Libreria ASEQ - Via dei Sediari, 10 • 00186 Roma - Email: info@aseq.it - Tel. 06 6868400

Selezione di volumi Aseq Editrice

Aleppo

Aleppo

Ascesa e caduta della città commerciale siriana
Autore/i: Mansel Philip
Editore: Libreria Editrice Goriziana
prefazione di Lorenzo Cremonesi, introduzione dell’autore, traduzione di Vincenzo Valentini. pp. 312, ill. b/n, Gorizia

Le città possiedono una dinamica propria. La geografia, l’economia e la cultura le aiutano a sfidare delle nazionalità e delle religioni. I legami della vita quotidiana possono risultare più potenti dei dettami delle sette e degli Stati. Gli abitanti hanno bisogno gli uni degli altri, altrimenti non vivrebbero nella stessa città. Per molti città rappresenta la loro identità primaria. Aleppo, in particolare, era una città con un ritmo tutto suo, che sfidava le categorizzazioni e le generalizzazioni. Città arabofona a maggioranza musulmana, sotto il dominio ottomano Aleppo divenne anche un centro di cultura francese e di missioni cattoliche. al pari di molti altri luoghi della regione, mescolava Oriente e Occidente, islam e cristianesimo. fino al 2012 Aleppo si distingueva per il suo carattere pacifico. Per 500 anni, indipendentemente della loro origine, i suoi abitanti avevano convissuto in un’armonia relativa. Le ragioni di questa antica armonia e dell’attuale cataclisma sono il soggetto di questo libro. Le pagine di Philip Mansel rendono palpabile il fascino di una città unica al mondo, fondendo in un insieme vivace storia politica e religioni, gastronomia e moda, letteratura ed economia. Dopo una prima parte dedicata alla storia delle città, l’autore cede la parola ai viaggiatori degli ultimi secoli, in una panoramica narrativa che è un invito a non dimenticare Aleppo anche in questo difficile e ingiusto, a tenersi pronti per ritrovare il senso della civiltà contro cui si accanisce la barbarie di oggi.

Philip Mansel, studioso di storia delle corti e delle dinastie reali, ha pubblicato numerosi saggi e articoli su «Financial Times», «The Daily Telegraph», «The Spectator» e «International Herald Tribune». Tra i suoi libri in edizione italiana ricordiamo La corte di Francia (Rizzoli, 1991), Costantinopoli (Mondadori, 1997) e Levante. Smirne, Alessandria, Beirut: splendore e catastrofe nel Mediterraneo (Mondadori, 2016).

La Vita alla Corte degli Imperatori Romani

La Vita alla Corte degli Imperatori Romani

Da Augusto a Diocleziano
Autore/i: Turcan Robert
Editore: Libreria Editrice Goriziana
prologo e introduzione dell’autore, traduzione di Cristina Spinoglio. pp. 288, Gorizia

Testimonianze archeologiche e storiografiche sono alla base di questo viaggio nell’intimità dell’Impero romano durante i suoi tre secoli maggior splendore, un percorso dove nulla è romanzato né taciuto sulla storia dei Grandi o dei Piccoli. Le magnifiche rovine di numerosi siti archeologici, dal Palatino a Villa Adriana, non sono un mero sfondo, diventano anch’esse protagoniste delle pagine del libro, interloquendo con Augusto, Nerone, Caligola, Trainao, Marco Aurelio, Eliogabalo, Diocleziano e i caleidoscopi componenti degli entourage imperiali. Come trascorrevano i diversi componenti della cerchia imperiale le loro giornate, tra piaceri e doveri. Quasi uno stato a sé, la corte imperiale fu contrassegnata da un suo modo di vita unico, come unici furono i costumi, la mentalità, le pratiche e le devozioni. Ancor più peculiari furono le follie che nei palazzi ebbero a volte luogo intorno ai sovrani. La memoria delle opere di Tacito, Svetonio, Cassio Dione, Erodiano e della Historia Agusta si riunisce alla testimonianza concreta di monumenti e opere d’arte custodite a Roma, Capri, Tivoli o in numerosi musei d’Europa e del mondo. Una successione che dal tragico al pittoresco svela la vita quotidiana di quasi quaranta imperatori che hanno costruito, distrutto o ricomposto la grandezza dell’Impero.

La Mistica dell’Istante

La Mistica dell’Istante

Tempo e promessa
Autore/i: Tolentino Mendonça José
Editore: Vita E Pensiero
pp. 176, Milano

«C’è più spiritualità nel nostro corpo che non nella nostra migliore teologia».
È quello che ci dice Tolentino nella Mistica dell’istante, un libro poetico e frammentario, snodato in un percorso che solca spazio e tempo attraverso le parole di mistici, letterati, artisti. Il risultato è una straordinaria geografia interiore e umana che con il soccorso di poesia e cinema, letteratura e testi biblici può indicarci i modi di una mistica alla portata di tutti. Perché per Tolentino esiste una mistica da praticare nel qui e ora della vita, che parte dall’uomo tutto intero, anima e corpo, sensazioni e relazioni.
Questa mistica è la mistica dell’istante. Che riconosce come porta d’ingresso al divino nella nostra vita i cinque sensi, ossia quanto di più concreto e corporeo ci caratterizza, esperienza d’altronde già ben nota alle Scritture, per le quali il corpo è immagine e somiglianza di Dio. Leggendo impariamo così che gustare, vedere, annusare, ascoltare e toccare Dio si può nell’istante che ci è dato di vivere e che ci appartiene. Perché la mistica non è altro che un’esperienza quotidiana, solidale e inclusiva.
«Dio anche se ci troviamo nella miseria estrema, ama la nostra bellezza. Così, dentro alla tua notte, brilla immobile la luce di una stella».

Questo nostro tempo frettoloso ha un estremo bisogno di mistica. Una frase che sembra la regina delle contraddizioni: come può l’esercizio interiore per eccellenza, l’intimo cammino verso la contemplazione del divino che richiede l’abbandono se non la rottura dei legami con il mondo, venire in soccorso delle donne e degli uomini di oggi? Eppure José Tolentino Mendonça non ha dubbi. Esiste una mistica da praticare nel qui e ora della vita, che parte dall’uomo tutto intero, anima – certo – ma anche corpo, sensazioni, relazioni. È la ‘mistica dell’istante’, che riconosce come portali d’ingresso del divino nella nostra vita i cinque sensi, quanto di più concreto e corporeo ci caratterizza. E, a pensarci, è un’esperienza ben nota alle Scritture, per le quali il corpo è immagine e somiglianza di Dio. È grammatica di Dio che si inscrive nella nostra pelle. È la lingua materna di Dio. Questo libro poetico e volutamente frammentario, aperto alla modulazione personale di ognuno, ci guida per mano per insegnarci come fare, come riconoscere in ciascuno dei sensi l’occasione di incontri che nel presente ci schiudano frammenti di infinito: un infinito che diventa semplice gesto, suono armonioso, profumo di nuovo, sapore frugale…
Con il soccorso della poesia, di certi film e libri universali, di storie di vita, di suggestioni per una lettura dei testi biblici nuova eppure così vicina alle radici originarie, Tolentino ci indica i modi di questa mistica alla portata di tutti. Impariamo così che gustare, vedere, annusare, ascoltare e toccare Dio si può nell’istante che ci è dato di vivere e che ci appartiene. Perché l’istante «è il contatto fra le infinite possibilità dell’amore divino e l’esperienza mutevole dell’umano. È il fango in cui la vita si modella e si scopre. È il fragile ponte di corda che unisce il tempo e la promessa».

José Tolentino Mendonça, sacerdote e poeta, è una delle voci più autorevoli e note della cultura portoghese. La sua scrittura prende spunti e immagini da molti registri di linguaggio, in particolare da quello poetico, letterario e filosofico. Le sue poesie e i suoi saggi gli hanno valso vari riconoscimenti e traduzioni in numerose lingue. Nel 2014, non a caso, ha rappresentato il Portogallo nella Giornata Mondiale della Poesia.
L’appartamento del poeta, che si affaccia su un piccolo incantevole giardino di Lisbona, è straripante di libri, che sembrano coprire ogni parete: in questo spazio spiccano La Bibbia e il grande poeta della sua terra, Herberto Helder, due rimandi letterari che costellano l’intera opera tolentiniana. In particolare affronta la lettura dei testi biblici con rigore e creatività, aprendo agli interrogativi del presente e dialogando con le diverse espressioni culturali. Tra gli scrittori italiani predilige Pier Paolo Pasolini.
Protagonista di vari dibattiti culturali, nel 2009 si è confrontato senza riserve con lo scrittore premio Nobel per la letteratura José Saramago. Durante molti anni a capo della “Pastoral da Cultura” attualmente è Vice-Rettore e Docente dell’Università Cattolica di Lisbona e consultore del Pontificio Consiglio della Cultura. Cura una rubrica settimanale nella rivista del prestigioso giornale Expresso dal titolo “Che cosa sono le nuvole”.

Le Origini Medievali della Scienza Moderna

Le Origini Medievali della Scienza Moderna

Il contesto religioso, istituzionale e intellettuale
Autore/i: Grant Edward
Editore: Mondolibri
prefazione dell’autore, traduzione di Aldo Serafini. pp. VIII-368, Milano

Secondo l’opinione più diffusa fino a qualche anno or sono anche tra medievisti e storici della scienza, un indiscutibile iato divide definitivamente la cultura medievale, nutrita di teologia e aristotelismo, e il nuovo spirito conoscitivo venuto alla luce alla fine del secolo XVI. In realtà, come Grant si propone di illustrare in questo libro, che riprende e capovolge le tesi contenute in un suo precedente lavoro, le radici della scienza moderna affondano nel terreno del mondo medievale, dove attecchirono assai prima della cosiddetta Rivoluzione scientifica. Secondo tale prospettiva, Galilei, Copernico, Keplero, Cartesio e Newton costituirebbero l’estensione e la rielaborazione delle idee fisiche e cosmologiche formulate in primo luogo dai maestri parigini o dai filosofi naturali della scolastica. Quattro furono i fattori che permisero all’Europa medievale di inaugurare il cammino della nuova scienza: le traduzioni dei testi scientifici del mondo greco e arabo del XII e XIII secolo; lo sviluppo delle università, fenomeno esclusivo dell’Occidente europeo, che utilizzarono le traduzioni come base essenziale del curriculum scolastico; l’adeguamento del cristianesimo ai saperi del mondo antico; l’eredità del pensiero di Aristotele e le sostanziali trasformazioni a cui sarebbe stata sottoposta, nel Medioevo, la filosofia naturale aristotelica. Passando in rassegna con stile chiaro e sintetico le conquiste della scienza medievale nei campi della teoria del moto, della matematica, della medicina e di altre discipline, Le origini medievali della scienza moderna costituisce un significativo contributo al dibattito storico-culturale concernente l’idea di continuità e rottura nel processo di sviluppo del pensiero occidentale.

Edward Grant, docente di Storia e Filosofia delle Scienze all’Indiana University, è autore di La scienza del Medioevo (Bologna 1983) e di Studies in Medieval Science and Natural Philosophy (London 1981).

La Terapia Reichiana

La Terapia Reichiana

Nuove ricerche e applicazioni
Autore/i: Nardelli Fabio
Editore: Edizioni Psiconline
prefazione dell’autore. pp. 152, Francavilla al Mare (CH)

Il volume segue la direzione indicata da Wilhelm Reich:  il tentativo di superare il dualismo mente-corpo tramite il concetto di energia biologica, ormai in accordo con i più recenti studi nei campi della biofisica quantistica, della medicina olistica, della medicina orientale e MTC, che da sempre hanno questa concezione del vivente su basi energetiche.
Il libro è diviso sostanzialmente in due parti.
Nella prima parte del libro, l’autore ripercorre (secondo una sua personale lettura) la storia della psichiatria moderna , della psichiatria sociale, una breve biografia di Wilhelm Reich e di Federico Navarro.
La seconda parte espone in particolare la terapia inventata da Reich, la vegetoterapia o orgonomia, cosi come l’ha riscoperta e sistematizzata Federico Navarro, e le recentissime ricerche e applicazioni che lui stesso suggerì ai suoi allievi prima della sua morte, e portate avanti dall’IFeN , l’ultimo istituto da lui fondato e riconosciuto.
Nella seconda parte  il lettore troverà dei capitoli innovativi, di progettazione ed applicazione delle recenti ricerche portate avanti dall’I.Fe.N ( istituto Federico Navarro ), e dall’utilizzo  di  frequenze  vibrazionali sonore  coerenti  ai 7 livelli  corporei reichiani ; ricerca introdotta e sperimentata  dall’autore nella ormai “classica” vegetoterapia ( o terapia reichiana).
Fabio NardelliFabio Nardelli  è nato a Roma, dove vive e lavora. Si è  laureato in Psicologia presso l’università“ La Sapienza” di Roma.  Iscritto all’albo degli Psicologi del Lazio e riconosciuto  come Psicoterapeuta. Si è specializzato in vegetoterapia  e terapia reichiana presso le scuole  della S.E.Or  e dell’I.Fe.N.  Ha lavorato  nel Gruppo di Ricerca in psichiatria sociale e collaborato  con strutture pubbliche e private nel campo psichiatrico e delle tossicodipendenze.
Ha approfondito lo studio di discipline e tecniche  di  rilassamento  Orientali (Yoga, Arti marziali, M.T.C. ). Facilitato dalla sua parallela attività di musicista, ha sviluppato e approfondito conoscenze di  musicoterapia e di biofisica applicate in ambito  musicale e terapeutico.

Le Radici Sacre della Monetazione

Le Radici Sacre della Monetazione

Autore/i: D’Anna Nuccio
Editore: Solfanelli
pp. 176, Chieti

La nascita della moneta costituisce un momento fondamentale della storia umana in grado di orientare non solo le strutture politiche, ma anche l’organizzazione della società.
Questo saggio si occupa non solo della formazione delle prime forme monetarie, ma soprattutto del processo culturale, mentale e spirituale che ha portato alla formazione della moneta come noi la conosciamo. Inoltre, studia quali sono state le “forme monetarie” prima che venisse creata la moneta strictu sensu, le basi sociali e culturali che alimentavano il più antico conio, la funzione dei simboli religiosi che alle origini permeavano totalmente le monete, il motivo del loro primitivo valore come fine dello scambio e non, come oggi, quale strumento primario di transazione.
Questo libro intende illustrare anche un momento particolare della storia culturale dell’Occidente, quello che attraverso la nascita della primitiva moneta ha contribuito a spezzare le relazioni della società antica con la sfera del sacro cancellando ogni riferimento al simbolismo tradizionale.

San Francesco

San Francesco

Il giullare di Dio
Autore/i: Green Julien
Editore: Rizzoli
traduzione di Graziella Cillario. pp. 272, nn. tavv. b/n f.t., Milano

L’Europa del XIII secolo: un mondo che vive uno straordinario momento di fermento. Papi e imperatori lottano per il potere temporale e spirituale; l’Oriente fa balenare i suoi miraggi e i crociati partono col motto «Per Cristo» sulle labbra, ma ritornano coperti di sangue o carichi del bottino del sacco di Costantinopoli.
In Italia, dove le città si combattono accanitamente per affermare la propria supremazia, vi è una cittadina bellicosa dove l’orgoglio, il lucro e il senso del decoro dettano legge: Assisi. E ad Assisi vive un giovane figlio del mercante Pietro di Bernardone che si impone ai suoi coetanei per il fascino, l’ambizione, le ricchezze, l’amore per i piaceri: si chiama Francesco. Dalla vita egli desidera tutto, ma non sa che c’è qualcuno nascosto che – senza armi, senza orgoglio, senza titoli nobiliari – gli chiederà di rinunciare a ogni cosa e l’obbligherà a seguirlo e a divenire il suo «giullare»: Dio.
Opera di un autore d’eccezione – Julien Green, lui pure protagonista di una sofferta conversione alla fede cattolica -, questa biografia ripercorre in tutti i suoi dettagli l’avventura terrena e spirituale di san Francesco d’Assisi, un uomo eccezionale e un santo «diverso» che supera e travolge, secondo le parole di Green, «le nostre tristi barriere ideologiche». Un uomo il cui messaggio appartiene a tutto il mondo, come l’amore che ha incessantemente saputo offrire. «Non si poteva vederlo senza amarlo» dicevano di lui i suoi contemporanei.

Julien Green, nato a Parigi nel 1900 da genitori americani, è stato a lungo combattuto tra il protestantesimo della famiglia e il cattolicesimo, convertendosi poi a quest’ultimo dopo aver scritto, nel 1924, il Pamphlet contro i cattolici di Francia. Scrittore molto conosciuto e apprezzato, è autore tra l’altro di Passeggero sulla terra (1 925); Adriana Mesurat (1927); Partire prima di giorno (1963; trad. it. Rizzoli, Milano 1 966); Mille strade aperte (1964; trad. it. Rizzoli, Milano 1968); Terra lontana (1966; trad. it. Rizzoli, Milano 1970).

Lo Zoo Umano

Lo Zoo Umano

Autore/i: Morris Desmond
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
introduzione dell’autore, traduzione di Ettore Capriolo. pp. 272, Milano

L’uomo delle metropoli, sommerso dalla caotica raffinatezza organizzativa della civiltà contemporanea, per dare un’idea dell’alienante tensione in cui vive ricorre a una immaginosa espressione: «giungla di cemento». Niente di più inesatto. Gli animali selvaggi, nel loro ambiente naturale, non vengono stravolti da nevrosi, non conoscono forme di psicopatologia sessuale, non aggrediscono né opprimono i figli, non soffrono di obesità, non sono afflitti da ulcera gastrica e non commettono assassinio. Tutto ciò significa forse che tra la specie umana e le altre specie animali sussistono fondamentali differenze di comportamento? A prima vista la risposta sembrerebbe positiva, ma le cose non stanno così: gli animali selvaggi, in determinate circostanze, e precisamente quando sono ridotti in quello stato innaturale che è la cattività, si comportano «come gli uomini », ossia fanno propri molti caratteri di gruppo che si riscontrano nella quotidianità della nostra vita organizzata. La moderna metropoli più che una «giungla di cemento» è piuttosto uno « zoo umano». In termini di corretta metodologia sociologica, il confronto da porre è tra l’abitante delle città e l’animale prigioniero. Da questa puntualizzazione, logica e al tempo stesso paradossale, parte il lucido discorso di Desmond Morris sul senso, il contenuto, il comportamento e le finalità della vita associata dell’animale umano moderno, una «scimmia vestita» che ha scatenato, oltre a un implacabile progresso sociale, i suoi più potenti impulsi esplorativi e creativi insieme con quelli più rischiosamente distruttivi e autodistruttivi. Nella prospettiva di una razionale demolizione dei miti e pregiudizi di una civiltà al tempo stesso tecnocratica e superstiziosa, Lo zoo umano centra gli aspetti dell’anormalità dell’esistenza animale umana organizzata nell’età dello sviluppo industriale e tecnologico. Dal problema della coppia a quello del grande numero, dall’analisi dell’innaturale habitat cittadino all’esame dell’individuo in rapporto con le supertribù urbane, Desmond Morris compone una corrosiva cartella clinica del nostro modo di vivere: una serie di spunti di meditazione per trovare un’uscita dall’impasse in cui si trova la civiltà umana nonostante l’altissimo grado di sviluppo raggiunto.

Il Cosidetto Male

Il Cosidetto Male

Per una storia naturale dell’aggressione – Il testo fondamentale sull’aggressività del Premio Nobel Konrad Lorenz
Autore/i: Lorenz konrad
Editore: Garzanti
introduzione di Giorgio Celli, traduzione dal tedesco di Elisabetta Bolla. pp. 330, Milano

Nell’era della bomba all’idrogeno il problema dell’aggressività dell’uomo è il più importante che la scienza possa affrontare, poiché da esso dipende la sopravvivenza stessa dell’umanità. Sappiamo che secondo Marx l’aggressività è un prodotto delle contraddizioni di classe e che perciò è annullabile soltanto in una società comunista. Freud, invece, pur riconoscendo che la divisione in classi è una delle massime cause di pulsioni aggressive, postula anzitutto una componente istintuale, l’istinto di morte, contrapposto all’eros, l’istinto di vita. In questo saggio fondamentale, certo il più audace e discusso dello scienziato tedesco, Konrad Lorenz afferma che l’aggressività è sì un istinto, ma «un istinto come ogni altro»; non opposto, perciò, all’istinto di conservazione, ma anzi, in condizioni normali, al servizio di esso. Con un ampio esame basato sui suoi studi sul comportamento degli animali, quindi, giunge ad attribuire le tragiche conseguenze dell’aggressività umana, non a pulsioni insondabili, ma al troppo rapido mutamento delle condizioni esistenziali degli uomini a cui, proprio per mancanza di tempo, l’evoluzione non ha potuto contrapporre adeguati «meccanismi inibitori».

Konrad Lorenz si è laureato in zoologia all’università di Vienna e lavora attualmente all’Istituto Max Planck di Seewiesen nella Germania Occidentale. I suoi studi sul comportamento innato degli animali superiori sono stati la base della scienza ora nota come «etologia». Nel 1973 gli è stato assegnato il Nobel per la fisiologia. Tra le sue opere ricordiamo L’anello di Re Salomone (1949), E l’uomo incontrò il cane (1950), Il cosiddetto male (1963).

La Lanterna di Sophia

La Lanterna di Sophia

Il libro degli archetipi
Autore/i: Cappello Levio
Editore: Nuova Ipsa
prefazione di Fernando Piterà, introduzione dell’autore. pp. 312, nn. ill. a colori e b/n,

Attraverso la storia, le arti e la mitologia, l’autore ha individuato i 22 archetipi primari nei quali potremo agevolmente riconoscere noi stessi e gli altri. Questa conoscenza è necessaria per vivere più consapevolmente e correggere ove possibile determinati tratti del comportamento nostro e altrui, anche con l’aiuto dei rimedi naturali suggeriti.

Gli archetipi trattati sono: 1. l’amorfo; 2. l’ingenuo; 3. l’abbandonato; 4. il combattente; 5. il gaudente; 6. il devastatore; 7. il perfezionista; 8. il romantico; 9. il giudice; 10. la Sirena; 11. il vampiro; 12. il falso maestro; 13. il clown; 14. l’uomo cosmico; 15. il principe o la principessa; 16. il viandante; 17. la creatura celeste; 18. l’artista; 19. il matto; 20. il sovrano; 21. il saggio; 22. l’uomo dei simboli.

Sul Destino

Sul Destino

Autore/i: Widmann Claudio
Editore: Ma. Gi.
pp. 224, Roma

Il fato guida chi lo segue, trascina chi gli si oppone. (Seneca)

Nei momenti cruciali della vita, davanti ai soprusi dell’esistenza l’uomo si chiede fatalmente «Perché?» e la risposta più antica che avanza è: «Destino!», parola vuota e densa, cui ascriviamo la durata della vita, la natura della morte, l’instabilità della fortuna, la diversità dei percorsi individuali.
Il destino è inspiegabile quando distribuisce caratteristiche congenite, è assurdo quando uccide persone innocenti, è strapotente quando decreta rovine, è inflessibile quando vanifica i disegni dell’uomo. È di natura più che umana e d’abitudine è collocato «aldilà» dell’uomo: tessuto dagli dèi o scritto nelle stelle, pianificato da anime già morte o determinato da geni in esseri non ancora nati.
L’idea di destino incontra l’ostilità di chi rivendica all’uomo la libertà di auto-determinarsi, di chi colloca dentro l’individuo il razionale della sua esistenza. Eppure, anche dentro l’uomo esiste un «aldilà» della coscienza, una dimensione inconscia che interviene nelle scelte dell’individuo, che è impenetrabile alla conoscenza e più potente delle sue intenzioni.
Inconscio potrebbe essere un altro nome per indicare il destino. In esso è depositato un disegno evolutivo che si realizza negli intrecci di coincidenze significative, che sbaraglia ogni deliberazione cosciente, ma che esige sempre la partecipazione della coscienza. Perché la forza del destino è possente, ma lascia all’individuo margini di libertà tanto ampi da scegliere, perfino, tra la possibilità di vivere per niente o morire per qualcosa.

Claudio Widmann, analista junghiano, è docente di Teoria del simbolismo e di Tecniche dell’immaginario in varie scuole di specializzazione in Psicoterapia. Vive e lavora a Ravenna.
Impegnato conferenziere, direttore della collana «Il bestiario psicologico» delle Edizioni Magi, è autore e curatore di saggi che rileggono aspetti ordinari e straordinari della realtà alla luce della psicologia junghiana. Per i tipi delle Edizioni del Girasole è stato pubblicato il Manuale di Training Autogeno, mentre per quelli della Cittadella il libro F come Fiducia. Tra i suoi numerosi volumi nel catalogo delle Edizioni Magi ricordiamo Il simbolismo dei colori, Le terapie immaginative, La simbologia del presepe, Il mito del denaro, Gli arcani della vita, Il gatto e i suoi simboli.

La Bibbia dei Poveri

La Bibbia dei Poveri

Storia popolare del mondo
Autore/i: Lapucci Carlo
Editore: Edizioni Polistampa
introduzione dell’autore. pp. 368, ill. b/n, Firenze

Leggende, racconti brevi, fiabe e aneddoti: in una parola “novellette”, briciole preziose di una forma di conoscenza antica come il mondo. Sono storie appartenenti alla tradizione orale che hanno percorso le civiltà nel tempo e nello spazio fino ad arrivare a noi per parlarci di uomini e donne, bambini e animali, angeli e diavoli, re e soldati.
Lapucci ha raccolto questo materiale eterogeneo in un prezioso scrigno di espedienti e casi, situazioni, detti legati a vicende, esempi che, nella forma di una breve narrazione e con infinite varianti, costituiscono un patrimonio culturale comune. Un insieme collegato e coerente, corrispondente alla visione del mondo che ebbero non tanto i sapienti e i filosofi, quanto gli analfabeti, gli umili, le persone comuni dotate spesso di grande intelligenza: una visione concreta e legata al reale, che ha bilanciato nei secoli quella “alta” e ufficiale. Un po’ come le immagini semplici e approssimative dipinte nelle navate delle chiese, nei chiostri dei conventi, sui muri dei loggiati dei cimiteri, attraverso cui i fedeli conoscevano le figure, gli eventi, i misteri delle Scritture, e che erano dette appunto “Bibbia dei poveri”.

Carlo Lapucci vive e insegna a Firenze. I suoi interessi convergono nel campo della letteratura, della linguistica e delle tradizioni popolari, incentrati sull’individuazione delle radici profonde della cultura italiana. Su questi temi ha pubblicato molti libri, tra cui: Fiabe toscane (Mondadori 1984, Sarnus 2008); La Bibbia dei poveri (Mondadori 1985, Sarnus 2013); il Dizionario dei modi di dire della lingua italiana (Garzanti 1993); Indovinelli italiani (Vallardi 1994); Introduzione allo studio delle tradizioni popolari (Polistampa 2001); il Dizionario dei proverbi italiani (Mondadori 2007); Il libro delle paure (Sarnus 2009); Il numero e la struttura universale (Polistampa 2010); Le leggende della terra toscana (Sarnus 2011). Ha inoltre dedicato studi alle forme giocose del mondo popolare in Teatro popolare minimo (Sarnus 2009). Si segnalano anche i romanzi Itinerario a Vega (Cappelli 1972), L’uomo di vetro (Camunia 1992), Viaggio nell’Antimateria (Rossi 2006), L’erba della paura (Pagliai 2011).

Grammatica di Arabo Palestinese

Grammatica di Arabo Palestinese

Il dialetto di Gerusalemme
Autore/i: Durand Olivier
Editore: Università La Sapienza
prefazione di Wasim Dahmash, introduzione dell’autore pp. 296, Roma

È stato un compagno di giochi, verso gli undici o dodici anni, a farmi notare che parlavo “in modo diverso”.

In quel momento ho avuto la percezione che il dialetto usato in casa, il palestinese, era diverso dalla “lingua” del mondo esterno. Prima di allora non avevo badato al fatto che mi rivolgevo ai miei familiari in “dialetto” palestinese, ai miei compagni in quello damasceno e facevo i compiti in un arabo che doveva riprodurre il classico.

La consapevolezza della diversità dialettale mi portò ad osservare che erano molti i compagni di scuola che avevano una loro “lingua familiare”, qualche varietà del turco, l’armeno, il curdo, il siriaco, e che nella maggior parte dei casi erano le donne, le nonne in particolare, a mantenerne vivo l’uso. La conoscenza di un altro dialetto era come conoscere un’altra lingua, forse altrettanto divertente: si moltiplicavano le possibilità di imparare altri giochi, filastrocche e fiabe, altri canti e racconti. Alcuni anni più tardi quando incontravo palestinesi provenienti da realtà diverse, mi era inizialmente molto difficile rivolgermi a loro in “palestinese”. Trovavo la cosa “innaturale”.

I dialetti della popolazione ancora residente in Palestina (Israele, oltre ai territori occupati) continuano ad evolversi autonomamente. Si riscontrano peraltro imprestiti dall’ebraico tra la popolazione cosiddetta arabo-israeliana nei territori oggi abitati da una maggioranza israeliana. I dialetti rurali, parlati nei loro luoghi storici, a differenza di quelli dei villaggi distrutti, conservano intatto il loro vigore. Il dialetto di Gerusalemme non è assurto al rango di “dialetto nazionale” come è avvenuto per esempio in Egitto con il (nuovo) dialetto della capitale, ma costituisce il nerbo di quel “palestinese panurbano” o “palestinese medio” che si sta formando sia in Palestina sia tra i palestinesi nei paesi arabi.

Si può affermare quindi che mentre i palestinesi dell’interno tendono a perpetuare le peculiarità dialettali locali, pur nell’ovvia e continua evoluzione, i palestinesi dell’esterno generalmente tendono a ridurre l’uso domestico dei loro dialetti rurali, a favore di quelli urbani, ritenuti più prestigiosi, dei paesi arabi ospiti…

Questa sommaria descrizione della parlata urbana di Gerusalemme è concepita come grammatica di consultazione rivolta agli studenti aventi dialettologia araba nel proprio cursus universitario. Essa presuppone da parte del lettore una conoscenza, sia pur rudimentale, dei meccanismi grammaticali dell’arabo classico: nozioni quali ad es. consonanti enfatiche, radice verbale, perfettivo # imperfettivo, schemi nominali, plurali fratti, etc. non verranno quindi ridefinite. Malgrado lo spirito introduttivo e descrittivo di questo lavoro, non si è rinunciato ad un atteggiamento critico nella presentazione dei singoli fatti.

Tale descrizione si basa in buona parte su dati raccolti da me nel corso di alcuni soggiorni a Gerusalemme (dal 1979 al 1985), principalmente nella Città vecchia e nel sobborgo di Abu Tor.

Il Qalēmenṭos Etiopico

Il Qalēmenṭos Etiopico

La rivelazione di Pietro a Clemente. I libri 3-7
Autore/i: Anonimo
Editore: Istituto Universitario Orientale
prefazione, introduzione e traduzione di Alessandro Bausi pp. 188, 60 tavv. b/n f.t. con copia del manoscritto BMW(Or) 751, Napoli

Sommario

Prefazione

Indice del volume Bibliografia Introduzione

1. Generalità

2. I manoscritti

3. Edizioni e traduzioni

4. Struttura dell’opera

5. I testi paralleli e le fonti

6. Rapporti con la Apocalisse di Pietro araba

7. Pseudoclementine nel Q?

8. La Epistula Clementis

9. La Epistula Petri e la Διαμαρτυρία

10. Navis ecclesiae

11. Originalità etiopica dei libri 3-7

12. Parentela e rapporti letterari con testi etiopici

13. Allusioni e citazioni del Q. Il terminus ante quem

14. Il Q nel Mashafa Mestir

15. Rapporto con gli Atti di Pietro

16. Il terminus post quem

Avvertenza sui criteri della traduzione

Nota lessicografica

Il libro 3

Il libro 4

Il libro 5

Il libro 6

Il libro 7

Frammento nei mss. BMW(Or) 753 e EMML 370

Indice analitico dei libri 3-7

Il ms. BMW(Or) 751 (ff.32v-89v)

Il Libro delle Meraviglie

Il Libro delle Meraviglie

e tutti i frammenti
Autore/i: Flegonte di Tralle
Editore: Einaudi
cura, premessa e traduzione di Tommaso Braccini e Massimo Scorsone. pp. LXXXVIII-120,

Spettri, mostri, cadaveri rianimati, oscure profezie. Il libro di Flegonte, per la prima volta tradotto in italiano dal greco, è un’appassionata narrazione delle leggende «horror» che, negli strati sotterranei della cultura razionalistica in apparenza dominante, popolavano la Roma imperiale. Un testo, quello di Flegonte, di interesse antropologico e letterario, che fa emergere molto efficacemente l’importanza degli oracoli e delle credenze popolari ai tempi dell’imperatore Adriano. Punto di massima concentrazione è il tema del ritorno dei defunti in carne e ossa nel mondo dei vivi, articolato in tre versioni diverse nelle storie principali del libro. Storie cosí affascinanti che verranno riprese da Flegonte, molti secoli dopo, e non senza fraintendimenti, nell’immaginario moderno e romantico. L’autore, un liberto greco alla corte di Roma, è stato piú famoso ai suoi tempi per le Olimpiadi, una cronologia degli antichi giochi sportivi con tutti i nomi dei vincitori nelle varie discipline, di cui però non rimangono che frammenti. Se il suo Libro delle meraviglie, opera teoricamente minore, ha avuto maggior fortuna è perché ha saputo intercettare gusti e pulsioni dei suoi contemporanei e dei posteri, piú e meglio di molti altri «libri di meraviglie» e di letteratura sensazionalistica che hanno popolato le storie della letteratura antica e medievale.

«Ierone di Alessandria, o Efeso, narra che anche in Etolia comparve un fantasma. Un cittadino di nome Policrito, infatti, fu eletto dal popolo alla carica di etolarca per tre anni consecutivi, a causa dell’eccellenza della sua famiglia. Mentre ricopriva questa carica sposò una donna locrese, e dopo avervi trascorso insieme tre notti, alla quarta spirò. La donna rimase nella casa come vedova e quando giunse il momento del parto generò un bambino che aveva due organi genitali, maschile e femminile. La natura del neonato era mirabilmente discordante: la parte superiore dei genitali era perfettamente mascolina, quella intorno alle cosce invece femminile e piú tenera. I parenti ne rimasero sconvolti e, dopo aver portato il bambino in piazza, convocarono un’assemblea e si misero a deliberare in merito, avendo fatto venire sacerdoti e indovini. Alcuni di essi dichiararono che ci sarebbe stato un dissidio tra Etoli e Locresi, in quanto la sua natura scissa derivava dall’essere la madre locrese e il padre etolo; altri ritenevano che si dovessero portare fuori dai confini la madre e il figlio e lí bruciarli. Mentre la discussione era in corso, all’improvviso, nel bel mezzo dell’assemblea, accanto al bambino appare Policrito, il morto, munito di una veste nera».

“Flegonte veniva incontro alla voglia di sensazionalismo che risulta attestata nell’età degli Antonini e che sarebbe stata criticata da Luciano di Samosata. Fatto sta che gli altri paradossografi, a partire da Callimaco, avevano indirizzato la loro curiosità sullo stereotipo bric à brac consueto a tale letteratura di genere, spesso riducibile a lunghe – e, per lo piú, tediose – rassegne di reperti da Wunderkammer quali pietre prodigiose, fossili giganteschi, animali incredibili: l’ampliarsi delle conoscenze geografiche e scientifiche li avrebbe col tempo resi obsoleti. I thaumasia di Flegonte, le sue «meraviglie» – che lo hanno fatto ritenere un antesignano di Charles Fort, o addirittura (considerando l’asserito «realismo» delle sue inquietanti ghost stories) una sorta di Lord Halifax dell’età grecoromana – spesso riguardano un continente molto piú difficile da cartografare, quello dell’essere umano. Forse è per questo che continuano ancora ad affascinare e stupire, quasi duemila anni dopo Adriano.” (Dalla premessa di Tommaso Braccini e Massimo Scorsone)

Tommaso Braccini insegna Filologia Classica all’Università di Torino. Per Einaudi ha curato, con Silvia Ronchey, l’edizione italiana de Il mondo bizantino II. L’Impero bizantino (641-1204), Il mondo bizantino III. Bisanzio e i suoi vicini (1204-1453), Il romanzo di Costantinopoli. Guida letteraria alla Roma d’Oriente (2010) e Il libro delle meraviglie di Flegonte di Tralle (2013, con Massimo Scorsone).

Manoscritti Segreti di Qumran

Manoscritti Segreti di Qumran

Autore/i: Wise Michael; Eisenman Robert H.
Editore: Piemme
edizione italiana a cura di Elio Jucci pp. XII-306, Milano

Nel 1947, in una grotta sulla sponda nord-occidentale del Mar Morto, avvenne una delle più significative scoperte di tutti i tempi. Un giovane pastore beduino si imbatté in alcuni rotoli di papiro avvolti nel lino e conservati dentro giare di terracotta. Le indagini che seguirono portarono alla luce centinaia di manoscritti, in forma più o meno frammentaria: il loro contenuto ha aperto nuove straordinarie prospettive nello studio delle origini del Cristianesimo e la loro interpretazione è stata ed è tuttora controversa e oggetto di infuocati dibattiti. Ma la delicatezza delle questioni trattate ha fatto sì che per anni il contenuto di una parte dei rotoli fosse noto esclusivamente agli studiosi specializzati. Con questo libro, due tra i più importanti esperti nel settore hanno voluto finalmente estendere al grande pubblico la conoscenza di tali testi, traducendo e interpretando 50 frammenti a lungo rimasti inediti. Sono frammenti che parlano, tra l’altro, di visioni apocalittiche, di una comunità dove i beni erano in comune e di un Messia condannato e ucciso. Grazie a questo saggio la conoscenza dei Rotoli di Qumran fa un altro passo in avanti, svelando aspetti determinanti del movimento da cui in Palestina nacque il Cristianesimo.

Visualizza indice

Presentazione

Introduzione

Abbreviazioni, simboli, cifre

1. RACCONTI MESSIANICI E VISIONARI

1. Il Messia del cielo e della terra (4Q521)
2. Il principe messianico (Nasi – 4Q285)
3. I servi delle tenebre (4Q471)
4. Nascita di Noè (4Q534-536)
5. Parole di Michele (4Q529)
6. La Nuova Gerusalemme (4Q554)
7. L’albero del male (frammento di un’ apocalisse – 4Q458)

Note

II. PROFETI E PSEUDOPROFETI

8. Gli angeli di Mastemoth e il dominio di Belial (4Q390)
9. Pseudo-Geremia (4Q385)
10. Secondo Ezechiele (4Q385-389)
11. Pseudo-Daniele (4Q243-245) 
12. Il Figlio di Dio (4Q246)
13. La visione dei quattro regni (4Q547)

Note

III. INTERPRETAZIONE BIBLICA

14. Florilegio della Genesi (4Q252)
15. Apocrifo di Giosuè (4Q522)
16. Cronologia biblica (4Q559)
17. Hur e Miriam (4Q544)
18. Libro enochico dei giganti (4Q532)
19. Pseudo-Giubilei (4Q227)
20. Tobia Aramaico (4Q196)
21. Storie della corte persiana (4Q550)

Note

IV. CALENDARI E TURNI DI SERVIZIO SACERDOTALI

22. Turni di servizio sacerdotali I (4Q321)
23. Turni di servizio sacerdotali II (4Q320)
24. Turni di servizio sacerdotali III (4Q323-324A-B)
25. Turni di servizio sacerdotali IV (4Q325)
26. Concordanze celesti (’Otot – 4Q319A)

Note

V. TESTAMENTI E AMMONIZIONI

27. Testamento Aramaico di Levi (4Q213-214)
28. Un saldo fondamento (Aaron A – 4Q541)
29. Testamento di Kohath (4Q542)
30. Testamento di Amran (4Q543, 545-548)
31. Testamento di Neftali (4Q215)
32. Ammonizioni ai figli dell’aurora (4Q298)
33. I figli dellla giustizia (Proverbi – 4Q424)
34. I demoni della morte (Beatitudini – 4Q525)

Note

VI. LE OPERE RICONOSCIUTE GIUSTE – TESTI LEGALI

35. Prima Lettera sulle opere riconosciute giuste (4Q394-398)
36. Seconda Lettera sulle opere riconosciute giuste (4Q397-399)
37. Un profumo gradevole (Halakhah – 4Q251)
38. Lutto, emissioni seminali ecc. (Leggi di purità, tipo A – 4Q274)
39. Leggi della Vacca Rossa (Leggi di purità, tipo B – 4Q276-277)
40. Fondamenti di giustizia (Conclusione del Documento di Damasco: testo di scomunica 4Q266)

Note

VII. INNI E MISTERI

41. I carri della gloria (4Q286-287)
42. Inno battesimale (4Q414)
43. Inni dei Poveri (4Q434, 436)
44. I figli della salvezza (Jesha’) e I misteri dell’esistenza (4Q416, 418)

Note

VIII. DIVINAZIONE, MAGIA E MISCELLANEA

45. Brontologion (4Q318)
46. Testo fisiognomico (4Q561)
47. Formula contro gli spiriti maligni da un amuleto (4Q560)
48. L’era della luce sta venendo (4Q462)
49. Egli amò le sue emissioni corporali (Annotazione di un caso relativo alla disciplina settaria 4Q477)
50. Peana per il re Jonathan (Alessandro Janneo – 4Q448)

Note

Tavole

Indice analitico

Emozioni Distruttive

Emozioni Distruttive

Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione
Autore/i: Goleman Daniel; Dalai Lama
Editore: Mondadori
premessa del Dalai Lama, traduzione di Roberto Cagliero. PP. 470, Milano

L’invidia, l’aggressività e l’illusione sono, secondo l’insegnamento buddista, i tre “grandi veleni” che inquinano l’animo umano. E sono quelle emozioni che gli psicologi e gli studiosi di neuroscienze chiamano “distruttive”.
Un modo per affrontare e vincere le “emozioni distruttive” che albergano dentro di noi è quello di mettere a confronto il pensiero orientale con quello occidentale, come avviene in questo saggio di cui sono autori il Dalai Lama, il leader politico e spirituale del popolo tibetano, e Daniel Goleman, noto soprattutto per aver divulgato il concetto di intelligenza emotiva.
Goleman ci mostra come alcune terapie psichiche e comportamentali, in particolar modo l’allenamento della mente attraverso le varie tecniche di meditazione, possano rimuovere le cause psicologiche e fisiche anche delle nostre peggiori pulsioni.

Daniel Goleman, già professore di psicologia a Harvard, è autore di Intelligenza Emotiva (1996), che ha venduto oltre cinque milioni copie in tutto il mondo. Ha avuto il grande merito di aver contribuito a sviluppare un atteggiamento culturale più rispettoso e favorevole alle emozioni.

Il Dalai Lama Tenzin Gyatso (1935) è il quattordicesimo. Leader politico e spirituale del popolo tibetano, autorità religiosa, voce tra le più ascoltate del pacifismo mondiale, nel 1989 è stato insignito del Premio Nobel per la pace. Dal 1959 il Dalai Lama vive in India, a Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio.

Storia della Letteratura Russa

Storia della Letteratura Russa

Da Pietro il Grande alla rivoluzione d’ottobre
Autore/i: Carpi Guido
Editore: Carocci
introduzione dell’autore. pp. 740, Roma

La letteratura russa nasce molto tempo dopo le altre letterature dell’Europa occidentale ed è costretta in tempi assai stretti a forgiare una lingua letteraria elaborando tradizioni sviluppatesi altrove lungo interi secoli. Esaminando una vicenda che si dipana tra due grandi cesure storiche – la rivoluzione di Pietro il Grande e la rivoluzione d’Ottobre – il volume dà conto della complessità della letteratura della Russia imperiale e colma una lacuna nel nostro panorama editoriale: da molti anni, infatti, manca un’opera che ricostruisca una delle civiltà letterarie più importanti di tutti i tempi. Nel ripercorrere l’attività di grandi scrittori, come Gogol’ o Tolstoj, Dostoevskij o Majakovskij, e di altri meno conosciuti al pubblico italiano, il libro presta un’attenzione particolare agli avvenimenti storici e della temperie culturale nel cui orizzonte sono nati i grandi capolavori della letteratura russa.

Guido Carpi Insegna Letteratura russa e Storia della cultura russa all’Università di Pisa. Si è occupato di simbolismo russo (Mitopoiesi e ideologia. Vjac’eslav I. Ivanov, teorico del simbolismo, Lucca 1994) e dell’opera di Dostoevskij (Verso Raskol’nikov. Dostoevskij fra letteratura e politica, 1856-1865, Pisa 2008). Ha curato un’antologia della poesia russa per la “Biblioteca di Repubblica” (con Stefano Garzonio, 2004), le voci russe del Dizionario Bompiani degli autori (Milano 2006) e le Poesie di Majakovskij (Milano 2008). Collabora con le riviste: “Voprosy literatury”, “Philologica”, “Studi slavistici”, “Russica romana”.

L’Umanesimo Italiano

L’Umanesimo Italiano

Filosofia e vita civile nel rinascimento
Autore/i: Garin Eugenio
Editore: Laterza
avvertenze e introduzione dell’autore. pp. 280, Bari

Un grande classico della storia del pensiero, che ha colto e indicato alla cultura dei nostri anni il volto più profondo e moderno dell’umanesimo italiano.

Medioevo e Rinascimento

Medioevo e Rinascimento

Studi e Ricerche
Autore/i: Garin Eugenio
Editore: Laterza
prima edizione, avvertenza dell’autore. pp. 344, Bari

In questo classico di storia della cultura, Eugenio Garin affronta il problema del passaggio dal Medioevo al Rinascimento, «cercando di liberarsi della vecchia antitesi tenebra-luce, con quanto essa reca di implicito di lotta religiosa, e di intendere diversità di forme di vita e di pensiero, e il tramonto di certi problemi e l’insorgenza di nuovi, e il modo diverso di vivere e di sentire gli eterni problemi della ‘vita’ e della ‘morte’».

Varia

Varia

De Mente Heroica e gli Scritti Latini Minori
Autore/i: Vico Giambattista
Editore: Edizioni di Storia e Letteratura
prefazione e cura di Gian Galeazzo Visconti. pp. 352, Roma

Il volume comprende il De mente heroica e gli scritti latini minori ed è parallelo a quello dei Minora, che comprende gli scritti storici minori e d’occasione. Opera capitale nella storia del pensiero vichiano, il De mente heroica, e i cinque scritti latini,  rivelano alcuni aspetti importanti del filosofo partenopeo. At­tra­verso di essi si potrà meglio comprendere il Vico uomo, chiuso dalle necessitanti esigenze della vita, talvolta iroso e talvolta do­lente, ma sublime ed eroico nella consapevolezza del suo genio e della sua dignità di uomo.

Cleopatra

Cleopatra

Roma e l’incantesimo dell’Egitto
Autore/i: AA. VV.
Editore: Skira
a cura di Giovanni Gentili. pp. 320, riccamente illustrato da 197 ill. a colori e 237 ill. b/n, Milano

“A quanto dicono la sua bellezza in sé non era del tutto incomparabile, né tale da colpire chi la guardava. Ma la sua conversazione aveva un fascino irresistibile, e da un lato il suo aspetto, insieme alla seduzione della parola, dall’altro il temperamento […] erano come un pungiglione penetrante. Dolce era il suono della sua voce quando parlava; e piegava facilmente la lingua, come uno strumento musicale dalle molte corde, all’idioma che usava. Pochissimi erano i barbari con i quali trattava mediante un interprete. Alla maggior parte rispondeva direttamente, ed erano Etiopi, Trogloditi, Ebrei, Arabi, Siri, Medi e Parti. Dicono che conoscesse anche la lingua di molti altri popoli, mentre i re precedenti non si erano curati di apprendere l’egiziano ed alcuni avevano dimenticato pure il macedone” (Plutarco, Vita di Antonio, 27, 3-5)
Nonostante la disinformazione su di lei promossa da Augusto e dagli storici filo-augustei, causa di una damnatio memoriae dalla durata ormai bimillenaria, Cleopatra continua a esercitare una curiosità e un fascino irresistibili. Perché? Chi era veramente l’ultima regina d’Egitto?
 
Cleopatra VII Thea Filopatore Neotera, ultima regina d’Egitto suicidatasi nel 30 a.C. per evitare di cadere nelle mani del vincitore Ottaviano, segna in modo indelebile la sua epoca. Non particolarmente bella ma seducente, intelligente e risoluta, dotata di intelletto brillante, colta e raffinata, fonda la sua forza sulla sua personalità libera e indipendente. Abile politica che cercò di reinserire l’Egitto nello scacchiere delle potenze del tempo, compartecipe dei progetti di Cesare, poi di quelli di Antonio, la più celebre delle regine della storia antica ha un impatto culturale, oltre che politico, che difficilmente si può riscontrare nelle epoche a seguire.
Attraverso 180 opere provenienti dai più importanti musei del mondo, il volume racconta l’Egitto dei Tolomei, l’appassionante vita di Cleopatra, la centralità della sua figura nelle vicende politiche dell’epoca e il rapporto tra Roma e l’Egitto. Tra i capolavori presentati spiccano la cosiddetta Cleopatra “Nahman”, uno straordinario ritratto di Ottavia (sorella di Augusto e moglie di Marco Antonio) rilavorato come Cleopatra, un ritratto della regina d’Egitto giovanissima (realizzato probabilmente quando salì al trono nel 51 a.C.), l’Alessandro Magno “Guimet” del Museo del Louvre, capolavoro della scultura ellenistica, uno straordinario bronzo che ritrae Alessandro Helios, figlio di Cleopatra e Marco Antonio, e lo spettacolare mosaico del Nilo proveniente dal Museo di Priverno.

Il Libretto della Vita Dopo la Morte

Il Libretto della Vita Dopo la Morte

Autore/i: Fechner Gustav T.
Editore: Adelphi
a cura di Giampiero Moretti, premesse dell’autore, traduzione di Emma Sola. pp. 116, Milano

Tre volte vive l’uomo sulla terra, scrive Fechner, e se il passaggio dal primo al secondo livello è quel che conosciamo come vita, il passaggio dal secondo al terzo è ciò che chiamiamo morte. Viatico a mezzo fra speculazione e intuizione, Il libretto della vita dopo la morte cerca temerariamente di esplorare quel­l’ul­timo, terribile passaggio. Rappresentante della filosofia romantica della natura e al tempo stesso precursore della moderna psicologia sperimentale, Fechner ha fatto della relazione tra spirito e materia un concetto verificabile nella misurazione – basti pensare alla Legge di Weber-Fechner, che descrive la relazione tra uno stimolo e la percezione che ha l’uomo della sua intensità –, ma in queste pagine ne fa lo spazio dell’esperienza umana più autentica. Lungo il cammino della morte, la comunità dei trapassati, che cresce come immane albero della vita, della memoria e della trascendenza, collega infatti le proprie radici, che sono quaggiù, alle ramifica­zioni e infiorescenze che si protendono verso la cima – dunque al divino. Per Fechner l’aldilà è a noi tangente attraverso gli spiriti dei defunti, spiriti ubiqui, liberi dell’abito corporeo, ma non al punto da non poter essere ricordati: di quella corporeità, il ricordo è anzi l’ultima traccia. Mai scomparse dal mondo, le loro anime sono qui e ora: non solo attorno a noi, ma dentro di noi. Fechner ci insegna a metterci in ascolto, a coglierle, vederle, soprattutto a riafferrarle, e il suo poetico, perturbante Libretto lascia rapiti e attoniti: offre parole di consolazione e immagini luminose anche del buio estremo, poiché nulla dell’uomo andrà perduto.

Nicola II

Nicola II

L’ultimo zar e la tragica fine dei Romanov
Autore/i: Troyat Henri
Editore: Paoline Editoriale Libri
traduzione di Beppe Gabutti pp. 386, ill. b/n, Milano

Il 20 agosto del 2000, nella cattedrale moscovita di Cristo Salvatore, è avvenuta la beatificazione di Nicola II, l’ultimo zar della Russia dei Romanov, assieme ad altre 853 vittime della rivoluzione.

Di carattere malleabile e velleitario, Nicola II «non era nato per il magistrale ruolo storico che il destino gli aveva imposto». Nella Russia tempestosa degli inizi del secolo XX, lacerata dagli attentati, dalle guerre, dagli scioperi e dai tumulti rivoluzionari, di certo ci sarebbe voluto un sovrano diverso dal nostro personaggio così legato alla tradizione e soggetto a influssi vari e contraddittori.
Attingendo dalle memorie dei suoi contemporanei e dal diario intimo di Nicola II, Henri Troyat evoca, con la freschezza che gli è abituale, i canti e i fuochi ultimi della corte imperiale, gli intrighi di palazzo, i tentennamenti dello zar di fronte ai pericoli che avanzano, la figura esaltata della zarina, vittima del potere tenebroso di Rasputin, il quartetto affascinante delle granduchesse, le sofferenze del giovane zarevic emofiliaco e l’orribile tragedia della fine a Ekaterinburg. Questa visione del passato, con il suo fiorire di nazionalismi, di scontri ideologici e di timidi passi nel parlamentarismo, illumina in modo singolare i problemi dell’Unione sovietica dei nostri giorni. È una lezione di Storia con accenti di attualità.

In Principio fu Troia

In Principio fu Troia

L’Europa nel mondo antico
Autore/i: Price Simon; Thonemann Peter
Editore: Laterza
introduzione degli autori, traduzione di Lorenzo Argentieri. pp. XIV-416, nn. ill. b/n, Bari

Lingue, calendari, sistemi politici: è incredibile quanto ancora siamo influenzati dalle antiche culture mediterranee. Lo stesso accadeva anche agli abitanti di quelle civiltà. I loro miti, la loro storia, i loro edifici erano il frutto di un raffinato confronto con un passato già antico, fatto di grandi personaggi, scrittori, migrazioni e guerre. Per i Greci e per i Romani, la guerra di Troia e gli eventi immediatamente successivi costituirono il limite più antico della consapevolezza del passato umano e divennero le fondamenta dell’identità europea. Questo libro è un racconto di lungo respiro, dalla civiltà minoica fino al tardo impero romano, che spazia dalla Scozia alla valle del Nilo, dalla costa atlantica del Portogallo alle montagne dell’Armenia. Due popolazioni protagoniste, i Greci e i Romani, e il loro rapporto con il passato e con il presente. Un’era remota nel tempo, ma in molti sensi sorprendentemente vicina.

Simon Price è stato professore di Storia antica al Lady Margaret Hall di Oxford. Dopo aver partecipato alla campagna di scavi archeologici a Sfakia, nella Creta sud-occidentale, ha realizzato un sito web e un film sullo scavo. È autore di numerosi volumi, fra cui Rituals and Power. The Roman Imperial Cult in Asia Minor (Cambridge University Press 1984) e Le religioni dei greci (il Mulino 2002).

Peter Thonemann è professore di Storia greca e romana al Wadham College di Oxford. Dirige il progetto “Monumenta Asiae Minoris Antiqua XI” (mama.csad.ox.ac.uk) e ha pubblicato, oltre a numerosi articoli sulla storia dell’Asia Minore, i volumi The Maeander Valley. A Historical Geography from Antiquity to Byzantium(Cambridge University Press 2011) e Attalid Asia Minor. Money, International Relations, and the State (a cura di, Oxford University Press 2013).

Arte della Guerra

Arte della Guerra

I metodi militari
Autore/i: Sun Tzu
Editore: BEAT
traduzione, introduzione storica e commento di Ralph D. Sawyer, con la collaborazione di Mei-chün Lee Sawyer, saggio introduttivo di Alessandro Corneli, traduzione di Stefano Di Martino. pp. 384, Milano

La più completa edizione di uno dei libri più venduti di sempre. Un testo di strategia che continua a dettare legge in economia, finanza, politica e intelligence.

Tra gli scritti fondamentali del pensiero cinese, accostabile per importanza a «un grande classico confuciano» (The Times), l’Arte della guerra di Sun Tzu, composta più di 2.500 anni fa, è stata a lungo ritenuta una gemma solitaria, un’opera preziosa e unica dell’antica filosofia cinese del conflitto e della lotta. La scoperta poi dei Metodi militari, l’opera di Sun Pin, nipote o probabilmente bisnipote di Sun Tzu, un testo successivo di un centinaio d’anni circa all’Arte della guerra, ha svelato che in Cina è esistita per un periodo nient’affatto breve una fiorente letteratura «strategica», una scuola della condotta in guerra e della teoria del conflitto che ha avuto più di un maestro. Come due capitoli originali e, insieme, complementari di un’unica Arte della guerra, i due scritti di Sun Tzu e di Sun Pin sono stati perciò raccolti e presentati da Ralph Sawyer in questo libro. Un’opera unica che ci consente di cogliere la profondità di una filosofia della lotta e del conflitto in cui la suprema abilità consiste «nel piegare il nemico senza combattere la guerra».

«L’edizione di riferimento per molti anni a venire». (Robin D.S. Yates)

«Un’edizione che non solo ci fa capire il pensiero strategico orientale, ma ci restituisce anche la sua dimensione culturale». (Foreign Affair)

«La più accurata, concisa, chiara traduzione di due grandi classici della strategia». (Military Review)

«Sawyer ci mostra come Sun Tzu non sia un genio solitario ma il prodotto di un’originale e ricca cultura del conflitto». (John Keegan)

La Notte dell’Indaco

La Notte dell’Indaco

Autore/i: Ray Satyajit
Editore: Einaudi
introduzione dell’autore, traduzione di Anna Nadotti. pp. VII-248, Torino

Il pubblico italiano conosce poco Satyajit Ray come regista, non lo conosce per nulla come scrittore. Eppure Ray, da oltre venticinque anni, scrive e pubblica regolarmente storie destinate ai ragazzi. Storie fantastiche, avventure di giungla e piccole storie di vita quotidiana. Ray mescola felicemente la realtà e l’invenzione, filtrandole attraverso la conoscenza profonda della cultura letteraria e filosofica del suo paese e conciliandola con i ricordi delle sue letture adolescenti, anche di autori occidentali. Dietro lo scrittore sentiamo l’uomo di cinema abituato a narrare per immagini. L’uso del flash-back gli permette di creare atmosfere di sogno e sdoppiamenti richiamando il passato anglo-indiano e introducendo elementi che dànno spessore storico e dicono quanto profondamente le due culture, quella inglese e quella indiana, siano compenetrate. La giungla, le valli immaginarie fuori del tempo e dello spazio, la rumorosa Calcutta dei nostri giorni sono in qualche modo «visibili»; i protagonisti , uomini e animali, hanno la stessa malinconica e mite evidenza dei personaggi in bianco e nero dei suoi film. La quotidianità è interrotta dall’insorgere di fatti prodigiosi nel tentativo, riuscito, di dare un equilibrio, quasi un’armonia a delle esistenze minuscole accettate con saggezza e autoironia.

Sparta e Atene

Sparta e Atene

Il racconto di una guerra
Autore/i: Valzania Sergio
Editore: Sellerio
pp. 160, Palermo

Lo scontro tra Sparta e Atene contiene assonanze e stridori che in modo recondito ma persistente riecheggiano qualcosa del mondo in cui viviamo. Sergio Valzania, storico della guerra, racconta la guerra peloponnesiaca per l’egemonia e le conseguenze che ebbe sullo stile di vita greco.

Il conflitto decisivo per l’egemonia sul mondo greco, che da Tucidide in poi si chiama «la guerra del Peloponneso», costituì il primo laboratorio della scienza storica. Pur tramandando una vicenda del V secolo a.C., lo scontro tra Sparta e Atene proietta assonanze e stridori che in modo recondito ma persistente riecheggiano qualcosa del mondo in cui viviamo. Una guerra prolungata senza un chiaro e circoscritto obiettivo, la cui posta era lo stile di vita greco. Un sistema geopolitico, centro del mondo di allora, che diventa il teatro di un conflitto assoluto tra due protagonisti della stessa forma di civiltà, la quale, da quel momento, inizia la sua decadenza.
Avverte Sergio Valzania che ciò che ne sappiamo potrebbe essere in realtà una sopravvalutazione dei primi storici. Ma quella crisi di una civiltà all’apogeo consegna ai posteri figure da quel momento simboliche: Socrate e l’enigma del suo processo; Alcibiade e la sua vanità; la modernità di Lisandro; il «totalitarismo» dei Trenta tiranni; il complotto della mutilazione delle Erme; l’aliena potenza dei «barbari» persiani. Una galleria di archetipi dell’Occidente tale che la guerra tra Sparta e Atene ogni generazione la deve riraccontare.
«Questo libro è piacevole, cattivante, leggero nel senso latino della levitas, ma al tempo stesso documentato e rigoroso» notava Valerio Massimo Manfredi nella prima edizione del 2006. «Ci sono scritte cose che forse pochi avrebbero la pazienza e la curiosità di cercare nei testi originali, ma la mediazione di Valzania è rispettosa e mai banale anche se comprensibilmente attualizzante. L’autore vuole far capire al pubblico che in quell’antico libro ci sono insegnamenti vitali, ci sono considerazioni sorprendenti: problemi che ci assillano che già allora erano presenti e già allora furono affrontati da uomini come noi, animati dagli stessi sogni, dalle stesse passioni, e purtroppo anche dalla stessa stupidità».

Sergio Valzania (Firenze 1951) è autore di Brodo nero. Sparta pacifica, il suo esercito, le sue guerre (1999), Napoleone (2001), Retorica della guerra (2002; Premio Capalbio 2003), Jutland (2004), Austerlitz (2005), Wallenstein (2007), U-Boot (2011), I dieci errori di Napoleone (2012), Guerra sotto il mare (2016). Insieme a Franco Cardini ha scritto: Le radici perdute dell’Europa (2006) e La scintilla (2014). Con Sellerio ha pubblicato Tre tartarughe greche (2001), Sparta e Atene. Il racconto di una guerra (2006, 2017), Napoleone (2011) e La Bollo d’oro (2012).

Origini

Origini

La storia scientifica della creazione
Autore/i: Baggott Jim
Editore: Adelphi
prefazione dell’autore, traduzione di Isabella C. Blum. pp. 448, ill. b/n, Milano

È possibile tracciare in un’unica, serrata narrazione la «storia materiale» dell’universo dal big bang all’evoluzione della coscienza di Homo sapiens? Sì, lo è, se al compito – ambizioso ai limiti dell’azzardo – provvede uno scienziato come Jim Baggott, con il suo approccio al contempo rigoroso e affascinante. Ricorrendo alle più recenti acquisizioni di tutte le discipline funzionali all’impresa – astrofisica e biologia evoluzionistica, cosmologia e genetica –, Baggott risale infatti, in puntuale successione cronologica, a tante «origini» correlate e distinte, ognuna inquadrata come una sequenza chiave: dalla formazione dello spaziotempo e della massa-energia, pochi istanti dopo il big bang, all’apparizione della luce, dalla genesi delle galassie fino al progressivo delinearsi della «nostra» porzione di universo con la nascita del sistema solare e della Terra. Nell’ambiente caldo e umido di quest’ultima si creeranno le condizioni per l’origine forse più misteriosa e imperscrutabile, quella della vita. Il manifestarsi dei primi organismi terrestri unicellulari, circa quattro miliardi di anni fa, innesca quel processo evolutivo che culminerà nell’emersione di Homo sapiens: un percorso lungo e tormentato, «interrotto a più riprese dalle imprevedibili brutalità del caso» – ere glaciali, eruzioni vulcaniche, impatti con asteroidi –, responsabili di periodiche estinzioni di massa. Non c’è romanzo di avventura più sorprendente.

Longitudine

Longitudine

La vera storia della scoperta avventurosa che ha cambiato l’arte della navigazione
Autore/i: Sobel Dava
Editore: Rizzoli
traduzione di Gianna Lonza e Olivia Crosio. pp. 158, Milano

Questo libro è la storia avventurosa dei quarant’anni di sforzi che furono necessari a Harrison per costruire uno strumento capace di calcolare con esattezza la posizione di una nave nell’oceano.

Libreria ASEQ s.r.l. - Via dei Sediari, 10 - 00186 Roma - Tel. 06 6868400 - Partita IVA 08443041002