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Selezione di volumi Aseq Editrice

Selezione da Gestalt

Lo Stupore e la Bellezza

Lo Stupore e la Bellezza

Meraviglia e seduzione dell’arte cristiana
Autore/i: Kermani Navid
Editore: Marsilio
traduzione dal tedesco di Francesco Peri pp. 320, 48 ill. a colori, Venezia

Cosa succede quando uno dei più noti scrittori tedeschi, di origine islamica, si immerge nel mondo dell’arte cristiana? Colmo di stupore e meraviglia, Navid Kermani si innamora dello sguardo di Maria, dialoga ed entra in conflitto con la croce, assiste a una messa ortodossa, scopre la grandezza di Francesco d’Assisi. Di fronte alle opere di Botticelli, Caravaggio o Rembrandt, si pone domande che ci riguardano da vicino, ancora cruciali per la nostra esistenza, e con un racconto squisitamente raffinato ci conduce alla scoperta di una religione fatta di sacrificio e sofferenza, amore e miracoli, un credo irrazionale, abissale, profondamente umano e divino, al quale gli stessi cristiani si interessano ormai di rado con la stessa serietà, la stessa audacia, lo stesso entusiasmo.
Non è sorprendente che sia un intellettuale di cultura musulmana a farci ritrovare il cuore del cristianesimo?

Riti e Formule Magiche nel Medioevo

Riti e Formule Magiche nel Medioevo

Incantesimi e sortilegi, talismani e rimedi tratti da antichi grimori
Autore/i: Battista Pasquale
Editore: Aradia
pp. 112, Puegnago (BS)

In questo formulario sono raccolti riti e procedimenti magici risalenti ad antichi manoscritti del periodo medievale, come il Picatrix, ed altri ancora che hanno ispirato famosi grimori più tardivi, come ad esempio la Clavicula Salomonis, il Grimorium Verum, il Grand Grimoire, Le Véritable Dragon Rouge, l’Enchiridion, il Grimorio di Papa Onorio III, ecc.

In questo trattato magico sono inoltre presenti anche frammenti di manoscritti anonimi, appartenenti a collezioni private. Quest’opera vuole ripercorrere alcuni secoli della storia della magia fornendo un ricettario accuratamente selezionato, tratto da antichi grimori, per mostrare al lettore riti e rimedi d’altri tempi, permettendogli inoltre di poterli nuovamente sperimentare, con qualche lieve modifica, ai giorni nostri.

Sono presenti:
– Sortilegi d’amore
– Incantesimi per propiziare il denaro
– Incantesimi per la protezione
– Riti per scacciare gli spiriti maligni e la cattiva sorte
– Riti per difendersi dal malocchio
– Vengono spiegate le virtù delle erbe e delle pietre
– Vengono mostrati talismani, pentacoli, quadrati magici…

Il Segreto delle Rune

Il Segreto delle Rune

Autore/i: Von List Guido
Editore: Aga Editrice
pp. 128, nn. ill. b/n, Milano

Dalla Prefazione:

La cosmogonia nordica narra che Odino conosce i segreti delle rune, le lettere che, incise sul legno, sulla pietra, sulle lame delle spade, sulla lingua dei poeti, sugli zoccoli dei cavalli, sono l’origine stessa di ogni conoscenza e di ogni potere. Odino ottenne questa sapienza, diventando il primo maestro runico, immolando sé stesso in sacrificio a sé stesso.
Infatti per apprendere l’arte delle rune e della divinazione rimase legato ad un albero per nove giorni e nove notti (identificandosi quindi nell’albero cosmico Yggdrasil). Nell’”Hávamál” non viene citato il nome dell’albero ma si presume che sia il frassino Yggdrasil.
Essendo il più antico degli dèi e il creatore del mondo e di tutte le cose, personificazione della sorgente stessa del tutto (il “totalmente Altro”), Odino è il signore della sapienza, conoscitore delle essenze più antiche e profonde. Egli conosce per primo tutte le arti e in seguito gli uomini le hanno  apprese da lui. Tra i molti epiteti di Odino, parecchi si riferiscono alla sua immensa sapienza: Fjǫlnsviðr (“assai sapiente”), Fjǫlnir (“assai”), Sanngetall (“che intuisce il vero”), Saðr o Sannr (“che dice il vero”), Forni (“antico”) e Fornǫlvir (“antico sacerdote”), cioè conoscitore di tutte le cose dal principio.

La sapienza di Odino è conoscenza, magia e poesia al tempo stesso. Egli non solo conosce i misteri dei “Nove Mondi” e l’ordine delle loro stirpi, ma anche il destino degli uomini e il fato stesso dell’universo. Volgarmente le Rune (che significano anche “Mistero”, “Segreto”) sono interpretate come caratteri, vale a dire come  semplice antico alfabeto germanico e scandinavo, ma il parallelismo con qualsiasi alfabeto è arbitrario in quanto le rune, oltre ad essere un alfabeto utilizzato per la composizione di poemi scaldici, sono anche e principalmente dei simboli e per certi versi sono in qualche modo assimilabili agli ideogrammi cinesi e giapponesi, perché acquisiscono significato diverso a seconda di come vengono accostate. Questo non vuol dire che non esista anche per i normali alfabeti una dimensione sacra e esoterica, tutt’altro. Sta di fatto che il fascino che suscitano le rune è dovuto al loro collegamento con la mitologia nordica, una mitologia che impasta l’etica del guerriero con quella del mago (sciamano), delle fate (norne), degli animali e delle piante sacre e/o divine. L’attinenza con animali e piante divine ha fatto sì che in epoca “new age” le rune fossero “strumentalizzate” per le più fantasiose e disparate funzioni, con attribuzioni di significati alquanto bizzarre. Così che qualsiasi fattucchiera da strada se le gioca per mirabolanti divinizzazioni e improbabili predizioni del futuro. Insomma, ridotte al rango di tarocchi, fondi di caffè e cose simili, tutto riconducendo più che altro alla tradizione celtica.
Infatti non si sa bene come sia avvenuto ma, ad un certo punto, anche i Celti cominciarono ad  adoperare le rune.
I druidi, ovvero i sacerdoti celti, depositari dell’antico sapere iniziatico, consultavano le Rune per conoscere il volere e il consiglio degli dèi quando la comunità o i singoli individui ne avevano bisogno.
Oggi conosciamo l’esistenza di questo “alfabeto” grazie alle numerose stele di pietra (menhir) rinvenute nel corso dei secoli e ai poemi degli scaldi, ma in realtà l’origine delle rune, almeno dal punto di vista storico, rimane avvolta nel più oscuro mistero. In ogni caso, qualunque sia la loro origine, esse sono depositarie di un’antica Sapienza e, tra le altre cose, concepite dai sacerdoti pagani come “strumento” di conoscenza e di connessione con il Destino.

Storia del Matriarcato

Storia del Matriarcato

Autore/i: Bachofen Johann Jakob
Editore: Fratelli Melita Editori
a cura di Renato Del Ponte pp. 256, La Spezia

Johann Jakob Bachofen può dirsi una “scoperta” della più moderna cultura europea. Contemporaneo di Nietzsche (nacque a Basilea nel 1815 e morì nel 1887), appartenne al medesimo ambiente spirituale dove nacquero anche la “Nascita della Tragedia” dello stesso Nietzsche e la “Psyche” di E. Rohde. Al suo tempo, la sua opera restò quasi senza eco. Il gran pubblico non venne a contatto con essa, mentre gli “specialisti” in fatto di storia antica e di archeologia vi ordirono contro una specie di congiura del silenzio, per via della diversità dei metodi e delle concezioni che essi avevano care. Oggi l’opera del Bachofen è stata ripresa da molti e giudicata come quella di un precursore e di un maestro.

In Bachofen, in primo luogo, è interessante il metodo. Questo metodo è nuovo e rivoluzionario rispetto al modo generale, scolastico ed accademico di considerare le antiche civiltà, gli antichi culti, i miti, solo perché “tradizionali” in senso superiore. Vogliamo dire che il modo con cui l’uomo di ogni civiltà tradizionale, cioè antindividualista ed antirazionalista, si accostava al mondo della religione, dei miti, dei simboli, è più o meno lo stesso di quello con cui Bachofen ha cercato di scoprire il segreto del mondo delle origini. La premessa fondamentale di tutta l’opera del Bachofen è che simbolo e mito sono testimonianze, di cui ogni scienza storica completa deve tenere serio conto. Non sono creazioni arbitrarie, proiezioni dell’estro e della fantasia poetica: sono invece “rappresentazioni delle esperienze di una razza alla luce della sua religiosità”, obbedienti ad una logica e ad una legge ben determinata.

Il Canto degli Animali

Il Canto degli Animali

I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e in poesia
Autore/i: Isotta Paolo
Editore: Marsilio
pp. 448, Venezia

Gli animali non sono macchine. Provano sentimenti profondi solo in parte determinati dall’istinto. E li esprimono secondo rituali dell’istinto ma anche con una soggettività che nasce dalle esperienze e dall’intensità con la quale li sentono. Ogni animale ha la sua personalità, e lo sanno tutti quelli che vivono con un cane, un gatto, un uccello. La poesia – verso, narrazione, musica, immagine – è un altissimo strumento per capire, oltre che per affrontare, il mondo e la vita: manifesta e narra tale verità. Nel libro incontriamo delfini, balene, orche, cani, lupi, gatti, asini, cavalli, volpi, elefanti, cervi, giovenche, buoi, vacche, maiali, cinghiali, caproni, capre, agnelli, tigri, leoni, pantere, linci, furetti, scimmie, scoiattoli, foche, cammelli, canguri, topi, ricci, tassi, donnole, pipistrelli, usignoli, allodole, cuculi, cigni, upupe, albatri, falchi, aquile, gufi, civette, gazze, cardellini, anatre, oche, galline, galli, capponi, pappagalli, corvi, colombe, rondini, alcioni, gabbiani, pavoni, merli, tacchini, api, formiche, zanzare, ragni, libellule, rane, rospi, serpenti, tartarughe, pesci, seppie. Draghi e creature fantastiche che condividono le due nature: centauri, fauni, driadi, cavalli alati. Dei e le loro metamorfosi. Cantori divini che ammaliano bestie, piante, pietre.
Questo è un racconto sulla reincarnazione poetica del mondo animale: ma un racconto non sistematico. L’autore lo ha scritto liberamente, passeggiando fra le arti lungo un’intera vita. La pagina di Paolo Isotta dipinge una Natura eterna e sempre nuova, pur se mai come ora minacciata; e i simboli antichi che in musica e in letteratura accompagnano gli animali. E mostra che la grande arte canta, con la comune origine, la nostra fratellanza. Il libro è dedicato “A tutti quelli che lottano contro la caccia, in cielo, sulla terra, nel mare”.

Dalla Parte delle Streghe

Dalla Parte delle Streghe

Autore/i: De Angelis Vanna
Editore: Piemme
pp. 350, Casale Monferrato (AL)

Molto prima che la Santa Inquisizione, che sulle trame del Maligno la sapeva lunga, stabilisse con illuminata sentenza che tutto ciò che non è di Dio appartiene a Satana, condannando al tormento eterno chiunque stesse sospettosamente nel mezzo, molto prima di tutto questo… esistevano le fate. Erano donne sapienti a cui la natura aveva schiuso i suoi segreti e che con fiori e piante sapevano curare come i medici uomini. A volte anche meglio. Come la guaritrice scozzese Bessie Dunlop, vissuta nella metà del Cinquecento, grande conoscitrice di rimedi naturali e soprannaturali, ostetrica, veggente, in costante contatto con gli spiriti. Ma per il tribunale ecclesiastico che la mandò al rogo, Bessie era semplicemente una strega. Un’anima perduta in combutta con il demonio.

Dal piacevole intreccio di narrazione e ricostruzione storica, tra riti, saperi e pratiche di guarigione, rivivono i tempi della Grande Dea della Natura e quelli, oscuri, in cui non esistette peccato peggiore che essere donna. Tempi in cui la distanza tra genio e magia era breve quanto quella fra corda e impiccato. O fra legna e rogo.

Cento e una Notte

Cento e una Notte

Autore/i: Anonimo
Editore: Einaudi
a cura di Claudia Ott, traduzione di Isabella Amico di Meane, edizione italiana a cura di Elisabetta Benigni pp. XLIV-314, Torino

Il manoscritto delle Cento e una notte conservato presso l’Aga Khan Museum in Canada, datato 1234, è il più antico fra quelli che ci hanno trasmesso questa raccolta di novellistica araba di area andalusa, autonoma rispetto alle Mille e una notte ma con molti punti di contatto, a partire dal personaggio di Shahrazād. Questo manoscritto è stato tradotto per la prima volta in una lingua europea nel 2012 dall’arabista tedesca Claudia Ott. L’edizione italiana segue quella della Ott con un ulteriore confronto con il testo arabo. Rispetto alle Mille e una notte, il repertorio di storie è in larga parte diverso e la struttura narrativa, per quanto organizzata in una cornice molto simile, è meno legata a un disegno unitario e programmatico. Le storie che si succedono qui sono di genere e contenuto molto vario, sono brevi e compatte, tematicamente accorpate, con un ritmo serrato e una tensione drammatica concentrata. È la forma racconto che si svilupperà anche nelle letterature romanze di poco successive (il Novellino è piú recente di circa mezzo secolo). E le Cento e una notte hanno sicuramente circolato fuori dell’Andalusia e del mondo arabo se alcuni nomi, situazioni ed episodi di questo libro sono finiti addirittura nell’Orlando innamorato del Boiardo e nel Furioso dell’Ariosto.

Dalla Prefazione di Claudia Ott:

“Come si approda, prendendo le mosse da India e Iran e passando per la Terra dei Boccioli e il Uadi dei Barbari, in Nordafrica e Andalusia? Dov’è che sorprendiamo astute mogli amoreggiare con i loro appassionati amanti, imbattendoci un attimo dopo in draghi che sputano fuoco e in bellicose amazzoni in lotta con cavalieri ed eroi? Che cos’hanno in comune i mercanti di Qayrawan e i cannibali dell’Isola della Canfora? E chi è a descriverci – secoli prima di Leonardo da Vinci – un velivolo di legno dotato di vite per l’ascesa e la discesa e i rilevatori di movimento senza dubbio più antichi della storia della letteratura mondiale? La raccolta di racconti araba delle Cento e una notte, di epoca medievale, riunisce generi, protagonisti e scenari diversissimi tra loro in una suggestiva e variopinta composizione di temi e soggetti. Ogni singola storia, già avvincente di per sé, costituisce insieme alle altre un patrimonio narrativo di inestimabile valore, sia tenuto conto dei suoi luoghi e canali di trasmissione, che ricomprendono quasi l’intero mondo al tempo conosciuto, sia per la sua immediatezza e freschezza poetica, conservatasi fino al giorno d’oggi.”

Il Dono del Suono

Martedì 24 ottobre 2017 alle 20.30
presso la Libreria Aseq in Via dei Sediari 10

Relatore: Pierluigi Gallo Ziffer

Il Dono del Suono
Musica e meditazione nei secoli
di Pierluigi Gallo Ziffer
Arkeios Edizioni

Concepito inizialmente come semplice manuale a carattere didattico-divulgativo e successivamente trasformatosi fino a raggiungere l’assetto attuale, questo testo si compone di tre parti: la prima e la seconda parte rappresentano una sorta di viaggio introduttivo alla conoscenza e allo studio della musica e del canto sacro dei popoli della Terra, organizzato da Oriente a Occidente, secondo un percorso geografico e temporale che dal passato giunge fino al termine dell’età medievale. Nella terza parte invece si rivolge l’attenzione ai nostri giorni, attraverso l’incontro con le più moderne forme di sperimentazione artistica e musicale per cercare poi di delineare, in conclusione, le principali caratteristiche di una possibile dimensione rituale dell’arte dell’avvenire e delle forme di spiritualità ad essa collegate. Al termine di ciascuna di queste parti è presentata un’esperienza di meditazione profonda abbinata alla musica, tesa a consentire un’immersione diretta nella tematica trattata, culminante nel canto collettivo dell’Om e nella meditazione silenziosa che ne segue. Niente più di questo canto può infatti evocare in noi quel profondo senso di comunione con il Divino che è alla base di ogni esperienza religiosa e ne costituisce la più intima essenza, niente più di esso ne rappresenta il cuore, celato e pulsante, all’interno di ogni tradizione, di ogni cerimonia, di ogni liturgia.

Pierluigi Gallo Ziffer è nato a Roma nel 1961, dove vive e insegna Filosofia e Storia nella scuola secondaria superiore. Formatosi negli anni dell’adolescenza presso il Centro Età dell’Acquario di Roma, fondato e diretto da Cesare de Bartolomei, si è laureato in Etnomusicologia nel 1986 con Diego Carpitella e Pierluigi Petrobelli, compiendo studi musicologici e musicali con Agostino Ziino, Bonifacio Baroffio, Ermanno Pradella, Susan Hendricks e Roberto Laneri. Ha svolto viaggi di studio e di ricerca nell’area mediterranea, in Africa e in India, allo scopo di approfondire la conoscenza delle tradizioni musicali e religiose dei vari popoli, curando la stesura di voci etnomusicologiche per l’Enciclopedia Italiana G. Treccani, pubblicando saggi e articoli a carattere musicologico e intervenendo a convegni e trasmissioni radiofoniche specializzate. Ha composto musiche per installazioni sonore e performance multimediali, pubblicando nel 2001 un doppio CD di musiche originali dal titolo Lo Specchio del Tempo (Genesi, 1-9). In seguito all’incontro con padre Mariano Ballester SJ, nel 1990 ha fondato a Roma il Centro Ricerche Musica dal Profondo, allo scopo di approfondire le tematiche relative al rapporto fra musica e spiritualità nelle tradizioni religiose della Terra e nella ricerca artistica contemporanea. Dal 2015 collabora con l’Associazione Culturale Simmetria (fondata e diretta da Claudio Lanzi ed erede dell’antica Pontificia Accademia Tiberina) alla creazione di un Centro Studi Tradizionali nella capitale, collegato con l’omonima Fondazione in via di realizzazione.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti (60).

Per qualsiasi ulteriore informazione, è possibile contattarci direttamente allo 06 6868400 oppure, via email, all’indirizzo info@aseq.it

Come una Cultura Primitiva ha Concepito il Mondo

Come una Cultura Primitiva ha Concepito il Mondo

Autore/i: Jensen Adolf E.
Editore: Bollati Boringhieri
Prefazione di Ernesto De Martino, traduzione di Giulio Cogni pp. 268, Torino

Punto di arrivo della scuola di Frobenius, che per mezzo secolo ha dominato vasti settori della ricerca etnologica e antropologica, il libro prende in esame la cultura come un vero e proprio organismo vivente, i cui elementi espressivi vanno cercati nei domini spirituale ed economico. Jensen afferma l’interna completezza organica delta cultura-tipo presa in esame, criticando il carattere statistico della scuola storico-culturale e l’interpretazione psicologica della scuola junghiana.

Come una cultura primitiva ha concepito il mondo (1948) cerca di ricostruire l’intima logicità e consequenzialità di una cultura primitiva prendendo in esame un popolo indonesiano e facendo raffronti con miti e culti dell’Egitto, del Perù, del Messico e dell’India alla luce di tratti fondamentali quali la morte, l’uccidere, la generazione, la luna, la pianta e la fecondità. Mito e culto costituiscono per Jensen momenti inseparabili di un tutto, destinati a servire alla comprensione umana di una conoscenza elementare e misteriosa.

Adolf E. Jensen è nato a Kiel nel 1899 e morto a Mamolsheim nel 1965. È stato professore di etnologia all’Università di Francoforte e direttore dell’Istituto Frobenius.

Il Sole Bianco

Il Sole Bianco

La mafia cinese sulle piste della droga
Autore/i: Posner Gerald
Editore: Sugarco
Traduzione di Carlo Donato PP. 286, nn. ill. f.t., Milano

Una nuova, implacabile organizzazione criminale si sta diffondendo in tutti gli Stati Uniti come una pestilenza. Le Triadi, società segrete cinesi, sono al centro di questa nuova ondata criminale. Sono cresciute accanto alla Mafia e ora controllano gli svariati miliardi di dollari del traffico mondiale di eroina. Questo è il primo libro che denuncia lo sconcertante fenomeno. Gerald Posner, formidabile investigatore e reporter, è andato direttamente alle fonti di questi fatti, recandosi in Thailandia, Birmania, Laos e Hong Kong. Porta il lettore in avventure cariche di tensione: una missione insieme agli agenti antidroga in assetto di guerra lungo i sentieri della giungla inesplorata sulle alture del Triangolo d’Oro; un pericoloso sconfinamento in Birmania per osservare di persona un laboratorio di eroina nella giungla; un incontro con un boss criminale cinese in un nightclub di Hong Kong; e una perlustrazione con una scorta di polizia armata nella Città Murata di Hong Kong, dove un’incredibile concentrazione dei peggiori criminali della città vive al di fuori di ogni legge. Ne Il Sole bianco l’autore svela per la prima volta:

• il grado di coinvolgimento della Cia nel traffico di eroina in tutto il Sudest asiatico;

• le identità dei più potenti signori della guerra che comandano gli eserciti dell’oppio del Triangolo d’Oro;

• i metodi più moderni impiegati per contrabbandare tonnellate di eroina in tutto il mondo;

• il modo in cui miliardi di dollari vengono fatti sparire nel sistema bancario occulto dei cinesi.

I sindacati cinesi del crimine sono virtualmente impenetrabili e sono capeggiati da banditi privi di scrupoli. Abbandonando Hong Kong in numero sempre crescente a causa del ritorno della colonia inglese alla Cina nel 1997, molti di loro stanno trasferendo i loro imperi criminali in America e in Europa. Saremo in grado di fronteggiare questa nuova, sinistra minaccia? Una cosa è certa: ogni persona interessata al diffondersi della droga e del crimine dovrebbe leggere questo libro chiarificatore.

Il Mito di Medea

Il Mito di Medea

Immagini e racconti dalla Grecia a oggi
Autore/i: Bettini Maurizio; Pucci Giuseppe
Editore: Einaudi
pp. 322, nn. tav. a c. f.t., Torino

Si potrebbe dire di Medea ciò che dice Omero della nave Argo su cui essa ha viaggiato: è stata «raccontata da tutti». Tutti però l’hanno raccontata in modo differente. Nessuna delle piú di quattrocento riletture letterarie, operistiche, cinematografiche, pittoriche ne ha restituito l’immagine completa e definitiva.
Il suo nome è associato per sempre a un gesto inconcepibile – il figlicidio – ma Medea non ha una sola dimensione: è umana, ma è depositaria di saperi e poteri che trascendono quelli umani; è una donna, ma è piú virile di tanti uomini; è passionale, ma non perde mai la sua lucidità; è una barbara, ma tiene testa a quanti passano per civilizzati, è portatrice di una cultura arcaica ma è emancipata piú di qualunque donna greca, è una carnefice ma anche una vittima. Il suo segno è l’ambiguità. Medea incarna il diverso; compendia tutto ciò che è sospetto, inquietante, repulsivo, inaccettabile, e proprio per questo ci interpella sulla nostra capacità di includere nel nostro quotidiano ciò che non ci appare immediatamente omologabile. È una profuga che viene respinta da una nazione dopo l’altra e che uccide i figli forse anche volendo scongiurare loro una vita di vagabondaggio e di umiliazioni. Il destino di quest’antica migrante tocca nell’Europa di oggi dei nervi scoperti. Quando rivendica i suoi diritti di donna e di madre o quello di rimanere fedele alla sua cultura d’origine proviamo simpatia per lei; ma quando si spoglia della sua umanità per consegnarsi a un’alterità assoluta e insondabile non siamo piú disposti a immedesimarci in lei. Trasferire, in tutto o in parte, sulle spalle degli ’altri’ – ossia le nostre – le colpe di Medea equivale ad ammettere che Medea non è poi cosí ’altra’. Serve a esorcizzare il pensiero disturbante che Medea è, o potrebbe essere, una parte oscura di noi stessi. Del resto, le cronache di tutti i giorni ci dicono che le madri assassine non esistono solo nel mito, ma sono attorno a noi.

«Adesso però i viaggi erano finiti, o almeno cosí le aveva detto il Messaggero. Lei ora si sentiva leggera come una luce, come un soffio di vento, e quando era scesa dal carro l’erba non si era piegata sotto i suoi piedi. Ma era inquieta. Davvero sarebbe vissuta in beatitudine nelle isole dei Beati? Lei, Medea, sarebbe stata Beata? Scosse la testa, forse avrebbe potuto esserlo la ragazzina che nella reggia di Eeta si era nascosta dietro le spalle di suo padre, ma lei? Dopo tutto quello che era accaduto nella sua vita, non poteva esserci beatitudine per Medea».

Misteri e Iniziazione in Oriente

Misteri e Iniziazione in Oriente

Autore/i: Adriani Maurilio
Editore: Salani
pp. 254, tavv. b/n, Firenze

Presentare un libro nuovo sulle religioni dei misteri, può apparire un’iniziativa presuntuosa o tardiva. Tuttavia ci siamo avvicinati a questo tema nella persuasione che nuovo potesse essere il modo di studio e nuovo anche il modulo descrittivo, sì da offrire una panoramica diversa alquanto da quella tradizionale.

Così, avere preso le mosse dalla pompeiana Villa dei Misteri – che pure è una testimonianza abbastanza tarda del grande e complesso fenomeno misteriosofico in generale – ha costituito per noi come un «esempio»), particolarmente ricco ed espressivo, della figura e anzi delle figure magari più arcaiche conosciute nell’ambiente mediterraneo; un punto di avvio per inoltrarci nella vasta esperienza, dei misteri, che punteggiano quasi tutte le contrade dell’antico Oriente civilizzato; in sostanza una sollecitazione a prendere contatto e a penetrare, fin dove fosse possibile, nel tessuto religioso che appunto prende il nome abituale di «religione dei misteri».

Senza dubbio, pur avendo riconosciuto quale epicentro di tutto il fenomeno misterico l’isola di Creta, la misteriosa isola della «Grande Madre», proprio in virtù della qualifica «mediterranea» attribuita fin dall’antichità remota alla potente e selvaggia divinità cretese, abbiamo creduto di estendere il nostro discorso all’ambito mediterraneo come tale, dato che quasi tutte le terre e le aree più famose che ebbero ad esprimere le loro esperienze misteriche insistono, direttamente o meno, su quel grande lago di civiltà e di spiritualità che fu appunto il Mediterraneo, mai ostacolo ai contatti e alle relazioni tra le varie genti e sempre, piuttosto, tramite e veicolo di culture e di influenze materiali e morali, che valsero a costituire un tessuto fitto e assiduo di esperienze convergenti verso un «unico» di singolare qualità, anche e soprattutto religiosa.

S’intende, la religiosità dei misteri. Ora, non sfuggirà al lettore attento di questo libro – quale che possa essere la sua reazione legittima – il fatto che il «mondo» dei misteri antichi fu caratterizzato in continuità da un senso e da una coscienza spiccata dell’oscuro, dell’appartato, del privato in una parola da un’esperienza vissuta, per quanto fu possibile, nel segreto di una sacralità speciale e privilegiata. E ciò per la ragione più che probabile che le religioni dei misteri, provenienti da un’arcaica matrice pre-greca, se non costituirono proprio una vera e propria opposizione frontale alla religione ufficiale dei tipo «olimpico», offrirono un’alternativa tutt’altro che tenue e marginale ad un genere di spiritualità insoddisfatta delle forme stabilite e protesa verso una religiosità più intimamente e genuinamente rispondente alle esigenze dell’«anima».

Gli Spazi dell’Anima Scrittura Femminile del Rinascimento

Gli Spazi dell’Anima Scrittura Femminile del Rinascimento

Autore/i: AA. VV.
Editore: La Finestra
a cura di Rossella Guberi e Luca Manini pp. 302, Lavis

Premessa, p. 7

Introduzione. La certezza e l’inquietudine.

E puro inchiostro il prezioso sangue, di Rossella Guberti, p. 11. Scendiamo nell’imo dell’anima, di Luca Manini, p. 45.

Antiporta

La Serafina, da Madre di Cristo gloriosa, e pura, p. 79. Vittoria Colonna, Poi che’l mio casto amor gran tempo tenne, p. 81. Margherita di Navarra, Gran Dieu tes jugements sont rempis d’equité – Dio grande, pieni sono i tuoi giudizì d’equità, p. 82. Michelangelo Buonarroti, Un uomo in una donna, anzi un dio, p. 83. Aemilia Lanyer, Alla Regina, p. 84.

Stanza prima. Confini quattrocenteschi

Antonia Pulci, da La rappresentazione di Santa Guglielma, p. 87. Lucrezia Tornabuoni, dalla Ystoria di Iudith, p. 97; dalle Laudi, p. 103. Caterina Vigri, da Le sette armi spirituali, p. 107; da Le Laudi, p. 111.

Stanza seconda. Tra Riforma e Controriforma: orizzonti cinquecenteschi

Vittoria Colonna, dalle Rime spirituali, p. 117. Veronica Gambara, dalle Rime, p. 132. Margherita di Navarra, Due sonetti, p. 136; da Le Miroir de fame pécheresse – Lo specchio dell’anima peccatrice, p. 138; da Chanson spirituelles – Canzoni spirituali, p. 142. Marie Dentière, dalla Utilissima epistola, p. 160. Mary Sidney, dai Salmi, p. 162. Tulia D’Aragona, Sonetto a Bernardino Ochino, p. 170. Laura Battiferri, da I sette salmi penitenziali di David, p. 171. Moderata Fonte, da La passione di Cristo, p. 181. Anne Dowriche, da The French History – La storia di Francia, p. 188. Chiara Matraini, dal Breve discorso sopra la vita e laude della beatissima vergine e madre del figliol di Dio, p. 196. Gabrielle de Coignard, dai Sonnets spirituels – Sonetti spirituali, p. 202; da Imitation de la victoire de Judich – La vittoria di Giuditta, p. 216. Lucrezia Marinella, da La colomba sacra, p. 224. Francesca Turini Bufalini, dalle Rime spirituali, p. 232; dalle Ottave della gloria del Paradiso, p. 239. Anne de Marquets, dai Sonets spirituels – Sonetti spirituali, p. 242.

Stanza terza. Limen Secentesco

Aemilia Lanyer, da Salve Deus Rex Judeorum, p. 254. Diana Primrose, da A Chain of Pearl – Un vezzo di perle, p. 264. Arcangela Tarabotti, da La semplicità ingannata, p. 268.

Explicit

Elizabeth von Braunschweig-Luneburg, Neujahrslied fur ihre Tochter Katharina – Canto augurale per la figlia Katharina p. 274.

Le autrici, p. 279

Bibliografia, p. 291

Gli Ebrei di Rembrandt

Gli Ebrei di Rembrandt

Autore/i: Nadler Steven
Editore: Einaudi
traduzione di Andrea Asioli pp. X-278, Torino

Molte sono le opere di Rembrandt con soggetti tratti dalla Bibbia ebraica e numerosi sono i suoi ritratti di notabili ebrei. Ma quali furono i concreti legami tra Rembrandt e la comunità ebraica? Steven Nadler documenta i rapporti quotidiani, non sempre facili, tra il pittore e i suoi vicini di casa a Vlooienburg, nel cuore del mondo ebraico di Amsterdam. E ben presto, partendo dal lavoro del grande artista, il rinomato studioso di Spinoza estende il campo d’indagine, per descrivere alcune pagine centrali della vita dei sefarditi e degli ashkenaziti all’indomani del loro insediamento presso lo Zuiderzee: l’assimilazione da parte di una società cosmopolita di queste comunità di migranti, oggetto di interesse intellettuale e sospetto, curiosità e pregiudizio, e talvolta ammirazione. L’attento esame di dipinti, incisioni e disegni sfocia nell’analisi della vita culturale e sociale del Secolo d’oro olandese, e approfondisce le fondamentali questioni di carattere spirituale, teologico e politico dell’epoca. Un viaggio coinvolgente lungo i canali e sotto i cieli annuvolati dell’affollata Amsterdam, tra personalità fuori del comune, accese discussioni e splendidi capolavori artistici.

«All’epoca, il Vlooienburg costituiva il fulcro del mercato artistico e del commercio del legname, nonché il cuore del mondo ebraico di Amsterdam. E Rembrandt stava nel centro esatto di quest’area. Tutte le case immediatamente attigue o che si affacciavano sulla sua, sul lato destro e sinistro della strada, appartenevano a ebrei. Dalla sua scalinata d’ingresso Rembrandt poteva vedere attraverso le finestre della casa di Rabbi Mortera, e dall’ultimo piano si offriva alla sua vista la sinagoga della comunità. La mattina udiva gli schiamazzi in portoghese dei figli delle famiglie ebree mentre andavano a scuola. Il venerdí pomeriggio poteva sentire l’odore delle pietanze iberiche preparate a cottura lenta per lo Shabbat. Prima della Lower East Side a New York, del Marais a Parigi e persino dell’East End londinese, ad Amsterdam esisteva il Vlooienburg. E molti degli elementi che consideriamo fondativi dell’arte e della personalità rembrandtiane derivano, in ultima analisi, dalla sua decisione di stabilirvi il proprio domicilio».

Per Conservare la Pace

Per Conservare la Pace

I Giustizieri del regno di Sicilia da Carlo I a Carlo II d’Angiò
Autore/i: Morelli Serena
Editore: Liguori
introduzione dell’autrice. pp. XXIV-432, Napoli

La costruzione di un’elite dirigente, i Giustizieri, e l’analisi delle competenze dell’istituto di giustizierato, addetto al controllo delle periferie e delle province del Regno in età angioina, costituiscono il grande tema delle biografie di un gruppo di ufficiali dalle caratteristiche piuttosto omogenee. Scelte, modalità d’impiego e comportamenti di questo personale amministrativo sono analizzati negli aspetti storiografici e geografici. La lunga durata di questa istituzione nelle relazioni economico-politiche con i paesi dell’area mediterranea propone nel libro interpretazioni innovative sul mantenimento del potere. Una complessa ricerca che illumina percorsi difficili della storia.

Serena Morelli, già borsista all’Istituto Italiano di Studi Storici, dell’École Française de Rome e dell’Istituto Internazionale di Storia Economica, è ricercatrice di Storia Medievale presso la Facoltà di Lettere della Seconda Università di Napoli. Specialista di storia sociale e politico-istituzionale dell’età angioina, ha pubblicato negli anni 1994-2009 molti studi sull’argomento. Suo il volume Le carte di Léon Cadier della Bibliothèque Nationale de France. Contributo alla ricostruzione della Cancelleria angioina, Roma 2005.

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Sigle
Introduzione

Parte I – Aspetti geografico-amministrativi e istituzionali
 
Capitolo 1
Il giustizierato: origini ed evoluzione di un termine

Capitolo 2
Geografia amministrativa del Regno: peculiarita´ delle province e flui-dita´ dei confini
 
Capitolo 3
Le competenze dei giustizieri: normativa regia e sistemi di controllo

Capitolo 4
Aspetti della pratica amministrativa: il drenaggio delle risorse fiscali e lo spazio politico locale

Parte II – Formazione ed evoluzione di un gruppo dirigente
I giustizieri di Carlo I

Capitolo 5
Persistenze e innovazioni nella composizione del gruppo amministrativo

Capitolo 6
Un´élite di governo

Capitolo 7
Forme di gestione dell´ufficio

Capitolo 8
Evoluzione e fallimento

Conclusioni
Appendici
Bibliografia
Indice dei nomi e dei luoghi citati

Gli Ebrei di Barnow

Gli Ebrei di Barnow

Autore/i: Franzos Karl Emil
Editore: Bonanno
prefazione dell’autore, traduzione e cura di Enza Beatrice Licciardi. pp. 240, Acireale

Gli ebrei di Barnow, città immaginaria della Galizia, affonda la propria ispirazione narrativa nella terra delle cittadine podoliche, patria dei rabbini miracolosi, degli starosti polacchi e dei contadini ruteni e tradisce la manifesta sensibilità dell’autore ai disagi e alle ingiustizie determinati dai pregiudizi sociali e dalla struttura antiquata e rigidamente patriarcale delle comunità israelitiche orientali. Queste intense Ghettogeschichten [storie ambientate nel ghetto] di Emil Franzos, che nel descrivere tensioni anche molto aspre mai cede ad accenti patetici o melensi, costituiscono non solo una preziosa testimonianza della Zwischeneuropa [Europa di mezzo] di fine Ottocento, travolta e spazzata via dalla barbarie del secolo breve, ma un aperto invito a quel dialogo interculturale che è imprescindibile per una coesistenza pacifica all’insegna del rispetto reciproco e della reciproca tolleranza.

Franzos Karl Emil vissuto a cavallo tra la Germania prussiana e l’Europa orientale, Karl Emil Franzos (Czortkow, Galizia 1848 – Berlino 1904) è stato un pubblicista ebreo noto e apprezzato dai contemporanei, che ha sempre guardato alla cultura tedesca e al suo universalismo come a un modello di riferimento irrinunciabile. È autore di numerosi racconti ambientati nelle comunità ebraiche della Mitteleuropa ottocentesca e del romanzo di formazione Der Pojaz (postumo, 1905).

Enza Beatrice Licciardi è docente di tedesco presso le Facoltà di Lingue e letterature straniere e di Scienze della Formazione dell’Università di Catania. Oltre che di letteratura tedesca, nelle sue ricerche si è occupata di aspetti legati all’interculturalità nell’ambito dell’insegnamento della lingua tedesca.

Costantino

Costantino

Un imperatore latino nell’Oriente greco. Tra ideologia romana e novità cristiana
Autore/i: Van Dam Raymond
Editore: Edizioni San Paolo
prefazione dell’autore, traduzione dall’inglese di Bruno Amato. pp. 416, Cinisello Balsamo (Milano)

Nel 2013 ricorre il XVII centenario dell’Editto di Milano, che segnò una svolta decisiva nella visione storico-politica del mondo del IV secolo. Nel giro di una generazione l’impero ebbe una nuova capitale, Costantinopoli, e una nuova religione di sostegno, il cristianesimo. Per la novità storico-culturale-religiosa del progetto, l’autore della rivoluzione, Costantino, può essere paragonato al fondatore stesso dell’idea imperiale, Ottaviano Augusto. Come il successore di Cesare, Costantino comprese che, al di là della forza delle armi, vi era bisogno di una nuova visione del mondo. Di qui l’idea politica della tolleranza e il ricorso alla nuova religione universale, il cristianesimo. Approfondendo filosofia politica e storia della teologia, Raymond Van Dam presenta una visione nuova della figura di Costantino e del suo progetto imperiale.

Raymond Van Dam è professore di storia e direttore del programma interdipartimentale di storia greca e romana presso l’Università del Michigan. Studioso della storia e della religione del tardo impero romano, è autore di numerosi libri dedicati a quel periodo. Presso le Edizioni San Paolo ha pubblicato: Costantino (2013).

Dialettica, Genere e Anima

Dialettica, Genere e Anima

Nel Commento di Alessandro di Afrodisia al IV Libro dei “Topici” di Aristotele
Autore/i: Militello Chiara
Editore: Vita E Pensiero
prefazione di Maddalena Bonelli, presentazione di R. Loredana Cardullo pp. 304, Milano

Il volume comprende una serie di saggi sui passi più significativi del commento di Alessandro di Afrodisia al IV libro dei Topici di Aristotele. In particolare, i saggi sono dedicati ai seguenti tre argomenti, su cui Alessandro espone tesi estremamente interessanti. Il primo tratta la dialettica, cioè l’argomento dei Topici; segue poi il genere, che costituisce l’argomento del IV libro in particolare; infine l’anima, le discussioni intorno alla quale costituiscono per il commentatore un esempio privilegiato per illustrare i “luoghi” dialettici via via discussi. È fornita ai lettori anche la traduzione integrale del commento di Alessandro al IV libro, supportata da note esplicative. Ai saggi di commento e alla traduzione è premessa un’introduzione in cui sono presentate brevemente la concezione aristotelica della dialettica, la figura di Alessandro di Afrodisia e le caratteristiche generali della sua esegesi dei Topici.

Alle Origini del Sacro

Alle Origini del Sacro

L’esperienza religiosa in Rudolf Otto
Autore/i: Ferrara Francesca
Editore: Mimesis
pp. 248, Sesto San Giovanni (MI)

La riflessione di Rudolf Otto è stata sovente oggetto di interpretazioni forzate e riduttive che, concentrandosi quasi esclusivamente sulla sua celebre opera Il Sacro del 1917, ne hanno enfatizzato il carattere irrazionalistico. Il volume, analizzando a fondo i motivi d’influenza filosofici (Lutero, Kant e Fries) che caratterizzano il pensiero di Otto dagli esordi al capolavoro del 1917, si propone di ripensare la carica irrazionalistica attribuita alla sua riflessione teologico-filosofica, evidenziando la continuità tra i suoi scritti. In modo particolare, lo studio intende mettere in luce la convergenza tra fondazione gnoseologica e analisi fenomenologica a partire da una riproposizione interpretativamente originale della nozione di “sentimento”.

Voli d’Amore

Voli d’Amore

Architettura, pittura e scultura nel Bel Composto di Bernini
Autore/i: Careri Giovanni
Editore: Mimesis
pp. 184, nn. figg. b/n, Sesto San Giovanni (MI)

Il libro analizza tre opere multimediali di Gian Lorenzo Bernini, due cappelle e un altare maggiore. La questione trattata è quella del ‘montaggio’ di architettura, pittura e scultura in un insieme organico che Bernini ha chiamato «bel composto». Dal punto di vista teorico, la proposta più importante è quella che si propone di modellizzare l’inclusione dello spettatore tramite alcuni dispositivi innestati sull’operazione di rimontaggio tra registri espressivi eterogenei per la natura del loro medium o per il livello (narrativo, concettuale, materico). Il paradigma operativo principale è quello del “montaggio patetico” elaborato da Sergej Ejzenštejn. Il libro si presenta come un importante contributo allo studio del barocco ma presenta anche notevoli elementi di risonanza con le problematiche attuali dell’arte contemporanea (le installazioni) e del cinema.

Il Libro dei Fulmini

Il Libro dei Fulmini

Autore/i: Trevisani Matteo
Editore: Atlantide
pp. 176, Roma

Il Libro dei fulmini è un romanzo potente e assolutamente a sé nella scena narrativa italiana contemporanea. Un viaggio che conduce il lettore in un’immersione vertiginosa attraverso i tempi e i segreti di Roma. Un viaggio lungo le tracce di un antichissimo culto dei fulmini e dei luoghi segnati dalle saette cadute sull’Urbe, che arriva al regno dell’oltretomba e di nuovo qui, nella terra dei vivi, o almeno di chi si crede tale.

Scandito da uno stile aspro e ritmato idealmente basato sulla tradizione romana arcaica delle scienze augurali e interamente tramato su fonti latine antiche, il Libro dei Fulmini è allo stesso tempo una storia avvincente di morte e rinascita che si snoda tra due dimensioni e due mondi, e un originale e sorprendente romanzo di formazione tra storia, filosofia ed esoterismo.

“L’anno della mia morte era iniziato bene. Ero riuscito ad accomodare e a ripiegare certe ambizioni dolorose e mi ero messo diligentemente a seguire il flusso delle cose che capitavano. Lavoravo in una piccola casa editrice che pubblicava libri di spiritualità e filosofia. Il lavoro mi piaceva e pagava l’affitto di una camera in un appartamento pieno di libri a San Giovanni da cui, se mi sporgevo abbastanza dalla finestra del salotto rischiando di cadere nel giardino condominiale, riuscivo a vedere un pezzetto di cattedrale. Da qualche tempo avevo cominciato ad andarmene in giro per Roma, da solo, a scoprire cose che la memoria di tutti aveva dimenticato. Non avrei mai potuto immaginare che, mentre per la prima volta mi pareva di vivere una vita tranquilla, senza bruschi stordimenti dell’animo, il destino preparava per me un viaggio. Un viaggio di ritorno attraverso il mondo dei morti”.

Sade, Fourier, Loyola

Sade, Fourier, Loyola

La scrittura come eccesso
Autore/i: Barthes Roland
Editore: Einaudi
seconda edizione, prefazione dell’autore, traduzione di Lidia Lonzi. pp. XVIII-186, ill. b/n, Torino

Non è per il gusto della provocazione che si sono riuniti nello stesso libro Sade, Fourier e Ignazio di Loyola, lo scrittore maledetto, il filosofo utopista, il santo gesuita. Tutti e tre sono stati dei classificatori, dei fondatori di lingue: la lingua del piacere erotico, della felicità sociale, dell’interpellanza divina. Ciascuno dei tre ha messo nella costruzione di questa lingua tutta l’energia di una passione.
Tuttavia, inventare dei segni (e non, come facciamo noi tutti, consumarli) significa entrare paradossalmente in quel fatto compiuto del senso, che è il significante: in una parola, significa praticare una scrittura. Obiettivo di questo libro non è di tornare sulle proposizioni di contenuto di cui solitamente vengono accreditati i tre autori, e cioè una filosofia del Male, un Socialismo utopico, una mistica dell’obbedienza; ma di considerare Sade, Fourier e Loyola dei formulatori, degli inventori di scrittura, degli operatori del testo.
Così facendo credo di perseguire un vecchio progetto, di cui si potrà cogliere l’intento teorico in questi studi concreti e speciali: sino a dove ci consente di giungere un testo quando non si parla che di scrittura? Come sospendere il significato (storico, psicologico, estetico) del testo, in modo da liberare le sue potenzialità materialiste? L’intervento sociale raggiunto da un testo non consiste forse nell’impeto della sua scrittura, piuttosto che nell’impegno del contenuto, che ne rappresenta soltanto la «caduta» storica? Come far coincidere la vecchia opera figurata e leggibile, in una parola «culturale», e un commento nuovo a beneficio di un testo infinito, infinitamente ricominciato, «spossessato»? (R. B.)

Roland Barthes, nato nel 1915, vive e insegna a Parigi. Delle sue opere Einaudi ha tradotto Saggi critici (1966), Elementi di semiologia (1966), Critica e verità (1969), Sistema della moda (1970), S/Z (1973), Miti d’oggi (1974), Il piacere del testo (1975).

Lsd – Carteggio 1947 – 1997

Lsd – Carteggio 1947 – 1997

Autore/i: Jünger Ernst; Hofmann Albert
Editore: Giometti&Antonello
prefazione di Donato Novellini; traduzione di Simona Piangatello pp. 182, Macerata

Il carteggio fra lo scrittore e filosofo tedesco Ernst Jünger (1895-1998) e il chimico svizzero scopritore dell’LSD Albert Hofmann (1906-2008) si estende per circa mezzo secolo, precisamente dal 1947 fino alla morte di Jünger. I due si conoscono per via epistolare, si telefonano, si incontrano e faranno dei viaggi insieme, ad esempio nello Sri Lanka e a Creta. Ma a questi viaggi si devono aggiungere anche quelli legati agli esperimenti con le droghe, che in entrambi i casi porteranno a opere letterarie divenute dei classici sull’argomento. Pensiamo, nel caso di Jünger, ad Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza (1969), e per Hofmann a LSD, il mio bambino difficile. Riflessioni su droghe sacre, misticismo e scienza (1979).

Nel presente epistolario, uscito di recente in tedesco e che si pubblica qui per la prima volta in italiano, è possibile vedere in presa diretta la genesi esistenziale e quotidiana delle riflessioni di ognuno dei due personaggi, il filosofo-narratore (ma anche entomologo, conoscitore di botanica, etnografia, morfologia) e lo scienziato erudito appassionato di libri e di letteratura. I loro ragionamenti riguardo all’LSD – ma anche riguardo a diverse altre sostanze psicotrope o stupefacenti, come ad esempio i funghi messicani – vanno largamente oltre la dimensione ludica o meramente autodistruttiva, e prospettano un’alternativa all’esistenza comune, piccolo-borghese, accendendo uno stimolo verso una diversa forma di conoscenza. Entrambi vissuti oltre i cento anni, Jünger e Hofmann mostrano come attraverso gli allucinogeni sia possibile aprire un accesso alla dimensione del viaggio nel solco della «veggenza», la stessa che Rimbaud riassumeva nel suo «I veri viaggi sono immobili»; una dimensione che, nonostante il consumo di massa dagli anni della psichedelia in poi, lascia intravedere continenti ancora in larga parte inesplorati.

Ṛgveda

Ṛgveda

Autore/i: Anonimo
Editore: La Calama
a cura di Tommaso Iorco, traduzione integrale in versi italiani, testi originali a fronte in devanagari, introduzione e note esplicative pp. 2096, Pontedera (PI)

I rsi, poeti-veggenti compositori dei Veda, erano del tutto persuasi che i loro mantra fossero altamente ispirati, provenienti da piani superiori di coscienza, ricolmi di una conoscenza segreta alquanto difficile da penetrare a chi non fosse iniziato ai loro Misteri. Il rsi Dirghatamas arriva ad affermare che l’essenza di tali mantra esiste «in un etere supremo, imperituro e immutabile, nel quale risiedono tutti gli dèi» – e aggiunge, con mal celata ironia: «chi non conosce Quello, che può farsene di questi versi?» (yastanna veda kimrca karisyati – Rgveda, I.CLlV,39), intendendo significare che soltanto chi ha l’esperienza diretta delle verità formulate in queste scritture può comprenderne appieno il significato e il reale valore. E conclude: «Altrimenti, egli non vede, sebbene guardi, egli non comprende, sebbene ascolti. Viceversa, a colui che è pronto, la dea Parola svela la sua forma più bella, come una donna affettuosa si spoglia davanti al proprio marito» (Rgveda, X.LXXI.4).

In aggiunta, la difficoltà nella comprensione del Veda risulta per noi ulteriormente esacerbata dal fatto che si tratta di testi la cui compilazione si perde davvero nella notte dei tempi. Per quanto non sia ancora stato possibile stabilire la loro datazione esatta (la scoperta della mitica ’valle di Sarasvati’, avvenuta alla fine del secolo scorso, impone di retrocedere sensibilmente l’esordio della civiltà arya), i Veda vengono collocati in un arco temporale compreso tra i cinque e i settemila anni fa. Scritti in sanscrito vedico, essi sono in numero di quattro: Rg, Sama, Yajur e Atharva, con il primo della lista figurante di gran lunga come il più antico e, indubbiamente, il più rilevante e ispirato.

«All’origine di tutte le tradizioni umane sussiste il ricordo del passato: Indra e il serpente Vrtra, Apollo e il Pitone, Thor e i Giganti, Sigurd e Fafner, e gli dèi della mitologia celtica in reciproca lotta; ma è nel Ṛgveda che troviamo la chiave di queste immagini che nascondono la speranza o la saggezza di una umanità preistorica. Una volta interamente riscoperto, si troverà che il segreto nascosto nel Ṛgveda formula quella conoscenza e pratica della VITA DIVINA verso cui la marcia dell’umanità, dopo lunghe peregrinazioni nella soddisfazione dell’intelletto e dei sensi, deve inevitabilmente ritornare — ed è proprio nell’epoca attuale, negli slanci delle sue avanguardie, che si può ravvisare la tendenza crescente, per ora vaga e cieca, di ritornarvi.» Sri Aurobindo

Verso Holderlin e Trakl

Verso Holderlin e Trakl

Autore/i: Lumelli Angelo
Editore: La Finestra
pp. 222, Lavis (TN)

In cammino verso Holderlin e Trakl, poeti incolmabili, luoghi che mai non si raggiungono. Tuttavia, l’interpretazione antiaccademica di Angelo Lumelli – che è tale senza intenzione – ci restituisce la grandezza e intensità di due autori finora mortificati o traditi da innumerevoli, ottusi commenti. Entro la sua fondamentale libertà, con disinvoltura e devozioni, Lumelli si avvicina a queste magnifiche figure, sta felicemente in loro compagnia, inaugura per sé e per noi una forma suprema d’amicizia.

Il Mondo – Scritti 1920 – 1965

Il Mondo – Scritti 1920 – 1965

Autore/i: Brin Irene
Editore: Atlantide
a cura di Flavia Piccinni pp. 316, Roma

Il Mondo per la prima volta raccoglie in un unico volume una scelta degli scritti firmati da Irene Brin. Da Coco Chanel a Greta Garbo, da James Joyce ai principi Mdivani, passando per luoghi culto come il Florida di Roma o le Giubbe Rosse di Firenze, e per attività perdute quali la Casa Line o la Cas Pas, Irene Brin si mostra non solo la brillante autrice de Il Galateo e del suo dizionario, assunto come classico da migliaia di lettrici e appassionate, ma anche un’autrice dalla prosa raffinata ed elegante. Poliedrica, inafferrabile e trasformista, nel corso della sua vita fu giornalista, scrittrice, gallerista, esperta di buone maniere e di pessime abitudini. Meglio di chiunque altro seppe raccontare con spietatezza e ironia il nostro Paese nel dopoguerra, spiegando agli italiani l’educazione, il gusto e lo stile. L’ampia scelta di racconti e articoli suggerita da Flavia Piccinni attraverso Usi e Costumi, Cose Viste, Le Visite e Il Galateo confermano come Irene Brin, ingiustamente dimenticata dopo la sua morte, non sia una semplice giornalista di costume, ma l’attenta interprete e protagonista di un tempo. Una grande scrittrice che per la prima volta si svela attraverso un ritratto complesso, delicato e struggente, che ne mostra l’originale e moderno sguardo impietoso.

La Ierogamia e il Simbolismo del Graal

La Ierogamia e il Simbolismo del Graal

Autore/i: Zaffarana Corinna
Editore: Edizioni Ester
pp. 166, ill. a colori e b/n, Caprie Novaretto (TO)

Il Santo Graal, il mito dell’eterna Ricerca della Coppa che salva e apre le porte del Numinoso, esercita un fascino irresistibile. Dietro il mito del Graal si cela il tema dell’eterna tensione verso l’Indefinito propria dell’Uomo di Conoscenza; il Graal è il recupero allegorico di quell’immortale archetipo rappresentato dalla Dea Madre, Figlia ed Intermediatrice che la cultura giudaico-cristiana non è riuscita a sradicare dal bacino del mediterraneo e che affonda le sue mistiche radici in antichissimi riti iniziatici e di passaggio legati alla sacralizzazione dell’Eros.
L’intento di questo libro è quello di accompagnare il lettore attraverso un viaggio alla riscoperta di quei miti e riti che rappresentano le vere radici europee e mediterranee e che, mai dimenticate dall’inconscio collettivo dei popoli, hanno dato vita alla grande allegoria del Santo Graal, simbolo dell’Apoteosi della Dea Madre e della sessualità del Figlio di Dio.

Piena di Vita

Piena di Vita

Respirazione ovarica, alchimia femminile
Autore/i: Hurtado Sajeeva
Editore: Edizioni Ester
pp. 230, Caprie Novaretto (TO)

La tecnica descritta in questo libro riunisce diverse sequenze che ci aiutano a metterci in contatto con l’energia sessuale, vitale, creativa e imparare ad utilizzarla in favore della nostra guarigione, condividendola con altre donne e uomini. Si tratta di un processo di sensibilizzazione, consapevolezza, pulizia e trasformazione energetica. Nelle donne, ma anche negli uomini, la polarizzazione errata dell’energia sui quattro livelli fisico, mentale, emozionale e spirituale ha creato e sta creando grandi problematiche individuali e relazionali.
La creazione di Respirazione Ovarica, Alchimia Femminile fu ispirata anche da questo principio fondamentale della ricerca del modo di riportare l’energia femminile e maschile nella forma più sana.
La sessualità e l’amore sono le porte che ci fanno comunicare con la fonte dello spirito, per questo tutto ciò è così importante, allineando questa triade si riesce a ricollegare la coppia amore e sesso. Negare qualunque di queste energie è negare la vita stessa, è negare di essere fonti di questa energia, il potere e la luce che vivono dentro di noi.
Quando le corazze si sciolgono ed emerge l’energia pura e sana di ognuno dei quattro livelli dell’Essere e la vita della persona cambia e prende una tonalità armoniosa e coerente.
L’alchimia è il processo mediante il quale una sostanza si trasforma in un altra, attraverso il fuoco; l’alchimia sessuale è il processo con il quale convertiamo la materia in coscienza attraverso l’uso del fuoco sessuale, con il quale disgeliamo il nostro corpo fisico, ascendendo al cuore, fondiamo le corazze e attraverso il fuoco dell’amore arriviamo a risvegliare la coscienza divina che batte in ognuno/a di noi.

Le Muse, le Maschere e il Sublime

Le Muse, le Maschere e il Sublime

G. B. Vico e la poesia nell’età della «ragione spiegata»
Autore/i: Lollini Massimo
Editore: Guida
introduzione di Andrea Battistini pp. 350, Napoli

L’originalità dell’approccio antropologico alla poesia e il ruolo gnoseologico che essa svolge nella Scienza nuova, l’ermeneutico richiamo del mito e il suo rapporto con la teologia sono i temi di questa ricerca, che sa controllare filologicamente i testi vichiani e la loro ricezione. Forte di una geografia culturale che sa coniugare l’urgenza dell’attualizzazione dei problemi alla solida erudizione, Lollini ci conduce con Vico verso Kant e Hegel, Dilthey e Nietzsche, Gramsci e Pavese.

E nella prospettiva antropologica della longue durée è tutt’altro che anacronistico connettere le proteste settecentesche di Vico contro la secolarizzazione della poesia con i dibattiti odierni sul postmoderno e sulla resistenza opposta dai valori poetici all’aridità dell’esistere. Alla risposta più istintiva e immediata delle generazioni più giovani, che mai come in questi tempi leggono, producono e chiedono poesia, Lollini affianca attraverso Vico, un’analisi più consapevole di come si possa recuperare l’integrità umana originaria facendo riemergere gli strati profondi dell’esperienza collettiva.

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Introduzione di Andrea Battistini

Premessa

Parte prima

La retorica, l’immaginazione e la poesia

I. Vico tra umanesimo e nouvelle rhétorique

1. La rivalutazione della retorica

2. Dall’umanesimo alla nouvelle rhétorique

3. Il De Voluptate di Lorenzo Valla

4. Vico, la tradizione della retorica, l’ermeneutica e la poesia

II. Poiesis e praxis

1. Il senso comune

2. Gli universali fantastici, l’oralità e la memoria dei poeti

3. L’immaginazione tra poiesis e praxis

III. Retorica e poesia

1. La difesa della poesia

2. La genealogia delle muse

3. Dal Rinascimento al Barocco

IV. Le maschere e il sublime

1. Le maschere e l’uomo senza contenuto nel passaggio dal mito alla poesia

2. La musa sublime

3. Il sublime vichiano tra retorica e poetica

Conclusione

La poesia nell’età della «ragione spiegata»

Parte seconda

La sapienza, l’ermeneutica e il sublime

I. L’autorità della Scrittura

II. Il senso comune e la storia ideale eterna

III. La sapienza

IV. L’ermeneutica vichiana del mito

Conclusione

Il Sublime vichiano tra poesia e Teologia

Riferimenti bibliografici

Indice delle citazioni bibliche

Indice delle citazioni da Autori classici

Indice delle citazioni dalla Scienza Nuova

Indice dei nomi

Raffigurare l’Invisibile

Raffigurare l’Invisibile

Cusano e l’arte del tempo
Autore/i: Cuozzo Gianluca
Editore: Mimesis
pp. 198, ill. b/n, Milano – Udine

In tutta la sua opera, Cusano ricorre a esempi riferiti all’arte e a giochi di carattere sociale – il gioco della palla, quello della trottola e dell’icona del Cristo onniveggente. Nel suo pensiero è presente un momento “immaginale” che lo accosta, del tutto naturalmente, all’arte e alla rappresentazione artistica. Alcuni artisti e teorici dell’arte, tra cui Alberti e Jan van Eyck, sembrano avergli suggerito esempi e formule feconde a livello filosofico; altri, come Dürer e Leonardo da Vinci, paiono aver ripreso dai suoi scritti dottrine facilmente assimilabili al linguaggio dell’arte. In un caso soltanto questo rapporto risulta documentabile: quello tra Cusano e il pittore Leonardo da Bressanone, autore di un sorprendente affresco del Dio trivultus. Centrale, anche in questo caso, è la raffigurazione pittorica del “non raffigurabile”, di quanto supera ogni figura e immagine. In questo episodio, dunque, una pittura mistica – che, a rigore, “non raffigura nulla” – s’incontra con un pensiero filosofico il cui oggetto eccede ogni nome, immagine e concetto.

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NOTA BIBLIOGRAFICA

INTRODUZIONE

PENSARE IN FIGURA: CUSANO E IL MONDO DELL’ ARTE

LIBRO I

CUSANO E LEON BATTISTA ALBERTI TRA RIFLESSIONE ESTETICA, MATEMATICA E MORAE

1. GIOCHI MATEMATICl E GIOCHI ARTlSTlCl

I LUDI MATHEMATICI DI LEON BATTISTA ALBERTI

a. Il sapere simbolico della matematica

b. Nuove esigenze del sapere in Alberti e Cusano: sulle soglie del moderno?

c. I Ludi rerum mathematicarum: un esempio di formalizzazione simbolica del mondo

d. Il risvolto filosofico della proporzione: esperienza estetica ed esperienza morale del mondo

2. ’GIOCO DELLA FORTUNA’ E ’GIOCO DELLA PALLA’. FATO, FORTUNA E LIBERTÀ IN ALBERTI E CUSANO

a. Il gioco albertiano della palla

b. Fatum et fortuna, capisaldi del ’gioco della vita’ di Alberti

c. Aspetti umanistici del cusaniano ’gioco sapienziale della palla’

d. Dal tema umanistico della libertà alla teologia: il risvolto mistico del gioco cusaniano

3. IMMAGINE, VISIONE E PROSPETTIVA IN CUSANO E ALBERTI

a. “Raggio centrico” e “visione frontale” di Dio

b. L’icona Dei e l’inversione della piramide visiva

LIBRO II

CUSANO, JAN VAN EYCK E ALBRECHT DÜRER. L’ARTE QUALE ALLEGORIA DEL DESIDERIUM INFINITI

1. NICOLA CUSANO E ALBRECHT DÜRER. LA RATIO MELANCHOLICA AL COSPETTO DELLA MISURA SEGRETA DEL MONDO

a. Necessità e tristezza della ragione

b. La conoscenza come arte della comparazione

c. La misura segreta del di vino

d. Melancholia e peccato originale

e. Pensare per immagini: Cusano, van Eyck, Leonardo da Vinci e Dürer

2. ’PINGENDO FILOSOFARE’. LA DOTTRINA DELLA VIVA IMAGO IN CUSANO, JAN VAN EYCK E ALBRECHT DÜRER

a. Cusano, Eckhart e Jan van Eyck

b. La visione metamorfica del divino

c. Autoritratti di una bellezza quasi sovraumana: Jan van Eyck e Albrecht Dürer

LIBRO III

LA GEOMETRIA SIMBOLICA, TRA SPECCHI E IMMAGINI MIRACOLOSE

1. CUSANO E LORENZO LOTTO. VISIONE SPECULARE E PROPORZIONE A PARTIRE DAL DE VISIONE DEI

a. Il cavaliere e lo specchio

b. L’inversione cusaniana dello statuto ontologico dell’immagine

c. La virtù trasformatrice e redentiva dell’imago Christi: l’infinito come mondo rovesciato

2. LA FIGURA P E LA PROSPETTIVA PITTORICA IN CUSANO E LEONARDO DA VINCI

a. Ritrarre concetti e pensare in figura

b. Il prospettografo, ovvero come incantare la natura con l’”arte del guardare”

c. Un ritratto che ci guarda: Monna Lisa del Giocondo

3. CUSANO E LEONARDO DA BRESSANONE: UN’IMMAGINE DEL ’DEUS TRIVULTUS’

a. Sguardo ubiquo

b. Deus ludens

INDICE DEI NOMI

TAVOLE

Jan van Eyck, Adorazione dell’Agnello mistico, 1432 (Cattedrale di Saint Bavon, Gand) Particolare del polittico chiuso

Jan van Eyck, Madonna del Cancelliere Rolin, 1435 (Musée du Louvre, Parigi)

L.B. Alberti, De ludi mathematici (1450-52)

La Figura P di Cusano (De coniecturis)

Leonardo, Trattato della pittura, § 618

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