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  • Seminario Teorico Esperienziale di Iniziazione al Mantra Madre
  • Selezione di volumi Aseq Editrice

    Selezione di volumi

    Che Fiore è Questo?

    Che Fiore è Questo?

    Autore/i: Spohn Margot; Aichele Dietmar; Golte-Bechtle Marianne; Spohn Roland
    Editore: Franco Muzzio
    pp. 496, interamente e riccamente illustrato a colori,

    Per identificare con la massima semplicità oltre 870 piante, con l’apprezzata suddivisione per colore dei fiori e più di 1800 illustrazioni realistiche in policromia.
    Novità di questa edizione:

    • principali tratti distintivi segnalati sul disegno della pianta
    • indicazione delle specie simili e di cosa osservare per distinguerle
    • oltre 800 illustrazioni aggiuntive con dettagli di fiori, foglie, frutti e radici

    Extra: gli alberi, gli arbusti e le erbe più comuni
    “Che fiore è questo?” consente un’identificazione rapida e certa!

    COME IDENTIFICO UNA PIANTA DA FIORE?
    Colore del fiore
    La classificazione per colori suddivide i fiori tra i colori rosso, bianco, blu, giallo e verde/marrone. La maggior parte delle specie si può agevolmente inserire in uno di questi gruppi. Il colore tipico è più facilmente riconoscibile nei fiori completamente sbocciati.
    Fiori con colori variabili
    I fiori viola possono presentare diverse sfumature comprese tra il rosso e il blu. Se nell’arco della loro intera fioritura tendono maggiormente al viola-rosso, saranno raggruppati nel gruppo dei fiori rossi, se invece virano al viola-blu, saranno inseriti nel gruppo dei fiori blu. Vi sono tuttavia anche numerosi fiori che mutano colore nel corso della stessa fioritura: in questi casi è consigliabile cercare la specie tra tutti i colori che si osservano.
    Forma del fiore
    La forma del fiore è uno dei tratti distintivi più importanti. Perciò in questo libro i raggruppamenti per colore sono suddivisi in ulteriori sottogruppi, basati su quattro disegni schematici visibili nella barra colorata di intestazione della pagina. All’interno di questi gruppi, le singole parti di un fiore possono assumere forme diverse o anche essere assenti, perciò i fiori possono esibire un’ampia varietà di aspetti.
    Sotto i simboli 1 e 2 si trovano fiori con un numero massimo di quattro o di cinque petali. Nel caso di fiori dai petali saldati, si conta il numero dei lobi che sporgono dalla corolla. Questo gruppo comprende esclusivamente fiori a simmetria radiale (attinomorfi), che cioè presentano più assi di simmetria, come una stella: visti dall’alto, quindi, presentano sempre lo stesso aspetto.
    Le specie con il simbolo 3 sono dotate di sei o più petali. In questo gruppo sono state inserite anche tutte le Asteracee: i loro capolini sono in realtà composti da numerosi minuscoli fiori singoli, ma visti nel loro insieme appaiono come fiori costituiti da tanti petali.
    I fiori con il simbolo 4 sono a simmetria bilaterale (zigomorfi), possiedono cioè un solo piano di simmetria: visti frontalmente presentano un “sopra” e un “sotto” nettamente distinguibili, mentre “destra” e “sinistra” sono speculari tra loro.

    Distribuzione
    In natura le piante popolano habitat molto diversi tra loro: alcune crescono sul suolo salmastro delle spiagge, altre nell’acqua dolce, sui prati, nei boschi, in montagna o anche nel mezzo delle città. Esistono specie praticamente prive di esigenze particolari quanto ad acqua, suolo e luce; altre invece sono iperspecializzate, come ad esempio la Drosera anglica, che cresce esclusivamente nelle torbiere alte. La presenza di molte piante è indice diretto di precise caratteristiche dell’area in cui crescono: si tratta dei cosiddetti indicatori biologici (o bioindicatori). Così la presenza abbondante di Ortica o di Borsapastore comune indica terreni ricchi di azoto, mentre l’Erba trinità segnala la presenza di suoli calcarei. Inoltre per ogni pianta è descritta la distribuzione geografica nonché la diffusione in Europa, con il grado di diffusione considerato generalmente in base allo specifico tipo di habitat. Se si assume come base la torbiera alta e si osserva quanto sia frequente qui una determinata pianta, si possono distinguere specie più rare e più frequenti in tale habitat. Così ad esempio l’Andromeda verginella e il Mirtillo palustre avranno diffusione sparsa, mentre la Ammarbia sarà molto rara.

    Periodo di fioritura
    Il fiore rappresenta uno stadio ben preciso nello sviluppo di una pianta. Il momento e la frequenza delle fioriture sono molto variabili da una specie all‘altra. Una specie annuale o dalla vita breve come il Centocchio comune fiorisce già poche settimane dopo la germinazione del seme, con un periodo di fioritura del tutto indipendente dalla stagione dell‘anno. Tra le specie perenni pochissime, come ad esempio la Pratolina comune, formano fiori tutto l’anno. Le piante biennali, come la Digitale purpurea, nel primo anno di vita formano solo foglie, per poi fiorire nell’anno successivo, in genere in mesi ben precisi. In queste, come nella maggior parte delle specie perenni, si riscontra una dipendenza più o meno marcata dall’andamento meteorologico dell’anno: solo certe temperature e certe condizioni di luce e di umidità consentono quindi una fioritura. Osservando l’ambiente che ci circonda potremo formulare un calendario delle fioriture in base al loro inizio, che oscilla di anno in anno e non è regolato da date esatte di calendario.
    Un calendario delle fioriture rispecchia fortemente anche le condizioni locali. Così su un pendio esposto a nord una specie può sbocciare 1-2 settimane più tardi rispetto al versante opposto, rivolto a sud. Lo stesso effetto, in molti casi con differenze ancora più marcate, si può osservare salendo dalla pianura alla montagna: qui possono comparire anche sfasamenti di 1-3 mesi. Anche il mutamento del clima globale si ripercuote direttamente sulle piante: numerose specie primaverili fioriscono più precocemente e sempre più spesso presentano una seconda fioritura in autunno. I periodi di fioritura indicati in questo libro si riferiscono ai mesi principali, ma alcune specie possono essere trovate in fiore anche in mesi precedenti o successivi. Vi sono piante che all’interno di questi periodi fioriscono solo per alcuni giorni. Nel caso di altre, come ad es. l’Enagra comune, ogni singolo esemplare continua a produrre fiori nuovi per settimane.

    Il Mondo Nuovo

    Il Mondo Nuovo

    Scritti autentici e apocrifi
    Autore/i: Vespucci Amerigo
    Editore: Ghibli
    pp. 162, nn. tavv. a colori, nn. ill b/n, Milano

    “Mundus novus”, il libretto in latino che Amerigo Vespucci dà alle stampe nei primissimi anni del Cinquecento ha un successo immediato e travolgente. In opposizione a dottrine antiche e a lui contemporanee, Vespucci ha un’intuizione geniale: il mondo esplorato non è l’Asia, ma un nuovo continente. Un paradiso terrestre dalle incredibili bellezze naturali popolato da uomini senza religione o legge, proprietà privata o moneta, dediti a un’incessante guerra e una continua attività sessuale. Che tutti gli scritti siano o meno di Vespucci, come hanno sostenuto alcuni interpreti, questo libro conserva il fascino e la curiosità di una grande scoperta, fatta dall’uomo che ha dato il nome alle Americhe.

    Gilgameš

    Gilgameš

    Il re, l’uomo, lo scriba
    Autore/i: D’Agostino Franco
    Editore: L’Asino d’Oro Edizioni
    premessa e introduzione dell’autore. pp. XIV-244, Roma

    Questo libro vuole accompagnare il lettore nel Poema di Gilgames passo dopo passo, seguendo lo sviluppo degli avvenimenti e svelandone i retroscena di carattere rituale, magico, religioso e storico, scavando in una realtà distante da noi per consuetudini morali ed etiche e tuttavia vicinissima per gli altissimi valori psicologici ed estetici che rappresenta. Vuole mostrare a chi intende avvicinarsi oggi al testo del Gilgames qual è il retroterra culturale che ha generato un poema di tale profondità e lo straordinario fascino della realtà cui il testo continuamente allude. Allo stesso tempo mostrerà le vie che portarono alla scoperta in Occidente di questa perla letteraria del mondo sumero-babilonese e le discussioni accanite che ne seguirono. Ancora oggi, a distanza di migliaia di anni da quella creazione, noi ci scopriamo coinvolti dalle avventure dell’antico sovrano di Uruk, entusiasmati dal suo eroismo, commossi dalla sua disperazione, affranti dai suoi fallimenti. E non riusciamo proprio a percepire come estraneo questo giovane e misterioso re, capace di esaltazione e di lacrime, di uccidere e di amare, di sognare e di pregare. Un re, un dio, che è il prototipo dell’uomo che fugge da se stesso, il paradigma della vanità degli sforzi degli uomini contro il destino e la morte, e molto altro ancora…

    Bembo

    Bembo

    Autore/i: Marcozzi Luca
    Editore: Franco Cesati
    premessa dell’autore. pp. 132, Firenze

    Il nome di Pietro Bembo risalta nel finale del Furioso di Ludovico Ariosto tra parole di sincera lode rivolte a uno dei più geniali uomini del tempo.
    Nella sua lunga vita (1470-1547), Bembo fu poeta ammiratissimo e uomo di lettere tra i più stimati; a lui si devono la fondazione della prosa italiana moderna, la codificazione della lingua letteraria, la nascita del classicismo lirico, imitato poi in tutta Europa. Ma fu anche un uomo dalla personalità complessa: patrizio veneto e illustre umanista, raffinato cortigiano e audace editore, potente cardinale e cantore appassionato del sentimento d’amore.
    Questo profilo ripercorre le varie fasi della sua vita e della sua carriera, e grazie a un’attenta analisi di dati ricchi e suggestivi, ne disegna un nuovo e più completo ritratto.

    Il Terrore

    Il Terrore

    Autore/i: Machen Arthur
    Editore: Theoria
    introduzione di Enrico Macioci, traduzione di Laura Ippolito. pp. 132, Rimini (RN)

    Mentre il continente europeo è sconvolto dalle devastazioni della Prima Guerra Mondiale, in un remoto angolo dell’Inghilterra le autorità devono fare i conti con una catena di fatti di sangue dai contorni mostruosi. Sono in molti a pensare a una diabolica macchinazione degli Imperi centrali, a qualche micidiale arma segreta capace di seminare il panico tra la popolazione. Il terrore ormai è ovunque: nei boschi e sulle scogliere, in fondo alle paludi e sulla superficie del mare, nel cielo e fra i campi. Un flagello biblico che incombe su uno spazio immenso. È ovunque eppure non si vede. Il terrore di Machen è “una ballata macabra e potente che, elaborando in chiave ’sacra’ il geniale insegnamento di Stevenson (il primo grande cantore, insieme a Poe, della moderna alienazione), ci rammenta che ignoriamo tantissime cose della natura e dell’universo, ma più ancora di noi stessi; e ci ammonisce che la ragione, se elevata a idolo, può mutarsi da luce in tenebra”.

    L’Intelligenza delle Api

    L’Intelligenza delle Api

    Cosa possiamo imparare da loro
    Autore/i: Menzel Randolf; Eckoldt Matthias
    Editore: Raffaello Cortina Editore
    prefazione di Giorgio Vallortigara, prefazione degli autori, traduzione di Virginio B. Sala. pp. 318, nn. tavv. a colori f.t., ill. b/n, Milano

    Amiamo le api soprattutto perché producono il miele. Ma sono anche fra gli animali più importanti e più intelligenti del pianeta. Senza la loro attività di impollinatrici, in tutto il mondo ci sarebbero problemi per le risorse alimentari. Sono però in grado di fare di più: il loro minuscolo cervello pensa, pianifica, fa di conto e forse sogna.
    Le api possiedono, sorprendentemente, molte delle nostre capacità mentali. Come percepiscono i profumi e vedono i colori, come si forma la loro memoria, come apprendono regole e modelli, addirittura come riconoscono i volti, da dove derivano le loro conoscenze, che cosa sanno e come vengono prese le decisioni in quel superorganismo che è una popolazione di api: sono i grandi temi di questo particolarissimo libro. Randolf Menzel e Matthias Eckoldt parlano anche della moria delle api e del ruolo che questi insetti possono avere nel creare un sistema di allerta precoce contro gli effetti nocivi delle nostre tecnologie.

    Randolf Menzel, zoologo e neurobiologo, è un’autorità nel campo della ricerca sull’intelligenza degli animali e per oltre trent’anni ha diretto l’Istituto di neurobiologia della Freie Universität di Berlino.

    Matthias Eckoldt è saggista, docente e pluripremiato autore di programmi radiofonici. Ha pubblicato recentemente Kann das Gehirn das Gehirn verstehen? (Il cervello può capire il cervello?), per il quale aveva già collaborato con Randolf Menzel.

    Storia della Omeopatia in Italia

    Storia della Omeopatia in Italia

    Storia antica di una terapia moderna
    Autore/i: Lodispoto Alberto
    Editore: Edizioni Mediterranee
    pp. 328, nn. tavv. b/n f.t., Roma

    Questa “Storia della Omeopatia in Italia”, costata all’Autore anni di ricerche nelle biblioteche statali e private, in Italia e all’estero, dal momento che non esistevano precedenti pubblicazioni su cui basarsi, è un’opera che ha colmato una grave lacuna storica. Infatti, Autori come Hahel (Inghilterra), Tischner (Germania), Rapou (Francia) avevano scritto da tempo la storia della Omeopatia nei loro rispettivi paesi, mentre in Italia, che pure vanta una vasta e fiorente tradizione omeopatica, non era mai stata effettuata una capillare indagine storica sulle sue origini e sul suo sviluppo. Il libro, dopo una panoramica sulle ragioni dello sviluppo prima e della decadenza poi dell’Omeopatia in Italia, è diviso in sezioni (Napoli, Sicilia, Stato Pontificio, Toscana e Bologna, Regno Lombardo-Veneto, Piemonte e Liguria) nelle quali vengono accuratamente descritti i primi passi, i progressi, gli esperimenti ospedalieri, le polemiche, le condotte, le farmacie, le società, ecc. Tutto è stato accuratamente annotato con citazioni originali e riferimenti bibliografici. Seguono tre capitoli particolarmente interessanti: Il colera curato omeopaticamente, Umorismo e satira sull’Omeopatia, la Farmacopea Omeopatica e le Cattedra omeopatiche. Il volume, riccamente illustrato, è completato dalla Biografia e Cenni Biografici di più di mille medici che hanno professato l’Omeopatia in Italia, dalla Bibliografia dal 1822 al 1960 di tutta la letteratura omeopatica scritta in lingua italiana, e infine da un accurato Indice Analitico di tutti i Nomi e i luoghi contenuti nel libro.

    Il Libro di AK Z UR

    Il Libro di AK Z UR

    Autore/i: Anonimo
    Editore: Alkaest
    presentazione dell’editore. pp. 150, ill. b/n, Genova

    Secondo la concezione ermetica, il Mondo, qualora se ne comprenda – evintolo dal Caos – il significato cosmico, si rivela portatore e veste di un “discorso” (Logos): in questi termini è concepibile un Libro, del quale i molteplici aspetti della manifestazione costituiscono i caratteri.
    Esprimendosi nel contesto esistenziale tale Libro si relativizza e si moltiplica in plurime formulazioni, in conformità a diversi linguaggi, diverse culture, rivelandosi in distinte vesti simboliche, cui inerisce una specifica visione archetipica.
    Secondo questa concezione tradizionale, il libro è “riflessione”, nel relativo, di un senso ascoso della realtà, e al tempo stesso, in termini di ermetica, testimonianza di un iter che porta, attraverso le Soglie iniziatiche, alla ricercata consapevolezza di tale senso.
    In tali termini, il Libro di Ak Z Ur rappresenta una vera “summa” del!’ Ermetismo, un organico trattato vestito con abiti moderni ad accentuarne ancora maggiormente il contenuto universale. In esso sono fissate le immagini del MONDO, dell’UOMO e della GRANDE OPERA, sotto specie di Tavole, intese come mandala; tali tavole sono lucidamente formulate in sede operativa; pertanto il Libro stesso si conosce in quanto se ne esperiscono le formulazioni e se ne assimilano i contenuti esperiti. In questo senso le tavole del Libro di Ak Z Ur possono riuscire mediatrici nel/del processo integrativo, e poichè la stella d’Ermete brilla anche nella sfera del razionale -se rettamente intese, magicamente evocatrici.

    AK Z UR è “nome iniziatico” (di presumibile intonazione caldeo-assira) inteso come “antica risonanza” in uno stato sottile di percezione oltre quella dimensione che viene comunemente detta “del reale”; il Nome pertanto può essere inteso in termini di archeologia interiore oppure di raffigurazione di un processo retrospettivo sulla base del tema ermetico del “come se”.

    La Fine dei Tempi

    La Fine dei Tempi

    Storia e Escatologia
    Autore/i: AA. VV.
    Editore: Nardini
    presentazione e cura di Mario Naldini. pp. 164, Fiesole (FI)

    La storia della salvezza, oggetto costante della riflessione patristica, s’innesta inscindibilmente e in certo modo si amalgama con l’escatologia, prospettiva concernente gli stadi e i momenti ultimi della storia dell’uomo e del mondo. Ma il rapporto fra storia ed escatologia ha subito negli ultimi tempi una compromettente distorsione imputabile sia al fatto che da qualche parte si è negato un senso alla storia, segnata dai suoi drammatici enigmi, sia al diffondersi di un concetto di escatologia in cui prevale l’immagine di catastrofe e di desolazione: ciò ha portato ad una sorta di “atrofia della speranza escatologica”. Il dibattito a più voci proposto nel libro su questi temi è ampio e articolato, e risulta di palpitante attualità: tensioni e prospettive apocalittiche, presenze e “incarnazioni” dell’anticristo negli eventi della storia, attese venate di millenarismo, problemi religiosi e profani attinenti l’escatologia, ansia di salvezza nel quotidiano groviglio della storia umana. I vari aspetti, trattati alla luce del pensiero dei Padri, sembrano riflettersi e risuonare nelI’orizzonte dei nostri tempi.

    Ecce Homo

    Ecce Homo

    Autore/i: De Saint Martin Louis Claude
    Editore: Tipheret
    a cura di Mauro Cascio, illustrazioni di Luigi Magherini. pp. 80, nn. ill. b/n, Acireale

    Dio è presenza nelle cose del mondo. Dio si fa continuamente e cade nel suo fare mentre si fa e si compie. Il Cristo chiama a raccolta le cose fatte e per questo caduche e la Passione è la morte di una natura, quella umana, finita, per riscoprire che siamo sempre stati in Dio. «Ecce homo» è allora l’ingiuria più adatta all’uomo a cui sfugge la sua regalità, sfigurato, malconcio, barcollante. L’uomo è pensiero di Dio, la determinazione dello sviluppo dello Spirito che non può essere presa per sé, isolata, in questo sta il ’riconoscimento’: sapersi scoprire in un ’sempre’. Il nostro destino è anche il nostro desiderio, e non c’è niente al di fuori di questa semplicità.

    Louis Claude de Saint Martin (Amboise 1743 – Châtenay, Parigi, 1803) scrittore e filosofo francese, noto come «le philosophe inconnu». Iniziato a Bordeaux ai misteri di una setta massonico-teurgica, ispirò il suo pensiero al misticismo di Jakob Böhme. La Rivoluzione accese in lui speranze di rigenerazione e palingenesi. In piena età illuministica, S.M. fu uno degli esponenti più singolari della setta esoterica degli «illuminati» e dei teosofi, prima affermazione di istanze irrazionalistiche che riaffioreranno vistosamente in età romantica. Scrisse Gli errori e la verità (Des erreurs et de la vérité, 1775), Quadro naturale dei rapporti che esistono tra Dio, l’uomo e l’universo (Tableau naturel des rapports qui existent entre Dieu, l’homme et l’univers, 1782), L’uomo nuovo (Le nouvel homme, 1792) e soprattutto L’uomo di desiderio (L’homme de désir, 1790), che è il suo libro più celebre.

    Complesso Archetipo Simbolo nella Psicologia di C.G. Jung

    Complesso Archetipo Simbolo nella Psicologia di C.G. Jung

    Autore/i: Jacobi Jolande
    Editore: Bollati Boringhieri
    prefazione di C.G. Jung, saggio introduttivo di Maria Eugenia Spotti, traduzione di Giuseppe Zappone. pp. 200, ill. b/n, Torino

    Un’attività scultorea esercitata sulle cristallizzazioni del «magma incandescente» delle «esperienze interiori»: è la celebre metafora con cui C.G. Jung qualificò la propria attività scientifica. Per più di mezzo secolo, e in migliaia e migliaia di pagine, cesellò le forme concettuali tratte da quell’originaria incandescenza. Del loro riordino chiarificatorio – necessario anche per sciogliere «gravi malintesi» e sfatare i «pregiudizi» dei critici – s’incaricò una delle più strette collaboratrici di Jung, Jolande Jacobi. Questo saggio è il risultato di un’impresa espositiva che ottenne il plauso del maestro. Grazie a Jolande Jacobi viene in luce la fitta tessitura che connette le tre nozioni capitali del pensiero junghiano: il complesso individuale, l’archetipo universale e impersonale e il simbolo in cui l’energia psichica dell’archetipo si manifesta. Dissipati i vecchi fraintendimenti, oggi abbiamo modo di apprezzare la modernità di aspetti della teoria qui meritoriamente illustrati, come il ruolo svolto dai complessi, la cui molteplicità contraddittoria è costitutiva della psiche stessa. Paragonati da Jung a «folletti» ossessivi e possessivi che disturbano e ostacolano l’azione di «adattamento della coscienza», appaiono così imprescindibili da rendere pressoché sinonimiche le espressioni «psicologia analitica» e «psicologia dei complessi». Se n’era accorto subito anche Freud, che aveva via via rinunciato a parlare di «complesso», imputandogli quella duttilità che adesso ci sembra tanto attuale.

    Jolande Jacobi (1890-1973), nata a Budapest, si trasferì a Vienna nel 1919, dove si sottopose a un’analisi con Freud e poi con Adler. Completò la sua formazione nei tardi anni venti a Zurigo con Jung e divenne a sua volta psicoterapeuta. Fece parte del direttivo del C.G. Jung Institut dal 1948 al 1967. In traduzione italiana: Dal regno delle immagini dell’anima. Percorsi diretti e vie traverse per giungere a se stessi (2003). Bollati Boringhieri ha pubblicato anche La psicologia di C.G. Jung (2014).

    Collectanea Armeniaca

    Collectanea Armeniaca

    Autore/i: Uluhogian G.
    Editore: Bulzoni
    premessa e cura di Rosa Bianca Finazzi e Anna Sirinian. pp. 376, 1 tavv. a colori f.t., nn. ill. b/n, Roma

    Il volume è articolato in quattro sezioni: Traduzioni dal greco, Manoscritti ed epigrafi, Cultura e identità armena e Armeni in Italia. L’ultima di esse contiene un articolo pubblicato qui per la prima volta sugli studi armenistici presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, segno di una curiosità e di un interesse continuo e sempre nuovo verso testi, personaggi, vicende e contatti di un popolo dalla storia ricca e singolare.

    Gabriella Uluhogian è stata una delle personalità di maggior rilievo nel campo degli studi armenistici a livello internazionale. Questo libro raccoglie alcuni suoi contributi apparsi in sedi editoriali diverse, a volte di difficile reperimento. Dalla loro lettura emerge il ritratto di una studiosa che partendo dal rigore dell’analisi filologica ha saputo esplorare con profondità e chiarezza i vari settori della storia e letteratura del popolo armeno.

    Visualizza indice

    Premessa
    Bibliografia di Gabriella Uluhogian
    Traduzioni dal greco
    Sur l’onomastique des œuvres de traduction: la version arménienne des Progymnasmata de Théon
    In margine alla versione armena dello Hexaemeron di Giorgio Pisida
    Tecnica della traduzione, particolarità lessicali, calchi sintattici della versione armena dell’Asceticon di s. Basilio
    Teaṙn aselov: la traduzione del genitivo assoluto greco nel testo armeno di Basilio di Cesarea
    Un inedito medievale armeno su Filone
    Manoscritti ed epigrafi
    Due epigrafi di donazione a Santo Stefano di Giulfa
    Lingua e cultura scritta
    Un rotolo manoscritto inedito del Museo Storico di Sofia
    Epigrafi armene a Genova
    È a Bologna la perduta «Geografia» di Eremia Čelebi K‘ēōmiwrčean
    La collezione di manoscritti della biblioteca di San Lazzaro
    Les églises d’Ani d’après le témoignage des inscriptions
    Monasteri e santuari nella Mappa di Eremia Çelebi Kēōmiwrčean (1691): una testimonianza della spiritualità armena
    Cultura e identità armena
    Abraham Petros Ardzivian, primo patriarca armeno cattolico
    La pubblicistica armena a Tiflis intorno alla metà del XIX secolo
    L.F. Marsili e il catolicos armeno Yakob J̌ułayec‘i
    Note sull’attività filologica e linguistica dei Mechitaristi di San Lazzaro
    Armeni in Italia
    Studenti armeni a Bologna nella cerchia del Mezzofanti
    Il Card. Mezzofanti tra armeno e Armeni
    Armeni a Ravenna
    Un armeno al servizio del re di Sardegna: premesse per una ricerca sul barone Deodato Papasian
    Hrand Nazariantz e Antonio Basso: pagine inedite di un’amicizia
    Il Salterio di Abgar T‘oxat‘ec‘i (a.1565) e l’avvio degli studi armenistici presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano
    Indici (a cura di Federico Alpi)

    La Buona Storia

    La Buona Storia

    Conversazioni su verità, finzione e psicoterapia
    Autore/i: Coetzee J. M.; Kurtz Arabella
    Editore: Einaudi
    nota degli autori, traduzione di Maria Baiocchi e Paola Splendore. pp. VIII-136, Torino

    Un grande scrittore e una psicoterapeuta si confrontano sulla necessità dell’uomo di raccontarsi e di inventare delle storie. J. M. Coetzee e Arabella Kurtz prendono in considerazione la pratica psicoterapeutica, e il suo piú ampio contesto sociale, partendo da prospettive diverse, ma al centro di entrambi i loro approcci vi è il comune interesse per la verità e per le storie. Uno scrittore lavora in solitudine, ed è l’unico responsabile della storia che racconta. Il terapeuta, viceversa, collabora con i pazienti per far emergere un racconto della vita e dell’identità del paziente che sia allo stesso tempo significativo e vero. Che tipo di verità le storie create dal paziente e dal terapeuta cercano di scoprire? La verità oggettiva o quella mutevole e soggettiva dei ricordi esplorati e rivissuti durante la relazione terapeutica?
    Confrontandosi con le opere di grandi scrittori come Cervantes e Dostoevskij o di psicoanalisti quali Freud e Melanie Klein, e discutendo di psicologia individuale o dei gruppi (le classi scolastiche, le bande giovanili, le società coloniali), Coetzee e Kurtz propongono al lettore illuminanti intuizioni sulla nostra capacità – e difficoltà – di analizzarci e di raccontare, a noi stessi e agli altri, le storie della nostra vita.

    «È difficile, forse impossibile fare un romanzo che sia un romanzo sulla vita di qualcuno che dall’inizio alla fine possa vivere tranquillamente sostenuto da finzioni. Il romanzo si può fare solo smascherando quelle finzioni. Il genere romanzo sembra avere un interesse intrinseco nell’affermazione che le cose non sono come sembrano, che le nostre vite apparenti non sono le nostre vite reali. E la psicoanalisi, direi, ha un interesse analogo». (J. M. Coetzee)

    J. M. Coetzee è nato in Sudafrica e attualmente vive in Australia. Di lui Einaudi ha pubblicato: Vergogna, Aspettando i barbari, La vita e il tempo di Michael K, Infanzia, Gioventú, Terre al crepuscolo, Nel cuore del paese, Foe, Il Maestro di Pietroburgo, Età di ferro, Slow Man, Spiagge straniere, Diario di un anno difficile, Lavori di scavo. Saggi sulla letteratura 2000-2005, Tempo d’estate, Doppiare il capo, L’infanzia di Gesù, Qui e ora, il carteggio con Paul Auster, e Scene di vita di provincia. Sempre per Einaudi ha pubblicato, con Arabella Kurtz, La buona storia. Nel 2003 è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura.

    Arabella Kurtz è Senior Clinical Tutor nel corso di psicologia clinica dell’University of Leicester. Per Einaudi ha pubblicato, con J. M. Coetzee, La buona storia (2017).

    De Vulgari Eloquentia

    De Vulgari Eloquentia

    Autore/i: Alighieri Dante
    Editore: Mondadori
    introduzione e cura di Mirko Tavoni. pp. XCVIII-432, Milano

    «Se non avesse scritto la Commedia, con ogni probabilità Dante sarebbe passato alla storia come grande lirico e come grande linguista. Le ricerche sul campo e le teorizzazioni intorno alla lingua, incentrate sull’idea esclusivamente sua della storicità e, quindi, della continua mutevolezza delle lingue parlate, sono di una modernità che suscita ammirazione. E ammirazione suscita anche la preveggenza quasi profetica con la quale Dante scommette che una lingua frammentata in una miriade di dialetti e utilizzata tutt’al più per un uso letterario specialistico possa diventare la comune lingua di cultura.» (Marco Santagata)

    Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265 in una famiglia della piccola nobiltà, iniziò a comporre versi fin dalla giovinezza. La vocazione letteraria maturò dal contatto coi poeti stilnovisti, senza che egli trascurasse gli studi teologici e filosofici. Dal 1295 prese parte alla vita politica di Firenze, divisa nelle due fazioni dei guelfi e dei ghibellini. Nel 1302 venne colpito da condanna a morte. Costretto a lasciare Firenze, cominciò una dura vita di esule, senza più riuscire a tornare nella sua città. Morì a Ravenna nel 1321.

    Cristianesimo e Religioni Universali

    Cristianesimo e Religioni Universali

    Introduzione al dialogo con islamismo, induismo e buddhismo
    Autore/i: Küng Hans; Van Ess Josef; von Stietencron Heinrich; Bechert Heinz
    Editore: Arnoldo Mondadori Editore
    traduzione di Giovanni Moretto. pp. 530, Milano

    Cristianesimo, islamismo, induismo, buddhismo: le quattro religioni universali nelle quali milioni e milioni di uomini credono, si riconoscono, ripongono le proprie speranze. Quattro religioni ancor oggi divise da aspri contrasti, incomprensioni, guerre e lotte feroci. Pure, non c’è pace mondiale senza pace religiosa; non c’è pace religiosa senza dialogo tra le religioni; non c’è dialogo senza una reciproca precisa conoscenza. Questo libro, scritto da Hans Küng e da tre eminenti studiosi, intende offrire: Un’introduzione alle religioni non cristiane: un’introduzione semplice ma esauriente del mondo dell’Islam, dell’induismo e del buddhismo. Un rendiconto della fede cristiana: il primo tentativo, da parte di un teologo, di individuare i grandi nessi che saldano tra loro il cristianesimo e le altre tre religioni universali, mettendone in luce convergenze e divergenze e proponendo soluzioni ecumeniche alla cui base sta un’intensa discussione dei problemi centrali sollevati dall’essere cristiani.
    Un invito al dialogo: le religioni universali entrano in un dialogo ecumenico con il cristianesimo sulla base di un «filo conduttore teologico» che non ignora la dimensione politico-sociale. Hans Küng, Josef van Ess, Heinrich von Stietencron e Heinz Bechert si addentrano in un campo che si presenta oggi in tutta la sua drammaticità. Un libro nuovo, diverso e di speranza, che contribuirà alla causa di quanti si battono in favore del dialogo e della comprensione tra le religioni universali.

    Hans Küng, nato nel 1928 a Sursee (Svizzera), è professore di teologia ecumenica e direttore dell’Istituto per la ricerca ecumenica all’Università di Tubinga.

    Josef van Ess, nato nel 1944 ad Aquisgrana, è professore di orientalistica all’Università di Tubinga.

    Heinrich von Stietencron, nato nel 1933 a Ronco (Canton Ticino), è professore di indologia e storia comparata delle religioni all’Università di Tubinga.

    Heinz Bechert, nato nel 1932 a Monaco di Baviera, è professore di indologia e di scienza del buddhismo all’Università di Gottinga.

    Edgar Cayce l’Uomo che ha Previsto Tutto ci Svela il Futuro

    Edgar Cayce l’Uomo che ha Previsto Tutto ci Svela il Futuro

    Autore/i: Stearn Jess
    Editore: De Vecchi
    traduzione di Paola Mongardi Taccani. pp. 304, Milano

    Vent’anni dopo la sua morte, uno dei più grandi veggenti del mondo vive ancora nelle sue straordinarie profezie.
    Edgar Cayce previde catastrofi come il terremoto in Alaska del 1964, avvenimenti mondiali, come la lotta razziale, guerre e fatti politici. Effettuò tante prodigiose guarigioni e ottenne tante lodi e tanta riconoscenza dai suoi pazienti che medici di tutto il mondo hanno cominciato a fare ricerche sui suoi metodi di cura e sulle sue “letture” chiaroveggenti.
    Alcune delle sue più importanti profezie per il periodo 1968-1998 sono:
    La distruzione della maggior parte di Los Angeles, San Francisco e New York.
    La fine del comunismo in Russia, con un Soviet liberato che diverrà la speranza del mondo in alleanza con gli U.S.A.
    La cristianizzazione e democratizzazione della Cina Rossa.
    L’inabissamento della maggior parte del Giappone.
    Il riaffiorare del continente sommerso di Atlantide.
    Lo spostamento dell’asse terrestre, con un conseguente drastico cambiamento del clima terrestre. L’accurata ricerca di Jess Stearn sulla vita e sull’opera di Edgar Cayce permetterà al lettore di farsi una sua opinione personale sull’argomento.

    Jess Stearn, un quotato giornalista, ha pubblicato quattro libri, compresi due grandi successi. Ricercatore coscienzioso, con una fama sempre crescente, egli ha uno speciale interesse per l’occulto.

    Auricologia Energetica

    Auricologia Energetica

    Benessere ed equilibrio energetico con la Medicina Tradizionale Cinese
    Autore/i: Pachón Reyes José Luis
    Editore: Erga
    prefazione di renato Bianchi, introduzione dell’autore. pp. 256, nn. ill. b/n, Genova

    All’interno del grande alveo dell’Energetica Tradizionale Cinese di cui la Medicina Tradizionale Cinese è aspetto fondamentale e importante, l’Auricoloterapia rappresenta una delle applicazioni pratiche più tecniche ed efficaci. L’Auricologia è un metodo per ristabilire una condizione di benessere più ampio rispetto ad un classico metodo di cura. Serve a conservare e migliorare lo stato di salute, aumentare l’energia e ristabilire l’equilibrio psico-fisico della persona. Attraverso semplici massaggi o pressioni su punti specifici del padiglione auricolare, facilmente reperibili, si possono regolare le differenti funzioni bioenergetiche dell’organismo umano. La maggiore efficacia di questa tecnica, rispetto alle altre discipline riflessologiche, è dovuta alla vicinanza dei nervi auricolari, incaricati di trasmettere lo stimolo al cervello; posizione che garantisce una risposta immediata e senza interferenze.
    Quest’opera è dedicata agli operatori di auricologia, agli studenti di questa disciplina, agli operatori di tecniche olistiche e ai cultori della medicina cinese, per poter conoscere, capire e apprezzare l’Auricologia Energetica. Per poter portare facilmente gli operatori alla pratica di questa tecnica, il testo presenta un percorso didattico innovativo, corredato di numerose schede illustrate che guidano il lettore alla comprensione delle strategie di trattamento da adottare in ogni situazione.

    José Luis Pachón Reyes comincia nel 1966 il suo percorso formativo in Spagna, diplomandosi in Naturopatia e Kinesiologia. Per nove anni frequenta le scuole di Medicina Tradizionale Cinese più prestigiose in Spagna (Neijing. Cemetc e Fondazione Europe di MTC), specializzandosi in Agopuntura e Moxibustione, TuiNa. Auricoloterapia. Fitoterapia cinese e Qigong. In Italia prosegue il suo iter formativo diplomandosi come counselor a indirizzo Analitico-Energetico presso la Scuola Energetica Junghiana Hui Neng. Dal 2000 comincia la sua attività professionale come Operatore del Benessere in Spagna e posteriormente in Italia. Dal 2005 insegna Energetica Cinese. TuiNa, Auricologia e Kinesiologia presso importanti scuole italiane e spagnole. Docente dei corsi di Auricologia Energetica presso l’associazione Tianshu di Genova.

    L’Odio Antico

    L’Odio Antico

    L’antisemitismo cristiano e le sue radici
    Autore/i: Mannucci Cesare
    Editore: Arnoldo Mondadori Editore
    nota dell’autore. pp. 312, Milano

    «Qual è la genesi di questo libro? Che cosa mi ha spinto a occuparmi di questo argomento? Il pentimento di un cristiano, quel senso di colpa che hanno provato dopo il 1945 illustri scrittori cattolici come François Mauriac e Julien Green o protestanti come Paul Ricoeur, e altri meno famosi?
    Non rientro in quel novero, anche se le famiglie dalle quali provengo sono tutte cristiano-cattoliche, e nel corso delle generazioni hanno prodotto prelati, madri superiore, semplici suore, terziari francescani. In tempi più recenti sono apparsi in esse, sebbene non numerosi, dapprima deisti e poi, in mezzo a credenti nel complesso piuttosto tiepidi e lontani dalla mentalità cosiddetta clericale, veri e propri miscredenti.
    Il peso del costume prevalente nei paesi cattolici ha comportato che nell’infanzia e nella prima adolescenza io abbia ricevuto un’istruzione catechistica standard, quella corrispettiva alla somministrazione dei previsti sacramenti. Non ho avuto occasione di imbattermi in persone e libri religiosamente capaci di suscitare interesse o far sorgere interrogativi di qualche genere (se non in età adulta), e già nella seconda adolescenza è cessata di fatto la mia appartenenza alla comunità cattolica, non sostituita in seguito da altre appartenenze religiose.
    Dopo la guerra un ragazzo antifascista scopriva nella nostra società tre grandi aree politico-culturali: oltre alla cattolica-clericale, quella marxista e quella cosiddetta laica.[…]»

    Frammenti Postumi – Volume terzo

    Frammenti Postumi – Volume terzo

    Estate 1872 – Autunno 1873
    Autore/i: Nietzsche Friedrich
    Editore: Adelphi
    a cura di Mario Carpitella e Federico Gerratana, nuova edizione a cura di Giuliano Campioni, traduzione di Giorgio Colli, Chiara Colli Staude. pp. 412, Milano

    I frammenti postumi compresi in questo volume mostrano come l’ostilità che gli ambienti accademici e la filologia ufficiale riservarono alla Nascita della tragedia, lungi dal confinare Nietzsche nel cerchio magico del mondo wagneriano, lo spingessero invece ad audaci riflessioni filosofiche da cui nacquero scritti di importanza decisiva nello sviluppo del suo pensiero, quali La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e Su verità e menzogna in senso extramorale. È l’epoca di una radicale svolta teoretica, che solo questi materiali postumi riescono a restituire in tutta la sua complessità, permettendo al lettore di varcare la soglia del Philosophenbuch, vasta e incompiuta opera che avrebbe dovuto trattare dell’«impulso artistico sotto forma di filosofia», e rendere conto del carattere creativo, «artistico», della percezione e della conoscenza. Ma i frammenti mostrano anche il rinnovato interesse di Nietzsche per l’attualità scientifico-filosofica – che si traduce fra l’altro in originali elaborazioni come la «teoria degli atomi temporali», nella quale è racchiusa una «teoria della percezione» –, mentre i materiali preparatori della prima Inattuale, che ha in David Strauss il suo bersaglio polemico, rivelano pienamente il senso di una serrata quanto solitaria battaglia contro tutte quelle tendenze che, nella Germania esaltata dal successo militare sulla Francia, soffocavano energie vitali e speranze di rinascita culturale.

    Frammenti Postumi – Volume quarto

    Frammenti Postumi – Volume quarto

    Estate-autunno 1873 – Fine 1874
    Autore/i: Nietzsche Friedrich
    Editore: Adelphi
    a cura di Mario Carpitella e Federico Gerratana, nuova edizione a cura di Giuliano Campioni, traduzione di Giorgio Colli, Chiara Colli Staude. pp. 400, Milano

    I frammenti raccolti in questo quarto volume sono in prevalenza legati alle Considerazioni inattuali, ambizioso progetto di una critica della cultura contemporanea che accompagnerà Nietzsche fino al periodo di Umano, troppo umano. Il vasto disegno era destinato a essere realizzato solo in piccola parte, ma grazie ai materiali postumi possiamo oggi ricostruirlo nelle sue dimensioni originarie. Apprendiamo, ad esempio, che un saggio «Sul leggere e sullo scrivere» avrebbe dovuto proseguire la critica dello stile e del linguaggio moderni avviata nell’Inattuale su Strauss, mentre in una «considerazione» dedicata a Schopenhauer – «Le angustie della filosofia» – sarebbero state incorporate le numerose annotazioni sulla figura del «filosofo», che viene qui contrapposta, per il pathos della verità che la anima, a quelle dei «dotti» delle università. Scopriamo inoltre come già all’inizio del 1874 Nietzsche avesse cominciato a lavorare a un’Inattuale su Richard Wagner, giungendo a conclusioni fortemente negative in contrasto talvolta clamoroso con la posizione che in questo periodo egli continua a mantenere ufficialmente. È possibile così un’analisi approfondita del suo passaggio, ancora oggi spesso frainteso, dal «wagnerismo» all’«antiwagnerismo» – passaggio che il filosofo vive come una svolta liberatoria.

    Frammenti Postumi – Volume quinto

    Frammenti Postumi – Volume quinto

    Inverno-primavera 1875 – Primavera 1876
    Autore/i: Nietzsche Friedrich
    Editore: Adelphi
    a cura di Mario Carpitella e Federico Gerratana, nuova edizione a cura di Giuliano Campioni, traduzione di Giorgio Colli, Chiara Colli Staude. pp. 536, Milano

    I frammenti postumi di Friedrich Nietzsche raccolti in questo quinto volume testimoniano, nella dinamica molteplicità dei temi, un tumultuoso – e decisivo – periodo di transizione che si concluderà, simbolicamente, con il commiato definitivo da Richard Wagner. Nietzsche filologo «inattuale», critico e riformatore nel segno della Grecità e di Wagner, pone con risolutezza in discussione se stesso e le sue precedenti convinzioni, incamminandosi per una lunga e faticosa «via della liberazione» che, secondo un progetto destinato a non realizzarsi, avrebbe dovuto raggiungere al termine di un percorso di dodici Considerazioni inattuali. E a due di queste, Noi filologi e Richard Wagner a Bayreuth, sono legate gran parte delle riflessioni che si trovano in queste pagine. Da un lato, utilizzando i risultati delle nascenti scienze antropologiche ed etnologiche e cogliendo nell’antichità, accanto ai germi di una nuova mentalità libera e scientifica (rappresentata dai filosofi presocratici), la permanenza di un «pensiero impuro», Nietzsche si dimostra più che mai contrario – d’accordo con Burckhardt – alla concezione di uno «sviluppo naturale» della storia e della cultura presente nei filosofi hegeliani e nei positivisti. Dall’altro, individuando adesso una contrapposizione tra la categoria ampia di ‘educazione’ e i pericoli presenti nell’arte, si allontana sempre di più dal culto del ‘genio’ e dalla metafisica schopenhaueriana. Accanto a un fondo immutabile e tragico dell’esistenza, egli riconosce ora un campo di mobilità che, liberato dalle strutture metafisiche, può essere plasmato dall’attività umana ordinatrice, dall’«effettivo potere sulle cose».

    Le Sante Bugie

    Le Sante Bugie

    Fatti e misfatti della Chiesa dei Papi
    Autore/i: Campolieti Giuseppe
    Editore: Dedalo
    pp. 384, Bari

    Un maxiprocesso alla Chiesa di Roma, con tanto di testimonianze, di documentazioni storiche o tratte dalla viva cronaca. Ovviamente l’illustre «imputata» non soltanto è presente, com’è giusto, ma interviene continuamente nei fatti e nella discussione di problemi, con la voce del Papa, delle gerarchie, della stampa cattolica.
    In chiusura l’autore formula una prognosi post-Duemila, finora da nessuno azzardata, sulla Chiesa, basandosi sull’interpretazione di una serie di elementi e di «spie» che riguardano la salute della bimillenaria istituzione.

    Giuseppe Campolieti, molisano che vive e lavora a Venezia da tempo come giornalista, ha pubblicato presso la Dedalo, nel 1992, un volume di interviste intitolato Voci dal mondo laico. Oltre che saggista è anche narratore (Maternale, 1980) e autore di due biografie storiche (Caterina Cornaro, 1987 e Masaniello, 1989).

    Commento al Vangelo di Giovanni

    Commento al Vangelo di Giovanni

    Autore/i: Meister Eckhart
    Editore: Bompiani
    testo latino a fronte, a cura di Marco Vannini. pp. 1088, Milano

    Del magistero universitario parigino del domenicano tedesco Eckhart (1260-1328 ca.), chiamato dai contemporanei proprio Meister, ovvero ’’magister’’, questo ’’Commento al vangelo di Giovanni’’ è senza dubbio l’opera maggiore e più rilevante, giunta fino a noi dopo l’oblio di molti secoli: non a caso è da essa che sono state estratte alcune delle proposizioni più sconvolgenti tra quelle condannate come eretiche dalla Bolla papale ’’In agro dominico’’ (1327). Il testo giovanneo – il vangelo di Dio come spirito e dell’uomo parimenti come spirito – permette infatti al ’’magister’’ di sviluppare appieno la sua dottrina mistica fondamentale: la generazione del Logos nell’anima dell’uomo completamente distaccato, che diviene così uomo divino, come il Figlio. Contro l’esclusivismo biblico, Eckhart afferma che la stessa luce ha sempre illuminato e illumina tutti i popoli – pagani, ebrei, cristiani -: ’’Mosè, Cristo e il Filosofo (Aristotele) insegnano la stessa cosa, che differisce soltanto nel modo, cioè in quanto credibile, dimostrabile o verosimile, e verità’’. Difendendo il primato della ragione che si fa spirito, il domenicano interpreta perciò la Scrittura in modo che essa sia sempre in accordo con la filosofia classica. Non meraviglia quindi che tanto pensiero occidentale, da Cusano ad Hegel, si sia nutrito dell’opera di quello che Heidegger chiamò ’’Lebemeister’’, maestro di vita, ben più che ’’Lesemeister’’, professore.

    Meister Eckhart (Hochheim, Gotha, 1260 – Avignone 1327 ca) mistico tedesco. Fu priore a Erfurt, poi rettore all’università di Colonia. Dopo la morte, alcune sue tesi vennero condannate come eretiche. In latino scrisse un Opus tripartitum, influenzato dalla scolastica, e commenti biblici; ma le sue opere più importanti sono in tedesco: Discorsi della distinzione (Reden der Unterscheidung), Il libro della consolazione divina (Das Buch der göttlichen Tröstung) e numerose prediche. All’ardore mistico unì grande capacità speculativa e vigore espressivo. Considerato il fondatore della prosa filosofica tedesca, profuse nei suoi scritti metafore, antitesi, paradossi e neologismi entrati poi nell’uso comune.

    Opere Filosofiche, Teologiche e Matematiche

    Opere Filosofiche, Teologiche e Matematiche

    Autore/i: Cusano Niccolò
    Editore: Bompiani
    testo latino a fronte, a cura di Enrico Peroli. pp. LX-3074, Milano

    Riscoperto agli inizi del Novecento come il punto di passaggio decisivo dal Medioevo all’età moderna, Niccolò Cusano (1401-1464) è il pensatore più importante e significativo del Quattrocento. Figura di dimensione europea e insieme spirito profondamente ecumenico, per la sua originale riflessione filosofica e teologica, nella quale intende percorrere una strada diversa da quella seguita dalla tradizione scolastica, per le sue tesi cosmologiche, che anticipano la rivoluzione copernicana, per la sua nuova visione dell’uomo e della creatività dello spirito umano, per la sua concezione del sapere scientifico e matematico, Cusano è un pensatore fondamentale per comprendere la genesi dell’età moderna. Il volume contiene la traduzione di tutti gli “Scritti filosofici e teologici” di Cusano e la prima versione italiana delle più importanti “Opere matematiche”. La traduzione, condotta sul testo dell’edizione critica curata dall’Accademia delle Scienze di Heidelberg, è corredata di un ampio apparato di note e di un commentario sistematico ai singoli scritti.

    G. G. Jung

    G. G. Jung

    Autore/i: Bennet E. A.
    Editore: Rizzoli
    prefazione dell’autore, traduzione di Maria Grazia Testi Piceni. pp. 228, Milano

    Cari Gustav Jung è noto da noi più di nome che per le sue opere (solo alcune delle quali sono state tradotte, e si trovano sparse nei cataloghi di editori diversi); e come uomo è quasi completamente sconosciuto. Questo libro offre oggi una visione d’insieme del pensiero e dell’opera del fondatore della psicologia analitica, e lo presenta per la prima volta come personaggio.
    Il discorso del Bennet si apre spesso a lasciar parlare il maestro e l’amico in lettere inedite, in interviste, in confidenze personali – i sogni di questo sezionatore di sogni altrui, certi episodi-chiave dell’infanzia, tra il sogno e la visione, anche letterariamente molto suggestivi.
    Particolare rilievo è dato alla prima formazione professionale di Jung, al suo lavoro nell’ospedale Burghölzli, alla sua collaborazione e rottura con Freud (con i perché profondi, e tutte le piccolezze accademiche), e all’atteggiamento di Jung verso il nazismo.
    Nel giardino della casa di Bollingen, nelle passeggiate a piedi e in macchina nei dintorni di Zurigo, Jung parlò a lungo col Bennet, proprio in vista di questo libro: di cui poté vedere e approvare le bozze negli ultimissimi tempi della sua vita.

    E. A. Bennet è membro della Society of Analytical Psychology di Londra e della British Psychological Society. Ha tenuto corsi al C. G. Jung Institut e all’Università di Londra. Studi suoi sono apparsi su riviste mediche come “The British Medicai Journal”, “The Proceedings of the Royal Society of Medicine”, “The Journal of Mental Science”, “The British Journal of Medical Psychology”.

    Frammenti Postumi – Volume secondo

    Frammenti Postumi – Volume secondo

    Inverno 1870-71 – Primavera 1872
    Autore/i: Nietzsche Friedrich
    Editore: Adelphi
    a cura di Mario Carpitella e Federico Gerratana, nuova edizione a cura di Giuliano Campioni, traduzione di Giorgio Colli, Chiara Colli Staude. pp. 372, Milano

    I frammenti radunati in questo secondo volume documentano l’accentuarsi della critica di Nietzsche alla moderna civilizzazione: la rinascita dello spirito tragico ha come necessaria premessa la distruzione dell’illusione socratica a opera della filosofia di Schopenhauer e della musica di Wagner. Fra l’altro, del musicista e dello sviluppo delle sue teorie viene qui offerta, rispetto agli scritti editi, una valutazione più articolata e complessa, che nasconde le ambiguità e gli equivoci di fondo sottesi al loro rapporto. Nietzsche individua la subalternità del filologo «attuale» ai valori della modernità, e contro la falsificazione degli antichi in nome di malintesi intenti pedagogici propone una visione alternativa, sviluppando la sua riflessione sullo Stato greco, la schiavitù, il lavoro. Opponendosi al rassicurante «umanesimo» che allora imperava, Nietzsche si interroga sul senso e la funzione dell’educazione: le annotazioni attestano infatti la genesi delle conferenze Sull’avvenire delle nostre scuole, che dovevano costituire l’opera «essoterica» dopo l’«esoterica» Nascita della tragedia. Sul versante della costruzione della «metafisica dell’arte» e delle teorie su musica e lirica, linguaggio e sentimento, gli appunti testimoniano la tormentata nascita di una meditazione animata da propositi difficilmente conciliabili e il suo progressivo farsi – sovente più ricco degli esiti poi affidati alle stampe.

    Frammenti Postumi – Volume primo

    Frammenti Postumi – Volume primo

    Autunno 1869 – Aprile 1871
    Autore/i: Nietzsche Friedrich
    Editore: Adelphi
    a cura di Mario Carpitella e Federico Gerratana, nuova edizione a cura di Giuliano Campioni, traduzione di Giorgio Colli, Chiara Colli Staude. pp. 388, Milano

    Questo volume – con cui prende avvio una nuova edizione riveduta, ampliata e aggiornata dei Frammenti postumi – include gli appunti filosofici e i materiali preparatori relativi alla Nascita della tragedia, che illustrano l’attività di Nietzsche filologo classico «inattuale», teso a una intuizione nuova e complessiva della civiltà greca e a una decisa azione contro la crisi del mondo moderno. Si delinea così, al di là della forma che assumerà nello scritto sulla tragedia, il carattere dinamico e sperimentale del pensiero di Nietzsche nel suo rapporto con la filologia, con la filosofia di Schopenhauer, con le teorie musicali e i progetti culturali di Richard Wagner. Il dramma musicale wagneriano è espressione di un’arte quale «attività veramente metafisica» su cui Nietzsche fonda le speranze di una «rinascita» dello spirito tragico. E centrali nella riflessione sul mondo greco sono i continui riferimenti ai classici tedeschi (da Goethe a Schiller, da Lessing a Schlegel) e alla filosofia dell’inconscio di Eduard von Hartmann. Ma soprattutto i frammenti di questo periodo documentano la ricerca di una posizione teoretica – «platonismo alla rovescia» definirà Nietzsche la propria filosofia in un’annotazione del 1871.

    Catilina

    Catilina

    Autore/i: Levick Barbara
    Editore: Il Mulino
    introduzione dell’autore. pp. 160, Bologna

    Personaggio malvagio e depravato secondo gli storici del tempo, Lucio Sergio Catilina (108-62 a.C.) fu a lungo una minaccia per la repubblica romana. Il suo obiettivo iniziale era raggiungere il potere a Roma con mezzi tradizionali, ma gli mancarono il danaro e il sostegno per riuscire nell’impresa. Sconfitto per tre volte alle elezioni per il consolato, scelse la via della rivoluzione avendo al suo fianco una schiera di contadini indigenti, proprietari terrieri impoveriti, genti italiche scontente di Roma e debitori di ogni risma. Non riuscì tuttavia a vincere contro le forze del diritto e dell’ordine, trovò uno strenuo oppositore in Cicerone e la rivolta da lui capeggiata fallì. In queste pagine l’autrice ne ricostruisce la vicenda in una luce diversa dalla tradizione storiografica più diffusa, e lo restituisce alla sua tragica grandezza per aver scelto di battersi contro l’esercito di Roma pur nella consapevolezza di andare incontro a morte sicura.

    Barbara Levick è professore emerito di Classics al St Hilda’s College di Oxford. Fra i suoi libri ricordiamo «Claudius» (1990), «The Year of the Four Emperors» (2000) e «Augustus. Image and Substance» (2010).

    Visualizza indice

        Introduzione
        I. Una città sotto l’assedio di Roma
        II. Roma dopo Silla
        III. I politici e i loro problemi
        IV. La prima congiura di Catilina (66-64)
        V. La congiura del 63
        VI. Dopo Catilina
        VII. Gli storici e i cattivi
        Cronologia
        Nota bibliografica
        Indice dei nomi

    Racconti dei Saggi della Polinesia

    Racconti dei Saggi della Polinesia

    Autore/i: Ripoll Céline
    Editore: L’Ippocampo
    traduzione dal francese di Vera Verdiani. pp. 236, nn. ill. a colori, Milano

    Numerose leggende polinesiane dormivano tra le pagine dei libri d’etnologia o di folklore, come fiori tra le pagine di un erbario. Abitante dell’isola di Pasqua, Céline Ripoll ha potuto accedere alle fonti e raccogliere alcune di queste storie tuttora vive dalla bocca degli Anziani, sentirne il respiro, i canti, cogliere negli occhi la malizia o la determinazione del guerriero. Ricca di questa materia, l’autrice ha voluto restituire colore e poesia a leggende poco note, se non inedite, accanto ad altre stranamente simili a certe nostre leggende europee. I Racconti dei saggi della Polinesia celebrano con finezza e umorismo le saggezze della Nuova Zelanda, delle isole Marchesi, dell’isola di Pasqua, delle isole Hawaii, di Tahiti, Bora-Bora, per offrire al lettore una sorta di “traduzione”, una prima porta su questo mondo, forse più facile da aprire per chi ne ignora i codici o i termini, e che spesso vi vede solo dei paesaggi meravigliosi.

    Il Silenzio in India

    Il Silenzio in India

    Un’antologia
    Autore/i: Boccali Giuliano
    Editore: Mimesis
    pp. 68, Milano

    Qual è il ruolo del “silenzio”, per l’India tradizionale, nel quadro dello sviluppo spirituale dell’essere umano, della sua liberazione dai dolori dell’esistenza? Una sapienza antica gli assegna una funzione decisiva nell’itinerario che conduce dalla dispersione alla concentrazione interiore, dalla molteplicità lacerante all’unione con se stessi e con il divino. Un itinerario scandito da tempi e luoghi precisi, perfino da esercizi e posture accuratamente visualizzati nel corso di un processo secolare. La tradizione indiana ci ha lasciato nei secoli uno straordinario sedimento di testi: si offre qui una piccola, ma sceltissima antologia di passi, quasi tutti inediti in italiano, che abbracciano il lungo periodo dal VII secolo a.C. al XII d.C. illuminando i diversi aspetti nell’India del “silenzio” e della figura del “saggio silenzioso”, come pure accennando più ampiamente all’ascesi e alla meditazione.

    Giuliano Boccali, milanese, settant’anni, è stato per oltre quarant’anni professore di Indologia e Lingua e letteratura sanscrita all’Università di Venezia, Ca’ Foscari e alla Statale di Milano. Studioso in particolare di letteratura e dell’induismo (Induismo, 2008, con C. Pieruccini), ha pubblicato diversi saggi e diverse traduzioni dei capolavori classici (Poesia d’amore indiana, 2009; Gitagovinda, 2009). È collaboratore fisso del supplemento domenicale de “Il Sole 24 Ore” per le religioni e la cultura dell’India.

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