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Selezione di volumi Aseq Editrice

Autorità Spirituale e Potere Temporale nella Teoria Indiana del Governo

Autorità Spirituale e Potere Temporale nella Teoria Indiana del Governo

Autore/i: Coomaraswamy Ananda K.
Editore: Edizioni Mediterranee
introduzione, postfazione e cura di Giovanni Monastra, traduzione di Pasquale Faccia. pp. 208, 1 tavv. b/n f.t., Roma

Mentre gli interessi di Coomaraswamy per le arti e per l’universo religioso e sapienziale hanno riscosso interesse e spesso plauso, il tema di questo saggio ha invece suscitato forti riserve e ha portato molti studiosi a marginalizzare, trascurare e anche occultare volutamente i suoi studi sulla “dottrina politica tradizionale”, che apparivano scandalosi e inaccettabili.
La tesi espressa dallo studioso anglo-indiano in questo scritto, arricchito dai sapienti apparati critici di Giovanni Monastra, è che il Potere temporale debba sottostare all’Autorità spirituale, depositaria dei “principi” che, in condizioni normali, dovrebbero ispirare il potere politico-amministrativo.
Coomaraswamy criticava il moderno “dogma” democratico (ma non la democrazia come principio di realistico autogoverno, specie a livello locale), l’egualitarismo, l’individualismo, la desacralizzazione della società. Sosteneva sia il fondamento trascendente dell’autorità di governo, che solo così poteva essere legittima, sia il sistema delle caste, basato sull’eredità e sulla vocazione, il quale, a suo parere, se ben inteso e correttamente applicato, risulterebbe valido anche ai nostri giorni, sia pure con alcuni aggiustamenti dovuti all’epoca in cui viviamo.
Le sue affermazioni ledevano la sensibilità e la suscettibilità dei suoi contemporanei, che perciò scelsero di ignorare, per quanto possibile, testi, come questo, dove affrontava in profondità il tema scabroso dell’organizzazione politico-sociale.

Ananda K. Coomaraswamy, figlio di padre indù e di madre inglese, nacque a Colombo (Sri Lanka) nel 1877 e morì a Needham, nel Massachussetts, nel 1947. Geologo e mineralogista, è stato un appassionato del pensiero indiano antico, nonché delle manifestazioni artistiche del mondo indù. Ha pubblicato oltre mille scritti, indagando svariati aspetti legati al pensiero, ai riti, alla simbologia, facendo sempre ricorso a una straordinaria erudizione fondata sull’accurata analisi filologica dei testi e delle opere artistiche. Di Coomaraswamy le Edizioni Mediterranee hanno pubblicato Tempo ed Eternità, una sorta di suo testamento spirituale.

Il Risveglio della Shakti

Il Risveglio della Shakti

Il potere trasformativo delle Dee dello Yoga
Autore/i: Kempton Sally
Editore: Verdechiaro
traduzione di Carla Arosio. pp. 448, nn. ill. b/n, Baiso (Reggio Emilia)

«Manca qualcosa di profondamente importante in un mondo in cui il potere del divino femminino non è compreso e le donne non sono in contatto con la loro Shakti.»

Come si fa a vivere una vita di risveglio spirituale, abbondanza esterna, libertà interiore e profonda intimità? Come si fa a servire il mondo disinteressatamente, ma celebrare la vita con passione? I sapienti tantrici sanno da secoli che quando si segue il percorso di Shakti – il sacro principio femminile personificato dalle dee dello yoga – questi doni possono manifestarsi spontaneamente. Quando conosciamo questi poteri per quello che sono, essi aumentano la nostra capacità di aprirci spiritualmente, di amare più profondamente e senza paura, di creare con maggiore padronanza, e muoverci nel mondo con abilità e gioia. In Il Risveglio della Shakti impareremo a riconoscere e a invitare (tra le altre):

  • Kali, portatrice di forza, feroce amore e libertà selvaggia
  • Lakshmi, che conferisce prosperità e bellezza
  • Saraswati, per la chiarezza di comunicazione e l’intuizione
  • Radha, che porta l’energia divina del desiderio spirituale
  • Parvati, che risveglia la creatività e la capacità di amare.

Ricco di meditazioni, visualizzazioni, mantra, insegnamenti e storie ben raccontate, Il Risveglio della Shakti fornisce una guida pratica per attivare le correnti del divino femminile in ogni aspetto della vita.

Un estratto:

Capitolo 1
Una corona di disegno femminile
Le Dee incarnate
 
Io sono la regina sovrana, il tesoro di tutti i tesori, il cui respiro dà origine a tutti i mondi e tuttavia si estende al di là di loro – così grande sono io in magnificenza.
Devi Sukta (Inno di lode alla Dea) dal Ṛg Veda
Se ci dovrà essere un futuro, indosserà una corona di disegno femminile.
Aurobindo Ghose
 
Una notte di ottobre nell’India rurale, mi innamorai della Dea. Accadde la seconda notte di un festival chiamato Navaratri, che celebra il divino femminino nella guerriera Durga, colei che uccide i demoni di ego e avidità. Come molti festival in India, Navaratri è sia una grande festa che un’occasione per la comunione mistica con il divino. Le donne indossano le vesti più belle; i templi straripano di fedeli. Le notti sono piene di danze e racconti. Le persone hanno esperienze amplificate, anche visionarie, dell’energia che il festival evoca.
Quella notte eravamo raccolti in parecchie centinaia nel luccichio delle candele intorno a un’enorme statua di Durga alta più di due metri, seduta su una bianca tigre, col suo sari rosso, le braccia irte di armi. Io dovevo raccontare una delle mie storie mitologiche preferite: la storia d’amore della Dea Sati.
Ero entusiasta dell’opportunità di raccontare una storia – talvolta mi piace farlo – in un’atmosfera così carica di attenzione. Ma quando mi alzai per parlare, fui sopraffatta da una sensazione molto più grande dell’eccitazione. Fu una sorta di estasi, una profonda gioia pulsante che quasi mi distrusse mentre cercavo di dar forma alle parole della mia storia. In seguito avrei imparato a riconoscere questa sensazione come uno dei segni distintivi caratteristici della presenza della Dea. Il divino femminino ha un migliaio di nomi e un migliaio di caratteri, ma quando decide di rivelarsi a te, si presenta come estasi.
L’estasi è un sentimento difficilmente descrivibile e impossibile da ignorare. Ogni manciata di minuti dovevo smettere di parlare perché le lacrime minacciavano di spezzarmi la voce. Quando passò, sapevo che era appena accaduto qualcosa che avrebbe cambiato la mia vita. Non fu solo la storia a compiere ciò. Ad ogni modo, ve la racconterò.
Al principio dei tempi, fu chiesto alla grande Dea, che crea il mondo e poi vive come mondo, di incarnarsi come Sati (Colei che è) per compiere il sacro matrimonio con il suo consorte eterno, Shiva. Senza la sua presenza Shiva non può agire nel mondo. Egli siede su un monte, perso in meditazione, disdegnando di portare a termine la sua funzione cosmica. Ciò crea caos nel cosmo. Perciò, le grandi divinità, Brahma il Creatore e Vishnu, colui che sostiene, si inginocchiano davanti alla Dea. La pregano, per la salvezza del mondo, di prendere forma di donna e, con le lusinghe, sottrarre Shiva dalla sua trance yogica. Daksha, una divinità primordiale minore, sarà suo padre.
La Dea accetta, ma solo a una condizione: ha sentito che uomini e dèi hanno cominciato a trattare le donne come proprietà, creature inferiori nella gerarchia cosmica. «Se accetto di divenire tua figlia» dice a Daksha «devi promettere di onorarmi come la Grande Dea. Se non lo farai, lascerò all’istante il mio corpo perché saprò che per me non è ancora giunto il tempo per agire pienamente nel mondo.»
Daksha umilmente accetta e Sati nasce nella sua casa. All’età di sedici anni sposa Shiva, strappandolo alla meditazione attraverso il fascino della sua irresistibile bellezza e il potere di creare beatitudine. Shiva è il principale outsider del pantheon hindu: signore dei ladri e degli yogi. Sciamano originario e yogi primordiale, egli risiede nel profondo delle foreste e delle montagne, accompagnato da fantasmi e folletti. E rifiuta di cambiare il suo stato di senza dimora solo perché ha una moglie. Così, per eoni, Shiva e Sati amoreggiano appassionatamente ed eroticamente sotto gli alberi o vicino ai ruscelli, nei sottili reami al di là delle nuvole e nelle grotte segrete delle montagne. Si adorano l’un l’altro con cosmica passione.
Poi cominciano i problemi. Sono passate alcune migliaia di millenni. Daksha ha lavorato fino a giungere a una posizione di potere come divinità alla guida dell’ortodossia religiosa. In questo processo ha dimenticato la promessa fatta alla Dea – e anche la vera natura di sua figlia. Disapprova il comportamento ribelle di Shiva e si sente personalmente minacciato dall’ovvio disprezzo di Shiva per le convenzioni. Daksha progetta un enorme rituale cosmico col fuoco che stabilirà per sempre le strutture religiose dell’universo. Invita ogni dio, titano, musico celeste, divinità serpente e ninfa dell’universo ma, in un attacco di celestiale malizia, deliberatamente non invia l’invito a sua figlia e al suo consorte.
Sati sente la notizia del giorno del sacrificio. È sbigottita oltre misura. Daksha ha compiuto l’impensabile: non solo ha insultato pesantemente il suo amato, ma ha disonorato la Madre del Mondo, il potere stesso della vita, senza il quale la religione non ha significato. Sati sa che non può rimanere in un mondo che non la riconosce: siede in meditazione, raccoglie il suo fuoco yogico interiore e invia la sua forza vitale nell’etere, lasciandosi dietro il corpo.
Quando la trova, Shiva impazzisce. Si getta sul suolo rituale e distrugge il sacrificio. Poi prende il corpo di Sati tra le braccia e si inoltra barcollando nei mondi. Dovunque porti il suo corpo, accadono terremoti e maremoti, i vulcani eruttano e le foreste si incendiano. Alla fine, gli dèi fanno l’unica cosa che possono per salvare l’universo: inviano il grande girovago Saturno perché tagli in pezzi il corpo di Sati. Non appena le parti del suo corpo cadono sulla Terra, diventano sacche fisiche di sacra estasi, reliquie terrestri. Per eoni, nelle grotte nascoste e dentro gli alberi, negli specchi d’acqua e nel cuore dei villaggi, la gente troverà la dea custodita nel suolo e nella roccia stessa. Il suo corpo è il sacrificio che infonde il divino femminino nella terra.
La storia, come l’ho raccontata, viene dalla tradizione Shakta, il ramo dell’induismo che adora la Dea come realtà suprema. Nelle versioni più tradizionali, Shiva è la figura principale della storia e Sati è descritta come una sottomessa sposa indiana che balza nel fuoco sacrificale poiché il marito è stato insultato. (Questa versione infatti ha un lato oscuro: divenne un modello per le vedove hindu che spesso, a imitazione di Sati, erano incoraggiate a immolarsi sulla pira funebre del marito) La versione Shakta rivela un modo molto più interessante di affrontare la storia. Essendo essa stessa una grande Dea, Sati ha il potere di scegliere se vivere o morire. Non lascia il corpo perché il marito viene insultato: lo lascia perché, come molti padri e il mondo convenzionale che egli rappresenta, Daksha ha mancato di onorare il suo potere e la sua indipendenza. Egli incarna l’incapacità patriarcale di vedere la divinità originaria del femminile. Essa se ne va perché sa che se la dignità del femminile non viene riconosciuta, la vera unione di maschile e femminile non è possibile. La storia rivela, più chiaramente di ogni altra nella mitologia orientale, il momento in cui il patriarcato rimosse l’adorazione della dea dai rituali convenzionali, lasciando che la Dea si nascondesse nei posti segreti della terra.
Poiché la Dea conosce la profondità del tempo, sa anche che la sua morte non è una vera fine, perché un giorno arriverà il momento giusto per reincarnarsi e, una volta ancora, congiungersi al suo consorte. In quel momento, forse, il mondo sarà pronto per lei.[…]

Sally Kempton da quasi mezzo secolo pratica, studia e insegna meditazione e filosofie spirituali. È autrice del bestseller La Meditazione per amore (ed. Verdechiaro). La sua più recente pubblicazione è Doorways to the Infinite, un audio-corso sul grande testo tantrico Vijnana Bhairava. Giornalista di successo, Sally ha abbracciato lo studio a tempo pieno e la pratica spirituale nel 1974. Come swami ha vissuto e studiato con Maestri illuminati dell’India e ha ricevuto la formazione nella tradizione dello Shivaismo del Kashmir. Gli insegnamenti di Sally combinano profonda conoscenza dei testi dello yoga e del tantra con la saggezza pratica della psicologia contemporanea e del pensiero integrale.

Visualizza indice

Ringraziamenti
Capitolo 1 – Una corona di disegno femminile: le Dee incarnate
Capitolo 2 – La grande narrativa tantrica: Dèi, Dee e mondi
Capitolo 3 – Durga: Dea guerriera della protezione e della forza interiore Capitolo 4 – Lakshmi: Dea dell’abbondanza e della buona fortuna
Capitolo 5 – Kali: Dea della rivoluzione
Capitolo 6 – Parvati: Dea del matrimonio segreto
Capitolo 7 – Saraswati: Dea che fluisce come linguaggio, intuizione e suono Capitolo 8 – Sita: Dea della devozione e della sottomissione mistica
Capitolo 9 – Dhumavati: la megera, Dea della delusione e del lasciar andare Capitolo 10 – Radha: Dea dell’anelito romantico
Capitolo 11 – Chinnamasta: Dea della radicale trascendenza del sé
Capitolo 12 – Lalita Tripura Sundari: Dea della spiritualità erotica
Capitolo 13 – Bhuvaneshwari: Dea dello spazio infinito, Colei il cui corpo è il mondo…
Epilogo – Dialogare con le Dee
Appendice 1 – Le famiglie delle Dee e i loro consorti
Appendice 2 – Richiamare il potere del Mantra: quadro d’insieme
Appendice 3 – Quiz: il potere della Dea in azione
Appendice 4 – Che dea sei tu? Guida per un gruppo di lettura
Bibliografia commentata per letture di approfondimento
L’Autrice
L’Illustratore

Messia

Messia

2002 – 2017
Autore/i: Ceronetti Guido
Editore: Adelphi
pp. 116, Milano

«Non l’aspetto, non mi pare di averlo mai aspettato» dichiara Ceronetti, senza nascondersi tuttavia che il tema fluttua da sempre nel suo «mondo mentale», anzi è «centrale e sigillato come l’ombelico». Tant’è che soltanto lui poteva darci questo piccolo libro prezioso, in cui, armato solo delle sue domande appassionate e della sua immensa erudizione, egli parte alla ricerca di presenze e testimonianze messianiche nei testi degli autori che da sempre frequenta e ama: da Eraclito a Isaia, da Buber a Dostoevskij, da Rimbaud a Beckett, da Cechov a Kafka. E in tal modo ci indica una via, e ci spalanca orizzonti: perché, ci dice, «pensare messianicamente, sia pure con una forzatura malinconica, trattiene la mente dal precipitare nell’incretinimento generale», e perché nessuno quanto lui sa che, per quanto ignari, si vive tutti nell’attesa del Messia.

La Persia

La Persia

Modello di un paese in via di sviluppo ovvero la dittatura del mondo libero
Autore/i: Nirumand Bahman
Editore: Feltrinelli
con una nota di Hans Magnus Enzensberger, prefazione dell’autore, traduzione dal tedesco di Maria Magrini. pp. 224, Milano

Bahman Nirumand è un giovane persiano, docente di storia della filosofia a Berlino, che collabora strettamente con i giovani dell’SDS e i cui interessi politici, filosofici, sociali convergono in una analisi precisa, fredda benché politicamente appassionata, di quello che in Occidente, senza saper bene che cosa sia, si chiama Terzo Mondo, Sottosviluppo, ecc.
Potrebbe sembrare una bizzarria pubblicare un libro sulla Persia: a chi Importa della Persia? Ma non è una bizzarria: in questo libro non si raccontano pettegolezzi su Soraya, non si smandolina sulle maternità di Farah Diba, non si parla delle vacanze estive o invernali dello scià. Questo libro, che è stato scritto in tedesco e che in Germania ha avuto un enorme successo (forse legato ai famosi incidenti berlinesi per la visita dello scià, quegli stessi incidenti che costarono la vita allo studente Benno Ohnesorg), descrive con stupefacente lucidità il pauroso malgoverno e la miseria di un paese che, col progredire dell’analisi, diventa Il caso esemplare, Il modello di ogni paese sottosviluppato: un’analisi sobria e precisa mostra come la corruzione e l’avidità possano rovinare un paese praticamente colonizzato, come avvenga la svendita delle ricchezze nazionali e, quindi, dell’indipendenza nazionale, come funzioni il meccanismo per cui un paese cade sotto il dominio di potenze straniere che non concedono mai i loro “aiuti” per ragioni di umanità…

Come dice Enzensberger nella sua Nota, “Questo libro non impreca, non predica, non prodiga conforti, non agita slogan di propaganda né propone ricette taumaturgiche. Appura fatti e adduce prove. E in discussione il problema centrale della politica mondiale contemporanea. Non si tratta più del conflitto fra Oriente e Occidente, ma del rapporto fra I paesi ricchi e I paesi poveri della terra…”. Al che si può aggiungere che chi avrà letto questo libro avrà concretamente capito il significato della parola “Imperialismo.”

Le Streghe

Le Streghe

Tra superstizione e realtà storie segrete e documenti inediti di un fenomeno tra i più inquietanti della società europea
Autore/i: Troncarelli Fabio
Editore: Newton & Compton
introduzione dell’autore. pp. 192, nn. ill. b/n, Roma

Il gioco barbarico dei pregiudizi e il terrore di accettare la diversità portano, nella storia della cultura europea, alla stregoneria, la serie di riti e di credenze intorno ai quali si coagulano i più disparati elementi: le incertezze di società, che tentano di spiegare i propri conflitti e fallimenti, l’esercizio violento del potere ecclesiastico e laico, l’emarginazione delle plebi contadine e dei loro arcaici segni culturali, la paura del sesso e della donna. I documenti che oggi è agevole assegnare al continente della follia collettiva appartengono, invece, a categorie del pensare e dell’essere nel mondo delle generazioni che ci precedono, per le quali bruciare sul rogo una strega, evertere tutti i principi del diritto, strutturare logiche singolari su fantasie macabre e su assurde trascendenze demoniache sembrarono comportamenti del tutto naturali e trovarono l’assenso di dotti e di incolti.
Troncarelli raccoglie qui quanto mancava in tutte le precedenti pubblicazioni sull’argomento: i documenti fondamentali del delirio antistregonico, quali vengono fuori dai testi dell’epoca e quali giustificarono persecuzioni e devianze della ragione.

Gimpel l’Idiota

Gimpel l’Idiota

Autore/i: Singer Isaac B.
Editore: Longanesi
prefazione di Henry Miller, traduzione dall’inglese di Bruno Oddera. pp. 288, Milano

La materia su cui Singer lavora è il folclore della sua gente, in primo luogo le credenze diaboliche; l’animo con cui l’affronta, è l’ironia malinconica. Diavoli circolano per tutti i suoi racconti, di alcuni dei quali si fanno addirittura narratori. Spunti cabbalistici, leggende chassidiche, echi delle dottrine del falso messia Shabbatai Zevì. tutta una trama di fedi superstiziose avvolge le storie di questo scrittore che non somiglia che a se stesso. Ma egli distanzia i suoi personaggi e i loro sentimenti con mano fermissima, o meglio, li solleva sul piano della parabola e della fantasia. Niente psicologia, niente realismo, e neanche elegia del passato. Questo folclore morale, ora patetico, ora grottesco, per Singer non è che un linguaggio. Quel che gli preme è fissare nel prisma delle sue favole l’accorata bizzarria della condizione umana. (Paolo Milano)

Isaac Bashevis Singer è nato nel 1904 a Radzymin, in Polonia. Figlio di un rabbino chassidico, incominciò a scrivere a sedici anni in lingua ebraica. Ben presto però abbandonò l’ebraico per lo yiddish, l’idioma delle comunità ebraiche orientali, e in questa lingua ha continuato a scrivere, anche dopo essersi stabilito negli Stati Uniti nel 1935. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo. In italiano, presso Longanesi, sono apparsi: Il mago di Lublino, Lo schiavo, I due bugiardi, Gimpel l’idiota, La famiglia Moskat, Alla corte di mio padre, La fortezza, La proprietà, Un amico di Kafka, Nemici. Una storia d’amore, Shosha, Passioni, e il racconto per bambini Mazel e Shlimazel. Presso altri editori sono apparsi Satana a Goray e Zlateh la capra. Nel 1978 lo scrittore ha ricevuto il premio Nobel.

I Censori all’Opera

I Censori all’Opera

Autore/i: Darnton Robert
Editore: Adelphi
traduzione di Adriana Bottini pp. 364, ill. b/n, Milano

Romanzi a chiave che svelano gli intrighi di corte, opere troppo fiacche quanto a faziosità socialista, storie d’amore in bengali da cui traspare l’odio per la dominazione inglese, e poi censori ormai insofferenti del loro lavoro, poliziotti sulle tracce di testi proibiti e appassionati bibliotecari indiani: sono solo alcuni dei protagonisti, di carta e in carne e ossa, di un libro dagli obiettivi non meno semplici che audaci – ripensare l’idea stessa di censura. Attraverso approfondite ricerche d’archivio, Darnton ricostruisce, negli aspetti teorici e nell’applicazione pratica, i meccanismi di controllo messi in atto da tre diversi sistemi autoritari: la Francia borbonica del XVIII secolo, dove il libro era un privilegio per pochi e la sanzione regia valeva non solo a reprimere, ma anche a certificare la qualità del prodotto, mentre il censore era al tempo stesso critico letterario e revisore editoriale; il Raj britannico, osservato nel momento in cui, dopo la rivolta del 1857, l’esigenza di tenere d’occhio la produzione letteraria indigena si tradusse in una curiosa mania etnografico-classificatoria; e la Germania dell’Est, dove la censura era parte di un vasto piano di ingegneria sociale e gli apparatčik svolgevano nell’ombra il ruolo di agenti-editori, negoziando permessi di pubblicazione, discutendo le bozze e lavorando per riportare nei ranghi i potenziali dissidenti. Sono prassi censorie distanti nello spazio e nel tempo, eppure capaci – se indagate con la maestria di Darnton e il suo inconfondibile gusto per il racconto – di riportare alla luce «un sistema di controllo che permea le istituzioni, colora i rapporti umani e penetra nei meccanismi più intimi dell’anima». E di farci riflettere sui problemi che oggi pone la convergenza di due tipi di potere, «quello dello Stato, che va sempre più estendendo le proprie attribuzioni, e quello della comunicazione, sempre più forte e diffuso con lo sviluppo di nuove tecnologie».

Folk Origins of Indian Art

Folk Origins of Indian Art

Autore/i: Maury Curt
Editore: Columbia University Press
pp. 248, rich illustrated in coulor and b/n, New York

“Ever since the Christian West first beheld her distant and then legendary world, India has confronted it with a bewildering enigma and an inexhaustible source of marvel and fascination. Her cultural gestalt, in its ideational ramifications and phenomenal expressions, has defined and largely preserved India as a land of wonder, of mystery that has deepened even as it seemed to unfold. The intellectual intolerance and doctrinal preconceptions of traders, missionaries, administrators, and curiosity seekers exacerbated their traditional and religiously fostered ignorance of the non-Christian world to further confound the apparent contradictions. For here was unmistakable evidence of an ancient and highly developed civilization, yet its beliefs and customs, its conceptual and creedal perspectives, seemed not merely alien to and incompatible with their own, but inconceivable within the European’s frame of reference. Indeed, so bizarre and preposterous did they seem that for a long time only a few individuals considered their comprehension worth a serious effort. Their attempts, however tentative, haphazard, inadequate, and defective in analysis or conclusion, provided the initial impetus to a slowly intensifying endeavor toward a more balanced and valid appreciation of the phenomenon that is the culture of India.[…]”

Omeopatia Fai da Te

Omeopatia Fai da Te

Manuale facile per tutti
Autore/i: Wardha Hazel
Editore: Eifis
introduzione all’edizione Italiana di Loretta Zanuccoli, prefazione di Grand Master Choa Kok Sui, traduzione di Roberta Migani. pp. 160, ill. b/n, Forlì (FC)

I principi, i meccanismi e le applicazioni dell’Omeopatia. La caratteristica di questo libro è che anche un principiante può comprendere e praticare questa potente terapia. La dott.ssa Wardha fornisce informazioni dirette per l’ utilizzo efficace dei rimedi e dei metodi.

Rispetto per la Vita

Rispetto per la Vita

Autore/i: Schweitzer Albert
Editore: Edizioni di Comunità
introduzione e cura di Charles R. Joy, traduzione dall’inglese di Costanza Walter. pp. 404, Milano

La voce della vera etica è pericolosa per le persone felici quando hanno il coraggio di ascoltarla.
Per qualunque cosa tu abbia ricevuto in quantità maggiore degli altri: salute, talento, abilità, fanciullezza felice, devi offrire un’ eccezionale dedizione della tua vita.

Nato nel 1875 a Kayserberg nell’Alsazia, studiò teologia, filosofia e teoria della musica all’Università di Strasburgo. Ordinato pastore della Chiesa di San Nicola nel 1900, più tardi divenne rettore del Seminario teologico di San Tommaso. A trent’anni, maturata la decisione di dedicare la sua vita agli indigeni dell’Africa Equatoriale, si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Strasburgo. Conseguita la laurea e compiuto un corso di specializzazione in malattie tropicali, nel marzo del 1913 si imbarcò per l’Africa con la moglie Héléne Breslau e si stabilì a Lambarené, sperduto villaggio sulle rive del fiume Ogowe, dove costruì le prime capanne del suo ospedale. Dapprima internato, poi trasferito con la moglie in Francia durante la prima guerra mondiale, ritornò in Africa nel 1924 e riedificò il suo ospedale che era caduto in rovina. Da allora alternò i suoi soggiorni in Africa con viaggi e soggiorni in Europa dove tenne conferenze e concerti. Nel 1952 gli fu conferito il premio Nobel per la pace.
Questo volume raccoglie in forma antologica pagine scelte delle Opere di Albert Schweitzer varie di tono e di contenuto. Considerazioni filosofiche e teologiche, notazioni estetiche, riflessioni etiche si alternano ai ricordi autobiografici di una vita avventurosamente divisa tra il pensiero e l’azione. Il motivo che ricorre costantemente a dare unità a questo ricco e vasto materiale è l’idea del rispetto per la vita. Una definizione nella quale parve a Schweitzer di fissare felicemente la novità delle sue ricerche etiche e delle sue esperienze a contatto con una natura primitiva e un’umanità sofferente. Con l’etica del rispetto per la vita come affermazione della vita stessa in ogni sua forma – dalla formica al filo d’erba all’essere umano – Schweitzer oppone, al pessimismo del pensiero orientale, alla sua «mistica di identità» negatrice del mondo e della vita un accorato, richiamo ad una azione personale e responsabile nel mondo.
Il volume è corredato da un’introduzione biografica, da una ricca cronologia, da una bibliografia completa delle opere e da un indice dei brani scelti.

Burattini e Marionette in Italia dal Cinquecento ai Giorni Nostri

Burattini e Marionette in Italia dal Cinquecento ai Giorni Nostri

Testimonianze storiche artistiche letterarie – Roma, Palazzo Antici Mattei, 14 febbraio – 14 marzo 1980
Autore/i: AA. VV.
Editore: Fratelli Palombi
pp. 232, nn. ill. a colori e b/n, Roma

“Sono molte le storie di marionette e burattini esistenti. Quasi ogni paese ha la sua e spesso, le sue. Mirano, per lo più, a porre in luce quanto è stato fatto, in ogni settore della marionettistica, come s’è svolta, quali trasformazioni abbia subito nel volger del tempo, se sia stata più o meno influenzata da altre attività artistiche, e, a sua volta, se abbia agito su di esse, la sua maggiore o minore fortuna, infine, per cui, durante certi periodi storici, può sembrare che sia scomparsa del tutto. Ciascuna di queste storie, naturalmente, è convalidata da numerosi documenti, alcuni originali, altri ritratti da interpretazioni e annotazioni di precedenti studiosi.
Solo ai nostri tempi, frutto della internazionalizzazione della marionettistica, e per il fatto che quasi ogni nazione ne ha redatto la propria storia, si è potuto constatare, che sotto il nome comune, riferito dai documenti, si è trattato, in realtà, di svariati sistemi di animazione e di differenti strutture di marionette e burattini. Per mio conto, già da molti anni, e cioè da quando ho cominciato a interessarmi a questa storia, ho cercato di reperire, nel limite delle mie possibilità, prima, in Italia, e dopo, nei paesi stranieri che andavo via via conoscendo, soprattutto i documenti che le diverse storie riferivano quali dirette e verosimili testimonianze, dalle origini al corso del loro succedersi, di reali spettacoli di marionette e burattini.
Fra quelle che, in questa Mostra, il cui oggetto è la Storia del teatro di marionette e burattini in Italia, dal 500 alla prima metà del ’900, fanno da filo conduttore, sono le testimonianze degli spettatori di quanti, vale a dire, fortuitamente o meno, trovandosi ad assistere a spettacoli, di marionette e burattini, ci abbiano lasciato memoria della loro emozione. Alcuni ci presero gusto, come usa dirsi, e assisterono a più e più spettacoli, o nella stessa città o in altre differenti, riferendone per scritto o in opere grafiche e pittoriche.
Solo da queste testimonianze personali e dirette, è chiaro che si può specificare di quale genere di spettacoli si trattasse, e risalire alle formazioni artistiche che li animarono e agli artisti che li idearono ed eseguirono. I nomi di alcuni di essi e delle loro compagnie, fanno ancora parte della storia odierna di quest’arte, mentre, di altri, è andato perduto tutto da quel che riguarda la loro persona al lavoro teatrale e scenico che compirono.
Dalle testimonianze superstiti, possiamo rilevare, anche, quali furono, secondo le diverse epoche, i centri attivi di tale arte, e il ruolo svolto da ciascuno dei diversi generi, e come, inoltre, nella relativa documentazione, prevalesse la grafica, per quanto riguardava gli spettacoli dati in piazza e quella letteraria in rapporto agli spettacoli dati al chiuso, definibili, in un certo senso, «teatri in miniatura».
Altro documento importante della storia di questa arte, sono le composizioni letterarie e musicali a cui si sono dedicati, con diverso intento e secondo le differenti epoche, letterati e compositori. Sappiamo tutti che la manifestazione artistica, che si chiama spettacolo teatrale (e il teatro di marionette e burattini ne fa parte), si conclude a chiusura di sipario. L emozione che esso ha suscitato non è tramandabile, come può accadere ad un quadro, ad una scultura, ad un opera letteraria. Quanto rimane di uno spettacolo di marionette o di burattini, che possiamo reperire in biblioteche o nei musei, copioni, vale a dire, bozzetti, scene, pupazzi, non è sufficiente a farcelo rivedere come specifica opera d’arte. Solo dall’emozione di chi l’ha visto veramente, possiamo tentare, anche a distanza di secoli, di ricostruirlo dentro di noi.
Oggi, per fortuna, non è più così. Possiamo riascoltare voci di celebri artisti, intere opere e concerti, grazie a preziose e precise registrazioni. Possiamo rivedere sul piccolo o sul grande schermo, spettacoli di ieri e di oggi. Ma quali e come furono gli spettacoli di un tempo, prima che i mezzi audiovisivi ci consentissero di rivederli anche a distanza di tempo, non è la polvere della storia, sibbene, come dicevo, la viva emozione di chi li vide e li registrò, che ce li può far rivedere e riaccostarci ad essi. Non è così che ritroviamo il reale modo di vivere, di sentire, di pensare, la vera e segreta storia, insomma, di chi ci ha preceduto nel tempo, da diari ed epistolari?
Partendo da tale principio, e con l’ausilio di scrupolose ricerche, che hanno fissato e incasellato le molteplici documentazioni, penso che questa Mostra, possa essere spettacolo di uno spettacolo, quale è quello che, oggi, si chiama Teatro di animazione.
Devo ringraziare per la scrupolosa e appassionata verifica che hanno fatto ai documenti da me forniti, nonché alla scoperta di altri, e che hanno reso possibile la realizzazione di questa Mostra, Maria Giovanna Rak, Antonietta Amicarelli Scalisi, Valeria Cremona, Anna Maria Venturini Salvicchi, Serafina Di Maio.” (Maria Signorelli)

La Religione di Zarathustra

La Religione di Zarathustra

Nella storia religiosa dell’Iran
Autore/i: Pettazzoni Raffaele
Editore: La Vita Felice
introduzione di Farian Sabahi, prefazione dell’autore. pp. 296, Milano

“Data alle stampe a Bologna nel 1920, ’La religione di Zarathustra’ è la prima pubblicazione di Raffaele Pettazzoni, quella che dà avvio a una collana che egli fonda e dirige. La scelta del tema non è casuale, poiché sullo zoroastrismo lo studioso persicetano aveva tenuto il suo primo corso universitario presso l’Università di Bologna nel 1914-15. Ed è proprio dal corso che nasce il libro, come dimostrano le similitudini tra gli appunti delle lezioni e le schede utilizzate nella stesura del volume. Segno dell’importanza del legame, spesso sottovalutato e perciò messo in discussione, tra attività didattica e scientifica. Ora, il volume qui presentato ha dei grandi meriti, ma è ovviamente in parte superato perché Pettazzoni non conosceva le nuove fonti d’Asia centrale nelle lingue medio-iraniche e, soprattutto, si serviva di traduzioni ancora inadeguate dell’Avesta e dei testi Pahlavi. Detto questo, i limiti del testo qui riproposto sono bilanciati dal linguaggio scorrevole e dai contenuti. Soprattutto, a parere di chi scrive, per le osservazioni nel capitolo VII sui rapporti tra zoroastrismo e Islam sciita. In questa chiave, ’La religione di Zarathustra’ è uno strumento interessante per comprendere l’Iran di oggi e le complicate relazioni con il mondo sunnita.” (dall’introduzione di Farian Sabahi)

Il Dono del Suono

Il Dono del Suono

Musica e meditazione nei secoli
Autore/i: Gallo Ziffer Pierluigi
Editore: Arkeios
prefazione di padre Mariano Ballester SJ, presentazione, prologo, premessa e introduzione dell’autore. pp. 272, Roma

Ricco di citazioni e di riferimenti culturali, musicali e filosofici, questo testo a carattere didattico e divulgativo ci introduce, attraverso un’analisi approfondita delle più diverse forme di ritualilà sacra e cerimoniale del passato e di sperimentazione artistica e musicale del presente, alla conoscenza e allo studio di quella “coscienza risonante” comune che dall’alba dei tempi si è andata manifestando nelle diverse tradizioni religiose della Terra, e che ai nostri giorni si esprime e prende forma attraverso la pratica del canto collettivo dell’Om – il Pranava o Suono Cosmico Primordiale – compiuta mediante le tecniche del canto armonico e della meditazione profonda.
Ci immergeremo così in un viaggio affascinante e coinvolgente attraverso il tempo e lo spazio, per giungere infine ai giorni nostri e gettare da qui un seppur timido sguardo sui possibili sviluppi futuri di un’ipotetica “musica sacra dell’avvenire”, che unisca fra loro passato e presente e li trasformi e sublimi in forme d’arte a carattere collettivo e rituale, i cui contorni sono ancora tutti da definire.

Il Ratto di Ganimede

Il Ratto di Ganimede

La presenza omosessuale nell’arte e nella società
Autore/i: Fernandez Dominique
Editore: Bompiani
introduzione dell’autore, traduzione di Fabrizio Ascari. pp. 352, nn. tavv. b/n f.t., Milano

Dominique Fernandez, instancabile esploratore delle realtà intellettuali più disparate, con Il ratto di Ganimede si avventura nel mondo della cultura omosessuale, senza però scrivere sul tema il pamphlet fanatico di un militante gay. Il libro, informativo e insieme filosofico, senza velleità esaustive ma mirante essenzialmente a costituire il punto di partenza per una discussione anche accesa, vuole essere infatti uno sguardo distaccato e moderato sull’omosessualità nell’arte dai tempi dell’antica Grecia a quelli dell’AIDS e sui pregiudizi contro la “diversità”.
In questo saggio, che ha dato il via in Francia al dibattito sul rapporto tra inclinazioni sessuali e creatività, compaiono diverse tesi. anzitutto – ed è l’argomentazione più radicale che sia mai stata formulata per difendere l’omosessualità – vi si afferma che essa è insita nella natura umana. Tutti sono un po’, anche solo inconsciamente, omosessuali, ma le ragioni della sopravvivenza dell’umanità spingono la cultura alla creazione dei grandi miti dell’amore eterosessuale. Altra tesi presente nel libro è che, con la fine, almeno in Occidente, di un’esplicita repressione, le opere d’arte ispirate all’omosessualità sono diventate generalmente piuttosto mediocri, se non addirittura pessime, finendo per costituire una noiosa subcultura. La grande cultura omosessuale – ed è questo l’assunto più provocatorio di Fernandez è legata quindi alla repressione. Ecco il tragico paradosso di tale cultura. la creatività artistica fiorisce in tempi di “diversità” perseguitata e muore a causa degli atteggiamenti liberali della società. Naturalmente, come uomo civile, l’autore si rallegra della fine della repressione e del periodo della vergogna, risultato per il quale si è strenuamente battuto, ma come critico, saggista e romanziere, viceversa, è costernato dall’effetto prodotto sull’arte dalla liberazione sessuale e dalla nuova tolleranza. Il ratto di Ganimede, estremamente interessante per qualunque lettore, si divide in due parti. La prima riferisce storicamente la persecuzione, essenzialmente politica, contro gli omosessuali, perché “cultura omosessuale” significa anche memoria delle sofferenze patite; la seconda analizza l’omosessualità attraverso la letteratura, la pittura e la scultura, il melodramma e il cinema. (F. A.)

Figlio dello scrittore Ramón, Dominique Fernandez nasce a Parigi nel 1929 Frequenta l’Ecole Normale Supérieure e viene abilitato all’insegnamento della lingua e letteratura italiana. Professore all’Institut Grenoble di Napoli nel 1957, qualche mese dopo è sospeso dall’incarico per aver tenuto una conferenza molto poco “ortodossa” su Roger Vailland. Ottenuto il dottorato in lettere con la tesi L’échec de Pavese – pubblicata da Grasset nel 1968 – Fernandez è docente universitario d’italiano. Scrive su l’Express e Diapason. Autore di numerosi saggi e romanzi, ha vinto prestigiosi premi letterari tra cui il Goncourt per Nella mano dell’angelo (1982) pubblicato in Italia da Bompiani.

Iperborea

Iperborea

Ricerca senza fine della Patria perduta
Autore/i: Drioli Gianfranco
Editore: Ritter
pp. 272, riccamente illustrato in b/n, Milano

Ciclo atlantideo e ciclo nordico, Atlantide ed Iperborea, sono i due mondi storici caratteristici dell’Età dell’Oro, sorta di “poli” spirituali aventi comunque una matrice comune. Le tracce di civiltà altissime, probabilmente collassate nel cataclisma noto nei vari miti del mondo come Diluvio universale. Di Thule e Iperborea, i centri principali del ciclo nordico, si sono conservate nelle leggende, nelle saghe, nei poemi e nella concezione religiosa di molti popoli dell’antichità, come nei Veda e nell’epos omerico. Questo studio si propone di offrire una visione di insieme di alcuni miti concordanti – Iperborea, Atlantide, Eden -, pur con espressioni diverse e diverse interpretazioni, di questa primitiva patria nordica degli Indoeuropei.

Per Amore del Verbo

Per Amore del Verbo

Introduzione alla filologia religiosa tradizionale romana e alla cultura classica integrale dell’uomo
Autore/i: Viola L. M. A.
Editore: Victrix
introduzione dell’autore. pp. 224, Forlì

Il philologos è … colui che “ama il Verbo Divino” ed opera … in un contesto religioso … unificando tutte le potenze della sua anima, con al centro il suo logos, orientandole verso l’Amato, in modo da giungere all’unione perfetta, assimilante e integrante, con esso. La prassi che costituisce questo risultato divinizzante è la philologia, ovvero la disciplina attraverso la quale il soggetto, a partire dall’applicazione sulla forma iconica del verbo, ad esempio la parola detta o scritta, procede ad elevarsi nei diversi gradi di lettura della stessa, fino a penetrare in ciò che costituisce la sua essenza divina, il synthema essenziale del suo logos, nel quale risiede la verità immutabile dell’ente e la scienza divina ad esso inerente.
Secondo Varrone[1], esistono quattro livelli esplicativi del significato delle singole parole, verba. Al grado più basso si trova il significato più esteriore, quello materiale e sensibile, accessibile anche all’uomo comune, il quale rimane però al di fuori di ogni comprensione reale del vero significato del verbo e del modo attraverso cui in quell’ente si attua il Verbo Universale. Un secondo grado di esplicazione del senso è quello a cui si applicano i grammatici ordinari, i quali non oltrepassano la dimensione dell’immanenza materiale del Verbo, che essi affrontano nel piano dell’icona e dell’immagine, perciò rimangono limitati al solo senso temporale, transeunte e contingente, della parola, se la colgono effettivamente per ciò che risulta a questo livello. Il terzo grado di esplicazione è propriamente quello filosofico, per il quale il filologo giunge alla conoscenza della radice etimologica della parola, nella quale sussiste la sua ragione formale. Per giungere a tanto occorre penetrare filosoficamente nella ragione seminale della parola, in ciò che costituisce la natura simbolica e mediatrice dell’Idea divina trascendente, così si accorda la parola-segno al suo significante trascendente, del quale la parola, in quanto “ragione animica”, è veicolo. Il quarto e ultimo livello di esplicazione coincide con il senso arcano, divino ed essenziale, della parola, perciò con il suo synthema, nel quale sussiste la sua vera identità e la sua verità. Solo a questo livello si può veramente parlare di “conoscenza del Verbo.
I livelli della conoscenza filologica sono equiparabili ai gradi generali della conoscenza sviluppati dalla dottrina gnoseologica platonica.
Nel presente libro … introduciamo alla filologia religiosa tradizionale romana e alla cultura classica romana integrale finalizzata alla realizzazione dell’uomo universale… e tratteremo sinteticamente proprio del processo di elevazione dell’anima al Verbo Divino, attraverso i gradi della prassi filologica tradizionale…

In generale possiamo dunque distinguere due livelli della conoscenza religiosa, che sono acquisibili attraverso un processo filologico tradizionale specifico. Il primo livello ha un carattere divino, ieratico e arcano, ad esso si accede attraverso una disciplina esoterica e iniziatica precisa, il secondo livello ha una natura umana e riguarda il senso comune, umano, di ciò che si intende come “religioso”. Il primo approccio è riservato a pochi da molti secoli, il secondo approccio, più aperto ai molti, ha conosciuto alterne fortune nel tempo ed è stato assunto in diverse forme a seconda delle contingenze fatali e storiche. Solo nella dimensione più esteriore della filologia tradizionale è possibile che si produca un’azione corruttiva, ciò è avvenuto nel periodo moderno con l’assunzione del libero esame nei confronti delle Scritture Sacre, a cui sono seguite la critica razionalistica, quella illuministica e quella positivistica, forme di “critica” svolte da soggetti spesso incapaci di cogliere anche gli aspetti più esteriori della religione. Molte sono state le applicazioni esteriori al dominio della cultura, della civiltà e della religione romano-italiana, con la semplice luce della ragione naturale e con la sola Minerva crassa, dunque con una grammatica e una filologia distaccate completamente dai loro fondamenti religiosi, dai loro significanti trascendenti. Molti uomini profani, nel corso di alcuni secoli, hanno manipolato, alterato e corrotto, tutto il deposito letterario, storico, antiquario, giuridico, religioso, della tradizione religiosa romano-italiana. La filologia è una scienza e una prassi che nasce religiosa, prima della sua definizione esteriore nel periodo ellenistico, esisteva una filologia sacra utilizzata da millenni. Perciò la filologia non può essere ridotta ad una procedura profana, perché ciò costituisce una profanazione che ne annulla alla radice il senso e perciò la fa risultare tutt’altra cosa. La filologia profanata è una caricatura, una parodia della vera filologia religiosa tradizionale, essa ha solo la funzione di sovvertire la tradizione, facendo credere che uomini empi con criteri umani possano trattare di cose che non possono in alcun modo raggiungere dallo stato in cui si trovano.
Dobbiamo dunque distinguere nettamente una filologia sacra da una “filologia” profana, in ambito romano la prima ha avuto la sua origine con la prassi pontificale originale connessa alla cura dei libri sacri della religione, successivamente ha avuto il suo sviluppo in senso filosofico, a partire dall’accoglienza della filosofia pitagorica e, successivamente, di quella platonica e di quella stoica. L’assunzione della filosofia ha consentito di determinare e strutturare ciò che si può definire “filologia tradizionale romana”, della quale Varrone è stato il principale sistematizzatore, fondando direttamente sulla filologia ieratica di origine sacerdotale.
Lo studioso religioso della tradizione accede ai diversi gradi ermeneutici della stessa, ma deve tener presente che i gradi inferiori di senso dipendono sempre dai superiori e non possono essere isolati da essi, in special modo non vanno assolutizzati in modo esclusivo.

Una filologia filosofica staccata dalla filologia religiosa di carattere divino è mutila e si corrompe, mentre la filologia grammaticale senza alcun fondamento filosofico si riduce alla “materialità” dell’interpretazione letterale delle cose religiose, perciò produce la loro alterazione. A principio della disciplina filologica tradizionale romana deve essere sempre posta la filosofia pitagorico- platonica, quale base dell’ermeneutica regolare della tradizione autorevole, come hanno fatto i Padri. Per mezzo della prassi filologica filosofica, lo stvdiosvs potrà accedere al nucleo intimo della sapientia divina romana, vero fine dell’ascesi filologica che integra il filologo nel Verbo Divino Universale e gli permette di acquisire la gnosi veritiera del testo, la conoscenza del vero logos occulto nella parola.
La via filologica si è costituita quando la tradizione orale è stata fissata nelle scritture, le quali sono diventate poi la base dell’ascesi alla sapienza. La base di tutta la filologia sacra è perciò “la lingua sacra”, la quale, come ha fatto Varrone, deve essere trattata come una “materia iniziatica”, alla quale si può applicare correttamente solo il vero religioso, o, quanto meno, il filologo filosofo. Quest’ultimo si applica alla scrittura secondo il metodo opportuno, prima penetra nella dimensione simbolico-razionale del Verbo e poi, elevandosi alla contemplazione pura dell’essenza del Verbo, raggiunge il possesso della scienza sacra della lingua divina e, quindi, grazie all’intuizione intellettiva sovraumana, perfeziona nella certezza conoscitiva la gnosi scritturale.
La via della filologia iniziatica è ben descritta nel De Nvptiis Philologiae et Mercvrii di Marziano Capella, ma anche nelle principiali opere dei Padri, da Varrone a Nigidio Figulo, da Cornelio Labeone a Macrobio. Per l’amore religioso del Verbo Divino l’anima si innalza progressivamente nei diversi gradi di conoscenza della parola, raggiunge i diversi livelli di realizzazione anagogico-iniziatica della conoscenza del Verbo e perviene alla perfezione dell’ascesi filologica.

La “filologia scientifica” moderna non ha come fine questa realizzazione, in quanto essa è il risultato della negazione della filologia ieratica e iniziatica dell’antichità. Essa si è rinchiusa nella dimensione storica e materiale del mondo, ed è afflitta da una visione del mondo, dell’uomo e della religione, di tipo razionalistico e positivistico, che le rende impossibile penetrare adeguatamente ciò che sta oltre il limite della “ragione scientifica”. I filologi moderni, nelle loro procedure analitiche, linguistiche e letterali, anche quando tentano una penetrazione filosofica e religiosa del dato concreto e storico acquisito, rimangono sempre limitati alla ragione e ai suoi vari condizionamenti, perciò sono soggetti ad errare circa il vero significato sovrarazionale da attribuire alle sacre cose studiate. Per coloro i quali sono arrestati a questo confine valgono le parole di Dante, poste al principio del Paradiso:
O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,
tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché, forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.
L’acqua ch’io prendo già mai non si corse;
Minerva spira, e conducemi Apollo,
e nove Muse mi dimostran l’Orse.
Voi altri pochi che drizzaste il collo
per tempo al pan delli angeli, del quale
vivesi qui ma non sen vien satollo,
metter potete ben per l’alto sale
vostro navigio, servando mio solco
dinanzi all’acqua che ritorna equale[2].

[1] Varrone, De lingva latina, V, 7-9.
[2] Dante, Paradiso, II, 1-15.

Visualizza indice

Introduzione
La natura metafisica del Verbo-Logos
I fondamenti metafisici della filologia sacra e la via filologica tradizionale alla divinizzazione
Filologia sacra e filologia profana
L’illusione di scientificità nella “filologia” antitradizionale e la corruzione della cultura classica integrale dell’uomo
Capitolo I – Le origini della filologia religiosa tradizionale
Capitolo II – Dalla filologia sacra alla filologia filosofica:
la tradizione dell’oralità e le scritture religiose
Capitolo III – La costituzione della filologia filosofico-grammaticale nel periodo ellenistico e la definizione della
figura del critico tradizionale
Capitolo IV – Le origini della filologia religiosa tradizionale romana
a. La “rivelazione” numana e la costituzione delle scritture divine originali della religione
b. L’esercizio della filologia ieratica sacerdotale e la custodia della sapienza divina romana
c. Dalla filologia ieratica alla filologia filosofica
d. Filologia e filosofia, il modello classico della tradizione e la regolarità della sua trasmissione
Capitolo V – Il periodo fondamentale della filologia tradizionale romana e il magistero di Varrone
Capitolo VI – La filologia tradizionale romana e la
difesa e la continuità della tradizione
a. Il sapiens romanvs e il semplice litteratvs ervditvs
Capitolo VII – La definizione della romanitas classica e del canone autorevole degli avctores
a. Che cosa significa classicvs
b. Classicvs e romanitas, antiqvitas e traditio
c. La formazione del canone classico delle scritture e degli autori religiosi romano-italiani
d. Filosofia e tradizione della romanitas classica
e. Precisazioni circa il senso del classicvs, della romanitas classica e della sua tradizione
f. Sapientia, avctores, traditio
Capitolo VIII – La prassi filologica e culturale dal Principato di Augusto al primo periodo imperiale
Capitolo IX – La tradizione degli autori classici nel Basso Impero
Capitolo X – Il magistero dei Padri della transizione: l’opera di Macrobio e la definizione dell’esoterismo romano
Capitolo XI – La filologia ieratica, la cultura classica integrale e la divinizzazione dell’uomo romano-italiano
a. Gli stvdia hvmanitatis e la cultura spirituale integrale dell’uomo religioso
b. L’organizzazione della tradizione delle scritture religiose autorevoli nel periodo di transizione dal IV al VI secolo e la definizione della prassi del “classicismo regolare” romano-italiano
c. La fede nel magistero degli Ottimi Padri, la formazione religiosa regolare e l’elevazione al Sommo Cielo
Capitolo XII – L’ascesa iniziatica della Filologia ieratica al Cielo Olimpico e il suo indiamento secondo la disciplina esoterica romana
a. L’opera di Marziano Capella e la filologia religiosa tradizionale
b. Il processo iniziatico che consente la realizzazione della divinizzazione attraverso la Filologia Sacra
c. La prassi filologico-iniziatica romana e la tradizione del De Nvptiis
d. Il De Nvptiis e la Divina Commedia
e. Il valore perenne del De Nvptiis e la sua attualizzazione nel tempo
Capitolo XIII – Trasformazione e continuità della tradizione religiosa romano-italiana
a. Trasformazione e continuazione della tradizione religiosa romano-italiana fra V e VIII secolo
b. La ridefinizione delle modalità della tradizione fra il IV e il VI secolo

Amare Tradire

Amare Tradire

Quasi un’apologia del tradimento.
Autore/i: Carotenuto Aldo
Editore: Bompiani
pp. 248, Milano

“Tradimento” nell’accezione corrente è una parola tremenda, carica di valenze negative, un marchio infamante. Ma l’esperienza umana che questa parola variamente designa nella storia individuale e collettiva, nella storia ‘sacra’ e in quella ‘profana’, nell’Antico e Nuovo Testamento, nel Talmud o nel pensiero filosofico, si configura, alla luce della riflessione psicologica, come l’evento “antitetico e dolorosamente dialettico” dell’inevitabile messa al mondo della soggettività nell’uomo.
Dalla “cacciata” originaria dei progenitori dalla condizione edenica, e quindi ancor prima che nascessimo, il dramma del tradimento ha già conosciuto la sua cosmologica, mitologica celebrazione. Sullo sfondo mitico-archetipico, la consegna dell’uomo nelle mani del male e della propria inferiorità scandisce ripetutamente, come in un mistero scandaloso e tragico, il dispiegarsi tutt’altro che lineare dell’esistenza individuale.
Dalla nascita alla crescita nella famiglia di origine, nel rapporto con i genitori e i fratelli, alla vita di coppia dentro e fuori il matrimonio; nell’esperienza del sedurre e dell’essere sedotti, nell’atto di abbandonare e di essere abbandonati; negli amori dentro o al limite della patologia, “normali” e “devianti”, “legittimi” o “illegittimi”; fino alla morte “cercata”, “incontrata” o “voluta”; nel farsi e nel disfarsi della coscienza, la violenza dell’esperienza del tradimento può anche lasciare il posto alla più ampia cosciente e articolata dialettica di autentico:inautentico dell’interiorità individualmente vissuta e ricercata.

Guerra Segreta nell’Antica Roma

Guerra Segreta nell’Antica Roma

Intelligence e spionaggio dalla Repubblica al 284 d.C.
Autore/i: Sheldon Rose Mary
Editore: Libreria Editrice Goriziana
prefazione di Bernard M. W. Knox, premessa e introduzione dell’autore, traduzione di Rossana Macuz Varrocchi. pp. 424, nn. ill. b/n, Gorizia

Le attività di intelligence sono sempre state parte integrante degli affari di stato, tanto che senza di esse i Romani non avrebbero potuto edificare e salvaguardare il loro impero. Sia in età repubblicana che in età imperiale, i Romani furono consapevoli che, per difendere i confini, per controllare la popolazione, per tenersi al passo con gli sviluppi politici all’estero e per garantire la sicurezza interna del loro stesso Stato, occorreva disporre di un mezzo utile a raccogliere informazioni, di  uno strumento in grado di orientare efficacemente le decisioni. La definizione di “attività di intelligence” in realtà include una vasta gamma di argomenti, solo approssimativamente legati alla messa in pratica di quelle arti da parte dei servizi di informazione dei nostri tempi. L’Autrice usa il concetto moderno di “ciclo di intelligence” per rintracciare le attività segrete praticate dai privati cittadini, dalle istituzioni governative e militari. La varietà è ampia: spazia dalle attività di spionaggio e di controspionaggio alle azioni segrete, dalle operazioni clandestine all’impiego di codici e di messaggi cifrati, fino ad altre tipologie di interventi, tutti affari di intelligence di cui è rimasta traccia documentata nelle fonti antiche. Questo libro, oltre a demolire il mito secondo cui le attività di guerra segreta sarebbero un’invenzione moderna, costituisce uno dei più documentati contributi alla ricostruzione della storia della Roma antica tra quelli prodotti dalla storiografia statunitense.

Quaranta Hadith

Quaranta Hadith

Autore/i: an-Nawawi
Editore: CESI
traduzione e introduzione di Mohammad Ali Sabri. pp. 144, Roma

Sommario:

  • Biografia dell’Imam an-Nawawi (in italiano) (in arabo)
  • Preambolo del Dott. Mohammad Ali Sabri (in italiano) (in arabo)
  • Introduzione dell’Imam an-Nawawi (in italiano) (in arabo)
  • Inizio dei Hadith (in italiano) (in arabo)
  • Indice dei Hadith (in italiano) (in arabo)

Guida all’Italia Ebraica

Guida all’Italia Ebraica

Autore/i: Sacerdoti Annie
Editore: Marietti
con la collaborazione di Luca Fiorentino. pp. 384, nn. ill. b/n, Genova

49 itinerari nell’«Italia ebraica»: non solo nelle «capitali» dell’ebraismo italiano di ieri e di oggi (Roma, Milano, Venezia, Torino, Padova…), ma anche in città e borghi che più difficilmente rivelano al viaggiatore che già non sappia che cosa vuol trovare l’intensa presenza ebraica nei secoli. Le scoperte sono maggiori al centro e al nord. Nel sud e nelle isole comunità fiorenti sin dagli inizi dell’era volgare scomparvero definitivamente con la cacciata imposta dagli spagnoli o si mimetizzarono, per quel che rimaneva, nel fenomeno del marranesimo. Nelle città più piccole o nascoste si celano autentici tesori d’arte (è il caso del barocco delle sinagoghe piemontesi); altre volte, lungo le strade delle «condotte» si trovano luoghi in abbandono, devastati dall’incuria o dalle trasformazioni. Un patrimonio artistico che va ritrovato soprattutto negli interni, perché troppo spesso gli ebrei furono costretti a non lasciar trapelare nulla dei propri luoghi di culto. Solo dopo l’emancipazione, infatti, l’arte e l’architettura ebraiche affermano con orgoglio la loro identità ed esistenza. In precedenza, i rapporti con la contemporanea arte italiana escludono le «arti maggiori »: gli artisti e la committenza ebraica preferiscono l arredo, l’ornamento o il cesello dell’oggetto rituale.
Gli itinerari si dispongono su più piani di scoperta e di lettura. ritrovano ciò che vive, ciò che sopravvive, oppure ciò che è scomparso; ma c’è un altro percorso possibile: ritrovare quello che la cultura italiana, specialmente del nostro secolo, deve alla cultura ebraica; per rimanere solo sul piano delle suggestioni letterarie, si può ritornare nel Piemonte di Primo Levi o Natalia Ginzburg, nel ghetto di Roma raccontato da Elsa Morante, nella Ferrara di Giorgio Bassani o, soprattutto, nella Trieste di Umberto Saba e Italo Svevo.
Come nella storia d’Italia – che è storia regionale, sincronicamente impercorribile -, esistono molte anime e culture nell’ebraismo italiano: fornire una prima «guida pratica» d’insieme è il compito che il volume si è prefisso.

Annie Sacerdoti è nata a Napoli, dove si è laureata in scienze politiche. Ha insegnato per diversi anni, è pubblicista e redattrice del mensile d’informazione ebraica «Shalom». Ha curato nel 1983 per la Rai-Tv il documentario: «Gli ebrei in Lombardia. Cinque secoli tra il Ticino e il Mincio». Vive e lavora a Milano.

Luca Fiorentino, nato a Roma nel 1954, ingegnere, è collaboratore del quotidiano «Il manifesto». Nel 1972-73 ha diretto il giornale «Ha-tikwà», organo della federazione giovanile ebraica. Dal 1981 si occupa di beni culturali ebraici.

Il Diavolo dalla Bocca

Il Diavolo dalla Bocca

Storia vera di un esorcismo
Autore/i: Pincherle Mario
Editore: Eifis
precisazione, premessa e introduzione dell’autore. pp. 128, nn. ill. b/n, Cervia (RA)

In questo libro la testimonianza ed il racconto di una storia vera.
Un libro unico e avvincente, che è allo stesso tempo romanzo, saggio scientifico e opera storica.
Un’esperienza che l’autore ha vissuto in prima persona, un esorcismo che ci racconta anche di ipnosi, regressione, analisi e fede. Una spiegazione moderna e senza superstizioni del concetto di male ed uno studio approfondito sull’immagine storica e iconografica del Diavolo e di Lucifero.
Pincherle ci illustra l’incredibile differenza tra la figura del Diavolo e quella di Lucifero, accompagnando il testo da immagini antiche a spiegazione di quanto raccontato.

Mario Pincherle (1919-2012) è stato scrittore fecondissimo, autore di numerosi libri che trattano diverse discipline, da quelle tecniche a quelle umanistiche. La sua lunga carriera di insegnante e ricercatore ha registrato una decisa svolta dopo un viaggio in Egitto e dopo la visita alla Piramide di Cheope, in cui scoprì lo “Zed”.
Pincherle si lasciò trascinare dal fascino dell’antico Egitto e si avventurò in un nuovo campo di ricerca, fino ad allora dominio di una certa iconografia occultista. Ha così affrontato lo studio dei classici dell’antichità, soprattutto la Bibbia ed i testi apocrifi, dei quali ha proposto una lettura ed una ricerca fedele alla tradizione orale, ma affrontata anche con curiosità, razionalità, sentimento ed immaginazione; talenti che non gli difettavano e che altri sono disposti a liquidare come “poco scientifici”.

Il Libro Completo delle Erbe e Piante Aromatiche

Il Libro Completo delle Erbe e Piante Aromatiche

Il loro uso in erboristeria, cucina e profumeria
Autore/i: Da Legnano L. P.
Editore: Edizioni Mediterranee
premesse e introduzione dell’autore. pp. 336, nn. tavv. a colori f.t., nn. ill. b/n, Roma

Questo libro tratta in maniera completa delle piante aromatiche e del loro uso. Le piante aromatiche hanno la facoltà di esaltare le qualità proprie degli alimenti e vengono usate per la preparazione di cibi freschi o conservati (particolarmente carni e pesci), salse, bevande, vini, liquori, dolci, gelati, concentrati e così via. Il loro uso si estende, naturalmente, anche alla preparazione di essenze e profumi, dei quali sono l’indispensabile materia prima. L’Autore, notissimo erborista, illustra il modo di distinguere, raccogliere o coltivare le piante aromatiche, e quindi ne descrive i diversi usi culinari e terapeutici. Infatti, egli afferma, sarebbe incompleto un testo sulle piante aromatiche che trattasse l’argomento soltanto dal punto di vista di Lucullo trascurando quello di Ippocrate. L’uomo ha sempre cercato nella natura ciò che meglio potesse adattarsi alla sua esistenza e giovare alla sua salute, trovando nelle piante, oltre che un naturale nutrimento, anche un rimedio per molti suoi mali. Un aspetto peculiare delle ricerche dell’uomo nella flora, tra erbe e piante, è quello che si riferisce agli aromi, essenze odorifere apportatrici di profumi e di sapori.

Luigi Pomini da Legnano è stato per molti anni Direttore del Centro Italiano di Fitofarmacoterapia di Vercelli, da lui fondato. Ritenuto uno dei maggiori esperti della materia, ha dedicato l’intera vita allo studio e alla sperimentazione delle cure a base di erbe e piante. È autore, tra l’altro del famoso trattato Le Piante Medicinali e del volume Le Piante Medicinali del Canton Ticino e dell’Oltrepò pavese, pubblicati dalle Edizioni Mediterranee.

Asceti Armati

Asceti Armati

Spirito Marziale, Animo Cavalleresco ed ordini equestri e premiali, archetipi eterni e storia
Autore/i: Scarpa Riccardo
Editore: Pisa University Press
prefazione di Davide Bigalli. pp. 664, Pisa

Quello che in genere si definisce «spirito cavalleresco» non nasce col medioevo europeo e tampoco col  cristianesimo e gli ordini cavallereschi monastici, dinastici o di Stato. Esso è una condizione dello spirito che nacque quando il primo sciamano iniziò il primo  guerriero e persisté e resta presso tutte le nazioni ed in ogni periodo storico. Se la caccia è, infatti, un conflitto tra specie animali diverse, per esigenze alimentari, la guerra è un conflitto all’interno della specie umana, per motivi di controllo del territorio e o di potere tra od all’interno di comunità umane. Coll’evolvere degli esseri umani verso più alte consapevolezze sociali e spirituali, i sentimenti dell’anima lo possono sopportare solo con l’intuizione dell’impermanenza dei corpi fisici, uccisi nello spazio e nel tempo, a fronte dell’eternità dei principî spirituali in essi transitoriamente animati ed incarnati. Una consapevolezza che richiede un iniziazione ad un diverso stato di coscienza. L’opera, che nasce da un  insegnamento pluriennale di storia degli ordini cavallereschi seguito ad insegnamenti di storia delle dottrine politiche e sociologia dei fenomeni politici in università degli studî differenti, e da una riflessione sulla tradizione familiare, segue il manifestarsi di questo aspetto della tradizione perenne nella storia di varî popoli nel continente antico e «nuovo», e come da questo spirito marziale sia nata l’etica civile. Argomento di stretta attualità, in un epoca nella quale macchine da guerra sempre più sofisticate sembrano togliere ai combattenti la consapevolezza d’una loro responsabilità per l’impatto dei comportamenti su nemici e popolazioni civili, e negli ordinamenti di Stati, federazioni ed alleanze l’interpretazione elettoralistica della democrazia fa degli esseri umani individui senza qualità specifiche, quindi meramente sommabili come numeri. In questo quadro, sistemi premiali pubblici ed associazioni private ispirati da emblemi, decorazioni e rituali dell’antica milizia equestre da cui discendono, od alla quale si riagganciano, rispondono ad esigenze antropologiche profonde, che gli ordinamenti non possono misconoscere o banalizzare.

Riccardo Scarpa, Avvocato. Professore a contratto di Diritto Comunitario (Università Statale, Roma) e di Teorie e Metodi di Pianificazione Sociale (Università Roma Tre), autore di studi di  diritto comunitario, di sociologia del  liberalismo, dello statalismo e della globalizzazione, nonché dei beni culturali e paesistici.

Omeopatia Moderna

Omeopatia Moderna

La definizione di terreno
Autore/i: Othon André Julian; Haffen Marc
Editore: Nuova Ipsa
traduzione dal francese di G. Lintas, C. Mazza, R. Vergini. pp. 400, Palermo

Questo saggio è il frutto di lunghi anni di riflessione sulla patologia generale. Questa elaborazione teorica si è evoluta e si è strutturata grazie al contributo costante ed alla grande messe di documentazione che il Dr.Marc Haffen ha fornito all’autore.
Questo studio, durato tre anni, è per gli autori, l’evoluzione moderna di uno degli assi di ricerca del fondatore dell’Omeopatia, Samuel Hahnemann. Infatti viene sviluppata, illuminata dalle più recenti acquisizioni della biologia, una teoria di patologia generale.
Come tale, quest’opera è anche una vigorosa presa di posizione contro un anacronistico feticismo hahnemanniano. Essa denuncia i rigurgiti neovitalisti e persino esoterici che apportano grave nocumento allo sviluppo di un’omeopatia moderna.

Dell’Origine di Tutti i Culti

Dell’Origine di Tutti i Culti

2 Volumi
Autore/i: Dupuis Charles
Editore: Editoriale Galileo Galilei
prefazione e note di Guido Podrecca, traduzione dal francese di Antonio Garnieri. vol. 1 pp. 312, vol. 2 pp. 312, tavv. b/n f.t., Roma

prefazione e note di Guido Podrecca, traduzione dal francese di Antonio Garnieri.

Le Lettere del Cielo

Le Lettere del Cielo

Da Alef a Tav, dall’Infinito al finito
Autore/i: Pinhas Yarona
Editore: Giuntina
prefazione dell’autore. pp. 184, ill. b/n, Firenze

Frutto di un’approfondita ricerca tra le fonti della Cabbalà, compresi testi difficilmente accessibili e mai tradotti, questo nuovo libro di Yarona Pinhas si presenta come una raccolta di insegnamenti e suggestioni legati alla tradizione spirituale che ruota attorno all’alfabeto ebraico. Citando Gershom Scholem, le lettere ebraiche sono nella tradizione mistica le configurazioni della forza creatrice di Dio e non esiste un mondo spirituale se non a partire dal linguaggio e dai segni potenti che gli danno voce. La comprensione della Creazione e delle sue energie passa necessariamente dai misteri che si celano nelle lettere; al tempo stesso la nostra presenza nel mondo, il saper vivere pienamente ed eticamente passa dalla consapevolezza della forza insita nella singola lettera e dell’importanza di un uso corretto del linguaggio. Questo libro vuole essere uno strumento per lo studioso di Cabbalà ma anche una porta d’ingresso, fatta di allusioni e fascinazioni, per chiunque percepisca il richiamo della mistica e la potenza delle lettere con cui l’universo è stato creato.

Il Linguaggio del Corpo

Il Linguaggio del Corpo

Autore/i: Lowen Alexander
Editore: Feltrinelli
prefazione dell’autore, traduzione dall’americano di Paolo Di Sarcina e Maura Pizzorno. pp. 342, 18 ill. b/n, Milano

Nelle pose, nelle posizioni e nell’atteggiamento che assume, in ogni gesto, l’organismo parla un linguaggio che anticipa e trascende l’espressione verbale. Si aggiunga che vi sono alcuni studi specifici che mettono in relazione la struttura corporea e il fisico con gli atteggiamenti di natura emozionale. Questi possono costituire per la tecnica analitica un materiale altrettanto valido dei sogni, dei lapsus e dei risultati della libera associazione.
Nella sua espressione emotiva l’individuo è un’unità. Non è la mente che va in collera né il corpo che colpisce; è l’individuo che si esprime. Cosi noi studiamo come si esprime un individuo specifico, qual è la portata delle sue emozioni e quali sono i suoi limiti.
Se i fattori determinanti della personalità e del carattere sono strutturati fisicamente, il tentativo terapeutico non dovrebbe forse orientarsi anch’esso in senso fisico? La conoscenza è il preludio dell’azione. Per essere più efficace, la terapia analitica dovrebbe preoccuparsi sia della comprensione sia del movimento all’interno della situazione terapeutica. I principi della teoria e della tecnica che formano la struttura di questo nuovo approccio costituiscono quelle che noi chiamiamo Analisi e Terapia Bioenergetiche.
Può essere interessante rilevare le differenze fra terapia bioenergetica e tecniche psicoanalitiche tradizionali. Innanzi tutto, essa permette uno studio unitario del paziente. Il terapeuta bioenergetico analizza non solo il problema psicologico del paziente, come farebbe qualsiasi analista, ma anche l’espressione fisica di quel problema cosi come si manifesta nella struttura corporea e nei movimenti del paziente. Inoltre, la tecnica comporta il tentativo sistematico di liberare la tensione fisica dei muscoli cronicamente contratti e spastici. Infine, la relazione tra terapeuta e paziente ha una dimensione più ampia che nella psicoanalisi. Poiché il lavoro a livello fisico si aggiunge all’analisi a livello verbale, l’attività rilsultante coinvolge l’analista più profondamente di quanto non avvenga con le tecniche convenzionali.
Questo volume non ha la pretesa di presentare in modo completo ed esauriente le teorie e le tecniche dell’an1ilisi e della terapia bioenergetiche. Il campo è vasto quanto la vita stessa. E semplicemente un’introduzione che dovrebbe colmare la lacuna tra la psicoanalisi e il concetto di approccio fisico alle turbe emozionali. (dalla prefazione di Alexander Lowen)

Conversazioni con Jung

Conversazioni con Jung

Quaderno di appunti: 1946-1961
Autore/i: Bennet Edward A.
Editore: La Biblioteca Di Vivarium
prefazione di Eveline Bennet, introduzione di M.-L. von Franz. pp. 200, Milano

“Le annotazioni qui presentate furono scritte dal dottor Bennet durante le sue visite al professor Jung negli anni precedenti la pubblicazione dei suoi due libri, C. G. Jung e What Jung really said. (…)
Fin dall’inizio della sua carriera di medico, Bennet si interessò soprattutto alla psichiatria. Subito dopo il 1925 si trasferì a Londra e si unì al gruppo della Tavistock Clinic; assunse anche un incarico per le malattie nervose presso il West End Hospital e nel volgere di pochi anni cominciò a tenere regolarmente corsi di psicologia clinica. Il suo lavoro fu caratterizzato da un profondo coinvolgimento per le persone e le loro sofferenze: probabilmente la motivazione di fondo di tutti i medici veramente validi. (…)
Il fatto che le basi culturali di Bennet includessero la conoscenza della teologia e della filosofia, come pure della medicina, lo predisposero a capire e ad apprezzare l’approccio di Jung. Bennet lo incontrò una prima volta all’inizio degli anni Trenta e, a partire dal 1935, durante le lezioni presso la Tavistock, nelle quali Jung ebbe un forte impatto sul pubblico, mantenne i contatti con lui, e negli anni successivi fece molto per fare affermare le sue idee in Inghilterra. (…)
Il suo insight percettivo, unito alla sua gentilezza e alla sua sollecitudine per gli altri, lo resero un eminente psicoterapeuta. (..)
Morì il 7 marzo 1977; la sua morte fu una grave perdita per i suoi amici, colleghi e pazienti, nonché per i gruppi junghiani sui quali aveva esercitato un forte ascendente.
Le [sue] annotazioni non trasmettono un’immagine completa della vita e del pensiero di Jung, forniscono piuttosto impressioni sulla sua vita quotidiana, sul suo modo di conversare e sul suo modo naturale, spontaneo di vivere e di pensare. Vi compaiono frequenti citazioni dei suoi scritti, spesso dai testi su cui egli comunemente lavorava; molte sono tratte dagli ultimi capitoli delle sue memorie Ricordi, sogni, riflessioni, che scrisse negli ultimi anni di vita. Quanti desiderino letture approfondite su qualcuno degli argomenti qui trattati, troveranno già, nel corso di questi commenti, le indicazioni delle fonti disponibili”.
(Dall’Introduzione di M.-L. von Franz)

Edward Armstrong Bennet nacque a Poyntz- pass, presso Armagh, nell’Irlanda del Nord, il 21 ottobre 1888. Si laureò in filosofia e teologia al Trinity College di Dublino. Dopo ulteriori studi alla Ridley Hall di Cambridge, prese gli ordini della Chiesa d’Inghilterra. Allo scoppio della prima guerra mondiale entrò nell’esercito in qualità di cappellano e nel 1915 ottenne una Croce di Guerra per il suo grande coraggio. Le esperienze della guerra lo indussero a ritornare in seguito al Trinity College, dove, nel 1925, si laureò in medicina. Poi, nel 1939, fu insignito del Dottorato presso lo stesso College.

Sandplay: Immagini che Curano e Trasformano

Sandplay: Immagini che Curano e Trasformano

Una via creativa per lo sviluppo della personalità
Autore/i: Ammann Ruth
Editore: La Biblioteca Di Vivarium
prefazione all’edizione italiana di Francesco Montecchi. pp. 208, nn. tavv. a colori f.t., nn. ill. b/n, Milano

La sandplay, o “gioco della sabbia”, è un importante metodo di psicoterapia, basato sulla pratica del modellare creativo: un approccio per curare se stessi letteralmente basato ‘sulle mani’.
La sandplay ha una validità diagnostica e una efficacia terapeutica tanto per gli adulti quanto per i bambini. Poiché non ci sono idee preconcette sull’‘arte’ della sabbia, si assiste a un fluire meraviglioso di libera spontaneità nell’uso creativo della sabbia.
Il pregio e la specificità di questo libro, tali da renderlo uno‘strumento di lavoro’ dalle caratteristiche uniche, consistono nel fatto che in esso sono messi a fuoco il procedimento della sandplay e la sue modalità operative. Si tratta perciò di un lavoro soprattutto basato sulla pratica, non privo tuttavia di significativi riferimenti alla mitologia e alla fiaba, grazie all’ampia conoscenza di queste materie da parte dell’autrice.
L’elaborazione della Ammann entra dunque nel merito, in modo sistematico, dei dettagli del ‘come-si-fa’; sottolinea l’indispensabile ruolo delle immagini costruite nella sabbiera nel migliorare i processi di autoregolazione della psiche; mette in luce l’efficacia terapeutica del metodo insita nel percorso a due vie dalla psiche alle immagini nella sabbiera e viceversa; approfondisce l’interpretazione simbolica dello spazio.
La Ammann illustra questi principi, facendoli per così dire emergere dal loro graduale formarsi come immagini nella sabbiera, in tre dettagliate storie cliniche.
Questo libro ha una seconda ma non meno importante finalità. Vuole essere un’eloquente arringa rivolta ai terapeuti affinché facciano, accanto alla classica analisi dei sogni, un uso più ampio e sistematico del “gioco della sabbia”.
Come mezzo per liberare le forze dell’emisfero destro del cervello – quelle intuitive e corporee, istintuali e immaginative –, allo scopo di compensare ed equilibrare quelle dell’emisfero sinistro – logiche e razionali, asettiche e astratte –, unilateralmente privilegiate dalla coscienza collettiva, la sandplay attiva gli strati profondi dell’inconscio al servizio della salute e dello sviluppo, strati difficili da raggiungere con metodi più verbali di terapia.

Ruth Ammann è nata a Zurigo e in questa città esercita la professione privata di analista junghiana; è analista didatta e docente presso il C. G. Jung Institut di Küsnacht. Ha studiato con Dora Kalff, pioniera della sandplay therapy, ed è membro dell’International Society for Sandplay Therapy. La Ammann è anche un qualificato architetto, e riesce felicemente a coniugare i suoi interessi per l’architettura con quelli per la psiche e i suoi simboli.

Femminile & Maschile tra Nostalgia e Trasformazione

Femminile & Maschile tra Nostalgia e Trasformazione

Atti del IX convegno nazionale del Cipa, Milano 22-23-24 novembre 1996
Autore/i: AA. VV.
Editore: La Biblioteca Di Vivarium
presentazione di Luigi Aversa, introduzione di Elena Cristiani. pp. 448, Milano

Alla scelta del tema del IX convegno nazionale del Centro Italiano di Psicologia Analitica, svoltosi a Milano nel novembre del 1996, si è giunti in seguito a una riflessione su categorie, comunemente note come femminile e maschile, la cui definizione psichica e sociale è oggi tutt’altro che scontata. Tale riflessione, se da un lato risulta decisamente contemporanea, dall’altro affonda radici antiche nel pensiero junghiano, a partire dai concetti di Logos ed Eros, Animus e Anima.
Resistono tali categorie ai mutamenti della fisionomia culturale e sessuale del mondo contemporaneo? Qual è il peso della natura e della cultura nella definizione di ‘femminile’ e ‘maschile’? E’ vero che viviamo in una società senza padri? Cosa dice la psicologia analitica della crescente visibilità sociale di nuove identità trans-gender, delle relazioni omosessuali, di forme nuove di maternità e di paternità e di nuove strutture familiari? In che misura, dunque, maschile e femminile possono tuttora fungere da categorie di riferimento nello sviluppo dell’identità individuale?
Si tende oggi a considerare l’identità individuale non più fondata sulla, o soltanto sulla, diversità di genere, ma come il prodotto del convergere di una pluralità di fattori individuali e socioculturali che si combinano tra loro nell’individuo, moltiplicando le differenze e le identità.
Il moltiplicarsi delle differenze e delle identità non deve però significare la negazione di una diversità strutturale tra maschile e femminile, ma piuttosto un modo più libero, meno schematico e quindi più individuale, di rapportarsi con tali polarità fuori e dentro di noi. Nell’accezione delle attuali correnti di pensiero, identità e individualità sembrano avvicinarsi alla concezione junghiana di individuo e di individuazione.
Ma riflettere su Femminile e Maschile tra nostalgia e trasformazione significa anche cogliere questo processo di mutamento (perché proprio al processo psichico si allude con i termini ‘nostalgia’ e ‘trasformazione’) non soltanto nelle reali dinamiche individuali e di coppia ma anche, e per noi soprattutto, nella pratica analitica. I numerosi contributi e gli spunti teorici sollevati sono la conferma di quanto fertile e ricco possa ancora essere il dibattito avviato da questo convegno.

Il CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica) è con l’AIPA (Associazione Italiana di Psicologia Analitica) una delle due filiazioni nazionali della IAAP (International Association for Analytical Psychology). Attraverso i due Istituti (Roma e Milano), il CIPA cura la formazione di nuovi analisti junghiani secondo i criteri determinati in ambito IAAP e promuove attività scientifiche e culturali, come il convegno da cui è stato ricavato il presente volume.

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