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Selezione di volumi Aseq Editrice

Selezione di volumi

Psicologia Religiosa

Psicologia Religiosa

Autore/i: Vergote Antoine
Editore: Borla
prefazione dell’autore, introduzione e traduzione di Norberto Galli. pp. 320, Torino

Antoine Vergote, che dal 1958 e titolare della cattedra di psicologia religiosa dell’Università di Lovanio ci offre una sintesi di tali problemi in questo saggio che è già diventato un «classico» sull’argomento. L’Autore ricerca in primo luogo l’irriducibilità dell’esperienza religiosa e, pur sottolineando gli apporti positivi di Freud nel campo psicologico espone quali sono i suoi limiti su questo argomento specifico, dovuti all’esiguità di dati informativi in suo possesso e a radicalizzazioni assunte nella spiegazione di tali fenomeni. Nella seconda parte dell’opera Vergote traccia le grandi linee di una psicologia religiosa genetica. «La caratteristica fondamentale dell’opera» ha scritto Norberto Galli nell’introduzione, «ci sembra consistere non tanto nell’avere considerato le diverse condotte religiose secondo modelli interpretativi di carattere positivo-sperimentale, quanto piuttosto in virtù di un’acuta analisi di tipo fenomenologico».

L’Uomo, questo Sconosciuto

L’Uomo, questo Sconosciuto

Autore/i: Carrel Alexis
Editore: Valentino Bompiani
prefazione dell’autore, traduzione dall’inglese di Virginio Porta. pp. 340, Milano

Questo libro, opera di un eminente scienziato americano (nato in Francia), premio Nobel, è stato letto e riletto da milioni di uomini, eppure conserva, intatta, la sua originaria capacità di interessare e appassionare.
Alexis Carrel non ha tentato di rispondere alle grandi domande· “Che cos’è l’uomo?” “Qual è il suo futuro?” Ha voluto, più semplicemente, darci un quadro chiaro e preciso dei fatti più significativi della fisiologia e della biologia umane; ma ancor più ha voluto darci un’analisi nuova dell’ambiente in cui si trova a vivere l’uomo moderno, in cui viviamo noi oggi. l’ambiente che noi stessi, con la nostra scienza e le nostre scoperte, abbiamo lentamente modificato. Quale effetto hanno avuto sull’uomo, sulla sua vita, innovazioni come il telegrafo, il telefono, la macchina da scrivere, l’ascensore, il riscaldamento a vapore, ecc.? Davvero la città moderna è costruita su misura per l’uomo? E il metodo scientifico da noi seguito fin qui, la progressiva specializzazione, la divisione delle culture, sono proprio i più adeguati allo sviluppo armonioso della persona umana?
Ecco le domande che si pone Alexis Carrel. E sono le stesse, ma più urgenti, che ci poniamo noi, nell’età dell’elettronica e delle esplorazioni spaziali.

La Filosofia dell’Aikido

La Filosofia dell’Aikido

Autore/i: Stevens John
Editore: Edizioni Mediterranee
prefazione di Moriteru Ueshiba, introduzione dell’autore, traduzione dall’inglese di Andrea Tranquilli. pp. 144, 70 foto e disegni b/n, Roma

Mentre la straordinaria cosmologia e gli insegnamenti esoterici dell’aikido sono stati presentati nei precedenti libri di Stevens L’essenza dell’Aikido e Aikido: dottrina segreta e verità universali rivelate da Morihei Ueshiba (pubblicati dalle Edizioni Mediterranee), il presente volume si concentra su aspetti più pratici e caratteristici: come vedere il mondo secondo una prospettiva olistica, come integrare corpo e spirito e come interagire in modo armonioso con gli altri esseri umani. La filosofia delineata in questo testo si basa sugli insegnamenti di Morihei Ueshiba, sui consigli e l’ispirazione ricevuti da Rinjiro Shirata (1912-1993), che è stato maestro dell’Autore e uno dei migliori allievi di Ueshiba, sugli scritti di Kisshomaru Ueshiba (1912-1998), figlio e successore di Morihei, e su personali riflessioni derivate da molti anni di addestramento e di studio dell’aikido in tutto il mondo. Il libro è diviso in due parti. La prima è una dissertazione sulla filosofia dell’aikido, fondata sugli insegnamenti scritti del maestro Ueshiba. Le citazioni sono state tratte da trascrizioni di discorsi e interviste di Morihei Ueshiba, da registrazioni su nastro ancora esistenti e dalla vasta letteratura orale. La seconda parte è una presentazione illustrata di tale filosofia in azione. La filosofia dell’Aikido vuole essere una guida all’opera Lo spirito dell’Akido di Kisshomaru Ueshiba, un altro classico presente nel catalogo Mediterranee. Mentre Lo spirito dell’aikido è scritto, comprensibilmente, secondo una prospettiva tradizionale giapponese, il presente libro pone gli insegnamenti dell’aikido nel contesto dell’emergente cultura globale. Le vecchie nozioni di ’Oriente’ e ’Occidente’ sono state superate, e oggi è possibile trovare un dojo e, cosa più importante, concetti di aikido in quasi ogni parte del mondo. L’attualità e l’applicazione di tali principi alla vita di tutti i giorni costituiscono l’argomento di questo volume dedicato a tutti coloro che sono attratti da una filosofia dinamica fondata sull’armonia, la pace e l’energia spirituale.

John Stevens, nato nel 1947 a Chicago, è docente di buddhismo presso la Tohoku Social Welfare University di Sendai, in Giappone. Maestro di aikido, calligrafo, traduttore e studioso di buddhismo (è stato per nove anni prete della scuola soto), è autore di molti libri sul pensiero e la cultura orientali.

Utopia e Riforma nell’Illuminismo

Utopia e Riforma nell’Illuminismo

Autore/i: Venturi Franco
Editore: Einaudi
introduzione dell’autore. pp. 182, Torino

«Vorrei porre il Settecento sotto le luci incrociate di alcuni problemi della storia delle idee, sperando di dimostrare come questo incrociarsi riveli almeno alcuni punti essenziali della storia dell’illuminismo. Al centro sarà il problema del valore della tradizione repubblicana nella formazione e nello sviluppo dei lumi. Ciò ci condurrà al cuore stesso del rapporto tra utopia e riforma».

Che cos’è l’illuminismo? Per tre linee d’indagine, diverse e convergenti, si è cercato in queste lezioni tenute a Cambridge, nel ricordo di George Macaulay Trevelyan, di giungere al nocciolo di questo antico e sempre vivo problema. La tradizione politica delle repubbliche soprvvissute o rinate ai margini dei grandi stati assolutistici del Cinque e Seicento, da Venezia all’Olanda, da Genova a Ginevra, passando per la rivoluzione repubblicana inglese, vien qui ritrovata come radice nascosta e vigorosa della settecentesca età dei lumi. Montesquieu, Diderot, Rousseau se ne nutriranno, alla soglia della rivoluzione democratica della fine del secolo. Il sogno d’un ritorno a un passato di libertà cittadine confluirà nel grande moto di rinnovamento dell’Europa intera. Né utopia e riforma prenderanno allora forme politiche soltanto, ma etiche e giuridiche, come dimostra il grande dibattito illuminista sul diritto di punire, che viene qui preso in esame. Nella lezione conclusiva si cerca di cogliere il ritmo cronologico e di descrivere l’estendersi nello spazio europeo del sempre rinascente dialogo settecentesco di utopia e di riforma.

Gli Scienziati e l’Idea di Dio

Gli Scienziati e l’Idea di Dio

Pensiero scientifico e religioso a confronto
Autore/i: Grilli Mario
Editore: Dedalo
prefazione di Carlo Bernardini. pp. 112, Bari

Il libro esamina i rapporti fra scienza e religione, attraverso la lettura e l’analisi delle testimonianze che ci hanno consegnato pensatori come Spinoza, Pascal, Hume e scienziati come Newton ed Einstein. Mettendo a confronto i metodi della scienza e le verità rivelate dalla religione (soprattutto quella cristiano-cattolica), l’autore cerca di rispondere ad alcune domande, che questi due grandi temi sollevano. Quali motivazioni spingono tanti uomini a cercare Dio e ad accettare l’idea di Dio? Questa accettazione avviene su un piano più logico o emotivo? Le religioni sono costruzioni dell’uomo o opere divine? È necessaria l’opera di intermediazione che le religioni ritengono di esercitare fra Dio e gli uomini? Cosa distingue l’approccio scientifico alla conoscenza della realtà da quello del pensiero teologico e religioso?

Un brano:
3.2. Finalismo e religioni
L’assunzione che l’Universo è finalizzato al bene dell’uomo (finalismo) è connaturata con le religioni che, a qualunque latitudine, predicano agli uomini che il mondo è stato creato per loro.
Lo afferma la Bibbia (Genesi, 1), in cui Dio dice alle sue creature di dominare «sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente» (sino a «ogni erba che produce seme […] e ogni albero»), così come testi sacri ancora più antichi.
In un testo egizio di circa 4000 anni fa si legge:
Gli uomini, il gregge di Dio Sole, sono stati provvisti di tutto. Egli ha fatto il cielo e la terra per il loro bene […]. Ha fatto l’aria per vivificare le loro narici, poiché essi sono fatti a sua immagine, tratti dalla sua carne.
Egli splende nel cielo, ha fatto piante e animali per loro, uccelli e pesci per nutrirli.
Il Dio del cielo, Salping, proclama altrettanto rivolgendosi agli uomini di una tribù indigena del Nord America (da lui creati dall’argilla rossa): «Vi ho reso signori della Terra e di tutto ciò che contiene».
Nella cultura occidentale l’idea base del finalismo, cioè che la «natura non fa nulla senza ragione» si deve ad Aristotele (Il Cielo II, 1). Nella visione aristotelica fra le cause che generano i fenomeni naturali c’è anche la cosiddetta causa finale che, come scrive Giovanni Reale, «è lo scopo e la ragione del divenire. La causa finale indica sostanzialmente il senso del divenire».
Così, per fare un esempio concreto, la causa finale che secondo Aristotele fa sì che un grave cada dall’alto verso terra è la tendenza di ciascun corpo a raggiungere il proprio «luogo naturale» (che, nel caso specifico, sarebbe il centro della Terra, coincidente, nella visione geocentrica tolemaico-aristotelica, con il centro del Mondo).
La visione aristotelica è stata, come noto, inglobata (con la variante significativa che Dio domina la natura) nella visione medioevale cattolica, secondo la quale, come ha scritto il suo massimo esponente Tommaso d’Aquino (secolo XIII), «in tutti i corpi che obbediscono alle leggi naturali, seppure privi di coscienza, appare un ordinamento delle azioni verso un fine».
L’idea di causa finale fu eliminata nella visione scientifica del mondo quando con la nascita della fisica galileiana-newtoniana, prima la caduta di un grave e il moto dei pianeti e poi via via i più svariati fenomeni naturali (meccanici, elettrici, magnetici, ecc.) furono spiegati tramite l’azione di forze fisiche ben definite.
A questa conquista del pensiero scientifico è corrisposto, quindi, un primo arretramento del finalismo, ben radicato nella visione aristotelica e in quella tomistica del mondo.
Un ulteriore e decisivo arretramento di questa visione è stato provocato, a partire dal XIX secolo, dall’affermarsi in biologia del darwinismo.
Questa teoria spiega, come noto, l’evoluzione delle specie viventi come dovuta all’azione combinata di mutazioni geniche e selezione naturale, grazie alla quale si riproducono e prevalgono gli individui portatori di mutazioni o variazioni, che li hanno resi più adatti all’ambiente in cui vivono.
Essendo le mutazioni genetiche assolutamente casuali è ovvio che le variazioni che producono in un individuo sono sia favorevoli che sfavorevoli a un migliore adattamento, ed è solo l’azione cumulativa (di generazione in generazione) della selezione naturale che produce, su tempi lunghissimi di milioni di anni, specie più adatte alla vita.
Ciò può provocare in qualcuno la falsa impressione che l’evoluzione abbia delle finalità, degli obiettivi a lungo termine. Invece come avverte Dawkins:
Se dopo miliardi di anni, giudicando con il senno di poi, pare che si sia conseguito quello che sembra un progresso verso qualche obiettivo lontano, questo è sempre una conseguenza incidentale di molte selezioni a breve termine.
A conferma dell’assenza di un obiettivo finale e di un disegno nello svolgimento dell’evoluzione si possono citare i tanti rami interrotti dell’albero genealogico di qualunque specie vivente e le tante imperfezioni presenti nel mondo animale e vegetale.
Ciò è vero anche per l’uomo (Homo sapiens sapiens), il cui albero genealogico, a partire dalle prime forme di vita primitive (di circa 3,5 miliardi di anni fa), è così ramificato, frastagliato che aveva ben ragione il biologo e geologo Gould ad affermare che l’uomo attuale è stato «solamente un ramoscello tardivo di quell’enorme cespuglio arborescente che è la vita».
Dopo Darwin, cioè dopo aver scoperto l’alta incidenza di meccanismi casuali (come le mutazioni, le favorevoli condizioni ambientali, ecc.) che sono intervenuti nello sviluppo delle specie viventi (compreso l’uomo), non si può parlare di un mondo regolato dal finalismo.
Pertanto François Jacob, premio Nobel 1965 per la Medicina, ha potuto giustamente affermare «che Darwin ha eliminato la finalità del mondo vivente, la vecchia teleologia aristotelica» e precisare che con Darwin compare nel mondo vivente «la contingenza, il carattere indeterminato del mondo vivente: il mondo vivente avrebbe potuto essere diverso da quello che è, o addirittura non esistere affatto».

Mario Grilli è stato professore ordinario di Fisica generale presso l’Università «La Sapienza» di Roma. Ha condotto ricerche nel campo delle particelle elementari e in storia della fisica. È autore di diverse opere sia a carattere didattico che divulgativo. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Imago mundi: rappresentazione del mondo da Aristotele ai nostri giorni (2008).

Visualizza indice

Prefazione di Carlo Bernardini – Introduzione – 1. Dio – 1.1. Il Dio di Blaise Pascal – 1.2. Il Dio di Newton – 1.3. Religiosità cosmica: Albert Einstein – 1.4. Il Dio di scienziati-preti – 1.5. Altri cosmologi e l’idea di Dio – 1.6. Perché Dio – 2. Dio e religioni – 2.1. Le religioni: costruzioni storiche – 2.2. Il Dio di Mosè – 2.3. Fatti «soprannaturali»: miracoli, prodigi – 2.4. Immortalità dell’anima o anche del corpo? – 2.5. Corpo e santità: «segni» della santità – 3. Dio e spiegazione scientifica del mondo – 3.1. L’uomo: il signore delle opere di Dio? – 3.2. Finalismo e religioni – 3.3. Difficoltà degli inizi – 4. Scienza e religione – 4.1. Centralità ed età della Terra – 4.2. La natura ha fatto tutto poco a poco – 4.3. Chiesa cattolica e «tutela della vita» – 4.4. Conoscenza «assoluta» o «relativa» – Appendice – Indice dei libri proibiti (index librorum prohibitorum) – 5. Alcune riflessioni conclusive

Il «Caso Ariel Toaff»

Il «Caso Ariel Toaff»

Una riconsiderazione
Autore/i: Cardini Franco
Editore: Medusa Edizioni
pp. 96, Milano

Questo libretto non è né un pamphlet, né un instant book. All’inizio di febbraio lo storico israeliano Ariel Toaff, nato in Italia e figlio del celebre rabbino emerito di Roma, Elio Toaff, pubblicava un denso e ampio saggio, Pasque di sangue (il Mulino), che affrontava nuovamente un tema discusso e scottante come quello dell’”accusa del sangue”. Per secoli gli ebrei sono stati accusati, in Europa, di uccidere nella Pasqua dei bambini cristiani per impastare gli azzimi di Pesach col loro sangue. Rileggendo i documenti processuali sui quali si era a suo tempo preteso di fondare l’infamante accusa, Ariel Toaff rimetteva in discussione i risultati cui la critica storica era pervenuta e ipotizzava, alla luce del confronto con alcuni riti e aspetti culturali dell’ebraismo ashkenazita, che delitti di quel genere potrebbero – in rarissimi e limitatissimi casi, comunque estranei all’ortodossia ebraica e aberranti rispetto all’ebraismo – anche aver avuto luogo. L’audacia dell’ipotesi ha suscitato un acceso dibattito fra gli storici, ben presto trasformatosi in durissima polemica; ma intanto del “caso Toaff” si erano a vario titolo impadroniti i mass media ospitando interventi di opinion makers e associazioni religiose, di ambienti politici e gruppi di pressione, di provocatori di professione e bloggers fondamentalisti. Queste pagine rendono conto delle linee di sviluppo del dibattito di cui sono stati protagonisti studiosi, intellettuali e giornalisti, ma per mostrare come esso si sia svolto in un contesto estremamente turbolento e turbato, in cui la serena discussione scientifica è diventata da subito impossibile. Condanne di tipo religioso e politico hanno allarmato gli studiosi spingendo molti di loro a chiedersi se e fino a che punto, in questo caso, la libertà di pensiero, di espressione e di ricerca scientifica non sia stata lesa e se sia o no legittimo proporre che tale libertà possa, sia pure in pochi e particolarissimi casi, decidere di auto limitarsi senza che ciò leda il diritto a ricercare la verità.

Franco Cardini, fiorentino, docente nell’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM), si occupa di rapporti fra Europa e mondo islamico.
A proposito delle questioni che toccano il mondo ebraico, è autore del volume Gli ebrei, popolo eletto e perseguitato (Bulgarini 1995); ha introdotto il volume Israele (Dedalo 1999), sostenendo che Israele è «una parte di noi e delle nostre vicende di cui non possiamo fare a meno. Una gloria del mondo»; ha scritto insieme con Simonetta Della Seta il romanzo “storico-metastorico” Il guardiano del Santo Sepolcro (Mondadori 2000), nel quale i duè
Autori, un’ebrea e un cattolico, narrano in spirito d’amore e di fratellanza l’avventura di un protagonista musulmano che attraversa diacronicamente i secoli, dal VII al XX.
Nel suo recentissimo romanzo Il signore della paura (Mondadori 2007), denunzia attraverso le accorate parole di Enrico III re di Castiglia (1379-1406) le violenze e le calunnie che gli ebrei furono costretti a subire nel medioevo europeo: tra cui, appunto, l’”accusa del sangue”.

Dal Ventre della Balena all’Ombra del Ricino

Dal Ventre della Balena all’Ombra del Ricino

AnalisI storico-religiosa dI un libro profetico
Autore/i: Mondini Umberto
Editore: Bardi
prefazione di Scaria Thuruthiyil.

Sommario:

Ringraziamenti
Prefazione

I Profeti Minori. Una introduzione
Fenomenologia dei Dodici
Cronologia dei Dodici
Ordine dei Libri
Profilo dei Profeti Minori
Importanza dei Profeti Minori

  1. Da El a Yahweh Il Dio di Abramo
  2. Il contesto storico dei Libri Profetici La dominazione Assira
  3. La Struttura del Libro
  4. La datazione
  5. Problematiche
  6. Profilo di Giona Il libro di Giona

Tavola cronologica
Bibliografia

Vedere L’Invisibile

Vedere L’Invisibile

Nicea e lo Statuto dell’Immagine
Autore/i: AA. VV.
Editore: Aesthetica
presentazione e cura di Luigi Russo, note di Claudio Gerbino e Mario Re, appendici di Maria Andaloro, Mario Re, Crispino Valenziano, traduzione di Claudio Gerbino. pp. 216, Palermo

È chiaro a tutti il ruolo fondamentale che svolge l’immagine in ogni processo culturale. Non a caso, la nostra civiltà è stata chiamata “civiltà dell’immagine”.
L’immagine è una realtà potente e complessa, non meno di quella della parola, che esiste in virtù di propri meccanismi ed agisce grazie a specifiche regole di funzionamento. In altre parole, l’immagine è dotata di un suo autonomo statuto. Lo statuto dell’immagine si è andato lentamente costituendo ed arricchendo nel corso della civiltà occidentale, dalla lontanissima antichità ai nostri giorni. E un ruolo privilegiato ed esemplare in questa lunga evoluzione è stato svolto dall’immagine artistica, quella cioè realizzata dall’opera d’arte. In essa hanno conseguito la massima incisività sia i processi formativi dell’immagine, sia la sua utilizzazione per i fini più disparati: estetici, culturali, religiosi, politici.
Lo statuto dell’immagine che informa la cultura occidentale non è stato posto da un filosofo né da una corrente artistica. Curiosamente, è stato fissato nell’anno 787 dai padri riuniti nel Secondo Concilio di Nicea, il settimo concilio ecumenico della Chiesa Cattolica.
Quell’antico dibattito sull’immagine e le conclusioni di quel dibattito, accolte pur fra contrasti drammatici da tutta la Cristianità, hanno plasmato la cultura occidentale. Hanno reso possibile la storia dell’arte come noi la conosciamo (che per lunghi secoli è stata essenzialmente arte sacra), ma anche la legittimità dell’immagine, sacra e non-sacra, artistica e non, per il piacere dei sensi, per la propaganda politica e ideologica, per la pubblicità e la conoscenza scientifica, insomma per le più rarefatte esperienze dello spirito e i più concreti interessi materiali.
Così, l’antica trasgressione alla proibizione biblica di fabbricare immagini, spintasi fino a sciogliere nell’immagine l’assoluto, ha fondato grazie ai dettami di Nicea (“vedere l’invisibile”) il nostro “impero dei sensi”, aperto dall’estetica moderna, in cui si è oramai tecnologicamente consumata ogni distinzione fra visibile e invisibile, in cui tutto può e deve essere visto, sostituendo blasfemicamente Dio con Hollywood e Internet.
Questo volume presenta per la prima volta in italiano i testi fondamentali sull’immagine del Secondo Concilio di Nicea in una traduzione di straordinario fascino, che è riuscita a rendere in spumeggiante italiano contemporaneo la paludata prosa dell’antico greco bizantino. Corredano il volume, curato e presentato da Luigi Russo, un esaustivo apparato critico e tre illuminanti Appendici: storica, storico-artistica, teologica.

The Ethiopian Church

The Ethiopian Church

and its christological doctrine
Autore/i: Ayala Takla
Editore: Graphic Printers
introduction by the author. pp. 180, tavv. b/n f.t., Addis Ababa (Ethiopia)

Interest in Ethiopia is undoubtedly great nowadays with the result that a number of writings have been published on the many facets of Ethiopian reality, some critical, some favorable. The religious aspect dealt with in this book is without question of singular importance and therefore of particular relevance.
The book, edited for the first time by the ’Orientalia Christiana Analecta, 147’ under the title ’La Dottrina della Chiesa Etiopica dissidente sull’unione Ipostatica’ is now out in a second edition, up-to-date and noticeably improved, under the title ’La Chiesa Etiopica e la sua Dottrina cristologica’. The present English translation of the latter contains a few additions and minor changes.
The success of the original edition, which had been reproduced several times photostatically, the requests by scholars for an English edition and the impact such a work may have on ecumenical understanding have encouraged the author to bring out this second edition.

La Letteratura Etiopica

La Letteratura Etiopica

L’oriente cristiano nell’unità delle sue tradizioni
Autore/i: Cerulli Enrico
Editore: Sansoni
terza edizione ampliata, premesse dell’autore. pp. 256, Milano

Fin dal Rinascimento la letteratura etiopica ha avuto il singolare destino di stimolare gli studiosi europei per quello che conserva in traduzione, di altre più antiche letterature. Ciò fino allo sviluppo degli studi etiopici nel secolo scorso, quando furono prevalentemente indagati i rapporti culturali e letterari dell’Europa con l’Oriente Cristiano, per una migliore conoscenza del fenomeno della formazione e della vita delle Chiese Cristiane di Oriente. Questo ha avuto come conseguenza che anche nei lavori – non molti né molto numerosi – dedicati alla storia della letteratura etiopica, la letteratura di traduzione ha prevalso. Il Cerulli, pur non contestandone gli influssi arabo cristiani e greco cristiani, ha ritenuto utile considerare soprattutto le opere originali di questa letteratura, giudicate nel loro merito letterario. È un aspetto nuovo del problema, che offre una nuova visione di una letteratura che si rivela ricca di pregi.

Enrico Cerulli esploratore, eminente studioso orientalista, fu ambasciatore d’Italia ed è vice presidente dell’Accademia dei Lincei. Compì giovanissimo un viaggio di esplorazione in Etiopia Occidentale e nel 1928-29 partecipò alla spedizione del Duca degli Abruzzi alle sorgenti dell’Uebi Scebeli. Il materiale scientifico raccolto in questi viaggi diede materia per i suoi Studi etiopici: quattro volumi fondamentali. Successivamente illustrò in varie opere aspetti dei rapporti culturali tra Oriente e Occidente nel Medioevo. Ricordiamo tra l’altro: Il libro etiopico dei Miracoli di Maria e le sue fonti nella letteratura del Medioevo latino, Etiopi in Palestina, Il patranuelo di Juan Timoneda e l’elemento arabo nella novella italiana e spagnola del Rinascimento. Ha dato anche un contributo essenziale alla conoscenza del teatro persiano.

Sette Lezioni di Vita Cosciente

Sette Lezioni di Vita Cosciente

Corso esaustivo di pratica spirituale e studio superiore nella tradizione del Kriya Yoga
Autore/i: Davis Roy E.
Editore: Marco Valerio
introduzione dell’autore, nota e traduzione italiana a cura di Furio Sclano. pp. 216, ill. b/n, Cercenasco (TO)

PRATICA DELLA MEDITAZIONE E STILI DI VITA SUGGERITI
PER COMPRENDERE LA TUA VERA NATURA

Le opinioni sul significato della vita e sulla ragione per la quale siamo in questo mondo hanno poco valore. Se i nostri pensieri e le azioni che compiamo non migliorano le nostre vite, quelle degli altri e l’ambiente che ci circonda, il nostro soggiorno relativamente breve in questa dimensione mondana di relazioni temporanee ed eventi transitori è sprecato.

I FONDAMENTI DELLA PRATICA DELLO YOGA

Roy Eugene Davis insegna da più di cinquant’anni la crescita spirituale. Fondatore e direttore del Centro per la Consapevolezza Spirituale, è un discepolo diretto di Paramahansa Yogananda.

Fenomenologia dell’Esperienza

Fenomenologia dell’Esperienza

Lezioni di Gestalt a orientamento fenomenologico esistenziale
Autore/i: Quattrini Paolo
Editore: Zephyro Edizioni
introduzione dell’autore. pp. 288, Milano

“… Se rinunciamo dunque al pregiudizio del monismo del valore, possiamo forse vedere anche in Nietzsche, nell’indifferenza del cosmo che balla la sua eterna samba, tre indicazioni contemporanee, che possono indicare al viandante-sambista, meditatore epicureo, una direzione che non sia unica e quindi univocamente determinata, permettendogli così di rimanere in un’ottica fenomenologica, ovvero, come dicono gli astrofisici, al di qua dell’orizzonte degli eventi: bellezza, il valore della percezione; bontà, il valore dell’azione; logica, il valore della ragione, tre prospettive incommensurabili che si unificano concretamente nel corpo vivente come dice Merleau-Ponty, mentre la volontà è il direttore d’orchestra che costruisce l’Opus Magnum ad immagine e somiglianza del mistero che ogni essere umano è… il mistero appunto dell’arbitrio della volontà che diventa atto solo nell’incontro con l’inamovibile necessità.”

La Scienza e i Fenomeni Psichici

La Scienza e i Fenomeni Psichici

Come sono stati smentiti gli scettici
Autore/i: Carter Chris
Editore: Corvo Bianco
prefazione di Rupert Sheldrake, introduzione dell’autore, traduzione di Annamaria Macripò. pp. 352

Rapporti di abilità psichiche, come la telepatia, la chiaroveggenza, la precognizione e la psicocinesi, risalgono all’inizio della storia umana in tutte le culture. Esistono evidenze documentate e riproducibili che queste abilità siano reali, tuttavia la comunità scientifica “ufficiale” ha negato con veemenza l’esistenza di fenomeni psichici per secoli. La battaglia si è combattuta nelle accademie scientifiche, nei tribunali, nelle riviste scientifiche, nei quotidiani, nelle stazioni radio, e ha incluso scandali, accuse selvagge, reputazioni rovinate e personaggi bizzarri da entrambi i lati del dibattito.
Esplorando la storia scandalosa della parapsicologia e citando decenni di ricerche, Chris Carter dimostra che esistono evidenze replicabili dei fenomeni psi. La controversia sulla parapsicologia continua non perché la ESP e le altre abilità psichiche non possano essere verificate, ma perché la loro esistenza sfida in profondità opinioni fortemente radicate in credenze religiose e filosofiche piuttosto che nella scienza reale. Carter rivela come la dottrina del materialismo è diventata un articolo di fede per molti scienziati e filosofi, similmente alle convinzioni dei fondamentalisti religiosi. Descrivendo l’origine di questo dibattito, Carter invita tutti gli individui di mentalità aperta ad andare oltre le posizioni dello scetticismo dogmatico e a giungere a proprie conclusioni guardando al vasto, crescente insieme di prove scientifiche disponibili.

“Carter rivela in modo metodologico e magistrale che la posizione dello scettico è sempre più insostenibile… Una ricerca rinfrescante, razionale e ben scritta della scienza dei fenomeni psichici.”
Dean Radin, PhD
Senior Scientist at The Institute of Noetic Sciences

“Raccomando vivamente questo libro a tutti coloro che sono veramente di mente aperta riguardo al fatto se esistono o non esistono abilità psichiche. Chris Carter accompagna il lettore in un viaggio approfondito che racchiude insieme la storia, i dati scientifici, la fisica moderna, la psicologia e la filosofia della scienza. Dimostra in maniera convincente che ora è possibile sostituire l’opinione basata sulla fede con una scienza solida quando si discute della possibile realtà dei fenomeni psichici.”
Jessica Utts, PhD
Proff.ssa di Statistica, University of California, Davis e autrice di
An Assessment of the Evidence for Psychic Functioning

“La controversia che circonda i fenomeni psichici (psi) è lunga e complicata. Chris Carter riesamina i molti elementi della controversia in grande dettaglio, ma in una maniera leggibile e piacevole – un fatto difficile. Ho trovato la sua spiegazione delle teorie quantistiche dei fenomeni psichici, per esempio, eccezionalmente chiara e essa ha risolto la confusione che avevo a riguardo di queste teorie, basata sulla lettura di altre fonti. Carter aderisce strettamente ai principi scientifici e filosofici per argomentare la realtà dei fenomeni psichici e la legittimità della parapsicologia come scienza, senza addentrarsi nel polverone metafisico dei testi New Age e senza esagerare con le sue tesi. Ogni lettore che può avvicinarsi a questo argomento controverso con una mente aperta troverà il libro di Carter enormemente gratificante.”
Dott. John Palmer,
Redattore del Journal of Parapsychology e Coautore di Foundations of Parapsychology

“Chris Carter ha messo insieme un gran bel trattato. Scritto con una prosa accattivante e chiara, facilmente leggibile, fornisce una rassegna erudita e completa degli studi scettici e scientifici di eventi che non si adattano ai paradigmi attuali. Nonostante abbia esaminato l’argomento ampiamente io stesso, ho trovato un profondo pozzo di nuove informazioni. Il libro di Carter è sia approfondito che divertente.”
Robert S. Bobrow, MD.,
Clinical Associate Professor of Family Medicine at Stony Brook University e autore di The Witch in the Waiting Room

“La scienza e i fenomeni psichici di Chris Carter è una lettura obbligata per tutti coloro che vogliono comprendere a fondo le distorsioni e le menzogne ​​degli scettici nei confronti dei fenomeni psichici. Scritto chiaramente e piacevole da leggere.”
Dott. Neal Grossman,
Professor Emeritus, University of Illinois at Chicago
“Carter confronta le critiche legittime con prove scientifiche solide ed espone in maniera vigorosa la posizione antiscientifica degli scettici dogmatici. Presenta in maniera convincente la scienza della parapsicologia in maniera seria… Una lettura obbligata per chiunque è interessato a comprendere la vera situazione di questo importante dibattito.”
Dott. Richard Broughton,
autore di
Parapsychology: the controversial science e Senior Lecturer in Psychology,
The University of Northampton

Chris Carter ha conseguito la laurea e il master presso la Università di Oxford. È autore anche dei libri “Science and the Near-Death Experience” e “Science and the After-Death Experience”. Carter è originario del Canada e attualmente insegna a livello internazionale.

La Banca e il Minareto

La Banca e il Minareto

Mondo islamico e finanza etica

Autore/i: Ricucci Roberta; Moiso Valentina
Editore: Edb
introduzione delle autrici. pp. 160, Bologna

Il mondo islamico ha nei confronti del denaro un approccio etico che si regge su alcuni principi: una parte dei guadagni va devoluta in carità, non sono previsti interessi sui prestiti e gli investimenti devono essere socialmente responsabili e lontani dal rischio e dalla speculazione. Teorizzata negli anni Cinquanta, quando molti Paesi a maggioranza musulmana hanno raggiunto l’indipendenza politica dalle potenze coloniali, la finanza islamica è stata messa per la prima volta in pratica negli anni Sessanta in Egitto, Algeria, Malaysia e Dubai. Due decenni dopo, la sua crescente diffusione – che oggi registra tassi di crescita annua a doppia cifra – ha portato anche in Europa all’offerta di prodotti conformi alla sharìha. Ma in che modo la finanza islamica si inserisce nel sistema capitalistico? E in quali forme questo fenomeno incide sull’integrazione delle comunità islamiche nelle società occidentali travolte dalla speculazione finanziaria?

Roberta Ricucci è professore associato e docente di Sociologia dell’Islam all’Università di Torino. Tra le sue ultime pubblicazioni: Diversi dall’Islam. Figli dell’immigrazione e a altre fedi (Il Mulino 2017), Cittadini senza cittadinanza. Immigrati, seconde e altre generazioni: pratiche quotidiane tra inclusione ed esclusione (Seb 27 2015).

Valentina Moiso, assegnista all’Università di Torino, è dottore di ricerca in Ricerca sociale comparata. Ha svolto ricerche in ambito di sociologia dell’ambiente e del territorio, finanziarizzazione e vulnerabilità sociale, fenomeni mafiosi e relazioni di collusione. Ha pubblicato di recente: Economia del tessile sostenibile: la lana italiana (con E. Pagliarino e M. Cariola, Franco Angeli 2016).

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Introduzione. Musulmani in Italia, musulmani d’Italia.  Religione e denaro nell’islam della diaspora.  I. Il musulmano e la gestione del denaro. 1. Una visione d’insieme.  2. La proibizione della ribà.  3. Né incertezza né speculazione: ghàrar e maysir.  4. La zakàt.  5. Un mondo economico halal.  II. La finanza islamica. 1. Banca e finanza islamica: una storia recente.  2. L’evoluzione in Europa.  3. La regolamentazione e gli strumenti.  4. La finanza islamica come alternativa.  5. Economia reale e gestione del rischio.  6. Finanza illecita.  III. Economia all’ombra del minareto (sognato). 1. L’immigrato entra in banca… 2. …la religione resta alla porta?  3. Molto affitto, poco acquisto. Una decisione religiosa?  4. Piccoli imprenditori in nome di Allah.  5. Gli obblighi familiari in emigrazione.  6. Risparmi, investimenti, consumi vistosi e religione.  7. Il risparmio e il divieto della ribà: la doha.  8. Il welfare comunitario, oltre la zakàt.  Conclusioni.  Glossario.

Lezioni Cinesi

Lezioni Cinesi

Storia filosofia e antropologia della Cina
Autore/i: AA. VV.
Editore: Urbaniana University Press
a cura di Alessandro Dell’Orto, Hongtao Zhao, introduzione di Alessandro Dell’Orto. pp. 240, Roma

Le Lezioni cinesi contribuiscono alla conoscenza del complesso universo culturale e religioso cinese. Rinomati studiosi si confrontano con la delicata questione della comparazione e della traduzione culturale e offrono importanti considerazioni sul rapporto tra Cina e cristianesimo. Le sette Lezioni cinesi sono presentate nell’ordine cronologico in cui sono state organizzate, dal 2008 al 2015, dal Centro Studi Cinesi della Pontificia Università Urbaniana.

The Chinese Lessons contribute to the knowledge of the complex Chinese cultural and religious universe. Renowned scholars tackle the delicate question of comparison and cultural translation and offer important considerations on the relationship between China and Christianity. The seven Chinese Lessons are presented in the chronological order in which they were organised by the Urbaniana University Centre for Chinese Studies in the period 2008-2015.

Alessandro Dell’Orto è titolare della cattedra di Antropologia sociale e culturale nella Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana. Dal 2007 è direttore del Centro Studi Cinesi della medesima Università.

Zhao Hongtao è collaboratore, ricercatore e docente del Centro Studi Cinesi della Pontificia Università Urbaniana, dove ha conseguito il dottorato in Missiologia.

Sri Ramakrishna the Great Master

Sri Ramakrishna the Great Master

2 Volumes
Autore/i: Swami Saradananda
Editore: Sri Ramakrishna Math
translation by Swami Jagadananda. vol. 1 pp. 564, vol. 2 pp. 565-1086, nn. tavv. in colours and b/n f.t., Mylapore (Chennai)

A word about the book itself: Sri Sri Ramakrishna Lilaprasanga holds a place, unique of its kind in hagiography. The life-story of a divine personality worshipped by millions as an Incarnation of God has never been written in this wise by any one of his apostles. Yet the reader will notice how the author has made the book so reliable and interesting by giving it a modern touch and using the scientific method all through. The book is nor simply a biography of the latest Incarnation of the modern age; it combines a biography with a lucid study of the various cults of religion, mysticism and philosophy obtaining in India and elsewhere from the prehistoric times down to the modern era. The Subject-matter, the life of Sri Ramakrishna, is nothing short of an encyclopaedia of religion and philosophy.

THE BOOK AND ITS AUTHOR
This is the first complete English version of Sri Ramakrishna Lila-prasanga, a faithful record and exposition in Bengali of the various aspects of the life of Sri Ramakrishna (1836-86), whom the late reputed French savant Romain Rolland introduced to the Western World as ” The Messiah of Bengal “. Indeed, Sri Ramakrishna’s life was a significant spiritual event of the last century. His chief disciple, Swami Vivekananda, declared, ” His (Ramakrishna’s) life was a thousandfold more than his teaching, a living commentary on the texts of the Upanishads, nay, he was the spirit of the Upanishads living in human form. Nowhere else in this world exists that unique perfection, that wonderful kindness for all that does not stop to justify itself, that intense sympathy for man in bondage. He lived to root out all distinction between man and woman, the rich and the poor, the literate and the illiterate, the Brahmanas and the Chandalas. . . . He came to bring about the synthesis of the Eastern and Western civilizations. Indeed, not for many a century past India produced so great, so wonderful a teacher of religious synthesis. . . . The new dispensation of the age is the source of great good to the whole world, specially to India; and the inspirer of this dispensation, Sri Bhagavan Ramakrishna, is the reformed and remodeled manifestation of all the past great epoch-makers in religion.” Such a life may be presented and interpreted only by a thoroughly rational mind endowed with a high order of intuitive insight and almost an encyclopedic knowledge of the spiritual realm.

CHAPTER I
THE NEED OF THE AGE
EVEN the simplest person can see how far, with the help of education, wealth and self-effort, mankind is progressing at present in every field. It seems as if man refuses to set a limit to his advance in any department of life. Not satisfied with travelling on land and water, he has invented a new machine to fly in the sky; he has satisfied his curiosity by going down to the bottom of the sea and by exploring seething volcanoes; he has scaled mountains covered with perpetual snow, crossed the seas and observed accurately the mysteries of the various regions of the world; he has discovered a life, common with his own, pulsating in creepers, plants and trees. He extends his knowledge by subjecting all beings to his observation and experimentation. Achieving control over the five elements—earth, water, fire, air and ether—he has become acquainted with innumerable facts relating to this earth of ours. Still unsatisfied, he is eager to discover the secrets of distant stars and planets and is already successful to some extent in his quest. There is also no lack of effort on his part to investigate the laws of the inner life; by experiment and research he continually discovers new truths in that domain. He has reached the conclusion that one species of beings evolves into another and that the mind consists merely of subtle matter, and therefore has a beginning and an end. He is now assured that as in the external, so also in the internal world, every event is regulated by an inviolable law; and he is now familiar with the subtle laws governing irrational mental impulses, like the urge to commit suicide. Again although he has no positive evidence regarding the survival of the individual, the study of history has convinced him that the national life not only continues but also evolves. Thus, finding the fulfillment of the individual life in that of the nation, he wages perpetual war against ignorance with the aid of science and co-operative undertakings in order to achieve success in this regard. Imagining that, given unending struggle, he can discover the most hidden regions of the external and internal worlds and can achieve eternal progress, he has launched the boat of his life on a current of endless desires.
Although this expansion of life originated chiefly in the West, a good deal of its influence is noticeable in India and other Eastern countries. As science daily brings East and West closer to each other, the Eastern outlook on life is gradually undergoing a change and conforming more and more to the Western pattern. This becomes clear from a study of the history of Persia, China, Japan, India and other Oriental countries. For better or for worse Western thought has had, beyond any doubt, an influence on the East. It appears that the whole world will, in course of time, be pervaded by Western ideas.
For an answer to the question whether this expansion of life has brought about good or bad results, we must go particularly to the West, where we shall also discover its source and nature. Such an investigation will show us how far the early ideas of the West have progressed or deteriorated, and whether there has been a loss or gain in man’s happiness. When this has once been ascertained regarding the individual and the nation in the West, the same process can, without difficulty, be extended to other countries, provided the time factor and the prevailing conditions are taken into account.
History has recorded, in very clear terms, that from ancient times the severe cold in the dominant Western countries made men intensely body-conscious. This made them selfish. At the same time they realized that their selfish interests were best served by united effort, which in turn made them patriotic. This self-interest and patriotism led them, in course of time, to conquer other nations with great daring and rob them of their wealth. The struggle for existence then became easier, and gradually men acquired the capacity to look into themselves, which made them seek learning and the nobler qualities. They felt more and more drawn towards these higher pursuits beyond the mere struggle for existence. But now they encountered obstacles. Religious belief and a bigoted priesthood stood in the way of further progress. The priests did not merely utter threats condemning men to hell if they acquired such learning; they went further, and actually employed fraud, force and stratagem to prevent them from proceeding along that path. But the Westerners, being accustomed to pursuing their own self-interest, did not take long to find out how to overcome the priests’ opposition. They pressed forward, forcibly removing the priests from their path. Rejecting the scriptures and denouncing religion as well as the priests, they began to guide their life along a new channel, and made it a principle not to believe or accept anything that could not be perceived by the senses.
Holding that truth can be ascertained only by the direct evidence of the senses backed by reasoning, inference, etc., the West henceforward began to worship objective matter. Thinking that the subject, perceived as the ” I- consciousness “, belonged likewise to the category of matter, it therefore proceeded to investigated through the five senses. Within that period physical science outgrew the mistakes and limitations of its infancy and entered upon its youth characterized by energy, optimism, enthusiasm and love of power.
Although capable of achieving great progress in physical science, the procedure just mentioned could not lead men to the knowledge of the Atman. For, the only way to attain that knowledge is trough self- control, selflessness and introspection, and the only instrument for attaining it is the mind with all its functions brought under absolute control. It is therefore not surprising that, being attracted only by external objects, they missed the path to Self-knowledge and identifying themselves with the body became materialists. That is why they regard worldly enjoyment all-important and make a special effort to obtain it. Their knowledge of material things, acquired through science, has been applied chiefly to that end and has made them more and more selfish and conceited. Therefore we find in the West a social System based on wealth. We also find in the West a social system based on wealth. We also find there death-dealing weapons, deep-rooted discontent due to poverty side by side with abounding prosperity, and unquenchable thirst for wealth, the occupation and oppression of other countries, and so on. Because of all this, the hankering of the soul is not satisfied; even the belief in the survival of the nation after the death of the individual brings no happiness. After careful though, certain people in the West have at last come to realize that the knowledge obtained through the senses will not enable them to discover the reality beyond time and space. Science gives them a fleeting indication of its existence, but nothing more; for that reality is beyond its reach and understanding. A feeling of utter helplessness has come over men and there is a growing lament in their hearts, because of the overthrow whose grace they enjoyed splendor and prosperity.
Thus a study of history shows that Western civilization is founded on self-love, desire for worldly possessions and absence of faith in religion. Should therefore and individual or a nation wish to achieve the results obtained by the West, he or it must build on that foundation. That is the reason why Japan and other Oriental countries which have modeled their national life entirely after the West cannot, with all their love of country and nation, escape these evils. This is the unfortunate result of being inspired by Western ideals, as will become clear by a study of Indian life after it came in contact with the West
The first question that may be asked is whether India ever had any national life before it came in contact with the West. The answer is that, although it was not there in name, it undoubtedly existed in fact. For even in those days the people of India as a whole venerated the Guru, the Ganga, the Gayatri and the Gita; and ” Go” (the cow) was worshipped everywhere. Ideas from the Ramayana, the Mahabharata and other religious books inspired and guided the life of every man, woman and child; and Sanskrit, the ” language of the gods “, was the common medium of expression for the learned. There were many other similar factors of unity, and there is no doubt that religious ideas and religious practice constituted the bed-rock of that unity.
Religion, the basis of that national life in India, made her civilization unique. The chief characteristic of this civilization was self-control, which regulated both individual and national conduct. ” Through pleasure, beyond pleasure´” was the maxim of every Hindu in this journey through this life, which was looked upon as only a preparation for the life to come. Reminded of this high ideal at every stage of the individual or nation life, a Hindu could not lose sight of it. He was forced, so to say, to keep himself always oriented towards this grand goal. It is for this reason that the caste or class system did not for a long time create any conflict of interests, and prevented the growth of discontent in society; for when anyone could achieve supreme knowledge or liberation by the unselfish performance of his own caste or class duties, irrespective of his birth, high or low, what could possibly be his cause of discontent ? Contrary to what happened in Western society which is based on the right to equal opportunities for enjoyment, there was no dissatisfaction among social groups in ancient Indian society, based as it was on the equal right and opportunity to achieve the highest ideal, namely , supreme knowledge or liberation. The changes that have occurred in the national life of India since, and as a result of, its contact with the West are discussed below.
It was natural and inevitable that the occupation by the West should bring about many changes in the distribution of the national wealth in India. But the influence of the West went farther. It produced a radical change in the deep-rooted convictions which had guided men and women from times immemorial. As a result, the impression grew that the doctrine ” Enjoy to renounce “—i.e., the aim of enjoyment by self-seeking priests; that the idea of survival after death was but a poet’s fancy; and that no rule could be more unjust and unreasonable than that a man should be condemned to remain all his life in the stratum of society where he was born. Coming more and more under the spell of the West, India rejected the ideal of renunciation and self-control and began to run after worldly pleasures. This attitude brought with it the decay of the ancient system of education and training, and there arose atheism, love of imitation, and lack of self-confidence. Thus the nation lost its backbone. People came to believe that their long-cherished beliefs and practices were erroneous, and they felt that perhaps their traditions were crude and semi-civilized, as the West with its wonderful knowledge of science declared them to be. Blinded by the desire for enjoyment, India forgot her ancient culture and glory. The loss of that memory confused her understanding, and the national existence itself was at stake. Finding that, even for worldly enjoyment, she had to depend on others, India was overcome with a sense of frustration. Having thus lost the way both to enjoyment and to liberation, and yet being bent on imitating others, the nation was now buffeted by waves of desires, like a boat drifting without a helmsman.
There arose a clamour on all sides that there never had been a national life in India; that although, thanks to the West, there was at last some sign of it, there were still many obstacles to its full growth. Deep-rooted religious beliefs were said to have smothered it. Idolatry—the worship of innumerable gods and goddesses—was also blamed for keeping it submerged so long. ” Away with idolatry!” people shouted. ” Root it out, only then will the men and women of the country have new life instilled into them”. Christianity began to be preached, and, in imitation of it, the idea of monotheism. Prostrate India was made to listen to lectures—delivered at public meeting held in the Western manner—on politics, sociology, the freedom of women and widow-marriage. But the feeling of frustration and despair, instead of lessening, grew stronger. The railway, the telegraph and other products of Western civilization came into use; but these did not mend matters, because all such innovation could neither touch nor stimulate the ideals on which the life of the land depended. Since the proper remedy was not applied, the disease could not be cured. How could India, whose soul was religion, be brought to life if her religion was not resuscitated? The influence of the West had brought about its fall. Would it not be futile, then, to look to the atheistic West for its resurrection Being itself imperfect, how could the West make another part of the world perfect?.
It cannot be said that there were no defects at all in the national life of India before the coming of the Westerners. But the nation being vigorous, there was a constant endeavour on its part to remove any defects. Now that the nation and society were lacking in this effort, the spread of Western ideas and ideals, instead of curing the disease, was on the point of killing the patient.
It is thus clear that the decline of religion in the West has affected India also. One is surprised to find how far this decay of religion has spread all over the world at the present time. If the is really such a thing as religion, and if men have the power to realize it, through the grace of god, there is no doubt whatsoever that the modern age, steeped in sensuous pleasures, has strayed far away from it. That is the reason why science, although enlarging the scope of modern life by providing men with all kinds of means to enjoyment, has failed to bring them peace. Who will come to the rescue? Whose heart will be so moved by this restlessness and agony of the world as to make him ignore all sense-pleasures and discover a new mode of religion suited to the age? Who will reverse the downward course of religion in East and West, and once again teach men to follow the path to peace?
The divine Lord has promised in the Gita that, through His Maya, He will assume a human body and manifest His powers whenever religion declines, and will help men to obtain peace. Will not the need of the age rouse His compassion?. Will not man’s helplessness and despair urge God to assume a body?.
The demand of the times has, O reader, actually brought this about; for the divine Lord has, in truth, once again been born as the spiritual Teacher of the world. Listen with faith to his gracious message : As many faiths, so many paths and You will realize the divine Lord through any spiritual practice performed with a sincere heart. Let us dwell in admiration on the unheard-of renunciation and austerities practiced by Him let us discuss and meditate on that holy life, free from the slightest taint of lust, and thus purify ourselves.

Swami Jagadananda, translator. Translation of the Bengali work of Swami Saradananda, a direct disciple of the Master. The most authentic, exhaustive, and rational account of Sri Ramakrishna’s unique life and spiritual practices. Part  1 covers the Master’s early life and the period of his spiritual practices. Part 2 deals with Sri Ramakrishna as the spiritual teacher, his relationship with Swami Vivekananda and the devotees, and the final stage of the Master’s life.

La Bibbia quadriforme – Numeri

La Bibbia quadriforme – Numeri

Autore/i: Anonimo
Editore: Edb
testo ebraico masoretico, versione greca dei Settanta, versione latina della Nova Vulgata, testo CEI 2008, a cura di Roberto Reggi. pp. 216, Bologna

Questa edizione quadriforme del libro dei Numeri, utile per recepire il testo biblico in lingua originale e affrontare le difficoltà delle lingue antiche, propone:

  • il testo ebraico masoretico (TM) della Biblia Hebraica Stuttgartensia, basato prevalentemente sul Codex Leningradensis B19A, datato circa 1008;
  • il testo greco nella versione dei Settanta (LXX) di Rahlfs, basata prevalentemente sul Codex Vaticanus (B) risalente al IV secolo dopo Cristo;
  • il testo latino della Nova Vulgata, redatta nel post-concilio e normativa per la liturgia cattolica;
  • il testo della Bibbia CEI 2008, normativo per la liturgia italiana, con paralleli essenziali a margine e segnalazione dei termini difformi dall’ebraico; e) la traduzione interlineare italiana di ebraico e greco, eseguita a calco e orientata a privilegiare gli aspetti morfologico-sintattici del testo originale.

Roberto Reggi, licenziato in Teologia dell’evangelizzazione e Scienze bibliche, è dottore in Teologia. Per EDB ha pubblicato I «fratelli» di Gesù (2010) e ha curato la traduzione interlineare in italiano di tutti i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento (2001-2014).

Il Faust

Il Faust

2 Volumi
Autore/i: Goethe Johann Wolfgang
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
versione integra dall’edizione critica di Weimar con introduzione e commento a cura di Guido Manacorda. vol. 1 pp. XLV-424, vol. 2 pp. 328, 1 tavv. b/n f.t., Milano

Dall’introduzione di Guido Manacorda:
“Poco più di vent’anni, una sensibilità tanto raffinata da parer quasi morbida, una fantasia prepotente, la visione prima e poi il ricordo nostalgico di una Strasburgo gotica, il respiro di un’atmosfera herderiana, un’intensa esperienza studentesca ed una ancora pili intensa esperienza d’amore, acquistata, per essere sinceri, molto pili a spese altrui che non a spese proprie; ma infine e sopratutto quel riposto spirito che impressi del proprio incancellabile sigillo memorie, sentimenti e fantasmi, li urge a tradursi in vita e costruzione di opera d’arte: ecco il Goethe in cui la figura del dottor Faust, mastro sabellico, fonte dei negromanti, astrologo, chiromante, aeromante, piromante e idromante, nonché, s’intende, ciurmatore impareggiabile, ebbe la ventura d’imbattersi tra il 1770 e il 1773, dopo pili di due secoli di vita fortunosa. Cultura, quella del giovane poeta, scarsa: ed anche quella scarsa, in parte, di non buona lega. Nessuna notizia del Faust storico, non la pili lontana idea delle leggende cristiane di Cipriano, di Antemio o di Teofilo. Nessuna conoscenza, allora come d’altronde poi sempre in seguito, né di quella prima Istoria (1587) (I), che tra molte goffaggini e buffonate condite di moralità luterane, era pure riuscita a porre in, torno al capo del suo personaggio l’aureola del titano sconfitto; né di quella Veridica Istoria del Widman (1599), che nell’intento di muovere guerra grossa al cattolicesimo, aveva appesantito i casi veri o presunti del mago col più indigesto e meno digeribile commento teologico, che mai si possa immaginare.[…]”

Beat Zen & Altri Saggi

Beat Zen & Altri Saggi

Autore/i: Watts Alan W.
Editore: Arcana
prefazione dell’autore, traduzione di Piero Verni. pp. 144, Roma

Nessuno, forse, meglio di Alan Watts ha saputo descrivere quei particolari istanti durante i quali l’uomo può penetrare, e anche vivere, il «momento spirituale », il regno dell’Indefinito – o del Dio supremo, dell’essenza ultima della vita, o comunque si voglia chiamare la realtà dell’essere. E questo suo interesse è largamente condiviso, tanto è vero che egli è uno dei più letti tra i filosofi moderni; d’altra parte i suoi saggi – di una lucidità e di una semplicità rimarchevoli corrispondono sempre più alle aspirazioni di tutti coloro che sono alla ricerca di una vita spirituale finalmente liberata dai formalismi istituzionali e dai simbolismi obsoleti.
In questo volume sono raccolti vari saggi inediti sulla «coscienza cosmica» e sulle esperienze personali dell’Autore vissute durante l’esplorazione del mondo interiore. «Beat Zen, Square Zen e Zen», il saggio che dà il titolo al libro, è famosissimo in America e viene pubblicato per la prima volta in Italia. Tra gli altri, va citato «La nuova alchimia» un saggio dedicato agli stati mentali simili a quelli cui si arriva con l’aiuto dell’acido lisergico.

Lezioni sulla Massoneria

Lezioni sulla Massoneria

Deduzioni del contenuto dell’insegnamento massonico, della storia e della forma dell’istruzione massonica – Lo scopo dei saggi è lo scopo finale dell’umanità – L’azione della cultura massonica sul mondo
Autore/i: Fichte J. Gottlieb
Editore: Edizioni La Luna Nera
introduzione Santino Caramella. pp. XXIX-114, S.G.la Punta (Catania)

“Noi abbiamo realmente una ricchezza essenziale ed esclusivamente nostra, che solo mediante la tradizione orale viene propagata: le nostre usanze e i riti. E dico: solo mediante la Tradizione orale. Noi vietiamo la comunicazione per mezzo della stampa e della scrittura; sconfessiamo le pubblicazioni avvenute, e non riconosciamo come Massone nessuno che si sia procurate quelle conoscenze solo per questo tramite. Noi vogliamo da una parte convincerci dell’autenticità di queste usanze e di questi riti trasmessici oralmente, e dall’altra istruirci sulla loro origine e il loro vero significato. Questo può avvenire soltanto per mezzo di una storia della tradizione, attraverso la quale essi ci sono tramandati…”

L’Inquisizione Spagnola

L’Inquisizione Spagnola

Autore/i: Turberville A. S.
Editore: Feltrinelli
traduzione dall’inglese di Emilio Agazzi. pp. 180, Milano

La fantasia dei romanzieri e l’immaginazione popolare si sono esercitate a lungo sull’Inquisizione spagnola, colorando a forti tinte il quadro di già fosco, deformandone le linee e trasformando in proverbiali spauracchi i suoi personaggi. Ma anche tra gli storici è raro trovare l’obiettività su un argomento che tanto impegna le passioni di parte, le posizioni confessionali, i sentimenti di polemica od’ apologia. Questo libro dello storico inglese A. S. Turberville, già noto per i suoi lavori sull’eresia e l’inquisizione medievali, è una felice eccezione. L’imparzialità nell’esame delle fonti, lo sforzo di capire il punto di vista di coloro che l’ Inquisizione istituirono, sostennero e mantennero, non lascia posto alcuno all’odium theologicum. E se questo spregiudicato bilancio coglie i rovinosi effetti sulla cultura, l’economia e il clima morale della Spagna, dissipa d’altra parte ogni affrettato e antistorico giudizio che l’indignazione può dettare.
La storia dell’Inquisizione spagnola, di qualsiasi inquisizione, dice Turberville, è una storia non solo spaventosa, ma anche tragica; è la storia dell’urto fra differenti concezioni della verità, tra gl’ideali in conflitto dell’unità della fede religiosa e dell’integrità intellettuale, tra i pietosi fraintendimenti, le crudeltà, le sofferenze e gli eroismi che derivano da questi antagonismi spirituali.

Scienziati pazzi

Scienziati pazzi

Quando la ricerca sconfina nella follia
Autore/i: Garlaschelli Luigi; Carrer Alessandra
Editore: Carocci
introduzione degli autori. pp. 184, Roma

Protagonista di romanzi, film, fumetti, lo scienziato pazzo – archetipo nato con la scienza moderna e, dunque, vecchio di secoli – in fondo non è altro che la caricatura di uno scienziato “normale”. Motivati dal desiderio di conoscere, infatti, gli scienziati hanno spesso condotto esperimenti pericolosi, ridicoli, addirittura macabri, che ai nostri occhi possono apparire folli: cadaveri pietrificati, teste trapiantate, elettroshock e lobotomie cerebrali, ingestione di droghe e lavaggio del cervello. Il libro presenta una carrellata di questi personaggi e dei loro esperimenti incredibili… ma veri!

“In un angolo di un oscuro laboratorio liquidi sconosciuti gorgogliano dentro apparecchiature misteriose, diffondendo nell’aria fumi sospetti. Poco distante, macchine elettriche, comandate da pannelli di controllo costellati di spie luminose, interruttori e manometri, sprigionano fasci di scintille che lentamente illuminano una fi gura umana intenta al lavoro tra cavi, strumenti di ottone e vecchi libri. Ora la fi gura avanza, la possiamo scorgere meglio. Ha i capelli scarmigliati, indossa un camice sporco e grossi guanti di gomma. Ruota una manopola, solleva un recipiente colmo di una soluzione verde, poi esplode in una risata folle che risuona tra le pareti di mattoni.
È lui, è lo scienziato pazzo!
Quante volte abbiamo visto questa scena in un fi lm o in un fumetto? Quante volte l’abbiamo trovata descritta in un romanzo? Ma ci siamo mai chiesti quale sia l’origine di questo personaggio ormai classico nella narrativa popolare e nella fiction?
In questo volume vogliamo rendere omaggio a un eroe del nostro tempo, a un archetipo nato con la scienza moderna, e dunque – con i tratti attuali – vecchio di secoli. Ne vogliamo definire le caratteristiche distintive, ma soprattutto vogliamo capire come esse siano confluite a modellare il nostro personaggio. Esamineremo dunque la fi gura dello scienziato pazzo, e lo faremo utilizzando proprio il metodo scientifico, ovvero come se dovessimo studiare un bizzarro esemplare di una specie ignota. Proveremo ad analizzare i suoi tratti salienti, ma ricordando che si tratta di un elenco schematico, incompleto, e che ovviamente non ogni scienziato pazzo li possiede tutti, o tutti nella stessa misura. Tenteremo di risalire alle origini storiche e letterarie dello stereotipo, e anche di capire quando lo scienziato pazzo è davvero tale e quando invece è solo bizzarro. Apriremo le porte a una carrellata di personaggi incredibili, geniali e divertenti, tutti realmente esistiti.
Indossate allora i vostri camici da laboratorio, munitevi di occhialoni protettivi e infilate i guanti: stiamo per entrare nell’incredibile universo degli scienziati pazzi.”

Luigi Garlaschelli, chimico, si occupa di misteri, miracoli e di falsa scienza.

Alessandra Carrer, designer e grafica,si occupa di comunicazione  e di immagine.

Visualizza indice

Introduzione
1. Come Frankenstein
Pietrificatori di cadaveri e cadaveri mummificati / I risuscitatori
2. Giocare con la vita e con la morte
Tenebrosi alchimisti tra scienza e magia / Cadaveri sull’altalena, cadaveri crocifissi e crocifissioni dal vero / Esperimenti con le scimmie
3. Teste, testicoli e test sull’anima
Tagliatori di teste / Trapiantatori di teste / Trapianti, elisir e orgasmi in laboratorio / Pesare l’anima
4. Viaggio allucinante: la scienza hippie degli anni Settanta
Esperienze psichedeliche e droghe sintetiche / Il chimico che parlava con gli extraterrestri
5. Psicologia alternativa
Psichiatria e dischi volanti / Da angeli a demoni / I “cicli biologici” del mentore di Freud
6. Scienza e potere: guerra, armi e controllo della mente
Ordigni sempre più letali / Paragnosti, sensitivi e psichiatri pazzi nell’intelligence americana
7. Neurofollie: cent’anni di esperimenti sul cervello
Il cervello radiocomandato / Agire sul cervello
8. Scienziati pop
John Kellogg: cereali e clisteri / Il genio visionario di Nikola Tesla
9. Parapsicologia e altre stranezze
Scienza e spiritismo: i pionieri / Alla ricerca delle capacità extrasensoriali / Scienza New Age e alchimia moderna
Conclusioni
Note
Bibliografia
Indice dei nomi

Psicologia del Sesso

Psicologia del Sesso

Autore/i: Schwarz Oswald
Editore: Longanesi
prefazione dell’autore, traduzione dall’inglese di Gilberto Forti. pp. 448, Milano

Il presente libro mira a fornire una descrizione completa ed organica dei vari stadi della sessualità e dei vari tipi di relazione sessuale. E poiché la sessualità è nell’uomo l’espressione di un rapporto prettamente psicologico, si può dire che il libro dello Schwarz affronta il problema del sesso alla radice e nei suoi aspetti più intimi e determinanti. L’autore analizza i rapporti fra morale ed impulso sessuale, giungendo alla conclusione che nulla che sia schiettamente naturale può essere immorale. Alla luce delle dimostrazioni e dei casi addotti dallo Schwarz, le varie forme di attività sessuale, dalla masturbazione alla omosessualità, dalla prostituzione alle così dette relazioni, appaiono come le fasi di uno sviluppo psichico che conduce, sia pure con deviazioni momentanee, al matrimonio, come all’unica forma perfetta di relazione sessuale. Correlativamente, Schwarz dimostra che una vita sessuale essenzialmente morale, è l’espressione di una personalità pervenuta al grado più elevato di sviluppo e di maturità. Questa premessa fornisce una base scientifica alla discussione di molti aspetti sociali della sessualità, come la prostituzione, la limitazione delle nascite e il divorzio. Oswald Schwarz è nato in Moravia. Si laureò in medicina all’università di Vienna, e completò la propria istruzione a Monaco e a Berlino. Come chirurgo, si accostò alle scuole psicologiche di Adler e di Schilder e dal 1934, trasferitosi in Inghilterra, esercita come psichiatra.

Sulla Divinoumanità

Sulla Divinoumanità

E altri scritti
Autore/i: Solov’ëv Vladimir Sergeevič
Editore: Jaca Book
nuova edizione, prefazione di Vincenzo Rizzo, introduzione di Sergio Givone, introduzione e traduzione dal russo di Pietro Modesto. pp. 232, Milano

Il libro raccoglie tre opere giovanili del filosofo russo, a cui si aggiungono i «versi scherzosi» d’apertura del poema intitolato “Tre appuntamenti”, che, scritto in tarda età, funge, secondo le parole dello stesso autore, da «piccola autobiografia» di un’esperienza mistica che lo segnò in gioventù. Seguono i “Principi filosofici del sapere integrale”, in cui viene indagata quella forma di «sapere integrale» che il filosofo cercherà per tutta la vita, e il ciclo di lezioni Sulla “Divinoumanità”, dove l’autore si interroga sulla crisi religiosa della cultura europea del suo tempo e analizza il nesso divino-umano nell’evoluzione del mondo, con particolare attenzione al rapporto tra mentalità occidentale e orientale. In chiusura, i capitoli finali de La critica dei principi astratti – opera rimasta incompiuta -, che offrono l’analisi del caos intellettuale di fine ’800, correlata alla parzialità dei processi conoscitivi dell’uomo, nel quale si compenetrano elementi contraddittori e dispersi, che trovano la possibilità di essere ripristinati nella figura di Cristo.

La Scienza del Sé

La Scienza del Sé

L’autorealizzazione
Autore/i: Prabhupada Swami Bhaktivedanta
Editore: The Bhaktivedanta Book Trust
prefazione di Michael Grant, introduzione degli editori. pp. 446,

Esiste una scienza che ci fa conoscere il nostro vero sé? Qual è questo metodo? È il cosiddetto progresso materiale la soluzione di tutti i nostri problemi?
Ci sono svariati metodi di realizzazione del sé, tuttavia, secondo la saggezza vedica dell’India, l’unico valido in quest’epoca è il facile metodo della Coscienza di Kṛṣṇa, la scienza che risvegliando la nostra coscienza originale ci rende veramente felici.
La scienza del sé rivela l’eterna conoscenza vedica così com’è stata trasmessa dai grandi saggi per migliaia di anni. In tutte le interviste, le conferenze, i saggi e le lettere scelte per questo libro, Śrīla Prabhupāda parla con sorprendente chiarezza e potenza dimostrando quanto sia rilevante la scienza della realizzazione del sé nella nostra vita di oggi.

Storia del Giappone

Storia del Giappone

Passato e presente
Autore/i: Reischauer Edwin O.
Editore: Rizzoli
prefazione e introduzione dell’autore, introduzione di G.B. Sansom, traduzione di Delfo Ceni. pp. 416, nn. cartine b/n, Milano

Il soggetto di questo libro riveste per il pubblico italiano un interesse particolare, sia per la scarsità di opere da noi pubblicate sull’argomento, sia per i temi di fondo della società giapponese che, in gran parte, si avvicinano ai nostri. Sovrappopolazione, mancanza di insorse naturali, sviluppo di un’industria di trasformazione e lo stimolo ad ingegnarsi. Il passaggio, come per l’Italia di questo dopoguerra, da una società ancora a struttura agricola e patriarcale ad una società industrialmente avanzata, con tutti gli squilibri, le tensioni sociali e i problemi che un tale genere di trasformazione inevitabilmente comporta.
Il Giappone, il cui moderno sviluppo costituisce un caso particolare nell’evoluzione dei paesi asiatici venuti a contatto con il mondo occidentale, rivela sorprendenti parallelismi anche con la storia di altre nazioni europee. Da una parte, la sua doppia eredità, costituita da una cultura originaria e dalla ben più alta civiltà cinese, richiama quella, delle primitive radici germaniche e della civiltà romana, propria dei paesi dell’Europa settentrionale. Dall’altra, come per l’Europa settentrionale, anche per il Giappone la vera stona comincia quando questa superiore civiltà continentale si combina con le più semplici tradizioni locali e dà vita a una cultura, sostanzialmente figlia della cinese, ma con caratteri e lineamenti propri, che le derivano dal diverso ambiente geografico e dall’incorporamento della tradizione locale.
Il libro del Reischauer traccia m maniera agile lo sviluppo storico del Giappone dalle origini appunto quelle in cui sono rintracciabili e avvertibili gli influssi cinesi sulla cultura locale al lungo e quanto mai complesso processo feudale, fino alla sua nascita come nazione moderna. Le cannoniere del commodoro Perry, aprendo il paese al commercio con l’Occidente, misero in moto una spirale di squilibri economici che spinse il Giappone a modernizzarsi per non soccombere all’imperialismo delle nazioni industriali dell’epoca.
Gran parte di questo mutamento, secondo Reischauer, fu dovuto alla classe dei samurai – che detenevano il potere ai gradini più bassi – incarnazione dello spirito genuino del Giappone antico. I Samurai, i più colpiti dalla «rivoluzione dei prezzi» seguita all apertura commerciale del paese, compresero la necessità di un forte governo centrale; entrarono a far parte della sua amministrazione e del suo esercito, ne costituirono l’ossatura e il perno su cui si poté realizzare la nascita del Giappone moderno, che divenne la culla di tutti i successivi nazionalismi asiatici.
Sulla base di queste premesse essenziali, l’autore, profondo conoscitore del paese – dove è nato e ha vissuto a lungo, e dove è stato ambasciatore degli Stati Uniti – penetra e sviluppa la storia successiva dall’espansionismo asiatico allo scontro russo-giapponese, dalla prima guerra mondiale all imperialismo giapponese e alla seconda guerra mondiale, per ricomporre, poi, la storia, ricca di problemi sociali, politici e culturali e di profondissime trasformazioni, di questo dopoguerra, dal «proconsolato» di MacArthur all’attuale boom economico e tecnologico.

Hannah Arendt: Nostalgia della Polis o Modernismo Politico?

Hannah Arendt: Nostalgia della Polis o Modernismo Politico?

Autore/i: Antonini Erica
Editore: Jouvence
premessa dell’autrice. pp. 384, Roma

La vastissima letteratura critica dedicata all’opera di Hannah Arendt ha per anni condiviso un’interpretazione piuttosto standardizzata che fa dell’autrice una pensatrice nostalgica ed antimodernista, animata dall’anacronistica intenzione di riproporre il modello della polis greca di fronte al declino della sfera pubblica tipico dell’età moderna. Proponendo una rilettura del controverso rapporto tra l’autrice e la modernità ed evidenziandone le intuizioni più ricche di interesse per la discussione socio-politica contemporanea, questo libro offre, al contrario, spunti di riflessione sul “modernismo” arendtiano. Lungi dal procedere a un’ipostatizzazione dell’immagine della polis, Hannah Arendt esorta costantemente a pensare gli eventi nella loro contingenza, al fine di indirizzare alla costruzione di una diversa realtà; e per quanto molte delle sue indicazioni siano spesso, nella proposizione originaria, inapplicabili a fenomeni politici altamente complessi quali quelli contemporanei, esse conservano tuttavia il valore di moniti, di criteri regolativi di possibili processi riformatori.

Archetipi

Archetipi

Gli universali che ci determinano
Autore/i: AA. VV.
Editore: Ma. Gi.
a cura di Claudio Widmann. pp. 376, nn. tavv. a colori f.t., nn. ill. b/n, Roma

Quand’anche i migliori intelletti ci dimostrassero in modo convincente che non può esistere nulla del genere, saremmo obbligati a inventarli, gli archetipi, per non lasciar sparire nell’inconscio i nostri valori più alti e più naturali. (C.G. Jung)

È nella convinzione di Jung che la psiche dell’uomo e la vita in generale si organizzino secondo linee strutturali impalpabili, che ne costituiscono l’immateriale intelaiatura. Invisibili linee di forza determinano la forma che assume un cristallo o la disposizione dei corpi in un campo magnetico; analoghe linee di forza prefigurano i modi di percepire, intendere e reagire dell’individuo.
Jung chiama archetipi queste linee strutturanti a carattere generale, che supportano il configurarsi della realtà.
Il concetto di archetipo costituisce uno degli elementi più originali e controversi della metapsicologia junghiana. La critica epistemologica è serrata e talvolta giunge a sconfessarne l’esistenza. Un’altra parte della psicologia analitica, invece, ne riafferma la validità e recupera all’intuizione di Jung il supporto di acquisizioni provenienti da distretti diversi dell’indagine scientifica.
Questo volume offre una prospettiva ad ampio spettro della concezione di archetipo.
Analisti junghiani tra i più impegnati in questo settore delineano la sua evoluzione nel pensiero di Jung e in quello a lui posteriore. Specialisti di discipline parallele illustrano come molti ambiti del sapere assumano concezioni convergenti con quella di archetipo, dilatando le intuizioni di Jung e confermandone il valore.
Analisti impegnati nella clinica mostrano che l’archetipo conferisce una caratura specifica all’analisi junghiana. Consente ed esige un approccio singolare alla vita psichica, un’attenzione alla dinamica delle immagini, un’apertura alle dimensioni sovrapersonali della psiche, uno sguardo rivolto alla realtà ultima delle cose.

Claudio Widmann, psicologo, analista junghiano con funzioni di docenza, associato al CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica) e alla IAAP (International Association for Analytical Psychology), è docente di psicologia analitica e di teoria e pratica del simbolismo presso varie Scuole di specializzazione in Psicoterapia. Cura l’organizzazione scientifica dei convegni ICSAT e promuove la ricerca sulle convergenze teoriche tra psicologia autogena e psicologia analitica. Direttore della collana «Il bestiario psicologico» delle Edizioni Magi, è autore di una decina di opere tra cui Il simbolismo dei colori, Il mito del denaro, La simbologia del presepe, Le terapie immaginative, Sul destino, Il gatto e i suoi simboli (Edizioni Magi). Di specifica attinenza con il tema degli archetipi sono, nel catalogo della stessa casa editrice, i volumi Pinocchio siamo noi e Introduzione alla sincronicità.

Scritti di: Antonella Adorisio • Luigi Aversa • Gaetano Di Chiara • Magda Di Renzo • Giovanni Gastaldo • George B. Hogenson • Maria Fiammetta Iovine • Jean Knox • Fabio Marzocca • Robert M. Mercurio • Riccardo Mondo • Walter Orrù • Miranda Ottobre •Daniele Ribola • Maria Pia Rosati • Giulia Valerio • Giancarlo Vianello • Ferruccio Vigna • Claudio Widmann.

Federico II di Svevia

Federico II di Svevia

Rivoluzionario o conservatore?
Autore/i: De Netto Vito Luca
Editore: Il Cerchio
premessa dell’autore, prefazione di Mons. Nicola Bux. pp. 448, San Marino Città (RSM)

Sovrano illuminato, despota moderno, fondatore del primo stato monarchico amministrativo, legislatore avanguardista, antesignano dell’unificazione politica italiana, campione della laicità dello Stato contro la presenza della Chiesa… Su Federico II Hohenstaufen si è scritto e detto molto. Ma come stanno realmente le cose? Chi era in realtà Federico II? Quali i suoi valori? Quali i motivi e le finalità delle sue azioni? Qual è stata la sua vera politica? Come vanno letti ed interpretati leggi e documenti del grande Sovrano?
In questo libro il moderno si scopre antico, la scomunica appare sotto una luce nuova, il campione della laicità si rivela l’ideatore dei roghi per gli eretici, il Sacro Romano Impero, tradizionalmente germanico, diventa mediterraneo, i mussulmani da nemici infedeli si trasformano in alleati dell’Impero, uno Stato dipinto come “illuminista” risulta invece fondato sullo “Ius Divinum”, e Federico II da eretico va al contrario a personificare il simbolo della Cattolicità imperiale, incarnando l’apogeo del Medioevo europeo.
L’agire di Federico II di Svevia, lungi dal delineare l’avvento dell’assolutismo regio e dall’esprimere improbabili visioni laiche ed anticristiane tipicamente moderne, si rivela così una grande Rivoluzione Conservatrice per la tutela dell’”ordo mundi” dell’Età di Mezzo.

L’Opera dell’Imperatore Claudio

L’Opera dell’Imperatore Claudio

Autore/i: Momigliano Arnaldo
Editore: Jouvence
premessa di Federicomaria Muccioli, prefazione e cura di Davide Faoro, introduzione dell’autore. pp. 144, Milano

La monografia “L’opera dell’imperatore Claudio”, pubblicata in italiano originariamente nel 1932 (e subito tradotta in inglese), è un lavoro giovanile dello studioso, con spunti e osservazioni che mantengono intatta tutta la loro validità. L’erudito pedante, il principe illuminato, ma anche il dinasta spietato e accentratore, sono solo alcuni dei tratti di un Claudio che qui ci appare dipinto secondo i toni della contraddizione, costantemente in bilico tra l’inevitabile compimento di un’autocrazia imperiale, cosmopolita e universale, e la vaga nostalgia di un passato oligarchico, romano e «nazionale». Il “Claudio”, nel suo caratteristico taglio panflettistico tanto caro all’antichistica italiana tra le due guerre, rimane pur a così grande distanza dalla sua prima apparizione un saggio imprescindibile della storiografia del Novecento sul mondo classico.

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