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I Templari nell’Alta Lombardia

I Templari nell’Alta Lombardia

Autore/i: Varisco Alessio
Editore: Effigi
Presentazione di S.E.R. Angelo Mascheroni, prefazione di Franco Guidetti, postfazione di Chiara Benedetta Rita Varisco pp. 388, nn. ill. b/n, Arcidosso

Una ricerca sulla presenza dei Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis che vuole essere un omaggio ai Cavalieri dal bianco mantello che con la loro Croce rossa vermiglia -a rappresentare la “Passio Christi”- curarono in tutt’Italia, in particolare nell’Alta Lombardia, alcune loro Caserme-Convento che sono rimaste indelebilmente fissate nel nostro territorio“I Templari nell’Alta Lombardia” è la tredicesima pubblicazione della Collana “Domus Templi” del Prof. Alessio Varisco. La spiegazione di tale insistenza risiede nell’esigenza della mente dell’Autore, uno dei massimi esperti di Ordini Cavallereschi e Dinastici, ed è anche bisogno del cuore: chi conosce desidera approfondire ancora di più e vuole andare “oltre”, pertanto il Professore avverte come carità culturale poter partecipare ad altri le sue conoscenze e desidera che altri possano usufruire di questa utilità.

Entriamo nell’argomento trattato: sono in esso dominanti due figure “storiche”, nella lettura della pubblicazione conosciamo due illustri brianzoli fra Dalmazio da Verzario (oggi diremmo Verderio) e il Beato Rainaldo da Concorezzo.

Fra’ Dalmazio fu il primo ministro dei Templari di lingua italiana o italica; visse ai tempi di San Bernardo, Monaco e dottore della Chiesa, vero riformatore del monachesimo e della Chiesa stessa. Bernardo venne pure a Milano non ebbe subito delle ovazioni, anzi, agli inizi conobbe nelle città delle ostilità e fra’ Dalmazio gli procura una scorta militare.

Il beato Rainaldo veniva da una famiglia di approfondita cultura giuridica. Godeva di stima e di onore; era grande diplomatico, divenne Rettore della Romagna e Arcivescovo di Ravenna. Non sempre e non del tutto condivideva la prescrizione del Pontefice che si trovava ad Avignone, si oppose con la sua mentalità giuridica all’uso almeno tollerato, se non imposto, della tortura per approdare nei processi alla confessione della “verità”.

Quando i Templari furono soppressi ne prese le difese, tanto che i Templari a nord dell’Appennino furono tutti salvi ed assolti mentre i Templari dalla Toscana in giù furono catturati e processati, a volte anche uccisi.

L’Autore poi precisa la presenza dei Templari in alta Lombardia, a Milano in zona via Commenda, a Segrate, a Zunico, si sofferma in modo ampio sulle loro “Domus Templi”, il Castel Negrino e “la Commenda” nei pressi del Campegorino ad Aicurzio (presenza che inizia nel 1137), poi va ancora a Brescia e a Bergamo. Il Professore sottolinea come spesso tali presenze rechino la dedicazione a “Santa Maria del Tempio”. Personalmente sono desideroso di approfondire come tali denominazioni frequenti denotino non solo una devozione mariana che si ferma alla mera pietà popolare, ma qualcosa di più profondo, che entri nello stesso DNA dei Templari. Se così fosse, dovrei essere meno veloce, meno intransigente, nel formulare giudizi sui Templari stessi.

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