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Il Profeta Giuseppe (su di lui sia la Pace)

Il Profeta Giuseppe (su di lui sia la Pace)

Commento alla Sûtra di Yûsuf, nel Corano
Autore/i: Sâmi Ramazanoğlu Mahmud
Editore: Erkam
traduzione e note a cura di Giuseppe Seminara. pp. 224, Istanbul

ManifestandoSi col Suo Attributo di Gloria (Jalâl) ai Profeti e ai santi, da Lui confermati con la Rivelazione, l’ispirazione divina e la pazienza, Allah li informa delle grandi sofferenze che li colpiranno.
Allah,  sia  celebrata  la  Sua  Maestà  (Jalla Jalâluhu) aveva deliberato una grande sventura e un acuto dolore per Giacobbe  e Giuseppe,  affinché  si  dimostrassero  pazienti nonostante tutta la loro amarezza, e si rafforzasse il loro pentimento
Questo  li  avrebbe  aiutati  a  essere  costantemente rivolti verso Dio e in Sua Compagnia, a troncare ogni
interesse per tutto ciò che non è Lui e a conseguire gli stati spirituali più elevati. Ve ne sono di così sublimi, da potersi
raggiungere solo affrontando e sopportando avversità e afflizioni di ogni genere.
Per questo motivo alcuni grandi sapienti hanno affermato che Giuseppe fu lasciato dodici anni in prigione, perché era necessario che raggiungesse il completo perfezionamento del suo essere e delle sue qualità con il ritiro spirituale, la
rettificazione dell’anima, le avversità e gli sforzi per superarle, affinché Dio fosse soddisfatto di lui. Se Giuseppe fosse rimasto col padre, invece, Allah non avrebbe facilitato la sua realizzazione spirituale. Per questo motivo i Profeti sono stati allontanati dalla loro Patria per qualche tempo, stranieri in terre lontane.

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