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Elogio del Muschio

Elogio del Muschio

Autore/i: Brindeau Véronique
Editore: Casadeilibri
traduzione di Lorenzo Casadei pp. 110, nn. ill. a colori, Padova Prezzo: € 18,00

Muschi d’un verde profondo, la polvere del mondo è lontana. Sen no Rikyu

Erano prima del tempo degli uomini, ben prima di quello degli alberi e dei fiori. Perfino prima delle felci, mentre nascevano le alghe blu, e sorgevano le foreste di equiseti giganti, trecento milioni d’anni fa. Il tempo depone nell’ombra questo abito di muschio che un giorno sarà cantato dai poeti giapponesi nei loro taccuini di viaggio e nelle grandi raccolte imperiali. I monaci in pellegrinaggio vi posano il capo e sognano.
I giardini li accolgono e li accostano a templi. Sulle tettoie di paglia degli eremi, sopra ogni paletto tarlato, come fiori alla mercé del vento lungo il cammino. Il giardino che porta alla casa del tè, dove si reca chi vuole affrancarsi dal mondo, è tessuto di muschi. Essi sono l’immutabile e unico scenario del teatro no, dipinti sui rami di antichi pini tutti nuovi, al «crocevia dei sogni» dove i vivi e i morti si parlano per mezzo di immagini. Eccoli comparire in una poesia del X secolo, estratta dal Kokinshu, che il Giappone si è scelto per inno:

Possa il Vostro regno
durare mille e mille generazioni fino a quando le pietre
diverran rocce
tutte coperte di muschio.

Di quest’epoca che precede la storia, i giardini giapponesi serbano memoria. Come di tutto ciò che conserva traccia della grande età, si prendono cura di questo testimone facendogli posto attorno ai templi e innalzano al rango di tesoro il muschio più semplice, come noi facciamo per venerabili querce, alberi monumentali e rose. Così a Kyoto, dove vibrano per i giapponesi le più delicate tonalità di una natura nella quale amano riconoscersi, un Tempio dei profumi dell’Ovest, più conosciuto come Tempio dei muschi, ha un manto vegetale che si limita a quest’ordinario ospite dei boschi: il più umile e il meno intenzionale dei tappeti verdi, dono del tempo che passa, che l’attenzione dei giardinieri trasforma in un fresco drappeggio di smeraldo disteso tra aceri, canfori e cedri. Al punto che questo luogo eletto del buddhismo zen, il cui nome originario ricorda l’orientamento, ad occidente della villa, e la direzione del ponente, paradiso del Buddha, rappresenta oggi uno degli archetipi del giardino giapponese, ammirato come i giardini secchi più celebri e primo nel Pantheon orticolo del Giappone. Poiché è proprio in Giappone, e là solamente, che si ammirano e coltivano questi muschi modesti, detestati dai nostri giardinieri, intenti al contrario ad estirparli. Se il Giappone li apprezza, cura e coltiva, l’Occidente di norma li ignora o li caccia: nemici giurati dei tappeti erbosi, essi deliziano solo qualche botanico.

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Elogio dei muschi

I nomi dei muschi

Un intero mondo lontano

“dell’amore quando il mare vi separa”

Come neve

Tappeto di muschio

Giardino interno

Questa luce che cade dagli alberi

I muschi del tempio Honen-in

Accordare i soffi di W. Tetsuro

Cacce sottili

L’ombra e il tempo

Scrittori ed antologie

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Commenti

Un commento a “Elogio del Muschio”

  1. Casadei: elogio del muschio | Kitora no do il 22 dicembre, 2013 06:57

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