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Il Senso Medievale della Morte nei Carmi Epitaffici dell’Italia Meridionale fra VI e XI Secolo

Il Senso Medievale della Morte nei Carmi Epitaffici dell’Italia Meridionale fra VI e XI Secolo

Autore/i: Russo Mailler Carmela
Editore: D’Agostino
pp. 148, ill. b/n, Napoli

Estratto dalla Premessa

Le due parti che compongono questo libro sono interdipendenti e correlate fra loro, perché se nella prima si definisce quale fu il senso medievale della morte intesa nella mentalità collettiva, nella seconda viene offerta la possibilità di verificarne la dimensione attraverso la lettura di alcuni carmi epitaffici ispirati a quel comune sentimento.

Da quando, fin dalle origini, la Chiesa aveva predicato una delle sue verità più sconvolgenti e cioè la certezza della resurrezione, il problema della immortalità individuale fu risolto con la vittoria sulla ancestrale paura della morte. Ubi est mors victoria tua? La risposta si ripete uniforme in questi carmi per un lungo spazio di tempo che va dal VI all’XI secolo. Precedute tutte dal Signum Crucis, queste epigrafi provengono da un ambiente storico ben definito, ma, per i moduli usati, i calchi letterari, gli schemi metrici, potrebbero appartenere a qualsiasi altro spazio dell’Europa cristiana occidentale: nel loro immobilismo stilistico, prodotto di una scuola formalistica, deve leggersi la lunga durata di un clima di opinione racchiuso nella formula stereotipa dell’idea della morte come una presenza domestica, una «dormitio» che precede il risveglio per un più vero «dies natalis»….

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