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Aristotele ad Asso. Aristotele e Diogene di Enoanda

di
Editore: Libreria Editrice Aseq
Prezzo: € 10,00

Informazioni: Ristampa da Atene e Roma, Firenze, 1933-1938 - pp. 39, Roma
Stampato: 2010-10-01
Codice: 8054

"In un articolo della Rivista di Filologia classica ripubblicato, con molte aggiunte e conferme, nel mio Aristotele perduto, mi occupai della questione, sino allora insoluta, della polemica contro Aristotele nella iscrizione dell'epicureo Diogene di Enoanda. In essa infatti si dice, aver dichiarato Aristotele che di nulla noi abbiamo una sicura conoscenza scientifica, per il continuo rapidissimo flusso, onde le cose sfuggono alla nostra esatta percezione. Poichè nelle opere da noi possedute la dottrina di Aristotele appare in deciso contrasto con questa affermazione, i critici pensarono ad un marchiano errore di Diogene, e ad una confusione con Eraclito, o con Arcesilao o con Enesidemo. Confusione inesplicabile, perchè Diogene, come riconobbe anche il Philippson, non commette altri errori simili nell'esposizione delle teorie degli altri filosofi, ma anzi si mostra assai bene informato sui sistemi filosofici di cui parla; onde tanto meno si può pensare che errasse rispetto ad un filosofo di tanta grandezza e così universalmente noto. Il Philippson, da parte sua, cercava di spiegare l'errore, pensando che venisse a Diogene da un platonico della seconda Accademia, di tendenza scettica e pirroniano, ammiratore di Aristotele, como Favorino, che avrebbe dato a Diogene l'occasione di attribuire la sua scepsi ad Aristotele. Tale opinione, nel mio articolo della Riv. di Filologia, e nel mio Aristotele perduto, dichiaravo, con molta cortesia, essere una ipotesi «assai vaga», e che non risolveva la difficoltà; ma che aveva questo «di suggestivo», che se non d'un tardo platonico dell'età imperiale, il quale «oltre tutto non si accorderebbe con la diretta connessione con Socrate in cui è posto Aristotele nel frammento di Diogene di Enoanda», si trattasse veramente di un platonico, e precisamente dell' Aristotele della prima maniera, autore delle opere platonizzanti per noi perdute, e sole pubblicate da lui durante la sua vita, e per lungo tempo le sole, o quasi sole, lette fuori della scuola, ed ampiamente ammirate. E questa opinione confermavo con un'ampia trattazione". [...]

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