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Selezione di volumi Aseq Editrice

Atmosferologia

Atmosferologia

Estetica degli spazi emozionali
Autore/i: Griffero Tonino
Editore: Laterza
introduzione dell’autore. pp. 188, Bari

«Si sa che l’atmosfera del pranzo è diversa da quella della cena, che i vecchi mobili hanno più atmosfera di quelli moderni, che perfino l’appetito può essere stimolato da un’atmosfera di calore e di fiducia, che a volte basta un motto di spirito per volgere in positivo l’iniziale atmosfera di diffidenza. Eppure, nonostante quest’indubbia familiarità con essa, la domanda ‘che cos’è un’atmosfera?’ è ancora priva di una risposta soddisfacente». Tonino Griffero propone un’originale descrizione fenomenologica ed estetologica delle ‘atmosfere’, ossia delle qualità emotive irradiate dagli ambienti e dalle cose. Scopriremo così la loro azione esercitata sulla nostra affettività e sulla dinamica corporea, sul nostro stato d’animo e, di conseguenza, sui nostri comportamenti e giudizi. Valuteremo dunque l’efficacia delle atmosfere più di quanto siamo di solito razionalmente disposti ad ammettere e di quanto l’estetica tradizionale, unilateralmente orientata all’arte, abbia saputo riconoscere.

Tonino Griffero è professore ordinario di Estetica nell’Università di Roma Tor Vergata. Tra le sue pubblicazioni: Cosmo Arte Natura. Itinerari schellinghiani (Milano 1995); Oetinger e Schelling. Teosofia e realismo biblico alle origini dell’idealismo tedesco (Milano 2000); Immagini attive. Breve storia dell’immaginazione transitiva (Firenze 2003); Il corpo spirituale. Ontologie “sottili” da Paolo di Tarso a Friedrich Christoph Oetinger (Milano 2006); Storia dell’estetica moderna (Roma 2008).

La Cultura Contemporanea e il Sacro – 2° Volume

La Cultura Contemporanea e il Sacro – 2° Volume

Atti del convegno di studi dei Quaderni di Avallon 3-4 novembre 1984
Autore/i: AA. VV.
Editore: Il Cerchio
introduzione della Redazione. pp. 232, Palestrina

Dall’introduzione della Redazione:
“Questo volume costituisce il seguito de Le religioni e il mondo della morte di Dio, già edito, e riunisce gli Atti della seconda parte del 1” Convegno Internazionale di Studi promosso dalla rivista quadrimestrale «I Quaderni di Avallon» in Roma, il 3 e 4 novembre 1984.
Tale seconda parte, riunita sotto il titolo Il Sacro e la cultura, potrebbe avere come utile sottotitolo esplicativo l’impegno «vivere il Sacro nella contemporaneità», in quanto fine di questo settore dell’incontro romano, che attorno al tema proposto ha visto un’inedita mobilitazione di coscienze aldilà di ogni steccato ideologico, era esattamente verificare il modo in cui è concretamente possibile operare per una risacralizzazione della cultura contemporanea, nei diversi ambiti in cui si è specializzata.
È quindi bene chiarire immediatamente cosa si intenda per «sacralizzare»: non è un mistero che la parabola della civilizzazione occidentale, dal XVIII secolo a questa parte, ha condotto alle estreme conclusioni un progetto troppo umano di svuotamento del senso simbolico e trascendente dell’universo, a favore di una concezione contrattualistica, meccanicistica, del tutto profana dell’uomo, e quindi della cultura da esso continuamente prodotta. L’homo faber, costretto l’homo religiosus nelle riserve ai margini del proprio mondo, ha secreto una cultura specchio di quell’umanesimo assolutizzato e desacralizzato dei cui drammi la storia recente è piena.[…]”

I Simboli e le Mode

I Simboli e le Mode

Autore/i: Firth Raymond
Editore: Laterza
introduzione dell’autore, traduzione di Raffaele Simone (parte prima) e Danila Cannella Visca (parte seconda). pp. 440, Bari

Dai popoli primitivi alle civiltà occidentali il simbolismo nei miti, nel sogno, nella stampa d’informazione, nei rapporti umani, nella moda.
Una ricca e documentata esemplificazione mette in luce il significato culturale di una varietà di simboli, dall’acconciatura e lunghezza dei capelli alla scelta dei cibi, dal rito cristiano dell’Eucarestia alla svastica hitleriana.

Raymond Firth è nato ad Auckland (N.Z.) nel 1901. I suoi primi studi antropologici, basati sul contatto diretto con gli indigeni («Primitive Economics of the New Zealand Maori»), risalgono al 1929; ha condotto poi ricerche sul campo nell’isola di Tikopia («Noi, Tikopia», Laterza 1976), in Africa Occidentale, Malacca, Nuova Guinea. Ha insegnato antropologia in numerose università, tra le quali la London School of Economics e la Cornell University.

Fenomenologia della Compassione

Fenomenologia della Compassione

Etica animale e filosofia del corpo
Autore/i: Acampora Ralph R.
Editore: Sonda
traduzione di Marco Maurizi e Massimo Filippi. pp. 248, Casale Monferrato (AL)

Molti approcci all’etica animale fondano lo status morale degli animali facendo appello alla loro capacità  di agire in modo autonomo e intelligente o al possesso di una coscienza/mente.
Acampora fa invece ricorso a una filosofia del corpo che, prendendo in considerazione la comunanza fenomenica e somatica degli esseri viventi umani e non umani, tenta di sgomberare il campo da ogni sorta di specismo residuale.
L’autore si serve della fenomenologia, dell’ermeneutica, dell’esistenzialismo e del decostruzionismo, per offrirci un approccio inedito alla teoria dei diritti e della liberazione degli animali.
La sua compassione non è il ritorno alla pietà  del movimento animalista che ha preceduto le elaborazioni teoriche degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso; nonostante il lodevole impegno degli attivisti di allora, quella pietà  non usciva infatti dall’alveo dell’antropocentrismo, era ancora una concessione che un umano generoso faceva all’animale.
La compassione acamporiana, invece, proprio perché non rigetta ma attraversa, lasciandosene perfondere, il pensiero antispecista precedente con tutti i suoi appelli alla giustizia, si declina in maniera al contempo più complessa e più inclusiva, come con-sentire, cioè sentire assieme e acconsentire.
In questo senso, Acampora può a buon diritto essere visto come uno degli apripista di un pensiero antispecista nuovo di cui inizia a fornirci una mappa intelligibile.

Ralph R. Acampora è professore associato presso il Dipartimento di Filosofia e Studi Religiosi della Hofstra University, dove insegna Etica applicata e Storia della filosofia moderna. Ha conseguito il dottorato presso la Emory University con una tesi sull’etica interspecifica e la fenomenologia del corpo. Ha curato, assieme a Christa Davis Acampora, il volume A Nietzschean Bestiary (Rowman&Littlefield, 2003) ed è autore di numerosi saggi su temi che spaziano dall’etica ambientale, alla bioetica e alla questione animale. È redattore di importanti riviste antispeciste come “Society and Animals” e “Anthrozoös” e collabora stabilmente a “Environmental Ethics” e “Human Ecology Review”.

Policarpo di Smirne

Policarpo di Smirne

Autore/i: Ignazio di Antiochia
Editore: Mimep-Docete
prefazione di Dionigi Tettamanzi. pp. 192, ill. b/n, Pessano con Bornago (MI)

La collana Padri Apostolici è dedicata alla vita e alle opere dei Padri della Chiesa delle origini. Questo volume presenta una selezione commentata degli scritti e delle lettere di Sant’Ignazio di Antiochia e di San Policarpo. Tutti i brani sono accompagnati da brevi spunti di riflessione.

Ignazio di Antiochia: Lettere alla chiesa di Efeso, di Magnesia, di Tralle, di Roma, di Filadelfia, di Smirne.

Policarpo di Smirne: Lettera ai Filippesi, Martirio di san Policarpo.

Etica e Trattato Teologico-Politico

Etica e Trattato Teologico-Politico

Autore/i: Spinoza Baruch
Editore: Utet
a cura di Remo Cantoni e Franco Fergnani, introduzione di Remo Cantoni. pp. 752, Milano

Vissuto in un’età intollerante e fanatica, dilaniata da conflitti che lasciarono tracce dolorose anche sulla sua storia personale e familiare, bandito nel 1656 dalla comunità ebraica di Amsterdam con una scomunica densa di esecrazioni durissime, Baruch Spinoza, indefesso paladino della libertà di “filosofare e ricercare”, non ha mai smesso di affascinare nei secoli lettori di ogni genere, avvinti dalle sue teorie filosofiche così come dalla sua controversa figura, spesso avvolta dalla leggenda e da un romanticismo di maniera. Uomo di cultura vasta e profonda, partecipò ai grandi dibattiti religiosi e sociali del suo tempo, manifestando negli scritti l’esigenza di una radicale secolarizzazione della teologia tradizionale; esigenza che non poteva accordarsi in nessun modo con l’ortodossia, ebraica o cristiana. Spinoza non fu però un teorico dell’ateismo: se è vero che nessun Dio della trascendenza e della religione rivelata trova spazio nel suo sistema, vi è un Dio in Spinoza, il “Deus sive Natura”, che si manifesta nel mondo attraverso il linguaggio della ragione, nelle leggi della natura e della società. Viene presentata in questo volume quella che è sicuramente l’opera più importante del filosofo olandese, apparsa postuma nel 1677, l’”Ethica ordine geometrico demonstrata”, insieme all’unico libro pubblicato lui vivente, il “Tractatus theologico-politicus”, manifesto contro ogni fanatismo. Nell’epoca dei roghi e dell’Inquisizione, il pensiero di Spinoza appare in tutta la sua radicalità.

Pensare Altrimenti

Pensare Altrimenti

Esperienza del mondo e antropologia della conoscenza
Autore/i: AA. VV.
Editore: Laterza
a cura di Carmela Pignato. pp. XXIII-200, Bari

Nella cultura occidentale il pensiero segue percorsi diversi da quelli praticati dalla cultura «primitiva». Un modo nuovo di conoscere gli altri, e di conoscere meglio anche noi stessi.

Visualizza indice
  • L’esperienza del tempo, di Carmela Pignato
  • Spazio e mente locale, di Franco La Cecla
  • La matematica come esperienza culturale, di Maurizio Gnerre
  • La visione del mondo naturale, di Giorgio R. Cardona
  • Homo musicus, di Francesco Giannattasio

Angelarium Oracle of Emanations – Tarocchi

Angelarium Oracle of Emanations – Tarocchi

Autore/i: Minaya Eli; Mohrbacher Peter
Editore: Lo Scarabeo
33 carte, 88x125mm Istruzioni. Edizione Multilingue

Angelarium è una distesa infinita nell’ambito del nostro personale mondo interiore. Lo vediamo non guardando verso l’esterno, alla grande distesa che ci circonda, bensì guardando all’interno del mondo delicato racchiuso in noi stessi.

Uomini Diversi da Noi

Uomini Diversi da Noi

Lineamenti di Antropologia Sociale
Autore/i: Beattie John
Editore: Laterza
prefazione dell’autore. pp. 416, Bari

Che cosa è l’antropologia sociale; quali argomenti affronta; in che modo conduce le sue ricerche. E poi: le credenze e i valori, le istituzioni della parentela e del matrimonio, il mantenimento dell’ordine sociale, le relazioni economiche, le istituzioni magiche e religiose, nell’esperienza e nella cultura di «uomini diversi da noi».
Un manuale di antropologia sociale esauriente e ricco di spunti critici.

John Beattie ha insegnato Filosofia al Trinity College di Dublino, Antropologia sociale a Oxford e da ultimo Studi africani a Leyda. È autore di vari saggi sui Nyoro, tra i quali cc Nyoro State» (1971).

Noi, Tikopia

Noi, Tikopia

Economia e società nella Polinesia primitiva
Autore/i: Firth Raymond
Editore: Laterza
prefazione di Bronislaw Malinowski, introduzione dell’autore, traduzione di Carla Bianco e Danila Cannella Visca. pp. 520, Bari

Le radici di quest’opera affondano nei sogni di un ragazzo. La vocazione antropologica di Firth nacque proprio dalla curiosità della sua immaginazione di scolaretto incantato dei racconti sulle tradizioni, i costumi e gli ambienti naturali dei lontani popoli dei mari del Sud. Tikopia è un’isola del Pacifico orientale, del tutto distaccata dai resto della Polinesia.
Il racconto di Firth muove dall’arrivo nell’isola e procede con un accurato resoconto degli ambienti visitati, delle circostanze vissute, degli avvenimenti che si sono succeduti sotto i suoi occhi: la separazione dalla civiltà esterna, la vita del villaggio, i sottili meccanismi che regolano i rapporti tra le famiglie e tra i componenti di ogni singola famiglia, le abitudini del lavoro e del tempo libero, le feste e le cerimonie più importanti.
Ne è risultato « un modello di contributo scientifico», come dice Malinowski nella Prefazione, e una domanda inquietante sulle pretese della civiltà.

Raymond Firth è nato a Auckland (N. Z.) nel 1901. Ha condotto « ricerche sul campo» nella isola di Tikopia, in Africa Occidentale, Malacca, Nuova Guinea. Ha insegnato antropologia in numerose università, tra le quali la London School of Economics, l’Università di Londra e la Cornell University. E’ stato presidente del Royal Anthropological Institute. Tra le sue opere: « Essays on Social Organisation and Values» (1964) e, in corso di traduzione per i nostri tipi, « Symbols. Public and Private» (1973).

Miti Antichi e Miti del Progresso

Miti Antichi e Miti del Progresso

Antropologia del sacro dal paleolitico al nucleare
Autore/i: Morretta Angelo
Editore: Ecig
preambolo dell’autore. pp.352, Genova

Gli storici tout-court hanno sempre trascurato l’elemento sacro nella loro presentazione delle antiche civiltà per un pregiudizio «laico» peraltro, oggi, da escludere. Sulla scia d’una rivalutazione della «Nuova Storia» all’estero già da tempo praticata, questo libro propone un confronto fra le antiche e l’attuale civiltà nucleare-spaziale di cui non conosciamo le conseguenze. Dall’uomo paleolitico-neolitico-megalitico all’uomo della nostra civiltà ultramoderna e tutta tecnologica, vi si analizzano i significati più semplici della vita del passato, come ad esempio il ruolo che ebbero il Toro e il Cavallo nelle civiltà nomadi e sedentarie trasformati in simboli religiosi; e come si è giunti, dopo i millenni di cultura «artigianale», al presente progresso tecnocratico iniziatosi nel Secolo dei Lumi, e alle varie rivoluzioni che sconvolgono tuttora la nostra esistenza con la perdita di ogni certezza spirituale. Questi sono gli interrogativi propostici, non tramite una storia convenzionale bensì attraverso l’antropologia del sacro, di fondamentale importanza nella vita umana dal passato remoto fino al presente.

«Dire che Morretta è uno studioso straordinario significa semplicemente dire pane al pane. Nato a Odessa da padre siciliano e madre romena, filologo illustre (il suo «Pensiero Vedānta» è ormai un classico) nel ’79 pubblicava uno strano ma senza dubbio stimolante saggio sulle antiche civiltà dal titolo «Il Quinto Millennio», un libro però mai diffuso nelle librerie e quindi inedito. L’Autore lo ripresenta ora nella sua forma completa col titolo «Miti antichi e mito del progresso»: in poco più di 300 pagine Angelo Morretta riconsidera Sumeri ed Egizi, Ittiti ed Achei, Ebrei, Maya, ecc. in uno sforzo di sintesi e con un desiderio di comprensione che vanno molto più in là non dico del «mestiere di storico» che in fondo consiste in questo, ma certo delle prospettive dello storico di mestiere, che sono, sovente, molto meno generose». (Franco Cardini)

Angelo Morretta – erede lontano d’una gloria della città di Caltagirone lo storico Pier Paolo Morretta, e figlio dello scultore Rocco Morretta che fece fortuna in Russia e in Romania dove si spense nel 1932 – rimpatriò nel 1951 e riprese a Roma la sua attività di scrittore iniziata a Bucarest dove con lo pseudonimo di Dan Petraşincu aveva pubblicato 11 libri di narrativa, figurando nella Storia della Letteratura Romena. Angelo Morretta ebbe l’immediata accoglienza di Silone, Moravia, Alvaro, Piovene con i saggi «La Resa dei Conti», «Lo Spirito dell’India», «Gli Dèi dell’India», «Il Pensiero Vedanta», ecc. affermandosi come studioso di indologia e conoscitore di molti paesi d’Oriente dai quali inviò corrispondenze per i quotidiani «Tempo», «Messaggero», «Giornale d’Italia», ecc. Conferenziere e divulgatore di tali civiltà sin dagli anni ’60, partecipa a importanti congressi internazionali ed è membro del CESMEO (Associazione dei Sanscritisti) con sede a Torino/Madras. Per un breve periodo insegnò all’Università Theologica Marianum di Roma. Nel 1984 pubblica «I Miti delle antiche civiltà messicane» estendendo la sua esperienza al mondo latinoamericano. In questa stessa collana appare «I Veggenti dell’India» con testi e traduzioni dal sanscrito e Tabelle storico-culturali.

Alla Ricerca dei Nostri Predecessori

Alla Ricerca dei Nostri Predecessori

Compendio di paleoantropologia
Autore/i: Marcozzi Vittorio
Editore: Edizioni Paoline
premessa dell’autore. pp. 144, nn. ill. b/n, Cinisello Balsamo (Milano)

«Nel presente compendio ci siamo proposti di esporre in modo conciso, ma per quanto possibile esauriente, i problemi attuali concernenti le origini dell’uomo. In altro luogo lo abbiamo fatto in modo più esteso e con intenzioni diverse. Qui abbiamo concentrato la nostra attenzione soprattutto sulla paleontologia per quanto può avere relazione con predecessori umani. Abbiamo esposto gli argomenti a favore e le difficoltà sollevate. Ci siamo soffermati specialmente nell’esporre come può essere concepita l’evoluzione della psiche per ciò che concerne l’uomo, ammessa l’evoluzione biologica» (dalla Premessa dell’Autore).
In questo libro Vittorio Marcozzi – uno dei più noti antropologi italiani a livello internazionale, tanto che il suo nome è stato inserito nel Gotha anthropologorum – dopo aver messo a fuoco il significato e la portata dell’evoluzione dei viventi, conduce magistralmente il lettore a ripercorrere nelle epoche antiche quello che potrebbe essere stato il cammino dei nostri antenati: dai discussi australopiteci, attraverso l’Homo habilis e l’Homo erectus, fino all’Homo sapiens e all’uomo di oggi.
L’opera è arricchita da illustrazioni e foto che accompagnano visivamente il testo e aiutano il lettore a fissare meglio le tappe finora percorse nella ricostruzione delle origini dell’uomo.

Il Mito e il Padre nella Psicologia Primitiva

Il Mito e il Padre nella Psicologia Primitiva

Autore/i: Malinowski Bronislaw
Editore: Newton & Compton
traduzione di Anna Maria Panepucci e Gustavo Pino. pp. 120, Roma

Il volume si compone di due saggi:

  • Il mito nella psicologia primitiva
  • Il padre nella psicologia primitiva

Sorprendenti sono qui i dati che giungono allo studioso occidentale dalla società trobriandese: primo fra tutti l’intero sistema di rapporti interpersonali fondato sull’ignoranza della funzione riproduttiva nell’uomo. La nozione stessa di «padre» quale si configura nella nostra cultura, è difficilmente applicabile alla famiglia indigena. Il padre è il marito della madre, e nulla più: fra l’atto sessuale e la generazione non è pensabile un qualsiasi nesso. Quanto al significato del mito nella stessa società primitiva, esso sembra doversi iscrivere – e questo è l’insegnamento più profondo dell’intera opera di Malinowski – in un sistema di funzioni tendenti all’autoconservazione del gruppo sociale. Il mito, insomma, lungi dall’essere una sorta di sogno tramandato nelle generazioni, si chiarisce come uno strumento culturale con una funzione ben precisa: quella di «rappresentare per gli indigeni una più grande realtà primordiale dalla quale è determinata la vita attuale. i destini e le attività umane».

Due contributi fondamentali alla conoscenza della psicologia e dell’organizzazione sociale dei popoli primitivi.

Hermes Svelato

Hermes Svelato

Dedicato alla posterità
Autore/i: Cyliani
Editore: Edizioni Mediterranee
introduzione, traduzione e note di Massimo Marra, con la riproduzione anastatica dell’edizione originale del 1832. pp. 168, Roma

Uscito nel 1832, a due anni di distanza dal Course de philosophie positive di Comte (1830), l’Hermès Dévoilé, insieme al Cours de philosophie hermétique di Cambriel (1843) è una delle ultime e di gran lunga la più nota e influente testimonianza letteraria della persistenza e trasmissione dell’alchimia nella Francia del XIX secolo. Il carattere largamente autobiografico dello scritto, il mistero a tutt’oggi impenetrabile dell’identità dell’autore, la riproposizione accorta di un armamentario simbolico affascinante e immaginifico, il recupero di topoi centrali nella letteratura alchemica dei due secoli precedenti, nonostante la povertà della pubblicazione e la sciattezza delle prosa, assicurarono un duraturo successo al trattatello; esso diverrà, alcuni decenni dopo, con lo svilupparsi di quella renaissance occultiste fin de siècle in cui tanta parte avrà la riscoperta dell’alchimia (propiziata anche dalla eco degli studi storico-scientifici di Berthelot), uno dei testi di riferimento per Papus, Poisson, Jollivet-Castelot e gli occultisti parigini della Belle Époque, conoscendo una riedizione nel 1915 per i tipi della Bibliotèque Chacornac.
Citato deferentemente da Fulcanelli, prima e rivelatrice lettura dei misteri dell’alchimia per Canseliet, l’Hermès Dévoilé fu anche, molto probabilmente, come già rilevò Charles-Augustin Sainte-Beuve, insieme agli scritti di Bernard Palissy, una delle fonti d’ispirazione usate da Balzac per la sua Recherche de l’Absolu. Il testo viene qui riproposto, oltre che in una nuova ed attenta traduzione italiana, accompagnato da un consistente apparato introduttivo che traccia la storia del testo, delle sue fonti, della sua influenza successiva. Inoltre, viene riprodotta in appendice, per la prima volta, la riproduzione anastatica dell’edizione originale del 1832.

Cyliani, pseudonimo di un autore ignoto, fu un alchimista del XIX secolo che può essere posto accanto al noto Fulcanelli, una sorta di voce solitaria che ha proseguito le sue ricerche senza lasciarsi turbare dall’epoca o dalle ironie che spesso hanno investito le discipline tradizionali.

Massimo Marra si è a lungo occupato di storia ed ermeneutica dell’alchimia e dell’ermetismo tra Rinascimento e Barocco, producendo numerosi lavori di edizione critica di testi alchemici da fonti a stampa e manoscritte. Ha inoltre approfondito la rinascita occultista francese a cavallo tra XIX e XX secolo e la storia e l’ermeneutica delle correnti esoteriche occidentali contemporanee. Nel 2000 ha pubblicato Il Pulicinella filosofo chimico: uomini e idee dell’alchimia a Napoli nel periodo del Viceregno (Mimesis, 2000); nel 2003 ha curato la ristampa del classico di Giovanni Carbonelli, Sulle fonti storiche della chimica e dell’alchimia in Italia (La Finestra, 2003). Nel 2007, insieme ad Andrea De Pascalis, ha curato il volume collettivo Alchimia (Mimesis, 2007). Dal 2004 al 2008 è stato inoltre il direttore editoriale del trimestrale Atrium – Studi Metafisici ed Umanistici di Trento. Ha prodotto il primo studio critico sulla figura e l’opera dell’esoterista francese René Schwaller de Lubicz, R.A. Schwaller de Lubicz: la politica, l’esoterismo, l’egittologia (Mimesis, 2008). Dal 2001 collabora alla redazione della rivista di medicine antropologiche e storia della scienza Anthropos & Iatria. Insieme a Paolo Aldo Rossi (Storia del Pensiero Scientifico, Università di Genova) ha diretto la collana “I Quaderni di Airesis” dell’editrice Mimesis, dedicata ai rapporti tra l’uomo e il sacro. Nell’ottobre 2008 ha diretto il Primo Congresso Nazionale di studi Alchemici del Grande Oriente d’Italia e, nel 2009, ne ha curato la pubblicazione degli atti (AA.VV., Il Fuoco che non brucia: studi sull’alchimia, Mimesis, 2009). Dal 2010 al 2013, oltre a pubblicare alcune ricerche su riviste e volumi collettivi, è stato impegnato nel varo del sito web di divulgazione culturale www.massimomarra.net che ospita un’estensiva raccolta di materiali documentali sull’ermetismo e l’alchimia, e costituisce la principale fonte di materiale in lingua italiana reperibile sul web.
In questa stessa collana ha curato l’edizione di Le avventure del Filosofo Sconosciuto di Jean-Albert Belin e L’arte del fuoco di Teuchasio Iapav.

Immaginario del Labirinto

Immaginario del Labirinto

Metamorfosi e trascendenza
Autore/i: D’Alonzo Antonio
Editore: Edizioni Luz
prefazione di Riccardo Roni, introduzione dell’autore. pp. 144, Latina

Nell’Immaginario del labirinto, Antonio D’Alonzo cerca di ripercorrere i differenti modi attraverso i quali le interpretazioni dell’evento-vita hanno trovato spazio all’interno della storia della letteratura filosofica, non solo occidentale. Sarebbe alquanto prolisso affrontare tutti i momenti della ricerca di D’Alonzo, per cui mi limiterò a ripercorrerne alcuni momenti fondamentali per mostrare come nella presente indagine i concetti tradizionali di immanenza e trascendenza, sia nel versante teoretico che pratico, abbiano ceduto il passo a nuove forme “intermedie” di pratica e interpretazione della Lebenswelt.
Se è vero che il concetto di un mondo unico, totale ed armonico (mundus, kosmos) è stato articolato, moltiplicato e frammentato nel pensiero filosofico tra Ottocento e Novecento, è altrettanto evidente che la frammentazione e la moltiplicazione hanno investito soprattutto “l’individuo’: il “soggetto morale” come accade nella linea di pensiero che da Schopenhauer e Nietzsche arriva fino a Kafka e a Musil.
Comune a tutti questi autori la difficoltà, se non, come in molti casi, l’impossibilità, di obbedire al precetto delfico di conoscere se stessi, approdando, al massimo, al “presentimento” di essere trascinati da forze selvagge. (Riccardo Roni)

Antonio D’Alonzo è nato il 9/5/63 a Grosseto. Si è laureato in filosofia all’Università degli Studi di Pisa e in storia delle religioni all’Università La Sapienza di Roma. Di lui sono già apparsi i saggi Genealogia dell’Immaginazione (2008) e Immaginario del Labirinto, (2009), entrambi con l’editore Luz di Latina. Nel 2011 ha collaborato al volume a cura di Massimo Stella, Conversazioni sul Sacro, collana Tipheret, Edizioni Bonanno, Catania. Ha partecipato nel 2010 ai colloqui di Sintra, (Portogallo), con una relazione sull’immaginario femminile.

La Psicologia della Scrittura

La Psicologia della Scrittura

Autore/i: Bidoli Sante A.
Editore: Longanesi
presentazione dell’autore. pp. 240, ill. b/n, Milano

Questo libro mette alla portata di tutti un prezioso e insostituibile strumento di analisi e di conoscenza muovendo dalla scrittura, lo specchio più fedele dei sentimenti, delle attitudini, delle contraddizioni dell’uomo: del carattere nella sua complessità. Il risultato è garantito da una nuova disciplina, che si chiama appunto psicologia della scrittura, i cui referti non hanno nulla della sommarietà e della genericità della grafologia e i cui fondamenti non vanno ricercati nell’ambito cosciente e razionale, bensì in quelli dell’inconscio. Il più ricco, il più completo, il più spontaneo test per decifrare e poter dire come è veramente l’uomo non trascura alcun aspetto della personalità (intelligenza, creatività, memoria, complessi, autocontrollo, rapporti di coppia e sociali, sentimenti, salute psichica, sessualità, operatività), presenta centinaia di campioni di scrittura e comprende un indice dei segni grafici.

Sante A. Bidoli, nato in Canada nel 1926, si è laureato presso la LUISS di Roma in Scienze sociali del lavoro, specializzandosi poi in Psicologia della scrittura, in perizie grafiche a base psicologica e in psicoterapia. I: attualmente docente di queste materie presso la Libera Post-Università PUMS di Milano. Ha organizzato vari seminari, collabora con riviste specializzate in problemi psicologici e ha pubblicato numerosi libri e articoli. Risiede in provincia di Venezia, ove esercita la propria professione. La prima edizione di Psicologia della scrittura è apparsa nel 1979.

Arte Tradizionale Giapponese Oggi

Arte Tradizionale Giapponese Oggi

1-19 ottobre 1974
Autore/i: AA. VV.
Editore: Istituto Giapponese di Cultura
pp. 24, nn. tavv. b/n f.t., Roma

Mostra organizzata dal Ministero per gli Affari Culturali (Giappone) e dalla Japan Foundation.

Gli Ebrei tra Storia e Memoria

Gli Ebrei tra Storia e Memoria

Autore/i: Calimani Riccardo; Kahn Giacomo
Editore: Edb
prefazione di Luigi Nason. pp. 328, Bologna

Nonostante la civiltà e la cultura europea affondino le radici nella tradizione ebraico-cristiana, le vicende del popolo ebraico e le sue esperienze accumulate nell’arco di alcuni millenni sono poco conosciute. Attorno alla figura dell’ebreo, ancora e nonostante il tragico passato – o forse proprio a causa di esso – si aggirano i fantasmi del pregiudizio o del sospetto. Eppure il pensiero elaborato dai rabbini e dai filosofi ebrei è molto originale e fecondo; il mondo ebraico è ricco, articolato, spesso contradditorio e solo attraverso la conoscenza se ne possono cogliere gli aspetti apparentemente paradossali. «Essere ebrei – scrivono Riccardo Calimani e Giacomo Kahn – è doppiamente difficile: è difficile essere se stessi, è difficile essere accettati. È un problema stimolante che offre motivi di riflessione. Costanti e sempre nuovi».

Riccardo Calimani ha lavorato alla Rai per circa trent’anni come giornalista, funzionario, dirigente e infine direttore della sede regionale del Veneto. Autore di numerosi saggi storici sulla storia dell’ebraismo, ha ottenuto il Premio Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1986), il Premio Tobagi (1996) e il Premio Europeo della Cultura (1997). Ha insegnato nelle Università di Viterbo e Ca’ Foscari di Venezia.

Giacomo Kahn, direttore della rivista mensile Shalom, il principale giornale dell’ebraismo italiano, ha lavorato per grandi aziende italiane: Fiat Auto, Alitalia, Iri, Anas. Ha insegnato alla Scuola di Giornalismo Luiss, l’Università Europea e l’Università degli Studi Internazionali di Roma.

Luigi Nason, presbitero e biblista, fa parte dell’Associazione italiana per lo studio del giudaismo e per EDB è curatore della collana «Cristiani ed ebrei», dove ha pubblicato di recente L’attesa del mondo che viene (con Fernanda Vaselli, 2015).

Visualizza indice

Prefazione (L. Nason).  Premessa (R. Calimani – G. Kahn).  I. Il pregiudizio.  II. «Non ti si chiamerà più Giacobbe, ma Israele» (Gen 32,29).  III. L’antisemitismo e la persecuzione.  IV. Scomparire o rimanere se stessi? Figure di intellettuali ebrei (G. Kahn). 1. Albert Einstein.  2. Sigmund Freud.  3. Theodor Herzl.  4. Karl Marx.  5. Marcel Proust.  6. Umberto Saba.  7. Italo Svevo.  V. Shoah, la Giornata della memoria (R. Calimani).  Bibliografia.  Indice.  Indice tematico.  Indice dei riferimenti biblici.  Indice dei testi della tradizione ebraica.  Indice dei nomi.

Storia Biomedica del Tarantismo nel XVIII Secolo

Storia Biomedica del Tarantismo nel XVIII Secolo

Autore/i: Di Mitri Gino L.
Editore: Olschki
introduzione dell’autore. pp. xxiv-324, Firenze

Viene ricostruita la storia delle dottrine naturalistiche e mediche che nel ’700 tentarono di decifrare il fenomeno di possessione rituale conosciuto con il nome di tarantismo. Unendo analisi rigorosa delle fonti e snodo appassionante della narrazione storica, si stabilisce per la prima volta la portata di un vasto dibattito scientifico in cui medici, filosofi e naturalisti, di fronte a un fatto apparentemente spettante al dominio della tossicologia e della fisiologia, ne svelarono l’origine culturale inaugurando la fase aurorale della clinica psichiatrica.

Della Tarantola o sia Falangio di Puglia

Della Tarantola o sia Falangio di Puglia

Lezioni accademiche
Autore/i: Serao Francesco
Editore: Besa
a cura di Gino Leonardo di Mitri. pp. 260, Nardò (LE)

Un testo classico per la comprensione storica del tarantismo.

Francesco Serao (1702-1783) fu medico e professore di grande fama nel Regno di Napoli. Formatosi al pensiero di Cartesio e alla tradizione dell’Accademia degli Investiganti, risentì dell’insegnamento di Niccolò Cirillo, dell’influenza delle dottrine di Giovanni Alfonso Borelli e dei trattati di Lorenzo Bellini.
Scrisse diverse opere di vulcanologia, di zoologia e tradusse – e introdusse – nel mondo scientifico italiano le opere mediche di John Pringle. Ma restò celebre per le sue lezioni accademiche Della tarantola o sia falangio di Puglia che nel 1742, in un clima di crescente e diffuso scetticismo verso le reali responsabilità dei ragni nel provocare la sindrome del tarantismo e riprendendo le osservazioni di Tommaso Cornelio, diedero il colpo di grazia alle teorie magnetistiche e iatromeccaniche che avevano imperversato fino a quel momento. In una dotta e appassionata revisione critica della letteratura scientifica a lui precedente, Serao smontò pezzo per pezzo l’edificio del tarantismo costruito sulle fragili fondamenta della credulità e fondò la prima convincente teoria di una malattia generata non da veleni reali bensì dalla melancolia fino a divenire un vero e proprio “istituto della nazione”.
L’opera di Serao costituisce uno squarcio aperto sulla società intera del Mezzogiorno alla vigilia della Rivoluzione Partenopea del 1799: un affresco sorprendentemente attuale da cui traspaiono, a colori vividi e lancinanti, i lineamenti di un mondo in bilico tra la più raffinata modernità intellettuale e la più spaventosa arretratezza di mentalità, tra inaudita violenza ambientale e profonda umanità collettiva, tra impulsi europei al progresso e vincoli tenaci alla feudalità.

Immagini del Tarantismo

Immagini del Tarantismo

Galatina: il luogo del culto
Autore/i: AA. VV.
Editore: Capone Editore
a cura di Luigi Chiriatti e Maurizio Nocera. pp. 120, nn. foto b/n, Lecce

«Nell’area del Mediterraneo e nel resto del mondo vi sono territori contrassegnati da ritmi e movimenti di danza ancestrali, identificabili come isole sonanti – isole danzanti. In essi la storia dell`umanità si è sviluppata attraverso modi di essere e di pensare che caratterizzano marcatamente l’uomo del luogo dandogli quell’aspetto che la scienza moderna ha definito etnico. Da millenni il Salento è una di queste isole contrassegnato dal ritmo e dalla danza della taranta, mito e rito ancestrali, fondati sulla rottura della coscienza umana quale momento della catarsi della sofferenza e della felicità universali.» (Maurizio Nocera)

Il Ragno che Cura

Il Ragno che Cura

Tarantismo e musicoterapia tra passato e presente
Autore/i: Pintimalli Costanza
Editore: Logisma
prefazione di Marcello de Angelis, premessa dell’autrice. pp. 96, nn. ill. b/n, Vicchio (Firenze)

Il tarantismo affonda le sue radici nel mondo greco e si collega alle pratiche magiche ancestrali fino all’orfismo e ai culti orgiastici in onore di Dioniso. Gli antichi rituali di catarsi e purificazione trovano risonanza nel tarantismo che attraverso un ciclo coreutico musicale porta alla guarigione o alla liberazione dal veleno. Condizionato da fattori sociali e culturali, a metà fra sacro e profano, dal ruolo di San Paolo, protettore dei tarantolati, ai drammi sociali attuali, il tarantismo conosce vari punti di interpretazione del fenomeno. Questo studio si propone di ripercorrere alcune tappe determinanti, dagli studi di De Martino a quelli di Lapassade e Rouget. Nel raffronto fra tarantismo e musicoterapia si ravvisano le convergenze e i punti di contatto della comune accezione di musica-terapia, e nell’atto scenico della taranta si recupera un modello dello psicodramma catartico nel quale il tarantato può comunicare il suo travaglio interiore.

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Prefazione
Premessa
Parte Prima – Il tarantismo            
Cap. 1     Orfeo, Dioniso e il concetto di catarsi       
Cap. 2     Che cos’è il tarantismo?
      De Martino e l’interpretazione del tarantismo: la terra del rimorso            
      La figura di San Paolo            
      La figura femminile nel tarantismo e in altri riti            
      La mania come forma primordiale del tarantismo            
      Lapassade: il tarantismo come stato alterato della coscienza            
      Rouget: tarantismo e possessione            
      Parte Seconda – Il tarantismo e la musicoterapia            
Cap. 1     Brevi cenni sulla musicoterapia     
1.1     Elementi di musicoterapia nel tarantismo            
Cap. 2     Il tarantismo nei progetti attuali, due contributi dal settore musicoterapeutico: i lavori di Rocco Angelo Stano e Stefania Battarino
Cap. 3     Una nuova letteratura del tarantismo: i tarantolati di oggi     
3.1     Alessandra Belloni: il potere terapeutico del tamburello            
3.2     Il ritmo e la cura: Centro Donna L.I.S.A.            
      Appendice            
1     Ambrogio Sparagna            
2     Laura Biagi            
3     Pietro Annicchiarico            
4     Ventu Novu            
      Testi e foto            
      Bibliografia            
      Ringraziamenti

Luigi Stifani e la Pizzica Tarantata

Luigi Stifani e la Pizzica Tarantata

Studi sugli strumenti, sulla musica “numerica” e sulle musiche eseguite dal gruppo di Luigi Stifani durante le cure rituali del morso della mitica taranta
Autore/i: Inchingolo Ruggiero
Editore: Besa
presentazione di Eugenio Imbriani, introduzione e foto dell’autore. pp. 164, nn. ill. b/n, Nardò (LE)

Luigi Stifani di Nardò, per tutti “Maestro Gigi”, è stato il più importante violinista terapeuta del Salento, nonchè personaggio chiave del capolavoro La terra del rimorso del grande etnologo Ernesto De Martino.
Luigi Stifani racconta e commenta il suo originale e istintivo sistema di notazione musicale, parla dei suoi strumenti e del suo gruppo di musicisti, fornendo una testimonianza unica e diretta sui rituali di guarigione legati al fenomeno del tarantismo. A parlare in realtà è il suo violino, che racconta di una terra nascosta in un mondo che non esiste più, di cui non rimangono che gli echi della sua musica, di cui si è cercato qui di fermare qualche traccia.
Il libro contiene le trascrizioni delle pizziche tarantate suonate da Stifani e in modo particolare la trascrizione integrale della “pizzicata indiavolata” confrontata con l’esecuzione registrata da Roberto Leydi e Diego Carpitella nel 1966. A distanza di oltre vent’anni vengono analizzate le strutture compositive e i modelli melodici, evidenziando differenze e cadute.
 
Ruggiero Inchingolo (1962), musicista e compositore, è direttore del Festival di Musica Etnica Suoni dal Mediterraneo di Andria. Dirige e insegna nel Centro Studi Didattica della Musica e Tradizioni Popolari Il Giardino dei Suoni, con il quale ha pubblicato sette quaderni, tra cui Suggerimenti e contributi dell’etnomusicologia all’educazione musicale per una prospettiva interculturale; Scrivi e canta sul PentaGrammone; Culture musicali pugliesi.  stato consigliere della Società Italiana Educazione Musicale della provincia di Bari e ha svolto seminari sulle musiche di tradizione orale in Puglia. Come musicista ha partecipato a festival e rassegne nazionali ed europee. Con il gruppo salentino Officina Zoé ha inciso il CD Terra e con il Trio Radici il brano La rotta/Mediterranea, incluso nei CD compilation Santi, Profughi e Musicanti e Circo Inferno Cabaret e nel CD-Rom Puglia Imperiale: quattro passi nelle terre di Federico.

Tarantismo e Rinascita

Tarantismo e Rinascita

I riti musicali e coreutici della pizzica-pizzica e della tarantella
Autore/i: De Giorgi Pierpaolo
Editore: Argo
saggio introduttivo di Paolo Pellegrino pp. 336, Lecce

Sono trascorsi oltre cinquant’anni dalla pubblicazione degli studi fondamentali di Schneider sull’origine musicale dei simboli animali e quaranta dall’inchiesta condotta da De Martino sul tarantismo: la domanda su che cosa resti della loro eredità culturale non è sicuramente un interrogativo retorico. Così come non è pleonastico chiedersi quali nuove prospettive di ricerca si aprano, dopo e oltre di loro, su quel groviglio intricato di nodi in cui è, per tanti versi, ancora rinserrato il segreto del tarantismo. Con Tarantismo e rinascita, Pierpaolo De Giorgi riapre l’intero ventaglio degli elementi in gioco nel tarantismo e, attraverso una paziente e puntigliosa ricerca per strade spesso tortuose e inesplorate, raggiunge risultati per tanti versi inediti e convincenti che culminano in uno schema finale ermeneuticamente inteso a sostenere la tesi del tarantismo come rito di rinascita, dove crisi, ritmo, melodia, mimica e risoluzione terapeutica si fondono in un nesso inestricabile. Ne consegue un ampio e articolato affresco del tarantismo che, utilizzando l’intera eredità culturale sul problema, approda ad una visione di sintesi in grado di interpretare in modo originale e concettualmente raffinato un fenomeno misterioso e sfuggente, andando oltre i tradizionali termini della questione. La ricchezza dei simboli mitici che si rifrangono nel tarantismo obbliga, infatti, a porsi seriamente un drammatico quesito, che si potrebbe formulare con un’efficace domanda di Hans Blumenberg: il “lavoro sul mito” esaurisce il “lavoro del mito”? E’ innegabile, comunque, un dato di fondo: quello che risulta da un’ormai vasta letteratura è un quadro grandioso della memoria mitologica europea, e insieme una scommessa sul suo valore permanente e profetico. Emerge anche l’eccezionale “funzione comunicativa” delle figure che quella memoria custodisce, traendone il suo segreto alimento. Sono convinto che, in questa direzione d’indagine, neanche il tarantismo sia un inutile “relitto” e che anzi in esso sia depositato un prisma che imprigiona i colori della nostra antica identità collettiva (dal saggio introduttivo di Paolo Pellegrino).

Testi dello Sciamanesimo

Testi dello Sciamanesimo

Siberiano e Centroasiatico
Autore/i: AA. VV.
Editore: Utet
introduzione e cura di Ugo Marazzi. pp. 614, Torino

Dall’introduzione di Ugo Marazzi:
“Il fondamento, la premessa ideologica dello sciamanesimo sono costituiti dalla ricerca del rapporto, dall’instaurazione del contatto con il mondo soprannaturale attraverso l’esperienza estatica di un intermediario professionale, lo sciamano. Lo sciamano è un esperto nella comunicazione estatica tra il naturale e il soprannaturale. Il suo compito è quello di trovare i mezzi più adeguati atti a risolvere una crisi già in atto o a prevenire crisi future. Il rito sciamanico è un tentativo di risolvere i problemi del mondo naturale attraverso un contatto estatico con il soprannaturale.
Lo sciamanesimo non è tanto una religione quanto piuttosto un complesso di credenze, un sistema ideologico, in certo modo una concezione del mondo. Complesso di credenze che attinge la propria essenza in una tecnica arcaica dell’estasi, estasi ricercata non per preoccupazioni metafisiche, per desiderio di salvezza (è assente nello sciamanesimo qualunque idea soteriologica, individuale o collettiva), per amore di un Dio, ma esclusivamente al fine di ottenere dei risultati concreti.
Lo sciamano agisce a favore degli uomini. Il ruolo dello sciamano è per sua natura benefico. La distinzione presso certi popoli, ad esempio i burlati, degli sciamani in «bianchi» e «neri», questi ultimi legati agli spiriti malefici, ancora non sufficientemente spiegata, sembra comunque essere recente ed in nessun caso propria dello sciamanesimo originario.
Come protettore soprannaturale, lo sciamano è tanto medecinman per l’individuo quanto prete, capo del culto per il gruppo. Solo eccezionalmente però egli agisce in quest’ultima veste. Il suo compito primo consiste nello schiudere la strada alle potenze soprannaturali attraverso l’estasi. Lo sciamano agisce come mediatore perché egli è l’unico in grado di servire gli interessi del gruppo umano cui appartiene a livello estatico.[…]”

Verso l’Estremo Mattino

Verso l’Estremo Mattino

Canti epici siberiani
Autore/i: AA. VV.
Editore: All’Insegna Del Veltro
a cura di Riccardo Bertani pp. 114, Parma

Il patrimonio poetico e narrativo dei popoli autoctoni siberiani, un tempo raramente all’attenzione degli studi italiani di tradizioni popolari, da diversi anni è divenuto oggetto di divulgazione in campo nazionale anche grazie all’appassionato lavoro di ricerca e di analisi di Riccardo Bertani. A questa inconsueta ed interessante figura di autodidatta padano si deve infatti una sistematica produzione saggistica proiettata al recupero dei valori dell’espressività e delle esperienze esistenziali di queste “lontane genti” erroneamente ritenute, in un offuscato immaginario occidentale, selvatiche ed incapaci di qualsiasi produzione artistica e letteraria. Le variegate narrazioni epico-liriche qui presentate, opportunamente contestualizzate da un contributo saggistico di C. Capacchi, si rivelano di indubbia efficacia e suggestione. La loro forma espositiva, piana ed al tempo stesso ricca di incisività, avrebbe trovato consensi anche presso il trovatore Lanfranco Cigala.

Culture e società altre affiorano attraverso questi componimenti, i quali contribuiscono pure ad apportare tracce conoscitive atte a condurre all’estirpazione di qualsivoglia forma di etnocentrismo, una malattia culturale che, come precisa Bernardi, “intacca la facoltà di giudizio e il comportamento verso le culture diverse dalla propria, e porta necessariamente al pregiudizio culturale e sociale”.

Oscillanti tra narrazione, leggenda e mito, i testi pubblicati sono pure sintomatici del modus vivendi dei popoli all’interno dei quali si sono creati e diffusi e conseguentemente si rivelano di pari interesse etno-antropologico per le multiformi tematiche e simbologie ivi contenute: serpenti maligni, donne in armi, uccelli di pietra, dardi magici, morti e resurrezioni di eroi, animali partorienti intrepidi esseri, acque e fonti purificatrici, eroi che perdono e riacquistano la loro anima immortale, mitici protagonisti di mondi sciamanici, ecc. Sempre con intenti meramente esemplificativi, possiamo notare che le vicende epiche dell’oralistica buriata si configurano a pieno titolo tra le espressioni di una cultura della libertà correlata al nomadismo. Supportate da una scansione ritmico-narrativa incalzante, queste storie sono in grado di agire in modo assai efficace sulla tensione emotiva dei più diversi uditori.

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Presentazione

Introduzione

Altan Šagaj, Epopea buriata

Atalami, figlio di cavalla, Leggenda dolgana

Dêvêlcên, Epopea êvenka

Idilvej, Leggenda jukaghira

 

Ai-Tchourek… Come la Luna

Ai-Tchourek… Come la Luna

Trance, Guarigioni e Riti Sacri di una Sciamana
Autore/i: Saudin Anna; Allione Costanzo
Editore: Psiche
prefazione degli autori. pp. 80,

Come la luna veloce degli amanti
«Sono nata in un piccolo villaggio di nome Bertag, poche case in legno e molte yurte per i pastori.
Vicino al paese, al di là del fiume, c’era un alto monte, chiamato Montagna Bianca, dimora leggendaria dell’uccello bianco; il suo profilo rassicurante ci proteggeva.
In autunno, quando appariva il sole rosso, i nomadi innalzavano le loro yurte per l’inverno e chiamavano uno sciamano a celebrare il rito del Sacro Fuoco.
Mi ricordo il picchiettare insistente delle mazze degli uomini sui pali in legno, mentre le donne si affaccendavano attorno alle pelli. Una volta terminata la costruzione, si trasportavano le masserizie nell’interno della yurta e poi si preparava il fuoco nel centro.
Dopo aver accuratamente predisposto le offerte di cibo sacro, burro, tabacco, dolci e archy, lo sciamano faceva accendere il fuoco agli uomini più anziani del clan e dava l’avvio alla celebrazione del rituale.
Lo sciamano chiedeva per tutti i membri del clan una vita felice in famiglia, buona salute per i bambini e protezione del luogo prescelto per svernare.
I suoni possenti del tamburo salivano fino al cielo, la costellazione dell’Orsa Maggiore iniziava a ballare e, nella sua danza, coi suoi movimenti leggeri, donava calore e forza agli uomini raccolti sotto la tenda.
Tutto avveniva di notte, perché la preghiera notturna era considerata più potente e anche perché si aveva timore delle rappresaglie del partito.
Molti dei miei antenati erano stati catturati e portati oltre le montagne Sajan, e da lì non erano più tornati. Erano tempi in cui non si poteva parlare apertamente della nostra magia.
Mi ricordo una volta in cui arrivò un elicottero che riempì il villaggio di volantini coi quali s’invitava la popolazione a denunciare l’esistenza degli sciamani che ancora vivevano lì.
C’era scritto che il comunismo era il nostro futuro, che era arrivata la nuova era e che la verità era nel comunismo. Gli sciamani stessi dovevano consegnarsi nelle mani dei responsabili del partito.
Poi tre paracadutisti scesero dal cielo, io avevo molta paura e mi nascosi sotto il letto perché pensavo che fossero venuti a prendermi, che fosse iniziata la guerra. Fu mia madre a scovarmi lì sotto e a tranquillizzarmi: certo non era scoppiata la guerra, ma non dovevo parlare a nessuno delle voci delle pietre magiche, dei miei giochi al cimitero e delle mie conversazioni col vento.
“No, mamma, non dirò niente a nessuno, – dissi mentre uscivo allo scoperto – basta che non mi portino via.”
Nel mio villaggio si erano conservati molti luoghi magici ed era lì che avevano iniziato a manifestarsi le mie stranezze.
Era lì che avevo imparato a sentire il vento; a volte erano venti buoni, a volte allegri e divertenti, a volte portavano cattivi presagi.
Era lì che avevo iniziato a udire le voci.
Adoravo andare a giocare sulle tombe nel cimitero, le voci mi parlavano e io cucinavo delle minestre deliziose per gli Spiriti che popolavano quei luoghi. Mia madre, però, mi rimproverava e mi diceva che quello non era un luogo adatto ad una bambina, cercando di dissuadermi dal frequentarlo perché temeva che avrei potuto destare l’attenzione e i sospetti dei delatori.
Così cambiai destinazione alle mie peregrinazioni solitarie. Non avevo amici perché spaventavo gli altri bambini con i miei racconti; di notte raccoglievo dei sassi e poi spiegavo loro che attraverso di essi avrebbero potuto entrare nella luna e che lì sarebbero rimasti per sempre. Tutto ciò appariva molto strano; non desideravano stare lassù per sempre, volevano tornare a casa dal papà e dalla mamma. E per paura delle cose che preconizzavo preferivano lasciarmi sola.
Una volta ero seduta fuori casa e giocavo all’aria aperta quando vidi comparire all’improvviso cinque venti, mi dicevano delle cose cattive, così corsi a casa da mia madre spaventata. Mia madre cercò di tranquillizzarmi dicendomi che era stata una mia impressione, di non piangere, che non sarebbe successo nulla di brutto. Però, proprio quella notte, cinque giovani andarono nella taiga a raccogliere noci e morirono travolti
dai trattori che si erano capovolti, sul sentiero che li stava riportando verso il villaggio.
Iniziava in questo modo a manifestarsi il mio dono di chiaroveggente, ma le comunicazioni che mi giungevano da questo mondo sottile erano
spesso terrificanti.
Una sera, quando abitavo ancora a Bertag, era già buio e mia sorella non mi lasciava uscire a giocare con gli altri bambini perché ero troppo piccola. Io vidi che mio fratello sarebbe morto, per cui iniziai a protestare dicendole di lasciarmi andare perché vedevo cosa sarebbe successo da lì a poco e dovevo scongiurarlo. Lei rimaneva insensibile alle mie proteste, allora mi divincolai e la graffiai, uscii di casa e scappai in strada.
Lì, proprio come nella mia visione, c’era mio fratello appeso ai fili di un traliccio caduto da tempo. Noi bambini di solito giocavamo arrampicandoci su questo palo e buttandoci poi di sotto. Lui aveva fatto lo stesso, ma si era impigliato ai fili e rischiava di morire strangolato.
Ero in preda al panico, non sapevo cosa fare per aiutarlo, in strada non c’era più nessuno. All’improvviso vidi sopraggiungere un vecchietto un po’ ubriaco, gli corsi incontro chiedendogli aiuto. Lui prese un martello che trovò in un pagliaio lì vicino e tranciò in qualche modo i fili.
Mio fratello cadde pesantemente a terra, ma si liberò dalla stretta. Stette molto male, ma dopo quattro giorni lo dichiararono fuori pericolo, gli rimase soltanto un segno sul collo.
Gli avevo salvato la vita.
La mia infanzia trascorreva in solitudine, avevo pochi amici e passavo il mio tempo nella taiga, trasportata dai fremiti della natura che mi chiamava.
Per fortuna mio padre ogni tanto mi portava con sé nel bosco e mi raccontava le storie che appartenevano al nostro popolo.
Una volta scorgemmo delle casupole alquanto strane, sembravano uscite da una favola di Baba Jaga.
“Guarda, Ai-Tchourek, – mi spiegava – sono le ciadyr gurzhe, lì all’interno si compivano delle cose magiche. Ricordati di questo perché ora ci sono degli uomini malvagi che stanno distruggendo tutto, vogliono rubarci la nostra terra e bruciano la memoria della nostra patria.”
Io avevo sentito parlare del nonno Lenin e del padre Stalin, ma non avrei mai creduto che fossero loro i cattivi a cui alludeva mio padre.
“In queste isbe vivevano in solitudine gli sciamani, ma le erigevano solo nei luoghi magici, come questo ad esempio, vicino ad una grande quercia. Ne avevano diverse, forse tre, cinque o sette, come i numeri magici. Tutte venivano costruite nei boschi e loro si spostavano da una all’altra. Quando sentivano che la morte era prossima, vi si rifugiavano appendendo all’interno i loro costumi ed il loro tamburo.”
“Ma come, e non diventavano pazzi? – chiedevo io, pensando alle voci che mi facevano sentire così diversa – Come potevano vivere sempre da soli?”
“È proprio così, bambina, lì vivevano solo gli sciamani considerati pazzi, ma erano anche i più potenti. Nessuno li poteva trovare, vivevano vagabondando nella taiga, ma loro stessi, quando c’era un problema, si presentavano nella yurta dove c’era bisogno del loro aiuto. Comparivano d’improvviso quando una persona stava male; i bambini si nascondevano atterriti, loro curavano l’ammalato e poi sparivano nel bosco con il cibo che veniva loro offerto.”
“Ma come facevano a capire chi aveva bisogno del loro aiuto?” – insistevo io, meravigliata da un tale racconto.
“Figlia mia, ascoltavano le informazioni che venivano loro portate dagli alberi e dalla terra, e capivano da quale direzione giungesse il messaggio di aiuto. A volte era il vento a sussurrare nelle loro orecchie.”
“Ma come? – mi meravigliavo ancora di più – Come con me, quando mi dicono che succederà qualcosa di brutto?”
Mio padre procedeva nel suo racconto, mentre con grandi falcate attraversava la radura, passando accanto ad una isba sciamanica.
“Sai, loro gioivano completamente di questa vita nella natura, udivano i suoni degli elementi, ascoltavano gli uccelli, ballavano nella sconfinata taiga. Proprio qui si radunavano molti sciamani e danzavano per tre giorni e tre notti, senza fermarsi mai, senza stancarsi mai. Le persone comuni non potevano avvicinarsi durante questi rituali,
perché erano troppo potenti. Di questo non c’è scritto niente nei libri, bambina, sono tutte
cose raccontatemi da mio padre, e a mio padre gliele ha raccontate suo padre. Non dimenticarti, Ai-Tchourek, anche tu le racconterai un giorno a tuo figlio.”
Io lo ascoltavo, guardavo il tramonto e come al solito sentivo il desiderio di correre nel sole e di fondermi nella sua luce.
Succedeva spesso che io fossi attirata dai tramonti del sole, correvo lontana lontana nella taiga e mi perdevo. Altrettanto spesso mi ritrovavano in posti particolari, addormentata sopra delle tombe antichissime. Venivo chiamata dalle voci e mi dirigevo dove loro m’indirizzavano.
Una volta, in primavera, convinsi tre bambini a venire insieme a me incontro al tramonto, ma quella volta finì tragicamente perché essi morirono congelati.
Abitavano in una yurta vicino al villaggio; quel giorno, come capitava spesso, io correvo
verso il sole, incurante di qualsiasi cosa, quando essi si avvicinarono per sapere dove andassi, forse a fare qualche nuovo gioco? Risposi che andavo dal sole, che lì era meraviglioso. Mi seguirono.
Ci allontanammo molto, ed in particolare io che, presa dal desiderio di avvicinarmi al sole, di nuotare nella sua luce di fuoco, ero andata ancora più lontano degli altri. Scese la notte e il mattino seguente ci ritrovarono tutti congelati; subito ci portarono all’ospedale, io fui l’unica a sopravvivere e seppi della loro morte qualche tempo dopo. Nessuno pensò mai che fossi stata io a portarli verso il sole, anche perché quando mi ritrovarono io ero la più lontana, ero tutta sola ed ero anche la più piccola.
La Siberia non perdona, ma io ne ero inconsapevole, seguivo solo il mio desiderio di stare nel sole, seguivo solamente le voci che mi chiamavano. Non capivo che ero più forte degli altri, che non potevo esporli ai pericoli a cui mi esponevo io stessa. Non sapevo ancora di possedere una protezione speciale da parte degli Spiriti.
Io non potevo morire, ero stata prescelta, la via da percorrere era ancora lunga e i Padroni della Terra iniziavano a trasmettermi i loro insegnamenti.
Una volta, la sera, ero a casa da sola, ma, ad un certo punto, vidi spuntare, da un angolo del pavimento, un topolino che iniziò a dirmi delle cose.
Improvvisamente scomparve, ma di lì a qualche minuto ritornò con tanti altri topi e si misero a discutere concitatamente. Terminata che fu la discussione mi portarono, trascinandolo fino ai miei piedi, il topo più anziano. Io accennai una carezza.
Capivo confusamente che mi avevano fatto un grande onore, era un segno di rispetto nei miei confronti, volevano che io vedessi il capo clan, che lo accarezzassi e che gli accordassi la mia protezione.
Fu un grande insegnamento, capii che anche gli animali invecchiavano come le persone e che necessitavano delle stesse cure e della stessa affettuosa sollecitudine. Loro non avevano paura di me, come succede di solito, volevano che facessi loro del bene e, così, sentii dentro di me una grande compassione, potevo far del bene agli animali come alle persone.
Ero una bambina, ma in qualche modo capii che era molto importante cercare di sviluppare la compassione per gli altri, solo così questo mondo avrebbe potuto migliorare ed esserci la pace tra gli uomini, solo così gli elicotteri in cerca di colpevoli avrebbero smesso di turbare i sogni dei bambini.
Ma il periodo felice della mia infanzia stava per terminare, finirono i racconti degli avi, finirono le corse nella taiga e finirono anche i tramonti infuocati.
Mia madre morì e dovetti crescere in fretta.
Come la luna veloce degli amanti, che sorge e tramonta impercettibilmente.»

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PREFAZIONE
Come la luna dopo la tempesta
Come la luna veloce degli amanti
Come la luna nera
Come la luna bianca
Come la luna dalla coda
Come la luna
POST-FAZIONE
Note

L’Ignoto in Noi

L’Ignoto in Noi

La realtà attuale dei fenomeni della parapsicologia
Autore/i: Inardi Massimo
Editore: Sugar Editore
prefazione di Piero Cassoli pp. 272, nn. tavv. b/n f.t., Milano

L’Ignoto in noi è il più recente e moderno panorama di parapsicologia, la materia che la scienza non spiega e talora evita di affrontare. L’autore, basandosi sulla sua notevole conoscenza professionale della letteratura sia parapsicologica che psicologica, analizza con rigore scientifico tutto quell’insieme di fatti e casi che rappresentano gli aspetti più trascurati o meno conosciuti della natura: dai fenomeni della parapsicologia in senso stretto (la telepatia, la chiaroveggenza, la psicometria, la precognizione e la psicocinesi) a quelli della parapsicologia in senso lato o che attendono ulteriori verifiche (la levitazione, le materializzazioni, la xenoglossia, la voce diretta, la bilocazione ecc.); agli altri non più appartenenti a tale materia o che sono in attesa di una più esatta collocazione in altri contesti scientifici (lo yoga, la magia, l’ipnosi, l’incombustibilità, la mummificazione, il fachirismo ecc.). Alla descrizione delle fenomenologie spontanee e delle tecniche sperimentali si accompagnano abbondanti citazioni da opere dei maggiori studiosi ed una vasta esemplificazione per mezzo di casi tratti dalla letteratura più seria.

Il volume, scritto in maniera rigorosa ma avvincente e corredato da un ricco e convincente materiale illustrativo, è dunque una chiara ed onesta esposizione di tutti i vari aspetti della fenomenologia paranormale e si rivela utile sia per lo specialista, sia per chi si avvicina – interessato o semplicemente curioso – per la prima volta a questa disciplina. L’autore, Massimo Inardi, medico, è il presidente del Centro Studi parapsicologici di Bologna, una delle più importanti e note società italiane del ramo e collabora con numerose riviste specializzate italiane e straniere.

Colombano

Colombano

Un Santo per l’Europa
Autore/i: Gulisano Paolo
Editore: Ancora
pp. 186, Milano

“San Colombano è il patrono di coloro che si prodigano per la causa dell’Europa unita.” Questa affermazione dell’illustre europeista Robert Schuman dice l’importanza della figura di questo monaco del VI secolo, paragonabile a san Benedetto. Colombano è poeta, studioso, fondatore di monasteri, abate, predicatore itinerante attraverso l’Europa: nasce in Irlanda e muore in Italia a Bobbio.

Oggi sono molti che chiedono al Papa di proclamare Colombano compatrono d’Europa, in quanto rappresentante della radice celtica del nostro continente. Questo saggio racconta con competenza e vivacità la straordinaria vita di un uomo nel Medioevo che è anche nostro contemporaneo.

Santi e Santità nel Secolo XIV

Santi e Santità nel Secolo XIV

Atti del XV Convegno Internazionale. Assisi, 15-16-17 ottobre 1987
Autore/i: AA. VV.
Editore: Società Internazionale di Studi Francescani
pp. 322, Assisi (PG)

La scelta di un tema come «Santi e santità nel secolo XIV» era rivolta in direzione di una indagine, per così dire, trasversale, dell’influenza esercitata dal francescanesimo sulla vita religiosa di un’epoca che si collocava nello stesso tempo come logico sbocco delle linee di tendenza manifestatesi nel secolo XIII e come premessa degli sviluppi realizzatisi poi nel secolo XV.

Alla capillarità del culto dei santi – corrispettivo in verità della reale esistenza degli individui cui questa specificazione era attribuita e della diffusione del tessuto insediativo minoritico nella società medievale trecentesca – faceva fronte, su ben altro piano, la assai diversa onnicomprensività del pantheon santorale che la Chiesa di Roma aveva consacrato con le proprie rigorose procedure formali di canonizzazione durante il soggiorno dei papi ad Avignone.

Anche se parlare di un «pubblico» della santità può forse urtare per un’eccessiva concretezza dell’espressione, è peraltro ben vero che rimane difficile soffermarsi ad esaminare il fenomeno della santità e degli ideali religiosi ad essa connessi e che in essa si realizzano, senza tenere effettivamente conto della realtà storica in cui appunto si esprime tutto quanto noi comprendiamo nell’universo concettuale della santità.

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EMILIO PASQUINI, La santità nella letteratura italiana del Trecento

GIULIA BARONE, La santità nei processi di canonizzazione del ’300

ROBERTO PACIOCCO, Elementi per una tipologia della santità francescana nel secolo XIV

GIAN LUCA POTESTÀ, Ideali di santità secondo Ubertino da Casale ed Angelo Clareno

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