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Selezione di volumi Aseq Editrice

Selezione di volumi

Iperborea

Iperborea

Ricerca senza fine della Patria perduta
Autore/i: Drioli Gianfranco
Editore: Ritter
pp. 272, riccamente illustrato in b/n, Milano

Ciclo atlantideo e ciclo nordico, Atlantide ed Iperborea, sono i due mondi storici caratteristici dell’Età dell’Oro, sorta di “poli” spirituali aventi comunque una matrice comune. Le tracce di civiltà altissime, probabilmente collassate nel cataclisma noto nei vari miti del mondo come Diluvio universale. Di Thule e Iperborea, i centri principali del ciclo nordico, si sono conservate nelle leggende, nelle saghe, nei poemi e nella concezione religiosa di molti popoli dell’antichità, come nei Veda e nell’epos omerico. Questo studio si propone di offrire una visione di insieme di alcuni miti concordanti – Iperborea, Atlantide, Eden -, pur con espressioni diverse e diverse interpretazioni, di questa primitiva patria nordica degli Indoeuropei.

Per Amore del Verbo

Per Amore del Verbo

Introduzione alla filologia religiosa tradizionale romana e alla cultura classica integrale dell’uomo
Autore/i: Viola L. M. A.
Editore: Victrix
introduzione dell’autore. pp. 224, Forlì

Il philologos è … colui che “ama il Verbo Divino” ed opera … in un contesto religioso … unificando tutte le potenze della sua anima, con al centro il suo logos, orientandole verso l’Amato, in modo da giungere all’unione perfetta, assimilante e integrante, con esso. La prassi che costituisce questo risultato divinizzante è la philologia, ovvero la disciplina attraverso la quale il soggetto, a partire dall’applicazione sulla forma iconica del verbo, ad esempio la parola detta o scritta, procede ad elevarsi nei diversi gradi di lettura della stessa, fino a penetrare in ciò che costituisce la sua essenza divina, il synthema essenziale del suo logos, nel quale risiede la verità immutabile dell’ente e la scienza divina ad esso inerente.
Secondo Varrone[1], esistono quattro livelli esplicativi del significato delle singole parole, verba. Al grado più basso si trova il significato più esteriore, quello materiale e sensibile, accessibile anche all’uomo comune, il quale rimane però al di fuori di ogni comprensione reale del vero significato del verbo e del modo attraverso cui in quell’ente si attua il Verbo Universale. Un secondo grado di esplicazione del senso è quello a cui si applicano i grammatici ordinari, i quali non oltrepassano la dimensione dell’immanenza materiale del Verbo, che essi affrontano nel piano dell’icona e dell’immagine, perciò rimangono limitati al solo senso temporale, transeunte e contingente, della parola, se la colgono effettivamente per ciò che risulta a questo livello. Il terzo grado di esplicazione è propriamente quello filosofico, per il quale il filologo giunge alla conoscenza della radice etimologica della parola, nella quale sussiste la sua ragione formale. Per giungere a tanto occorre penetrare filosoficamente nella ragione seminale della parola, in ciò che costituisce la natura simbolica e mediatrice dell’Idea divina trascendente, così si accorda la parola-segno al suo significante trascendente, del quale la parola, in quanto “ragione animica”, è veicolo. Il quarto e ultimo livello di esplicazione coincide con il senso arcano, divino ed essenziale, della parola, perciò con il suo synthema, nel quale sussiste la sua vera identità e la sua verità. Solo a questo livello si può veramente parlare di “conoscenza del Verbo.
I livelli della conoscenza filologica sono equiparabili ai gradi generali della conoscenza sviluppati dalla dottrina gnoseologica platonica.
Nel presente libro … introduciamo alla filologia religiosa tradizionale romana e alla cultura classica romana integrale finalizzata alla realizzazione dell’uomo universale… e tratteremo sinteticamente proprio del processo di elevazione dell’anima al Verbo Divino, attraverso i gradi della prassi filologica tradizionale…

In generale possiamo dunque distinguere due livelli della conoscenza religiosa, che sono acquisibili attraverso un processo filologico tradizionale specifico. Il primo livello ha un carattere divino, ieratico e arcano, ad esso si accede attraverso una disciplina esoterica e iniziatica precisa, il secondo livello ha una natura umana e riguarda il senso comune, umano, di ciò che si intende come “religioso”. Il primo approccio è riservato a pochi da molti secoli, il secondo approccio, più aperto ai molti, ha conosciuto alterne fortune nel tempo ed è stato assunto in diverse forme a seconda delle contingenze fatali e storiche. Solo nella dimensione più esteriore della filologia tradizionale è possibile che si produca un’azione corruttiva, ciò è avvenuto nel periodo moderno con l’assunzione del libero esame nei confronti delle Scritture Sacre, a cui sono seguite la critica razionalistica, quella illuministica e quella positivistica, forme di “critica” svolte da soggetti spesso incapaci di cogliere anche gli aspetti più esteriori della religione. Molte sono state le applicazioni esteriori al dominio della cultura, della civiltà e della religione romano-italiana, con la semplice luce della ragione naturale e con la sola Minerva crassa, dunque con una grammatica e una filologia distaccate completamente dai loro fondamenti religiosi, dai loro significanti trascendenti. Molti uomini profani, nel corso di alcuni secoli, hanno manipolato, alterato e corrotto, tutto il deposito letterario, storico, antiquario, giuridico, religioso, della tradizione religiosa romano-italiana. La filologia è una scienza e una prassi che nasce religiosa, prima della sua definizione esteriore nel periodo ellenistico, esisteva una filologia sacra utilizzata da millenni. Perciò la filologia non può essere ridotta ad una procedura profana, perché ciò costituisce una profanazione che ne annulla alla radice il senso e perciò la fa risultare tutt’altra cosa. La filologia profanata è una caricatura, una parodia della vera filologia religiosa tradizionale, essa ha solo la funzione di sovvertire la tradizione, facendo credere che uomini empi con criteri umani possano trattare di cose che non possono in alcun modo raggiungere dallo stato in cui si trovano.
Dobbiamo dunque distinguere nettamente una filologia sacra da una “filologia” profana, in ambito romano la prima ha avuto la sua origine con la prassi pontificale originale connessa alla cura dei libri sacri della religione, successivamente ha avuto il suo sviluppo in senso filosofico, a partire dall’accoglienza della filosofia pitagorica e, successivamente, di quella platonica e di quella stoica. L’assunzione della filosofia ha consentito di determinare e strutturare ciò che si può definire “filologia tradizionale romana”, della quale Varrone è stato il principale sistematizzatore, fondando direttamente sulla filologia ieratica di origine sacerdotale.
Lo studioso religioso della tradizione accede ai diversi gradi ermeneutici della stessa, ma deve tener presente che i gradi inferiori di senso dipendono sempre dai superiori e non possono essere isolati da essi, in special modo non vanno assolutizzati in modo esclusivo.

Una filologia filosofica staccata dalla filologia religiosa di carattere divino è mutila e si corrompe, mentre la filologia grammaticale senza alcun fondamento filosofico si riduce alla “materialità” dell’interpretazione letterale delle cose religiose, perciò produce la loro alterazione. A principio della disciplina filologica tradizionale romana deve essere sempre posta la filosofia pitagorico- platonica, quale base dell’ermeneutica regolare della tradizione autorevole, come hanno fatto i Padri. Per mezzo della prassi filologica filosofica, lo stvdiosvs potrà accedere al nucleo intimo della sapientia divina romana, vero fine dell’ascesi filologica che integra il filologo nel Verbo Divino Universale e gli permette di acquisire la gnosi veritiera del testo, la conoscenza del vero logos occulto nella parola.
La via filologica si è costituita quando la tradizione orale è stata fissata nelle scritture, le quali sono diventate poi la base dell’ascesi alla sapienza. La base di tutta la filologia sacra è perciò “la lingua sacra”, la quale, come ha fatto Varrone, deve essere trattata come una “materia iniziatica”, alla quale si può applicare correttamente solo il vero religioso, o, quanto meno, il filologo filosofo. Quest’ultimo si applica alla scrittura secondo il metodo opportuno, prima penetra nella dimensione simbolico-razionale del Verbo e poi, elevandosi alla contemplazione pura dell’essenza del Verbo, raggiunge il possesso della scienza sacra della lingua divina e, quindi, grazie all’intuizione intellettiva sovraumana, perfeziona nella certezza conoscitiva la gnosi scritturale.
La via della filologia iniziatica è ben descritta nel De Nvptiis Philologiae et Mercvrii di Marziano Capella, ma anche nelle principiali opere dei Padri, da Varrone a Nigidio Figulo, da Cornelio Labeone a Macrobio. Per l’amore religioso del Verbo Divino l’anima si innalza progressivamente nei diversi gradi di conoscenza della parola, raggiunge i diversi livelli di realizzazione anagogico-iniziatica della conoscenza del Verbo e perviene alla perfezione dell’ascesi filologica.

La “filologia scientifica” moderna non ha come fine questa realizzazione, in quanto essa è il risultato della negazione della filologia ieratica e iniziatica dell’antichità. Essa si è rinchiusa nella dimensione storica e materiale del mondo, ed è afflitta da una visione del mondo, dell’uomo e della religione, di tipo razionalistico e positivistico, che le rende impossibile penetrare adeguatamente ciò che sta oltre il limite della “ragione scientifica”. I filologi moderni, nelle loro procedure analitiche, linguistiche e letterali, anche quando tentano una penetrazione filosofica e religiosa del dato concreto e storico acquisito, rimangono sempre limitati alla ragione e ai suoi vari condizionamenti, perciò sono soggetti ad errare circa il vero significato sovrarazionale da attribuire alle sacre cose studiate. Per coloro i quali sono arrestati a questo confine valgono le parole di Dante, poste al principio del Paradiso:
O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,
tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché, forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.
L’acqua ch’io prendo già mai non si corse;
Minerva spira, e conducemi Apollo,
e nove Muse mi dimostran l’Orse.
Voi altri pochi che drizzaste il collo
per tempo al pan delli angeli, del quale
vivesi qui ma non sen vien satollo,
metter potete ben per l’alto sale
vostro navigio, servando mio solco
dinanzi all’acqua che ritorna equale[2].

[1] Varrone, De lingva latina, V, 7-9.
[2] Dante, Paradiso, II, 1-15.

Visualizza indice

Introduzione
La natura metafisica del Verbo-Logos
I fondamenti metafisici della filologia sacra e la via filologica tradizionale alla divinizzazione
Filologia sacra e filologia profana
L’illusione di scientificità nella “filologia” antitradizionale e la corruzione della cultura classica integrale dell’uomo
Capitolo I – Le origini della filologia religiosa tradizionale
Capitolo II – Dalla filologia sacra alla filologia filosofica:
la tradizione dell’oralità e le scritture religiose
Capitolo III – La costituzione della filologia filosofico-grammaticale nel periodo ellenistico e la definizione della
figura del critico tradizionale
Capitolo IV – Le origini della filologia religiosa tradizionale romana
a. La “rivelazione” numana e la costituzione delle scritture divine originali della religione
b. L’esercizio della filologia ieratica sacerdotale e la custodia della sapienza divina romana
c. Dalla filologia ieratica alla filologia filosofica
d. Filologia e filosofia, il modello classico della tradizione e la regolarità della sua trasmissione
Capitolo V – Il periodo fondamentale della filologia tradizionale romana e il magistero di Varrone
Capitolo VI – La filologia tradizionale romana e la
difesa e la continuità della tradizione
a. Il sapiens romanvs e il semplice litteratvs ervditvs
Capitolo VII – La definizione della romanitas classica e del canone autorevole degli avctores
a. Che cosa significa classicvs
b. Classicvs e romanitas, antiqvitas e traditio
c. La formazione del canone classico delle scritture e degli autori religiosi romano-italiani
d. Filosofia e tradizione della romanitas classica
e. Precisazioni circa il senso del classicvs, della romanitas classica e della sua tradizione
f. Sapientia, avctores, traditio
Capitolo VIII – La prassi filologica e culturale dal Principato di Augusto al primo periodo imperiale
Capitolo IX – La tradizione degli autori classici nel Basso Impero
Capitolo X – Il magistero dei Padri della transizione: l’opera di Macrobio e la definizione dell’esoterismo romano
Capitolo XI – La filologia ieratica, la cultura classica integrale e la divinizzazione dell’uomo romano-italiano
a. Gli stvdia hvmanitatis e la cultura spirituale integrale dell’uomo religioso
b. L’organizzazione della tradizione delle scritture religiose autorevoli nel periodo di transizione dal IV al VI secolo e la definizione della prassi del “classicismo regolare” romano-italiano
c. La fede nel magistero degli Ottimi Padri, la formazione religiosa regolare e l’elevazione al Sommo Cielo
Capitolo XII – L’ascesa iniziatica della Filologia ieratica al Cielo Olimpico e il suo indiamento secondo la disciplina esoterica romana
a. L’opera di Marziano Capella e la filologia religiosa tradizionale
b. Il processo iniziatico che consente la realizzazione della divinizzazione attraverso la Filologia Sacra
c. La prassi filologico-iniziatica romana e la tradizione del De Nvptiis
d. Il De Nvptiis e la Divina Commedia
e. Il valore perenne del De Nvptiis e la sua attualizzazione nel tempo
Capitolo XIII – Trasformazione e continuità della tradizione religiosa romano-italiana
a. Trasformazione e continuazione della tradizione religiosa romano-italiana fra V e VIII secolo
b. La ridefinizione delle modalità della tradizione fra il IV e il VI secolo

Amare Tradire

Amare Tradire

Quasi un’apologia del tradimento.
Autore/i: Carotenuto Aldo
Editore: Bompiani
pp. 248, Milano

“Tradimento” nell’accezione corrente è una parola tremenda, carica di valenze negative, un marchio infamante. Ma l’esperienza umana che questa parola variamente designa nella storia individuale e collettiva, nella storia ‘sacra’ e in quella ‘profana’, nell’Antico e Nuovo Testamento, nel Talmud o nel pensiero filosofico, si configura, alla luce della riflessione psicologica, come l’evento “antitetico e dolorosamente dialettico” dell’inevitabile messa al mondo della soggettività nell’uomo.
Dalla “cacciata” originaria dei progenitori dalla condizione edenica, e quindi ancor prima che nascessimo, il dramma del tradimento ha già conosciuto la sua cosmologica, mitologica celebrazione. Sullo sfondo mitico-archetipico, la consegna dell’uomo nelle mani del male e della propria inferiorità scandisce ripetutamente, come in un mistero scandaloso e tragico, il dispiegarsi tutt’altro che lineare dell’esistenza individuale.
Dalla nascita alla crescita nella famiglia di origine, nel rapporto con i genitori e i fratelli, alla vita di coppia dentro e fuori il matrimonio; nell’esperienza del sedurre e dell’essere sedotti, nell’atto di abbandonare e di essere abbandonati; negli amori dentro o al limite della patologia, “normali” e “devianti”, “legittimi” o “illegittimi”; fino alla morte “cercata”, “incontrata” o “voluta”; nel farsi e nel disfarsi della coscienza, la violenza dell’esperienza del tradimento può anche lasciare il posto alla più ampia cosciente e articolata dialettica di autentico:inautentico dell’interiorità individualmente vissuta e ricercata.

Guerra Segreta nell’Antica Roma

Guerra Segreta nell’Antica Roma

Intelligence e spionaggio dalla Repubblica al 284 d.C.
Autore/i: Sheldon Rose Mary
Editore: Libreria Editrice Goriziana
prefazione di Bernard M. W. Knox, premessa e introduzione dell’autore, traduzione di Rossana Macuz Varrocchi. pp. 424, nn. ill. b/n, Gorizia

Le attività di intelligence sono sempre state parte integrante degli affari di stato, tanto che senza di esse i Romani non avrebbero potuto edificare e salvaguardare il loro impero. Sia in età repubblicana che in età imperiale, i Romani furono consapevoli che, per difendere i confini, per controllare la popolazione, per tenersi al passo con gli sviluppi politici all’estero e per garantire la sicurezza interna del loro stesso Stato, occorreva disporre di un mezzo utile a raccogliere informazioni, di  uno strumento in grado di orientare efficacemente le decisioni. La definizione di “attività di intelligence” in realtà include una vasta gamma di argomenti, solo approssimativamente legati alla messa in pratica di quelle arti da parte dei servizi di informazione dei nostri tempi. L’Autrice usa il concetto moderno di “ciclo di intelligence” per rintracciare le attività segrete praticate dai privati cittadini, dalle istituzioni governative e militari. La varietà è ampia: spazia dalle attività di spionaggio e di controspionaggio alle azioni segrete, dalle operazioni clandestine all’impiego di codici e di messaggi cifrati, fino ad altre tipologie di interventi, tutti affari di intelligence di cui è rimasta traccia documentata nelle fonti antiche. Questo libro, oltre a demolire il mito secondo cui le attività di guerra segreta sarebbero un’invenzione moderna, costituisce uno dei più documentati contributi alla ricostruzione della storia della Roma antica tra quelli prodotti dalla storiografia statunitense.

Quaranta Hadith

Quaranta Hadith

Autore/i: an-Nawawi
Editore: CESI
traduzione e introduzione di Mohammad Ali Sabri. pp. 144, Roma

Sommario:

  • Biografia dell’Imam an-Nawawi (in italiano) (in arabo)
  • Preambolo del Dott. Mohammad Ali Sabri (in italiano) (in arabo)
  • Introduzione dell’Imam an-Nawawi (in italiano) (in arabo)
  • Inizio dei Hadith (in italiano) (in arabo)
  • Indice dei Hadith (in italiano) (in arabo)

Guida all’Italia Ebraica

Guida all’Italia Ebraica

Autore/i: Sacerdoti Annie
Editore: Marietti
con la collaborazione di Luca Fiorentino. pp. 384, nn. ill. b/n, Genova

49 itinerari nell’«Italia ebraica»: non solo nelle «capitali» dell’ebraismo italiano di ieri e di oggi (Roma, Milano, Venezia, Torino, Padova…), ma anche in città e borghi che più difficilmente rivelano al viaggiatore che già non sappia che cosa vuol trovare l’intensa presenza ebraica nei secoli. Le scoperte sono maggiori al centro e al nord. Nel sud e nelle isole comunità fiorenti sin dagli inizi dell’era volgare scomparvero definitivamente con la cacciata imposta dagli spagnoli o si mimetizzarono, per quel che rimaneva, nel fenomeno del marranesimo. Nelle città più piccole o nascoste si celano autentici tesori d’arte (è il caso del barocco delle sinagoghe piemontesi); altre volte, lungo le strade delle «condotte» si trovano luoghi in abbandono, devastati dall’incuria o dalle trasformazioni. Un patrimonio artistico che va ritrovato soprattutto negli interni, perché troppo spesso gli ebrei furono costretti a non lasciar trapelare nulla dei propri luoghi di culto. Solo dopo l’emancipazione, infatti, l’arte e l’architettura ebraiche affermano con orgoglio la loro identità ed esistenza. In precedenza, i rapporti con la contemporanea arte italiana escludono le «arti maggiori »: gli artisti e la committenza ebraica preferiscono l arredo, l’ornamento o il cesello dell’oggetto rituale.
Gli itinerari si dispongono su più piani di scoperta e di lettura. ritrovano ciò che vive, ciò che sopravvive, oppure ciò che è scomparso; ma c’è un altro percorso possibile: ritrovare quello che la cultura italiana, specialmente del nostro secolo, deve alla cultura ebraica; per rimanere solo sul piano delle suggestioni letterarie, si può ritornare nel Piemonte di Primo Levi o Natalia Ginzburg, nel ghetto di Roma raccontato da Elsa Morante, nella Ferrara di Giorgio Bassani o, soprattutto, nella Trieste di Umberto Saba e Italo Svevo.
Come nella storia d’Italia – che è storia regionale, sincronicamente impercorribile -, esistono molte anime e culture nell’ebraismo italiano: fornire una prima «guida pratica» d’insieme è il compito che il volume si è prefisso.

Annie Sacerdoti è nata a Napoli, dove si è laureata in scienze politiche. Ha insegnato per diversi anni, è pubblicista e redattrice del mensile d’informazione ebraica «Shalom». Ha curato nel 1983 per la Rai-Tv il documentario: «Gli ebrei in Lombardia. Cinque secoli tra il Ticino e il Mincio». Vive e lavora a Milano.

Luca Fiorentino, nato a Roma nel 1954, ingegnere, è collaboratore del quotidiano «Il manifesto». Nel 1972-73 ha diretto il giornale «Ha-tikwà», organo della federazione giovanile ebraica. Dal 1981 si occupa di beni culturali ebraici.

Il Diavolo dalla Bocca

Il Diavolo dalla Bocca

Storia vera di un esorcismo
Autore/i: Pincherle Mario
Editore: Eifis
precisazione, premessa e introduzione dell’autore. pp. 128, nn. ill. b/n, Cervia (RA)

In questo libro la testimonianza ed il racconto di una storia vera.
Un libro unico e avvincente, che è allo stesso tempo romanzo, saggio scientifico e opera storica.
Un’esperienza che l’autore ha vissuto in prima persona, un esorcismo che ci racconta anche di ipnosi, regressione, analisi e fede. Una spiegazione moderna e senza superstizioni del concetto di male ed uno studio approfondito sull’immagine storica e iconografica del Diavolo e di Lucifero.
Pincherle ci illustra l’incredibile differenza tra la figura del Diavolo e quella di Lucifero, accompagnando il testo da immagini antiche a spiegazione di quanto raccontato.

Mario Pincherle (1919-2012) è stato scrittore fecondissimo, autore di numerosi libri che trattano diverse discipline, da quelle tecniche a quelle umanistiche. La sua lunga carriera di insegnante e ricercatore ha registrato una decisa svolta dopo un viaggio in Egitto e dopo la visita alla Piramide di Cheope, in cui scoprì lo “Zed”.
Pincherle si lasciò trascinare dal fascino dell’antico Egitto e si avventurò in un nuovo campo di ricerca, fino ad allora dominio di una certa iconografia occultista. Ha così affrontato lo studio dei classici dell’antichità, soprattutto la Bibbia ed i testi apocrifi, dei quali ha proposto una lettura ed una ricerca fedele alla tradizione orale, ma affrontata anche con curiosità, razionalità, sentimento ed immaginazione; talenti che non gli difettavano e che altri sono disposti a liquidare come “poco scientifici”.

Il Libro Completo delle Erbe e Piante Aromatiche

Il Libro Completo delle Erbe e Piante Aromatiche

Il loro uso in erboristeria, cucina e profumeria
Autore/i: Da Legnano L. P.
Editore: Edizioni Mediterranee
premesse e introduzione dell’autore. pp. 336, nn. tavv. a colori f.t., nn. ill. b/n, Roma

Questo libro tratta in maniera completa delle piante aromatiche e del loro uso. Le piante aromatiche hanno la facoltà di esaltare le qualità proprie degli alimenti e vengono usate per la preparazione di cibi freschi o conservati (particolarmente carni e pesci), salse, bevande, vini, liquori, dolci, gelati, concentrati e così via. Il loro uso si estende, naturalmente, anche alla preparazione di essenze e profumi, dei quali sono l’indispensabile materia prima. L’Autore, notissimo erborista, illustra il modo di distinguere, raccogliere o coltivare le piante aromatiche, e quindi ne descrive i diversi usi culinari e terapeutici. Infatti, egli afferma, sarebbe incompleto un testo sulle piante aromatiche che trattasse l’argomento soltanto dal punto di vista di Lucullo trascurando quello di Ippocrate. L’uomo ha sempre cercato nella natura ciò che meglio potesse adattarsi alla sua esistenza e giovare alla sua salute, trovando nelle piante, oltre che un naturale nutrimento, anche un rimedio per molti suoi mali. Un aspetto peculiare delle ricerche dell’uomo nella flora, tra erbe e piante, è quello che si riferisce agli aromi, essenze odorifere apportatrici di profumi e di sapori.

Luigi Pomini da Legnano è stato per molti anni Direttore del Centro Italiano di Fitofarmacoterapia di Vercelli, da lui fondato. Ritenuto uno dei maggiori esperti della materia, ha dedicato l’intera vita allo studio e alla sperimentazione delle cure a base di erbe e piante. È autore, tra l’altro del famoso trattato Le Piante Medicinali e del volume Le Piante Medicinali del Canton Ticino e dell’Oltrepò pavese, pubblicati dalle Edizioni Mediterranee.

Asceti Armati

Asceti Armati

Spirito Marziale, Animo Cavalleresco ed ordini equestri e premiali, archetipi eterni e storia
Autore/i: Scarpa Riccardo
Editore: Pisa University Press
prefazione di Davide Bigalli. pp. 664, Pisa

Quello che in genere si definisce «spirito cavalleresco» non nasce col medioevo europeo e tampoco col  cristianesimo e gli ordini cavallereschi monastici, dinastici o di Stato. Esso è una condizione dello spirito che nacque quando il primo sciamano iniziò il primo  guerriero e persisté e resta presso tutte le nazioni ed in ogni periodo storico. Se la caccia è, infatti, un conflitto tra specie animali diverse, per esigenze alimentari, la guerra è un conflitto all’interno della specie umana, per motivi di controllo del territorio e o di potere tra od all’interno di comunità umane. Coll’evolvere degli esseri umani verso più alte consapevolezze sociali e spirituali, i sentimenti dell’anima lo possono sopportare solo con l’intuizione dell’impermanenza dei corpi fisici, uccisi nello spazio e nel tempo, a fronte dell’eternità dei principî spirituali in essi transitoriamente animati ed incarnati. Una consapevolezza che richiede un iniziazione ad un diverso stato di coscienza. L’opera, che nasce da un  insegnamento pluriennale di storia degli ordini cavallereschi seguito ad insegnamenti di storia delle dottrine politiche e sociologia dei fenomeni politici in università degli studî differenti, e da una riflessione sulla tradizione familiare, segue il manifestarsi di questo aspetto della tradizione perenne nella storia di varî popoli nel continente antico e «nuovo», e come da questo spirito marziale sia nata l’etica civile. Argomento di stretta attualità, in un epoca nella quale macchine da guerra sempre più sofisticate sembrano togliere ai combattenti la consapevolezza d’una loro responsabilità per l’impatto dei comportamenti su nemici e popolazioni civili, e negli ordinamenti di Stati, federazioni ed alleanze l’interpretazione elettoralistica della democrazia fa degli esseri umani individui senza qualità specifiche, quindi meramente sommabili come numeri. In questo quadro, sistemi premiali pubblici ed associazioni private ispirati da emblemi, decorazioni e rituali dell’antica milizia equestre da cui discendono, od alla quale si riagganciano, rispondono ad esigenze antropologiche profonde, che gli ordinamenti non possono misconoscere o banalizzare.

Riccardo Scarpa, Avvocato. Professore a contratto di Diritto Comunitario (Università Statale, Roma) e di Teorie e Metodi di Pianificazione Sociale (Università Roma Tre), autore di studi di  diritto comunitario, di sociologia del  liberalismo, dello statalismo e della globalizzazione, nonché dei beni culturali e paesistici.

Omeopatia Moderna

Omeopatia Moderna

La definizione di terreno
Autore/i: Othon André Julian; Haffen Marc
Editore: Nuova Ipsa
traduzione dal francese di G. Lintas, C. Mazza, R. Vergini. pp. 400, Palermo

Questo saggio è il frutto di lunghi anni di riflessione sulla patologia generale. Questa elaborazione teorica si è evoluta e si è strutturata grazie al contributo costante ed alla grande messe di documentazione che il Dr.Marc Haffen ha fornito all’autore.
Questo studio, durato tre anni, è per gli autori, l’evoluzione moderna di uno degli assi di ricerca del fondatore dell’Omeopatia, Samuel Hahnemann. Infatti viene sviluppata, illuminata dalle più recenti acquisizioni della biologia, una teoria di patologia generale.
Come tale, quest’opera è anche una vigorosa presa di posizione contro un anacronistico feticismo hahnemanniano. Essa denuncia i rigurgiti neovitalisti e persino esoterici che apportano grave nocumento allo sviluppo di un’omeopatia moderna.

Dell’Origine di Tutti i Culti

Dell’Origine di Tutti i Culti

2 Volumi
Autore/i: Dupuis Charles
Editore: Editoriale Galileo Galilei
prefazione e note di Guido Podrecca, traduzione dal francese di Antonio Garnieri. vol. 1 pp. 312, vol. 2 pp. 312, tavv. b/n f.t., Roma

prefazione e note di Guido Podrecca, traduzione dal francese di Antonio Garnieri.

Le Lettere del Cielo

Le Lettere del Cielo

Da Alef a Tav, dall’Infinito al finito
Autore/i: Pinhas Yarona
Editore: Giuntina
prefazione dell’autore. pp. 184, ill. b/n, Firenze

Frutto di un’approfondita ricerca tra le fonti della Cabbalà, compresi testi difficilmente accessibili e mai tradotti, questo nuovo libro di Yarona Pinhas si presenta come una raccolta di insegnamenti e suggestioni legati alla tradizione spirituale che ruota attorno all’alfabeto ebraico. Citando Gershom Scholem, le lettere ebraiche sono nella tradizione mistica le configurazioni della forza creatrice di Dio e non esiste un mondo spirituale se non a partire dal linguaggio e dai segni potenti che gli danno voce. La comprensione della Creazione e delle sue energie passa necessariamente dai misteri che si celano nelle lettere; al tempo stesso la nostra presenza nel mondo, il saper vivere pienamente ed eticamente passa dalla consapevolezza della forza insita nella singola lettera e dell’importanza di un uso corretto del linguaggio. Questo libro vuole essere uno strumento per lo studioso di Cabbalà ma anche una porta d’ingresso, fatta di allusioni e fascinazioni, per chiunque percepisca il richiamo della mistica e la potenza delle lettere con cui l’universo è stato creato.

Il Linguaggio del Corpo

Il Linguaggio del Corpo

Autore/i: Lowen Alexander
Editore: Feltrinelli
prefazione dell’autore, traduzione dall’americano di Paolo Di Sarcina e Maura Pizzorno. pp. 342, 18 ill. b/n, Milano

Nelle pose, nelle posizioni e nell’atteggiamento che assume, in ogni gesto, l’organismo parla un linguaggio che anticipa e trascende l’espressione verbale. Si aggiunga che vi sono alcuni studi specifici che mettono in relazione la struttura corporea e il fisico con gli atteggiamenti di natura emozionale. Questi possono costituire per la tecnica analitica un materiale altrettanto valido dei sogni, dei lapsus e dei risultati della libera associazione.
Nella sua espressione emotiva l’individuo è un’unità. Non è la mente che va in collera né il corpo che colpisce; è l’individuo che si esprime. Cosi noi studiamo come si esprime un individuo specifico, qual è la portata delle sue emozioni e quali sono i suoi limiti.
Se i fattori determinanti della personalità e del carattere sono strutturati fisicamente, il tentativo terapeutico non dovrebbe forse orientarsi anch’esso in senso fisico? La conoscenza è il preludio dell’azione. Per essere più efficace, la terapia analitica dovrebbe preoccuparsi sia della comprensione sia del movimento all’interno della situazione terapeutica. I principi della teoria e della tecnica che formano la struttura di questo nuovo approccio costituiscono quelle che noi chiamiamo Analisi e Terapia Bioenergetiche.
Può essere interessante rilevare le differenze fra terapia bioenergetica e tecniche psicoanalitiche tradizionali. Innanzi tutto, essa permette uno studio unitario del paziente. Il terapeuta bioenergetico analizza non solo il problema psicologico del paziente, come farebbe qualsiasi analista, ma anche l’espressione fisica di quel problema cosi come si manifesta nella struttura corporea e nei movimenti del paziente. Inoltre, la tecnica comporta il tentativo sistematico di liberare la tensione fisica dei muscoli cronicamente contratti e spastici. Infine, la relazione tra terapeuta e paziente ha una dimensione più ampia che nella psicoanalisi. Poiché il lavoro a livello fisico si aggiunge all’analisi a livello verbale, l’attività rilsultante coinvolge l’analista più profondamente di quanto non avvenga con le tecniche convenzionali.
Questo volume non ha la pretesa di presentare in modo completo ed esauriente le teorie e le tecniche dell’an1ilisi e della terapia bioenergetiche. Il campo è vasto quanto la vita stessa. E semplicemente un’introduzione che dovrebbe colmare la lacuna tra la psicoanalisi e il concetto di approccio fisico alle turbe emozionali. (dalla prefazione di Alexander Lowen)

Conversazioni con Jung

Conversazioni con Jung

Quaderno di appunti: 1946-1961
Autore/i: Bennet Edward A.
Editore: La Biblioteca Di Vivarium
prefazione di Eveline Bennet, introduzione di M.-L. von Franz. pp. 200, Milano

“Le annotazioni qui presentate furono scritte dal dottor Bennet durante le sue visite al professor Jung negli anni precedenti la pubblicazione dei suoi due libri, C. G. Jung e What Jung really said. (…)
Fin dall’inizio della sua carriera di medico, Bennet si interessò soprattutto alla psichiatria. Subito dopo il 1925 si trasferì a Londra e si unì al gruppo della Tavistock Clinic; assunse anche un incarico per le malattie nervose presso il West End Hospital e nel volgere di pochi anni cominciò a tenere regolarmente corsi di psicologia clinica. Il suo lavoro fu caratterizzato da un profondo coinvolgimento per le persone e le loro sofferenze: probabilmente la motivazione di fondo di tutti i medici veramente validi. (…)
Il fatto che le basi culturali di Bennet includessero la conoscenza della teologia e della filosofia, come pure della medicina, lo predisposero a capire e ad apprezzare l’approccio di Jung. Bennet lo incontrò una prima volta all’inizio degli anni Trenta e, a partire dal 1935, durante le lezioni presso la Tavistock, nelle quali Jung ebbe un forte impatto sul pubblico, mantenne i contatti con lui, e negli anni successivi fece molto per fare affermare le sue idee in Inghilterra. (…)
Il suo insight percettivo, unito alla sua gentilezza e alla sua sollecitudine per gli altri, lo resero un eminente psicoterapeuta. (..)
Morì il 7 marzo 1977; la sua morte fu una grave perdita per i suoi amici, colleghi e pazienti, nonché per i gruppi junghiani sui quali aveva esercitato un forte ascendente.
Le [sue] annotazioni non trasmettono un’immagine completa della vita e del pensiero di Jung, forniscono piuttosto impressioni sulla sua vita quotidiana, sul suo modo di conversare e sul suo modo naturale, spontaneo di vivere e di pensare. Vi compaiono frequenti citazioni dei suoi scritti, spesso dai testi su cui egli comunemente lavorava; molte sono tratte dagli ultimi capitoli delle sue memorie Ricordi, sogni, riflessioni, che scrisse negli ultimi anni di vita. Quanti desiderino letture approfondite su qualcuno degli argomenti qui trattati, troveranno già, nel corso di questi commenti, le indicazioni delle fonti disponibili”.
(Dall’Introduzione di M.-L. von Franz)

Edward Armstrong Bennet nacque a Poyntz- pass, presso Armagh, nell’Irlanda del Nord, il 21 ottobre 1888. Si laureò in filosofia e teologia al Trinity College di Dublino. Dopo ulteriori studi alla Ridley Hall di Cambridge, prese gli ordini della Chiesa d’Inghilterra. Allo scoppio della prima guerra mondiale entrò nell’esercito in qualità di cappellano e nel 1915 ottenne una Croce di Guerra per il suo grande coraggio. Le esperienze della guerra lo indussero a ritornare in seguito al Trinity College, dove, nel 1925, si laureò in medicina. Poi, nel 1939, fu insignito del Dottorato presso lo stesso College.

Sandplay: Immagini che Curano e Trasformano

Sandplay: Immagini che Curano e Trasformano

Una via creativa per lo sviluppo della personalità
Autore/i: Ammann Ruth
Editore: La Biblioteca Di Vivarium
prefazione all’edizione italiana di Francesco Montecchi. pp. 208, nn. tavv. a colori f.t., nn. ill. b/n, Milano

La sandplay, o “gioco della sabbia”, è un importante metodo di psicoterapia, basato sulla pratica del modellare creativo: un approccio per curare se stessi letteralmente basato ‘sulle mani’.
La sandplay ha una validità diagnostica e una efficacia terapeutica tanto per gli adulti quanto per i bambini. Poiché non ci sono idee preconcette sull’‘arte’ della sabbia, si assiste a un fluire meraviglioso di libera spontaneità nell’uso creativo della sabbia.
Il pregio e la specificità di questo libro, tali da renderlo uno‘strumento di lavoro’ dalle caratteristiche uniche, consistono nel fatto che in esso sono messi a fuoco il procedimento della sandplay e la sue modalità operative. Si tratta perciò di un lavoro soprattutto basato sulla pratica, non privo tuttavia di significativi riferimenti alla mitologia e alla fiaba, grazie all’ampia conoscenza di queste materie da parte dell’autrice.
L’elaborazione della Ammann entra dunque nel merito, in modo sistematico, dei dettagli del ‘come-si-fa’; sottolinea l’indispensabile ruolo delle immagini costruite nella sabbiera nel migliorare i processi di autoregolazione della psiche; mette in luce l’efficacia terapeutica del metodo insita nel percorso a due vie dalla psiche alle immagini nella sabbiera e viceversa; approfondisce l’interpretazione simbolica dello spazio.
La Ammann illustra questi principi, facendoli per così dire emergere dal loro graduale formarsi come immagini nella sabbiera, in tre dettagliate storie cliniche.
Questo libro ha una seconda ma non meno importante finalità. Vuole essere un’eloquente arringa rivolta ai terapeuti affinché facciano, accanto alla classica analisi dei sogni, un uso più ampio e sistematico del “gioco della sabbia”.
Come mezzo per liberare le forze dell’emisfero destro del cervello – quelle intuitive e corporee, istintuali e immaginative –, allo scopo di compensare ed equilibrare quelle dell’emisfero sinistro – logiche e razionali, asettiche e astratte –, unilateralmente privilegiate dalla coscienza collettiva, la sandplay attiva gli strati profondi dell’inconscio al servizio della salute e dello sviluppo, strati difficili da raggiungere con metodi più verbali di terapia.

Ruth Ammann è nata a Zurigo e in questa città esercita la professione privata di analista junghiana; è analista didatta e docente presso il C. G. Jung Institut di Küsnacht. Ha studiato con Dora Kalff, pioniera della sandplay therapy, ed è membro dell’International Society for Sandplay Therapy. La Ammann è anche un qualificato architetto, e riesce felicemente a coniugare i suoi interessi per l’architettura con quelli per la psiche e i suoi simboli.

Femminile & Maschile tra Nostalgia e Trasformazione

Femminile & Maschile tra Nostalgia e Trasformazione

Atti del IX convegno nazionale del Cipa, Milano 22-23-24 novembre 1996
Autore/i: AA. VV.
Editore: La Biblioteca Di Vivarium
presentazione di Luigi Aversa, introduzione di Elena Cristiani. pp. 448, Milano

Alla scelta del tema del IX convegno nazionale del Centro Italiano di Psicologia Analitica, svoltosi a Milano nel novembre del 1996, si è giunti in seguito a una riflessione su categorie, comunemente note come femminile e maschile, la cui definizione psichica e sociale è oggi tutt’altro che scontata. Tale riflessione, se da un lato risulta decisamente contemporanea, dall’altro affonda radici antiche nel pensiero junghiano, a partire dai concetti di Logos ed Eros, Animus e Anima.
Resistono tali categorie ai mutamenti della fisionomia culturale e sessuale del mondo contemporaneo? Qual è il peso della natura e della cultura nella definizione di ‘femminile’ e ‘maschile’? E’ vero che viviamo in una società senza padri? Cosa dice la psicologia analitica della crescente visibilità sociale di nuove identità trans-gender, delle relazioni omosessuali, di forme nuove di maternità e di paternità e di nuove strutture familiari? In che misura, dunque, maschile e femminile possono tuttora fungere da categorie di riferimento nello sviluppo dell’identità individuale?
Si tende oggi a considerare l’identità individuale non più fondata sulla, o soltanto sulla, diversità di genere, ma come il prodotto del convergere di una pluralità di fattori individuali e socioculturali che si combinano tra loro nell’individuo, moltiplicando le differenze e le identità.
Il moltiplicarsi delle differenze e delle identità non deve però significare la negazione di una diversità strutturale tra maschile e femminile, ma piuttosto un modo più libero, meno schematico e quindi più individuale, di rapportarsi con tali polarità fuori e dentro di noi. Nell’accezione delle attuali correnti di pensiero, identità e individualità sembrano avvicinarsi alla concezione junghiana di individuo e di individuazione.
Ma riflettere su Femminile e Maschile tra nostalgia e trasformazione significa anche cogliere questo processo di mutamento (perché proprio al processo psichico si allude con i termini ‘nostalgia’ e ‘trasformazione’) non soltanto nelle reali dinamiche individuali e di coppia ma anche, e per noi soprattutto, nella pratica analitica. I numerosi contributi e gli spunti teorici sollevati sono la conferma di quanto fertile e ricco possa ancora essere il dibattito avviato da questo convegno.

Il CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica) è con l’AIPA (Associazione Italiana di Psicologia Analitica) una delle due filiazioni nazionali della IAAP (International Association for Analytical Psychology). Attraverso i due Istituti (Roma e Milano), il CIPA cura la formazione di nuovi analisti junghiani secondo i criteri determinati in ambito IAAP e promuove attività scientifiche e culturali, come il convegno da cui è stato ricavato il presente volume.

Il Sé, l’Individuo, la Realtà

Il Sé, l’Individuo, la Realtà

Autore/i: Neumann Erich
Editore: La Biblioteca Di Vivarium
introduzione di Antonio Vitolo, traduzione dal tedesco di Bianca Spagnuolo Vigorita. pp. 144, Milano

Sotto un unico titolo sono riunite in questo libro due penetranti conferenze, “La psiche e i livelli di trasformazione della realtà. Un tentativo metapsicologico” e “L’individuo e il problema del significato”, tenute da Neumann ad Ascona nel 1952 e nel 1957, in occasione dei convegni di Eranos. Riproponiamo questo testo vent’anni dopo la prima pubblicazione in italiano, nella convinzione che le tesi qui esposte contengano sorprendenti anticipazioni circa il problema, al centro del dibattito attuale nell’ambito della psicologia del profondo, dei radicali cambiamenti di identità in atto nell’uomo contemporaneo.
Dopo l’opera di Jung – e certamente oggi anche dopo quella di James Hillman –, il maggior contributo alla psicologia analitica è forse costituito dai lavori di Neumann. Vogliamo ricordare soltanto le sue due fondamentali monografie: Storia delle origini della coscienza e La grande madre. L’importanza dell’elaborazione di Neumann è stata efficacemente sottolineata da Jung stesso, con queste parole: “Neumann è riuscito a delineare per la prima volta una storia dello sviluppo della coscienza e a rappresentare il corpo dei miti come una fenomenologia di tale evoluzione. In tal modo ha fondato i concetti della psicologia analitica su una salda base evolutiva e vi ha eretto sopra un edificio perspicuo in cui trovano posto tutte le forme empiriche del pensiero”.
In “La psiche e i livelli di trasformazione della realtà”, l’autore tenta di delineare, sulla scia del pensiero junghiano, una metapsicologia. La sua indagine si orienta in modo suggestivo e con rigore verso le analogie e i rapporti esistenti tra la psicologia del profondo, da un lato, e la psicologia, la biologia, la fisica, dall’altro, indicando nella dimensione più abissale della psiche inconscia, il Sé, il polo inesauribile dal quale l’essere umano e la realtà attingono la possibilità della trasformazione.
“L’individuo e il problema del significato” è un articolato saggio in cui la visione della storia della cultura occidentale e orientale, dall’antichità al Novecento, si salda con la testimonianza soggettiva dello psicologo analista, che si coinvolge senza riserve.
Neumann ripercorre il tracciato del pensiero ebraico, greco, cristiano, cogliendo luci e ombre. Ma schiude soprattutto al lettore l’enigmatico sapere del Libro dei mutamenti (I Ching) e della meditazione Zen.

Erich Neumann, nato a Berlino nel 1905, si è laureato dapprima in filosofia nel 1927 e in seguito, nel 1933, in medicina. Ha studiato con C. G. Jung dal 1934 al 1936. Dal 1934 ha trasferito definitivamente la sua residenza a Tel Aviv, dove è stato presidente della Associazione Israeliana degli Psicologi Analisti e dove è morto il 5 novembre del 1960. Storia delle origini della coscienza (1949) e La grande madre (1955) sono le sue due opere principali.

Manuale di Storia delle Religioni

Manuale di Storia delle Religioni

Autore/i: Filoramo Giovanni; Massenzio Marcello; Raveri Massimo; Paolo Scarpi
Editore: Laterza
premessa degli autori. pp. VII-600, Bari

Una trattazione sintetica, documentata e rigorosa delle religioni di ogni tempo e paese.

I contenuti del volume. Le religioni del mondo antico: i politeismi. Caratteri generali. Area mesopotamica e vicino orientale. Egitto. Iran prezoroastriano e indoeuropei. La Grecia antica. Celti e Germani. Roma antica. L’età ellenistico romana. Le grandi religioni dell’America precolombiana. Le religioni di salvezza: monoteismi e dualismi Zoroastrismo. Giudaismo e Cristianesimo. Islam. Religioni dualiste. Le vie di liberazione e di immortalità: India ed Estremo Oriente Induismo Buddhismo. Buddhismo cinese. Buddhismo giapponese. Buddhismo tibetano e “bon”. Taoismo. “Shinto”. La storia delle religioni nella cultura moderna. Storia delle religioni e antropologia. Epilogo. Religione e modernità: i nuovi movimenti religiosi.

Giovanni Filoramo insegna Storia del cristianesimo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.

Marcello Massenzio insegna Storia delle religioni presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università «Tor Vergata» di Roma.

Massimo Raveri insegna Religioni e filosofie dell’Asia Orientale nell’Università «Ca’ Foscari» di Venezia.

Paolo Scarpi insegna Storia delle religioni e Religioni del mondo classico presso l’Università di Padova.

Testo Sacro e Religioni

Testo Sacro e Religioni

Ermeneutiche a confronto
Autore/i: AA. VV.
Editore: Urbaniana University Pres
introduzione e cura di Gaspare Mura. pp. 448, Città del Vaticano

Che cosa è un testo sacro? Quali sono i criteri che definiscono un testo come “sacro”? Come si è formato il concetto di “canone” in riferimento ad un testo sacro e come viene interpretato nei diversi contesti religiosi? Che differenza esiste tra “demitizzazione” e “demitologizzazione? E quale ruolo assume il testo sacro nello sviluppo della vita religiosa e sociale dei credenti? Sono queste solo alcune delle questioni affrontate nel volume, con il contributo di specialisti delle varie discipline, in una prospettiva interdisciplinare volta all’esame non solo dell’ambiente giudaico-cristiano e islamico ma anche delle forme religiose arcaiche che paiono oggi scomparse. I temi legati all’origine del testo sacro, alla sua recezione, canonizzazione e interpretazione, nonché all’influsso che esercita tuttora sulla vita dei credenti sono quanto mai attuali e complessi. Ad essi è stato dedicato un importante convegno di studi, da cui il volume trae origine, che si è tenuto presso l’Università di Roma Tre (26-27 nov. 2004), promosso ed organizzato dai docenti di varie Università (Roma Tre, La Sapienza, Tor Vergata, Pontificia Università Urbaniana, Facoltà Valdese di Teologia, Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica).

Autori:
Bazzi Carlo, Biguzzi Giancarlo, Borrmans Maurice, Brezzi Francesca, Cereti Carlo, Cortese Enzo, De Vitiis Pietro, Fabris Adriano, Ferrario Fulvio, Ferrarotti Franco, Gargano Guido Innocenzo, Kanakappally Benedict, Kayon Irene, Lagarde Michel, Lettieri Gaetano, M’chergui Ahmed, Melasecchi Beniamino, Mokrani Adnane, Mura Gaspare, Pettinato Giovanni, Rizzi Giovanni, Roccati Alessandro.

Dialogare nel Mito

Dialogare nel Mito

La dimensione simbolica nel confronto interculturale
Autore/i: AA. VV.
Editore: La Biblioteca Di Vivarium
a cura di Fabrice Olivier Dubosc. pp. 256, Milano

“Oggi la psicologia del profondo si avvia a riprendere una riflessione serrata con la dimensione totalizzante e religiosa dell’inconscio. Una riflessione che non si limita a cogliere i nessi tra dimensione pulsionale e fenomeni sociali, ma che assume una portata squisitamente clinica. Una clinica per così dire “immaginale” che si assume il compito di conoscere i fondamenti simbolici delle altre culture non solo per fare onore a una pratica di cura e ospitalità nei confronti dei migranti, ma in senso ancora più vasto in quanto la clinica è innanzi tutto relazione con l’alterità. (…)
La psicoanalisi junghiana, che per anni ha cercato di legittimare e rifondare la propria efficacia clinica confrontandosi con le aree di ricerca post-freudiane, si ritrova oggi con sorpresa a vedere che sul tema del confronto con la dimensione religiosa proprio la clinica freudiana sta valorizzando creativamente e inconsapevolmente l’eredità di Jung. (…)
Parafrasando Panikkar si potrebbe così pensare alla psicoanalisi come a una ‘psicologia imparativa’ una psicologia cioè che, partendo dall’elaborazione continua di una propria prospettiva aperta, sia disposta a lasciarsi trasformare dall’incontro. La fluidità immaginale del terapeuta è una disponibilità a rileggere momento per momento la co-costruzione narrativa in uno spazio-tempo che ricorda la ‘tempiternità’ di cui parla Raimon Panikkar. E ciò che agisce di più è la disponibilità a fare insieme al paziente il viaggio verso la terra promessa dell’autenticità psichica, di cui nessun terapeuta può arrogarsi a priori la cittadinanza. (…)
Il magistrale saggio che Raimon Panikkar ci ha generosamente offerto apre questa raccolta contemplando il senso del mito. La sua lettura ha fatto da catalizzatore al progetto che ha animato questo libro. I contributi degli autori sono ricchissimi di prospettive e spunti anche contrastanti (…). Questa pluralità di punti di vista ben si addice a una raccolta sul confronto dialogale. Ed è in questa pluralità di riflessioni serie, appassionate e aperte che vale la pena di cogliere un segno di meta-noia, una disponibilità a coltivare i mitemi di liberazione. (…)
Oggi più che mai ci sembra necessario scommettere sulla pulsione di vita e sull’Eros, unica resistenza possibile di fronte alle forme avvilenti e omologanti della ‘cultura della pulsione di morte’. Nel confronto interculturale possiamo scoprire che – da finestre differenti – il dialogo col mito ci rivela qualcosa del volto del reale” (dal saggio introduttivo di Fabrice O. Dubosc).

Fabrice Olivier Dubosc. Psicologo analista e psicoterapeuta. Svolge ricerca sul rapporto tra narrazioni individuali e collettive e sul dialogo interculturale e interdisciplinare. Per La biblioteca di Vivarium ha pubblicato Così parlò Shehrazade. Trasgressione e conoscenza nelle Mille e Una Notte.

Il Pasto Sacro

Il Pasto Sacro

Autore/i: Bacchiega Mario
Editore: Bastogi Editrice Italiana
pp. 272, Foggia

Il «Pasto sacro», è il fenomeno stupefacente e sconcertante, per il quale gli uomini, fin dalla preistoria mangiano la divinità.
Mario Bacchiega, che è incaricato di storia delle religioni, esamina in modo rigorosamente scientifico le linee portanti del fenomeno ed il suo significato essenziale.
È la prima volta che, in uno studio monografico si affronta questa fenomenologia religiosa, senza le preoccupazioni derivanti da particolari religioni.
La via che l’autore apre, nella chiarificazione dell’istituto del «pasto sacro», non è la via psicologica, né quella psicanalitica, filosofica, sociologica, pur non escludendo queste discipline, che sono anzi presupposte interamente. È una via più radicale, che potremo dire esistenziale, pur non legandosi però a nessuna forma di esistenzialismo filosofico.
Il lettore, libero da pregiudizi, non potrà non subire la suggestione di una prospettiva cosi radicale. Ne sarà profondamente scosso. Sarà come afferrare, stupiti, qualcosa di fondamentale, nel coacervo delle dottrine, delle idee, delle religioni, delle teologie.

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CAPITOLO PRIMO
UNA TERMINOLOGIA DA CHIARIRE
1. Le cose al posto delle parole
2. Il fatto della conoscenza
a) conoscenza misterica
3. Approssimazione al sacro
a) il sacro oggi
4. In che cosa consiste la, così detta « materia », ed il, così detto, « spirito»
a) due corollari: che cosa sono le cose? Che cosa siamo noi?
CAPITOLO SECONDO
STRUTTURA DEL PASTO SACRO: L’ASPETTO DINAMICO
1. Le motivazioni del pasto sacro, ed i suoi sviluppi storici
2. La fame e il cibo
3. Sviluppi storici del pasto sacro
a) l’alimento, vegetale o animale, sorgenti sacre di energia
4. Un rito che incrementi le energie del pasto
5. La carne umana come sorgente esterna di energie
6. Ulteriori ricchezze del pasto cannibalico
7. La formazione della personalità dipende strettamente dal pasto
8. La storia del pasto è connessa alla storia della personalità e del « titanismo »
9. Il «titanismo », nella mitologia, è connesso al pasto mitico
10. Il« pasto rituale» è reperibile anche presso gli animali?
a) la fame animale è identica a quella dell’uomo
CAPITOLO TERZO
STRUTTURA DEL PASTO SACRO: L’ASPETTO STATICO
1. L’uomo che si fa «mangiare» dall’universo
2. L’uomo che si fa mangiare dagli dèi: significato ed esempi storici
3. Gli dèi si fanno mangiare dagli uomini
a) il senso della masticazione
b) un dio che si fa mangiare
c) esempi di divinità che si fanno mangiare dagli uomini
d) altro esempio di divinità disposta a farsi mangiare nella cena cristiana .
1) la pasqua ebraica
2) il banchetto degli esseri
3) la cena dei cristiani
CAPITOLO QUARTO
IL CIBO, ELEMENTO DEL PASTO SACRO
1. La scelta del cibo in relazione al sacro
2. Alcune ipotesi
3. Il pane e il vino: alimenti che avviano al sacro
a) il pane
b) il vino
c) il soma e l’haòma
d) vino e sangue
e) il pane e il vino: segni complementari
CAPITOLO QUINTO
LA LEGITTIMAZIONE AD OPERARE NEL SACRO
1. Le energie
a) l’energia, e i vari tipi di energia
b) le energie nell’uomo e nella natura
c) una prospettiva da correggere
2. La trasmissione delle energie, o « successione iniziatica »
a) l’iniziatore e l’iniziato
b) la « successione iniziatica » è un patrimonio universale
c) il punto sorgivo delle energie
3. Alcuni esempi di « successione» presso le varie religioni
a) nel giudaismo
b) presso i romani
c) nel buddismo
d) nel musulmanesimo
e) nell’induismo
f) nello shintoismo
4. Una «anatomia spirituale» per la circolazione delle energie
a) l’ « homo absconditus »
5. Il simbolismo religioso del serpente e dell’albero
a) il serpente
b) il serpente che guarisce
c) il serpente che elargisce la vita immortale
d) il serpente pericoloso
6. Il simbolo del serpente in India
7. La testa del serpente
CAPITOLO SESTO
LA TRASFORMAZIONE DEGLI ELEMENTI, NEL FENOMENO DEL PASTO SACRO
1. La «trasformazione» degli elementi del pasto, nell’area culturale cristiana
a) dall’inizio al Concilio di Trento
b) dopo il Concilio di Trento
2. La trasformazione della materia
a) momento soggettivo e oggettivo del fenomeno
b) la questione della forma e della sostanza
c) il pasto è stato trasformato
d) trasformazione e potenza

Jung e il Pensiero Orientale

Jung e il Pensiero Orientale

Autore/i: Coward Harold
Editore: La Biblioteca Di Vivarium
presentazione di Paulo Barone, prefazione dell’autore, introduzione di Joseph L. Henderson, con i contributi di J. Borelli, J. F. T. Jordens, J. Henderson, traduzione di Luciano Paoli e Maria Irmgard Wuehl. pp. 288, Milano

“In questi capitoli su Jung e lo yoga, Harold Coward presenta un resoconto molto necessario, chiaro e completo della relazione di C. G. Jung con le tradizioni religiose dell’India e, in una certa misura, di altre forme della spiritualità orientale. Insieme con i saggi successivi di J. Jordens e J. Borelli, egli ha mantenuto in ogni parte un giusto equilibrio tra la condivisione e la non condivisione del punto di vista di Jung sull’utilità della religione orientale per gli occidentali. Sono tutti d’accordo nel giustificare l’insistenza di Jung sul metodo empirico, ma sono in disaccordo là dove questi sembra rifiutare certi valori che l’Oriente offre all’Occidente.
Forse Jung affermò troppo spesso che il misticismo orientale del tipo rappresentato dagli Yoga Sutra di Patañjali non era adatto agli adepti occidentali? Non aveva lui stesso preso a prestito da quella fonte molti concetti psicologici, o non li aveva per lo meno usati per sostenere i propri? Perché egli non fu all’altezza di riconoscere il conseguimento del samadhi come conquista definitiva del risveglio spirituale? Il lettore può scoprire a vari livelli le risposte a queste domande al procedere delle osservazioni e delle riflessioni degli autori.
L’unica cosa che io posso aggiungere a questa trattazione è che è stata una fortuna per me partecipare frequentemente ai seminari in inglese di Jung a Zurigo negli anni ‘30, e che durante quel periodo ho assimilato gran parte del pensiero di Jung sul tema della religione e della sua relazione con la psicologia. Di conseguenza, diventando un analista junghiano, ho trovato spesso i miei pazienti in un conflitto generato dalla collisione tra psicologia e religione, là dove richiedono nel corso della terapia una comprensione speciale impossibile da trovare in alcun sistema filosofico. Ho imparato da Jung che se la psicologia non impara a risolvere conflitti di quel genere, probabilmente nient’altro lo farà nella nostra cultura. (…)
Forse (…) può trasmettere qualcosa della qualità paradossale dell’atteggiamento di Jung quando egli cercò di gettare un ponte sulla breccia che esisteva e tuttora esiste, anche se oggi in misura minore, tra il nostro utilizzo comportamentale della psicologia, il suo aspetto grossolano o stula, come direbbero in India, e il suo aspetto sottile o suksma, come è rappresentato dalla psicologia del Sé. È con questo concetto che Jung si accostò al tempio d’oro della saggezza orientale, ma col quale si astenne anche dall’entrarvi come adepto. A causa di questo bisogno di gettare un ponte tra tali opposti come anche di riconoscere la validità di entrambe le tradizioni del misticismo, il trascendente e l’immanente, non gli fu possibile entrare in quel tempio in una ricerca personale del samadhi. Anche se egli possedette certi attributi del guru rimase fondamentalmente un guaritore nella tradizione della scienza occidentale” (dall’Introduzione di Joseph L. Henderson).

John Borelli è Professore Associato e Rettore del Dipartimento di Studi Religiosi presso il College of Mount St. Vincent, Riverdale, N.Y., U.S.A. Suoi articoli sono apparsi in: Philosophy East and West, Ecumenical Trends, Thought.

Harold Coward è Professore di Studi Religiosi e Direttore di The Calgary Insitute for the Humanities, The University of Calgary, Calgary, Alberta, Canada. è autore di articoli e libri, tra cui: Bhartrhari, Sphota Theory of Language e Pluralism: Challenge to World Religions.

Joseph L. Henderson è membro fondatore ed ex-presidente del C. G. Jung Institute of San Francisco. è stato Professore di Psichiatria presso la Stanford University; attualmente svolge la sua attività di psicologo analista come libero professionista. è autore di “I miti antichi e l’uomo moderno” in L’uomo e i suoi simboli, a cura di C. G. Jung. Suoi contributi sono apparsi in numerose riviste tra cui: Psychological Perspectives e Journal of Analytical Psychology.

J. F. T. Jordens è Preside presso la Faculty of Asian Studies, The Australian National University, Canberra, Australia. è autore di molti articoli e libri tra cui: Dayananda Sarasvati: His Life and Times, e Swami Shraddananda: His Life and Causes.

Il Dio Solo

Il Dio Solo

Alle origini del monoteismo
Autore/i: Scarpelli Giacomo
Editore: Storia E Letteratura
premessa dell’autore. pp. XI-240, nn. tavv. b/n f.t., Roma

Dalla premessa dell’autore:
“Nessuna indagine culturale può ritenersi conclusa in se stessa, ed è quindi naturale e auspicabile che prolifichi e si evolva. Tuttavia, quando un editore offre a un autore l’opportunità di ripubblicare una sua opera, può talvolta accadere che l’autore sia colto dalla tentazione di riscrivere il testo di sana pianta. Per quanto riguarda Il Dio Solo, ho apportato limitati accrescimenti rispetto alla prima tiratura mondadoriana del 1997, senza aver toccato il contenuto.
Questa nuova edizione contiene, dunque, a parte tal une minime modifiche, un’integrazione della bibliografia e dell’indice analitico comprensivo delle voci che figurano nelle note) e la riproduzione nell’apparato illustrativo di una mappa sahariana (accanto a quella del Mediterraneo Orientale), in riferimento alle preistoriche pitture rupestri che possiamo interpretare come le più remote prefigurazioni di un Signore della Natura con sembianze umane.
Il Dio Solo è un viaggio filosofico-religioso che si snoda all’indietro nelle epoche, ma qui, nel prospettare alcuni aggiornamenti, seguirò l’andamento cronologico. Individuato un punto d’origine dell’antropomorfizzazione della divinità tra le sabbie del Sahara, il primo personaggio storicizzabile in cui ci s’imbatte è Abramo. Il tentativo di documentarne la sua personale fondazione monoteistica si deve all’archeologo Leonard Woolley; il quale ebbe tra i suoi collaboratori oltre a Max Mallowan (poi marito di Agatha Christie) e a Thomas Edward Lawrence, anche il fratello minore di quest’ultimo, Arnold Walter.[…]”

Il Sacro

Il Sacro

Sull’irrazionale nell’idea del divino e il suo rapporto con il razionale
Autore/i: Otto Rudolf
Editore: Morcelliana
edizione italiana e introduzione a cura di Aldo Natale Terrin, revisione e note a cura di Riccardo Nanini. pp. 256, Brescia

Il sacro, pubblicato per la prima volta nel 1917 e qui presentato in una nuova edizione a cura di Aldo Natale Terrin, è uno dei libri più letti e discussi del XX secolo.
Vissuto nella stessa “armonia dei contrasti” con cui è descritta l’esperienza religiosa , nacque in un contesto “teologico” di apertura alla scienza delle religioni ma fu per lo più disconosciuto dalla teologia; mostrò un impianto filosofico divenuto paradigmatico ma fu in molti casi discriminato dai filosofi della religione. Una problematicità che riesce a dare fisionomia universale all’esperienza religiosa: declinata al plurale, essa ripete in tutte le religioni del mondo la domanda originaria sul numinoso, mysterium tremendum, fascinans, che è l’irrazionale a fondamento del sentire religios o stesso, e sulla sua traducibilità in conoscenza, linguaggio, concetto.
Se il mistero del senso è irrazionale, v’è un senso del mistero che è razionale: questa è la sua dialettica intrinseca. È una fenomenologia del religioso che si declina dal punto di vista teologico come “teologia negativa” – è la mistica, che indica l’eccedenza del religioso come ineffabilità assoluta –, da quello filosofico come apriori – categoria mutuata da Kant e Schleiermacher – e dal punto di vista storico-critico com e modello comparatistico fra le diverse religioni.
Tre linee di sviluppo che continuano a far sentire i loro effetti nello studio dell’oggetto religioso, e rendono questo libro un classico, perché in esso si trovano le nozioni guida per l’interpretazione del fenomeno religioso e perché in esso è ancora viva quella singolare inquietudine – tra finito e infinito – che alimenta la ricerca umana.

Rudolf Otto (1869-1937) è stato uno dei maggiori pensatori tedeschi, la cui opera fonda mentale – Il sacro – è diventata il paradigma interpretativo del fatto religioso nella sua totale autonomia, segnando gli studi di filosofia della religione.

Aldo Natale Terrin, docente all’Università Cattolica di Milano, all’Università di Urbino e all’Istituto di Liturgia pastorale di S. Giustina a Padova, ha pubblicato presso la Morcelliana:
Il rito. Antropologia e fenomenologia della ritualità (1999);
Mistiche dell’Occidente. New Age, Orientalismo, Mondo Pentecostale (2001);  Religione e neu roscienze. Una sfida per l’antropologia culturale (2004); L’Oriente e noi. Orientalismo e postmoderno (2007); La religione. Temi e problemi (2008).

Le Mistiche Orientali

Le Mistiche Orientali

Autore/i: Odier Daniel; de Smedt Marc
Editore: Promolibri Polis
pp. 248, Torino

Questo saggio sulle mistiche orientali offre una lucida sintesi delle cinque grandi correnti di pensiero che ci giungono dall’Oriente (Induismo, Buddhismo, Taoismo, Ebraismo e Islamismo), illustrando altresì l’influenza culturale e spirituale che esse hanno esercitato sull’Occidente. Soltanto ora si comincia a intravvedere quanto tale influenza abbia arricchito il nostro patrimonio artistico e la nostra creatività. sviluppando in noi l’entità umana che sarà capace, ci auguriamo, di vivere su quello che Edgar Morin chiama “il vascello spaziale Terra”.
Si tratta di un contributo interessante al conseguimento della consapevolezza che la cultura attuale è una nelle sue differenze e che soltanto l’assimilazione di ogni informazione sulle conquiste spirituali di questo pianeta ci permetterà di lottare con saggezza contro i fanatismi per proteggere la sopravvivenza e l’evoluzione della specie umana.

Il Peccato Originale è una Favola?

Il Peccato Originale è una Favola?

Autore/i: Efrem Bettoni
Editore: Nuova Accademia
premessa dell’autore. pp. 136, Milano

I problemi discussi in questo libro hanno una impostazione moderna e spregiudicata.
Osservando il quadro forse suggestivo ma sicuramente sconcertante delle inquietudini che agitano gli uomini del nostro tempo, l’autore risale ai motivi che le hanno determinate, alle fonti stesse della vita. Darwin aveva ragione? E tutto quanto ci ha insegnato la Chiesa è soltanto una colossale finzione? Le grandi scoperte scientifiche del nostro tempo smentiscono in tutto o in parte la Rivelazione?
Dietro la facciata del progresso umano, delle scoperte e applicazioni geniali, in effetti cosa c’è? Malgrado tutto gli uomini dimostrano di non conoscere ancora se stessi e di aver dimenticato l’ammonimento di Cristo: «Che giova all’uomo conquistare tutto il mondo, se l’anima sua poi ne patisce danno?».

Nella Stanza dell’Analista Junghiano

Nella Stanza dell’Analista Junghiano

Stili e metodi di lavoro analitico a confronto
Autore/i: AA. VV.
Editore: La Biblioteca Di Vivarium
a cura di Maria Irmgard Wuehl. pp. 392, nn. tavv. a colori f.t., Milano

Non è la descrizione della stanza fisica, che pure è un segno importante della personalità del singolo analista, l’obiettivo di questo testo. Questo lavoro a più voci è nato con l’intento di portare all’esterno ciò che un terapeuta junghiano oggi fa nella sua stanza d’analisi con i suoi metodi, la sua Stimmung e la sua personalità. L’intento è quello di poter ridefinire in qualche modo ciò che Jung ha detto della psicoterapia attraverso la testimonianza diretta di analisti junghiani; far uscire il lavoro junghiano da quei pregiudizi che spesso lo considerano un approccio quasi-religioso o solo simbolico, inapplicabile alle vere e reali psicopatologie dei nostri pazienti.
Secondo lo stesso Jung non esiste una teoria, un metodo particolare, ma è soprattutto la “personalità del terapeuta il grande fattore curativo della psicoterapia” (Opere, vol. 16).
E’ in questa prospettiva che Jung ha formulato la richiesta, quando esercitava il ruolo di presidente dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale negli anni 1910-14, che ogni analista fosse analizzato, dando così l’avvio all’analisi didattica.
Ogni analista risponderà con la sua equazione personale, i suoi valori, con la sua struttura psicologica che gli farà scegliere tra le teorie, i metodi che costituiranno il suo “stile di lavoro” personale.
Nel suo lavoro l’analista dovrà unire allo studio clinico una vasta conoscenza di altre tecniche e orientamenti psicologici, perché, come dice Jung: “(…) quanto più si approfondisce la comprensione della psiche, tanto più ci si convince che la multiformità e la multidimensionalità della natura umana richiedono la massima varietà di metodi e punti di vista per rispondere alla varietà delle disposizioni psichiche” (Opere, vol. 11).
Ma che vuol dire oggi essere analisti junghiani?
Forse è aver compreso che la cura della patologia dei nostri pazienti non consiste solo in un rifornimento parentale mancante, in una correzione del blocco evolutivo conseguente a carenze legate a un ambiente reale dell’infanzia: il paziente sperimenta così nella relazione analitica nuovi modelli relazionali da affiancare a quelli patologici, ma questi rimangono comunque intrasformabili. La cornice teorica junghiana invece rimanda alla autorealizzazione dell’inconscio e offre al paziente un modello intra- psichico in una prospettiva di trasformazione.

Con contributi di:
Rossella Andreoli / Rita Bruschi / Enrichetta Buchli / Ferruccio Cabibbe / Susanna Chiesa / Silvia Di Lorenzo / Saverio Falcone / Elisabetta Franciosi / Marco Garzonio / Vittorio Lingiardi / Romano Màdera / Adriana Mazzarella / Robert Mercurio / Anna Panepucci / Alberto Spagnoli / Lorenzo Zipparri

Residenze e Culti

Residenze e Culti

in età tardoantica
Autore/i: Sfameni Carla
Editore: Scienze e Lettere
presentazione di Domenico Vera, premessa dell’autrice. pp. 298, 40 figure in b/n, Roma

Nell’ambito degli studi sull’edilizia residenziale tardoantica, il tema del riconoscimento di manifestazioni di “religiosità domestica” risulta generalmente poco indagato, a causa di molteplici difficoltà oggettive, da ascrivere da una parte a lacune nella documentazione archeologica e dall’altra a problemi di interpretazione della documentazione stessa, soprattutto per quanto riguarda le decorazioni e/o l’arredo scultoreo. Un’indagine sul ruolo della religione nei contesti domestici delle diverse epoche risulta tuttavia di estremo interesse per la conoscenza della mentalità e delle credenze dei proprietari delle residenze urbane e rurali. In età tardoantica, quando si assiste all’affermazione graduale del cristianesimo ed al convergere e coesistere di tradizioni religiose differenti, il tema acquista una rilevanza particolare. Questa ricerca intende dunque offrire un contributo alla discussione scientifica attuale su questi argomenti, facendo il punto sulla principale documentazione esistente in vari contesti del mondo romano sia di ambito urbano che rurale, con particolare attenzione alle testimonianze delle domus di Roma. Tenendo conto sia di elementi architettonico-strutturali che di dati ricavabili dagli apparati decorativi, nel volume si affrontano i problemi interpretativi connessi alla presenza di luoghi di culto “pagani” nell’ambito delle residenze tardoantiche; si analizzano poi le questioni storico-archeologiche relative ad attestazioni del culto cristiano all’interno o in connessione con domus e ville. Si prendono così in considerazione tematiche che spaziano in ambiti disciplinari diversi, dall’archeologia alla storia delle religioni, dalla storia del cristianesimo e della prima arte cristiana alla storia economico-sociale e culturale in senso lato dell’età tardoantica.

Carla Sfameni è ricercatrice presso l’Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico (ISMA) del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Ha prestato servizio come funzionario direttivo archeologo presso il Museo Archeologico Regionale della Villa del Casale di Piazza Armerina. È membro del consiglio scientifico del Centro interuniversitario di studi sull’edilizia abitativa tardoantica nel Mediterraneo (CISEM) e della Società italiana di Storia delle Religioni. Le sue linee di ricerca principali riguardano, da una parte, le ville romane, con attenzione per gli aspetti storico-economici e socio-culturali, oltre che architettonici, decorativi e iconografici, in collegamento allo studio delle domus e degli altri tipi di edifici “residenziali” coevi, mentre, dall’altra, sono rivolte a tematiche storico-religiose ed in particolare al fenomeno della magia nel mondo tardoantico, attraverso lo studio delle gemme cosiddette appunto magiche. Tra le sue pubblicazioni principali, si segnalano le monografie Ville residenziali nell’Italia tardoantica, Bari, Edipuglia, 2006 e Magia e culti orientali. Per la storia religiosa della tarda antichità (con E. Sanzi), Cosenza, Lionello Giordano Editore, 2009.

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PRESENTAZIONE di Domenico Vera
PREMESSA
RINGRAZIAMENTI
INTRODUZIONE
1. Nuove ricerche sull’edilizia residenziale tardoantica 2. Gli studi sui culti domestici romani: status quaestionis 3. Divinità e culti domestici 4. I luoghi dei culti domestici nelle fonti letterarie 5. Le attestazioni archeologiche delle città vesuviane 6. La documentazione sui culti domestici in altre aree del mondo romano 7. Mitrei e residenze 8. Limiti cronologici ed obiettivi di questa ricerca
1. RESIDENZE E CULTI “PAGANI” TRA FONTI LETTERARIE E DOCUMENTAZIONE ARCHEOLOGICA
1. I culti “pagani”: il problema di una definizione 2. I culti domestici “pagani” nelle fonti letterarie 3. Lararia, sacraria ed altri spazi per i culti “pagani” all’interno di domus e ville tardoantiche 3.1. Testimonianze di culti nelle domus tardoantiche di Roma 3.2. Lararia e sacraria di Ostia 3.3. Testimonianze di culti nelle domus di Atene e Corinto 3.4. Lararia e sacraria nelle ville: gli esempi di Piazza Armerina e Mediana 3.5. I luoghi dei culti “pagani” nelle residenze tardoantiche: considerazioni d’insieme 4. Ville, templi e mausolei: questioni interpretative
2. IL CULTO CRISTIANO IN CONTESTI DOMESTICI: LA PROBLEMATICA STORICO-ARCHEOLOGICA
1. Tra domus ed ecclesiae: questioni sull’uso cristiano degli spazi domestici 2. Cappelle e oratori domestici: la documentazione archeologica 2.1. Spazi di culto cristiano nelle domus di Roma 2.2. Altre testimonianze di “cappelle” in contesti domestici 2.3. Cappelle ed oratori nelle dimore urbane e rurali: qualche osservazione 3. Edifici di culto cristiano in contesti “privati”: la problematica storico-archeologica 4. Domus, ville e monasteri tra fonti letterarie e documentazione archeologica
3. IMMAGINI, IDENTITÀ RELIGIOSE E LUOGHI DI CULTO DOMESTICI TRA PAGANI E CRISTIANI
1. Questioni generali 2. Gli apparati decorativi come indicatori del culto: problemi interpretativi 3. Elementi cristiani nella decorazione di ville e domus tardoantiche 3.1. La documentazione delle ville 3.2. La documentazione delle domus 4. Immagini e identità religiose tra fonti letterarie e testimonianze iconografiche
4. VERSO UN’INTERPRETAZIONE
1. Tra archeologia e storia 2. L’aristocrazia tardoantica a Roma tra “pagani” e cristiani 3. L’archeologia dei culti domestici in età tardoantica: una questione aperta
ABBREVIAZIONI
BIBLIOGRAFIA
EDIZIONI DI RIFERIMENTO PER LE PRINCIPALI FONTI ANTICHE
INDICE DELLE FONTI
INDICE DEI NOMI
INDICE DEI LUOGHI E DEGLI EDIFICI NOTEVOLI
ILLUSTRAZIONI

Antisemitismo

Antisemitismo

Autore/i: Zolli Eugenio
Editore: Edizioni San Paolo
prefazione dell’autore, nota e cura di Alberto Latorre. pp. 320, Cinisello Balsamo (Milano)

Al termine della seconda guerra mondiale, quando non gli erano ancora noti gli orrori dei campi di sterminio nazisti, Eugenio Zolli pubblicò questo volume volto a delineare la storia dell’antisemitismo dalle origini del popolo di Israele fino agli eventi allora più recenti. Il risultato è un’appassionata disamina che mette a nudo le radici profonde dell’odio e delle persecuzioni antiebraiche nel corso dell’antichità e lungo duemila anni di cultura europea, con particolare riferimento ai fermenti pseudointellettuali dell’Ottocento e del primo Novecento. Un’insofferenza che non trova le sue fondamenta solo nel fenomeno nazista – come dimostra, tra gli altri numerosi esempi, la rievocazione dell’affare Dreyfus -, ma che percorre la società e il pensiero europei nel corso dei secoli, manifestandosi con odiosa brutalità nella prima parte del «secolo breve».
La precisa collocazione temporale di quest’opera assume poi un’ulteriore valenza. Antisemitismo vide la luce pochi mesi dopo il battesimo di Zolli, e probabilmente la sua stesura s’intreccia almeno in parte con il percorso che lo ha portato ad aderire al cristianesimo. Quello dei rapporti tra conversione, antisemitismo e intolleranza è dunque un tema su cui l’Autore s’interroga ripetutamente con passione e fermezza. Un’opera coraggiosa che vale la pena rileggere oggi con occhio attento alle vicende del passato e del presente.

Le Piante Medicinali del «Corpus Hippocraticum»

Le Piante Medicinali del «Corpus Hippocraticum»

Autore/i: Aliotta Giovanni; Piomelli Daniele; Pollio Antonino; Touwaide Alain
Editore: Guerini E Associati
pp. 496, nn. tavv. a colori f.t., Milano

Il sapere di Ippocrate circa la cura di molte malattie attraverso l’utilizzo di piante medicinali si è tramandato nei secoli attraverso gli erboristi medievali, poi nel Rinascimento, fino al sistema di classificazione delle piante di Linneo e alla scienza moderna. In questo volume viene proposta una sistematizzazione di tutte le piante e specie botaniche citate nei testi ippocratei. Sono presentate le schede di tutte le piante con le loro proprietà medicinali, un indice delle affezioni e le modalità d’uso nella cura delle singole malattie.

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