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Nazione, Etnia, Genere: le Donne Muhagir di Karachi (Pakistan)

Nazione, Etnia, Genere: le Donne Muhagir di Karachi (Pakistan)

Autore/i: Bredi Daniela
Editore: Istituto per l’Oriente
presentazione di Bianca Scarcia Amoretti pp. VII-212, Roma Prezzo: € 23,00

Dalla Presentazione:

«Il Pakistan sembra avere in Italia uno statuto speciale, collocato com’è in una sorta di limbo. Da un lato, esiste una tradizione accademica, quanto mai rigorosa, che ne segue le vicende politiche e culturali dal momento della sua creazione ad oggi. Dall’altro lato, invece, il Pakistan fa raramente notizia. Se i mass-media se ne occupano, come avviene saltuariamente in occasione di qualche evento eccezionale, lo fanno come se tutto sul paese fosse noto o come se non ci fosse bisogno, nel caso specifico, di contestualizzare l’evento di cui è questione, che si tratti di uno scontro confessionale, di un colpo di stato, di una catastrofe naturale o altro.

Un simile atteggiamento è così ricorrente da far quasi rimpiangere la generica produzione giornalistica che offre un’informazione di base storica e geo-economica sugli altri grandi stati asiatici. Infatti, nonostante, salvo rare eccezioni, sia superficiale e mistificatoria, essa offre, comunque, stimoli allettare comune in cui può suscitare, con una sana curiosità, il desiderio di saperne di più. Ci si può interrogare sul perché della cosa. Il Pakistan è uno stato che nasce, in teoria, su basi confessionali con la rivendicazione di un’identità nazionale musulmana distinta da quella indù. Ma non sembra che il silenzio su questo paese dipenda dal fatto che gli si potrebbe addossare buona parte della responsabilità della spartizione del subcontinente. Le simpatie sono andate all’India, certamente nostra alma mater sotto molti aspetti, per ragioni diverse. È vero che l’India ha potenzialità economiche e strategiche enormi, mentre il Pakistan fin dal primo momento è attanagliato da difficoltà di ogni genere che lo costringono a un’endemica crisi economica e a una forte instabilità politica. Tuttavia, è emotivamente che l’India attira, da noi, il grande pubblico, al punto da far dimenticare che il Pakistan condivide con essa lo stesso bagaglio culturale, le medesime esperienze di civiltà di cui ritroviamo, sul suo territorio, esempi tangibili, senza conoscere i quali – ed è ovvio – la conoscenza dell’India stessa risulta compromessa.

Probabilmente, sempre sul piano emotivo a sfavore del Pakistan gioca il fatto che esso si professa musulmano e che l’Islam viene guardato con sospetto, soprattutto quando lo si invoca a motivare posizioni politiche, ideologie e comportamenti sociali. Senonchè, raramente il Pakistan compare nella lista dei cosiddetti paesi integralisti senza che ciò significhi, però, l’esistenza di una consapevolezza sulle dinamiche della sua fondazione o sui meccanismi istituzionali che i suoi fondatori hanno messo in atto. Analogamente, non sembra costituire materia di riflessione la sua stretta dipendenza dalla politica americana e il suo proclamarsi, ciononostante, ’stato islamico’ (una simile osservazione può valere anche per un altro ’stato islamico’, l’Arabia Saudita), laddove, nella mentalità comune, una cosa dovrebbe escludere l’altra.»

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