del Giardino di ‘Eden (2008), Trattati antichi sul destino (2009) e La logica del pensiero gnostico (2011, 2ª ed. riveduta e ampliata).

    Israele, Palestina, Medioriente

    Israele, Palestina, Medioriente

    Una prospettiva etnostorica
    Autore/i: AA. VV.
    Editore: Zambon Editore
    presentazione di Susanna Sinigaglia. pp. 144, ill. b/n

    Speculazioni astratte in un vuoto regionale: “Stato unico”, “Due popoli-due stati”, “Stato binazionale” di Moshe Behar; Il regime di gestione della terra e le relazioni sociali in Israele di Sandy Kedar e Oren Yftachel; La costruzione di un sogno: arabi e mizrachi uniti contro la discriminazione di Yifat Bitton sono i tre saggi brevi che compongono il primo volume del progetto editoriale cui fa riferimento il titolo. Essi collocano la questione Palestina/Israele in un contesto che, sia storicamente sia politicamente, va oltre l’asfittico dibattito su soluzione a Uno stato, Due stati, Stato binazionale e ci sembrano particolarmente preziosi oggi, quando un nuovo tragico capitolo si è aperto nella lunga storiandi dominio coloniale dei paesi nel Vicino e  Medio oriente.

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