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Maometto Papa e Imperatore

Maometto Papa e Imperatore

Autore/i: Cavina Marco
Editore: Laterza
pp. X-166, Bari-Roma

 La caduta di Costantinopoli del 1453 nelle mani dei turchi segna la fine di un impero bimillenario e di un potere che si riteneva universale. È un evento epocale ma anche la fonte di sogni, di aspirazioni, di leggende e di profezie. Nel segno di un dialogo tra islam e cristianesimo, tra Oriente e Occidente.

La caduta di Costantinopoli apparve ai contemporanei come un evento epocale. Mentre gli eserciti turchi sembravano ormai destinati a conquistare Roma e a instaurare un nuovo impero islamico, in tutta l’Europa dilagò un clima di terrore in cui presero a diffondersi profezie che annunciavano conseguenze terribili e perfino la fine del mondo. Con la conquista della capitale imperiale, il sultano Maometto II poteva, a buon diritto, sostenere di essere l’erede del titolo di imperatore romano, e perciò l’unico candidato a ricostituire l’antico impero. Questa volta sotto il segno dell’islam. A nulla valse la lettera di papa Pio II, in cui gli prometteva il titolo e le terre dell’impero romano d’Oriente, a patto che si battezzasse e abbracciasse il cristianesimo. Ciò non impedì, tuttavia, la circolazione della leggenda secondo la quale Maometto il profeta sarebbe stato non solo cristiano, ma papa in pectore. Segno di quanto forte fosse il desiderio di porre fine alle violenze e realizzare un dialogo interreligioso fra cristianesimo e islam.

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Premessa
Prologo

Intorno a Maometto il profeta

Dove si apprende che Maometto, prima che profeta, ambiva  essere  papa  di  Roma.  Dove  si  apprende  che  Maometto  era  gabellato  per  cristiano  eretico  e  l’islam  per 
un magma di eresie cristiane. A proposito di quei teologi bizantini che fra alto e basso medioevo si dilettavano a  confrontare  cristianesimo  e  islam,  e  ad  insultarsi  recipro-
camente coi sapienti arabi. Si ragiona sulle conclusioni di tanto pensare. Il rapido successo dei musulmani nel mondo si deve alla violenza e all’edonismo promossi dal
Corano e suggeriti dal demonio
 
La caduta di Costantinopoli, Mosca ‘Terza Roma’ e le congiure dei pagani

Dove Nestore Iskinder profetizza la caduta e il riscatto
di Costantinopoli, liberamente interpretando la lotta fra un
serpente e un’aquila al tempo di Costantino il Grande. Dio lo volle, non senza dolore. Enumerando utopie e distopie germinate fra i ruderi di Costantinopoli. Si spiega come sia mai possibile che in Europa da Carlo Magno in poi vi fossero due imperatori, entrambi
romani, entrambi universali. Dove si ricorda la triste sorte dell’ultimo imperatore bizantino, Costantino XI Paleologo,  mai  incoronato  secondo  regola, e ci si pone  il 
problema, non  banale, dell’importanza  dell’incoronazione e della Chiesa nella nomina imperiale. «Due Rome sono cadute, una terza è e una quarta non sarà»: poteva  anche  lo  zar  essere  imperatore  dei  romani?  E  poteva  Mosca  essere  la  terza  Roma  a  capo  di  un  impero  romano  cristiano-ortodosso in Europa orientale?. Dove si  rammentano  le  gesta  insane  di  taluni  umanisti  che  ordirono  una  congiura  per  uccidere  il  papa,  auspicando  la restaurazione di Roma antica e degli dèi pagani.
Dove si accenna agli eccentrici progetti di Giorgio Gemisto Pletone,

Maometto II imperatore musulmano universale

Dove  Tursun  Beg  e  Ibn  Kemâl  narrano  di  come 
Maometto  II,  dopo  la  conquista  di  Costantinopoli,  salisse  sulla  cupola  di  Santa  Sofia  e  là  riflettesse  amaramente  sulla fallacia della condizione umana, la quale, per grande che sia, sempre è destinata a cadere nella rovina e nell’abbandono. Dove  ci  si  interroga  se  Maometto II fosse semicristiano ovvero, al contrario, fosse l’anticristo in persona o il suo precursore. Poteva mai essere trasferito  ai  musulmani  l’impero  d’Oriente  romano  e  cristiano?. Una raffinata e bizzarra moda letteraria d’accettare i turchi: considerarli  troiani vendicatori.
Dove  si  scrive  intorno  agli  italiani  che  dimostrarono simpatia per l’espansione turca, e in particolare si legge con qualche profitto il poema sull’Emiro di Gian Mario Filelfo. La fine dei tempi, il silenzio di Dio e la paventata conquista turca dell’Italia e di Roma.

Un cristianesimo semplice per cristiani e musulmani

Grazie  ad  un  arguto  e  sapido racconto su tre anelli, che rappresentano  tre  religioni  uguali  e  diverse,  il  giudeo  Melchisedech si salva con onore da una trappola escogitata dal  Saladino.  Roma  val  bene  un  battesimo. Pio II propone a Maometto II – ma proprio sul serio? – di convertirsi e farsi nominare legittimo imperatore. Si ricordano gli amabili figli di un dio minore che tentarono di accostare  –  e  non  riunire  –  cristianesimo  e  islam  nei  fatti  e  nell’ascesi mistica. Dove si discetta dei tre sapienti di  Raimondo  Lullo  e  del  metodo pacifista di Giovanni da Segovia per convertire i musulmani, cercando di comprimere le differenze. Si può mai distinguere una religione dai suoi riti? Niccolò Cusano pensava di sì e andava distinguendo l’essenziale, per ritrovare il Dio – cristiano – universale.

Una religione, una fede, un impero:la proposta fallita di una religione cristiano-islamica

Compare uno strano personaggio, Giorgio da Trebisonda, nemico di tutti e di nessuno, che odia Platone e pensa che Maometto ne sia quasi una reincarnazione. Dove Giorgio da Trebisonda propone una religione universale cristiano-islamica e Maometto II come imperatore del mondo col nome di Manuele. Il finale non è lieto. Al gran turco preme soltanto conquistare l’Europa e farla musulmana, anche se lui per primo non è un gran credente. Il papa, dal canto suo, richiama tutti all’ordine cattolico romano.
Dove Rodrigo Sánchez de Arévalo dimostra che Maometto II  «regna nell’ira di  Dio»,  e  che  nessun  potere è legittimo se non sia di un cristiano, e che soltanto il papa
può conferire il potere imperiale, e che se e quando i chierici sbagliano lo giudica soltanto la Chiesa cattolica romana, unico potere universale. Qui ci si congeda e ci
si lamenta che nel Quattrocento, al tempo della crisi degli universalismi, sia stata fallita una grande occasione per una universale conciliazione religiosa e politica, e per una civile conversazione fra cristiani e musulmani, nonostante gli sforzi di tanti sapienti.

Note
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