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Istinto di Morte e Conoscenza

Istinto di Morte e Conoscenza

Autore/i: Fagioli Massimo
Editore: Armando
pp. 256, Roma

Estratto dalla Premessa alla Prima Edizione

Presentarsi con un libro, ai colleghi e al pubblico sempre più ampio di cultori di psicoanalisi, richiede indubbiamente coraggio.
La psicoanalisi attualmente ha raggiunto un approfondimento e una estensione tali di sapere e di concetti che è estremamente difficile tener dietro a tutti gli studi e le comunicazioni degli Autori. A questo sforzo di continua partecipazione al lavoro psicoanalitico attuale si deve aggiungere quello, essenziale, del continuo riesame ed elaborazione dei testi fondamentali.
Aggiungersi a coloro che, invece di limitarsi ad ascoltare ed imparare, desiderano essere ascoltati, ritenendo di avere qualcosa da dire, è effettivamente, a priori, una cosa criticabile. La giustificazione di questo atto, che potrebbe facilmente venir relegato tra le cose inutili e fastidiose, sta essenzialmente in due motivi:

1. Nel rilievo che ho avuto modo di dare ad una fantasia inconscia, che non ho visto mai esplicitata chiaramente nei testi né nelle discussioni tra colleghi, anche se molti, anzi moltissimi concetti fondamentali psicoanalitici vi fanno riferimento. Intendo riferirmi a quella che ho chiamato fantasia di sparizione.

2. Il secondo motivo, più difficile da spiegare, comprende, da un lato, il desiderio e la necessità di avere una piattaforma di base, cioè un discorso organico, consequenziale e il più possibilmente coerente, sul quale poter poi discutere ed elaborare singoli problemi, cosa che può essere fatta soltanto con un lavoro di esposizione al livello di un libro.
D’altro lato c’è il desiderio di manifestare un orientamento di studio e di terapia diretti verso una visione globale della psiche umana. Orientamento che porta ad un approccio con il paziente ugualmente globale, con l’utilizzazione di concetti come il controtransfert, lo splitting, l’identificazione proiettiva. Conseguentemente ne deriva la tendenza all’interpretazione attiva, non potendo più, con ciò, lo psicoanalista, limitarsi a considerare principale il problema della rimozione, e dovendo relegare quindi in secondo piano l’atteggiamento aspettante e silenzioso….

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Argomenti: Morte e Morire, Psicologia,

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