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Il Canone del Tè

Il Canone del Tè

Autore/i: Lu Yu
Editore: Quodlibet
testo cinese a fronte, premessa, introduzione e cura di Marco Ceresa, pp. 232, 8 tavv. a colori f.t., nn. ill. b/n, Macerata Prezzo: € 22,00

Da quando l’Oriente cinese e giapponese ha creato un’estetica sulle foglie della pianta chiamata Camellia sinensis e ha coltivato fino alla più squisita perfezione il rito della degustazione dell’infuso, molti trattati sono stati scritti sulla difficilissima arte di preparare il tè, ma uno solo è rimasto nei secoli l’archetipo, la summa del sapere «teistico», la base di tutti i testi: il Chajing, il Canone del tè, il più antico e il più importante trattato al mondo sulla coltivazione, la preparazione, l’uso e gli echi letterari del tè. Fu composto intorno al 758, sotto la dinastia Tang, dal letterato e poeta Lu Yu, che con questo libro dette un fondamentale impulso alla cultura del tè e ne fissò lo spirito.
Alieno da ogni preoccupazione per l’esteriorità, Lu Yu insegna che le circostanze e il luogo della degustazione non sono che accessori, ed è quindi possibile variare l’etichetta in accordo all’ambiente, al numero degli ospiti e al loro rango: accanto a un torrente tra i pini, si può fare a meno di molte cose, «ma se, in una città, alla presenza di un re o di un duca, manca anche uno solo dei ventiquattro strumenti prescritti, allora è meglio rinunciare del tutto a preparare il tè». La perfezione infatti va ricercata essenzialmente nella scelta accurata degli ingredienti e degli strumenti, nell’attento rispetto delle procedure di preparazione e nell’accorto equilibrio tra gli elementi che vengono chiamati in causa – l’acqua, il fuoco, il legno, il metallo, la terra – per rispecchiare in una tazza di tè l’ordine che governa l’universo.
Le pagine del Canone, che l’autore consigliava di ricopiare su rotoli di seta da appendere alle pareti per tenere sott’occhio e ricordare costantemente ogni aspetto della materia del trattato, si configurano così come un affascinante e rigoroso manuale tecnico di milleduecento anni fa e costituiscono un’opera di sottile poesia e un sacro testo dell’antico Oriente, accessibile nella traduzione dal cinese, corredata di un ampio apparato di note filologiche e storiche.
 
Marco Ceresa è nato a Lodi nel 1959. Professore ordinario di lingua e letteratura cinese dell’Università Ca’ Foscari Venezia e direttore dell’Istituto Confucio presso l’Università Ca’ Foscari, è cofondatore e presidente onorario dell’Associazione Italiana Cultura del Tè. Pioniere degli studi sulla cultura del tè cinese nel nostro paese, è autore de La scoperta dell’acqua calda (Leonardo, 1993) e di numerosi articoli scientifici sulla storia e sulla cultura del tè in Cina, oltre che di numerosi altri saggi e articoli su diversi aspetti del mondo cinese.

Lu Yu, vissuto tra il 733 e l’804 nella Cina della dinastia Tang, letterato e poeta, ebbe una giovinezza avventurosa e un’esistenza romanzesca: secondo alcune biografie, fu un trovatello rinvenuto sulla sponda di un fiume da un monaco, che lo adottò e lo allevò finché il giovane fuggì dal monastero per unirsi a una compagnia di attori girovaghi. Notato dal governatore di Jingling che ne intuì il talento letterario, Lu Yu divenne amico di eruditi e potenti; si ritirò poi tra i boschi di Tiaoxi, dove condusse una vita da eremita. Le opere attribuitegli sono cinquantasette, fra scritti in prosa e in versi: tra le diciassette opere arrivate fino a noi la più lunga è il Chajing, questo celebre Canone del tè per il quale, dopo la morte, Lu Yu è stato venerato come il «dio del tè», patrono di tutti i cultori dell’arte di preparare e degustare la bevanda orientale.

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