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La Viticoltura nella Politica Economica di Roma Repubblicana

La Viticoltura nella Politica Economica di Roma Repubblicana

Autore/i: Bellini Luigi
Editore: Accademia Naz. Dei Lincei
serie VIII – volume I – fascicolo 9 pp. 48, Roma

Nella prima parte della Memoria intitolata La Viticoltura nella Politica Economica di Roma Repubblicana l’Autore, avv. L. BELLINI, affronta il problema della datazione del ben noto provvedimento, la cui notizia ci è pervenuta da un passo del De repubblica di Cicerone, con cui i Romani vietavano o limitavano la cultura della vite nei paesi transalpini. Esaminate e discusse con molto acume le varie ipotesi che tengono il campo circa questa datazione, l’A. giunge alla conclusione che il provvedimento sia stato emanato nel periodo compreso tra il 123 e il 118 av. Cr., il che porta ad attribuire un anacronismo a Cicerone, il cui dialogo presuppone una data anteriore al 129, anno della morte dell’Emiliano. La tesi sostenuta dall’A. è molto probabile, ma non altrettanto fondato è forse il suo tentativo di determinare ulteriormente la data del provvedimento, attribuendolo al consolato di Opimio del 121 av. Cr.

Stabilita la data, l’A. inserisce il provvedimento nel quadro generale delle condizioni politiche ed economiche della Repubblica nel II secolo av. Cr., e ne giudica favorevolmente la portata etica e politica dimostrando che esso non ordinava la soppressione vera e propria delle vigne e degli oliveti nella regione transalpina, ma soltanto tendeva a limitarne l’estensione e mettendo in pari tempo in luce, con molta originalità, che il giudizio sfavorevole che risulta dalle parole messe da Cicerone in bocca a L. Furio Filo, riposa soltanto su un apprezzamento sofistico del tutto inadeguato alla realtà. E con ciò l’A. si apre la via alla messa a punto e all’elogio della politica economica e rurale sviluppata dai Romani durante la Repubblica, e chiude
col proseguirne di scorcio l’esame nel periodo imperiale specialmente per quanto si attiene alla viticultura nelle provincie.

La Memoria palesa acume di critica, soddisfacente conoscenza di storia economica e, specialmente in vista dell’originalità di alcuni dei giudizi, i sottoscritti ne propongono l’inserzione nelle Memorie dell’Accademia.

G. Cardinali – B. Pace

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Napoléon et la Religion

Napoléon et la Religion

Idées et sentiments de Napoléon à l’égard de la religion – Quaderni di Bilychnis N. 13-14 – 1923
Autore/i: Alcais Abel
Editore: Bilychnis
pp. 118, Roma

Le centenaire de la mort de Napoléon aura-t-il clos définitivement la longue période de légende où la mémoire de ce puissant remueur d’hommes a tour à tour flotté, au milieu des passions adverses, entre le culte fanatique et les aveugles partis-pris?

A la distance où nous voilà désormais de sa personne et de son œuvre, l’une et l’autre doivent apparaître plus distinctement dans leurs énormes et plus exactes proportions. Ainsi que ces cours d’eaux jaillis du flanc des glaciers et qui s’en vont au loin, à travers des centaines de lieues de leurs sources, répandre le volume de plus en plus grossi de leurs eaux, l’action infatigable du grand Corse se perpétue parmi nous, qu’on le veuille ou non, et se déploie sous des formes diverses dans tous les champs de la vie sociale actuelle.

Mais, plus que celui de le maudire ou de l’encenser, nous éprouvons le besoin, quant à nous, de faire patiemment, et même, dirions-nous volontiers, sereinement, le tour de toutes le parties de ce vaste cerveau, le plus lumineusement net, le plus impérieusement réalisateur qui ait peut-être paru dans l’Histoire.

L’objet de cette étude est l’examen d’une question quelque peu négligée, il nous semble, par la plupart des historiens de Napoléon, encore que sa solution doive être plus particulièrement propre à éclairer de quelques rayons de lumière nouveaux les obscurs replis de l’homme qui, se connaissant bien, osait, un jour, à Sainte-Hélène, se définir lui-même en ces mots: «Tout en moi fut calcul».

Nous rechercherons dans ses paroles, ses écrits, sa correspondance, dans le témoignage, plus probant qu’aucun autre, de ses actes et de sa vie, enfin dans les ouvrages, les souvenirs et les mémoires de l’époque, quels furent, aux périodes successives de son existence, au travers des agitations de sa tumultueuse carrière, jusqu’au grand silence final qui la termina à SainteHélène, les pensées et les sentiments de Napoléon s’ùr la religion, Dieu, l’âme, la vie future, sur la religion chrétienne, en particulier. Pour autant qu’il sera loisible d’en discerner ici et là quelques traces, nous essaierons de faire la part de la religion dans les diverses phases de sa destinée, les aspirations de son âme, les déterminations de sa volonté.

Enfin, nous soulignerons de notre mieux les traits essentiels de sa politiqlle religieuse, où viendra, pensons-nous, s’avérer sous nos yeux le fond permanent de ses idées sur la nature, le rôle et la fonction sociale de la religion dans l’État reconstruit par lui.

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Magia e Religione

Magia e Religione

Quaderni di Bilychnis N. 12 – 1922
Autore/i: Ferrari F. A.
Editore: Bilychnis
pp. 56, Roma

Può dirsi che la scienza delle religioni sia stata dominata in questi ultimi tempi principalmente da due problemi.
Ha la magia preceduto dovunque nella storia l’orientamento religioso dell’anima umana? Oppure la forma primigenia della religiosità è da ricercarsi nel totemismo delle tribù veneratrici di animali, o nell’enoteismo morale di alcune privilegiate razze selvagge?

E i due problemi si fondono in un solo intorno ai primordi della religione, il quale, al suo intrinseco interesse, ne aggiunge uno più vivo ancora, per chiunque si avveda come le teorie in contrasto, che sorgono ad opera di puri storici delle religioni, abbiano il più spesso fondamento in una deplorevolissima ignoranza dei luminosi e potenti ausilii, che le scienze dello spirito possono, per le loro recenti conquiste, offrire ormai su questo punto.

Su la scorta di queste fondamentali discipline, noi qui rielaboreremo in breve tali teorie, per domandarci se effettivamente la radiosa ascensione umana verso il divino, sia null’altro che un passeggero sgomento – sopravvenuto al fallire della magia, che la scienza dissiperà per sempre; come dice il Frazer; ovvero se il nostro Dio, potenza d’infinito Amore, non sia altro che l’evoluto erede del coccodrillo o dello scimpanzè, padre venerato di alcune tribù negre o australiane.

Forse pochi altri campi del sapere hanno ripercussioni morali così vaste e profonde, come le ricerche su la religiosità umana. E all’arbitrio, spesso superficiale e fantastico, di alcuni storici è salutare cercar riparo in tutto ciò che le conoscenze psicologica e filosofica posseggono di sicuro, non per svalutare i dati offerti dall’etnografia, ma per vedere se per contro una più pura e più esatta luce da queste discipline non si diffonda su questi dati stessi e su la storia verace dello spirito umano.

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Quei della Caverna

Quei della Caverna

Dramma in quattro atti
Autore/i: al-Hakim Tawfiq
Editore: Istituto Universitario Orientale
introduzione e traduzione dall’arabo di Roberto Rubinacci pp. X-86, Napoli

Merito di Taufiq al-Hakim è d’aver creato, per la prima volta nella storia della letteratura araba, un teatro in prosa realmente originale. Prima di lui s’eran per lo più portate sulla scena egiziana traduzioni e adattamenti puri e semplici di lavori europei. Le magnifiche rievocazioni di episodi della storia egiziana antica e araba fatta da Sciauqi in versi classici erano state uno sfoggio puramente accademico e nessun contributo avevan portato allo sviluppo d’una moderna drammatica. Nuove vie aveva tentato Muhammad Taimur, mettendo in scena la vita della borghesia con tre commedie in dialetto, ma la morte a soli 29 anni nel 1921 aveva troncato un’attività piena di promesse. [...]

Primo grande lavoro teatrale di Taufiq al-Hakim fu Ahl al-kakf, ossia Quei della caverna, scritto ad Alessandria d’Egitto nel 1933 e rappresentato per la prima volta al Cairo nel 1935.

Il dramma, in quattro atti, è costruito sul tema della leggenda dei Sette Dormienti.
Narra questa leggenda, secondo la tradizione cristiana, che alcuni giovani credenti, durante le persecuzioni di Decio (249-51), si rifugiarono in una caverna presso Efeso. Il loro nascondiglio fu scoperto e l’imperatore ordinò che fossero murati vivi. Dopo trecento anni i dormienti si svegliarono e mandarono uno di loro in città a comprare del cibo. Allora si scoprì il fatto meraviglioso del loro sonno trisecolare.

Di questa leggenda la più antica testimonianza, in Oriente, si ha in un testo siriaco del V secolo citato da Dioniso di Tal Mahrà; in Occidente, nel libro di Teodosio De situ terrae sanctae.

La leggenda è passata nell’Islam, con la sura XVIII del Corano, detta «Della Caverna»: alcuni giovanetti di una città pagana, fedeli al Dio unico, si nascondono in una caverna. Dio li fa addormentare assieme al loro cane. Dopo 309 anni i dormienti si svegliano e mandano uno di loro a comprare del pane. Sulla caverna si costruì un santuario. La loro storia sta ad additare la verità della Promessa divina che i morti risusciteranno (9-26).

La «Sura della Caverna» è particolarmente venerata dai Musulmani. È uso comune a tutti i paesi islamici recitarla all’inizio del rito pubblico del venerdì. In Egitto essa è oggi letta alla radio tutti i venerdì in occasione della preghiera del mezzogiorno.

Fu appunto questa recitazione settimanale a impressionare sin dall’infanzia l’animo di al-Hakim: «Mentre il faqih salmodiava », egli stesso dice, «m’appariva nell’aere la caverna con le sue tenebre e i suoi anfratti e vi scorgevo «quei della caverna», seduti a gambe incrociate; il loro cane, dissimile da tutti gli altri cani, condivideva la loro sorte. Una mano ignota, la mano della natura artistica, tesseva nel mio animo sin dall’infanzia i fili di quelle immagini».

La leggenda musulmana è soltanto un punto di partenza. al-Hakim la rielabora secondo una sua propria concezione filosofica che si riallaccia a una moderna corrente egiziana tendente a rivalutare in senso nazionalistico l’antico Egitto.

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Scritti in Onore di Giuseppe Furlani

Scritti in Onore di Giuseppe Furlani

Rivista degli Studi Orientali – Volume XXXII – 1957
Autore/i: AA. VV.
Editore: Bardi
2 volumi pp. XLIV-768, ill. b/n, Roma

Indice del Volume:

LEVI DELLA VIDA G., Dedica

Comitato per le onoranze 

Aderenti alle onoranze

FURLANI S., Bibliografia degli scritti di Giuseppe Furlani

FEDERICI T. L., Avvertenza

ASSIRIOLOGIA:

CASSIN E., Le «pesant d’or» 

CASTELLINO G. R., Inno alla dea Inanna e a Ismedagan

CHRISTIAN V., Sumer. LAL-I «Soll», DIRIG(-I) «Haben»

DOSSIN G., Kengen, pays de Canaan 

DRIVER G. R., Aramaic Names in Accadian Texts

EBELING E., Ein Deutungsversuch eines altbabylonischen Textes

FOLLET R., «Deuxième bureau» et information diplomatique dans l’Assyrie des Sargonides. Quelques notes

GELB I. J., Old Akkadian Stone Tablet from Sippar

KRAMER S. N., Hymn to the Ekur

KRAUS F. R., Eine Besonderheit der älteren akkadischen Orthographie

LABAT R., Remèdes assyriens contre les affections de l’oreille, d’après un inédit du Louvre

LAMBERT M., Le quartier Lagash

PFEIFFER R. H., Assyria and Israel

SMITH S., Yarim-Lim of Yamhad

WEIDNER E., Ein Hauskalender aus dem alten Babylonien

HITTITOLOGIA:

BOSSERT H. TH., K-H Humant-, luw. Tanima-, H-H Danima- «Jeder, Ganz, All»

DEL MEDICO H. E., Quelques signes curieux néo-hittites

FRIEDRICH J., Ein hethitisches Gebet an die Sonnengottin der Erde

MERIGGI P., Le iscrizioni in eteo geroglifico del Tabal

SERVENTI A. T., Una statuetta hittita

EGITTOLOGIA:

BOTTI G., Sobek signore della Terra del lago (Il testo dei frammenti di parte del papiro geroglifico Amherst integrato con quello di un papiro ieratico da Tebtynis)

GORDON C. H., Egypto-Semitica

VYCICHL W., Neilos, Nilus, Bahr en-Nil, woher kommt die Bezeichnung «NIL»

EBRAICO, UGARITICO, ISRAELE:

ARTOM E. S., Sul testo di Deuteronomio, XXXII, 37-43

CAVALLETTI S., Il rotolo dell’orante

DIRINGER D., The origins of the Hebrew people

MARTIN W. J., Some notes on the imperative in the Semitic languages

MORALDI L., Terminologia cultuale israelitica

MOSCATI S., Plurali interni in ugaritico?

RAVENNA A., L’ispirazione scritturale nel Talmud e negli scrittori ebrei medioevali

SIERRA S., Il libro di Ruth

ZOLLI E., Il significato in Osea 12, I e 13, I

ETIOPICO, ARAMAICO, SIRIACO, MANDEO:

CERULLI E., Il codice della StaatsBibliothek di Berlino del Libro etiopico dei Miracoli di Maria

DROWER E. S., Zidqa and kana dzidqa 

DUPONT-SOMMER A., Un ostracon araméen inédit d’Eléphantine (Collection Clermont-Ganneau n. 186)

KAMIL MURAD, Ein syrisches Ostrakon aus dem V. Jahrhundert

PENNA A., Abramo di Nathpar

VACCARI A. S. J., Le sezioni evangeliche di Eusebio e il Diatessaron di Taziano nella letteratura siriaca

ARABO, SABEO, ISLAM:

BAUSANI A., Due citazioni del Corano nel Denkart

BONESCHI P., «Al-Muhaymin», un des plus beaux noms d’Allah

GABRIELI F., La Risala di al-Gahiz sui turchi

MEIER F., Ein Knigge für Sufi’s

PLESSNER M., Muhammed’s clandestine ’Umra in the Du ’l-Qa’da 8 H. and Sūra 17,1

RIZZITANO U., Nuove fonti arabe per la storia dei musulmani di Sicilia

RYCKMANS G., Graffites sabéens relevés en Arabie sa’udite

FILOSOFIA SIRIACA E LATINA CRISTIANA:

MINIO-PALUELLO L., Il testo dei Primi Analitici d’Aristotele: le tradizioni antiche siriaca e latina

VANSTEENKISTE C. o. p., San Tommaso d’Aquino ed Averroè

YEZIDI:

ROSSI E., Un romanzo turco moderno sui Yezidi

DIRITTI ORIENTALI:

D’EMILIA A., Il Hiyar as-Sart nel Asl di Saibani

GROHMANN A., Ein Fatimidenerlass vom Jahre 415 A. H. (1024 A.D.) im Koptischen Museum in Alt-Kairo

KLIMA J., Sulla diseredazione secondo le fonti accadiche di Ugarit

LEEMANS W. F., Some aspects of theft and robbery in Old-Babylonian documents

SZLECHTER E., Le cautionnement dans le contrat de louage de en droit babylonien (F 19 et M 57)

VOLTERRA E., Le affrancazioni di schiavi nei documenti aramaici del V secolo a.C.

ARGOMENTI VARII:

BLEEKER C. J., Some remarks on the entelecheia of the religious phenomena

CAPOVILLA G., Nota ligustica

FÉVRIER J. G., Remarques sur l’écriture ibéro-tartessienne

HEIMANN B., The supra-personal process of sacrifice

LEVI DELLA VIDA G., Il motivo del cannibalismo simulato

LITTMANN E., Griechische Monogramme aus Syrien und aus Abessinien

MORPURGO E., Anche nel 1704 Formosa era all’ordine del giorno

PETTAZZONI R., Pahri-Pagreus

PISANI V., Due comparazioni indo-latine

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Reconstitution d’un Manuscrit Double Originaire du Tūr ʻAbdīn et Actuellement Dépecé: Sbath 125 + Mingana Syriaque 88

Reconstitution d’un Manuscrit Double Originaire du Tūr ʻAbdīn et Actuellement Dépecé: <em>Sbath 125</em> + <em>Mingana Syriaque 88</em>

Autore/i: Sauget Joseph
Editore: Accademia Naz. Dei Lincei
serie VIII – volume XIX – fascicolo 3 pp. 84, Roma

Proseguendo nei suoi studi sui manoscritti orientali della Biblioteca Vaticana, il P. Sauget dedica questa ampia e analitica memoria al ms. Sbath 125 (arabo in caratteri siriaci), contenente una raccolta miscellanea di scritti patristici, agiografici e teologici. Nel cercar di ricostituire l’ordine sconvolto del mutilo manoscritto, è risultato che un intero pezzo di altra collezione (il Mingana siriaco 88) è in realtà un cospicuo frammento dello stesso ms. vaticano in questione, e viene a colmarne la principale delle sue varie lacune.

Con l’aiuto di questo e altri sussidi bibliografici e codicologici, il P. Sauget ricostruisce nel suo insieme il ms. Sbath (risultante dalla giustapposizione di due diversi mss. del XV e XVI secolo); ne ripartisce e analizza il vario contenuto, segnalando in particolare la presenza d’un gruppo di sessanta favole esopiche, rimaneggiate sotto forma di dialogo tra il saggio Giuseppe e il re Nabucodonosor.

Tale risultato della paziente e diligente ricerca pare alla Commissione meriti la inclusione del presente lavoro fra le Memorie dell’Accademia.

Enrico Cerulli – Francesco Gabrieli – Alessandro Bausani

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Une Collection Arabe d’Homélies pour les Fêtes du Seigneur

Une Collection Arabe d’Homélies pour les Fêtes du Seigneur

Études comparée des mss. Vaticans Arabes 81-82 et Beyrouth 509
Autore/i: Sauget Joseph
Editore: Accademia Naz. Dei Lincei
serie VIII – volume XVII – fascicolo 7 pp. 48, Roma

Il P. Sauget, proseguendo le sue ricerche sulla letteratura arabo-cristiana, dà in questo lavoro un’accurata indagine comparativa fra un manoscritto Vaticano suddiviso in due volumi (Vat. arabi 81-82) e uno beirutino (509), entrambi contenenti una raccolta di omelie sulle feste cristiane connesse con la figura e l’attività di Gesù. Si tratta di versioni arabe da originali greci e siri di Padri (Atanasio, Basilio, Cirillo, Efrem, Giovanni Crisostomo, Giacomo di Sarūg’, ecc.): versioni che le indagini del Sauget ritengono compiute in ambiente copto d’Egitto, cui risalirebbero gli archetipi delle presenti due raccolte. Di esse, non direttamente dipendenti fra loro ma riflettenti entrambe un fondo comune, l’autore dà qui una minuta descrizione codicografica, e un’analisi del contenuto, via via indicando fonti e referenze parallele nella letteratura arabo-cristiana finora nota, nella bizantina e nelle altre cristiane d’Oriente. L’oscuro periodo di formazione delle raccolte trova un punto fermo in un gruppo di 25 omelie, che qualcuno ordinò secondo il calendario delle relative feste.

L’accuratezza del lavoro e il contributo da esso apportato alla storia della omiletica cristiano-orientale, ne fanno consigliare alla Commissione l’accoglimento tra le Memorie dell’Accademia.

Enrico Cerulli – Francesco Gabrieli – Alessandro Bausani

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Le Lettere di Ignazio di Antiochia e di Policarpo. Il Martirio di Policarpo

Le Lettere di Ignazio di Antiochia e di Policarpo. Il Martirio di Policarpo

Quaderni di Bilychnis N. 10-11 – 1923
Autore/i: Moricca Umberto
Editore: Bilychnis
pp. 136, Roma

Vita di Ignazio di Antiochia

Vita di Policarpo

Bibliografia

Le Lettere di Ignazio

  • Lettera agli Efesini
  • Lettera ai Magnesiani
  • Lettera ai Tralliani
  • Lettera ai Romani
  • Lettera ai Filadelfi
  • Lettera agli Smirnioti
  • Lettera a Policarpo

Lettera di Policarpo, Vescovo di Smirne e Martire di Dio, ai Filippesi

Il martirio di Policarpo

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Al-Ašrafiyya: an Imperial Madrasa in Jerusalem

Al-Ašrafiyya: an Imperial Madrasa in Jerusalem

Autore/i: Tamari Shmuel
Editore: Accademia Naz. Dei Lincei
serie VIII – volume XIX – fascicolo 5 pp. 34, 40 figg. b/n in appendice, Roma

Il Tamari, già autore di vari studi sui monumenti islamici di Palestina e del Sinai, alcuni dei quali apparsi nei Rendiconti lincei, dedica questa memoria a un poco noto monumento di Gerusalemme, la Madrasa Ašrafiyya, eretta alla fine del secolo XV sotto il sultano mamelucco Qait Bay.

Benché oggi assai degradata, essa fu ritenuta dalle fonti storiche e archeologiche musulmane come «il terzo gioiello» del Ḥaram ash-Sharīf e della città santa (dopo cioé la Qubbat aṣ-Ṣaḫra e la moschea al-Aqṣā). L’autore sfruttà compiutamente tali fonti arabe, per la storia e la ricostruzione del monumento, con larga illustrazione e corredo di piante.

L’accurata ricerca del Tamari è degna, a giudizio della Commissione, di essere accolta tra le memorie dell’Accademia, anche in considerazione del suo valore d’attualità, in un momento di discussioni e polemiche sulla tutela del patrimonio archeologico e urbanistico di Gerusalemme.

Francesco GabrieliSabatino MoscatiAlessandro Bausani

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Un Compendio dell’Antologia di Poeti Arabo-Siciliani

Un Compendio dell’Antologia di Poeti Arabo-Siciliani

Ad-Durrah al-Hatīrah Min Śu’arā’ al-Gazīrah di Ibn Al-Qattāʻ “Il Siciliano” (433-515 Eg.)
Autore/i: Rizzitano Umberto
Editore: Accademia Naz. Dei Lincei
serie VIII – volume VIII – fascicolo 5 (edizione del testo e traduzione di alcuni frammenti) pp. 46, 1 tav. b/n in appendice, Roma

La «Antologia di poeti arabo-siciliani» di cui il prof. U. Rizzitano, pubblica qui il testo, preceduto da una introduzione e accompagnato da una parziale traduzione, è un estratto della perduta Antologia di Ibn al-Qattāʻ, preziosa scelta di poesia arabo-sicula compiuta da quel filologo arabo di Sicilia del secolo XI.

All’infuori infatti dei divani di Ibn Hamdīs e al-Billanūbī, quasi tutto ciò che sappiamo della poesia e dei poeti arabi dell’Isola deriva, attraverso citazioni ed estratti di fonti più tarde, da quella importante raccolta antologica. Uno di tali estratti, dovuto a Ibn as-Sairafī, fu pubblicato nel 1937 dal Di Matteo. Questo oggi pubblicato dal Rizzitano è dovuto a un altro compendiatore, Ibn Aglab, e contenuto in un manoscritto della Bibliothèque Nationale di Parigi, finora sfuggito alla attenzione degli studiosi di cose arabo-sicule. Si tratta di poeti, professionali e più spesso ancora occasionali, della Sicilia araba nei secoli X-XI, parte già noti e parte del tutto nuovi, che è merito del Rizzitano avere spesso con sagaci ricerche identificato, allargando così la nostra conoscenza prosopografica per quell’ambiente e quel periodo. I saggi dei versi qui addotti non si distaccano dai soliti temi bacchici, amorosi e sentenziosi della poesia araba dell’epoca, anche fuor di Sicilia; ma meritavano di essere pubblicati per il contributo che portano alla conoscenza della vita letteraria nell’Isola, e dei suoi principali rappresentanti, sopratutto principi della dinastia kalbita, segretari e funzionari.

La edizione filologicamente accurata dei non facili testi, e i saggi di versione per taluni di essi fra i più significativi, ci fanno ritenere questo lavoro degno di integrale pubblicazione fra le Memorie dell’Accademia.

Giorgio Levi Della Vida – Francesco Gabrieli

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Civiltà Egizia

Civiltà Egizia

Autore/i: Gardiner Alan
Editore: Einaudi
introduzione di Alessandro Bongioanni, traduzione di Ginetta Pignolo. pp. XVI-450, 24 tavv. b/n f.t., ill. b/n, Torino

Le vicende favolose di un regno millenario, la lingua, l’arte, la religione, le espressioni della mentalità collettiva: dai remoti costruttori delle piramidi alla conquista di Alessandro Magno, Alan Gardiner, uno dei piú autorevoli studiosi contemporanei, offre un panorama completo e vivace del mondo egizio.

Attingendo ai risultati di due secoli di ricerche, La civiltà egizia tende a privilegiare l’analisi dei dati empirici e della realtà oggettiva e quindi i momenti della quotidianità rispetto all’eccezionale, nel tentativo di cogliere lo sviluppo e il significato del divenire storico. Al racconto degli avvenimenti, fitto di particolari, piccole notizie e grandi scoperte, si accompagnano i documenti, la discussione sulle fonti e le iscrizioni, immergendo il lettore nell’atmosfera incantata di una civiltà leggendaria e spesso indecifrabile.
Completano il volume le bibliografie ragionate alla fine di ogni capitolo e le tabelle in appendice.

Alan Gardiner ( 1879-1963) , studioso delle iscrizioni semitiche del Sinai, ha insegnato all’Università di Chicago. Tra i suoi libri piú noti ricordiamo Egyptian Grammar(1927). Presso Einaudi è uscito La civiltà egizia.

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Il Sonno, il Sogno, la Morte

Il Sonno, il Sogno, la Morte

Un’Esplorazione della Consapevolezza con il Dalai Lama
Autore/i: Dalai Lama
Editore: Neri Pozza
prefazione di Sua Santità il XIV Dalai Lama, a cura di Francisco J. Varela, traduzione dal tibetano di B. Alan Wallace e Thupten Jimpa, traduzione dall’inglese di Sergio Orrao. pp. 304, ill. b/n, Vicenza

«Sempre e ovunque, gli esseri umani hanno dovuto affrontare due esperienze fondamentali, durante le quali la mente ordinaria sembra dissolversi per penetrare in una dimensione radicalmente differente. Il primo di tali stati è il sonno, costante compagno dell’umanità, transitorio e pervaso dal sogno, la cui esperienza ha incantato le diverse culture sin dagli albori della storia. Il secondo è la morte, il grande e abissale enigma, l’evento conclusivo che condiziona l’esistenza individuale e il rituale culturale. Sono queste le “zone d’ombra dell’io”, rispetto a cui la scienza occidentale spesso si trova a disagio, essendo caratterizzate da un contesto assai diverso da quello dell’universo fisico e della causalità fisiologica. Al contrario, la tradizione buddhista tibetana si muove con la massima naturalezza in questo ambito e con un grande bagaglio di conoscenza.
Il libro che presentiamo racconta una settimana di esplorazioni in questi due regni di trasformazione radicale del corpo e della mente umana. Questa indagine ha preso la forma di un dibattito straordinario tra il Dalai Lama, affiancato da pochi altri esponenti della tradizione tibetana, e alcuni rappresentanti della scienza e dell’umanesimo occidentale». (Francisco J. Varela)

Sua Santità il Dalai Lama (Amdo 1935), premio Nobel per la Pace nel 1989, è la guida spirituale e politica del Tibet. Dall’invasione cinese della regione nel 1959, vive in esilio in India. Tra le sue opere apparse presso Neri Pozza: L’arte di essere pazienti e Ponti sottili.

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Roma. La Fine dell’Arte Antica

Roma. La Fine dell’Arte Antica

Autore/i: Bianchi Bandinelli Ranuccio
Editore: Bur
premessa dell’autore. pp. 480, riccamente illustrato b/n, cartine b/n, Milano

In questo libro si è cercato di tracciare il quadro della cultura artistica di tutto l’impero romano dei secoli III e IV, dalla morte di Commodo alla fine del principato di Teodosio I (395 d.C.).
La “fine dell’antichità” è intesa qui come la fine di una concezione ed espressione dell’arte legata a una determinata classe dirigente e il costituirsi di una forma diversa, al seguito di profondi mutamenti. Non è intesa come catastrofe, ma come svolgimento e processo storico.

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Storia Sconosciuta degli Uomini

Storia Sconosciuta degli Uomini

Autore/i: Charroux Robert
Editore: Ceschina
seconda edizione, prefazione dell’autore, traduzione di Donato Piantanida. pp. 392, ill. b/n, Milano

Segreti che avrebbero potuto affrettare l’evoluzione umana sono stati celati durante millenni nel timore che la loro rivelazione avrebbe provocato un cataclisma.
Questi segreti erano detenuti da uomini di grande saggezza in templi dei quali nessuno – o quasi – conosceva l’esatta ubicazione.
Durante diecimila anni, centomila anni e forse oltre i Libri del Segreto dormirono un sonno profondo e rassicurante.
Era necessario per il bene dell’umanità che nessuno potesse leggerli.
La Storia sconosciuta degli Uomini, basandosi su documenti e scoperte cercherà di rivelare un passato del quale gli uomini più non si ricordano.
Noi non abbiamo l’ambizione di sostituire la storia conosciuta di quattro millenni con un’ altra relazione dei fatti; ma rivelare sotto forma di reportage, l’essenziale dei fenomeni inesplicabili che sono stati, altre volte, osservati.
Abbiamo le prove: missili siderali hanno solcato il cielo milioni di anni fa; bombe atomiche hanno distrutto una o più civiltà; extraterrestri hanno lasciato testimonianza del loro passaggio su vari punti del globo; Mosé conobbe il raggio della morte e gli esplosivi; Salomone utilizzò i parafulmini; un uomo impiegò l’elettricità per illuminazione al tempo di san Luigi; un aereo volò durante il regno di Giovanni  di Portogallo; Titov era soltanto un robot telecomandato; società segrete hanno forgiato il destino dell’umanità. Altre congiure tramano nell’ombra per conseguire le loro mete.
Noi non abbiamo attinto nulla dall’Occultismo. Solamente fatti, studi e a volte ipotesi ardite costituiscono questo reportage.
Cinquant’anni or sono, gli alchimisti tacevano il segreto della fabbricazione dell’oro: oggi i fisici fabbricano dei pudding di diamanti nelle terre atomizzate del Nevada e oro di trasmustazione nei forni nucleari russi.
Dal 1940 è iniziata una nuova era, con una nuova scienza taumaturgica e un nuovo Dio, che incessantemente scruta nei microscopi l’infinitamente piccolo e lancia missili spaziali nell’infinitamente grande. Ciò che sembrava vero agli uomini del 1939 si è rivelato ormai come discutibile o sorpassato.
Gli uomini sono sempre meno convinti degli avvenimenti descritti nella Genesi, sulla definizione dell’homo sapiens; la nozione del Tempo si estende e si contrae senza mai limitarsi.
La scienza e la speculazione filosofica interferiscono sempre più in un universo che diviene pazzesco. Una sola certezza in questo delirio: con le loro false regole e i loro compassi truccati, gli scienziati hanno trovato il fuoco infernale.
Ormai la scienza degli uomini ha raggiunto il punto critico e minaccia di ripiombarli nel cataclisma che hanno conosciuto i loro avi.
I tempi sono compiuti.
Non necessita più mantenere il segreto. Tutto può essere detto! Prima del grande terrore dell’anno duemila, il Papa ’tradisce’ dei segreti della Biblioteca Vaticana; il Sultano del Marocco autorizza l’accesso ai Libri Sacri di Fez; i Gitani affermano che l’ora della Verità è scoccata; i quipocamayos Incas traducono il linguaggio delle loro misteriose cordicelle; gli Alchimisti spengono i loro athanor e i Superiori Sconosciuti ingaggiano con gli scienziati una lotta che ha come posta la sopravvivenza del globo.
Allora, scaturisce dai tempi oscuri un patetico messaggio.
La Storia sconosciuta degli Uomini legando il passato sconosciuto al presente fantastico, si propone di spiegare questo messaggio e aprire alcune porte proibite, porte che proteggono tesori celati da molti millenni da antenati dei quali ignoriamo persino l’esistenza.

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L’Esperienza Musicale e l’Estetica

L’Esperienza Musicale e l’Estetica

Autore/i: Mila Massimo
Editore: Einaudi
prefazione dell’autore. pp. 196, Torino

In questo volume Massimo Mila, critico e saggista musicale, autore fra l’altro di Cent’anni di musica moderna, Giuseppe Verdi, W. A. Mozart, Saggi mozartiani, Breve storia della musica e Lettura della Nona Sinfonia, affronta il problema dei rapporti fra musica e estetica. Senza pregiudicare il concetto della fondamentale unità dell’arte, è naturale che i cultori della musica provino un certo impaccio nel valersi di un’estetica – quale che sia il suo indirizzo – creata quasi esclusivamente da filosofi e scrittori, da gente cioè che ha unica-, mente esperienza dell’arte della parola. Senza pretendere di rovesciare l’estetica elaborata dal pensiero contemporaneo, il critico musicale prova il bisogno di sottoporla ad una specie di aggiustamento per trame risposta ai propri quesiti. Questo libro contiene appunto i risultati delle riflessioni alle quali è stato indotto un critico musicale desideroso di rendersi conto dei criteri del proprio lavoro. Tali riflessioni si appuntano essenzialmente sul concetto di espressione, il cui riferimento alla musica richiede particolare accorgimento e sottigliezza, per le limitate possibilità semantiche di quest’arte. Lo sforzo di approfondire e chiarire tale concetto ha condotto Mila a formulare la nozione-chiave della «natura inconsapevole dell’espressione artistica». È questo l’argomento trattato, sotto diversi punti di vista, nella maggior parte dei saggi contenuti in questo volume.

Massimo Mila (1910 – 1988) è stato professore incaricato nell’Università di Torino, dove fondò l’Istituto di Storia della Musica. Bocciato nel concorso nazionale per titoli a una cattedra ordinaria, fu accademico di Santa Cecilia e accademico delle Scienze. Nel 1986 ottenne il Premio internazionale dei Lincei per la critica e la poesia. Collaboratore di riviste e giornali, è stato critico musicale de «La Stampa». Presso Einaudi ha pubblicato: L’esperienza musicale e l’estetica (1950 e 2001), Gli eroi del Chomolungma (1954), Cronache musicali 1955-1959 (1959), Breve storia della musica (1963), Maderna musicista europeo (1976), Lettura della Nona Sinfonia (1977), Lettura delle «Nozze di Figaro» (1979), L’arte di Verdi (1980), Compagno Strawinsky (1983), Lettura del Don Giovanni di Mozart (1988), Lettura del Flauto magico (1989), Scritti di montagna (1992), Brahms e Wagner (1994), Scritti civili (1995), L’arte di Béla Bartók, Guillaume Dufay (1997), Argomenti strettamente famigliari: Lettere dal carcere 1935-1940 (1999), Mozart. Saggi 1941-1987 (2006), I quartetti di Mozart (2009) e Le sinfonie di Mozart.

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