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  • Seminario Teorico Esperienziale di Iniziazione al Mantra Madre
  • Selezione di volumi Aseq Editrice

    Selezione di volumi

    Castelli Medievali

    Castelli Medievali

    Autore/i: Settia Aldo A.
    Editore: Il Mulino
    premessa dell’autore. pp. 184, Bologna

    Il romanticismo ci ha lasciato in eredità un Medioevo pieno di castelli popolati di dame e cavalieri. Ma in effetti i castelli, insieme alle chiese, sono di fatto quanto è possibile ancora oggi osservare di quei secoli remoti. Opera del maggiore specialista della storia delle fortificazioni e della guerra medievale, questa mirabile sintesi racconta come a partire dal terzo secolo, quando l’impero diventa teatro di scorrerie dei barbari, prenda piede la necessità di difendere fortificandoli i confini e poi le città e le comunità minori, prima con terrapieni e palizzate e via via con strutture murate. Dal X secolo, sviluppo economico e insicurezza esterna e interna generano un vasto fenomeno di incastellamento. Il castello, struttura difensiva, sarà quindi per secoli l’organizzatore del territorio e il perno del modo di combattere, fino a che nel Quattrocento l’evoluzione della guerra con le nuove armi da sparo ne decreterà la trasformazione e il declino.

    Aldo A. Settia ha insegnato Storia medievale all’Università di Pavia. Tra i suoi libri segnaliamo «Castelli e villaggi nell’Italia padana: popolamento, potere e sicurezza fra IX e XIII secolo» (Liguori, 1984), «Proteggere e dominare: fortificazioni e popolamento nell’Italia medievale» (Viella, 1999), «Rapine, assedi, battaglie. La guerra nel Medioevo» (Laterza, nuova ed. 2014) e «Tecniche e spazi della guerra medievale» (Viella, 2016).

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        Premessa
        I. Castrum e castellum
        II. Prime generazioni
        III. L’età dell’incastellamento
        IV. Fondatori, detentori e signori
        V. Sulla roccia e tra le acque
        VI. Tempo di fossati e palizzate
        VII. «Sono pietra, non legno»
        VIII. Castelli e torri
        IX. Abitare nel castello
        X. Le innovazioni del secolo XII
        XI. Il «dongione»
        XII. Palatium castri: un modello regio?
        XIII. «Turris magna ac fortissima»
        XIV. «Castelli deposito» e fortificazioni di rifugio
        XV. Pro e contro la città
        XVI. Caseforti urbane e di campagna
        XVII. Adeguamento e tramonto del castello
        Letture consigliate
        Indice dei nomi
        Indice dei luoghi

    Santi e Culti dell’Anno Mille

    Santi e Culti dell’Anno Mille

    Storia e leggende tra cultura dotta e religiosità popolare
    Autore/i: Golinelli Paolo
    Editore: Mursia
    introduzione dell’autore. pp. 238, nn. tavv. a colori f.t., Milano

    «Quella dei santi era una contestazione silenziosa, ma che non sfuggiva però a chi aveva tutt’altra condotta di vita e ai potenti. Cercavano di ucciderli o di rapirli.»
    Di fronte alla crisi della Chiesa feudale, con il papato in balia delle nobili famiglie romane e un clero sempre più secolarizzato, intorno al Mille si ebbe una forte reazione spirituale, con figure ascetiche che si affermarono come santi, introducendo diversi e radicali modi di vivere il rapporto col sacro.
    Attraverso una nuova lettura di questi personaggi e dei loro rapporti, Paolo Golinelli ricostruisce, con un linguaggio vivace e accattivante, un mondo aperto al soprannaturale e al meraviglioso, dove ogni piccolo avvenimento induceva a pensare al miracolo, soprattutto per chi aveva bisogno di protezione.
    Il discorso si allarga quindi alla religione popolare, in narrazioni che, seppur spiegate razionalmente, possono ancora affascinare i lettori di oggi.

    Paolo Golinelli, docente di Storia Medievale nell’Università degli Studi di Verona, si occupa principalmente del rapporto tra religione e società nel Medioevo, percorso attraverso le fonti agiografiche e alcuni tra i personaggi più emblematici del tempo. Tra i suoi ultimi libri, L’ancella di san Pietro. Matilde di Canossa e la Chiesa (2015), e pubblicati con Mursia: Celestino V. Il papa contadino (2007), Matilde e i Canossa (2007), Il Medioevo degli increduli (2009), Medioevo Romantico (2011), Terremoti in Val Padana (2012), Un millennio fa (2015), Breve storia di Matilde di Canossa (2015).

    Tarot – A. E. Waite

    Tarot – A. E. Waite

    Autore/i: Waite Arthur Edward
    Editore: AGMüller
    78 cartes de Tarot et un livre de instructions détaillé pp. 96, Allemagne

    Les fameuses cartes de Tarot de Arthur Edward Waite et Pamela Colman Smith.

    Il Sè e i Suoi Strumenti di Espressione

    Il Sè e i Suoi Strumenti di Espressione

    Autore/i: La Sala Batà Angela Maria
    Editore: Armonia E Sintesi
    pp. 136, Roma

    In questo libro è presentata la complessa costituzione interiore dell’uomo, secondo la visione delle antiche dottrine esoteriche. È molto importante, per chi voglia realmente percorrere il sentiero dell’autorealizzazione spirituale, conoscere questa costituzione interiore che presenta l’uomo come “un’unità nella molteplicità”, e cioè come un essere di origine divina, chiamato il Sé, che si riveste di vari involucri o “corpi” per potersi esprimere nei vari piani della manifestazione.
    In maniera chiara e semplice, l’Autrice descrive la natura e le funzioni di questi “corpi” mettendo in risalto il fatto che attraverso di essi il Sé può esprimersi e “individualizzarsi”, producendo nello stesso tempo una trasformazione e una sublimazione della materia di cui essi sono composti. In tal modo si realizza il vero scopo dell’uomo, che è quello di riunire in se stesso Spirito e Materia e produrre gradualmente il passaggio dal quarto al quinto regno, quello degli Uomini Realizzati, capaci di collaborare con il Piano Divino.

    Angela Maria La Sala Batà,laureata in Lettere e Filosofia, è stata allieva e collaboratrice di Roberto Assagioli. Ha seguito gli insegnamenti della scuola di sviluppo interiore fondata da Alice A. Bailey ed ha in seguito approfondito i suoi studi e le sue ricerche attingendo alla saggezza di vari Maestri occidentali ed orientali ed in particolar modo da Sri Aurobindo. Dedica la sua vita da oltre cinquant’anni alla diffusione dei risultati di queste sue ricerche ed esperienze interiori, scrivendo libri, e tenendo gruppi corsi e seminari.

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    Capitolo I
    Scopo dell’incarnazione del Sé
    Capitolo II
    Personalità e individualità
    Capitolo III
    Gli strumenti di espressione del Sé
    Capitolo IV
    II corpo fisico-eterico (1° parte)
    Capitolo V
    Il corpo fisico-eterico (2° parte)
    Capitolo VI
    Il corpo astrale o emotivo
    Capitolo VII
    Il corpo astrale nel sonno e dopo la morte
    Capitolo VIII
    Il corpo mentale
    Capitolo IX
    I livelli superiori del mentale
    Capitolo X
    Purificazione e perfezionamento degli strumenti di espressione del Sé
    Capitolo XI
    La via dell’azione consacrata (o Karma yoga)
    Capitolo XII
    La via della sublimazione delle emozioni (o Bhakti yoga)
    Capitolo XIII
    La via della conoscenza (o Jnana Yoga”)
    Capitolo XIV
    La via della sintesi (o Yoga integrale)
    Capitolo XV
    Dal’ IV al V Regno
    Bibliografia

    Tibet

    Tibet

    Storia della tradizione, della letteratura e dell’arte
    Autore/i: Richardson Hugh; Snellgrove David
    Editore: Luni
    prefazione degli autori, traduzione di Giuditta Sassi. pp. 448, nn. tavv. b/n, Milano

    Sulla sua montagna di Yarlung discese un Re divino, per mezzo di una corda celeste, unì sotto il suo comando il Tibet e ne fece un regno potente e agguerrito, temuto persino dal grande e solido Impero cinese, a tal punto che per scongiurarne il pericolo una graziosa e nobile principessa cinese venne offerta in moglie a uno dei suoi successori. È da quel momento che il Buddhismo cominciò a penetrare in Tibet e ad affermarsi sempre più ampiamente, conquistando il cuore del suo popolo estremamente determinato, abile e laborioso, disposto a compiere pericolosi e ardui viaggi e a sostenere secoli di studio e approfondimento per possederne a fondo la dottrina. Dopo la caduta della monarchia, il Buddhismo si estese a macchia d’olio sull’intero paese, ramificandosi in diverse Scuole e Ordini, e amalgamando in sé la tradizione tibetana originaria, in modo da divenire qualcosa di assolutamente unico e originale, dotato di forza tenace e di principi profondi, sentito da tutto il popolo come la propria ragione di vita, a un punto tale che persino le dominazioni straniere da parte dei mongoli e dei cinesi della dinastia Manciù lo lasciarono quasi indifferente. Le costruzioni, le opere d’arte, le sculture, i dipinti, le produzioni letterarie, erano tutte permeate dall’ideologia buddhistica, e anche in campo politico erano le autorità dei grandi monasteri che dirigevano lo Stato. Questo non impedirà tuttavia ai tibetani essere un popolo aperto e disponibile verso i visitatori stranieri e le tradizioni diverse dalla loro. Solo i contatti con il mondo moderno li spinsero a chiudersi in se stessi e respingere qualsiasi interferenza straniera; nell’isolamento in cui si vennero a trovare furono accolti completamente alla sprovvista dall’invasione della Cina rossa e nessuno Stato intervenne il loro difesa, cosicché questo paese si trova ora sul punto di perdere tutto ciò che resta della sua civiltà, con il pretesto dell’introduzione del benessere moderno.
    Questo libro vuole essere una testimonianza della ricchezza della tradizione tibetana e un appello perché essa non sprofondi e non svanisca inghiottita dalla marcia vorticosa del cosiddetto «progresso». Può caratterizzare abbastanza bene lo spirito di questo scritto ciò che dicono gli autori nel loro testo: «I cambiamenti che hanno avuto luogo in Tibet nel corso degli ultimi anni sono decisamente irrilevanti di fronte alla materia di questo libro».

    Scritto a quattro mani da Richardson e Snellgrove (quest’ultimo allievo di quell’onnisciente tibetologo che fu Giuseppe Tucci), questo libro ha la fondata ambizione di essere una testimonianza della ricchezza e dell’intellettualità profonda della tradizione tibetana. Esso è stato scritto per essere un appello lanciato all’«esterno», affinché non svanisca una civiltà che rischia di essere travolta dalla marcia vorticosa di quello che l’Occidente chiama «progresso».

    Ich Tig’Pa Ka Né San Zon’G

    Ich Tig’Pa Ka Né San Zon’G

    I sincretismi medico-religiosi afro-americani
    Autore/i: Ruggero Massimo
    Editore: Prometheus
    introduzione di Francesco Surdich pp. 114, Milano

    Nella particolare congiuntura storico-culturale che stiamo vivendo, contrassegnata da sempre più diffuse, quanto preoccupanti ed incontrollabili, forme di intolleranza alimentate da un arrogante e strumentale rifiuto ad accettare le diversità, deve essere accolto con particolare attenzione tutto ciò che può richiamare in qualche modo l’importanza dei fenomeni di sincretismo, punto di arrivo e di partenza al tempo stesso di complessi intrecci e di reciproci scambi fra culture di diversa provenienza.

    Uno dei casi già ricchi di significato da questo punto di vista si può considerare l’incontro, realizzatosi nell’area dei Caraibi, in seguito alla conquista ed alla colonizzazione europea di questi territori, fra la tradizione culturale africana diffusa dalle centinaia di migliaia di negri che furono trasportati come schiavi in quelle isole nei secoli della tratta, e le preesistenti culture indigene. Tutto ciò si manifestò ed espresse soprattutto nell’ambito della realtà medico-religiosa che, in questo fecondo rapporto di interscambio culturale, favorì lo sviluppo di sistemi magico-medico-religiosi che vanno dal vodu haitiano alla quimbois della Martinica e delle Guadalupe, per poi assumere valenze di carattere strettamente sociale e religiose nel caso della cultura Rasta e del Myalismo della Giamaica. L’analisi antropologica della realtà storica sviluppata da Massimo Ruggero riporta le cause di un problema etico sociale al significato proprio di cultura, dove appare ancor più evidente sempre più il sostanziale fallimento di una colonizzazione forzata che non poté certo venire assorbita e sincretizzata, senza gravi traumi, nell’assetto culturale delle etnie locali indie. Encomienda, evangelizzazione o colonizzazione, il vero problema delle società caraibiche era comunque la debolezza “costituzionale” dei popoli indiani. I primitivi Tainos di Hispaniola rappresentavano infatti un popolo fragile, sprovvisto di vigore, perché sottoalimentato e in condizioni costanti di stentata sopravvivenza, per cui per il loro scarso rendimento lavorativo sarebbero stati progressivamente rimpiazzati nei lavori duri dagli schiavi africani.

    Appare quindi pienamente giustificabile il versante dal quale l’autore affronta il problema storico, legandolo anche alla questione razziale e all’instaurazione delle nuove istituzioni socio-economiche introdotte dagli Europei. Si è trattato dI un processo che ha visto come attori protagonisti del palcoscenico storico Indiani caribi ed aruachi, conquistadores spagnoli e schiavi africani, e che presupponeva l’avvicinamento culturale in terra d’America delle realtà afro-americane al mondo europeo. I più puri interessi di natura economica si sono intrecciati indissolubilmente alle realtà etniche locali, gettando in breve tempo i presupposti del genocidio perpetrato ai danni dei Caraibi. Da qui l’esigenza di un’ampia analisi antropologica che l’autore dedica alle popolazioni indio-africane, quasi a voler rimarcare quell’iter storico e sociologico che ha permesso l’instaurarsi del sistema di encomienda nelle colonie americane.

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    Introduzione di Francesco Surdich

    Cap. I – MITI E STORIA DELLE ORIGINI AFRO-AMERICANE. DUE ESPRESSIONI CULTURALI A CONFRONTO NEI CULTI VODU

    1.1 Origini e storia dei culti vodu, 9 – 1.2 Chi sono i vodu, 12 – 1.3 Le concezioni del mondo sovrannaturale vodu dall’area guineiana, 24 1.4 Il Vodu Americano: un grido comune di libertà, 31 – 1.5 La cultura del marronaggio nelle generazioni in America, prima e dopo il servilismo coloniale. Continuità con la tradizione africana o nuove creazioni sincretistiche?, 42 – Note al capitolo I, 46

    Cap. II – PRATICHE MEDICHE, MAGIA E STREGONERIA APPLICATA. LE FIGURE DEGLI HUNGAN, BOKOR, QUIMBOISEUERS E MÉDECIN FEUILLES

    Introduzione al concetto di malattia e medicina nella tradizione afroamericana, 48 – 2.1 Gli aspetti terapeutici della medicina teologica: l’effetto placebo, 49 – 2.2 La medicina psico-somatica: psichiatria e aspetto terapeutico dei riti vodu, 55 2.3 La fitoterapia, 62 – Note al capitolo II, 69

    Cap. III – I SINCRETISMI RELIGIOSI E MAGICI

    3.1 Tra presente e tradizione: un modello religioso che funziona., 71 3.2 Vodu e Cristianesimo tra miti e storia: loa e santi, 83 – 3.3 Cattolicesimo e Protestantesimo: il vodu e le religioni nere protestanti caraibiche tra deformazioni e sincretismi tradizionali come strumenti di lotta, 88 – 3.4 Tradizioni e folclore, tra realtà ed immaginario collettivo: la magia e la stregoneria caraibica., 97 – Note al capitolo III, 107

    Bibliografia Generale

    I Letterati e lo Sciamano

    I Letterati e lo Sciamano

    L’Indiano nella letteratura americana dalle origini al 1988
    Autore/i: Zolla Elémire
    Editore: Marsilio
    introduzione e cura di Grazia Marchianò, prefazione dell’autore. pp. 448, Venezia

    Una morfologia delle civiltà indiane d’America è assai più di una mera registrazione storica della conquista coloniale di quel continente negli ultimi cinque secoli, del tentativo sistematico da parte bianca di ripulsa e oblio dei forzieri di una sapienza atavica, che nessuna indagine etnologica aveva mai colto nel profondo né voluto immettere nei repertori della cultura dominante. Nel lontano 1969 Elémire Zolla ricostruiva ne I letterati e lo sciamano la tregenda subìta dagli Indiani ma anche la sfaccettata ricchezza simbolica e metafisica di una vita tradizionale inscritta sciamanicamente tra la terra e il cielo. Lo fece esumando per la prima volta testimonianze e scritti, talvolta eccelsi, degli stessi Indiani, che negli ultimi cento anni si sono conquistati un posto di assoluta eminenza nella letteratura americana. Questa ristampa dell’opera, salutata al tempo in Nord-America come una rivelazione, è arricchita da una congerie di scritti zolliani del ventennio 1968-1988 dove spicca la trascinante vicenda del narratore antropologo Carlos Castaneda alle prese con il maestro yaqui che lo inizia al potere magico nei deserti del Nuovo Messico.

    Elémire Zolla (Torino 1926 – Montepulciano 2002) è autore di un’opera saggistica monumentale e poliedrica che Marsilio, per la cura di Grazia Marchianò, inizia a ripubblicare sistematicamente a partire dall’anno in cui ricorre il primo decennale della morte. Esploratore degli orienti del pensiero nei luoghi più disparati del pianeta, acuto interprete e sintetizzatore di saperi, ha tracciato nei suoi libri una via alla conoscenza e alla comprensione di sé. Ordinario di Letteratura americana all’Università La Sapienza di Roma, il suo insegnamento è oggi tesoreggiato dal Gruppo di giovani studiosi affiliato all’a.i.r.e.z., l’ Associazione di ricerca intitolata a Zolla.

    Grazia Marchianò Estetologa e orientalista di origine arbëresh, dottore honoris causa presso la Open University, Edimburgo, iniziata in Giappone al buddhismo esoterico shingon.

    Le Avventure Dell’Alessandrino

    Le Avventure Dell’Alessandrino

    Autore/i: al-Hamadani Badi al-Zaman
    Editore: Marietti
    presentazione di Francesco Gabrieli, testo arabo, traduzione, introduzione e note di Valentina Colombo pp. X-240, Genova

    Nel X secolo, periodo storico contraddistinto dalla decadenza politica, si assiste al fiorire di grandi opere letterarie, tra le quali spicca il capolavoro di Hamadani, formato da una serie di brevi componimenti in prosa rimata e ritmata, la cui stesura iniziò verso il 990 e probabilmente si protrasse per molti anni.

    Attraverso il doppio racconto del narratore all’autore, e di quest’ultimo ai lettori, l’opera riporta le traversie, le macchinazioni e i discorsi di Abu al-Fath l’Alessandrino, inframmezzati da digressioni su questioni sociali e di critica letteraria. Le avventure dell’Alessandrino costituiscono uno dei generi più fecondi della letteratura araba, che ha influenzato la narrativa picaresca spagnola e la letteratura araba moderna.

    Hamadani (Hamadan 968 – Herat 1008), nato e vissuto in Persia, fu noto per la sua profonda conoscenza dell’arabo e del persiano.
    Deve senza dubbio il successo maggiore al genere letterario da lui avviato, le maqamat, cui diede il nome e la forma definitiva. Divenne assai celebre presso i contemporanei anche come poeta, tanto da meritare l’attributo di “meraviglia del secolo”. 

    I Canti Popolari Palestinesi: Fonti e Tipologie

    I Canti Popolari Palestinesi: Fonti e Tipologie

    Autore/i: Vardaro Paola
    Editore: Università La Sapienza
    introduzione dell’autrice. pp. 96, Roma

    Il canto popolare palestinese è un fenomeno relativamente poco studiato. Soprattutto in ambito occidentale la quantità di studi dedicati all’argomento è sorprendentemente inferiore alla sua portata. Questo aspetto del patrimonio popolare, infatti, nonostante le complicate vicende storiche vissute dai Palestinesi, ha mantenuto una posizione considerevole nella cultura e nella vita delle genti che lo hanno generato. Si direbbe che negli studiosi arabi l’interesse verso le forme della propria cultura popolare, ed in particolare verso il canto, sia stato piuttosto limitato o che questo interesse raramente si sia tradotto in studi sistematici di ampio respiro e reale valore scientifico. Ancora più limitato, come si diceva, si presenta il quadro degli studi in materia da parte dagli autori occidentali, forse scoraggiati dall’esiguità del materiale esistente e dalle difficoltà per reperirlo, o forse perché essi hanno preferito dedicare maggiore attenzione allo studio di altri aspetti culturali ritenuti più degni di tale denominazione, data la scarsa considerazione in qualche caso riservata agli studi demologici. Un altro elemento che caratterizza il materiale sul canto popolare palestinese è la quasi totale assenza di raccolte di testi, di antologie di canti, come avviene in questo filone di studi in altre parti del mondo. Ne consegue che il materiale reperibile è costituito da monografie sul canto nelle quali i testi sono inseriti in una cornice d’insieme che li divide in base ad alcune caratteristiche, per lo più di tipo strutturale, ovvero da opere di carattere più generale riguardanti le tradizioni e le arti popolari in Palestina, dove ai canti si dedica una sezione determinata, limitandosi di solito ad indicazioni abbastanza generiche. Temi più specifici sono invece affrontati da articoli che hanno preso in considerazione singoli aspetti del canto. In questo contributo si presenteranno dunque le fonti esistenti, divise in fonti arabe e fonti occidentali e, ove possibile, distinguendo gli studi dalle raccolte di canti in forma antologica… (Paola Vardaro, dall’Introduzione)

    Lavorare ai Tempi di Vitruvio

    Lavorare ai Tempi di Vitruvio

    Aspetti economici, giuridici e culturali in Roma antica
    Autore/i: Frunzio Marina
    Editore: Carocci
    prefazione e premessa dell’autrice. pp. 104, Roma

    Il tema del lavoro in Roma antica da sempre ha suscitato l’attenzione degli storici ed è stato sovente affrontato attraverso l’analisi di singoli aspetti che lo compongono. Così, studi squisitamente giuridici hanno palesato la loro insufficienza a cogliere la molteplicità delle problematiche coinvolte: sociali, culturali, politiche, economiche. Scopo del volume è quello di approntare una panoramica d’insieme, didatticamente efficace, capace di dare voce alle diverse componenti, restituendo un quadro il più possibile esauriente della complessità dell’argomento, all’interno del quale l’analisi delle fonti letterarie assume singolare rilievo. In particolare, viene esaminata criticamente la testimonianza dell’architetto Vitruvio, vissuto al crocevia delle grandi trasformazioni dell’epoca augustea, quando il contrasto tra la cultura dei ceti dominanti (riluttante a riconoscere dignità al “lavoro”) e l’operosità di un popolo laborioso e spesso geniale diventa drammaticamente evidente.

    Lessico Etimologico-Pratico della Lingua Greca

    Lessico Etimologico-Pratico della Lingua Greca

    Basato sui maggiori scrittori e principalmente su Senofonte
    Autore/i: Cammelli Giuseppe
    Editore: Felice Le Monnier
    prefazione dell’autore. pp. XIV-212, Firenze

    La Legge nel Pensiero Greco

    La Legge nel Pensiero Greco

    Dalle origini ad Aristotele
    Autore/i: De Romilly Jacqueline
    Editore: Garzanti
    traduzione dal francese di Emanuele Lana. pp. 248, Milano

    Il rapporto fra legge convenzionale e legge naturale, forza e giustizia, politica e morale.

    Le origini di un dibattito ancora attuale su diritto positivo e diritto naturale, legge scritta e legge non scritta.

    «I greci, così gelosi della loro indipendenza, sono sempre stati fieri di proclamare la propria obbedienza alle leggi». Con questa affermazione Jacqueline de Romilly illumina con chiarezza l’oggetto del suo saggio: la dicotomia tra legge convenzionale e legge naturale, tra politica e morale. Nella Grecia antica l’obbedienza si traduce nel rispetto della volontà del popolo, poiché la legge è frutto di un patto tra gli uomini, di consuetudini e convenzioni. Proprio per questa sua specifica natura la legge greca è stata oggetto di una ininterrotta riflessione, che ha preso le mosse dal pensiero presocratico, si è affinata sotto l’influenza aristotelica per culminare nel V secolo a.C., quando furono radicalmente messi in discussione i valori e le nozioni tradizionali. Il punctum dolens risiede proprio nell’essenza stessa della legge: poiché trae la propria forza da un consenso iniziale e non si fonda sulla natura, non ha alcun garante a cui potersi appoggiare. A differenza della legge ebraica, quella greca non è rivelata: non si fonda su un ordine trascendente, non è assoluta ma relativa e quindi non ha alcun valore normativo.
    Proprio a partire dalla crisi del pensiero giuridico e politico nella Grecia classica – un momento fondamentale per la storia della civiltà greca come per quella delle dottrine politiche in generale – Jacqueline de Romilly offre una ricostruzione di ampio respiro e indaga la genesi di idee che sono il cardine del pensiero moderno.

    Astrologia Esoterica

    Astrologia Esoterica

    Trattato dei Sette Raggi Volume Terzo
    Autore/i: Bailey Alice A.
    Editore: Il Libraio Delle Stelle
    pp. 544, Velletri (RM)

    L’astrologia è descritta in questo libro come la scienza delle relazioni, cioè dei rapporti esistenti tra tutti gli organismi viventi dell’universo. Questi centri di coscienza sono influenzati non solo dalle energie di raggio, ma anche dalla qualità e dall’energia sia dei pianeti più significativi che dei segni zodiacali.
    Vista dal mondo esteriore, l’astrologia è un argomento vasto, molto coinvolgente e complesso. Nell’ottica del mondo interiore, pur essendo l’astrologia sempre vasta, onnicomprensiva e complessa, è anche possibile percepire il filo che unisce ed il disegno che prevale in tutto il sistema. Perciò nel grande disegno emerge una semplicità basilare che può servire per interpretare il tutto.
    I titoli dei principali capitoli di questo libro costituiscono la sequenza dello studio offerto: I, Lo Zodiaco e i Raggi; Il, Natura dell’astrologia esoterica; III, Scienza dei Triangoli; IV, Pianeti sacri e non sacri; V, Tre grandi costellazioni; VI, Le tre croci; VII, Raggi, costellazioni e pianeti. Infine un’appendice che riassume e schematizza molti dei fattori di fondamentale importanza per lo studio dell’astrologia esoterica. Un indice analitico completa il volume.

    Vita di un Derviscio

    Vita di un Derviscio

    Dottrina e rituali del sufismo nel XVII secolo
    Autore/i: Ambrosio Alberto Fabio
    Editore: Carocci
    introduzione dell’autore, traduzione dal francese di Alessandra Marchi. pp. 242, ill. b/n, Roma

    Chi è un derviscio? Come vive? Quale è la sua formazione? Queste sono le domande a cui risponde magistralmente il libro. I dervisci hanno da sempre affascinato i viaggiatori europei, ma senza svelarne realmente l’essenza. I dervisci danzanti o rotanti, o più precisamente i mevlevî, fondati da Rumi nel XIII secolo, si stagliano nella storia della spiritualità musulmana come i più rappresentativi della mistica dell’ebbrezza. Eppure ancora così poco si conosce dell’essenza, della pratica e dei rituali che scandiscono la vita quotidiana di un derviscio. Con questo volume si colma un vuoto ingiustificato. Riferendosi alla figura e alle opere del più grande maestro mevlevî quale Ismail Ankaravî (m. 1631), Ambrosio analizza il sufismo in un’epoca in cui i sultani attribuivano la decadenza dell’Impero ottomano alle pretese deviazioni religiose sufi. Maestro spirituale del celebre convento di Galata, ad Istanbul, Ankaravî lascia alla posterità un’opera essenziale per addentrarsi nella vita dei mevlevî. Il suo “manuale per i dervisci”, di cui si offrono in queste pagine numerosi testi tradotti dall’ottomano, rimane insuperato per la formazione del sufi. Il lettore ha la possibilità, per la prima volta in italiano, di penetrare in una vera e propria iniziazione alla storia e al simbolismo dei dervisci.

    Studi sull’Europa Antica

    Studi sull’Europa Antica

    Autore/i: AA. VV.
    Editore: Edizioni Dell’Orso
    volume 1, a cura di Marta Sordi pp. 140, Alessandria

    La conoscenza geografica che dell’Europa come continente si aveva nell’antichità all’esterno e all’interno del mondo classico, la conoscenza che gli autori greci e latini avevano delle regioni extra-europee e della loro esplorazione, lo sviluppo in chiave propagandistica del mito di Europa, la contrapposizione politica e di costume fra Europa e Asia, lo spostamento del concetto politico di Europa dalla Grecia e dalle regioni balcaniche all’Occidente sono oggetto della ricerca di alcune Università italiane sull’Europa antica.

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    Premessa

    Ilaria Ramelli

    La concezione dell’Europa nell’Antico Testamento: alcune note

    Cristiano Dognini

    La concezione di Europa nelle iscrizioni achemenidi

    Emma Luppino-Manes

    Il dualismo Europa-Asia nella tradizione dei tragici di V sec. a. C.: da Eschilo ad Euripide

    Marta Sordi

    L’Europa di Filisto

    Ilaria Ramelli

    Platone, Gorgia, 523c-524a: giudici ultraterreni di Asia e di Europa

    Gabriella Amiotti

    Asia ed Europa in Licofrone

    Cristiano Dognini

    Il mito di Europa nelle “Argonautiche” di Apollonio Rodio come strumento di propaganda filotolemaica

    Giuliana Besso Mussino

    Il “miraggio indiano” tra Oriente e Occidente: prospettive su Megastene

    Gianpaolo Urso

    Europa e Britannia

    De Immortalitate Animorum

    De Immortalitate Animorum

    Autore/i: Cardano Girolamo
    Editore: Franco Angeli
    Edición crítica de Josè Maria Garcìa Valverde. pp. 432, Milano

    El De immortalitate animorum de Girolamo Cardano, publicado en 1545, representa una de las miradas más interesantes de su tiempo a un tema de enorme repercusión en la filosofía renacentista. Desde una vasta erudición y con el estilo variado y ameno que le caracteriza, el autor analiza la cuestión de la inmortalidad ofreciéndole al lector, por un lado, una discusión crítica de la visión que sobre ella tuvieron eximios aristotélicos como Alejandro de Afrodisias, Averroes, Tomás de Aquino o Pomponazzi, y, por otro lado, una exégesis directa y muy personal de los propios textos de Aristóteles. El resultado es una obra que guarda en sí misma una verdadera historia de la cuestión que trata, con contenidos tan destacables como un elenco de argumentos contra la inmortalidad del alma cuya extensión y riqueza lo hacen ciertamente único.
    Pero también podemos encontrar en ella una teoria de los procesos psíquicos internos que explica, por ejemplo, el funcionamiento de la memoria, del sueño y el ensueño, o de las pasiones, con amplias disquisiciones sobre la constitución interna del organismo humano que demuestran los conocimientos anatómicos de Cardano. Esta edición pretende situar el texto tanto en el contexto de la obra de su autor como en el de la filosofía de su tiempo, recogiendo y aclarando el gran caudal de fuentes y citas eruditas que contiene.

    José Manuel García Valverde es un joven investigador formado en la Unversidad de Sevilla en donde ha cursado estudios de Filosofía y Filología Clásica. Recientemente ha logrado el grado de Doctor con una Tesis basada precisamente en el De immortalitate animoram de Cardano.

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    Nota inicial
    Introducción
    Estudio preliminar
    (Estructura y organización de la obra; La noética de Cardano en el De immortalitate animorum; Del De immortalitate animorum a los libros III y V del Theonoston: la evolución del pensamiento de Cardano sobre la immortalidad del alma)
    Características de la edición del texto
    Texto
    Dedicatoria
    Cap. I
    Cap. II: Argumenta pro animi immortalitate
    Cap. III: Rationes Platonis pro animi immortalitate
    Cap. IV: Sententiae antiquorum de anima
    Cap. V: Aristotelis de animi immortalitate sententia
    Cap. VI: Rationes Aristotelis pro animi immortalitate
    Cap. VII: Rationes reliquae pro animi immortalitate
    Cap. VIII: Responsiones ad argumenta praecedentia
    Cap. IX: Opinio unitatis intellectus cum suis fundamentis
    Cap. X: Declaratio quorundam praemissiorum ad demonstrationem intellectus humani
    Cap. XI: Aristotelis de animorum immortalitate opinio
    Cap. XII: Solutio argomentorum contra animi immortalitatem
    Cap. XIII: Digressio de animi immortalitate secondum naturaliter loquentes
    Cap. XIV: Argumentum pro supradictorum fundamento
    Cap. XV: Solutio quorundam problematum in hac philosophorum via
    Index rerum insignium huius operis
    Bibliografia
    Indice de nombres propios y obras.

    San Longino nella Tradizione Greca e Latina di Età Tardoantica

    San Longino nella Tradizione Greca e Latina di Età Tardoantica

    Analisi, commento delle fonti e contesto agiografico
    Autore/i: Orsola Gianluca
    Editore: Graphe.It
    prefazione di Enrico Dal Covolo pp. 148, Perugia

    Secondo la tradizione Longino è il santo della lancia, quel centurione, cioè, che trafisse il costato di Gesù in croce.

    L’Autore ha condotto un itinerario di ricerca assai accurato su un argomento finora ben poco approfondito, vagliando ogni aspetto letterario, storico, agiografico, filosofico.

    Nel complesso la traduzione delle omelie, e della passio in lingua italiana, e l’analisi della figura di Longino attraverso le principali scienze umanistiche costituiscono senza dubbio uno degli aspetti più originali di questa ricerca.

    Il presente studio è un tassello finemente intarsiato, che contribuisce efficacemente allo sviluppo della disciplina agiologica, in un tempo nel quale essa rivendica a buon diritto la propria autonomia scientifica a livello di metodo e di contenuti; Gianluca Orsola ha il merito di aver elaborato un paradigma convincente di tale ricerca agiologica, che va ripreso e imitato.

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    ENRICO DAL COVOLO, Prefazione

    Introduzione

    Capitolo I

    Testimonianze nei Vangeli

    Capitolo II

    Altri riferimenti

    Capitolo III

    Allusioni, riferimenti e studi su Longino 

    Capitolo IV

    Santo, sanctus, άγιοϛ: note storiche ed etimologiche 

    Capitolo V

    Compito dell’ agiografia

    Capitolo VI

    La metodologia degli agiografi

    Capitolo VII

    Il culto dei martiri

    Capitolo VIII

    La religiosità popolare nelle omelie dello Pseudo Esichio 

    Capitolo IX

    La numerologia e l’agiografia 

    Capitolo X

    Sant’Esichio di Gerusalemme e lo Pseudo Esichio, prete di Gerusalemme

    Capitolo XI

    La XIX omelia dello Pseudo Esichio

    Capitolo XII

    La XX omelia dello Pseudo Esichio

    Capitolo XIII

    Passio di san Longino in lingua latina edita negli Acta Sanctorum

    Conclusioni 

    Appendice

    Abbreviazioni

    Bibliografia

    Indice

    Non Più Confusione

    Non Più Confusione

    Come vivere senza stress la ricerca spirituale
    Autore/i: Balsekar Ramesh S.
    Editore: Laris
    traduzione di Madeleine Bertrand e Sandra Heber Percy pp. 279, ill. b/n, Poggibonsi (SI)

    “Il ricercatore sta salendo una scala, ma non sa se ci sono trenta o trecento scalini da salire. La sola cosa che sa, è che non può smettere di salire. Non ha cominciato a salire per volontà sua; è semplicemente avvenuto e ora non è neppure in grado di arrestare la salita. In certi casi la salita potrebbe finire al trentesimo gradino. Il passo tra il ventinovesimo e il trentesimo gradino avviene sempre di colpo. È un processo che non avete iniziato e, di conseguenza, non c’è un “voi” capace di arrivare al trentesimo gradino. Il passaggio si fa di colpo. Ecco perchè si dice che il risveglio avviene in un attimo”.

    Le parole di Ramesh sono come un rasoio che taglia via tutta la confusione della ricerca spirituale, smontando pezzo per pezzo ogni concetto dell’ego, della mente che vuole cercare di ottenere qualcosa; persino di ottenere l’illuminazione. Ramesh parla di “ipnosi divina”, ma mette in guardia sull’idea che chi è ipnotizzato si possa svegliare dall’ipnosi o possa sapere come procedere per svegliarsi. Il grande saggio – dal salotto del suo piccolo appartamento a Mumbai dove ogni giorno incontra da anni e anni visitatori e curiosi interessati a conoscere se stessi – tuona contro gli inutili sforzi dell’ego spirituale e invita all’accettazione, all’osservazione di sè. Non indica un metodo, che sarebbe solo un altro tentativo dell’ego spirituale, ma punta il dito in modo inequivocabile e diretto verso quel Sè che vive attraverso ogni forma.

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    INDICE

    Prefazione

    Introduzione

    Confusione nella ricerca spirituale

    Peccato e sensi di colpa

    L’ego infame

    A “chi” importa?

    Conclusione

    Più nessuna confusione

    Appendice

    Anche il Saggio ha un ego

    Nominibus Lusi

    Nominibus Lusi

    Autore/i: Consolato Sandro
    Editore: Book Editore
    postfazione di Alberto Bertoni pp. 70, Castel Maggiore (BO)

    Paradossalmente, la poesia di Sandro Consolato non avrebbe necessità alcuna di note al testo, per introdurre il lettore alla miriade di riferimenti cabalistici, magici, letterari di cui è intessuta; né tantomeno per “tradurre” (e in ciò l’autore è giustamente assai parco) nella media di una prosa italiana odierna gli altrettanto frequenti scarti di ordine linguistico che la contraddistinguono, dall’arabo ai termini di nuovo conio, dalle più diffuse lingue europee al prediletto latino e con questo all’italiano desueto o prezioso che ne costituiscono una sorta di ininterrotto controcanto. Tale paradosso può venire innanzi tutto motivato dalla promozione a sistema del gioco anagrammatico e paragrammatico che anima le sequenze verbali (al livello della macrostruttura non meno che a quello delle singole componenti testuali); e, in secondo luogo, dall’atteggiamento ora parodico ora sarcastico ora malinconico (alla Caproni più che alla Laforgue, per intendersi, dunque con un sovrappiù di rischio “incalcolato” nella sfida del dire la Morte attraverso la leggerezza e il tuffo acrobatico nel calembour e nel wit) che la voce d’autore assume quando modula con calibrata sapienza metrica e finezza d’intonazione la polifonia delle associazioni letterali: associazioni che quasi mai rimangono fini a se stesse, risultando piuttosto funzionali a un progetto di senso il più delle volte responsabile anche da un punto di vista assiologico.

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    I. Le belle Muse

    II. Astropatia

    III. Εĩδα τήν Άννα κάπoτε

    IV. Paralipomeni dei Paralipomeni leopardiani

    V. Sulla Rózsadomba

    VI. Et in Arcadia ego

    VII. Mercuriales viri

    VIII. Campania felix

    IX. Leggendo il Trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo de’ Medici

    X. Il poeta e la señorita

    XI. Tapis roulant

    XII. Sub Angelo Melancholiae

    XIII. Sentirmi obsoleto

    XIV. Morendo il conte Carlo Gozzi a Venezia

    XV. Torti, aure e baci d’eroe

    XVI. Le Serate di San Pietroburgo

    XVII. Non mi faranno il nodo Salamone

    XVIII. Trobar clus

    XIX. Cecco Ascolano, abbruciato e bello

    XX. De nuptiis infelicibus

    XXI. Voyage mystique

    XXII. Carmen pythagoreum

    XXIII. Epos minimo

    XXIV. Versi gnostici

    XXV. In margine a Rutilio Namaziano II, 41-60

    XXVI. Hora nona

    XXVII. ’Âshiq tarâ!

    XXVIII. Transitando Plutone

    XXIX. Sailor’s dream

    XXX. L’arnica

    XXXI. Un gioco di Giano

    XXXII. Mariluna

    XXXIII. Meglio di Nostradamo

    XXXIV. Eterno ritorno

    XXXV. Pensamiento de Bartolomé de Las Casas

    XXXVI. Di nuovo le rondini arcana

    XXXVII. Leggendo i Tarocchi con Pound e Villon

    XXXVIII. Fumata bianca

    XXXIX. Aegritudo

    XL. Sbarbaro tra erbe ed astri

    XLI. Au maître à jouer

    XLII. Te intueor

    XLIII. Non sum

    XLIV. Il principe stanco

    XLV. Ridon gli anni, cara

    XLVI. Parenesi

    XLVII. Supplenti

    XLVIII. Carmina non dant panem

    XLIX. Lo specchio di Dee

    L. Balcani in fiamme

    LI. Ad inferos

    LII. Spes orphica

    LIII. Figli di fogli

    LIV. Bella anarca, non ridi

    LV. Il calavrese poeta non pare

    LVI. Vinalia

    LVII. Un discepolo di Solov’ëv

    LVIII. Pianeti

    LIX. Fiera di Genova

    LX. Arcano XVIII

    LXI. Carmentalia

    LXII. Barba di notte

    LXIII. Temurah

    LXIV. Un passo con Ariosto e un passo con Nostradamus

    LXV. Clavicula Salomonis

    LXVI. Eufrosine

    LXVII. A Mercurio Alipede

    LXVIII. Novantatré

    LXIX. Ora che il destino mi ha tolto

    LXX. Per l’amico Tristano

    LXXI. Moratoria

    LXXII. Il Cirano riassunto

    LXXIII. Vent’ anni dopo

    LXXIV. Le meneur de lune

    LXXV. Meteore

    LXXVI. Come il cercide siliquastro

    LXXVII. La Gaia Scienza

    LXXVIII. Regine di Spade

    LXXIX. Cagliostro

    LXXX. Ad una stella cadente

    LXXXI. Mysterium Temporis

    LXXXII. Dionisios Solomos a Solone

    LXXXIII. Sciamani

    LXXXIV. Astralia

    LXXXV. L’oracolo nuovo

    LXXXVI. Anagrammore

    LXXXVII. Due anni dopo

    LXXXVIII. La notte dei desideri

    LXXXIX. Redde rationem

    XC. Pensando in ogham a due donne come se fossero una sola a Dun Aengus

    XCI. Nominibus lusi

    Note

    Trecartelle di Alberto Bertoni

    Notizia

    Pietas Loci

    Pietas Loci

    Riflessioni sulla religiosità antica e altri saggi di storia romana
    Autore/i: Bernardi Aurelio
    Editore: Edizioni New Press
    pp. 224, Como

    I saggi che sono riuniti in questo volume riguardano in primo luogo aspetti della religiosità antica. Il carattere talora occasionale nulla toglie alla validità di un ripensamento attento ai valori spirituali dell’esperienza umana. Inoltre vengono pure ripubblicati alcuni scritti, che sono generalmente riconosciuti fra quelli più significativi dello studio che il Bernardi dedicò costantemente alla storia politico-istituzionale dell’Italia romana. Infine viene ristampata la commemorazione bassanese di Plinio Fraccaro, poco conosciuta e veramente mirabile, perché l’Allievo, che era stato il più vicino al Maestro, ne ha saputo cogliere i ricchi e vari aspetti umani con una acutezza così singolare da rappresentare essa stessa (se non si va errati) un elemento prezioso per la biografia del Bernardi stesso.

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    Premessa

    E. Gabba, Aurelio Bernardi storico

    L’evoluzione storica nel sentimento della montagna

    Il divino e il sacro nella montagna dell’Italia antica

    Homo ritualis

    I fiori: da nutrimento a ornamento e fonte di spiritualità

    Deorum Manium Iura Sancta Sunto

    Pietas loci

    La divinizzazione nel mondo antico

    Il pasto sacrificale

    Preghiera antica

    Patrizi e Peblei nella costituzione della primitiva repubblica romana

    Dallo stato-città allo stato municipale in Roma antica

    Incremento demografico di Roma e colonizzazione Latina dal 338 a.C. all’età dei Gracchi

    Ius Ariminensium

    Usi e diritti locali nel possesso e nella proprietà al formarsi dello stato municipale romano

    Plinio Fraccaro. Commemorazione

    Bibliografia di Aurelio Bernardi

    Hõbevalge

    Hõbevalge

    Sulla rotta del vento, del fuoco e dell’Ultima Thule
    Autore/i: Meri Lennart
    Editore: Gangemi
    nota, traduzione e adattamento di Daniele Monticelli, prefazione di Antonello Folco Biagini. pp. 272, ill. b/n, Roma

    «Nel libro “Hõbevalge” (1976) ho presentato l’ipotesi secondo la quale il viaggio di Pitea fu provocato dalla caduta del meteorite di Kaali, sull’isola di Saaremaa. L’evento aveva avuto luogo un paio di centinaia di anni prima del viaggio di esplorazione di Pitea. Ma già allora Saaremaa era densamente popolata e sul Mar Baltico fioriva l’intenso traffico navale della prima epoca vichinga. Supponevo che la potenza catastrofica dell’impatto del meteorite potesse aver profondamente influenzato psicologia, lingua e usanze delle popolazioni delle coste del Baltico, dando vita a un’interpretazione mitologica locale. Ho presentato a sostegno di quest’ipotesi materiale linguistico, etnografico e legato al culto. Ma gli esempi non hanno lo stesso peso di una dimostrazione. Nel migliore dei casi conferiscono a un’ipotesi il diritto di esistere… Se non siete turisti, ma piuttosto viaggiatori, lasciatevi tranquillamente alle spalle il castello costruito cinquecento anni fa e fermatevi davanti a un campo che è stato coltivato ininterrottamente da duemila anni. Fategli una bella fotografia. Contiene una storia più grande, perché in esso vivono sia il passato che il futuro. La storia comincia laddove finisce la poesia. A volte si sfiorano…»

    Return to the Brain of Eden

    Return to the Brain of Eden

    Restoring the Connection between Neurochemistry and Consciousness
    Autore/i: Wright Tony; Gynn Graham
    Editore: Inner Traditions
    foreword by Dennis J. McKenna. pp. 290, Rochester

    An exploration of our fall from the pinnacle of human evolution 200,000 years ago and how we can begin our return

    • Explores recent neurological and psychological research on the brain and the role of plant biochemistry in human brain expansion
    • Explains how humanity’s prehistoric diet change led to a neurodegenerative condition characterized by aggression and a fearful perception of the world
    • Outlines a strategy of raw foods, tantric sexuality, shamanic practices, and entheogens to reverse our mental degeneration and restore our advanced abilities

    Over a period of a million years the human brain expanded at an increasingly rapid rate, and then, 200,000 years ago, the expansion abruptly stopped. Modern science has overlooked this in order to maintain that we are at the pinnacle of our evolution. However, the halt in brain expansion explains not only recently uncovered anomalies within the human brain but also the global traditions of an earthly paradise lost and of humanity’s degeneration from our original state of perpetual wonder and joy.
    Drawing on more than 20 years of research, authors Tony Wright and Graham Gynn explore how our modern brains are performing far below their potential and how we can unlock our higher abilities and return to the euphoria of Eden. They explain how for millions of years early forest-dwelling humans were primarily consuming the hormone-rich sex organs of plants–fruit–each containing a highly complex biochemical cocktail evolved to influence DNA transcription, rapid brain development, and elevated neural and pineal gland activity. Citing recent neurological and psychological studies, the authors explain how the loss of our symbiotic fruit-based diet led to a progressive neurodegenerative condition characterized by aggressive behaviors, a fearful perception of the world, and the suppression of higher artistic, mathematical, and spiritual abilities.
    The authors show how many shamanic and spiritual traditions were developed to counteract our decline. They outline a strategy of raw foods, tantric sexuality, shamanic practices, and entheogen use to reverse our degeneration, restore our connection with the plant world, and regain the bliss and peace of the brain of Eden.

    “Return to the Brain of Eden presents a totally new way of looking at the evolution of the human brain. It is fresh and unexpected; it will make an impact and must be taken seriously in discussions of human origins.” (Colin Groves, professor of biological anthropology at Australian National University and coauthor of Bones, Stones and Molecules)

    “Graham Gynn and Tony Wright follow the implications of modern brain research to an astounding conclusion: that our culturally acquired left-brain dominance has cost us our sanity, but if we have alienated ourselves from nature and our original state of wholeness, there may be a way back. This is a startling book that makes us rethink the most fundamental issues of religion, psychology, and philosophy.” (Richard Heinberg, author and lecturer at the New College of California)

    “Return to the Brain of Eden is a bold experimental journey into the largely uncharted frontier of Integral Science. This alternative thought-experiment sheds light on the great challenges faced by humanity in the twenty-first century and opens possibilities for us to rise together in conscious evolution. This courageous book deserves careful, critical attention.” (Ashok Gangadean, author of The Awakening of the Global Mind, professor and chair of philosophy at Haverford College, and founder-director of the Global Dialogue Institute)

    Tony Wright is a consciousness researcher who studied horticulture and plant biochemistry at the Royal Botanic Garden in Edinburgh.

    Graham Gynn is an agricultural zoologist, educator, and researcher who has appeared on the BBC. Both authors live in Cornwall, England.

    L’Arte della Guerra

    L’Arte della Guerra

    Autore/i: Sun Tzu
    Editore: Einaudi
    introduzione, traduzione e cura diu Attilio Andreini e Micol Biondi, con un saggio di Fabio Mini. pp. XXXI-118, Torino

    Composto in Cina nel IV secolo a.C., L’arte della guerra è il piú antico trattato di strategia militare, che ha influenzato le tecniche di guerra cinesi per oltre due millenni, per essere poi adottato dagli eserciti di tutto il mondo. Ma non solo. Negli ultimi decenni, la politica e l’economia hanno prestato sempre maggiore attenzione ai principî dell’Arte della guerra. Perché Sun Tzu non si limita a fornirci indicazioni su come sconfiggere i nemici sul campo di battaglia. Sun Tzu ci insegna anche e soprattutto la lucida razionalità con cui esaminare i mezzi e i fini della strategia; la lungimiranza con cui adottare le decisioni; la gestione dei conflitti in modo profondo e non distruttivo, perché «la cosa migliore è costringere alla resa senza combattere». La presente traduzione, condotta con rigore filologico sulle principali edizioni cinesi, è corredata da un ricco apparato di note, e un’introduzione che ricostruisce la figura di Sun Tzu e il significato della sua opera.

    Sun Tzu (Sunzi) è l’appellativo onorifico di Sun Wu, personaggio dai contorni biografici incerti, originario dello stato di Qi e attivo nel sud della Cina verso la fine del periodo delle Primavere e Autunni. Einaudi ha pubblicato L’arte della guerra (2011 e 2013).

    Testi Sumerici e Accadici

    Testi Sumerici e Accadici

    Autore/i: AA. VV.
    Editore: Utet
    premessa e cura di Giorgio R. Castellino. pp. 768, 10 tavv. b/n f.t., Torino

    Nota di possesso.

    Medio Oriente

    Medio Oriente

    Autore/i: Woolley Leonard
    Editore: Il Saggiatore
    prefazione dell’autore, traduzione di Grazia Dore. pp. 270, 60 tavv. a colori, 73 disegni e una carta, Milano

    “Quando l’Editore mi fece l’onore di invitarmi a scrivere questo libro, la cosa che mi indusse ad accettare fu che esso sarebbe stato interamente e riccamente illustrato a colori. Ora, dopo aver scritto il testo, sono purtroppo persuaso che anche il pubblico verrà attirato soltanto dalle illustrazioni.
    Gran parte di esse saranno familiari a molti lettori. Ciò era inevitabile perché gli oggetti che meglio rappresentano il loro periodo sono già, necessariamente, comparsi in altri libri. Ma la riproduzione a colori dovrebbe riscattarli dal pericolo di apparire ovvii. Qualche lettore potrebbe restare sgradevolmente sorpreso dalla omissione dei capolavori che predilige, ma era pur necessario far posto ai monumenti che illustrano l’arte di epoche o regioni meno conosciute. Nel vasto campo che il nostro libro tenta di abbracciare, alcune parti ci sono ben note, mentre di altre siamo più o meno ignoranti. In quelle di cui ci rimangono testimonianze numerose e ricche di valore artistico si è tentati di smarrirsi nei particolari, col rischio di perdere di vista il bosco per guardare gli alberi. Dove, invece, gli oggetti superstiti sono pochi e di minor valore intrinseco, è anche troppo facile trascurare l’importanza che potrebbero rivestire nella storia dell’arte: in quella, forse, di un’altra epoca e di altri paesi. Ho tentato di scegliere la documentazione che meglio possa illuminare il mio testo, anche a costo di tralasciarne molta in se stessa attraente.
    Di alcune fotografie sono debitore alla generosità del mio amico, Sir Julian Huxley. Per molte devo esser grato alla capacità tecnica del signor J. Skeel e del signor M. Lavaud. Ringrazio infine, ma non per ultimi, i direttori dei Musei che hanno concesso di far fotografare per me gli oggetti loro affidati: i direttori del British Museum, del Louvre, del Museo di Damasco, di Beirut, di Ankara, di Istanbul, di Villa Giulia di Bagdad, di Chicago e di Filadelfia.
    Vorrei finalmente esprimere la mia gratitudine all’editore per la fatica da lui spesa intorno a un volume che, almeno come prodotto editoriale, è un modello di ciò che un libro dovrebbe essere.” (Leonard Woolley)

    Il Profilo dell’Oriente Mediterraneo

    Il Profilo dell’Oriente Mediterraneo

    Panorami di Civiltà Preclassiche
    Autore/i: Moscati Sabatino
    Editore: Edizioni Radio Italia
    prefazione dell’autore. pp. 340, 33 tavv. b/n f.t., 5 disegni b/n f.t., Torino

    Un profilo dell’antico Oriente mediterraneo vuol essere un’indagine sugli elementi essenziali e caratteristici di quest’area di civiltà. E vuol perseguire lo scopo definendo prima l’area stessa nella sua struttura e nei suoi limiti; irradiando poi l’esame ai singoli popoli protagonisti, con l’attenzione sempre intesa tuttavia ai riferimenti ed ai raffronti; facendo infine convergere i risultati molteplici in quel quadro d’assieme che dà loro fondamento e conseguenzialità.

    Non storia politica, dunque, né esposizione di cultura, né sommario dell’una o dell’altra: per il che lo scrivente rimanda ai libri relativi, tra cui quello da lui stesso pubblicato quattro anni or sono. Ma delineazione di fondamenti e di caratteri: nei quali la materia s’inserisce a mo’ d’esempio, senza alcun intento di completezza. Non s’ha perciò storia, ma lineamenti storici; non religione, ma struttura religiosa; non letteratura, ma generi letterari; non arte, ma tipi artistici.

    Di una tale impostazione della materia, lo scrivente non ha trovato precedenti. Ed anzi, la stessa individualità dell’antico Oriente mediterraneo come area culturale – nello spazio, nel tempo, nei caratteri – gli è sembrata più acriticamente presupposta che perseguita e risolta come problema. Ma occorre aggiungere che il profilo intende conservare un’organicità di esposto, che lo renda il più possibile aderente alle linee di quella sistematicità cui rinunzia.

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    Prefazione

    LE CONDIZIONI
    I. Il Rinascimento dell’Oriente
    1 – Il nuovo Oriente
    2 – Lo spazio
    3 – Il tempo
    4 – I protagonisti
    5 – Gli antefatti
    Note del capitolo I

    GLI ELEMENTI
    II. I Sumeri
    1 – Civiltà mesopotamica
    2 – I lineamenti storici
    3 – La struttura religiosa
    4 – I generi letterari
    5 – I tipi artistici
    Note del capitolo II

    III. I Babilonesi e gli Assiri
    1 – «Graecia capta»
    2 – I lineamenti storici
    3 – La struttura religiosa
    4 – I generi letterari
    5 – I fipi artistici
    Note del capitolo III

    IV. Gli Egiziani
    1 – Civiltà d’oasi
    2 – I lineamenti storici
    3 – La struttura religiosa
    4 – I generi letterari
    5 – I tipi artistici
    Note del capitolo IV

    I CATALIZZATORI
    V. Gli Hittiti e i Hurriti
    1 – Medioevo dell’Oriente
    2 – I lineamenti storici
    3 – La struttura religiosa
    4 – I generi letterari
    5 – I tipi artistici
    6 – Il problema hurrita
    Note del capitolo V

    VI. I Cananei e gli Aramei
    1 – Gli stati-cuscinetto
    2 – I lineamenti storici
    3 – La struttura religiosa
    4 – I generi letterari
    5 – I tipi artistici
    Note del capitolo VI

    VII. Israele
    1 – La rivoluzione dei valori
    2 – I lineamenti storici
    3 – La struttura religiosa
    4 – I generi letterari
    5 – I tipi artistici
    Note del capitolo VII

    LA SINTESI
    VIII. I Persiani
    1 – La sintesi e il superamento
    2 – I lineamenti storici
    3 – La struttura religiosa e i generi letterari
    4 – I tipi artistici
    Note del capitolo VIII

    IX. Il profilo dell’Oriente
    1 – Isoide orientali
    2 – La storia
    3 – La politica
    4 – La società
    5 – La religione
    6 – Le lettere
    7 – Le arti
    8 – L’« avventura intellettuale»
    Note del capitolo IX

    INDICI

    Apuani e Friniates

    Apuani e Friniates

    I popoli liguri dell’area orientale
    Autore/i: Del Ponte Renato
    Editore: Edizioni Del Tridente
    pp. 40, ill. b/n, Treviso

    Breve saggio sugli antichi abitanti dell’area Apuana o “Liguria Apuana” – in cui rientra il sistema di vallate site al confine tra le odierne regioni di Toscana e Liguria: quindi la Versilia, la Garfagnana e la Lunigiana storica. In appendice un articolo e una intervista.

    Il Dono del Titano

    Il Dono del Titano

    Per una rilettura del mitologema prometeico
    Autore/i: Mariani Sandra
    Editore: Il Melangolo
    introduzione dell’autrice. pp. 224, Genova

    Il racconto mitico affiora come da un abissale caos; è da qui che si stagliano singole realtà figurali che possono essere accostate e concatenate fingendovi una sequenza. Esso esibisce un dinamismo che si ritrova al fondo dei processi del pensiero e si presenta come la primordiale voce della ragione che risuona ancora in molte attività mentali e culturali; è quel pensiero sporco e fittamente nebuloso dal quale la ragione si è astratta, operando definizioni e individuando nessi da imporre alle cose, ma dal cui originario legame continuamente trae energia di forme e significati.

    Fenomenologia della Religione

    Fenomenologia della Religione

    Autore/i: Van Der Leeuw Gerardus
    Editore: Bollati Boringhieri
    presentazione di Alfonso M. Di Nola, prefazioni dell’autore, traduzione di Virginia Vacca. pp. 660, Torino

    Il fatto religioso ha sempre opposto una resistenza specifica agli innumerevoli tentativi di «spiegarlo» sino in fondo. Per la sua difficile prensilità, sembra ammettere soltanto approssimazioni parziali, inevitabilmente asintotiche, come testimoniano le discipline votate a individuarne l’origine, a ricostruirne la dinamica storica, a rintracciarne la funzione sociale, a esaminarne con strumenti comparatistici le epifanie cultuali, a indagarne i moventi psichici, a elaborarne il senso filosofico, teologico, antropologico. Il fascio di «luce quanto più possibile policroma» che Gerardus van der Leeuw getta invece sulla religione respinge in un cono d’ombra i modi consueti di interpretarla. Ad attrarlo sono l’oggetto e il soggetto dell’esperienza religiosa, e la relazione tra loro, perché ciò «che la scienza delle religioni chiama oggetto della religione, è in realtà il soggetto della religione stessa». Se «l’uomo religioso desidera una vita più ricca, più profonda, più estesa», ossia «augura a se stesso potenza», van der Leeuw cerca di comprendere quanto avviene nell’esperienza vissuta allo sprigionarsi di quella diversa potenza, che suscita stupore e fa approdare alla fede. Da fenomenologo percorre il varco tra il «caos informe del mondo storico» e la «struttura della figurazione» in cui si inscrivono sacrificio, mito, preghiera, tabù, sacro, rivelazione. Tutte forme che manifestano un’eccedenza rispetto ad altre espressioni umane: «l’uomo vi partecipa, vi agisce, tutto intero».

    Gerardus van der Leeuw (1890-1950) fu uno dei maggiori storici delle religioni del Novecento. Uomo di Chiesa (fu pastore protestante a ’s-Heerenberg), insegnò Ebraico al Gymnasium di Doetinchem e Storia delle religioni, Teologia e Religione egizia presso l’Università di Gröningen dal 1918 alla morte. Nel 1945-46 fu ministro dell’Istruzione, delle Scienze e delle Arti del governo olandese. Fenomenologia della religione è il suo capolavoro.

    Miti e Misteri

    Miti e Misteri

    La scoperta dei temi mitologici fondamentali – Il mito come radice e primo archetipo psichico
    Autore/i: Kerenyi Karoly
    Editore: Bollati Boringhieri
    introduzione di Furio Jesi, traduzione di Angelo Brelich. pp. 384, tavv. b/n f.t., Torino

    Apparso per la prima volta nel 1951 nella collana einaudiana di studi etnologici cara a Cesare Pavese, Miti e misteri raccoglie quindici studi, frutto delle indagini sempre più approfondite e rivelatrici che Károly Kerényi aveva condotto sull’antica religione ellenica, tentativo originale di valorizzare l’eredità classica per l’uomo contemporaneo. L’incontro con la «grande mitologia» aveva portato Kerényi alla scoperta dei temi mitologici fondamentali, di cui tutti i miti tramandati sino a noi sono altrettante variazioni; l’incontro con Jung ebbe a chiarire in lui i rapporti tra gli archetipi psichici e le immagini storicamente concrete della religione greca. In Kerényi, peraltro, la teologia diventa antropologia: la religione greca non vi appare come il frutto di una fantasia sfrenata o di una ingenuità «primitiva», né come il casuale confluire di elementi culturali disparati, ma come una risposta coerente e articolata al problema della presenza dell’uomo nel mondo.

    Károly Kerényi (1897-1973), ungherese di nascita, è stato uno tra i più illustri interpreti del pensiero mitologico e filosofico antico, e tra i più autorevoli storici delle religioni classiche. Tra le sue opere apparse presso Bollati Boringhieri, in questa collana sono disponibili: Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, con C.G. Jung (2012), Figlie del sole (2014) e Nel labirinto (2016).

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