L’Idea d’Israele
Apologia dell’Ebraismo
Autore/i: Lattes Dante
Editore: La Rassegna Mensile di Israel
prefazione alla quarta edizione di Augusto Segre, prefazioni alla prima e terza edizione di Dante Lattes. pp. VIII-100, Roma Prezzo: € 14,00
Dalla prefazione alla quarta edizione di Augusto Segre:
“Questa «piccola opera», come Lattes stesso, con molta modestia, la definisce nella prefazione alla terza edizione, è sempre stata dal suo primo apparire, nel 1923, nell’elegante edizione di Formiggini col titolo di «Apologia dell’Ebraismo », fino ad oggi, una delle letture più vive e stimolanti, che offre con mirabile concisione un quadro preciso e completo dell’idea ebraica, e delle speranze del popolo ebraico. Oggetto di attento studio, di vaste ed approfondite discussioni, tradotto in diverse lingue, è l’unico libro in lingua italiana che può ampiamente soddisfare le esigenze dello studioso che voglia conoscere a fondo la via della morale, della giustizia e dell’umanità che il genio d’Israele ha tracciato da secoli, ha difeso e diffuso con grande coraggio e inenarrabili sacrifici: è la via che conduce a Dio, che è il Dio di tutti gli uomini. Non esiste Unità senza universalità e Israele, come dice Lattes, «ha voluto avere come orizzonte l’Umanità, piantata in questa terra da cui deve trarre il pane e protesa con l’anima verso l’eternità delle generazioni innumerevoli, sotto il cielo severo e clemente a cui alza gli occhi».
Nello stesso anno, il 1923, venivano pubblicati, dalla Casa Editrice lsrael, tradotti da Lattes e da M. Beilinson i «Sette discorsi sull’Ebraismo» di Martin Buber. Anche questo libro è oggi praticamente introvabile e andrebbe ristampato, insieme all’ottavo discorso, sempre tradotto da Lattes, dedicato ai giovani, e apparso nella Rassegna Mensile di lsrael nel 1951. Furono questi due testi che animarono e alimentarono le nostre riunioni giovanili degli anni trenta.
C’erano fra i due libri molte analogie, soprattutto là dove si trattava di scavare nella tradizione ebraica per riportare alla luce gli eterni valori e quindi l’attualità dell’ideologia ebraica. Ma vi erano anche notevoli differenze, a cominciare dallo stile. Quello di Lattes, limpido, chiaro, incisivo, come sa fare un abile giornalista che colpisce senza incertezze il bersaglio e illustra per maggior chiarezza con vivacità d’immagini l’argomento che tratta. Buber era il· filosofo per eccellenza, arroccato nel suo mondo dialogico, abile nella più raffinata ginnastica del pensiero che rendeva spesso i suoi scritti di non facile lettura, ermetico e quindi di non facile approccio, ma affascinante[...]“
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