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Selezione di volumi Aseq Editrice

Acerba Etas [L’Acerba]

Acerba Etas [L’Acerba]

Autore/i: Cecco D’Ascoli
Editore: La Finestra
a cura di Marco Albertazzi pp. XLIV-544, Lavis (TN)

La tradizione dell’Acerba etas è simmetrica alla damnatio memoriæ dello stesso Cecco: la condanna dell’uomo ha innescato la maledizione dell’opera, sia dal punto di vista intellettuale (l’opera è scomoda) sia sul piano ecdotico (oltre che interrotta, l’opera è in molti passaggi gravemente alterata).

Stabilire criteri di edizione certi per questo poema – la cui lingua umbro-marchigiana si corrompe già nei primissimi testimoni trecenteschi, assumendo patine fiorentine e bolognesi – è particolarmente difficile. I codici più antichi non sono necessariamente i testimoni privilegiati dell’archetipo (recentiores non deteriores). Tuttavia – e soprattutto per le opere di area romanza – non è possibile prescindere tout court dall’importanza del contesto d’una nascita. E questo fatto diviene lampante, se si considera lo iato tra i manoscritti trecenteschi dell’Acerba e le stampe cinquecentesche: la qualità dei testimoni a stampa è generalmente inferiore a quella dei testimoni manoscritti. Vale a dire che le stampe sono asservite più all’accessibilità che all’attendibilità dei codici: dunque l’edizione Sessa del 1501, e le edizioni successive, sono più compromesse dei manoscritti del Trecento che abbiamo potuto visionare. Per noi, le questioni in gioco non riguardano solo la classe filologica. Per esempio: è possibile analizzare un’opera, senza renderla disponibile e leggibile? Disquisire sul frammento illumina veramente il senso di un poema? Il vero nodo oggi – è la suddivisione delle competenze, per studiare uno ieri in cui gli enciclopedisti, da Isidoro a Cecco, compulsavano tutti i saperi (il commento latino dell’Acerba cita serenamente Aristotele, Tolomeo, Galeno, Dante, Alberto Magno) e molte lingue, oltre che molte esperienze.

La mancanza di un’edizione credibile deriva da un problema storico (la condanna di Cecco e delle sue opere), da un problema stilistico (l’oscurità concettuale e linguistica del poema) e dalla proliferazione dei testimoni.

 

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Conspectus siglorum

Introduzione

I Prolegomena

II Testimoni

III Questa edizione

IV Caratteristiche dell’apparato

V Regesto dei manoscritti e delle stampe

Acerba etas

Libro I

Libro II

Libro III

Libro IV

Libro V

Sonetti

Chi solvere non sa, né assottigliare

Io non so ch’i’io mi dica, s’io non taccio

Io solo sono in tempestati fiumi

Di ciascheduna mi mostra la guida

La Invidia a me à dato sì de morso

APPENDICI

1. Bibliografia stabiliana

2. Indice dei nomi

3. Indice geografico

4. Elenco delle varianti

5. Varianti delle strofe

Le Origini di Roma

Le Origini di Roma

Autore/i: Bloch Raymond
Editore: Club degli Editori
traduzione di Libero Villani pp. 180, 60 fotografie b/n f.t., 17 disegni e 5 carte geografiche, Milano

Il tema delle origini di Roma non ha mai finito d’interessare gli studiosi e le persone colte. Gli stessi Antichi provavano una grande, appassionata curiosità per la nascita e i primordi di una città che – prima nella storia del mondo – aveva unificato tutto l’Occidente. Finalmente in questo libro, molti problemi e domande che fino a oggi avevano diviso gli studiosi trovano risposta, e questo grazie ai progressi della moderna storiografia.

Esperto di storia antica, epigrafia latina e storia delle religioni, Raymond Bloch è già noto agli appassionati del genere, per il suo saggio su Gli Etruschi. Ed è proprio attraverso la conoscenza acquisita in lunghi anni di ricerche su questa civiltà che il grande storico può stabilire gli imprescindibili rapporti intercorsi fra l’Urbe e i suoi vicini del Lazio, la civiltà greco-etrusca appunto e le genti tosco-umbre.

Determinante più tardi per l’egemonia di Roma sarà invece la lotta della plebe per la conquista dell’uguaglianza dei diritti. Bloch non tralascia di vagliare il valore del mito, come lo si ritrova nelle opere di Livio e di Virgilio ed è proprio nel cuore delle bellissime leggende che tutti conosciamo fin dall’infanzia, che egli raggiunge il nucleo di verità storica. Senza l’inclemenza dei professionisti cattedratici, ricostruisce anzi tutta la realtà sociopolitica non solo di Roma ma di tutta l’Italia centrale. Splendide illustrazioni completano il volume, che resta un’opera di base per ogni biblioteca e che oltre tutto è veramente lettura di piacere e di svago.

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Idee correnti e nuove teorie

Popoli e civiltà dell’Italia preistorica

La leggenda delle origini di Roma: sua formazione e valore

Il Lazio e il sito di Roma

Roma dall’anno 700 all’inizio del V sec. a.C.

Lingua, legge, religione nella Roma primitiva

 

La Chiesa Tradita

La Chiesa Tradita

Scempio della fede latina
Autore/i: Arcangelo Michele
Editore: BastogiLibri
pp. 206, Roma

Si tratta di un testo che ripercorre le vicende dottrinali e storiche degli ultimi pontificati, a partire da Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano Secondo, in cui con appassionata e vibrante polemica l’autore, che per ora usa uno pseudonimo, mette in evidenza quelle che sono, secondo lui, per dottrina e fede, le modifiche effettuate dalla Chiesa rispetto agli autentici principi e valori cristiani.
Egli stesso dice, tra l’altro, che “incrollabilmente fedele alla dottrina cattolica, costretto a combattere come un soldato mimetizzato contro le forze del male, non vede l’ora di apparire com’è e di abbracciare tutti gli uomini suoi fratelli, perché figli dell’unico vero Dio che per amore ha assunto la nostra natura ed ha affrontato patimenti e morte per riaprirci il Paradiso perduto.”

Hatha Yoga

Hatha Yoga

Autore/i: Kerneiz Constant
Editore: Gherardo Casini Editore
pp. 552, nn. figg. b/n f.t., Roma

Le dottrine dello Yoga sono ormai largamente note anche in Europa, ma nessuno finora si era preoccupato di adattarle alle necessità e alle abitudini degli occidentali. Kerneiz, che dello Yoga è profondo conoscitore, ha risolto il problema scrivendo questo libro che insegna praticamente come si conservano la salute, la forza fisica e la giovinezza; come si sviluppano le facoltà mentali e si raggiunge il benessere attraverso una vita in armonia con le leggi fondamentali della natura umana. Scritto con rara chiarezza di espressione, questo libro offre una sicura guida pratica per chiunque voglia praticare con profitto lo Yoga.

Numerologia Esoterica Spirituale

Numerologia Esoterica Spirituale

Come percepire il significato e il simbolo del numero e l’energia che racchiude in sé. Tecniche numeriche per riconoscere l’energia di ogni individuo
Autore/i: Picchi Giorgio
Editore: Anima
a cura di Livia Balocchi pp. 296, Milano

Questo è un libro fatto di numeri, di passione e di misticismo; le tecniche sono solo una conseguenza di questa ricerca. Lo scopo è la meravigliosa conoscenza attraverso lo Strumento del numero, che porta meraviglia, stupore e illuminazione.

Coloro che studiano la matematica ai massimi livelli sono in qualche modo costretti a confrontarsi con le energie spirituali, perché l’Uno è Dio e il Tutto. Se Dio è immanente e nascosto in tutta la Creazione, il numero è la Sua espressione esteriore. Tutto in natura obbedisce a leggi assolute, di cui il numero è la chiave di interpretazione.

Ogni numero è una potenza a sé stante ed evoca una particolare energia e la rappresenta; in ogni numero è concentrata una grande quantità di nozioni, di similitudini, di corrispondenze, quindi, agire con i numeri è agire con l’energia, leggere i numeri, significa leggere il tipo di energia.

La materialità è fatta di numeri. Tutto ciò che esiste è composto da vibrazioni, da cicli, da frequenze … ogni cosa ha un suo numero. Quindi, i numeri sono assolutamente essenziali per l’esistenza stessa della materia, così come è concepita a livello umano.

L’Ombra e il Corpo

L’Ombra e il Corpo

Applicazioni cliniche delle teorie di Carl Gustav Jung e di Malcolm Brown
Autore/i: Brown Ennis Katherine
Editore: Mimesis
pp. 176, Sesto San Giovanni (MI)

In questo saggio inedito l’autrice analizza in modo originale e con uno sguardo al femminile i rapporti tra la teoria psicodinamica di Carl Gustav Jung e quella psicocorporea di Malcolm Brown nell’idea che l’unità organismica di corpo e mente richieda un rapporto funzionale tra le dimensioni consce e inconsce del corpo e della psiche. L’analisi di alcune sedute di psicoterapia organismica con una paziente mostrano i modi creativi in cui la sintesi delle posizioni teorico-pratiche di Jung e di Brown possa essere usata per capire i fenomeni del corpo-mente e facilitare il ristabilirsi della totalità organismica. Katherine Brown riprende il concetto junghiano di Ombra, le parti inaccettabili o non sviluppate della personalità, e mette in evidenza come questo metodo terapeutico offra delle eccellenti opportunità per una ristrutturazione dell’Io, includendo nella sua esposizione gli effetti distruttivi dell’Ombra del terapeuta nella relazione con il cliente. In appendice l’impegno dell’autrice a fare in modo che la psicoterapia corporea non trascuri l’anima e la femminilità nella considerazione che la vita sia in fondo il luogo dove si costruisce l’anima.

Calendario Romano dell’Era Volgare 2018

Calendario Romano dell’Era Volgare 2018

Autore/i: AA. VV.
Editore: Victrix
Tavole delle effemeridi, influssi delle stelle fisse, qualità dei giorni, ciclo Augusteo, concitazioni da Plinio, Ovidio, Columella pp. 14, Forlì

Calendario con le Feste Romane, la descrizione della qualità dei Mesi e dei Giorni, le Fasi Lunari, le tavole delle Effemeridi tradizionali dei Pianeti, con i transiti dei Pianeti nella sfera celeste e le inclinazioni metereologiche in relazione al moto delle Stelle Fisse, le Prescrizioni Rituali pubbliche e private.

Crociata e Missione. L’Europa Incontro a L’Islam

Crociata e Missione. L’Europa Incontro a L’Islam

Autore/i: Kedar Benjamin Z.
Editore: Jouvence

Questo studio di ampio respiro sulla risposta dell’Europa medievale alla sfida dell’Islam, esamina la relazione tra le contrapposte idee di crociata e di predicazione missionaria, cioè tra i progetti europei di conquista militare e quelli intesi a pacificamente convertire i musulmani al cristianesimo. Trattando il periodo tra l’ascesa dell’Islam e il quattordicesimo secolo, l’autore esamina a fondo non solo le crociate e il Regno crociato di Gerusalemme ma anche lo scontro tra cattolici e musulmani in Sicilia e in Spagna. L’approfondimento sul perché della tardiva comparsa dei tentativi cattolici intesi alla conversione dei musulmani comporta un confronto con le iniziative messe in atto dal cristiano impero bizantino e dai cristiani soggetti all’autorità musulmana. L’autore indaga anche sulle conversioni di musulmani al cristianesimo, conversioni che si verificarono lungo tutta la linea di demarcazione cristiano-musulmana.

Le Divine Gemelle Celesti

Le Divine Gemelle Celesti

Sacertà del fuoco centrale e semantica dell’aurora nella religione indoeuropea
Autore/i: De Martino Marcello
Editore: Agorà & Co.
pp. XXVI-934, Lugano

Con Le divine gemelle celesti Marcello De Martino conclude le sue ricerche su quel divino e celestiale “circolo sororale” che egli ipotizza sia esistito nella religione indoeuropea preistorica sulla base dei dati ritualistici, mitologici e “mitistorici” che ci sono stati tramandati dall’antichità. Se in Arcana verba I e II l’autore prendeva in esame Fortuna nel suo rapporto con Iuppiter, in questo saggio si concentra invece su Vesta e Mater Matuta attuando così un’approfondita comparazione con divinità omologhe a livello funzionale nei milieux religiosi di popoli indoeuropei antichi quali gli Slavi, i Balti, i Celti e gli Indiani; si viene alla fine a scoprire un primigenio culto del fuoco che mostra caratteristiche assolutamente peculiari: infatti l’elemento igneo sacro connetteva due personalità divine, la dea del focolare e la dea dell’Aurora, tanto strettamente da farle apparire quasi delle “gemelle” a livello teologico. Una nuova prospettiva ermeneutica viene quindi avanzata in questo saggio da Marcello De Martino, il quale si propone qui di proseguire nella via di ricerca tracciata da Georges Dumézil negli studi storico-comparativi, accogliendo criticamente alcuni suggerimenti di studio che il professore del Collège de France aveva dato in taluni suoi scritti: viene pertanto proposta per la prima volta per quel complesso sistema di miti, feste, cerimonie e survivals folclorici reperibile nel mondo religioso indoeuropeo antico una vera e propria grammatica religiosa del fuoco, realizzata grazie a una metodologia d’indagine che ricostruisce in un periodo preistorico comune una sfera teologica della sacertà ignea semanticamente congiunta alla luminosità aurorale.

Lo Stupore e la Bellezza

Lo Stupore e la Bellezza

Meraviglia e seduzione dell’arte cristiana
Autore/i: Kermani Navid
Editore: Marsilio
traduzione dal tedesco di Francesco Peri pp. 320, 48 ill. a colori, Venezia

Cosa succede quando uno dei più noti scrittori tedeschi, di origine islamica, si immerge nel mondo dell’arte cristiana? Colmo di stupore e meraviglia, Navid Kermani si innamora dello sguardo di Maria, dialoga ed entra in conflitto con la croce, assiste a una messa ortodossa, scopre la grandezza di Francesco d’Assisi. Di fronte alle opere di Botticelli, Caravaggio o Rembrandt, si pone domande che ci riguardano da vicino, ancora cruciali per la nostra esistenza, e con un racconto squisitamente raffinato ci conduce alla scoperta di una religione fatta di sacrificio e sofferenza, amore e miracoli, un credo irrazionale, abissale, profondamente umano e divino, al quale gli stessi cristiani si interessano ormai di rado con la stessa serietà, la stessa audacia, lo stesso entusiasmo.
Non è sorprendente che sia un intellettuale di cultura musulmana a farci ritrovare il cuore del cristianesimo?

Riti e Formule Magiche nel Medioevo

Riti e Formule Magiche nel Medioevo

Incantesimi e sortilegi, talismani e rimedi tratti da antichi grimori
Autore/i: Battista Pasquale
Editore: Aradia
pp. 112, Puegnago (BS)

In questo formulario sono raccolti riti e procedimenti magici risalenti ad antichi manoscritti del periodo medievale, come il Picatrix, ed altri ancora che hanno ispirato famosi grimori più tardivi, come ad esempio la Clavicula Salomonis, il Grimorium Verum, il Grand Grimoire, Le Véritable Dragon Rouge, l’Enchiridion, il Grimorio di Papa Onorio III, ecc.

In questo trattato magico sono inoltre presenti anche frammenti di manoscritti anonimi, appartenenti a collezioni private. Quest’opera vuole ripercorrere alcuni secoli della storia della magia fornendo un ricettario accuratamente selezionato, tratto da antichi grimori, per mostrare al lettore riti e rimedi d’altri tempi, permettendogli inoltre di poterli nuovamente sperimentare, con qualche lieve modifica, ai giorni nostri.

Sono presenti:
– Sortilegi d’amore
– Incantesimi per propiziare il denaro
– Incantesimi per la protezione
– Riti per scacciare gli spiriti maligni e la cattiva sorte
– Riti per difendersi dal malocchio
– Vengono spiegate le virtù delle erbe e delle pietre
– Vengono mostrati talismani, pentacoli, quadrati magici…

Il Segreto delle Rune

Il Segreto delle Rune

Autore/i: Von List Guido
Editore: Aga Editrice
pp. 128, nn. ill. b/n, Milano

Dalla Prefazione:

La cosmogonia nordica narra che Odino conosce i segreti delle rune, le lettere che, incise sul legno, sulla pietra, sulle lame delle spade, sulla lingua dei poeti, sugli zoccoli dei cavalli, sono l’origine stessa di ogni conoscenza e di ogni potere. Odino ottenne questa sapienza, diventando il primo maestro runico, immolando sé stesso in sacrificio a sé stesso.
Infatti per apprendere l’arte delle rune e della divinazione rimase legato ad un albero per nove giorni e nove notti (identificandosi quindi nell’albero cosmico Yggdrasil). Nell’”Hávamál” non viene citato il nome dell’albero ma si presume che sia il frassino Yggdrasil.
Essendo il più antico degli dèi e il creatore del mondo e di tutte le cose, personificazione della sorgente stessa del tutto (il “totalmente Altro”), Odino è il signore della sapienza, conoscitore delle essenze più antiche e profonde. Egli conosce per primo tutte le arti e in seguito gli uomini le hanno  apprese da lui. Tra i molti epiteti di Odino, parecchi si riferiscono alla sua immensa sapienza: Fjǫlnsviðr (“assai sapiente”), Fjǫlnir (“assai”), Sanngetall (“che intuisce il vero”), Saðr o Sannr (“che dice il vero”), Forni (“antico”) e Fornǫlvir (“antico sacerdote”), cioè conoscitore di tutte le cose dal principio.

La sapienza di Odino è conoscenza, magia e poesia al tempo stesso. Egli non solo conosce i misteri dei “Nove Mondi” e l’ordine delle loro stirpi, ma anche il destino degli uomini e il fato stesso dell’universo. Volgarmente le Rune (che significano anche “Mistero”, “Segreto”) sono interpretate come caratteri, vale a dire come  semplice antico alfabeto germanico e scandinavo, ma il parallelismo con qualsiasi alfabeto è arbitrario in quanto le rune, oltre ad essere un alfabeto utilizzato per la composizione di poemi scaldici, sono anche e principalmente dei simboli e per certi versi sono in qualche modo assimilabili agli ideogrammi cinesi e giapponesi, perché acquisiscono significato diverso a seconda di come vengono accostate. Questo non vuol dire che non esista anche per i normali alfabeti una dimensione sacra e esoterica, tutt’altro. Sta di fatto che il fascino che suscitano le rune è dovuto al loro collegamento con la mitologia nordica, una mitologia che impasta l’etica del guerriero con quella del mago (sciamano), delle fate (norne), degli animali e delle piante sacre e/o divine. L’attinenza con animali e piante divine ha fatto sì che in epoca “new age” le rune fossero “strumentalizzate” per le più fantasiose e disparate funzioni, con attribuzioni di significati alquanto bizzarre. Così che qualsiasi fattucchiera da strada se le gioca per mirabolanti divinizzazioni e improbabili predizioni del futuro. Insomma, ridotte al rango di tarocchi, fondi di caffè e cose simili, tutto riconducendo più che altro alla tradizione celtica.
Infatti non si sa bene come sia avvenuto ma, ad un certo punto, anche i Celti cominciarono ad  adoperare le rune.
I druidi, ovvero i sacerdoti celti, depositari dell’antico sapere iniziatico, consultavano le Rune per conoscere il volere e il consiglio degli dèi quando la comunità o i singoli individui ne avevano bisogno.
Oggi conosciamo l’esistenza di questo “alfabeto” grazie alle numerose stele di pietra (menhir) rinvenute nel corso dei secoli e ai poemi degli scaldi, ma in realtà l’origine delle rune, almeno dal punto di vista storico, rimane avvolta nel più oscuro mistero. In ogni caso, qualunque sia la loro origine, esse sono depositarie di un’antica Sapienza e, tra le altre cose, concepite dai sacerdoti pagani come “strumento” di conoscenza e di connessione con il Destino.

Storia del Matriarcato

Storia del Matriarcato

Autore/i: Bachofen Johann Jakob
Editore: Fratelli Melita Editori
a cura di Renato Del Ponte pp. 256, La Spezia

Johann Jakob Bachofen può dirsi una “scoperta” della più moderna cultura europea. Contemporaneo di Nietzsche (egli nacque a Basilea nel 1815 e morì nel 1887), egli appartenne al medesimo ambiente spirituale dove nacquero anche la “Nascita della Tragedia” dello stesso Nietzsche e la “Psyche” di E. Rohde. Al suo tempo, la sua opera restò quasi senza eco. Il gran pubblico non venne a contatto con essa, mentre gli “specialisti” in fatto di storia antica e di archeologia vi ordirono contro una specie di congiura del silenzio, per via della diversità dei metodi e delle concezioni che essi avevano care. Oggi l’opera del Bachofen è stata ripresa da molti e giudicata come quella di un precursore e di un maestro.

In Bachofen, in primo luogo, è interessante il metodo. Questo metodo è nuovo e rivoluzionario rispetto al modo generale, scolastico ed accademico di considerare le antiche civiltà, gli antichi culti, i miti, solo perché “tradizionali” in senso superiore. Vogliamo dire che il modo con cui l’uomo di ogni civiltà tradizionale, cioè antindividualista ed antirazionalista, si accostava al mondo della religione, dei miti, dei simboli, è più o meno lo stesso di quello con cui Bachofen ha cercato di scoprire il segreto del mondo delle origini. La premessa fondamentale di tutta l’opera del Bachofen è che simbolo e mito sono testimonianze, di cui ogni scienza storica completa deve tenere serio conto. Non sono creazioni arbitrarie, proiezioni dell’estro e della fantasia poetica: sono invece “rappresentazioni delle esperienze di una razza alla luce della sua religiosità”, obbedienti ad una logica e ad una legge ben determinata.

Il Canto degli Animali

Il Canto degli Animali

I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e in poesia
Autore/i: Isotta Paolo
Editore: Marsilio
pp. 448, Venezia

Gli animali non sono macchine. Provano sentimenti profondi solo in parte determinati dall’istinto. E li esprimono secondo rituali dell’istinto ma anche con una soggettività che nasce dalle esperienze e dall’intensità con la quale li sentono. Ogni animale ha la sua personalità, e lo sanno tutti quelli che vivono con un cane, un gatto, un uccello. La poesia – verso, narrazione, musica, immagine – è un altissimo strumento per capire, oltre che per affrontare, il mondo e la vita: manifesta e narra tale verità. Nel libro incontriamo delfini, balene, orche, cani, lupi, gatti, asini, cavalli, volpi, elefanti, cervi, giovenche, buoi, vacche, maiali, cinghiali, caproni, capre, agnelli, tigri, leoni, pantere, linci, furetti, scimmie, scoiattoli, foche, cammelli, canguri, topi, ricci, tassi, donnole, pipistrelli, usignoli, allodole, cuculi, cigni, upupe, albatri, falchi, aquile, gufi, civette, gazze, cardellini, anatre, oche, galline, galli, capponi, pappagalli, corvi, colombe, rondini, alcioni, gabbiani, pavoni, merli, tacchini, api, formiche, zanzare, ragni, libellule, rane, rospi, serpenti, tartarughe, pesci, seppie. Draghi e creature fantastiche che condividono le due nature: centauri, fauni, driadi, cavalli alati. Dei e le loro metamorfosi. Cantori divini che ammaliano bestie, piante, pietre.
Questo è un racconto sulla reincarnazione poetica del mondo animale: ma un racconto non sistematico. L’autore lo ha scritto liberamente, passeggiando fra le arti lungo un’intera vita. La pagina di Paolo Isotta dipinge una Natura eterna e sempre nuova, pur se mai come ora minacciata; e i simboli antichi che in musica e in letteratura accompagnano gli animali. E mostra che la grande arte canta, con la comune origine, la nostra fratellanza. Il libro è dedicato “A tutti quelli che lottano contro la caccia, in cielo, sulla terra, nel mare”.

Dalla Parte delle Streghe

Dalla Parte delle Streghe

Autore/i: De Angelis Vanna
Editore: Piemme
pp. 350, Casale Monferrato (AL)

Molto prima che la Santa Inquisizione, che sulle trame del Maligno la sapeva lunga, stabilisse con illuminata sentenza che tutto ciò che non è di Dio appartiene a Satana, condannando al tormento eterno chiunque stesse sospettosamente nel mezzo, molto prima di tutto questo… esistevano le fate. Erano donne sapienti a cui la natura aveva schiuso i suoi segreti e che con fiori e piante sapevano curare come i medici uomini. A volte anche meglio. Come la guaritrice scozzese Bessie Dunlop, vissuta nella metà del Cinquecento, grande conoscitrice di rimedi naturali e soprannaturali, ostetrica, veggente, in costante contatto con gli spiriti. Ma per il tribunale ecclesiastico che la mandò al rogo, Bessie era semplicemente una strega. Un’anima perduta in combutta con il demonio.

Dal piacevole intreccio di narrazione e ricostruzione storica, tra riti, saperi e pratiche di guarigione, rivivono i tempi della Grande Dea della Natura e quelli, oscuri, in cui non esistette peccato peggiore che essere donna. Tempi in cui la distanza tra genio e magia era breve quanto quella fra corda e impiccato. O fra legna e rogo.

Cento e una Notte

Cento e una Notte

Autore/i: Anonimo
Editore: Einaudi
a cura di Claudia Ott, traduzione di Isabella Amico di Meane, edizione italiana a cura di Elisabetta Benigni pp. XLIV-314, Torino

Il manoscritto delle Cento e una notte conservato presso l’Aga Khan Museum in Canada, datato 1234, è il più antico fra quelli che ci hanno trasmesso questa raccolta di novellistica araba di area andalusa, autonoma rispetto alle Mille e una notte ma con molti punti di contatto, a partire dal personaggio di Shahrazād. Questo manoscritto è stato tradotto per la prima volta in una lingua europea nel 2012 dall’arabista tedesca Claudia Ott. L’edizione italiana segue quella della Ott con un ulteriore confronto con il testo arabo. Rispetto alle Mille e una notte, il repertorio di storie è in larga parte diverso e la struttura narrativa, per quanto organizzata in una cornice molto simile, è meno legata a un disegno unitario e programmatico. Le storie che si succedono qui sono di genere e contenuto molto vario, sono brevi e compatte, tematicamente accorpate, con un ritmo serrato e una tensione drammatica concentrata. È la forma racconto che si svilupperà anche nelle letterature romanze di poco successive (il Novellino è piú recente di circa mezzo secolo). E le Cento e una notte hanno sicuramente circolato fuori dell’Andalusia e del mondo arabo se alcuni nomi, situazioni ed episodi di questo libro sono finiti addirittura nell’Orlando innamorato del Boiardo e nel Furioso dell’Ariosto.

Dalla Prefazione di Claudia Ott:

“Come si approda, prendendo le mosse da India e Iran e passando per la Terra dei Boccioli e il Uadi dei Barbari, in Nordafrica e Andalusia? Dov’è che sorprendiamo astute mogli amoreggiare con i loro appassionati amanti, imbattendoci un attimo dopo in draghi che sputano fuoco e in bellicose amazzoni in lotta con cavalieri ed eroi? Che cos’hanno in comune i mercanti di Qayrawan e i cannibali dell’Isola della Canfora? E chi è a descriverci – secoli prima di Leonardo da Vinci – un velivolo di legno dotato di vite per l’ascesa e la discesa e i rilevatori di movimento senza dubbio più antichi della storia della letteratura mondiale? La raccolta di racconti araba delle Cento e una notte, di epoca medievale, riunisce generi, protagonisti e scenari diversissimi tra loro in una suggestiva e variopinta composizione di temi e soggetti. Ogni singola storia, già avvincente di per sé, costituisce insieme alle altre un patrimonio narrativo di inestimabile valore, sia tenuto conto dei suoi luoghi e canali di trasmissione, che ricomprendono quasi l’intero mondo al tempo conosciuto, sia per la sua immediatezza e freschezza poetica, conservatasi fino al giorno d’oggi.”

Come una Cultura Primitiva ha Concepito il Mondo

Come una Cultura Primitiva ha Concepito il Mondo

Autore/i: Jensen Adolf E.
Editore: Bollati Boringhieri
Prefazione di Ernesto De Martino, traduzione di Giulio Cogni pp. 268, Torino

Punto di arrivo della scuola di Frobenius, che per mezzo secolo ha dominato vasti settori della ricerca etnologica e antropologica, il libro prende in esame la cultura come un vero e proprio organismo vivente, i cui elementi espressivi vanno cercati nei domini spirituale ed economico. Jensen afferma l’interna completezza organica delta cultura-tipo presa in esame, criticando il carattere statistico della scuola storico-culturale e l’interpretazione psicologica della scuola junghiana.

Come una cultura primitiva ha concepito il mondo (1948) cerca di ricostruire l’intima logicità e consequenzialità di una cultura primitiva prendendo in esame un popolo indonesiano e facendo raffronti con miti e culti dell’Egitto, del Perù, del Messico e dell’India alla luce di tratti fondamentali quali la morte, l’uccidere, la generazione, la luna, la pianta e la fecondità. Mito e culto costituiscono per Jensen momenti inseparabili di un tutto, destinati a servire alla comprensione umana di una conoscenza elementare e misteriosa.

Adolf E. Jensen è nato a Kiel nel 1899 e morto a Mamolsheim nel 1965. È stato professore di etnologia all’Università di Francoforte e direttore dell’Istituto Frobenius.

Il Sole Bianco

Il Sole Bianco

La mafia cinese sulle piste della droga
Autore/i: Posner Gerald
Editore: Sugarco
Traduzione di Carlo Donato PP. 286, nn. ill. f.t., Milano

Una nuova, implacabile organizzazione criminale si sta diffondendo in tutti gli Stati Uniti come una pestilenza. Le Triadi, società segrete cinesi, sono al centro di questa nuova ondata criminale. Sono cresciute accanto alla Mafia e ora controllano gli svariati miliardi di dollari del traffico mondiale di eroina. Questo è il primo libro che denuncia lo sconcertante fenomeno. Gerald Posner, formidabile investigatore e reporter, è andato direttamente alle fonti di questi fatti, recandosi in Thailandia, Birmania, Laos e Hong Kong. Porta il lettore in avventure cariche di tensione: una missione insieme agli agenti antidroga in assetto di guerra lungo i sentieri della giungla inesplorata sulle alture del Triangolo d’Oro; un pericoloso sconfinamento in Birmania per osservare di persona un laboratorio di eroina nella giungla; un incontro con un boss criminale cinese in un nightclub di Hong Kong; e una perlustrazione con una scorta di polizia armata nella Città Murata di Hong Kong, dove un’incredibile concentrazione dei peggiori criminali della città vive al di fuori di ogni legge. Ne Il Sole bianco l’autore svela per la prima volta:

• il grado di coinvolgimento della Cia nel traffico di eroina in tutto il Sudest asiatico;

• le identità dei più potenti signori della guerra che comandano gli eserciti dell’oppio del Triangolo d’Oro;

• i metodi più moderni impiegati per contrabbandare tonnellate di eroina in tutto il mondo;

• il modo in cui miliardi di dollari vengono fatti sparire nel sistema bancario occulto dei cinesi.

I sindacati cinesi del crimine sono virtualmente impenetrabili e sono capeggiati da banditi privi di scrupoli. Abbandonando Hong Kong in numero sempre crescente a causa del ritorno della colonia inglese alla Cina nel 1997, molti di loro stanno trasferendo i loro imperi criminali in America e in Europa. Saremo in grado di fronteggiare questa nuova, sinistra minaccia? Una cosa è certa: ogni persona interessata al diffondersi della droga e del crimine dovrebbe leggere questo libro chiarificatore.

Il Mito di Medea

Il Mito di Medea

Immagini e racconti dalla Grecia a oggi
Autore/i: Bettini Maurizio; Pucci Giuseppe
Editore: Einaudi
pp. 322, nn. tav. a c. f.t., Torino

Si potrebbe dire di Medea ciò che dice Omero della nave Argo su cui essa ha viaggiato: è stata «raccontata da tutti». Tutti però l’hanno raccontata in modo differente. Nessuna delle piú di quattrocento riletture letterarie, operistiche, cinematografiche, pittoriche ne ha restituito l’immagine completa e definitiva.
Il suo nome è associato per sempre a un gesto inconcepibile – il figlicidio – ma Medea non ha una sola dimensione: è umana, ma è depositaria di saperi e poteri che trascendono quelli umani; è una donna, ma è piú virile di tanti uomini; è passionale, ma non perde mai la sua lucidità; è una barbara, ma tiene testa a quanti passano per civilizzati, è portatrice di una cultura arcaica ma è emancipata piú di qualunque donna greca, è una carnefice ma anche una vittima. Il suo segno è l’ambiguità. Medea incarna il diverso; compendia tutto ciò che è sospetto, inquietante, repulsivo, inaccettabile, e proprio per questo ci interpella sulla nostra capacità di includere nel nostro quotidiano ciò che non ci appare immediatamente omologabile. È una profuga che viene respinta da una nazione dopo l’altra e che uccide i figli forse anche volendo scongiurare loro una vita di vagabondaggio e di umiliazioni. Il destino di quest’antica migrante tocca nell’Europa di oggi dei nervi scoperti. Quando rivendica i suoi diritti di donna e di madre o quello di rimanere fedele alla sua cultura d’origine proviamo simpatia per lei; ma quando si spoglia della sua umanità per consegnarsi a un’alterità assoluta e insondabile non siamo piú disposti a immedesimarci in lei. Trasferire, in tutto o in parte, sulle spalle degli ’altri’ – ossia le nostre – le colpe di Medea equivale ad ammettere che Medea non è poi cosí ’altra’. Serve a esorcizzare il pensiero disturbante che Medea è, o potrebbe essere, una parte oscura di noi stessi. Del resto, le cronache di tutti i giorni ci dicono che le madri assassine non esistono solo nel mito, ma sono attorno a noi.

«Adesso però i viaggi erano finiti, o almeno cosí le aveva detto il Messaggero. Lei ora si sentiva leggera come una luce, come un soffio di vento, e quando era scesa dal carro l’erba non si era piegata sotto i suoi piedi. Ma era inquieta. Davvero sarebbe vissuta in beatitudine nelle isole dei Beati? Lei, Medea, sarebbe stata Beata? Scosse la testa, forse avrebbe potuto esserlo la ragazzina che nella reggia di Eeta si era nascosta dietro le spalle di suo padre, ma lei? Dopo tutto quello che era accaduto nella sua vita, non poteva esserci beatitudine per Medea».

Misteri e Iniziazione in Oriente

Misteri e Iniziazione in Oriente

Autore/i: Adriani Maurilio
Editore: Salani
pp. 254, tavv. b/n, Firenze

Presentare un libro nuovo sulle religioni dei misteri, può apparire un’iniziativa presuntuosa o tardiva. Tuttavia ci siamo avvicinati a questo tema nella persuasione che nuovo potesse essere il modo di studio e nuovo anche il modulo descrittivo, sì da offrire una panoramica diversa alquanto da quella tradizionale.

Così, avere preso le mosse dalla pompeiana Villa dei Misteri – che pure è una testimonianza abbastanza tarda del grande e complesso fenomeno misteriosofico in generale – ha costituito per noi come un «esempio»), particolarmente ricco ed espressivo, della figura e anzi delle figure magari più arcaiche conosciute nell’ambiente mediterraneo; un punto di avvio per inoltrarci nella vasta esperienza, dei misteri, che punteggiano quasi tutte le contrade dell’antico Oriente civilizzato; in sostanza una sollecitazione a prendere contatto e a penetrare, fin dove fosse possibile, nel tessuto religioso che appunto prende il nome abituale di «religione dei misteri».

Senza dubbio, pur avendo riconosciuto quale epicentro di tutto il fenomeno misterico l’isola di Creta, la misteriosa isola della «Grande Madre», proprio in virtù della qualifica «mediterranea» attribuita fin dall’antichità remota alla potente e selvaggia divinità cretese, abbiamo creduto di estendere il nostro discorso all’ambito mediterraneo come tale, dato che quasi tutte le terre e le aree più famose che ebbero ad esprimere le loro esperienze misteriche insistono, direttamente o meno, su quel grande lago di civiltà e di spiritualità che fu appunto il Mediterraneo, mai ostacolo ai contatti e alle relazioni tra le varie genti e sempre, piuttosto, tramite e veicolo di culture e di influenze materiali e morali, che valsero a costituire un tessuto fitto e assiduo di esperienze convergenti verso un «unico» di singolare qualità, anche e soprattutto religiosa.

S’intende, la religiosità dei misteri. Ora, non sfuggirà al lettore attento di questo libro – quale che possa essere la sua reazione legittima – il fatto che il «mondo» dei misteri antichi fu caratterizzato in continuità da un senso e da una coscienza spiccata dell’oscuro, dell’appartato, del privato in una parola da un’esperienza vissuta, per quanto fu possibile, nel segreto di una sacralità speciale e privilegiata. E ciò per la ragione più che probabile che le religioni dei misteri, provenienti da un’arcaica matrice pre-greca, se non costituirono proprio una vera e propria opposizione frontale alla religione ufficiale dei tipo «olimpico», offrirono un’alternativa tutt’altro che tenue e marginale ad un genere di spiritualità insoddisfatta delle forme stabilite e protesa verso una religiosità più intimamente e genuinamente rispondente alle esigenze dell’«anima».

Gli Spazi dell’Anima Scrittura Femminile del Rinascimento

Gli Spazi dell’Anima Scrittura Femminile del Rinascimento

Autore/i: AA. VV.
Editore: La Finestra
a cura di Rossella Guberi e Luca Manini pp. 302, Lavis

Premessa, p. 7

Introduzione. La certezza e l’inquietudine.

E puro inchiostro il prezioso sangue, di Rossella Guberti, p. 11. Scendiamo nell’imo dell’anima, di Luca Manini, p. 45.

Antiporta

La Serafina, da Madre di Cristo gloriosa, e pura, p. 79. Vittoria Colonna, Poi che’l mio casto amor gran tempo tenne, p. 81. Margherita di Navarra, Gran Dieu tes jugements sont rempis d’equité – Dio grande, pieni sono i tuoi giudizì d’equità, p. 82. Michelangelo Buonarroti, Un uomo in una donna, anzi un dio, p. 83. Aemilia Lanyer, Alla Regina, p. 84.

Stanza prima. Confini quattrocenteschi

Antonia Pulci, da La rappresentazione di Santa Guglielma, p. 87. Lucrezia Tornabuoni, dalla Ystoria di Iudith, p. 97; dalle Laudi, p. 103. Caterina Vigri, da Le sette armi spirituali, p. 107; da Le Laudi, p. 111.

Stanza seconda. Tra Riforma e Controriforma: orizzonti cinquecenteschi

Vittoria Colonna, dalle Rime spirituali, p. 117. Veronica Gambara, dalle Rime, p. 132. Margherita di Navarra, Due sonetti, p. 136; da Le Miroir de fame pécheresse – Lo specchio dell’anima peccatrice, p. 138; da Chanson spirituelles – Canzoni spirituali, p. 142. Marie Dentière, dalla Utilissima epistola, p. 160. Mary Sidney, dai Salmi, p. 162. Tulia D’Aragona, Sonetto a Bernardino Ochino, p. 170. Laura Battiferri, da I sette salmi penitenziali di David, p. 171. Moderata Fonte, da La passione di Cristo, p. 181. Anne Dowriche, da The French History – La storia di Francia, p. 188. Chiara Matraini, dal Breve discorso sopra la vita e laude della beatissima vergine e madre del figliol di Dio, p. 196. Gabrielle de Coignard, dai Sonnets spirituels – Sonetti spirituali, p. 202; da Imitation de la victoire de Judich – La vittoria di Giuditta, p. 216. Lucrezia Marinella, da La colomba sacra, p. 224. Francesca Turini Bufalini, dalle Rime spirituali, p. 232; dalle Ottave della gloria del Paradiso, p. 239. Anne de Marquets, dai Sonets spirituels – Sonetti spirituali, p. 242.

Stanza terza. Limen Secentesco

Aemilia Lanyer, da Salve Deus Rex Judeorum, p. 254. Diana Primrose, da A Chain of Pearl – Un vezzo di perle, p. 264. Arcangela Tarabotti, da La semplicità ingannata, p. 268.

Explicit

Elizabeth von Braunschweig-Luneburg, Neujahrslied fur ihre Tochter Katharina – Canto augurale per la figlia Katharina p. 274.

Le autrici, p. 279

Bibliografia, p. 291

Gli Ebrei di Rembrandt

Gli Ebrei di Rembrandt

Autore/i: Nadler Steven
Editore: Einaudi
traduzione di Andrea Asioli pp. X-278, Torino

Molte sono le opere di Rembrandt con soggetti tratti dalla Bibbia ebraica e numerosi sono i suoi ritratti di notabili ebrei. Ma quali furono i concreti legami tra Rembrandt e la comunità ebraica? Steven Nadler documenta i rapporti quotidiani, non sempre facili, tra il pittore e i suoi vicini di casa a Vlooienburg, nel cuore del mondo ebraico di Amsterdam. E ben presto, partendo dal lavoro del grande artista, il rinomato studioso di Spinoza estende il campo d’indagine, per descrivere alcune pagine centrali della vita dei sefarditi e degli ashkenaziti all’indomani del loro insediamento presso lo Zuiderzee: l’assimilazione da parte di una società cosmopolita di queste comunità di migranti, oggetto di interesse intellettuale e sospetto, curiosità e pregiudizio, e talvolta ammirazione. L’attento esame di dipinti, incisioni e disegni sfocia nell’analisi della vita culturale e sociale del Secolo d’oro olandese, e approfondisce le fondamentali questioni di carattere spirituale, teologico e politico dell’epoca. Un viaggio coinvolgente lungo i canali e sotto i cieli annuvolati dell’affollata Amsterdam, tra personalità fuori del comune, accese discussioni e splendidi capolavori artistici.

«All’epoca, il Vlooienburg costituiva il fulcro del mercato artistico e del commercio del legname, nonché il cuore del mondo ebraico di Amsterdam. E Rembrandt stava nel centro esatto di quest’area. Tutte le case immediatamente attigue o che si affacciavano sulla sua, sul lato destro e sinistro della strada, appartenevano a ebrei. Dalla sua scalinata d’ingresso Rembrandt poteva vedere attraverso le finestre della casa di Rabbi Mortera, e dall’ultimo piano si offriva alla sua vista la sinagoga della comunità. La mattina udiva gli schiamazzi in portoghese dei figli delle famiglie ebree mentre andavano a scuola. Il venerdí pomeriggio poteva sentire l’odore delle pietanze iberiche preparate a cottura lenta per lo Shabbat. Prima della Lower East Side a New York, del Marais a Parigi e persino dell’East End londinese, ad Amsterdam esisteva il Vlooienburg. E molti degli elementi che consideriamo fondativi dell’arte e della personalità rembrandtiane derivano, in ultima analisi, dalla sua decisione di stabilirvi il proprio domicilio».

Per Conservare la Pace

Per Conservare la Pace

I Giustizieri del regno di Sicilia da Carlo I a Carlo II d’Angiò
Autore/i: Morelli Serena
Editore: Liguori
introduzione dell’autrice. pp. XXIV-432, Napoli

La costruzione di un’elite dirigente, i Giustizieri, e l’analisi delle competenze dell’istituto di giustizierato, addetto al controllo delle periferie e delle province del Regno in età angioina, costituiscono il grande tema delle biografie di un gruppo di ufficiali dalle caratteristiche piuttosto omogenee. Scelte, modalità d’impiego e comportamenti di questo personale amministrativo sono analizzati negli aspetti storiografici e geografici. La lunga durata di questa istituzione nelle relazioni economico-politiche con i paesi dell’area mediterranea propone nel libro interpretazioni innovative sul mantenimento del potere. Una complessa ricerca che illumina percorsi difficili della storia.

Serena Morelli, già borsista all’Istituto Italiano di Studi Storici, dell’École Française de Rome e dell’Istituto Internazionale di Storia Economica, è ricercatrice di Storia Medievale presso la Facoltà di Lettere della Seconda Università di Napoli. Specialista di storia sociale e politico-istituzionale dell’età angioina, ha pubblicato negli anni 1994-2009 molti studi sull’argomento. Suo il volume Le carte di Léon Cadier della Bibliothèque Nationale de France. Contributo alla ricostruzione della Cancelleria angioina, Roma 2005.

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Sigle
Introduzione

Parte I – Aspetti geografico-amministrativi e istituzionali
 
Capitolo 1
Il giustizierato: origini ed evoluzione di un termine

Capitolo 2
Geografia amministrativa del Regno: peculiarita´ delle province e flui-dita´ dei confini
 
Capitolo 3
Le competenze dei giustizieri: normativa regia e sistemi di controllo

Capitolo 4
Aspetti della pratica amministrativa: il drenaggio delle risorse fiscali e lo spazio politico locale

Parte II – Formazione ed evoluzione di un gruppo dirigente
I giustizieri di Carlo I

Capitolo 5
Persistenze e innovazioni nella composizione del gruppo amministrativo

Capitolo 6
Un´élite di governo

Capitolo 7
Forme di gestione dell´ufficio

Capitolo 8
Evoluzione e fallimento

Conclusioni
Appendici
Bibliografia
Indice dei nomi e dei luoghi citati

Gli Ebrei di Barnow

Gli Ebrei di Barnow

Autore/i: Franzos Karl Emil
Editore: Bonanno
prefazione dell’autore, traduzione e cura di Enza Beatrice Licciardi. pp. 240, Acireale

Gli ebrei di Barnow, città immaginaria della Galizia, affonda la propria ispirazione narrativa nella terra delle cittadine podoliche, patria dei rabbini miracolosi, degli starosti polacchi e dei contadini ruteni e tradisce la manifesta sensibilità dell’autore ai disagi e alle ingiustizie determinati dai pregiudizi sociali e dalla struttura antiquata e rigidamente patriarcale delle comunità israelitiche orientali. Queste intense Ghettogeschichten [storie ambientate nel ghetto] di Emil Franzos, che nel descrivere tensioni anche molto aspre mai cede ad accenti patetici o melensi, costituiscono non solo una preziosa testimonianza della Zwischeneuropa [Europa di mezzo] di fine Ottocento, travolta e spazzata via dalla barbarie del secolo breve, ma un aperto invito a quel dialogo interculturale che è imprescindibile per una coesistenza pacifica all’insegna del rispetto reciproco e della reciproca tolleranza.

Franzos Karl Emil vissuto a cavallo tra la Germania prussiana e l’Europa orientale, Karl Emil Franzos (Czortkow, Galizia 1848 – Berlino 1904) è stato un pubblicista ebreo noto e apprezzato dai contemporanei, che ha sempre guardato alla cultura tedesca e al suo universalismo come a un modello di riferimento irrinunciabile. È autore di numerosi racconti ambientati nelle comunità ebraiche della Mitteleuropa ottocentesca e del romanzo di formazione Der Pojaz (postumo, 1905).

Enza Beatrice Licciardi è docente di tedesco presso le Facoltà di Lingue e letterature straniere e di Scienze della Formazione dell’Università di Catania. Oltre che di letteratura tedesca, nelle sue ricerche si è occupata di aspetti legati all’interculturalità nell’ambito dell’insegnamento della lingua tedesca.

Costantino

Costantino

Un imperatore latino nell’Oriente greco. Tra ideologia romana e novità cristiana
Autore/i: Van Dam Raymond
Editore: Edizioni San Paolo
prefazione dell’autore, traduzione dall’inglese di Bruno Amato. pp. 416, Cinisello Balsamo (Milano)

Nel 2013 ricorre il XVII centenario dell’Editto di Milano, che segnò una svolta decisiva nella visione storico-politica del mondo del IV secolo. Nel giro di una generazione l’impero ebbe una nuova capitale, Costantinopoli, e una nuova religione di sostegno, il cristianesimo. Per la novità storico-culturale-religiosa del progetto, l’autore della rivoluzione, Costantino, può essere paragonato al fondatore stesso dell’idea imperiale, Ottaviano Augusto. Come il successore di Cesare, Costantino comprese che, al di là della forza delle armi, vi era bisogno di una nuova visione del mondo. Di qui l’idea politica della tolleranza e il ricorso alla nuova religione universale, il cristianesimo. Approfondendo filosofia politica e storia della teologia, Raymond Van Dam presenta una visione nuova della figura di Costantino e del suo progetto imperiale.

Raymond Van Dam è professore di storia e direttore del programma interdipartimentale di storia greca e romana presso l’Università del Michigan. Studioso della storia e della religione del tardo impero romano, è autore di numerosi libri dedicati a quel periodo. Presso le Edizioni San Paolo ha pubblicato: Costantino (2013).

Dialettica, Genere e Anima

Dialettica, Genere e Anima

Nel Commento di Alessandro di Afrodisia al IV Libro dei “Topici” di Aristotele
Autore/i: Militello Chiara
Editore: Vita E Pensiero
prefazione di Maddalena Bonelli, presentazione di R. Loredana Cardullo pp. 304, Milano

Il volume comprende una serie di saggi sui passi più significativi del commento di Alessandro di Afrodisia al IV libro dei Topici di Aristotele. In particolare, i saggi sono dedicati ai seguenti tre argomenti, su cui Alessandro espone tesi estremamente interessanti. Il primo tratta la dialettica, cioè l’argomento dei Topici; segue poi il genere, che costituisce l’argomento del IV libro in particolare; infine l’anima, le discussioni intorno alla quale costituiscono per il commentatore un esempio privilegiato per illustrare i “luoghi” dialettici via via discussi. È fornita ai lettori anche la traduzione integrale del commento di Alessandro al IV libro, supportata da note esplicative. Ai saggi di commento e alla traduzione è premessa un’introduzione in cui sono presentate brevemente la concezione aristotelica della dialettica, la figura di Alessandro di Afrodisia e le caratteristiche generali della sua esegesi dei Topici.

Alle Origini del Sacro

Alle Origini del Sacro

L’esperienza religiosa in Rudolf Otto
Autore/i: Ferrara Francesca
Editore: Mimesis
pp. 248, Sesto San Giovanni (MI)

La riflessione di Rudolf Otto è stata sovente oggetto di interpretazioni forzate e riduttive che, concentrandosi quasi esclusivamente sulla sua celebre opera Il Sacro del 1917, ne hanno enfatizzato il carattere irrazionalistico. Il volume, analizzando a fondo i motivi d’influenza filosofici (Lutero, Kant e Fries) che caratterizzano il pensiero di Otto dagli esordi al capolavoro del 1917, si propone di ripensare la carica irrazionalistica attribuita alla sua riflessione teologico-filosofica, evidenziando la continuità tra i suoi scritti. In modo particolare, lo studio intende mettere in luce la convergenza tra fondazione gnoseologica e analisi fenomenologica a partire da una riproposizione interpretativamente originale della nozione di “sentimento”.

Voli d’Amore

Voli d’Amore

Architettura, pittura e scultura nel Bel Composto di Bernini
Autore/i: Careri Giovanni
Editore: Mimesis
pp. 184, nn. figg. b/n, Sesto San Giovanni (MI)

Il libro analizza tre opere multimediali di Gian Lorenzo Bernini, due cappelle e un altare maggiore. La questione trattata è quella del ‘montaggio’ di architettura, pittura e scultura in un insieme organico che Bernini ha chiamato «bel composto». Dal punto di vista teorico, la proposta più importante è quella che si propone di modellizzare l’inclusione dello spettatore tramite alcuni dispositivi innestati sull’operazione di rimontaggio tra registri espressivi eterogenei per la natura del loro medium o per il livello (narrativo, concettuale, materico). Il paradigma operativo principale è quello del “montaggio patetico” elaborato da Sergej Ejzenštejn. Il libro si presenta come un importante contributo allo studio del barocco ma presenta anche notevoli elementi di risonanza con le problematiche attuali dell’arte contemporanea (le installazioni) e del cinema.

Il Libro dei Fulmini

Il Libro dei Fulmini

Autore/i: Trevisani Matteo
Editore: Atlantide
pp. 176, Roma

Il Libro dei fulmini è un romanzo potente e assolutamente a sé nella scena narrativa italiana contemporanea. Un viaggio che conduce il lettore in un’immersione vertiginosa attraverso i tempi e i segreti di Roma. Un viaggio lungo le tracce di un antichissimo culto dei fulmini e dei luoghi segnati dalle saette cadute sull’Urbe, che arriva al regno dell’oltretomba e di nuovo qui, nella terra dei vivi, o almeno di chi si crede tale.

Scandito da uno stile aspro e ritmato idealmente basato sulla tradizione romana arcaica delle scienze augurali e interamente tramato su fonti latine antiche, il Libro dei Fulmini è allo stesso tempo una storia avvincente di morte e rinascita che si snoda tra due dimensioni e due mondi, e un originale e sorprendente romanzo di formazione tra storia, filosofia ed esoterismo.

“L’anno della mia morte era iniziato bene. Ero riuscito ad accomodare e a ripiegare certe ambizioni dolorose e mi ero messo diligentemente a seguire il flusso delle cose che capitavano. Lavoravo in una piccola casa editrice che pubblicava libri di spiritualità e filosofia. Il lavoro mi piaceva e pagava l’affitto di una camera in un appartamento pieno di libri a San Giovanni da cui, se mi sporgevo abbastanza dalla finestra del salotto rischiando di cadere nel giardino condominiale, riuscivo a vedere un pezzetto di cattedrale. Da qualche tempo avevo cominciato ad andarmene in giro per Roma, da solo, a scoprire cose che la memoria di tutti aveva dimenticato. Non avrei mai potuto immaginare che, mentre per la prima volta mi pareva di vivere una vita tranquilla, senza bruschi stordimenti dell’animo, il destino preparava per me un viaggio. Un viaggio di ritorno attraverso il mondo dei morti”.

Sade, Fourier, Loyola

Sade, Fourier, Loyola

La scrittura come eccesso
Autore/i: Barthes Roland
Editore: Einaudi
seconda edizione, prefazione dell’autore, traduzione di Lidia Lonzi. pp. XVIII-186, ill. b/n, Torino

Non è per il gusto della provocazione che si sono riuniti nello stesso libro Sade, Fourier e Ignazio di Loyola, lo scrittore maledetto, il filosofo utopista, il santo gesuita. Tutti e tre sono stati dei classificatori, dei fondatori di lingue: la lingua del piacere erotico, della felicità sociale, dell’interpellanza divina. Ciascuno dei tre ha messo nella costruzione di questa lingua tutta l’energia di una passione.
Tuttavia, inventare dei segni (e non, come facciamo noi tutti, consumarli) significa entrare paradossalmente in quel fatto compiuto del senso, che è il significante: in una parola, significa praticare una scrittura. Obiettivo di questo libro non è di tornare sulle proposizioni di contenuto di cui solitamente vengono accreditati i tre autori, e cioè una filosofia del Male, un Socialismo utopico, una mistica dell’obbedienza; ma di considerare Sade, Fourier e Loyola dei formulatori, degli inventori di scrittura, degli operatori del testo.
Così facendo credo di perseguire un vecchio progetto, di cui si potrà cogliere l’intento teorico in questi studi concreti e speciali: sino a dove ci consente di giungere un testo quando non si parla che di scrittura? Come sospendere il significato (storico, psicologico, estetico) del testo, in modo da liberare le sue potenzialità materialiste? L’intervento sociale raggiunto da un testo non consiste forse nell’impeto della sua scrittura, piuttosto che nell’impegno del contenuto, che ne rappresenta soltanto la «caduta» storica? Come far coincidere la vecchia opera figurata e leggibile, in una parola «culturale», e un commento nuovo a beneficio di un testo infinito, infinitamente ricominciato, «spossessato»? (R. B.)

Roland Barthes, nato nel 1915, vive e insegna a Parigi. Delle sue opere Einaudi ha tradotto Saggi critici (1966), Elementi di semiologia (1966), Critica e verità (1969), Sistema della moda (1970), S/Z (1973), Miti d’oggi (1974), Il piacere del testo (1975).

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