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La Storia dei 47 Ronin

La Storia dei 47 Ronin

Autore/i: Soulié de Morant George
Editore: Luni
introduzione dell’autore, traduzione di Giovanni Caviglione. pp. 144, ill. b/n, Milano Prezzo: € 18,00

Da quella notte di gennaio del 1702 in cui la truppa dei samurai di En-ya attaccò il palazzo dello scellerato ministro Kira per vendicare l’oltraggio e il trattamento perpetrati ai danni del loro Signore e la dispersione del loro clan ordinati dallo Shogun, la storia dei 47 Ronin è divenuta il più alto esempio di lealtà ed eroi­smo che la storia del Giappone ricordi.
L’irruzione nel palazzo di Kira è però soltan­to il penultimo atto di una congiura intrisa di sofferenza e di abnegazione, la cui conclusio­ne tragica e grandiosa è il suicidio rituale, o seppuku, dei protagonisti.
Prima di arrivare a questo, nel breve volgere di un anno – dal suicidio del Signore Asano Naganori, per ordine dello Shogun su istiga­zione di Kira, e dallo scioglimento del clan di En-ya – il racconto mette davanti agli occhi del lettore uno scenario tragico di straordina­ria tensione: è una storia di non-avvenimenti, la storia di un’attesa – l’attesa della vendetta – e dei suoi dubbi implacabili; è lo spalancarsi dell’abisso del cuore umano davanti al crivello della decisione tra lealtà e tradimento, onore e viltà, giustizia e iniquità.
Il testo che presentiamo è il racconto dell’unico dei 47 Eroi che per ordine dello Shogun fu lasciato in vita al fine di tramandare la memo­ria del gesto dei suoi compagni e di onorarne degnamene le sepolture.
Delle sue qualità morali, del fatto che in esso il paesaggio esteriore e le scene di vita quotidiana trascolorano senza soluzione di continuità in un paesaggio interiore, abbiamo già accenna­to. Ma questo è anche uno straordinario testo sull’arte della dissimulazione, sulla strategia e sulla «civil conversazione», sostenuto da una suspense degna di un romanzo di spionaggio.
Indimenticabili giganteggiano le figure di Oi­shi Guranosuke, il capo dei samurai del clan di En-ya e della congiura contro Kira, che simula l’abbandono della propria moglie e la disce­sa nell’abiezione del sesso e della crapula per indurre nel ministro quella caduta di attenzio­ne che permetterà di prenderlo in trappola; dell’anziana madre di Hara Mototochi, che si suicidia affinché il figlio, nell’ora dell’attacco e del pericolo, non sia trattenuto, e quindi in­debolito, dal pensiero di lei e del suo destino; di Akaigaki Masakata, il samurai ubriacone, soprannominato dalla cognata «l’uomo con la fiasca di sake», che invece è un guerriero dallo spirito immacolato e dall’inflessibile lucidità mentale, un seguace giapponese di quella che, nell’esoterismo islamico, si chiama «Via della riprovazione».
La storia dei 47 Ronin, contrariamente a quel­lo cui ormai ci hanno abituati la letteratura di consumo e il cinema, non ha un lieto fine. Camminare realmente sulla via della Rettitu­dine e della Giustizia è davvero un amaro cali­ce, che ben pochi uomini sono capaci di bere.

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